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Energia biomarina, un progetto con l'International World Group

In futuro, la Cina e l’Europa competeranno e coopereranno nel settore della produzione di energia oceanica ed energia verde all’idrogeno. Per tale ragione è fondamentale tale punto nell’edificazione di un ponte di cooperazione e amicizia tra Cina ed Europa. L’energia del moto ondoso in Cina è generalmente bassa corrisponde solo ad un settimo dell’energia del moto ondoso in Europa. La Fujian Smart Energy Technology Co., Ltd. dispone di una nuova tecnologia brevettata che può aumentare l’energia del moto ondoso nell’area di operatività di oltre 10 volte, causando all’ambiente cambiamenti trascurabili. Si tratta di una tecnologia rispettosa dell’ambiente che non influisce sulla libera circolazione della vita marina, e può incrementare la generazione di potenza del moto ondoso per più di 100 MW. È, certamente, innovativa, geniale e audace. Essa richiederà un forte sostegno da parte del Ministero delle Risorse naturali. I “National Independent Contributions” sono piani nazionali non vincolanti che evidenziano le azioni per il clima, inclusi obiettivi, politiche e misure relative al clima che i governi intendono implementare in risposta ai cambiamenti climatici e come contributo per raggiungere gli obiettivi globali stabilito nell’Accordo di Parigi del 12 dicembre 2015. In tali progetti la Cina ha proposto che le emissioni di anidride carbonica debbano raggiungere il picco intorno al 2030, sforzandosi – in quanto parte interessata – ad arrivarci il prima possibile. Nel 2030, le emissioni di anidride carbonica per unità di PIL saranno ridotte del 60-65% rispetto al 2005 e l’energia non fossile rappresenterà il consumo di energia primaria. La percentuale ha raggiunto circa il 20% e il volume dello stock forestale è aumentato di circa 4,5 miliardi di metri cubi rispetto al 2005. Il sostegno a questo progetto può consentire alla Cina di raggiungere tale obiettivo in anticipo. Shenzhen (centro sub-provinciale della Repubblica Popolare Cinese appartenente alla provincia di Guangdong) si colloca come città centrale oceanica globale. La Cina intende dar corso a progetti di produzione di idrogeno dalle onde a Shenzhen e stabilirvi una sede centrale. A questo proposito l’Unione Europea investirà 470 miliardi di euro in energia pulita nei prossimi 25 anni, di essi il fulcro è il settore dell’utilizzo dell’energia dall’idrogeno. L’Unione Europea ha già lanciato nell’estate 2020 la Strategia per l’energia dell’idrogeno. Entro il 2024, l’Unione Europea costruirà un lotto di apparecchiature per l’elettrolisi dell’idrogeno rinnovabile con una potenza singola di 100 megawatt e la produzione annuale in tutta Europa supererà un milione di tonnellate. Si desidera promuovere questa tecnologia in Europa e, poi, nel mondo attraverso la Belt and Road Initiative, ossia la Nuova Via della Seta voluta dal Presidente Xi Jinping. Si ha in programma di costruire 100 impianti per la produzione di energia elettrica dalle onde da 600 MW e cento progetti di produzione di idrogeno dalle onde con una produzione annua di 100mila tonnellate nei prossimi quindici anni. La Roadmap 2.0 per la tecnologia del risparmio energetico e dei veicoli a nuova energia della Cina prevede che entro il 2035 il numero di veicoli a celle a combustibile raggiungerà il milione e la domanda d’idrogeno toccherà la cifra di due milioni di tonnellate. Il progetto dell’International World Group di produzione di energia dalle onde da 600 MW produrrà 103mila tonnellate di idrogeno verde all’anno. Il progetto può soddisfare la domanda di idrogeno della Cina sino all’intero anno 2035 e fornirà energia dall’idrogeno verde e rinnovabile. Per il China Hydrogen Energy Industry Development Report 2020 secondo le previsioni, entro il 2050, si stima che l’energia da idrogeno rappresenterà il 10% del consumo finale di energia, e il numero di veicoli a celle a combustibile a idrogeno sarà di 30 milioni e la domanda di idrogeno sarà di 60 milioni di tonnellate. Il progetto dell’IWG può fornire un flusso costante di energia da idrogeno verde per 30 milioni di veicoli. Il relativo accordo di cooperazione strategica per lo sviluppo dell’energia oceanica, sino-europea si articola in una prima e in una seconda fase. Nella prima è prevista l’istituzione di un centro di ricerca e sviluppo sulla tecnologia energetica oceanica a livello globale e poi un centro sino-europeo di ricerca e sviluppo sulla tecnologia energetica oceanica a Shenzhen. Contemporaneamente il contenuto della tecnologia energetica oceanica sarà tratta della generazione di essa: dal moto ondoso, dalle maree senza dighe, dai sistemi eolici offshore e parimenti da energia solare sempre offshore. Il costo di produzione di idrogeno dall’acqua marina non dolce è inferiore alla prodiuzione dell’idrogeno oceanico e appartiene ad una tecnologia avanzata. Al momento la Zhisheng Energy detiene i brevetti di invenzione per: generazione di energia da onde da 100 MW; generazione di energia dalle maree senza danni per l’ambiente; generazione di energia eolica da 10 MW. Proprio nel pomeriggio del 16 aprile, il presidente Xi Jinping ha tenuto a Pechino una video-conferenza-vertice fra i leader di Cina, Francia e Germania con il presidente francese Macron e la cancelliera tedesca Merkel. I capi dei tre Paesi hanno scambiato opinioni approfondite sulla cooperazione nell’affrontare il cambiamento climatico, le relazioni Cina-UE, la cooperazione antiepidemica e le principali questioni internazionali e regionali. Xi Jinping ha dichiarato che la Cina si adopererà per raggiungere il picco delle emissioni di anidride carbonica entro il 2030 e la neutralità del carbonio entro il 2060. Ciò significa che la Cina, in quanto Paese in via di sviluppo più grande del pianeta, completerà la più alta riduzione dell’intensità delle emissioni di carbonio del mondo, utilizzando la riduzione in un tempo più breve di terzi. Tutto questo si pone all’opposto contrario di altre potenze che nei discorsi elettorali dei candidati alla presidenza promettono rispetto per l’ambiente, ma nei fatti non fanno altro che confermare i vecchi sistemi di produzione dell’energia. Il presidente ha affermato che la la Cina ha deciso di accettare l’emendamento di Kigali del 15 ottobre 2016 al Protocollo di Montreal del 26 agosto 1987 per rafforzare il controllo dei gas serra diversi dall’anidride carbonica come gli HFC (gas refrigeranti contenenti idrofluorocarburi). Egli ha sostenuto che rispondere al cambiamento climatico è la causa comune di tutta l’umanità e non dovrebbe essere una merce di scambio per la geopolitica, o un obiettivo per attaccare altri Paesi oppure una scusa per erigere barriere commerciali. Il presidente in video-cinferenza ha detto che la Cina aderirà ai principi di equità, responsabilità comuni e differenziate da rispettive capacità; nonché promuoverà l’attuazione della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici de 4 giugno 1992 e del predettti accordo di Parigi e svolgerà attivamente la cooperazione Sud-Sud sui cambiamenti climatici. Si spera, ha aggiunto, che le economie sviluppate diano l’esempio nella riduzione delle emissioni e assumano un ruolo guida nell’adempimento dei loro impegni finanziari per il clima, in modo da fornire un adeguato supporto tecnico e di sviluppo delle capacità ai Paesi in via di sviluppo per affrontare tali mutamenti energetici epocali. Due parole sui più importanti collaboratori di Xi Jingping in tema ambientale: i ministri Lu Hao e Huang Runqiu. Il ministro delle Risorse naturali, Lu Hao (n. 1967), è stato il più giovane governatore provinciale in Cina, reggendo la provincia di Heilongjiang (38.312.224 ab. nel 2010) dal 2013 al 2018. Lu è stato anche Primo Segretario della Lega della Gioventù Comunista e vice sindaco di Pechino. A 20 anni era stato capo del sindacato studentesco universitario, diventando il primo presidente di tale organismo: eletto con voto popolare sin dai tempi della Rivoluzione Culturale. È laureato in Economia all’Università di Pechino. Lu è diventato capo dell’ufficio amministrativo dell’area di Zhongguancun di Pechino nel 1999, iniziando la sua carriera nella pubblica amministrazione. L’area è conosciuta come la Silicon Valley cinese, ricca di start-up di aziende tecnologiche. Ha anche servito ex officio come presidente della China Youth University for Political Sciences. Prima di Lu, vari pesi massimi politici, inclusi gli ex leader del partito Hu Yaobang e Hu Jintao, e il premier Li Keqiang, avevano prestato servizio in questa posizione. Nota sull'Autore International World Group e Cina insieme per un grande progetto di produzione di energia biomarina Giancarlo Elia Valori è uno dei più importanti manager italiani. Docente universitario e attento osservatore della situazione politica ed economica internazionale, nella sua lunga carriera ha ricoperto importanti incarichi in prestigiose società italiane ed estere. Già Presidente di Autostrade per l'Italia è attualmente Presidente dell’International World Group. Inoltre è presidente onorario di Huawei Italia nonché detentore di importanti cattedre in prestigiosi atenei quali la Yeshiva University di New York, l’Hebrew University di Gerusalemme e la Peking University. Nel 1992 viene nominato Cavaliere della Legion d’onore con la motivazione: “Un uomo che sa vedere oltre le frontiere per comprendere il mondo”, dall’11 maggio 2001 è ambasciatore di buona volontà dell’Unesco per i meriti profusi generosamente nella difesa e nella promozione del patrimonio immateriale. Nel 2002 riceve il titolo di “Honorable” della Académie des Sciences de l’Institut de France. Tra i suoi libri ricordiamo: Liberi fino a quando? (Lindau 2019), Rapporti di forza (Rubbettino 2019), Geopolitica e strategia dello spazio (Rizzoli 2006), Antisemitismo, olocausto, negazione (Mondadori 2007), Mediterraneo tra pace e terrorismo (Rizzoli 2008), Il futuro è già qui (Rizzoli 2009), La via della Cina (Rizzoli 2010) e Geopolitica dell’acqua (Rizzoli 2011). A riconoscimento del suo poliedrico impegno di studioso e pubblicista a respiro universale, ha ricevuto il premio giornalistico “Ischia Mediterraneo”, il “Gran Premio Letterario 2011” dal Consiglio Mondiale del Panafricanismo e il “Premio Internazionale della Cultura” dalla International Immigrants Foundation delle Nazioni Unite.

 

Emilia Marinelli Valori, una madre che ha insegnato il rispetto per le persone e per i Popoli.

Il ricordo di Emilia Marinelli Valori in occasione dell’anniversario dell’Olocausto. Emilia Marinelli Valori, amatissima Madre del Prof. Giancarlo Elia Valori, è Giusto tra i Giusti dello Stato di Israele per la Sua opera a favore di tanti cittadini italiani di religione ebraica durante la seconda Guerra mondiale. Nel bellissimo articolo, un autentico viaggio nella Storia, il ricordo a cura di Marcello Silvestri e di Retewebitalia.net https://www.bankimpresanews.com/la-riflessione/2021/04/11/15311_15311/

 

La questione dello Xinjiang-Uygur di GIANCARLO ELIA VALORI

Gli Usa, il Canada, il Regno Unito e l’Unione europea hanno intrapreso a fine marzo scorso un’azione concertata per annunciare sanzioni contro le violazioni dei diritti umani degli uiguri e di altre minoranze etniche nello Xinjiang-Uygur da parte del governo cinese. È la prima volta dall’incidente di piazza Tienanmen nel 1989 che l’Unione europea e il Regno Unito hanno imposto sanzioni alla Cina per questioni di diritti umani. Inoltre, anche l’Australia e la Nuova Zelanda hanno rilasciato dichiarazioni in cui esprimevano sostegno alle sanzioni congiunte contro la Cina da parte di Usa ed Unione Europea. Il Segretario di Stato americano Tony Blinken ha dichiarato che “l’operazione transatlantica congiunta invia un segnale forte a coloro che violano o calpestano i diritti umani internazionali”. Questa operazione congiunta è chiaramente parte di uno sforzo concertato degli Usa per lavorare con i suoi alleati occidentali contro la Cina attraverso sforzi diplomatici. Noi ci chiediamo dopo guerre massacranti nei Balcani, in Afghanistan, in Iraq, in Libia, in Siria, e prima ancora in Corea e in Vietnam: 1) Perché si vuol aprire un altro fronte del tipo esportazione della democrazia con le bombe? 2) Perché la questione dello Xinjiang-Uygur è diventata un argomento esiziale che riunisce gli Usa ei loro alleati per sanzionare congiuntamente la Cina, mentre s’ignorano i barbari comportamenti codicizzati dalle retrograde, ma alleate, monarchie del Golfo? 3) Perché la questione dello Xinjiang-Uygur riceve sempre più attenzione dalla comunità internazionale? 4) Perché gli Usa utilizzano le questioni relative ai diritti umani dello Xinjiang-Uygur per formare una tendenza diplomatica con gli alleati occidentali contro Pechino e dimenticano i neri ammazzati per strada in casa loro? Vediamo di capire. L’importanza strategica dello Xinjiang-Uygur per la Cina è simile a quella del Tibet (Xizang). La regione autonoma dello Xinjiang-Uygur è la più grande unità provinciale in Cina, copre un sesto del territorio cinese; confina con Mongolia, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Afghanistan, Pakistan e India; può essere utilizzata come base dalla Cina per influenzare i suoi vicini. Però lo Xinjiang-Uygur può essere adoperata quale testa di ponte da potenze esterne per minacciare, a loro volta, l’integrità territoriale della Cina. Lo Xinjiang-Uygur ha pure un immenso valore economico come il Tibet (Xizang): risorse di petrolio e gas, e può essere utilizzato anche come canale per importare energia dal Kazakistan. È pure un sito per armi nucleari e test missilistici cinesi. Storicamente, quest’area è stata sotto l’influenza di diverse forze e che man mano rivendicavano quei territori. Per migliaia di anni, i deserti e le montagne dello Xinjiang-Uygur sono stati atttraversati da mercanti, e i popoli e gli eserciti la percorrevano ininterrottamente, a volte formando alleanze con l’Impero di Mezzo, altre per liberarsi dall’influenza dell’imperatore, per poi ricadere in mani peggiori. I cinesi che iniziarono a recarsi colà prima del XIX secolo hanno incontrato persiani, musulmani, la maggior parte dei quali era di lingua turca, e non per nulla l’altro nome del territorio è Turkestan Orientale. La regione non venne completamente incorporata nel sistema amministrativo cinese che nel 1884, quando fu divisa in provincia e chiamata Xinjiang, che si traduce in “nuova frontiera”. Tuttavia, il controllo della Cina era fragile, e quando la presenza di Pechino era ancora al minimo nel 1944, la popolazione locale annunciò l’istituzione di una repubblica di breve durata, detta appunto del Turkistan Orientale – a sua volta sostenuta dall’Unione Sovietica di Stalin, il quale – come gli Usa oggi – desiderava rientrasse nella propria zona d’influenza. Però siccome Stalin, era un grande uomo di Stato e non un parvenu da laurea breve quadriennale – con la nascita della Repubblica Popolare Cinese, il Georgiano s’accordò a che il territorio fosse reintegrato nell’Impero di Mezzo quale Regione Autonoma dello Xinjiang-Uygur. Per consolidare il controllo amministrativo e politico nella regione autonoma, la RP della Cina ha utilizzato gli stessi metodi in altre aree circostanti: sviluppo dell’immigrazione, commercio, assimilazione culturale, integrazione amministrativa e isolamento internazionale. Già nella metà del XVIII secolo, il governo Qing aveva creato un’industria nazionale vicino a Ürümqi, la capitale. Nel secolo successivo i mercanti cinesi giunsero in gran numero. Dopo il 1949, la RP della Cina pose la regione autonoma in un piano nazionale che prevedeva la direzione del commercio locale verso l’economia interna della Cina, vietando quello di frontiera e i movimenti di popolazione che erano diffusi in passato fra confini allora indefiniti e malgovernati. Nel 1954, Pechino istituì il Corpo semi-militare di produzione e costruzione dello Xinjiang-Uygur per trasferire ufficiali e soldati smobilitati e altri immigrati cinesi in industrie, miniere e imprese. Durante la Rivoluzione Culturale degli anni Sessanta, migliaia di diplomati delle scuole medie furono delegati a svolgere compiti nello Xinjiang-Uygur da varie città della Cina, in particolare Shanghai, e la maggior parte di loro viveva nelle fattorie. Ricordo il grande entusiasmo da parte di alcuni grandi partiti europei a queste notizie: gli stessi partiti che, cambiati i nomi, oggi versano le lacrime amare di Petra von Kant assieme a Biden. Nel censimento del 2010 – secondo le statistiche ufficiali – su 21.815.815 abitanti, il 45,4% sono uiguri e il 40,48% cinesi anche se il numero reale potrebbe essere anche più alto; tra le numerose minoranze etniche ufficialmente riconosciute: kazaki e musulmani di etnia cinese. Nei decenni precedenti al 1980, lo Xinjiang-Uygur si sviluppò lentamente in quanto confinava con l’allora ostile Unione Sovietica post-1960, e per la sua aspra e notevole distanza dalle altre parti della Cina. Tuttavia, quando Deng Xiaoping attuò le riforme dagli anni Ottanta, la politica di sviluppo cinese creò la domanda per le risorse di carbone, petrolio e gas dello Xinjiang-Uygur, rendendo l’area locale uno dei maggiori produttori cinesi di combustibili fossili. Negli anni Novanta, la Cina ha iniziato a costruire oleodotti per trasportare il petrolio dall’estremo ovest al mercato continentale. Nel 2001, Pechino ha annunciato una politica di “sviluppo occidentale” volta a sfruttare appieno le risorse dello Xinjiang-Uygur. Il governo centrale ha investito miliardi di dollari per costruire infrastrutture e creare incentivi politici per attrarre società nazionali ed estere. Questo ha significato che la popolazione ha incrementato il proprio Pil procapite, oltre ad aver elevato il livello d’istruzione. Inoltre la Cina ha modernizzato la società, per cui si è resa invisa a quei musulmani integralisti che, tracimando del terrorismo, ora chiedono aiuto a coloro i quali, per far crollare il governo laico siriano, in principio hanno finanziato l’ISIS, sul ritornello “chi è nemico del mio nemico è mio amico”. Per la maggior parte dell’era maoista, gli uiguri, così come i meno numerosi kazaki, kirghisi e altre minoranze etniche, furono costretti ad abbandonare l’Islam, imparare il cinese e lasciare i loro costumi e abitudini tradizionali. Tutto questo con grande gioia dell’allora occidente epicureo e ateo che ha sempre disprezzato la fede: ulteriore elemento di contrasto da parte in seguito degli integralisti. Come in Tibet (Xizang), gli uiguri più tradizionalisti ritengono che la loro terra sia stata invasa da immigrati cinesi e le loro vite siano sopraffatte da uno stile “occidentale” imposto dall’esterno: pretesto che Erdoğan è stato il primo a cogliere, non lasciandoselo sfuggire nella sua concezione panturanica. Infatti dopo l’implosione dell’Unione Sovietica nel 1991, le comunità turaniche e immigrate uigure nei tre neo-Stati confinanti dell’Asia centrale: Kazakistan, Kirghizistan e Uzbekistan hanno vissuto una resurrezione culturale e religiosa, creando un nuovo senso di speranza e potere tra gli uiguri nello Xinjiang-Uygur. Dagli anni Ottanta al 2001, manifestazioni, rivolte, omicidi occasionali e attentati terroristici si sono verificati con sempre maggiore frequenza. Il governo cinese afferma che l’obiettivo dei criminali è 1) quello di separare lo Xinjiang-Uygur dalla Cina, e 2) i separatisti uiguri sono terroristi legati ad al-Qaeda. Tutte queste accuse sono controverse, perché la maggior parte degli uiguri, musulmani sunniti laici o moderati non hanno affatto creato un movimento di resistenza, in quanto la società uigura non è integrata attorno a parametri specifici islamisti. Molti incidenti sembrano avere cause varie e talvolta personali, e spesso provocano vittime. Ma in ogni caso, le autorità hanno lanciato una serie di campagne di severo ordine pubblico, temendo che anche il minimo segno di dissenso, quali una manifestazione, un corteo, uno scontro a fuoco con la polizia, sia amplificato dai soliti altoparlanti per creare le premesse di un sanguinoso conflitto civile locale, che – al contrario del siriano – potrebbe trasformarsi nella Terza e Ultima Guerra Mondiale. E tutto questo non si scatenerebbe di certo per proteggere dei musulmani integralisti a difesa dei diritti umani. Le cause sono sempre le solite. Articolo: https://www.nuovogiornalenazionale.com/index.php/estero/politica-internazionale/1553-la-questione-dello-xinjiang-uygur.html Giancarlo Elia Valori, top manager, già Presidente di Autostrade per l'Italia è Presidente di International World Group: https://www.internationalworldgroup.it

 

Giancarlo Elia Valori ospite d'onore al 56° Annual Award dell'Appeal of Conscience Foundati

Tra i Manager italiani più apprezzati al mondo, accademico di altissimo livello, abile nel tessere amicizie e solide cooperazioni con Capi di Stato, dirigenti di eminentissimo profilo internazionale, il Professor Giancarlo Elia Valori, anche quest’anno, prenderà parte nell’Annual Award, giunto alla 56^ edizione organizzata dall’Appeal of Conscience Foundation, tra gli ospiti d’onore del Rabbino Arthur Schneier. L’Appeal of Conscience Foundation è una istituzione innovativa, fondata e guidata dal 1965 dal Rabbino Arthur Schneier per stabilire una virtuosa coalizione di leader internazionali su temi interreligiosi, religiosi e di politica estera, sostenere il principio "vivi e lascia vivere" e affrontare le questioni relative ai diritti umani, alla libertà religiosa. Lunedì, 22 marzo prossimo celebrerà, in modalità virtuale, l’evento assegnando l’ambito premio a Sua Eccellenza Shinzo Abe già Primo Ministro del Giappone per la pregevole opera, sono le parole del Rabbino Schneier, a supporto della cooperazione regionale e internazionale e il rafforzamento della relazione tra gli USA e il Giappone. Seguirà il conferimento al Dr. Albert Bourla, Presidente e Amministratore Delegato di Pfizer, per il supporto energico nella lotta alla pandemia da Covid-19 e l’impegno instancabile a servizio dell’umanità intera. Il Professor Valori vanta un’amicizia consolidata negli anni con il Rabbino Arthur Schneier, artefice di quest’organismo internazionalmente riconosciuto anche presso le Nazioni Unite. Diplomatico di alto rango e profondo conoscitore dell'arte delle relazioni internazionali, il Professor Valori conosce da anni l’Onorevole Henry Kissinger, Presidente onorario della Fondazione, come pure numerose personalità di spicco dell’alta finanza mondiale e di altri importanti contesti internazionali. L'invito giunto al Professor Giancarlo Elia Valori testimonia la grande considerazione che egli gode a livello internazionale e rappresenta un riconoscimento per il suo ruolo di protagonista nel dialogo e nella cooperazione tra Paesi diversi. Giancarlo Elia Valori già Presidente di Autostrade per l'Italia è Presidente di International World Group. www.internationalworldgroup.it

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