Discussione

Al Presidente Draghi: Il covid, le rendite di posizione e i locatori avidi (e non solo...)

Al Presidente Draghi: Il covid, le rendite di posizione e i locatori avidi (e non solo...)

Caro Presidente Draghi, mi chiamo Roberto E., sono un ingegnere che ha lavorato per circa 20 anni nel settore ICT prima di dar seguito alla propria vena imprenditoriale, pur non avendo mai mollato il settore di provenienza. Non mi piace l’autoreferenzialità, ma non posso omettere qualcosa di cui vado fiero: provengo da una famiglia umile del Sud Italia e “mi sono dovuto fare da solo” come si suole dire. E che sia poco o tanto quanto fatto ha rilievo relativo, poiché quel poco o tanto è stato ottenuto in un Paese di cui Ella conosce le statistiche sul famoso ascensore sociale. Insomma, è stata dura! Circa sei/sette anni fa ho investito molti risparmi nella creazione di una struttura alberghiera nel pieno centro storico di Roma. La struttura l’ho presa in locazione, era fatiscente e l’ho completamente trasformata a mie spese. Ora il covid, pena il fatto che da un anno e mezzo non abbiamo praticamente turisti, mi sta portando via tutto perché non ci sono entrate a sufficienza per poter far fronte ad un canone di locazione che è di oltre 7000€/mese (la proprietà si trova a pochi passi da piazza di Spagna). Risultato? Allo scadere del secondo mese di mancato pagamento i locatori, nel maggio 2020, la Sig.ra G. D. G. coadiuvata dal marito V. C., mi hanno intimato lo sfratto e siamo finiti in tribunale. Consigliato dal mio legale abbiamo chiesto ai locatori clemenza visto il periodo pandemico, di venirci incontro con una riduzione del canone di locazione, ma ci è stato risposto che su tali entrate era basato il loro tenore di vita. Abbiamo proposto al locatore anche la possibilità di cedere il credito di imposta maturato con il pagamento del mese di marzo 2020, ma anche su questo abbiamo trovato un muro invalicabile. Voglio precisare che prima della pandemia sono stato sempre un pagatore esemplare, puntuale ed impeccabile; così come sono stato oculato nella conduzione dell’attività (brand reputation 9.0/10), senza mai contrarre alcun debito. Ci si lamenta di come funziona la giustizia in Italia, per quello che mi riguarda in mio giudizio non è univoco, laddove, presente a tutte le fasi del processo, al pronunciamento favorevole di un primo giudice che non ha concesso la ordinanza provvisoria di rilascio del bene, mio malgrado, sostituito in corso di causa il magistrato, mi sono trovato di fronte ad una situazione che non riesco pienamente a comprendere e a fare mia, non fosse altro che, contrariamente a quanto prescritto da un decalogo adottato dal tribunale, il secondo giudice, in maniera ripeto incomprensibile, si è espresso in maniera difforme a quanto stabilito da egli stesso, negandomi anche la possibilità provare i miei assunti adducendosi motivazioni sconfessate dai fatti e dai documenti prodotti in causa. Abbiamo chiesto per due volte la revoca di ordinanze, entrambe respinte, con motivazioni che come anticipato, non hanno trovato fondamento nelle risultanze della causa, nei documenti che ho fatto depositare, alla luce dei quali sarei creditore del mio locatore di una somma superiore ai 95.000,00 per essere stato costretto a pagare un canone di locazione superiore al dovuto. Il mio legale mi ha rappresentato che la giustizia deve fare il suo corso e che, in caso di sconfitta si potrà ricorrere in appello, ma se questo accadesse a quale prezzo, con quali conseguenze? Sarò costretto a chiudere l’attività; Alcuni receptionist perderanno il posto di lavoro; Una cooperativa per noleggio biancheria perderà una commessa; Una cooperativa per le pulizie perderà una commessa; Due bar che fornivano colazioni in camera perderanno una commessa; Alcuni addetti alla manutenzione (revisione periodica impianti ed estintori) perderanno una commessa; Un commercialista contabile perderà una commessa; Un consulente del lavoro perderà una commessa; Un NCC perderà una commessa Ecc. Non discuto sul fatto che delle persone possano aver basato il proprio tenore di vita su entrate per 7000€/mese e oltre (non sono le uniche viste le molteplici proprietà e attività dei miei locatori). Ma mi chiedo: è possibile che il legislatore non sia stato in grado di intervenire in modo efficace per salvare da una parte una attività nel settore turistico che andava bene e dall’altra salvaguardare il tenore di vita dei locatori? So che sto parlando anche per altre migliaia di casi che si trovano nella mia stessa condizione generale, ovvero una pandemia che ha distrutto una attività economica fatta su suolo in affitto con locatori che non vogliono rinunciare ai canoni pre-pandemia. Ma poi ogni caso ha le sue specificità e i suoi distinguo. Dicevamo .. specificità e distinguo. Nel mio caso ce ne sono eccome, e li voglio brevemente raccontare Signor Presidente. Altri locatari sono stati sicuramente più fortunati. Decine di migliaia di essi hanno ottenuto una riduzione del canone di locazione e di poter pagare con il credito di imposta. Non è stato il mio caso. Il mio locatore, ultra istruito sul tema locazioni, ultra settantenne, sin dal primo giorno di trattativa mi disse che avrebbe fatto di tutto per farmi uscire dopo i primi 9 anni di locazione (il contratto è 9 + 9 come si confà per il settore) e soprattutto avrebbe fatto di tutto e di più per farmi uscire senza riconoscermi l’avviamento. La cosa mi tangeva poco all’epoca (anche in virtù della mia poca esperienza, era il primo contratto a scopo business) perché pensavo che la legge mi tutelasse, qualcosa leggevo anche io e nel frattempo che la contrattualizzazione procedeva mi informavo. Questa fu una delle condizioni proposte .. e da me accettata! Apparentemente innocua. In uno dei suoi articoli il contratto avrebbe previsto la prelazione a favore del locatore nel caso di cessione dell’attività da parte del locatario (io). In altre parole se io avessi avuto una opportunità di vendita della attività, che di lì a qualche mese sarebbe stata avviata, avrei dovuto preventivamente informare il locatore con 30 giorni di anticipo il quale avrebbe potuto esercitare la sua prelazione. Tutto lecito fin qui. Poi, prima ancora di firmare il contratto di locazione, pretese una disdetta dallo stesso contratto firmata dal sottoscritto ma con data in bianco. Tale disdetta io avrei dovuta metterla in busta sigillata e porla in custodia presso un notaio di mia fiducia. Il notaio non ne avrebbe mai conosciuto il contenuto. Assieme al plico sigillato avrei dovuto consegnare al notaio una lettera accompagnatoria, quest’ultima non sigillata, ispezionabile, leggibile. Tale lettera accompagnatoria avrebbe dettato le condizioni di riconsegna del primo plico, quello sigillato e custodito, dalle mani del notaio ad altro soggetto incaricato. Le condizioni della lettera accompagnatoria erano le seguenti: 1) Il plico custodito avrebbe dovuto essere rilasciato se il locatore avesse ricevuto una raccomandata che lo invitava ad esercitare la prelazione (caso di vendita della attività da parte mia); 2) In caso non si fosse verificata la condizione precedente, comunque sia il plico doveva essere rilasciato alcuni mesi prima della scadenza dei primi 9 anni di contratto. I mesi prima avrebbero coinciso con i mesi legali di preavviso di recesso indicati nello stesso contratto; 3) Chi poteva esercitare il ritiro del plico presso il notaio di cui sopra, in una delle due condizioni esclusive tra loro, era uno dei delegati scelti dal locatore. Tra i quali cita anche il figlio R. C. … ma non solo. Non capivo. Ma a cosa poteva servire tutto questo? Dopo aver raccolto qualche informazione compresi che tutto era collegato con tutto. In caso di mia spontanea disdetta dal contratto io non avrei avuto diritto all’avviamento commerciale. Quindi sia in caso di tentata vendita dell’attività che in caso di scadenza naturale dei primi 9 anni di locazione il locatore avrebbe avuto nelle mani una disdetta dal contratto (recesso) da me firmata. Avrebbe applicato la data del momento (bastava un banale normografo per non incorrere in problemi di grafia), avrebbe spedito una raccomandata a se stesso ma con mittente il sottoscritto ed avrebbe avuto tra le mani un recesso dal contratto di locazione con tanto di mia firma e timbro postale. Tale trama, il cui giudizio lascio a lei Signor Presidente ed ai lettori, si correda anche di una nota di colore. Il Sig. V. C. che la concepì, con fare di vanto ebbe a dire: “Pensa che il mio avvocato mi ha fatto i complimenti per come ho architettato il tutto, mi sono fatto assicurare che tecnicamente fosse fattibile …” Ovviamente posso ampiamente testimoniare, ed in modo inequivocabile, tutto quanto sopra raccontato. È verità assoluta. Il racconto sopra è anche chiave di lettura del comportamento poco collaborativo dei locatori nei miei riguardi. Il covid sembra essere venuto loro incontro, essi coltivano ora la possibilità di realizzare l’obiettivo originario e con largo anticipo rispetto alla scadenza: strappare una attività avviata “usurpando” e non riconoscendo i meriti dell’avviamento. E poco importa se l’avidità debba primeggiare su economia reale e posti di lavoro! E poco importa se il segnale che diamo al paese è che la rendita di posizione è molto più protetta e più remunerativa (in quanto anche meno tassata) degli investimenti nel lavoro! L’ultima udienza in ordine temporale si è tenuta a metà Maggio scorso. A margine di questa la nuova ordinanza del Giudice recita: “La causa risulta matura per la decisione. Respinta ogni istanza, si rinvia la causa al 17.09.2021 … per discussione e decisione finale …” Ma nonostante tutto io sono sicuro, in un modo o nell’altro, che la giustizia trionferà. Anche in presenza di un legislatore distratto!

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