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C’è una storia che ci raccontano dalla mattina alla sera, ce la ripetono a scuola, alla televisione, sui giornali, al lavoro, al bar, è talmente martellante che la maggior parte delle persone l’ha scambiata per una verità assoluta, ovvia come il Sole che sorge ad est o gli alberi che crescono verso il cielo; la storia è questa: il capitalismo è il motore del progresso umano, l’unico possibile; secondo me questa è una colossale bufala. Se chiediamo ai sostenitori del capitalismo a cosa serve un'azienda ci risponderanno che serve a soddisfare i bisogni delle persone, a creare benessere, a dare lavoro, a far progredire la società ma la verità è che serve a fare profitti; ora non voglio dire che le aziende non soddisfino i bisogni della gente ma questo non è il loro obbiettivo; il punto cruciale è che i bisogni della gente e i profitti delle aziende spesso non vanno nella stessa direzione e quando le strade divergono a rimetterci è sempre la gente comune. Per fare alcuni esempi riguardo quanto appena scritto esistono malattie come la malaria e la febbre gialla che uccidono milioni di persone, colpiscono soprattutto i poveri in Africa, Asia, e Sudamerica, gente che campa con pochi euro al giorno e non ha soldi per comprare farmaci, il risultato è che la ricerca privata per trovare cure a queste malattie non investe quasi niente mentre miliardi di euro piovono come grandine per creare creme antirughe, medicinali contro la caduta dei capelli e integratori per chi ha già la pancia piena, tutto questo perché chi si preoccupa delle rughe e dei capelli ha soldi da spendere mentre i malati di malaria sono un cattivo affare, non conviene investire danaro per loro, non conviene nemmeno pensarci, il mercato li ha già condannati a morte; il sistema capitalista è costruito per ignorare chi non ha soldi. Il punto è che nella società capitalista non si produce in base a ciò che serve ma in base a ciò che rende e dato che ciò che rende spesso non corrisponde a ciò che serve milioni di persone muoiono o vivono nel degrado mentre i privilegiati che non trovano niente di meglio da fare si spalmano le cremine sulla fronte; questo non è progresso, è uno spreco di vite umane, di risorse e di intelligenza, è tempo sprecato per ideare e produrre farmaci che curano malattie inesistenti mentre si ignorano quelle che lacerano il mondo. Qualcuno mi parlerà delle fondazioni benefiche, dei filantropi che investono nelle malattie dimenticate, esistono ma sono gocce nell'oceano; i filantropi sono cerotti su una ferita infetta, non curano la malattia e la malattia vera è il profitto come unico faro. E non parliamo poi delle invenzioni scomode, nel corso del novecento sono state inventate tecnologie straordinarie tipo motori che percorrono centinaia di chilometri con poco carburante, materiali leggeri come piume ma resistentissimi, batterie e lampadine capaci di durare decenni; sono tutte invenzioni che non sono mai entrate nella nostra vita perché qualcuno ha deciso che non dovevamo averle; è un meccanismo che si ripete, un inventore o più spesso un team di ricercatori in un'università mette a punto una tecnologia rivoluzionaria poi una multinazionale compra il brevetto con l’assurdo obbiettivo di metterlo in un cassetto; questa non è teoria del complotto, è cronaca e in economia ha un nome preciso, si chiama acquisto di brevetti per insabbiamento. Per fare alcuni esempi di invenzioni insabbiate negli anni ottanta due inventori: Stan e Iris Ovshinsky, crearono una batteria al nichel metallo idruro che avrebbe potuto rivoluzionare le auto elettriche, il brevetto passò di mano in mano e incredibilmente finì nelle mani dei magnati del petrolio, il risultato è che lo sviluppo delle auto elettriche è stato ritardato di decenni; oggi c'è addirittura una causa legale in corso da parte dello stato del Michigan contro alcune grandi compagnie petrolifere accusate di aver ostacolato le rinnovabili comprando brevetti per non usarli; qualche anno fa l'università di Harvard ha messo a punto delle batterie al litio capaci di essere ricaricate diecimila volte e durare quindici anni, tenendo conto che le batterie dei nostri telefoni iniziano a dare problemi dopo mille ricariche possiamo dire che è stata un invenzione straordinaria tanto che la notizia fece il giro del mondo, i giornalisti che se ne occuparono si chiesero come mai non abbiamo ancora quella tecnologia sui nostri smartphone, certo, quelle batterie costano di più, circa quattro volte quelle attuali, ma durano dieci volte di più e allora perché non le usiamo? La risposta è che le aziende che producono batterie non hanno alcuna fretta di mettere sul mercato un prodotto che dura così tanto, se lo facessero la gente comprerebbe meno batterie e i loro profitti crollerebbero e non solo, le multinazionali dei cellulari, dei tablet e dei computer non vogliono che i loro apparecchi durano a lungo, a loro conviene che ci compriamo uno smartphone nuovo ogni due o tre anni; quando una batteria si rompe molte persone pensano al costo di quella nuova, al tempo perso per trovarne una uguale, poi, per non sentirsi escluse perché hanno un cellulare o un p.c. vecchio, decidono di comprarne uno nuovo; è la stessa storia delle lampadine, all'inizio del novecento duravano molto più a lungo mentre oggi durano in media mille ore questo perché nel 1924 le grandi multinazionali del settore elettrico si riunirono in un cartello chiamato Phoebus il cui obiettivo principale era standardizzare la durata delle lampadine a mille ore, chi produceva lampadine che duravano di più veniva multato, chi non pagava l’ammenda veniva escluso dal cartello e visto che il cartello controllava la produzione mondiale ciò significava la chiusura dell'azienda; di questa storia ne hanno parlato anche i quotidiani italiani. Veniamo a qualcosa che tutti abbiamo sperimentato: compriamo un elettrodomestico nuovo e dopo due anni, puntuale come una sveglia, smette di funzionare, casualmente poco dopo la fine della garanzia, sembra tutto studiato a tavolino e lo è, si chiama obsolescenza programmata; le cose vengono progettate e assemblate apposta per durare poco e se si possono riparare il costo è quasi uguale a quello dell'oggetto nuovo; tutto è programmato per morire, questo vale sia per i prodotti che costano pochi euro che per le auto, i computer, i mobili, i motorini e persino per le infrastrutture; pensiamoci, gli acquedotti degli antichi romani sono ancora in piedi mentre alcuni edifici e alcuni ponti moderni li vediamo crollare sotto i nostri occhi. Tutto questo accade perché nella logica del profitto durare a lungo viene percepito come un difetto non una qualità, se le cose durassero di più la gente ne comprerebbe meno e le tasche dei capitalisti si sgonfierebbero; questo modo di produrre consuma il nostro tempo e la nostra vita, per produrre e comprare tutta questa robaccia che si rompe in continuazione le persone devono lavorare e il tempo che trascorrono in fabbrica o in ufficio è tempo che non passano a coltivare i propri desideri autentici o con la famiglia, a vivere, è tutto tempo sprecato; pensiamoci, lavorare per comprare prodotti che si rompono subito per poi dover lavorare ancora per ricomprarli non è vita, questo non è progresso. E poi ci raccontano che la competizione è il motore dell'innovazione, che le aziende che lottano tra loro ci danno prodotti sempre migliori, anche questa è una bufala, nella realtà se due aziende dello stesso settore combattono appena una scopre qualcosa di nuovo lo brevetta e, se possibile, lo usa per distruggere l'altra; segreti industriali, guerre di brevetti, cause legali milionarie, tutto serve a rallentare i concorrenti, non a far progredire l'umanità. C'è un proverbio che conosciamo tutti: l'unione fa la forza; se le menti più brillanti del pianeta collaborassero senza segreti, senza brevetti, senza la logica del profitto, molti problemi avrebbero già una soluzione, tante malattie sarebbero già sconfitte, la fame e la sofferenza sarebbero un lontano ricordo invece si lavora in competizione, si nascondono le scoperte ma in questo modo si impedisce agli altri di apportare miglioramenti, agendo così si frena il progresso, non lo si accelera. Pensiamo al mondo del software, esistono programmi sviluppati in modo aperto dove centinaia di persone in tutto il mondo collaborano gratuitamente, il risultato è che spesso questi programmi funzionano meglio di quelli a pagamento; immaginiamo se questo spirito di collaborazione si applicasse a tutti i settori, alla medicina, all'energia, ai trasporti, sicuramente molti di noi riuscirebbero a superare felicemente i cento anni e in buona salute. Il potenziale umano nella società capitalista rimane inespresso, quello che potremmo creare lo vediamo solo nei libri di fantascienza, per realizzarlo davvero dobbiamo ribaltare il punto di partenza, bisogna produrre ciò che soddisfa i bisogni reali delle persone in ogni parte del mondo, dobbiamo costruire oggetti che durano il più possibile e che si possano riparare facilmente e dobbiamo dedicare al lavoro solo il tempo necessario liberando ore e anni per la vita vera. La mia opinione su questo argomento si avvicina a quella degli anarchici; tutto ciò che vediamo accade perché, nella società attuale, a decidere cosa produrre e come produrre sono i capitalisti, sono loro che decidono se investire nella cura della malaria o in una nuova crema antirughe, sono loro che decidono se mettere una batteria rivoluzionaria sul mercato o in un cassetto, sono loro che decidono se le nostre lampadine durano mille o diecimila ore e lo fanno basandosi su un unico criterio: il loro profitto; penso che fino a quando a decidere saranno gli imprenditori il progresso sarà frenato. Un altro mondo è possibile, anzi, è necessario se l’umanità vuole iniziare a vivere una vita degna di essere chiamata tale ma per costruirlo dobbiamo prima smettere di credere alle storie che ci raccontano.
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