Discussione

“Piazza De Nava: una lunga e sconcertante storia” , quarto incontro del Circolo Culturale “L’Agorà”

“Piazza De Nava: una lunga e sconcertante storia” , quarto incontro del Circolo Culturale “L’Agorà”

Il prossimo 31 marzo sulle varie piattaforme Social Network presenti nella rete, sarà disponibile la conversazione, organizzata dal Circolo Culturale “L’Agorà”, sul tema “Piazza De Nava 4.zero: una lunga e sconcertante storia”.Si tratta del quarto di una serie di appuntamenti che il sodalizio organizzatore ha inteso inserire nel proprio palinsesto. Nel corso del nuovo incontro si discuterà della formazione ed evoluzione geologica del centro storico cittadino, con particolare riferimento all’area in cui si colloca Piazza De Nava. Verrà evidenziato come il centro storico della città sia ubicato a cavallo tra le Fiumare Calopinace e Annunziata e di come la città si sia sviluppata anticamente lungo una ristretta piana alluvionale che risultava attraversata anche da altri corsi d’acqua minori oggi cancellati dall’urbanizzazione. Dopo le osservazioni del biologo Matteo Gatto Goldestein, seguirà la relazione da parte del geologo Alfonso Aliperta.Si discuterà della formazione ed evoluzione geologica del centro storico cittadino, con particolare riferimento all’area in cui si colloca Piazza De Nava. Verrà evidenziato come il centro storico della città sia ubicato a cavallo tra le Fiumare Calopinace e Annunziata e di come la città si sia sviluppata anticamente lungo una ristretta piana alluvionale che risultava attraversata anche da altri corsi d’acqua minori oggi cancellati dall’urbanizzazione. Come si vedrà, infatti l’antico reticolo idrografico cittadino è ormai cancellato dalla struttura urbana della città, anche se ne restano numerose testimonianze. In particolare, in adiacenza all’area oggi occupata dalla Piazza De Nava, defluiva il vecchio Torrente Santa Lucia / Schiavone oggi completamente intubato ed al cui posto si trovano la Via Domenico, la Via G. Melacrino, la Via S. Lucia e la Via Collina degli Angeli. Come testimoniato da alcune forme del territorio, questo corso d’acqua nel passato era dotato di una discreta capacità idraulica, ma allo stato attuale non produce alcun rischio. Difatti, oltre alle opere di raccolta e canalizzazione delle acque, con la realizzazione della Tangenziale si è operata un’artificiosa riduzione del bacino di alimentazione. Il confronto tra Foto storiche e quelle recenti, nonché di cartografie geologiche, consentirà agli spettatori di guardare la nostra città con un occhio differente, pensando a come era nel passato ed a cosa ci sia sotto i nostri piedi.Il territorio fa parte di una vasta regione - tettonica definita nel suo complesso Arco Calabro Peloritano e qui caratterizzata dal Graben dello Stretto di Messina al quale, sul fronte calabro emerso, corrispondono l’Horst dell’Aspromonte e il meno esteso Horst di Piale che delimitano l’ampia depressione controllata da più sistemi di faglie, nota in letteratura come Bacino di Reggio. Si tratta di una regione interessata da intensi movimenti tettonici verticali ancora attivi, che hanno dato origine al rapido sollevamento dell’Aspromonte in Calabria e dei Monti Peloritani in Sicilia e allo sprofondamento dello Stretto. L’Arco Calabro Peloritano nell’evoluzione tettonica del Mediterraneo centrale (da Lentini et al., 2005, mod.) Secondo gli studi più accettati, la struttura principale di questa regione sarebbe rappresentata da uno slab orientato in direzione NE-SW e immergente a NW, posto sul fronte ionico, verso il quale con movimento rotatorio anti-orario sembrerebbe dirigersi l’intero Blocco Calabro. L’area ricade nella zona centrale del Bacino di Reggio Calabria, fossa articolata e complessa posta tra il margine sud-occidentale dell’Aspromonte e lo Stretto di Messina, il cui sviluppo è controllato da più sistemi di faglie normali alcune delle quali sono correlabili a quelle dello Stretto, mentre altre sono specifiche del bacino emerso I diversi sistemi di faglie, caratterizzati da piani di scorrimento prossimi alla verticale lungo i quali si verifica il sollevamento discontinuo del basamento cristallino, hanno originato le scarpate che delimitano il bordo esterno dei terrazzi pleistocenici che scandiscono il sollevamento regionale polifasico che interessa la Calabria meridionale almeno dal Pleistocene. Nel Bacino di Reggio, dove importanti fenomeni di subsidenza avrebbero accentuato la depressione rispetto all’entroterra appenninico in sollevamento, si sono succeduti diversi cicli di sedimentazione, talora interferenti con le deposizioni del bacino ionico. I sedimenti più antichi, deposti in aree marine peri-costiere e generalmente a debole profondità, risalgono al Miocene (Calcareniti e Sabbie molassiche) e sostengono potenti successioni, più o meno continue e spesso in forte discordanza stratigrafica e angolare, di sedimenti plio-pleistocenici di facies deltizia e continentale (Ghiaie e sabbie di Messina) apicalmente ricoperti da depositi olocenico – attuali di facies francamente continentale (Depositi di terrazzo e Deposti alluvionali). La continuità stratigrafica della sedimentazione mostra tracce evidenti dei fenomeni tettonici e delle faglie, ma in tutte le aree emerse è lateralmente interrotta dagli intensi processi erosivi che hanno inciso e segmentato le formazioni, in particolare quelle pleistoceniche, che spesso si osservano soltanto come affioramenti isolati alla sommità dei rilievi interfluviali. Per altro va posto in evidenza che i sedimenti plio-pleistocenici del bacino di Reggio Calabria appoggiano con uguale frequenza sui litotipi del basamento cristallino-metamorfico oppure sui sedimenti miocenici e questi ultimi, talvolta anche in aree prossime alla costa, appoggiano sullo stesso basamento. Tenuto conto dei protocolli di sicurezza anti-contagio e dei risultati altalenanti della pandemia di COVID 19 e nel rispetto delle norme del DPCM del 24 ottobre 2020 la conversazione sarà disponibile, sulle varie piattaforme Social Network presenti nella rete, a far data da venerdì 31 marzo.