In certi momenti sembra di essere tornati indietro al dopoguerra quando c’erano solo macerie e bisognava ricostruire tutto con fatica e impegno. Intorno a noi stanno avvenendo a nostra insaputa delle insospettate mutazioni. Ci sono sporcizia, degrado, miseria. Per le strade sporche ci sono mendicanti, senzatetto. Siamo stanchi di vedere persone nel disagio. I capannoni industriali dismessi sono pieni di sbandati, drogati, persone rifiutate dalla società. Le fabbriche chiudono, per le vie ormai buie ci sono solo file di saracinesche abbassate. I negozi a conduzione familiare chiudono battenti. Intere zone sono nella desolazione. Le città si trasformano. Per trovare un negozio di scarpe bisogna fare km. I quartieri si sono spopolati di giovani. Si attraversano interi isolati senza incontrare mai nessuno. Gli anziani sono a casa, i giovani all’estero o fuori. Si ignora la gravità di questa situazione il cui processo avanzato è irreversibile. All’improvviso anche i ceti medi si sono impoveriti. Il percorso porta alla miseria. Il sistema economico è divenuto rigido, poco affidabile. Sono diminuite le nascite, le nozze. Le città non sono più appetibili, sono piene di spacciatori e tossici, di borseggiatori e ladri seriali. Si incontrano solo facce tristi. Siamo più longevi, specie le donne, ma più fragili, più esposti. Difficile è sopravvivere, organizzarsi. La gente si chiude davanti alle televisioni.
Anche in passato c’era la miseria ma era affrontata diversamente perché c’era maggiore solidarietà. Nel quartiere si viveva come in comunità, c’era scambio reciproco. Ora la gente del palazzo scappa per paure di doverti salutare, i ragazzini ridono alle tue spalle, tutti passano frettolosi, ti travolgono persino come se tu fossi trasparente. Per gli altri non esisti, non ci sei. Non esiste una catena umana. Ci sono solo invidie e gelosie come se non fossimo sulla stessa barca che affonda. Nei paesi il disagio sociale ed economico è accentuato dalla indifferenza totale della gente. Nei paesi si sente di più la solitudine, il distacco gelido. I figli, i nipoti dei conoscenti, dei vicini fanno finta di non vedere, non salutano, non parlano. Ognuno è chiuso come dentro una campana di vetro. Rompere gli argini sarebbe opportuno se non altro per scaldarsi il cuore intorpidito da troppe rinunce e dolori.
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