Discussione

PERDIZIONE

La parola perdizione viene dal tardo latino e deriva dal verbo latino perdere, letteralmente dare distruzione nel senso di rovina morale, danno irreparabile. Nella tradizione ecclesiastica romana significa dannazione totale dell’anima, assenza di salvezza, stato di peccato grave. Il termine fa riferimento costante a un traviamento perenne dell’anima, a una vita dissoluta e depravata, viziosa e degradata. La rovina morale non comprende riscatto, redenzione, pentimento, salvezza. Nei casi gravi di perdizione si arriva alla perdita perenne dell’anima. Un esempio di uomo perduto è sicuramente Giuda, il traditore di Cristo. La perdizione non prevede ravvedimento, contrizione, rinascita. Ai nostri giorni il male è oggetto di esaltazione, di rispetto, è al centro del vivere di molte persone, di molti giovani e adolescenti. Il male procura una ebbrezza infinita, una onnipotenza idilliaca. Il male risveglia bassi istinti e propositi anche omicidi, suicidi, devastazioni. Molti hanno la certezza assoluta che la dannazione dell’anima non esiste, danzano euforici nel male, ribelli e spavaldi. Molti seminano morte, distruzione, guerra. I maligni pensano che non si perderanno mai, fanno il male senza pensare, cinici e indifferenti. La loro visione della vita non riceve mutazioni. Fanno il male impropriamente, seguendo strade perverse. Molti si assumono il ruolo di giustizieri. Il male consuma senza avere bisogno di intermediazioni. I maligni combattono convinti di essere nel giusto, non preservano la loro innocenza e integrità. Sono convinti che il loro futuro sarà splendido. La loro ambizione sarà sempre giustificata. Spesso accade che un peccatore si rivolga per problemi a un esorcista fingendo noncuranza e sarà il sacerdote a ricordare l’elenco dei peccati commessi e a indicare la strada intrapresa della perdizione. Il soggetto si chiederà incredulo come fa il prete a sapere tutto di lui? Il prete gli consentirà di guardare dentro di lui e avrà una crisi identitaria. Spaesato e confuso non potrà opporsi alla verità. Subentrerà la paura di perdere l’anima facilmente. Si piangerò addosso ma si sentirà accolto e capirà che forse lo stato di perdizione esiste davvero nonostante ci siano molti ancora pronti a negarlo. Le persone talmente viziate non si accorgono del loro stato di perdizione. Poi con sorpresa arrivano allo stadio finale, alla resa dei conti. Avranno disgusto di quel male che tanto li inebriava. Il male lascia tracce profonde, indelebili più del bene. E’ meglio mettersi alla prova e praticare il bene. Nel bene l’anima ha un approccio delicato.