Discussione

MERCATI RIONALI

Da sempre i mercati di quartiere sono stati nelle città italiane e nella capitale in particolare luoghi di aggregazione, di incontro di tradizioni, culture, specialità. I mercati hanno portato a conoscenza della gente usi, costumi, tradizioni, ricette. Sono luoghi vissuti, luoghi di incontro, di scambio. Negli ultimi tempi il loro volto sta cambiando. Alcuni sono stati chiusi, sono spariti a vantaggio dei centri commerciali, altri sono sempre più piccoli e privi di banchi. La gente si aggira smarrita fra gli esigui banchi. Sono spariti banchi alimentari, di scarpe, di dolciumi, di abbigliamento. In certi mercati non ci sono più locali, bar luoghi di svago e di ritrovo. Tutti sembrano approvare con fare disinvolto questo stato di cose, nessuno ci fa caso. Del resto le donne lavorano e non ci sono più casalinghe che la mattina si recano al mercato alla ricerca di prodotti freschi. Di solito le donne lavoratrici si rivolgono alla grande distribuzione. Alcuni mercati, che un tempo esercitavano un notevole fascino, ora sono in stato di abbandono. I mercati esistenti sono pochi, nessuno desidera crearne altri. La realtà futura forse non include i mercati che sopravvivono solo all’estero, nel medio oriente, in India. Nelle città si concentrano solo supermercati. E’ difficile immaginare una città senza mercati. Il mercato caratterizza sempre una zona. Nessuno sente la mancanza dei mercati, che pure in silenzio stanno scomparendo. I centri commerciali hanno una marcia in più, hanno maggiore resa sul territorio. Negli ultimi tempi assistiamo, nei pochi mercati rimasti, a un nuovo fenomeno. Ci sono persone o gruppi che vendono di nascosto a prezzi stracciati merce rubata di ogni tipo come cellulari, catenine, anelli, cosmetici, profumi, tovaglie ecc. un fenomeno in netta espansione che frutta denaro contante. Si avverte un clima di inganno, si vende pure merce contraffatta. I mercati sono nel degrado da cui è difficile riprendersi. Questo fenomeno è molto attivo più che in tempo di guerra dove c’era meno sfacciataggine e più rispetto. Si può contare su una vasta gamma di prodotti. Nel mercato aumentano i rischi di borseggi, incendi ecc. si resta a bocca aperta nel vedere come intere famiglie fanno compere in questo mercato parallelo, clandestino. I mercati un tempo restavano nella storia come quello di trionfale a Roma. Ora dopo tanti terremoti si seguono altre dinamiche. Nella mente della gente restano i ricordi di mercati vitali, vivaci, quasi magici. Restiamo sbalorditi quando scopriamo che alcuni banchisti non vanno più in certi mercati anche del centro storico. I mercati non fanno più il pieno di presenze e andarci non è più una festa. Per non cadere nella nostalgia si dovrebbe trovare una soluzione, prendere al volo qualche iniziativa. Nei mercati ora si percepisce solitudine, degrado. Il mercato non è più alla portata del cittadino, è stato minacciato di estinzione. A nessuno sta a cuore la sua esistenza. Molti banchi si sono spostati altrove. Eppure il mercato con le sue voci, i suoi colori, le sue espressioni gergali, i suoi prodotti tipici era diventato importante, molti pittori nei secoli passati lo hanno immortalato. Ora si fanno acquisti online senza guadare in volto il venditore, una cosa che avrebbe fatto rizzare i capelli in testa a persone del passato. I giovani cercano le novità online e non sanno più fare la spesa. Siamo quasi obbligati a fare la spesa con il portatile. Chi accorre a fare la spesa al mercato viene deriso. Nessuno combatte per tenere in vita i mercati che hanno pure un valore identitario. Molti giovani hanno repulsione per i mercati. Nessuno affronta il discorso, nessuno attiva una forma di salvataggio, eppure nel mercato si poteva pure risparmiare e avere delle occasioni.