Discussione

IMPIEGATI

Negli ultimi tempi ci accorgiamo che non c’è gioia e stabilità da nessuna parte, ogni settore dai trasporti, alla scuola è in crisi. Alle persone agiate non importa nulla tanto loro hanno tutto. Il ceto medio è sempre invece più agitato e non sa come agire in un contesto sempre più movimentato che riserva solo soprese sgradevoli. Il ceto medio non fa strada e non può modificare nulla pur volendolo ardentemente. Sono poche le occasioni in cui si può smascherare le ingiustizie. Chi si ribella nei posti di lavoro viene messo a tacere, trasferito. Certe catene non si interrompono facilmente. Apparentemente del resto tutto sembra funzionare alla perfezione. Negli ultimi tempi sta crescendo a dismisura il disprezzo per la categoria degli impiegati, forse per i loro stipendi da fame, per le loro debolezze, per il sistema di lavoro. Gli impiegati nel gergo di chi conta sono solo degli impiegatucci cosi vengono definiti, di scarso valore, senza peso e consistenza, destinati a lasciare al paese una misera eredità. Sono esseri insignificanti che non vanno in crociera e non pranzano in ristoranti stellati e non seguono le quotazioni di borsa e non hanno la villa al mare, non hanno la baby sitter e i loro figli vanno nelle scuole comunali non nei collegi esclusivi. Un esercito di senza nome, osservati il più delle volte con ironia e disprezzo, forse perché non hanno la cravatta firmata all’ultima moda. Anche le persone competenti, laureate ma impiegate del ceto medio sono guardate con scherno, vivono in solitudine e non hanno voci in capitolo. Sono trattati con durezza e non hanno mai potere. Nel mondo ristretto del lavoro la carriera comoda appartiene alle solite persone che hanno una guida, magari un parente ben ammanicato. La carriera è dei figli di papà. Gli impiegati comuni restano oscuri pur avendo delle capacità, sono spesso derisi, sono considerati patetici nei loro tentativi vani di emergere. Di solito sono lasciati indietro, piantati in asso e non sanno a chi carro aggrapparsi. Per loro, secondo uno schema classico, ci sono solo in agguato critiche e ironie. La posizione di certi impiegati non avanza, non è transitoria ma perenne. Il ceto medio, l’impiegato medio non ha diritto ad emergere. Deve mantenere la famiglia con il piccolo stipendio. Molti impiegati si avviliscono, hanno esaurimenti nervosi. Non sono chiamati a costruire il futuro, sono indotti a farsi da parte, ad avere una vita incolore, insipida e monotona, confusa. Sono soppiantati da persone vivaci considerate più adatte. Certi impiegati continuano pacati il loro lavoro, fieri e decisi ma nell’ambiente di lavoro non riescono neppure a farsi un amico, forse non ispirano fiducia per il loro comportamento integro, per il loro misero stipendio base. Gli impiegati comuni non sono messi in luce, non vanno nei congressi, a parlare nelle sale. La loro purezza e onestà disgusta come la loro schiettezza. Vanno avanti rampolli abbronzati e gaudenti. Gli impiegati indipendenti, puntuali, abili riflessivi sono trattati pure con asprezza. Molti impiegati sono sereni e hanno fiducia e attendono un cambio di rotta a loro favore che di solito non avviene. Allora l’inquietudine e la depressione sono dietro l’angolo. La stessa vita privata diventa più scialba meno intensa e concentrata. Il divertimento avvelenato da episodi di esclusione lavorativa. Gli eletti, spesso pure poco responsabili, sono altezzosi e deridono pure gli impiegati comuni con senso di superiorità. Gli eletti beffano, ridono con volto altero, tanto la fanno sempre franca. Molti impiegati restano impassibili, fanno gli indifferenti, prendono le pillole per dormire il sonno dei giusti. Per molti impiegati del ceto medio si ha solo l’impressione di progredire, come avviene in molti campi dove crediamo di aver raggiunto la vetta e invece viviamo ancora come al tempo dei barbari. Gli impiegati non interessano seriamente e per questo devono sopportare commenti acidi.