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Nel cuore di un progetto che ricostruisce una storia vera degli anni ’50 e ’60, ambientato nella suggestiva Villa Clara di Trebbo di Reno, La Villa di Famiglia porta in scena un intreccio di memoria, tensione e mistero: ed è qui che Valeria Campana, in arte Circe, dà voce alla protagonista, una donna segnata dalla guerra e dalle ombre del passato, pronta a raccontare il suo viaggio emotivo con intensità e verità. Valeria parlaci un po’ di te e del tuo percorso artistico... Mi chiamo Valeria Campana, in arte Circe. Ho 43 anni, sono nata a Mesagne e ho iniziato a muovere i primi passi nel mondo dello spettacolo, o meglio nel teatro, quando avevo appena otto anni. Ero una bambina timida, molto chiusa, e il palcoscenico è diventato per me una sorta di terapia: un luogo sicuro in cui imparare ad aprirmi, a parlare, a respirare. Devo dire grazie soprattutto a mio padre, Cosimo Campana. Lui ha sempre fatto teatro e mi portava con sé alle prove della compagnia Nuovo Teatro di Cosimo Guarini. È lì che ho iniziato davvero a muovermi tra quinte, copioni e battute. Sono stata, come si suol dire, messa davanti al fatto compiuto: un giorno serviva una bambina per una commedia dialettale, “Clementi Pitta e Margherita Nguacchia”, una pièce comica con due figlie in scena. Un giorno, mi ritrovai lì, come sempre accanto a mio padre. Ancora oggi lo seguo ovunque, nonostante la sua età: sono la sua ombra, e lo dico sempre, se fosse per me gli innalzerei una statua d’oro. Devo tutto a lui. Se sono arrivata dove sono arrivata è principalmente grazie a mio padre, che ha creduto in me senza esitazioni. Sono anche figlia unica, e questo ha reso il nostro legame ancora più forte. Quel giorno, lui, che nella commedia interpretava il poliziotto, si era già messo d’accordo con il regista. A un certo punto disse: «Manca l’altra bambina, dobbiamo fare le prove, non possiamo andare avanti. Valeria, sali sul palco. Non ti preoccupare, non ti vergognare, qui ci conosciamo tutti». C’era anche mio zio in scena, quindi davvero non avevo nulla da temere. «Stai tranquilla e leggi soltanto», mi disse. Io non so cosa sia successo esattamente. So solo che sono salita sul palco e ho sentito una scossa, un fuoco, qualcosa che mi attraversava. Da lì è partita la magia. Mi sono ritrovata con il copione in mano, immersa nella parte come se fosse sempre stata mia. A un certo punto il regista fermò tutto, mi guardò e disse: «Ok, Valeria, la parte è tua». E da quel momento è partita davvero tutta la mia carriera teatrale. Sono rimasta per molti anni nella compagnia Nuovo Teatro di Cosimo Guarini: è lì che ho imparato il mestiere, che ho costruito le basi, che ho capito quanto il palcoscenico fosse parte di me. Poi, in un’altra fase della mia vita, sono entrata nella compagnia La Santissima Annunziata di Mesagne. Anche quella è stata un’esperienza fondamentale, non solo dal punto di vista artistico: è lì che ho conosciuto quello che sarebbe diventato mio marito. Insomma, galeotto fu il teatro, davvero. Successivamente ho collaborato anche con la compagnia Li Satiri, un altro tassello importante della mia crescita artistica. Proprio con loro è nato il mio nome d’arte, Circe. Il regista Antonio Cortese aveva scritto un libro, I Canti di Penelope, ispirato all’Odissea, Ulisse, Penelope, i loro mondi e le loro attese. Quando mi propose il ruolo della Maga Circe, sentii subito che quel personaggio mi apparteneva: forte, magnetico, misterioso. Interpretarlo è stato un passaggio decisivo, una sorta di consacrazione. Da quel momento, Circe è diventata la mia identità artistica, il nome con cui salgo sul palco e attraverso cui racconto la mia storia. In quello spettacolo non ero solo attrice: ho anche curato le coreografie. Essendo una serie di monologhi, volevo evitare che la serata risultasse troppo statica, troppo pesante. Così ho creato dei momenti coreografici che dessero respiro e movimento allo spettacolo. Del resto, la danza fa parte di me: ho studiato danza classica, pizzica salentina e anche un anno di danza moderna. Nel 2023 ho deciso di fare un passo ulteriore e fondare una mia compagnia teatrale qui a Mesagne: Li Masciari regia di Antonio Debonis ( mio marito). Dal 2024 al 2025, e anche quest’anno, abbiamo già debuttato con diverse commedie, quasi sempre in chiave comica, ma anche con testi di maggiore importanza e complessità. Sempre nel 2023, è successo qualcosa che mi ha cambiato profondamente la vita. Un evento forte, improvviso, “ho visto la morte in faccia”. E lì ho capito che non potevo più rimandare. Il mio sogno è sempre stato il mondo dello spettacolo: perché non provarci davvero? Così, ho iniziato a muovere i primi passi anche nell’ambito cinematografico e televisivo. Sono stata su vari set nazionali e internazionali, ho partecipato a spot pubblicitari, ho conosciuto attori di grande rilievo: Andy Garcia, Alex Pettyfer, Salvatore Lazzaro e poi Elisabetta Canalis, Vanessa Scalera sul set di Imma Tataranni. Insomma, ho vissuto esperienze che mai avrei immaginato. Parallelamente, faccio parte anche di un gruppo di pizzica e canti popolari di Oria, i Baccanti. Sono una persona poliedrica, mi piace sperimentare, ma la verità è che la mia personalità è sbocciata davvero nel teatro: lì mi sento a casa, lì ritrovo me stessa. E ancora oggi faccio fatica a crederci: sarò la protagonista di questo nuovo film-short. Canto anche. Il primo ottobre è uscito il mio primo singolo, Lontano da me, disponibile su YouTube. L’ho realizzato con il regista Leonardo Ginefra, con cui collaboro anche come ballerina nei suoi videoclip. Con lui ho girato anche un cortometraggio. Ho ampliato il mio cammino e ho finalmente abbracciato quello che è sempre stato il mio sogno: il mondo dello spettacolo. E ora eccomi qui, pronta ad affrontare queste giornate di registrazione di Villa di Famiglia, insieme al Dottor De Vita e a tutto il cast ancora mi sembra incredibile, ma è tutto vero. Questo è il mio percorso. Cosa ti ha spinto ad accettare il ruolo principale in La Villa di Famiglia? Ho letto il copione e ho trovato il personaggio molto intrigante, per questo ho accettato, interpreto Consuelo è questa moglie che vive all’interno di una famiglia apparentemente normale, ma che comincia a intuire che forse il marito la tradisce con un’altra donna. È una donna che si muove tra sospetti, silenzi e piccoli segreti, e poi viene portata in questa villa dove il passato del marito torna a galla, avvolto da un’atmosfera che abbraccia tutta la storia e la complica ancora di più. Sono proprio questi i personaggi che mi attirano: quelli un po’ contorti, non troppo tranquilli, quelli che hanno qualcosa di particolare, di irrisolto. Ruoli che ti costringono a scavare, a capire cosa c’è sotto la superficie. Ti aspetta un ruolo estremamente intenso e drammatico. Come pensi di gestire la carica emotiva durante i giorni di ripresa a Trebbo di Reno tra scene di tensione di coppia e momenti di pura suspense? Devo dire che adoro quei ruoli che partono in modo tranquillo e poi virano verso il thriller. Mi affascinano, mi divertono, mi permettono di esplorare sfumature diverse. In generale mi piace sperimentare personaggi particolari, fuori dagli schemi, quelli che non sono mai completamente lineari. Per esempio, qualche anno fa ho girato un cortometraggio con Pasquale Cafaro, un regista di Bari con cui ho collaborato nuovamente di recente. Interpretavo un doppio personaggio: una cameriera killer. Alla fine, in un certo senso, uccidevo il regista stesso, che nel corto rappresentava un’entità superiore. Il mio personaggio veniva da un’altra dimensione e cercava di rapirlo. Anche nel cortometraggio più recente, Il cacciatore dei sogni, sempre con Cafaro, ho interpretato un ruolo particolare: ero la perversione, l’oscurità, la parte più buia dell’animo umano. Senza dimenticare la collaborazione con Giorgio Franco. Sono attratta da questi personaggi complessi, ambigui, un po’ disturbanti. Forse perché nella mia vita artistica c’è anche un lato più “combattivo”: sono una tiratrice di scherma medievale e pratico arco medievale. Faccio parte dell’associazione Mesagne Teutonica, presieduta da mio padre, e abbiamo partecipato al famoso Torneo dei Rioni di Oria, conosciuto in tutta Italia. Accampamenti medievali, investiture, combattimenti con spada e arco: è un mondo che mi appartiene e che, in qualche modo, si riflette nei ruoli che interpreto. Non a caso, se mi chiedono qual è il mio film preferito, rispondo senza esitazioni: Kill Bill. Adoro il personaggio di Uma Thurman, adoro Tarantino. Proprio ieri sera lo trasmettevano in TV: volume uno e volume due. Ho fatto notte per guardarlo fino alla fine. È il mio film del cuore, senza ombra di dubbio. E proprio per questo, quando mi hanno proposto il ruolo di Consuelo, ho sorriso: è un personaggio molto più tranquillo rispetto ai miei canoni abituali. Di solito mi assegnano l’amante, la killer, la figura oscura. Stavolta, invece, interpreto la moglie tradita. E devo dire che ne sono contenta: è una sfida diversa, un modo nuovo di raccontarmi. Anche perché, da quello che ho capito, alla fine Consuelo avrà il suo riscatto. E questo mi piace: affronta il dolore, lo attraversa, e poi lo ribalta. Lo prende quasi sportivamente, con una forza che emerge piano piano. Quale pensi sarà la sfida più grande nel portare in vita questo personaggio? La sfida più grande, naturalmente, sarà studiare, studiare, studiare per immedesimarmi nel personaggio. Studiare il testo, studiare Consuelo, capirne ogni sfumatura. Insomma, tanto studio per arrivare pronta a questo cortometraggio. Al di là degli elementi horror e del mistero, qual è il messaggio più forte che speri arrivi al pubblico attraverso il viaggio di questa donna? Diciamo che il messaggio è un po’ particolare, quasi una rivincita: credevate che non ce la facevo, e invece eccomi qua. E questo è ciò che cerco sempre di trasmettere, soprattutto alle donne, alle più giovani. Consuelo è un personaggio che ce la fa, che vive fino in fondo la sua storia, mentre il marito, da quello che ho capito, rimane intrappolato nel suo passato. E allora il messaggio che voglio dare è proprio questo: non serve vendersi per arrivare da qualche parte. Io sono del parere, forse un po’ all’antica, che è meglio accontentarsi del poco, del piccolo, perché le soddisfazioni arrivano comunque, e arrivano il doppio. Nel mondo dello spettacolo si incontrano persone per bene, che ti valutano per ciò che fai, per il tuo curriculum, per la tua professionalità. Ma si incontrano anche persone che, anche se gli porti dieci pagine di curriculum, hanno altri pensieri. E su questo bisogna stare attente, soprattutto le ragazze giovani che sognano di emergere. A volte, pur di tentare di arrivare in alto, ci si vende… ma poi non si arriva da nessuna parte. Ecco, questo è il messaggio che voglio dare, indipendentemente dal ruolo che interpreto amante, assassina o moglie tradita. Voglio essere un esempio di donna che ha fatto la sua strada studiando, con sacrifici, con pratica, con lacrime e sudore. Io mi accontento del mio piccolo, perché per me la prima cosa è la dignità. E quando arrivano proposte come questa del Dott. Salvo De Vita, per me valgono il doppio: perché come tanti altri che mi ha scelta per ciò che so fare, non per ciò che avrei potuto concedere. Progetti per il futuro? Allora, progetti per il futuro, naturalmente io continuerò con il cinema, sempre accontentandomi del mio piccolo. Se le cose vengono le prendo e poi per me le soddisfazioni saranno il doppio e il triplo. Però una cosa è certa, nella mia vita non lascerò mai e poi mai il teatro, io continuerò finché avrò vita, finché avrò il respiro, continuerò con il teatro appunto e con la danza. Questi sono i miei progetti futuri. A settembre naturalmente spero di ripartire nuovamente con la mia compagnia teatrale per iniziare a preparare un altro spettacolo teatrale e poi avrò anche i miei amici di Oria che continueremo a fare le nostre belle serate di cantate serenate e balli di pizzica. Questa intervista con Valeria Campana ci lascia il ritratto di un’artista autentica, determinata e profondamente legata alla sua dignità e al suo percorso: una voce che attraversa La Villa di Famiglia con verità e coraggio, ricordando quanto la passione, quando è sincera, sappia trasformarsi in strada, futuro e possibilità. Articolo: Dott.ssa Mietto Elisa Dirigente del servizio: Dott. Salvo De Vita Supervisore e Resp. Pubblicazione: Ufficio Stampa e Produzioni MP Distribuzione: Urban Dream di Mietto Elisa
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