Discussione

Valentina Consani co-protagonista ne "La Villa di Famiglia"

Valentina Consani co-protagonista ne "La Villa di Famiglia"

Nel cast de La Villa di Famiglia trova spazio anche Valentina Consani, co‑protagonista chiamata a interpretare l’amante: una figura che incrina gli equilibri, scardina la psicologia del marito e diventa motore silenzioso dell’intera vicenda. La sua storia personale, ricca di passione, disciplina e percorsi artistici diversi, racconta una donna che ha sempre cercato l’arte, e che oggi la ritrova in un ruolo complesso, magnetico e decisivo. Valentina... raccontaci qualcosa di te e del tuo percorso Innanzitutto sono una donna che ha sempre ambito alla recitazione: mi è piaciuta fin da quando ero piccola. Ricordo che già a scuola, nei primi temi che scrivevo, annotavo che da grande avrei voluto fare l’attrice o la regista. Poi la vita mi ha portato su altre strade: ho studiato giurisprudenza, ho lavorato negli studi legali e oggi insegno. Ma la passione per il mondo dell’arte non l’ho mai abbandonata. Ho ballato per tanti anni, ho studiato danza orientale e ho seguito corsi di recitazione, interpretando piccole parti. Tutto ciò che riguarda l’arte mi ha sempre affascinato: nel tempo ho partecipato anche a eventi di moda, ho lavorato per anni al Pitti sia come hostess che come modella, ho fatto shooting, la MotoGP del Mugello e ho avuto l’onore di conoscere Gigi Proietti durante le riprese di una pubblicità della Tim girata a Montecatini, la città da cui provengo. Se dovessi descrivere il tuo personaggio con soli tre aggettivi, quali sceglieresti e perché? Sicuramente è un personaggio affascinante perché molto sfaccettato: non è soltanto la classica “disturbatrice amorosa”, ma è qualcuno che arriva a far perdere la cognizione mentale, a insinuarsi nella psiche dell’altro. È un tipo di disturbo che, in fondo, rispecchia ciò che accade nella vita di tutti i giorni: possiamo essere influenzati da persone, eventi o situazioni che ci destabilizzano in modi diversi. È anche un personaggio misterioso, perché non comprendiamo fino in fondo quanto sia realmente influente nella mente dell’altro e nella storia stessa. E poi è magico, perché possiede una dimensione soprannaturale, delle forze che, in qualche modo, nella vita reale possiamo ritrovare sotto forma di destino. Non abbiamo mostri o fantasmi che ci indicano la strada, ma abbiamo il destino, che secondo me è già scritto in parte. Non tutto dipende da noi: a volte interviene qualcosa che ci spinge verso una direzione piuttosto che un’altra. Ed è proprio questa commistione tra psicologia, mistero e destino che rende il personaggio così particolare. Quali elementi senti più complessi e rischiosi da interpretare? Secondo me l’elemento più complesso e rischioso da interpretare è proprio il fatto di fidarsi, di lasciarsi completamente andare e di farsi guidare dagli altri personaggi, in particolare dalla protagonista. Affidarsi totalmente a un’altra persona non è mai semplice, soprattutto quando si lavora con riprese veloci, dove non hai molto tempo per prepararti o per entrare gradualmente nella scena. In quei momenti devi fidarti e affidarti, senza esitazioni, ed è proprio questo che rende il ruolo così delicato da interpretare. Cosa ti ha portato ad accettare questa sfida? Sicuramente mi ha convinto il fatto che amo le sfide: sono una persona che si è sempre messa in gioco con esperienze diverse, e questa sceneggiatura mi ha colpita subito. Trovo che siano stati davvero bravi a prendere questa storia e a renderla particolarmente intrigante. Mi affascina la parte storica, perché siamo nel dopoguerra e io sono sempre stata appassionata di storia, soprattutto della Seconda Guerra Mondiale. Allo stesso tempo mi piace che non sia soltanto un racconto storico: c’è un elemento fantascientifico, c’è il thriller, c’è la tensione. Questa combinazione di piani diversi, realtà, mistero e immaginazione, è ciò che rende il progetto così interessante per me. Quali sono gli aspetti di questo personaggio che ti intrigano di più, che ti hanno proprio convinto ad interpretarlo, che ti piacciono di più? Sicuramente il fatto che questo personaggio sia determinante è ciò che mi affascina di più. Non è una figura di passaggio, che potrebbe esserci o non esserci: è proprio grazie a lui che la storia prende una direzione precisa e cambia completamente. Essere al centro di questo snodo narrativo, pur non essendo la protagonista ma una co‑protagonista, mi fa capire quanto sia importante interpretarlo con la giusta intensità. La forza con cui lo porto in scena può far cogliere allo spettatore un punto di vista più incisivo o più sfumato. Se siamo più forti, più presenti, riusciamo a far comprendere davvero quanto sia fondamentale ciò che il personaggio rappresenta e quanto influenzi tutto ciò che accade. Cosa ti auguri di portare con te dopo questa nuova esperienza? Io mi auguro, innanzitutto, che questo progetto sia qualcosa di bello da conservare, e già adesso sento che sarà così. E poi spero che da qui possa nascere una nuova collaborazione: che con lo stesso produttore possano arrivare altri progetti, altri lungometraggi, altri cortometraggi, o comunque nuove esperienze sempre nell’ambito artistico. Non vedo l’ora che arrivi ottobre, di iniziare finalmente le riprese e di vedere questo progetto prendere forma. Spero davvero che il corto venga visto da più persone possibile, perché può dare una bella visibilità non solo a me, ma a tutto il lavoro fatto: è un progetto che merita, e mi auguro che il pubblico lo percepisca. Con questa intervista si chiude uno sguardo intenso su Valentina Consani, un’artista che affronta ogni sfida con passione e consapevolezza: la sua interpretazione, determinante per La Villa di Famiglia, promette di lasciare un’impronta forte e di aprire nuove strade nel suo percorso artistico. Articolo: Dott.ssa Mietto Elisa Dirigente del servizio: Dott. Salvo De Vita Supervisore e Resp. Pubblicazione: Ufficio Stampa e Produzioni MP Distribuzione: Urban Dream di Mietto Elisa