Ci sono persone indigenti che faticano ad arrivare alla fine del mese, che di solito prendono i pacchi alimentari alla Caritas e nelle parrocchie. L’assenza di risorse non è facile da metabolizzare, ci sono magari anziani in casa, figli che vanno a scuola, neonati. Il fenomeno della indigenza è anche moderno, non è un fatto antico. Spesso queste persone ricevono sollievo dai tanti sussidi. Molti con i soldi si abbandono però a spese superflue e voluttuarie. Ci sono giovani che hanno preso elemosine dalla parrocchia e poi si sono comprati magliette firmate o sono andati in vacanza in posti eleganti. Ci sono stati pure casi di persone segnalate per i loro problemi economici e per assenza di lavoro che si sono rifiutate categoricamente di svolgere alcuni lavori proposti. Molti mancano del necessario ma non si abbassano a lavorare. Hanno accampato alcune scuse: il lavoro è troppo lontano, è troppo presto come orario, il datore di lavoro è antipatico, la pausa pranzo è troppo breve e via discorrendo. Si sono rifiutati di lavorare nelle mense, nei locali, presso famiglie. Molti hanno avanzato assurde pretese. Molti cercano lavoro pregando Dio di non trovarlo, perché costa impegno e fatica, meglio poltrire davanti alla televisione seduti sul salotto. Molti nohanno accettato di lavorare in un bar perché detestano servire gli altri, si sentono schiavi. Ci stupiamo di questi curiosi comportamenti. Notiamo come le pretese sono aumentate in modo impressionante. I giovani non vogliono lavorare il sabato sera, la domenica perché hanno i loro giri con gli amici. Un lavoro in un garage non è ambito, troppo impegno quotidiano e troppo lavoro notturno. I giovani si rassomigliano tutti nella scelta del lavoro. Vogliono i week end liberi, ossia la botte piena e la moglie ubriaca. Molte ragazze trovano lavoro in una pasticceria ma sono trasognate, non si impegnano, sono svogliate, fanno errori, accettano semmai i complimenti dei clienti. Nessuno vuole un lavoro che assorbe molte ore. Ci si illumina solo davanti a lavori leggeri. Ci sono persone incontentabili che cercano lavoro all’infinito perché non si adattano. I compromessi certe volte sono graditi e necessari. Non si può fare a meno di notare la apatia di alcune generazioni. Un lavoro in famiglia sotto il padre turba, molti non vogliono lavorare nella azienda di famiglia per non essere controllati. Ci sorprende come molti non sono assidui sul lavoro pur essendo poveri. S rifiutano posti di lavoro con disinvoltura. Nessuno vuole un lavoro faticoso, pieno di regole, impegnativo anche se onesto.
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