Discussione

Dalle maschere antiradiazioni al bianco e nero: "Hiroshima" di Albasax

Dalle maschere antiradiazioni al bianco e nero: "Hiroshima" di Albasax

Centoquarantamila. È il numero che compare in un verso di una canzone d'amore. Ed è anche la stima delle persone morte a Hiroshima entro la fine del 1945, dopo lo sgancio della prima bomba atomica impiegata in guerra, il 6 agosto di quell'anno. «Dopo scuse chieste 140.000 volte», canta Albasax, nome d'arte di Daniele Dominici, ventisettenne musicista romano che ha scelto di inserire quella cifra nel testo di “Hiroshima”, il suo nuovo singolo disponibile dal 20 ottobre, secondo capitolo del progetto artistico e teatrale di prossima uscita “ACTVS PRIMVS”. Il riferimento è del tutto intenzionale. Le scuse ripetute all'interno di una relazione diventano il punto di contatto con una tragedia storica nella quale le conseguenze di una decisione hanno assunto proporzioni impossibili da cancellare. Una corrispondenza numerica che introduce il tema attorno al quale Albasax ha cucito il brano: la consapevolezza che arriva quando il danno è già stato compiuto e chiedere perdono non basta più a ripararlo. Nel videoclip ufficiale, concepito come un cortometraggio interamente in bianco e nero, l'artista interpreta J. Robert Oppenheimer, il fisico statunitense che diresse il laboratorio di Los Alamos durante il Progetto Manhattan e guidò lo sviluppo delle prime armi atomiche. Di fronte a lui c'è Giorgia Carletti, chiamata a impersonare Hiroshima: una città che diventa donna, corpo, anima e destinataria delle conseguenze di un errore. La vicenda raccontata è quella di un amore che sta finendo, attraversato da tentativi di riconciliazione, decisioni sbagliate e segnali d'allarme rimasti inascoltati. Nel brano torna ossessivamente il grido «Mayday, Mayday», la richiesta internazionale di soccorso utilizzata nelle situazioni di grave pericolo. Un segnale che, nella storia immaginata da Albasax, continua a risuonare mentre i protagonisti si avvicinano a un punto di rottura sempre meno evitabile. L'esplosione è il momento verso il quale tutto precipita, ma il centro del racconto è ciò che accade prima: la successione di scelte, esitazioni e responsabilità che rende possibile la catastrofe. Un riferimento storico ben preciso, nel quale una cifra reale entra in una storia immaginaria, portando con sé il peso di una tragedia che, a oltre ottant'anni di distanza, conserva intatta la sua gravità e impone ancora oggi una riflessione sulle conseguenze delle decisioni umane. Il 6 agosto 1945, alle 8:15 del mattino, Hiroshima fu colpita dalla bomba atomica statunitense. Secondo le stime ufficiali della municipalità giapponese, circa 140.000 persone morirono entro il dicembre successivo, comprese le vittime degli effetti delle radiazioni. Il numero esatto non è tuttora conosciuto: la stima è soggetta a un margine di incertezza e non comprende tutte le morti sopraggiunte negli anni seguenti. Ma è a questa cifra, rimasta impressa nella memoria storica del Novecento, che rimanda il verso scelto da Albasax. Una decisione artistica che richiede di distinguere due piani. Da una parte, la tragedia documentata di Hiroshima, con le sue vittime e le conseguenze che hanno segnato intere generazioni; dall'altra, una costruzione teatrale che prende in prestito alcuni simboli della storia nucleare per interrogarsi sul comportamento umano. Le dimensioni dei due eventi non sono paragonabili, né il dolore di una separazione sentimentale può essere equiparato alla distruzione di una città e dei suoi abitanti. Il collegamento proposto dall'artista riguarda piuttosto il meccanismo della responsabilità: la possibilità di riconoscere un errore quando le sue conseguenze sono ormai fuori dal nostro controllo. Anche il lessico tipico della fisica nucleare entra nella narrazione tracciata dall’artista capitolino: la bomba, le radiazioni, l'esplosione e il pericolo imminente diventano parte del linguaggio con cui viene descritta la dissoluzione del legame. I protagonisti sembrano riconoscere ciò che sta accadendo, continuano a chiedersi perdono, ma finiscono per compiere le stesse scelte che stanno distruggendo il loro rapporto, fino a rendere inevitabile ciò che, forse, avrebbero ancora potuto scongiurare. E viene spontaneo chiedersi quante volte si possa ripetere lo stesso errore prima di capire che alcune conseguenze non ammettono una seconda possibilità. “Hiroshima” arriva in un periodo storico nel quale la guerra, la minaccia nucleare e la distruzione di intere aree abitate continuano a occupare il dibattito e la cronaca internazionali. «Viviamo in un periodo storico in cui assistiamo ogni giorno alle conseguenze di decisioni che distruggono vite, città e intere generazioni – dichiara -. Con “Hiroshima” ho voluto raccontare qualcosa che, in proporzioni completamente diverse, riguarda anche la nostra vita privata: la facilità con cui ripetiamo gli stessi errori, pur conoscendone le conseguenze. A volte continuiamo a chiedere scusa, convinti che basti a rimediare, senza renderci conto che ogni scelta lascia qualcosa dietro di sé. E arriva un momento in cui il perdono, per quanto sincero, non può più riportare le cose come prima. Credo che assumersi la responsabilità delle proprie azioni significhi soprattutto questo: imparare a riconoscere il danno che possiamo provocare, prima che diventi irreparabile.» Il riferimento a Oppenheimer introduce nel progetto una figura storica che continua a interrogare la cultura contemporanea. Direttore scientifico del laboratorio di Los Alamos, dove vennero progettate e sviluppate le prime bombe atomiche, Oppenheimer è diventato uno dei personaggi più rappresentativi del rapporto tra progresso scientifico, potere militare e responsabilità morale. Una figura controversa riportata all'attenzione del grande pubblico anche dal film “Oppenheimer” di Christopher Nolan, uscito nel 2023, campione d'incassi e vincitore di sette premi Oscar, tra cui quello per il miglior film. Albasax ne assume l'identità scenica, inserendola in una rappresentazione che trae ispirazione dalla tradizione tragica. La coprotagonista Giorgia Carletti interpreta invece Hiroshima, facendo così assumere alla città un volto e una presenza fisica che permettono di trasferire sul piano teatrale il confronto tra chi agisce e chi subisce le conseguenze dell'azione. La scelta richiama uno dei procedimenti più antichi della drammaturgia: attribuire un corpo, una voce e un destino a ciò che, nella realtà, appartiene alla storia, alla collettività o al mondo delle idee. Nell'immaginario di “Hiroshima” convivono il melodramma sentimentale e la tragedia di matrice shakespeariana, con personaggi chiamati a confrontarsi con decisioni che modificano definitivamente il corso degli eventi. Al centro rimane l'impossibilità di fermare il tempo nell'istante precedente alla scelta fatale. La consapevolezza può arrivare dopo, ma il corso degli avvenimenti non torna indietro. Con “Hiroshima”, Albasax prosegue il percorso Dramatic Pop, denominazione scelta per identificare una proposta nella quale scrittura musicale, interpretazione vocale, strumenti, recitazione, coreografia e racconto cinematografico vengono concepiti come parti di una stessa opera. La componente teatrale, già presente nel precedente singolo “Follie di Joker”, assume qui un rilievo ancora maggiore. L'estetica del nuovo capitolo è interamente concepita sul bianco e nero, scelta che caratterizza il videoclip e accompagna l'identità visiva dell'artista. La sottrazione del colore accentua il contrasto tra luce e ombra, il disegno dei corpi, i costumi e la gestualità dei personaggi, contribuendo a definire l'atmosfera dark-noir della produzione. Il riferimento dichiarato da Albasax è Bruce Wayne, con il suo immaginario notturno ed elegante, attraversato dal costante conflitto tra identità pubblica e conflitto interiore. Un'influenza che il musicista e cantautore romano inserisce nella costruzione della propria città immaginaria, “Drama City”, lo spazio narrativo nel quale prendono forma i personaggi e le vicende di “ACTVS PRIMVS”. L'intenzione è sviluppare un linguaggio scenico nel quale ogni nuovo brano possa occupare un posto all'interno di una storia più ampia. Per “Hiroshima”, Albasax ha ideato e disegnato personalmente il proprio make-up teatrale, successivamente realizzato sul volto dalla sua storica make-up artist Ester Lo Bianco. La scelta si inserisce nella tradizione degli artisti che hanno utilizzato il trucco come parte integrante dell'identità performativa. Tra i riferimenti più immediati ci sono David Bowie e Prince, due autentici innovatori che hanno rivoluzionato la storia della musica e della performance, attribuendo al costume, alla trasformazione scenica e alla definizione del personaggio un ruolo essenziale nella propria ricerca artistica, al pari della voce e della musica. Il videoclip comprende inoltre un corpo di ballo che indossa maschere protettive antiradiazioni, inserendo nella coreografia un ulteriore richiamo all'immaginario nucleare. Le coreografie e la direzione artistica sono curate da Daniele Ingrassia e dallo stesso Albasax, che proseguono così la collaborazione già avviata con il primo capitolo dell'opera. Tra gli elementi più particolari della nuova produzione compare anche uno Straight Alto Sax, un sassofono contralto dal corpo diritto, variante assai meno comune rispetto al tradizionale contralto ricurvo. Albasax lo ha inserito per la sua timbrica penetrante e per il profilo dello strumento, capace di entrare con naturalezza nella composizione. Nella dimensione post-apocalittica di “Hiroshima”, il sassofono diventa parte del linguaggio drammaturgico attraverso il quale l'artista interpreta il proprio personaggio. Un ulteriore sviluppo della ricerca musicale di Dominici, diplomato in sassofono jazz al Conservatorio di Santa Cecilia di Roma e impegnato da anni nello studio e nell'impiego di diverse tipologie dello strumento. Il suo lavoro riunisce i sei principali membri della famiglia del sassofono — sopranino, soprano, contralto, tenore, baritono e basso — e li inserisce all'interno di una produzione contemporanea che attraversa pop, elettronica e performance teatrale. “Hiroshima” costituisce il secondo capitolo di “ACTVS PRIMVS”, inaugurato dopo l’estate con il singolo “Follie di Joker” che, mediante la figura del Joker, raccontava la difficoltà di riconoscere e accettare ciò che si tende a nascondere agli altri, trasformando la maschera in uno strumento di rappresentazione delle proprie fragilità. Con “Hiroshima”, il racconto si sposta sulla relazione tra due individui e sulle conseguenze delle loro scelte. Alla maschera del Joker subentra la figura storica di Oppenheimer; all'incontro con sé stessi segue il confronto con ciò che le proprie azioni producono su un'altra persona. I due capitoli condividono la stessa concezione dello spettacolo, nella quale la musica determina la costruzione delle scene e ogni elemento visivo partecipa alla narrazione. Un'impostazione che Dominici ha sviluppato anche attraverso gli studi magistrali in Scritture e produzioni per lo spettacolo, intrapresi per approfondire la drammaturgia e trasferirne gli strumenti nel proprio lavoro musicale. In “Hiroshima”, i cori sono affidati alla vocal coach Monica Magnani, già coinvolta nel precedente capitolo, mentre il lavoro coreografico e la direzione artistica portano la firma congiunta di Daniele Ingrassia e Albasax. Nel 2025 sono trascorsi ottant'anni dai bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki. Eppure, le questioni storiche e morali sollevate dallo sviluppo e dall'impiego delle armi nucleari continuano a riguardare il presente. Albasax sceglie di affrontarle con un racconto sentimentale che utilizza figure e simboli riconoscibili del Novecento, assumendosi anche il rischio di accostare esperienze di natura e gravità profondamente differenti. Al centro della canzone rimangono un uomo, una donna e una relazione che non riesce più a sopravvivere agli errori commessi. Il numero delle scuse continua a crescere, il segnale di soccorso viene ripetuto, i protagonisti tentano di resistere alle conseguenze delle proprie azioni. Ma ogni tragedia possiede un momento nel quale il suo esito potrebbe ancora essere diverso. Ed è proprio quel momento, prima che sia troppo tardi, che Albasax decide di raccontare, ricordandoci quanto possa essere sottile il confine tra un errore al quale si può ancora rimediare e uno con cui bisognerà convivere per sempre.