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Coronavirus e teatro

Coronavirus e teatro

Di Toni Andreetta. Contrariamente a quanto annunciato dal Governo Draghi pochi giorni fa, visto l’andamento della pandemia con tutta probabilità i teatri e i cinema rimarranno chiusi anche dopo il 27 marzo 2021. Intanto dobbiamo subito dire che Turismo e Cultura non saranno più un unico ministero ma separati in due dicasteri (si sono separati e riuniti molte volte negli ultimi decenni, spesso per aumentare i posti a tavola dei politici) Franceschini comunque resta titolare della Cultura, quindi per il settore del teatro e dello spettacolo dal vivo forse non cambierà molto. Considerando che, nell’ambito dei beni culturali materiali o immateriali, i padri costituenti hanno adottato il preciso indirizzo di assumere, tra i compiti essenziali dello Stato, la promozione, lo sviluppo e l’elevazione culturale della collettività, possiamo sintetizzare che tutta la problematica giuridica del bene culturale si pone in relazione alla libertà della cultura. Libertà proclamata dall’art. 33, comma 1 della Costituzione: “L’arte e la scienza sono libere e libero n’è l’insegnamento”. Quindi la parola chiave è “libertà”. In momenti di emergenza però si tratta di salvaguardare la salute di una comunità e quindi la scienza prevale e orienta sostanzialmente le decisioni politiche che possono ridurre libertà espressive e di movimento in modo drastico. Visto che paradossalmente con tutto chiuso non si è mai parlato così tanto di teatro e cinema come oggi, molti pensano che forse al momento della riapertura, dopo tempi lunghi di astinenza, la gente potrebbe riversarsi in massa nelle sale teatrali e cinematografiche. Personalmente ritengo che questa profezia sia illusoria, anche in relazione alla ampia e sempre crescente offerta, in tv e in rete, di intrattenimento e di prodotti di qualità altamente culturali, penso poi che questa ripresa sia difficile, tenendo conto anche del fatto che molti addetti ai lavori e appassionati cominciano a dire che in fondo un’opera lirica si gusta meglio in streaming con sottotitoli accurati, lo stesso vale per i concerti e che anche un film in 4K a casa con gli amici può essere più coinvolgente che in sala e così via. Ovviamente essendoci ancora esercenti cinematografici e istituzioni teatrali, l’attività in sala riprenderà sicuramente, anche in considerazione dell’aforisma di G. Wickham “in arte non vi è mai progresso ma solo differenze”. Il problema è vedere come riprenderanno lo spettacolo dal vivo e il cinema. Credo a questo punto sia necessario che categorie, governo e regioni si concentrino, approfittando di questa grande pausa, per delineare una riforma che valorizzi elementi rituali e contestuali propri del teatro e del cinema, incoraggiando un cambio generazionale di artisti e fruitori, in modo da consentire uno slancio innovativo di strutture e dimensioni espressive in grado di rispondere alle nuove istanze di crescita culturale e fruizione emozionale collettiva dello spettacolo, a cominciare da una legge organica seria sul teatro che aspettiamo da 70 anni.

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