Elena

Laurea in Lettere e Giornalismo Segretaria Amante della Letteratura e della Fotografia
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Diciannove anni con Mister D

Oggi sono diciannove anni di vita insieme a te, diciannove anni di cui francamente avrei fatto volentieri a meno. Non sappiamo perché sei arrivato, genetica probabilmente o lo stress di quell'anno, dove la vita ci ha tolto tanto. Ricordo bene tutto, ricordo che avevo capito sin da subito che eri tu, ma non dissi nulla: avevamo abbastanza problemi, non volevo peggiorare le cose. Ricordo che persi peso (forse fu la cosa migliore del tuo arrivo) e che a scuola, io bambina delle medie, ero sempre incredibilmente stanca. Una volta durante la lezione di geografia appoggiai la testa sul banco e in uno stato di semiveglia, guardando la cartina del Sud America mi sembrò di vedere un cavallo. A quindici anni mi hai quasi fatto raggiungere mamma, per fortuna d'estate, nella casa di nonna, ancora dormivo con i miei fratelli in un camerone. Ogni giorno chiedi che nel mio corpo venga iniettato qualcosa di potenzialmente letale, senza pausa. Persino la dieta è complicata con te, così come l'esercizio fisico: la dieta dev'essere un equilibrio perfetto tra l'ormone che costantemente ti innietti e regola tutto e ciò che mangi. Non puoi esagerare con le proteine: il carico sui reni sarebbe eccessivo, ma come fai se i carboidrati fanno ingrassare? E allora vai di conteggi. Lo sport: ho la glicemia sopra i 250 a causa, di boh, non si sa bene che cosa, non devo fare nulla perché sennò continua a salire e la lezione in palestra, programmata, pagata, salta. Le notti di riposo lunghe e pacifiche, sono rare e per questo preziose. Non c'è notte che non mi svegli due-tre volte: glicemia che sale e che scende o semplicemente ansia che qualcosa non stia andando bene, per cui meglio controllare. Sei infame: ci sono giornate in cui mangio un panino al volo a pranzo e nient'altro fino a cena e la glicemia schizza a 300, solo perché sono in tensione per aver guidato la macchina. Preferirei non averti, mentirei se dicessi il contrario, ma delle cose buone me le hai date. Mi hai insegnato quanto è importante prendersi cura di sé, che non è importante strafogarsi, che si vive bene anche mangiando poco. Che bisogna mettere da parte lo stress se possibile e sorridere di più: l'umore è fondamentale per la salute fisica. Che è normale essere stanchi, bisogna dirlo, bisogna accettarlo, bisogna imparare a riposare quand'è il momento. Che la Nutella può salvare la vita, solo un cucchiaino da caffè però. Che i finocchi sanno essere la cosa più buona al mondo. Che la pizza è una gioia rara e come tale va apprezzata. Che per essere felici non bisogna essere perfetti e che sono proprio le nostre imperfezioni a renderci unici. Diciannove anni trascorsi e ancora una vita da passare insieme. Auguri a noi Mister D. #diciannoveannicoldiabeteditipo1

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Desideri

Vorrei poter andare via di qui, vorrei poter viaggiare. Visitare quei posti che sono almeno tre anni che dico di voler vedere: le Marche e poi l'Umbria. Scorrazzare per l'Italia da Nord a Sud e portarmi da ogni luogo visto un pezzo di cielo e poi poter scegliere dove trascorrere quel che resta da vivere, se tornare in Sardegna o andare altrove. Dopo aver scelto dove vivere ripartire: dopo l'Italia l'Europa. La Spagna per prima: l'Andalusia mi chiama. Finito con la Spagna, il Portogallo: almeno sono nella stessa penisola. Ora però cambio versante: vado in Grecia: il bianco di Santorini mi acceca e a Creta quasi mi aspetto di trovare il Minotauro. Salgo, arrivo in Russia: Mosca, San Pietroburgo e la Transiberiana: sogno che si avvera. Cambio zona, c'è anche il Medio Oriente da iniziare a vedere: in Libano mi accoglie Beirut in Giordania Petra e li per la prima volta sperimento la sindrome di Stendhal. Mi prendo una piccola pausa dal Vecchio Mondo e vado nel nuovo: la pampa Argentina non è mai stata così sterminata ed arrivo nel deserto di Atacama in tempo per veder fiorire le rose... Ora mi fermo respiro, piango e mi inebrio di tutto ciò che di bello c'è. Vorrei tornasse il tempo, in cui tutto questo si poteva non solo sognare, ma anche realizzare.

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The sound of silence

Ho scelto questa canzone, di cui amo particolarmente la versione dei Disturbed, per incorniciare una foto fatta stasera. Spero vi piacciano entrambe. Hello darkness, my old friend, I've come to talk with you again, Because a vision softly creeping, Left its seeds while I was sleeping, And the vision that was planted in my brain Still remains within the sound of silence. In restless dreams I walked alone Narrow streets of cobblestone, 'Neath the halo of a street lamp, I turned my collar to the cold and damp When my eyes were stabbed by the flash of a neon light That split the night And touched the sound of silence. And in the naked light I saw Ten thousand people, maybe more. People talking without speaking, People hearing without listening, People writing songs that voices Never share And no one dared Disturb the sound of silence. "Fools," said I, "You do not know – Silence like a cancer grows. Hear my words that I might teach you. Take my arms that I might reach you." But my words like silent raindrops fell And echoed in the wells of silence And the people bowed and prayed To the neon god they made. And the sign flashed out its warning In the words that it was forming. And the sign(1) said: “ The words of the prophets are written on the subway walls And tenement halls And whispered in the sound of silence.

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La luna piena del lupo

Ne abbiamo parlato ieri, ed eccola, la prima luna piena dell'anno, la luna piena del lupo. Le nuvole mi hanno fatto un po' penare per fotografarla, ma alla fine ho vinto io.

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Vantaggi di un vasto territorio

Buonasera ragazzi. Da domenica scorsa e fino al 7 febbraio la mia regione è passata, e resterà, checché ne dica quell'idiota del nostro presidente, in fascia arancione. Fortunatamente il territorio del mio comune è piuttosto vasto e quindi posso continuare con le mie uscite fotografiche. Oggi vi ripropongo la luna, ancora non totalmente piena. Come già detto tante altre volte, qualunque emozione vi susciti è ben accetta.

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Tramonto della mía terra

Oggi avevo voglia di uscire e di scattare, motivo per cui ho preso con me reflex, treppiedi e auto e mi sono diretta in una delle spiagge più famose della Costa Smeralda in cui sapevo avrei potuto ammirare il tramonto. Mi faceva piacere condividerlo con voi, motivo per cui ho scelto questa foto. Qualsiasi emozione vi susciti è ben accetta.

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Spiaggia degli Svedesi, Palau, Sardegna

Uno dei vantaggi, forse il più importante, dell'essere, ai tempi di una pandemia globale, in un'Italia che sembra diventata un vecchio gioco per bambini e per puro caso fortuito, in zona gialla e di essere, sempre a causa della pandemia, disoccupata, è la possibilità di uscire in macchina senza problema ed esplorare un po' il territorio in cui vivi. Proprio una di queste peregrinazioni, mi ha portato a scoprire questa mattina la Spiaggia degli Svedesi nel territorio del comune di Palau, distante dal mio circa 15 km. Ancora non mi è noto da cosa sia dovuto il nome e sto cercando di scoprirlo, posso però dirvi che si tratta, come ho potuto notare, di una spiaggia abbastanza ben riparata dal gelido Grecale, formata da sabbia dorata, qualche ciotolo e le cui acque del mare sono tendenti all'blu e al verde smeraldo e a differenza di altre spiagge distanti una manciata di chilometri, dal fondale basso. Poco distante c'è anche uno stagno in cui ho avuto il piacere di vedere degli amabili fenicotteri bianchi. Ho fatto anche qualche foto, ve ne propongo una, anche se mi vergogno un po' spero vi piaccia.

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Proposte di lettura "Cuore di tenebra" di J. Conrad

Oggi ho un'altra proposta di lettura per voi, si tratta di un classico: Cuore di Tenebra di Joseph Conrad. Vi propongo un estratto dal capitolo conclusivo. "Lo guardai pieno di stupore. Se ne stava lì, davanti a me, entusiasta, favoloso, nel suo abito variopinto, con l'aria di essere scappato da una compagnia di mimi. Persino la sua esistenza era improbabile, inspiegabile, sconcertante. Era un problema insolubile. Era assurdo che esistesse, che fosse riuscito ad arrivare così lontano, che ce l'avesse fatta a rimanerci-senza essere sparito subito. 'Mi spinsi un po' oltre' disse, 'poi ancora un po' oltre - e alla fine mi trovai così lontano che non so più come farò a tornare indietro. Ma non importa. C'è tutto il tempo. Io posso cavarmela. Lei però porti via Kurtz in fretta - in fretta, mi raccomando'. Il fascino della giovinezza avvolgeva i suoi cenci multicolori, la sua miseria, la sua solitudine, la desolazione profonda dei futili vagabondaggi." [...]

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Auguri (in ritardo) per un felice 2021

Per questo 2021 vi auguro di trovare quella serenità che spesso manca. Vi auguro di riuscire a realizzare un vostro piccolo sogno, che sia un viaggio, una cucina nuova o rivedere un caro amico lontano da tanto tempo. Vi auguro di trovare la vostra strada, qualunque essa sia. Vi auguro di diventare consapevoli abbastanza da non dover aspettare che qualcuno vi dica che siete bravi per sapere che lo siete. Vi auguro la forza di andare avanti, nonostante tutto, nonostante tutti. Vi auguro di avere accanto una persona che vi capisca con un solo sguardo, che sia una madre, un padre, un fratello, una sorella o la persona con cui avete deciso di condividere la vita, e che vi sostenga quando state per cadere. Vi auguro di poter vivere sempre col sole in fronte.

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Proposta

Oggi vi propongo la lettura della prima pagina di un libricino composto da tre racconti, scritto da Erri de Luca, letto in poco più di un'ora ieri sera (sono poco più di cento pagine) e che mi ha particolarmente colpito. S'intola "Storia d'Irene", racconto con cui il libro inizia. Non mi dilungo oltre, spero solo che questa pagina vi incuriosisca almeno un po'. "Irene ha gli occhi tondi dei pesci, degli uccelli, dei mammiferi. Neanche nel sorriso accennano alla piega obliqua. É orfana, ha quattordici anni e presto partorisce. Vive in una stanza che era di stalla per l'asino e ora è per lei. Il proprietario è partito per l'Australia. La casa è in fitto ad una coppia olandese, tutto l'anno, la stalla è per Irene. C'è un letto di pietra e un materasso di foglie secche di cespuglio. Crescono pochi alberi, bassi per via del vento che li piega. Stanno ancorati al suolo con le radici che si attorcigliano alle pietre. Se sradicati mostrano all'aria la sconfitta della loro presa. Così pure dalle isole greche ripartono per l'emigrazione. Gli uomini sono simili agli alberi. Erano tornati a casa dai mestieri lontani, adesso rivanno dove trovarono la buona sorte."

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L'ultima luna del 2020

Qualche tempo fa mi avete chiesto una foto della luna. Oggi mi sono decisa e per tanto ve ne propongo una. Non userò parole smielate per descriverla, né di scrittori o poeti con ánimo ben più sopraffino del mio. Fornisco solo qualche dettaglio tecnico: la luna è blu perché ho utilizzato la modalità tungsteno. Mentre sogno un obbiettivo telescopico che costa un patrimonio ho scattato con un obbiettivo Tamron 70/300. Concludo dicendo che qualunque emozione susciterà in voi la foto (positiva o negativa è indifferente) sarà ben accetta.

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Passeggiando qua e la

Il 04.01.2021 approfittando di un timido raggio di sole e conformemente alle misure imposte dal Decreto Natale, ho esplorato un po' il territorio del mio comune e vaga che ti vaga sono arrivata a la Spiaggia di Poltu di lì Cogghj meglio nota come spiaggia del Principe. Avevo la mia Canon con me, per cui ho fatto delle foto, ve ne propongo una.

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Una storia incompiuta

C'è stato un tempo in cui credevo nell'amore che può tutto, ora invece sono molto disillusa. In quel tempo credevo anche che sarei diventata una scrittrice prima o poi. Per arrivare al punto, ieri per caso ho ritrovato il principio di quello che poteva essere un racconto valido, se avessi continuato, ma ho avuto un blocco e non sono riuscita ad andare avanti. Ve lo ripropongo qui, in questo unico luogo dell'etere in cui non mi sento giudicata, ma capita. Un attimo. In un solo attimo cambiò tutto. La vide e capì che era lei che stava aspettando da tutta una vita. Non ne conosceva il nome, l'età, cosa facesse nella vita, sapeva soltanto che era lei. Era lei e basta. Ora ripercorreva gli istanti di quell'apparizione, a stento ricordava cosa stava facendo e perché, ricordava solo lei. Con estrema fatica era riuscito a ricostruire i fatti: stava camminando per strada, doveva tornare all'auto, la gente correva, ad un certo punto si era voltato, qualcuno l'aveva chiamato e in quell'istante era passata lei: un angelo, una dea, non sapeva dirlo. Sapeva soltanto che si era dovuto appoggiare ad un palo, che fortunatamente era lì, per non cadere. Aveva sentito una fitta al cuore, come se qualcosa lo avesse trafitto. L'aveva vista per pochi istanti soltanto, ma la sua anima ormai era stata marchiata a fuoco dalla sua presenza. Il tempo si era fermato. Osservandola sembrava una ragazza tra tante: era avvolta in un maglione piuttosto largo, quasi si volesse nascondere, non troppo alta, un po' in carne, capelli scuri, occhi scuri, lucidi, forse aveva pianto, forse aveva freddo, forse stava male, non poteva dirlo, ma avrebbe voluto scoprirlo. Poteva dire soltanto che gli occhi di quella donna erano buoni, intelligenti e vivi. In quella strana mattina invernale, lei non correva come gli altri, sembrava non aver fretta, si guardava intorno con l'aria di un cucciolo che sta scoprendo il mondo e sorrideva. Un sorriso caldo, avvolgente che era riuscito a trapassarlo da parte a parte. Più tardi a casa, seduto sul divano non riusciva a smettere di pensare a lei. La vedeva ovunque, la sentiva, sentiva che era lì ed ormai aveva una sola certezza: doveva ritrovarla.

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Coi piedi per terra, Modena City Rambles

La música, si sa, ha sempre cantato l'amore, ma ritengo che siano veramente poche le canzoni che l'amore riescono a dipingerlo per davvero. Una di queste è una canzone che narra di un legame ormai finito, ma di cui si è molto grati, si tratta di "Coi piedi per terra" dei Modena City Rambles. Di seguito il testo e il link al video. Buona lettura e buona visione. Ti ho amato attraverso giorni Di buona fortuna e di festa Ti ho amato attraverso giorni Di mare agitato e tempesta Ti ho amato attraverso gli anni Le strade, gli oceani e le terre Attraverso i momenti felici Le gioie, i pianti e le guerre Abbiamo girato paesi E ascoltato le orchestre suonare Abbiamo guardato persone cadere E fucili sparare E riso e scherzato Sperando che il tempo non dovesse finire E bevuto col nodo alla gola Guardando gli amici partire Mi hai dato conchiglie Per farmi ascoltare i racconti del mare Mi hai dato un tamburo Per battere il tempo e sentirlo passare Mi hai dato parole e storie E un bicchiere robusto e profondo Per poterci raccogliere dentro Le grida e il dolore del mondo Puoi prendere un fuoco Ed accendere i sogni di chi ti sta intorno Puoi aprire la mano E raccogliere tutti i colori del giorno Puoi fare un castello Con legni spezzati e barattoli rotti Puoi trovare una stanza grigia E riempirla del blu della notte Ti ho amato attraverso giorni Di buona fortuna e di festa Ti ho amato attraverso giorni Di mare agitato e tempesta Ti ho amato per quando mi hai preso E portato vicino a una stella E per quando mi hai preso per mano E tenuto coi piedi per terra Coi piedi per terra

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La prima notte tra Eros e Psiche

Oggi ho deciso di riproporvi un pezzo di uno dei miei classici preferiti: " La Favola di Eros e Psiche". Buona lettura. [...]Dopo aver assaporato tutti quei piaceri, l'ora tarda indusse Psiche ad andare a dormire. Era già notte inoltrata quando giunse alle sue orecchie u lieve rumore. Allora, temendo per la sua verginità in una così totale solitudine, venne presa dalla paura e incominciò a tremare, più che altro per non sapere quale male l'aspettava. Ma già le era accanto lo sposo sconosciuto: era salito sul letto, aveva fatto di Psiche sua moglie e, prima dell'alba se ne era andato in fretta. Subito le voci che stavano in attesa nella stanza curarono alla novella sposa la ferita provocata dalla deflorazione. Le cose andavano così da lungo tempo. E, come accade per natura, la novità, diventa un rapporto consueto, le procurò piacere, e il suono di quella voce indefinita la confortava della sua solitudine. [...]

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Alluvione in Sardegna parte seconda

[...]Ma la moglie di Anselmo non lo deve sapere Ché è venuta per me È arrivata da un'ora E l'amore ha l'amore come solo argomento E il tumulto del cielo ha sbagliato momento Acqua che non si aspetta altro che benedetta Acqua che porta male sale dalle scale sale senza sale sale Acqua che spacca il monte che affonda terra e ponte Nu l'è l'aaegua de 'na rammâ[...] Oggi questa canzone è più che mai, disgraziatamente, nostra. É della Barbagia, della Baronia, del Medio Campidano, del Sarrabus, di Cagliari, del Sulcis. E mentre piangiamo già abbiamo iniziato a scavare, maledicendo quell' acqua che tante altre volte abbiamo benedetto e preghiamo alle finestre, scrutando il cielo affinché finisca al più presto perché sappiamo che se è Bitti ad aver pagato il prezzo più alto, la tragedia in realtà è per tutti, in 2020 che sembra non voglia darci pace. https://m.youtube.com/watch?feature=share&v=MZZoZ8eLWY4

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Alluvione in Sardegna

A quanto pare no, la Sardegna, come molte altre zone d'Italia, sembra destinata a non avere pace. Il maltempo, un'alluvione, ci ha colpito ancora. Ha colpito tutta l'isola e ora sta arrivando nella zona in cui vivo io e posso solo aspettare che smetta di piovere, sperando che non faccia altri danni. A pagare il prezzo più alto oggi è stato Bitti, piccolo paese del nuorese, che ha visto morire tre suoi cittadini, dove le strade sono distrutte e le cantine allagate, dove per ore è mancata la corrente elettrica e non era possibile comunicare con il mondo circostante. Potete vedere tutto quello che è accaduto nel video qui sotto. Sembra proprio che questo 2020 non voglia dare pace, a nessuno. https://www.facebook.com/1040040012704952/posts/4766532423389007/

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Contro la violenza

E ditemi, merito di subire violenza solo perché sono truccata, solo perché sorrido, solo perché sono sovrappeso, solo perché indosso un vestito che forse non mi sta troppo bene, solo perché sono uscita da sola, solo perché sono donna? Non preoccupatevi, non mi è stato torto un capello, ne con le mani, ne con le parole, che spesso troppo spesso feriscono più della spada. Riflettevo soltanto sul fatto che ieri era la giornata contro la violenza sulle donne e oggi, oggi che cosa dovrebbe avere di diverso, perché oggi dovrebbe essere diverso da ieri? Dovrebbe essere tutti i giorni la giornata contro la violenza, ma non solo sulle donne, la violenza in generale. Contro le donne, contro gli uomini, contro i bambini, contro i cani, i gatti, le tartarughe, contro qualunque forma di vita. È un abominio qualunque forma di violenza, ma la triste realtà è che ci si ricorda solo di quella che purtroppo fa parlare più delle altre. Dovremmo istituire la giornata contro la violenza in generale, perché nessun essere la merita.

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Giornata mondiale del diabete

Oggi è la giornata mondiale del diabete e la notte scorsa l'ho passata a correggere un'iperglicemia dovuta a chissà cosa. Chissà cosa si, perché analizzando la mia giornata non ho fatto niente che non dovevo, ma ieri il mio organismo ha deciso che doveva essere una di quelle nottate in cui doveva farmi penare e va bene ho accettato la sfida e alla fine qualche ora almeno, con un sonno parecchio disturbato, sono riuscita a riposare, ma ora, ora che sembra tornato tutto alla normalità, sento stanchezza e pesantezza in parti del corpo che non pensavo nemmeno di avere. Perché è questo uno degli effetti che mi fa l'iperglicemia: Stanchezza, viscerale, atavica, inspiegabile. Gli altri: -insonnia -nausea - mancanza di appetito - minzione eccessiva - apatia. Il tutto si può riassumere come: "sono stata investita da un tir lasciatemi morire ciao". Ma non puoi farlo, perché la vita quotidiana con il diabete è questo: una sfida, senza pause, una sfida che andrà avanti anno dopo anno, fino a quando non esalerai il tuo ultimo respiro. É vero, il diabete è gestibile, è controllabile, le complicanze si riducono ai minimi termini se segui tutte le terapie in modo corretto, , non è un tumore, non è la sla, non è la corea di huntingdon, ma è una rottura di scatole. Ci sono giornate in cui vorresti mollare e non puoi farlo, in cui i rifiuti alle serate con amici sono talmente tanti che alla fine vieni lasciato solo, in cui per un pezzo di pane in più devi inniettarti 314 unità in più. In cui vallo a spiegare: "Ho la glicemia alta perché stavo guidando o perché fa freddo o perché ho litigato con qualcuno" perché no, la tua glicemia non dipende solo dal cibo, dipende da ciò che vivi, ma vallo a spiegare anche questo. Quelle molte giornate in cui "Vi prego oggi proprio no" che ti fanno apprezzare le poche in cui va tutto meravigliosamente bene, in cui la glicemia è perfetta tutta la giornata e in cui tu puoi concederti qualcosa in più. Il diabete crea dei combattenti, ma chi non lo vive non lo sa.

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Breve pensiero sulla vittoria di Joe Biden

Per chi fosse dispiaciuto per la sconfitta di Trump negli Stati Uniti (ebbene sì qualcuno c'è) facciamo un piccolo riassunto delle puntate precedenti: Trump non avrà scatenato guerre e bombardato nessuno, come ha fatto il governo Obama e come hanno fatto tanti altri governi in effetti, ma con la sua politica ha incrementato il divario tra ricchi e poveri, il razzismo e spinto notevolmente alla crescita dell' industria delle armi. Se negli USA hai il cancro e sei ricco, vieni curato e forse vivi, se sei povero è sicuro che muori. Avere una malattia metabolica come il diabete in una famiglia indigente significa morte certa: senza assicurazione sanitaria, l'insulina, che per inciso è un farmaco salvavita, non viene passata, se l'hai ti salvi. E questo divario l'amministrazione Obama ha cercato di colmarlo, ma è stato bloccato, così come è stato bloccato sul divieto di possedere armi in casa, un'altra loro grande piaga. Trump è un negazionista. Ha sempre negato la pericolosità del Covid, favorendo, con la sua politica, l'alto numero di vittime avute dagli USA e ricordo anche che a marzo proponeva iniezioni di varecchina per sconfiggere il virus. É fortemente misogino e fermo sostenitore dell'inferiorità della donna rispetto all'uomo, a scuola era persino un bullo. É di origine tedesca e scozzese, sposato con una slovacca in seconde nozze mentre invece la prima moglie è Ceca, ed è contro l'immigrazione. Dimenticavo: non sa accettare la sconfitta ed è palese. Quattro anni fa ha vinto con brogli elettorali, ma non mi pare che Hilary Clinton abbia fatto tutto 'sto casino. Per concludere, non amo gli Stati Uniti, non li ho mai amati e non credo che cambierò idea col tempo. Ho letto qualcosa su quella che è stata la vita e la carriera di Joe Biden e credo che in questo momento sia ciò di cui gli USA hanno bisogno. Come uomo m'ispira fiducia e spero di non sbagliare. Per quanto riguarda Trump, gli consiglio di imparare ad incassare i colpi, che non è mai troppo tardi.

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Novembre: mese del diabete

Oggi ho deciso di parlarvi di una malattia metabolica, anzi la più famosa tra le malattie metaboliche: il diabete, prendendo come spunto il fatto che novembre è il mese dedicato al diabete e in particolare il 14 è la giornata nazionale. Come anticipato: il diabete è la più diffusa tra le malattie metaboliche. La sua insorgenza è strettamente legata ad un ormone l'insulina, che fa un sacco di cose fighissime, tra cui controllare i livelli di zucchero nel sangue. Precisiamo meglio: il diabete può dipendere da una ridotta disponibilità di insulina (la cui produzione non soddisfa le esigenze dell'organismo), dalla scarsa sensibilità all'ormone da parte dei tessuti bersaglio o, infine, da una combinazione di questi fattori. Una caratteristica clinica del diabete è l'iperglicemia, cioè livelli di zucchero nel sangue molto alti, risultante dalle suddette alterazioni a carico dell'insulina. Esistono tre tipi di diabete: diabete mellito di tipo 1, diabete mellito di tipo 2 e diabete gestazione. Nel caso di diabete mellito di tipo 1 il sistema immunitario attacca le cellule adibite alla produzione di insulina, le cellule beta nelle Isole Langheras del pancreas, distruggendole, motivo per cui i soggetti che ne sono affetti devono provvedere alla somministrazione del l'insulina tramite microinfusore o penne da insulina e monitorare costantemente la glicemia (livello di zucchero nel sangue) tramite appositi apparecchi sanitari. Il diabete mellito di tipo 2 è di gran lunga la forma di diabete più frequente (interessa il 90% dei casi) ed è tipico dell’età matura. È caratterizzato da un duplice difetto: non viene prodotta una quantità sufficiente di insulina per soddisfare le necessità dell’organismo (deficit di secrezione di insulina), oppure l’insulina prodotta non agisce in maniera soddisfacente. Come nel caso del diabete di tipo 1 è necessario il monitoraggio della glicemia tramite il glucometro. Il diabete gestazionale è invece una forma di diabete che sorge nelle donne in gravidanza. Il diabete, sia nel caso di quello di tipo 1, sia nel caso di quello di tipo 2, è una malattia con cui si può convivere e bene, anche se spesso non è facile. Bisogna seguire una terapia e far sì che i livelli di glucosio non sia né troppo alto né troppo basso, perché altrimenti si potrebbero avere gravi danni all'organismo. Un consiglio: se una persona vicino a voi è affetta da diabete, non spaventatevi, ma fatevi spiegare di cosa si tratta in modo da poterla aiutare nel caso si verifichi la necessità.

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Quando i grandi se ne vanno

Due giorni fa è morto Sean Connery oggi Gigi Proietti, nella tragica ironia di questo 2020. Che poi non è nemmeno colpa di questo 2020, sarebbe dovuto succedere prima o poi è che davanti alla morte non si è pronti, mai. Ricordo un mio lontano parente, morto alla veneranda età di 99 (o forse 100) anni, quando poco prima di morire gli venne detto "Dovete essere felice e sereno, la vostra vita l'avete vissuta" e lui rispose: "Fiddolu me'(Figlio mio in gallurese) non si vuole morire nemmeno a cento anni". Tornando ai due grandi, non li conosco abbastanza da tessere un elogio funebre, lo ammetto, la mia cultura cinematografica e teatrale è piuttosto risicata: li ricordo per "Il nome della Rosa" e qualche scena dei film di James Bond, per quel che riguarda Sean Connery e "Il maresciallo Rocca", le uscite televisive e la voce del genio della lampada di Aladdin per quel che riguarda Gigi Proietti, ma so che erano due uomini straordinari, che la loro scomparsa ha segnato il cuore di molti, lasciando quel senso di vuoto che ti lascia la scomparsa di un amico. Amici si, perché quando se ne vanno i grandi, i grandi per davvero è come se se ne vada un amico e posso solo immaginare i volti tristi delle persone che li hanno amati o quelli dispiaciuti di chi ha imparato a recitare grazie a loro. Per quel che riguarda me, immagino Sir Connery che saluta tutti voltandosi mentre accende una sigaretta e Gigi Proietti, che indossando un cappotto e un cappello, cita una frase di una canzone dei Pinguini Tattici Nucleari, che probabilmente neanche conosceva. "Esco, vado a prendermi un gelato".

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I migliori anni della nostra vita

Chè in fondo in fondo sono romantica e ci credo ancora nella bontà degli esseri umani, anche se preferisco starne alla larga. Ne usciremo, cinici, insensibili, pronti a puntare il dito l'uno contro l'altro, ma ne usciremo. Arriverà però un giorno che staremo in piedi in mezzo alla folla, come in un film, a guardare gente che si odia, che urla, che si fa del male e poi guardando lontano, vedremo che esattamente dall'altra parte c'è qualcuno in piedi come noi, solo che non urla, sorride e ci tende la mano e tutto si calmerà e avrà un senso e allora, solo allora partirà questa canzone: *Stringimi forte che nessuna notte è infinita*

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Come raccontare

Da qualche parte, mentre preparavo un esame all'Università (mi pare fosse Letteratura Italiana o Semiotica, non ricordo bene) lessi che qualcuno disse che la specie umana è nata per raccontare storie ed io non posso che essere d'accordo con quest'affermazione, tant'è che certe storie vorrei raccontarle con le immagini, con la fotografia per esattezza. Ecco perché ho deciso di proporre una foto fatta da me del complesso nuragico "La Prisgiona" sito nel comune in cui vivo, Arzachena.

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Assenza

Ho perso mia madre a 13 anni, tumore al seno diagnosticato troppo tardi, ora ne ho 31, sono passati 18 anni, ma il dolore per la sua scomparsa non è mai passato, É sempre lì, come un rubinetto che perde e non riesci mai ad aggiustare del tutto. Mia madre mi manca e basta. E fa male. Mi manca come l'aria dopo una lunga apnea sott'acqua o come la pioggia durante una lunga siccità e non mi basta pensare che la sua assenza è solo fisica, mi manca persino poterci litigare e poterle chiedere scusa. É un dolore sordo, fermo, li, incastonato nel petto, un dolore che resta, mentre tutto scorre, mentre io vado avanti. Avrei voluto chiederle tante cose, avrei voluto mi insegnasse ad amare, perché sfortunatamente, non sono in grado di farlo. Avrei voluto fosse fiera di me. E l'unica cosa che mi resta ora è sperare che sia felice, ovunque essa sia.

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