Paolo Conte

 

Coronavirus? Leggiamo Boccaccio!

In questi mesi cupi, capaci mettere in ginocchio tutte le certezze, ho provato a cercare negli scritti dei nostri lontani nonni, storie che possano dare un senso a quello che stiamo vivendo. La maggior parte dei libri attuali, sono incapaci di compiere quella astrazione universale in grado di travalicare il tempo presente dell’autore. Rovistando un po’, in una vecchia libreria di famiglia, ho trovato il Decameron del Boccaccio. Era coperto da un velo di polvere e racchiuso nella sua bella conchiglia di cartone. Inevitabile la serie di starnuti, per via della polvere, che sembravano scandire e rafforzare il senso del tempo e della dimenticanza. Decameron, il simbolo storico della Morte Nera. Il Decameron si apre con la peste nera a cui, Giovanni Boccaccio stesso, ha assistito al suo rientro a Firenze nel 1348. Una pagina tragica e memorabile della letteratura italiana. Immaginiamo che rapida diffusione ebbero le pulci, in un’epoca dove l’igiene, così come la conosciamo, era un

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Il taglio della cagliata. Un gesto mitico per un’arte magica

Durante il mio percorso di studi agroalimentari mi è capitato di venire a contatto con diverse aziende e tra queste alcuni caseifici. In questo articolo racconterò la mia esperienza a contatto con queste piccole aziende costantemente strattonate tra la necessità di una conversione di tipo industriale necessaria per stare su un mercato sempre più concorrenziale e il desiderio di mantenere elevati standard qualitativi e tradizionali. Ho potuto vedere una piccola azienda casearia che è anche un importante istituto di formazione di futuri tecnici caseari e un’azienda media che rifornisce realtà distributive come Esselunga. Malgrado aziende di questo tipo abbiano intrapreso da tempo processi di meccanizzazione e pianificazione industriale, non rinunciano alla qualità dei loro prodotti. Una bella sfida, che spesso (per fortuna non sempre) si traduce in acquisizioni da parte di grandi gruppi. Ho potuto visitare anche aziende agricole di allevamento, quelle da dove parte tutta la filiera del formaggio. Il... Continua a leggere

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La leggenda di Rosabelle! Dal capolavoro di Orson Welles Quarto Potere

Rosabelle, in inglese Rosebud, è l’ultima parola pronunciata da Charles Foster Kane (interpretato da Orson Welles) prima di morire tenendo una palla di vetro in mano, con dentro una piccola casetta di legno nella neve. Accade nel film capolavoro di Orson Welles del 1941, Quarto potere , in inglese “Citizen Kane“, incentrato sulla parabola del magnate dell’editoria Charles Foster Kane (liberamente ispirato ad un personaggio dell’epoca) che dalla miseria assoluta diventa plurimilionario (all’epoca significava plurimiliardario), per poi isolarsi con la moglie nella sua fortezza principesca chiamata Xanadu (e come altro poteva chiamarla?). In seguito Xanadu diverrà il tetro mausoleo del suo declino. Perché pronuncia la parola Rosabelle sul punto di morte? chi è Rosabelle? E’ quello che si chiedono i giornalisti incaricati nel film di ricostruire la vita dell’uomo più controverso e odiato del tempo. Anche lo spettatore distratto se lo chiede, perché in realtà la risposta è all’inizio... Continua a leggere

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Il Marchio della Bestia, paure e superstizioni di oggi

Introduzione Viviamo in un’epoca dove la tecnica applicata a tutti i settori della società e sviluppi tecnologici e scientifici mai visti in così poco tempo, suggerirebbero che ci trovassimo in un’era di imperativo razionale. Invece ad ogni crisi, che sia economica, politica, sociale e da ultimo sanitaria (Covid-19), riemergono antichi spettri e paure che con il razionale hanno davvero poco a che vedere. Anzi, possiamo dire che le derive settarie e religiose, i movimenti esoterici e le correnti occultistiche e complottistiche, impazzano come forse mai era accaduto nella storia. Il paradosso di una civiltà che manda alta tecnologia su Marte ma è, al tempo stesso, scientificamente analfabeta nella gran maggioranza della sua popolazione. L’Apocalisse di San Giovanni è uno degli esempi di temi ricorrenti che, in tempi di crisi epocali come questa, riaffiorano sotto forma di incredibili superstizioni e luoghi comuni, generando disinformazione e attese millenaristiche senza alcun

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I ragazzi dello zoo di Berlino, una storia tornata d'attualità e sugli schermi

Ispirato al libro Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino di Christiane Vera Felscherinow (nota con lo pseudonimo di Christiane F.), un film del 1981 che ha segnato sogni e incubi adolescenziali della mia generazione. Di recente ritornato d’attualità nella serie su Prime del 2021 di Oliver Berben, Annette Hess, Sophie Von Uslar. Vorrei raccontarvi questo film stupendo, quello del 1981, legandolo alla mia personale esperienza vissuta proprio in quegli anni. E perché, alla luce di fatti di cronaca moderna, si continua a inscenare il perenne dibattito se fossero migliori i giovani di oggi o quelli di ieri.

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I ragazzi dello zoo di Berlino, una storia tornata d'attualità e sugli schermi

Ispirato al libro Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino di Christiane Vera Felscherinow (nota con lo pseudonimo di Christiane F.), un film del 1981 che ha segnato sogni e incubi adolescenziali della mia generazione. Di recente ritornato d’attualità nella serie su Prime del 2021 di Oliver Berben, Annette Hess, Sophie Von Uslar. Vorrei raccontarvi questo film stupendo, quello del 1981, legandolo alla mia personale esperienza vissuta proprio in quegli anni. E perché, alla luce di fatti di cronaca moderna, si continua a inscenare il perenne dibattito se fossero migliori i giovani di oggi o quelli di ieri.

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I ragazzi dello zoo di Berlino, una storia tornata d'attualità e sugli schermi

Ispirato al libro Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino di Christiane Vera Felscherinow (nota con lo pseudonimo di Christiane F.), un film del 1981 che ha segnato sogni e incubi adolescenziali della mia generazione. Di recente ritornato d’attualità nella serie su Prime del 2021 di Oliver Berben, Annette Hess, Sophie Von Uslar. Vorrei raccontarvi questo film stupendo, quello del 1981, legandolo alla mia personale esperienza vissuta proprio in quegli anni. E perché, alla luce di fatti di cronaca moderna, si continua a inscenare il perenne dibattito se fossero migliori i giovani di oggi o quelli di ieri. Il film, infatti, uscì nel 1981, avevo 15 anni, e i protagonisti più o meno tra i 15 e i 18. Tra la metà degli anni ’70 e i primi anni ’80, l’eroina faceva strage nella società, specie tra i giovani. Allora, capitava spesso di non veder più arrivare uno dei tuoi compagni di scuola, uno che incrociavi tutte le mattine alla campanella di entrata, e magari chiedevi ad un altro compagno: "Ma... Continua a leggere

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I ragazzi dello zoo di Berlino, una storia tornata d'attualità e sugli schermi

Ispirato al libro Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino di Christiane Vera Felscherinow (nota con lo pseudonimo di Christiane F.), un film del 1981 che ha segnato sogni e incubi adolescenziali della mia generazione.

Di recente ritornato d’attualità nella serie su Prime del 2021 di Oliver Berben, Annette Hess, Sophie Von Uslar. Vorrei raccontarvi questo film stupendo, quello del 1981, legandolo alla mia personale esperienza vissuta proprio in quegli anni. E perché, alla luce di fatti di cronaca moderna, si continua a inscenare il perenne dibattito se fossero migliori i giovani di oggi o quelli di... Continua a leggere

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I ragazzi dello zoo di Berlino, una storia tornata d'attualità e sugli schermi

Ispirato al libro Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino di Christiane Vera Felscherinow (nota con lo pseudonimo di Christiane F.), un film del 1981 che ha segnato sogni e incubi adolescenziali della mia generazione.

Di recente ritornato d’attualità nella serie su Prime del 2021 di Oliver Berben, Annette Hess, Sophie Von Uslar. Vorrei raccontarvi questo film stupendo, quello del 1981, legandolo alla mia personale esperienza vissuta proprio in quegli anni. E perché, alla luce di fatti di cronaca moderna, si continua a inscenare il perenne dibattito se fossero migliori i giovani di oggi o quelli di... Continua a leggere

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I ragazzi dello zoo di Berlino, una storia tornata d'attualità e sugli schermi

Ispirato al libro Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino di Christiane Vera Felscherinow (nota con lo pseudonimo di Christiane F.), un film del 1981 che ha segnato sogni e incubi adolescenziali della mia generazione.

Di recente ritornato d’attualità nella serie su Prime del 2021 di Oliver Berben, Annette Hess, Sophie Von Uslar. Vorrei raccontarvi questo film stupendo, quello del 1981, legandolo alla mia personale esperienza vissuta proprio in quegli anni. E perché, alla luce di fatti di cronaca moderna, si continua a inscenare il perenne dibattito se fossero migliori i giovani di oggi o quelli di... Continua a leggere

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I MORTI IN PACE DELL’URANIO IMPOVERITO

Ho deciso di approfondire l’argomento sull’uranio impoverito comprando il libro di Mariangela Maturi , Silenzio di piombo. Poligoni e veleni in Sardegna. Uno dei pochi libri, e il titolo dice già tutto, scritti sull’impiego di uranio Impoverito nei campi NATO della Sardegna. Un’indagine coraggiosa e ad altissimo rischio personale per questa giornalista, oggi quarantenne, che meritava la mia attenzione di ex militare di leva di stanza 10 gg a Capo Teulada. Il libro parte dall’inchiesta aperta dalla magistratura sui vertici dell’aeronautica. Ripercorre tutte le tappe scientifiche e investigative che metterebbero in relazione gli esperimenti militari e le contaminazione ambientali e umane in Sardegna e non solo. Per approdare infine ad una sorta di stasi omertosa (già vista per stragi come Ustica, il treno italicus, Piazza Fontana ecc..), fatta di censura, silenzio istituzionale, scarica barile e minacce, che vanificano ogni possibilità di approdare ad una verità definitiva, nella

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QUEL 19 MAGGIO DEL 1993 A SARAJEVO

Admira e Boško, un amore impossible. di Paolo Conte Un giorno di 28 anni fa, siamo nel maggio del 1993, ricordo che stavo guardando i notiziari, quando fecero vedere un’immagine (una fotografia con quella tipica grana delle foto da quotidiano cartaceo) su un soggetto distante e appena distinguibile. Si intuivano, con l’aiuto del commentatore, i due corpi senza vita quasi aggrovigliati in un abbraccio mortale. Erano i corpi di Admira Ismic, una ragazza bosniaca musulmana e del serbo ortodosso Boško Brkic, entrambi venticinquenni. In quei terribili mesi i cecchini cetnici sparavano a qualunque cosa si muovesse nel campo visivo dei loro mirini. Tutto era fermo quell’anno a Sarajevo, e persino fare la coda per il pane diveniva la processione per una morte quasi certa. Anzi, i luoghi di distribuzione del pane erano il poligono preferito dai cetnici. Sì perché la gente può anche stare chiusa in casa, il cinico calcolo dei cecchini, ma prima o poi tutti devono uscire per mangiare. Ogni anno

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