«Ho rischiato di morire, ora scelgo la musica per smettere di compiacere» - Nikita. Il 20 marzo 2026, nel giorno del suo 32esimo compleanno, Nikita, all’anagrafe Nikita Pelizon, pubblica “Son Questa”, il nuovo singolo che si collega in modo diretto al percorso narrativo e musicale iniziato con “Maschere” e sviluppato, negli ultimi mesi, attraverso “Sei Bella Se”, “Angeli e Demoni” e il format social “SmascherAMANDOMI”. La poliedrica artista triestina mette nero su bianco una consapevolezza maturata nel tempo e la consegna a una canzone che ruota attorno ad un unico punto: smettere di adattarsi, iniziando a sottrarsi alle attese che arrivano dall’esterno, per interrompere la trattativa continua con lo sguardo degli altri e dichiarare, senza più giustificazioni, la propria essenza. Il progetto “SmascherAMANDOMI” nasce ufficialmente il 19 settembre 2025 con l’uscita di “Maschere”, un brano pensato per portare alla luce ciò che viene coperto, deformato, recitato. Poi arriva “Sei Bella Se”, pubblicato l’11 dicembre dello stesso anno, una traccia scritta in uno dei momenti più difficili della sua vita, dopo anni segnati da dolore fisico ed emotivo, pensata per dar voce a tutte le donne che la voce l’hanno persa e anche come gesto di vicinanza verso chi attraversa le feste sentendosi lontano dall’immagine di felicità che il mondo pretende. In seguito, a San Valentino 2026, esce “Angeli e Demoni”, confessione privata diventata canzone, in cui Nikita affronta la questione dell’amore come accoglienza di ogni lato del partner, compresi quelli più complessi, contraddittori e meno presentabili. “Son Questa” collega tutte queste traiettorie, ma compie un passo ulteriore, perché non racconta più soltanto le maschere riconosciute negli altri, bensì quelle che l’artista ha individuato in sé stessa nel tempo, assorbendo giudizi, pressioni, pretese, diffamazioni, fraintendimenti e ruoli che finivano per sporcare la percezione di chi fosse davvero. La scrittura, che la accompagna fin dall’infanzia, diventa uno spazio protetto, un luogo in cui quelle stratificazioni iniziano a cadere, una alla volta. Questo singolo nasce anche da una svolta biografica, un evento che ha segnato profondamente la vita personale dell’artista. Dopo aver rischiato di morire per un attacco ischemico transitorio (TIA), Nikita lascia Milano, città in cui aveva costruito la sua vita adulta, e torna a Trieste, nella casa dei genitori, dopo dodici anni. È lì, nella sua cameretta, una sera, guardando la luna dal balcone, che prende il telefono e registra sottovoce ciò che sente dentro. Quel piccolo ma decisivo gesto ha segnato il passaggio definitivo dal bisogno di dimostrare qualcosa alla scelta di esserci per come si è. Senza filtri, senza il timore di deludere scegliendo il silenzio e senza più pensare di dover corrispondere ad una direzione pensata e tracciata da altri. Dentro “Son Questa” confluiscono anche dieci anni vissuti tra moda e spettacolo, ambienti nei quali Nikita ha misurato da vicino il peso della superficie, delle aspettative sul corpo, della seduzione come linguaggio imposto, delle convenienze, dei compromessi inaccettabili, delle gerarchie opache e di un sistema in cui essere prese sul serio, per una donna, continua spesso a richiedere un prezzo ulteriore. Per questo, nella parte strumentale del brano, la Pelizon ha deciso di collaborare con l’intelligenza artificiale: non come provocazione tecnologica, bensì come scelta pratica di autonomia in un percorso che rifiuta dinamiche sessiste, invasioni di confine e ambiguità che troppe volte hanno accompagnato il lavoro creativo in presenza. Le voci sono state invece registrate da Rilah, professionista scoperto da Nikita su TikTok, con cui la stessa ha trovato in studio un clima di rispetto e precisione. Musicalmente, il pezzo si posa su sonorità pop dal forte taglio emozionale, lasciando ampio spazio alla delicatezza del pianoforte, aprendosi a sfumature più malinconiche attraverso il violino e trovando, verso il ritornello, una spinta ritmica affidata all’incursione della batteria, in un equilibrio che alterna la fragilità iniziale alla consapevolezza data dall’esperienza, senza compiacere nessuna delle due. “Son Questa” parla di Nikita, ma ad una più attenta analisi allarga il proprio raggio ben oltre la sua storia personale: è il brano di chi, dopo anni passati a rincorrere un’immagine di riuscita riconosciuta dall’esterno, decide di sottrarsi alla logica della scelta subita — quella dei casting e dei reality, ma anche delle relazioni sociali in cui si viene tollerati a condizione di cambiare, dei lavori in cui si è costretti a dimostrare continuamente di meritare un posto, dei contesti in cui si vale solo se si corrisponde a un’aspettativa, di tutti quei “perché dovremmo scegliere te?” — per spostare il baricentro al lato opposto: scegliere e scegliersi. Nel testo, Nikita mette in fila alcuni dei punti cruciali che hanno segnato il suo percorso: il rumore assordante di una vita che corre troppo veloce, la pressione dell’immagine sociale, il sospetto rivolto a chi non aderisce ai codici dell’apparenza, la distanza tra chi vive per la fama e chi cerca invece un significato lontano dai riflettori, il fastidio verso una dimensione pubblica in cui tutto sembra dover essere prestazione, strategia o racconto già scritto da altre mani. La ripetizione di «Io son questa, questa, questa» durante tutto il corso del brano, è una formula asciutta e assertiva per descrivere cosa rimane quando si smette di rincorrere il consenso altrui e si comincia ad apprezzare il proprio. In questa prospettiva, il singolo si inserisce in un tempo in cui la distinzione tra ciò che è reale e ciò che è costruito appare sempre più sottile: filtri che alterano i connotati, immagini generate artificialmente, contenuti sintetici che imitano il vero, modelli di successo sempre più spinti verso la caricatura, sistemi che incentivano esposizione continua, prestazione e disponibilità permanente. Non sorprende, allora, che anche il rapporto con i contenuti e perfino con l’identità sia diventato più instabile e ambiguo. È dentro questo scenario che la frase “io son questa” smette di essere soltanto un’iterazione, un’àncora a cui aggrapparsi nei momenti difficili, per diventare un’attestazione di posizionamento personale, una risposta al caos del mondo, un modo per ricordarsi di sé, della propria unicità, anche e soprattutto in un contesto che tende a sfaldare i contorni. La canzone, tuttavia, non chiude il percorso; lo rilancia. Nikita la considera infatti una rinascita ancora in divenire, una forma nuova di sé, più libera dalla pretesa, più vicina al tempo, alla famiglia, agli affetti reali, alla natura, agli animali, a una dimensione di vita meno costruita e meno esposta. Dopo anni di solitudine e di investimento quasi esclusivo nella realizzazione professionale, l’esperienza del limite le ha posto una domanda importante: che cosa vale davvero la pena inseguire, e a quale prezzo? Il videoclip ufficiale, diretto da Leila Lisjak, è stato girato nella città natale di Nikita, Trieste, insieme alla famiglia e in luoghi che rappresentano la vita che l’artista sta scegliendo oggi. Un ritorno alle origini, ai legami, agli spazi in cui si riconosce una verità quotidiana e non più negoziabile. «“Son Questa” – dichiara - nasce nel momento in cui ho capito che non volevo più essere compatibile con ciò che mi faceva male. Per anni ho cercato di farmi prendere sul serio, di portare le mie canzoni nel mondo, di trovare un posto in ambienti che spesso chiedevano di adattarmi, di semplificarmi o di sopportare ciò che per me era inaccettabile. Dopo quello che ho vissuto, nel corpo, nelle relazioni, nel lavoro, ho sentito che non avevo più nulla da dimostrare. Solo da dire. E dirlo, finalmente, con il mio nome, la mia voce e la mia storia.» Sul piano live, Nikita sarà special guest il 12 aprile alle ore 20:30 al Teatro di Roiano di Trieste, all’interno dello show “SOLOINSIEME” di Puntino.