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L’ALBERO DELLE MELE D’ORO (RACCONTO FANTASY)

L’ALBERO DELLE MELE D’ORO (RACCONTO FANTASY)

Sono qui, in piedi al centro del cerchio di megaliti di Stonehenge, osservo la luce della Luna che filtra tra le pietre poi guardo le mie mani, brillano di un azzurro intenso e sono avvolte da un alone luminoso più chiaro, so di essere arrivato fin qui attraverso un sogno eppure il mio corpo di luce è veramente qui, in questo luogo sacro che il mondo intero conosce; penso a migliaia di anni fa, quando altri sciamani, proprio come me, venivano qui per celebrare i loro riti, è una sensazione antica e insieme nuova, un brivido mi attraversa. All'improvviso lo vedo, è lui, l'Unicorno dai mille colori, la mia guida spirituale, il suo corpo è un caleidoscopio in movimento, un arcobaleno che si mescola e si alterna in continuazione. “Ehi,” gli dico, “hai fatto qualche bel viaggio nelle dimensioni astrali in questi ultimi giorni?” “Niente di particolarmente interessante,” risponde con la sua voce che sembra il suono di mille campanelle. Ma sento che qualcosa sta per accadere, un’energia diversa vibra nell'aria, mi volto verso uno dei monoliti più alti e vedo apparire sulla sua superficie un messaggio, è scritto con l’antico alfabeto delle fate e le lettere brillano di un colore lilla tenue, quasi volesse attirarci a sé; ci avviciniamo e, in un istante, veniamo risucchiati in un vortice di colori psichedelici, pochi secondi dopo sbuchiamo in un luogo che conosco solo per sentito dire: la mitica Terra Delle Fate. È ancora più bella di come me l’avevano raccontata, l’aria è dolce, intrisa di un profumo floreale che non avevo mai sentito, intorno a noi si estendono prati fertili colmi di enormi fiori multicolori dove le piccole fate svolazzano raccogliendo il nettare, il loro cibo preferito; in lontananza vedo templi giganteschi costruiti con pietre trasparenti come il vetro: alcune blu, altre viola, altre verdi; il paesaggio è punteggiato da strane forme che emanano energia, sono le genesa cristal e le pentasfere dove gli esseri di luce si sdraiano per ricaricarsi; sulle cime delle collinette spuntano enormi cristalli arcobaleno dalle forme più strane e ovunque si sentono le melodiose voci dei fiumi, degli alberi e degli animali; l’intera dimensione pulsa di un’energia potentissima. Una fata si avvicina a noi, il suo corpo è fatto di luce ma così densa da sembrare quasi solida, è alta circa novanta centimetri ma la sua aura si espande per altri trenta, la sua energia è intensa come quella delle altre fate che volteggiano in aria, indossa un abbigliamento simile a quello descritto nei vecchi racconti britannici; ci sorride e alza la mano in segno di saluto. “Benvenuti nel nostro mondo, esseri di luce, io sono Violetta”. “Qui è tutto meraviglioso,” dico guardandomi intorno incantato. “Siete riuscite a compiere il Magnum Opus, la grande opera?” Violetta mi fissa dritto negli occhi, la sua luce si fa più intensa. “Sì, ma dobbiamo chiarire il significato di quel termine,” dice. “Gli alchimisti di oggi hanno rubato il nome e lo hanno riempito di metalli e formule mentre i moderni esoteristi lo hanno ridotto a banali istruzioni per aprire i chakra e sviluppare poteri occulti; sulla Terra, oggi, il Magnum Opus è diventato un manuale di auto miglioramento”. “E questo è sbagliato?” chiedo. La fata si volta verso di me, la sua luce ora è quasi abbagliante. “Non è sbagliato, è insufficiente,” risponde. “Prova a costruire una torre usando solo venti mattoni, quanto in alto arriverai?” Rimango in silenzio. “Ecco cosa avete fatto,” continua. “Avete preso il Magnum Opus, che era costituito da migliaia di mattoni creati dagli sciamani e dagli esseri di luce in anni e anni di lavoro e l'avete ridotto a pochi mattoni, lo chiami sviluppo ma è solo un esercizio di ego; ti svegli la mattina, mediti, apri i tuoi centri energetici, sviluppi i tuoi poteri psichici, ti carichi di energia... e poi?” Rimango in silenzio ancora qualche istante. “E poi esco e incontro il mondo,” dico. “Esatto,” ribatte Violetta. “E il mondo fuori è fatto di ingiustizia, guerre e miseria; i tuoi chakra sono aperti, riesci a leggere nella mente degli altri ma le persone che vivono per strada hanno fame; la tua aura è luminosa, riesci a indovinare tutte le carte da gioco coperte ma il pianeta sta morendo, tutto questo non ha senso; ora capisci perché molti esoteristi sentono un grande vuoto interiore?” Abbasso lo sguardo, mi sento a disagio perché ha ragione, quante volte ho passato ore a meditare, a visualizzare, a dedicarmi alla crescita spirituale per poi uscire di casa e non vedere il senzatetto seduto sotto il portico? Quante volte ho cercato la luce senza mai chiedermi se stavo illuminando qualcosa intorno a me? La guardo nei suoi splendidi occhi blu. “Quindi, secondo te, come dovrebbe essere il vero Magnum Opus?” Violetta si avvicina e la sua aura sfiora la mia. “La grande opera originale era una danza, non un’esercitazione solitaria, teneva conto della connessione tra te e l’altro, e tra l’altro e l’altro ancora; era un insieme di regole sociali e di pratiche spirituali che consentono all’individuo, alla società, a tutte le specie viventi e al pianeta stesso di vivere in simbiosi verso un’esistenza tendente alla perfezione fisica, mentale e spirituale.” Rimango immobile a riflettere. Poi chiedo: “Secondo te cosa dovremmo fare per migliorarci?” La fata osserva il cielo. “Immagina una torre, quell’edificio rimane in piedi grazie alle sue solide fondamenta, senza di esse crollerebbe, l’etica costituisce le fondamenta del Magnum Opus, se togli le fondamenta la società crolla su sé stessa; gli umani, negli ultimi secoli, in molte parti del mondo, si sono evoluti tecnologicamente ma hanno ritenuto l’etica e la spiritualità un ostacolo al progresso invece che un sostegno”. Ad un tratto il viso di Violetta si fa serio e preoccupato, inizia a parlare con un filo di voce, come se gli mancasse il respiro: “Da alcuni mesi anche il nostro Magnum Opus rischia di fallire,” racconta, “è comparso un albero d’oro che emana un dolce profumo che pervade tutta la dimensione e attira le fate, l’albero dona mele d’oro ma quelle che seguono la tentazione di coglierle vengono punte dalle sue spine velenose.” Il veleno, mi spiega, le fa delirare, non sono più buone come prima, diventano altezzose, presuntuose, ingorde, iniziano a considerarsi superiori alle altre perché possiedono l’oro, evitano di lavorare e non esprimono più gratitudine per la loro terra eppure, nonostante il loro comportamento, le altre fate hanno deciso di non punirle perché ciò andrebbe contro la loro etica. “Abbiamo consultato diversi oracoli,” dice Violetta, “e tutti convergono, se non si farà nulla, questo mondo morirà su sé stesso, si trasformerà in un disabitato e diroccato cimitero, i prati diventeranno un gelido deserto e i templi crolleranno su sé stessi.” L'Unicorno mi guarda preoccupato. “Gli oracoli usano immagini allegoriche,” spiega. “Il deserto e i cimiteri potrebbero suggerire un decadimento materiale mentre l'immagine dei templi che crollano potrebbe riferirsi alla caduta della spiritualità.” All’improvviso ho una visione, vedo le cose più orrende del mio mondo, vedo povertà, guerra, indifferenza. “Oh no, questo bellissimo mondo diverrà uguale al mio!” esclamo. “Hai centrato in pieno,” conferma l'Unicorno. “È questo che fa l’oro ma io l'ho capito con il ragionamento logico, senza bisogno di profetizzare il futuro”. Violetta ci accompagna in un tempio dicendoci che lì è più facile entrare in comunione con le energie che la Dea e il Dio donano a tutti in ugual misura; le pareti dell’edificio sono cosparse di simboli runici e grandi talismani, dietro l’altare ci sono due bellissime statue di marmo che rappresentano gli Dei; un gruppo di fate sta eseguendo un rituale con il cerchio magico e le quattro pietre cardinali simile a quelli che fanno gli stregoni Wiccan nella mia dimensione, danzano in circolo tenendosi per mano poi i loro corpi eterei si trasformano in figure ibride tra donna e albero, vedo che assorbono energia dalla Terra, diventano sempre più potenti, formano un cono di potere, infine programmano l’energia e la irradiano in tutta la loro dimensione, al suo passaggio sento un caldo vento che mi sfiora il corpo di luce; terminato il rituale chiediamo quale sia il suo scopo e ci spiegano che è per risolvere il problema di quel maledetto albero d’oro. Io e l'Unicorno ci facciamo accompagnare nei pressi dell'albero, gli parliamo ma lui non vuole smettere di donare quei frutti malefici; ad un tratto la mia guida, senza toccarlo, con la forza della mente, stacca un frammento di una spina e lo dirige verso di me, il frammento mi punge e all’improvviso inizio a provare sulla mia pelle ciò che sentono i ricchi e i potenti: una sensazione di onnipotenza ma anche di vuoto, l’effetto del veleno dura solo un minuto. “Sono nato povero e lo sono sempre stato,” dico all'Unicorno. “Non avevo mai provato questa sensazione, è così che si sentono i ricchi e i potenti?” La mia guida si avvicina. “Sì, scusa se ti ho punto ma vedrai che questa esperienza ti tornerà utile, a volte entrare nei panni dell’altro, anche solo per un minuto, può servirci per capirlo ma anche per difenderci.” Mi fermo un attimo a riflettere sulle parole che ho appena sentito: “Pensavo che i ricchi vivessero immersi nella gioia e invece sentono la loro vita vuota.” L’Unicorno mi guarda. “Non sempre l’accumulo di denaro genera felicità, non è una cosa automatica come la maggior parte delle persone crede”. In quel momento arriva una notizia sconvolgente: una fata ha rubato; una fata che ruba, da quando i mondi esistono non era mai successo, all’improvviso il cielo di quella dimensione si fa cupo e si squarcia come se avesse una ferita color rosso sangue. “Oh no,” mormorano alcune fate. “Gli oracoli dicevano che tutto sarebbe iniziato così, con una ferita nel cielo, moriremo tutte.” Mi avvicino alla mia guida. “Sai,” dico in modo ironico, “su un libro scritto da un noto esoterista ho letto che esiste una sequenza numerica che consente di ricevere risposte immediate, è la fonte della conoscenza eterna, ma non ricordo più i numeri, se li ricordassi potrebbero tornarci utili in questo momento.” L’Unicorno sorride. “Io li so,” afferma. “Ma dai, lo sai che sono tutte sciocchezze,” ribatto. “Proviamoci, tentare non nuoce,” continua lui. Parliamo della sequenza alle fate, tutti ci mettiamo in cerchio e visualizziamo i numeri che la mia guida fa apparire al centro del circolo, ci concentriamo tutti sul nostro intento: ricevere una soluzione al problema delle mele d’oro poi, come scritto sul libro, lasciamo che i numeri scompaiano e attendiamo per alcuni secondi l’arrivo dell’illuminazione. “L'intuizione mi è arrivata!” esclama una fata. “Non dobbiamo distruggere l'albero, in questo momento è indistruttibile, dobbiamo convincere le fate smarrite che si stanno sbagliando; la visione che ho avuto è un po’ confusa, dovremmo far accadere qualcosa che le faccia rendere conto dei loro errori così che non colgano più le mele d’oro, in questo modo l’albero, ignorato, non le produrrà più, verrà detronizzato; le fate sviate si credono onnipotenti ma in realtà il vero re è l’albero, non sono loro a possedere l’oro ma è l’oro che possiede loro.” All’improvviso sento di avere un’idea su come far capire alle fate accecate che si stanno sbagliando, è un’idea venuta dal nulla, forse quelle strane sequenze numeriche funzionano davvero, sento che l'Unicorno mi ha letto nel pensiero; parliamo della mia idea con le fate, insieme creeremo un grandissimo specchio di energia nel cielo, deve essere grande come tutto il cielo perché le fate corrotte non vogliono ascoltarci, possiamo parlare loro solo attraverso immagini, poi useremo lo specchio per proiettare la verità. Tutti ci concentriamo sull’immagine di uno specchio, la fissiamo bene nella nostra mente poi la mia guida fa uscire un fascio di luce dal suo corno mentre io e le fate solleviamo la mano destra, centinaia di fasci di luce bianca colmi del nostro intento escono dal centro delle nostre mani e salgono verso il cielo, un minuto dopo lo specchio si è materializzato, è immenso e incorniciato da rune di fuoco. Ora che lo specchio è pronto dobbiamo usarlo come un proiettore per mostrare quale sarà il futuro di questo bellissimo mondo se i suoi abitanti continuano a cogliere le mele, questa dimensione diventerà uguale al pianeta Terra dei giorni nostri; solo io posso mostrare la verità perché qui nessuno conosce il mio mondo meglio di me ma per fare apparire le immagini devo usare molta concentrazione e tantissima energia; le prime immagini compaiono lentamente, una fata si avvicina e tocca lo specchio con una mano tremante. “Cosa sono quelle cose?” chiede indicando una lunghissima fila di auto. “Mostri di metallo che soffocano il mondo,” rispondo. La fata ritrae la mano come se fosse stata bruciata; in seguito appaiono altre immagini: una bambina che cerca cibo in un bidone della spazzatura, un uomo dallo sguardo vuoto con una siringa infilata in un braccio viola, un campo di battaglia con soldati che cadono e una madre che urla su un corpo immobile. “Basta!” grida una fata con i capelli color oro. “Non voglio vedere altro!” Lei si volta ma lo specchio la segue, ovunque guardi vede quelle scene; un’altra fata, quella con la corona di fiori di stoffa sulla testa, cade in ginocchio. “Tutto ciò lo provocheremo noi?” sussurra. “Non ancora,” dico. “Ma se continuate così.” Una fata si copre il volto con le mani ed esclama: “Se continuiamo a raccogliere le mele, se continuiamo a credere che l’oro ci renda migliori.” Un’altra con le lacrime sulle guance urla: “Guardate cosa stiamo diventando!” Le fate smarrite si guardano l’un l’altra, i loro corpi luminosi tremano come fiamme nel vento, qualcuna piange, altre si mettono le mani tra i capelli, altre ancora restano immobili con il viso pallido. Ma mentre le osservo, mentre le loro grida e i loro pianti riempiono l’aria, sento un tremore alla base della schiena, è il cordone d’argento, il filo invisibile che lega il mio corpo di luce a quello fisico che ora è disteso nella mia stanza, di solito è spesso come un cavo d’acciaio ma ora lo sento assottigliarsi, è un segnale che sto consumando troppa energia ma non posso fermarmi, non ora, le fate stanno riconoscendo i loro sbagli, le immagini stanno funzionando, devo continuare; aumento la concentrazione, nuove immagini appaiono sullo specchio: un fiume inquinato, un bambino che piange davanti a un piatto vuoto, un anziano abbandonato per strada; il cordone d’argento si assottiglia ancora di più, ora sembra una cordicina sottile; ho una visione, vedo il mio corpo fisico sdraiato sul letto che respira affannosamente. “Kael, fermati!” urla l’Unicorno. “Il tuo cordone d’argento si sta spezzando!” Ma io non mi fermo, creo una bolla energetica attorno al mio corpo di luce, la mia guida prova a raggiungermi ma la bolla lo respinge. “Non toccarmi!” grido. “Se continui il tuo corpo fisico morirà!” urla l’Unicorno con gli occhi pieni di terrore. “Non m'importa!” grido. “Non voglio che questo mondo diventi come il mio, non voglio che anche qui ci siano re e senzatetto!” Le fate, anche quelle traviate, capiscono ciò che mi sta accadendo e urlano: “Kael, fermati!” Ma io continuo a proiettare immagini, mi rendo conto che non sono perfetto, mi rendo conto che non sto agendo per amore ma per odio, perché odio il mio mondo e mentre l’odio mi attraversa come una scarica elettrica il cordone d’argento si assottiglia quasi del tutto poi all’improvviso accade qualcosa, alcune fate gridano: “Non vogliamo la tua morte, vogliamo la tua vita, abbiamo capito i nostri errori e siamo pronte a ripararli ma fermati!” Esausto mi fermo, man mano che i secondi passano sento il mio cordone d’argento riprendere vigore; vedo una fata che si volta e corre. “Fiordaliso! Dove vai?” chiede un’altra. Fiordaliso non risponde, corre verso la Fonte Dell’Oblio, quel cerchio d’acqua nera e profonda che trasforma ogni cosa in sabbia e senza pensarci vi getta dentro la sua mela d’oro; l’acqua nera la inghiotte, per un istante un bagliore dorato illumina la superficie poi tutto scompare, la mela è diventata sabbia; Fiordaliso si volta verso le altre fate. “È solo un metallo,” dice. “Ed è diventato più pesante di quanto io possa portare.” Si volta verso lo specchio dove è ancora visibile l’ultima immagine. “Non voglio che il nostro mondo diventi così.” Un’altra fata si stacca dal gruppo, corre verso la fonte con la sua mela ed emula Fiordaliso. “Anche io non voglio,” dice. Una terza fata la segue, poi una quarta, poi tutte le altre. “È solo un metallo, un metallo che ci sta distruggendo,” ripete qualcuna come un mantra. Le mele cadono una dopo l’altra nell’acqua nera, l’acqua trema, si increspa e assorbe tutto. Quando le ultime fate deviate gettano le loro mele qualcosa cambia nell’aria, l’odore dell’oro scompare e al suo posto torna il profumo dei fiori, della terra bagnata, degli alberi, dei fiumi; le fate si guardano intorno, i loro occhi sono ancora lucidi e pieni di lacrime ma sui loro volti, lentamente, compare qualcos’altro: il sollievo. “Ci siamo quasi perse,” mormora una. “Ma non ci siamo perse,” dice ad alta voce Fiordaliso. “Siamo ancora qui, siamo ancora noi.” Una delle fate si asciuga le lacrime. “Ora cosa facciamo?” Violetta sorride. “Ora, insieme, ricominciamo da capo.” Le fate si mettono in cerchio e si abbracciano, quelle corrotte chiedono scusa. “Volevamo solo sembrare più belle,” dicono. “Invece stavamo trasformando il nostro mondo in un incubo.” Le fate corrotte vengono perdonate, lo specchio si dissolve, la ferita nel cielo scompare e l’albero d’oro si trasforma in un normale ciliegio. “L’oro è solo un metallo brillante, come fa a trasformare un mondo vivibile in uno brutto come il tuo?” mi chiede una fata. Scuoto la testa. “L’oro non è il problema, il problema è ciò che l’oro fa alle persone; quando hai l’oro inizi a pensare che vali di più di quelli che non ce l’hanno, inizi a credere che gli altri siano meno importanti di te e quando pensi questo non ti importa più se loro hanno fame, se soffrono, se muoiono.” Mi fermo un attimo. “L’oro ti rende cieco e un cieco, anche se non vuole, finisce per calpestare chi gli sta intorno”. Una fata si avvicina a me, in mano ha un flauto. “Questo strumento emette frequenze positive, lo meriti,” dice. Abbasso la testa, sto per dire che non lo merito ma lei mi sussurra in un orecchio: “So cosa pensavi mentre proiettavi le immagini e il tuo cordone d’argento si assottigliava ma se anche tu sogni una società tendente alla perfezione non sei così male e il flauto te lo meriti.” Stupito del regalo mi rivolgo all’Unicorno con tono scherzoso: “Su alcuni libri c’è scritto che le fate fuggono da chi esprime liberamente la propria sessualità e questa addirittura mi porta un dono”. “Su alcuni libri scrivono tutte sciocchezze,” risponde la mia guida. “Non dirmi che anche le fate fanno sesso?” chiedo. Davanti a me vedo l'Unicorno e le fate ridere a più non posso. Mi avvicino alla mia guida e gli sussurro: “Ma su quale libro hai letto la sequenza numerica?” Lui fa qualche passo a sinistra e io lo seguo. “Non la conoscevo ma non dirlo a nessuno,” mi risponde a bassa voce. L'Unicorno fa uscire un fascio di luce dal suo corno, subito davanti a me appare un portale intra dimensionale con un’immagine, lo riconosco, dall’altra parte c’è il mio tempio astrale; attraverso il portale e lo raggiungo, mi guardo attorno e metto il flauto nella mia libreria degli oggetti, forse mi sarà utile durante i prossimi viaggi astrali. Pochi secondi dopo, incredibilmente, mi ritrovo nel mio letto, è già mattina, con quel sogno lucido la notte è passata in fretta; mi alzo e guardo fuori dalla finestra, la città è uguale a ieri, il rumore, lo smog, la gente che corre; penso che l’albero dalle mele d’oro cresce anche sulla Terra sotto altre forme o con altri nomi: il denaro, il potere, la fama e molte persone continuano a cogliere i suoi frutti credendo di diventare migliori quando invece diventano solo più vuote e rendono peggiore il mondo; penso che se l’umanità, nel suo insieme, guardasse uno specchio che mostrasse, come per magia, quale sarà il futuro che lasceremo ai posteri se continuiamo a vedere l’etica e la connessione con gli altri, con le altre specie e con il pianeta come spazzatura forse qualcosa cambierebbe. Mentre osservo la città la televisione trasmette una pubblicità, una voce allegra invita a mandare un sms al costo di due euro per salvare le balene, una specie animale in via di estinzione; fino a ieri avrei ignorato distrattamente quelle parole ma oggi, dopo quel sogno, prendo il telefono e invio il messaggio; mentre lo faccio sento come un filo invisibile che si tende, una connessione tra me e quei magnifici animali che forse non vedrò mai. Torno a riflettere, mi rendo conto che qui sulla Terra gli specchi magici non esistono e una persona sola può fare ben poco per mostrare alla gente il futuro che lasceremo ai posteri ma potrei scrivere un libro, ho un amico biologo, un'amica sociologa, un filosofo e anche un'insegnante di scuola elementare che sa rendere semplici le cose complicate; potrei scrivere un libro assieme a loro, non un testo che profetizza il futuro ma uno serio che, tramite il ragionamento logico e i dati, descrive l’avvenire dell'umanità se continuiamo a percorrere questo sentiero; mi rendo conto che il mio messaggio arriverà a poche persone, poche menti verranno scosse ma è sempre meglio di niente. Ad un tratto, guardando il cielo blu, ho una visione, vedo dei numeri che fluttuano nell'aria, vedo i numeri uno, uno, due, tre, cinque, otto, tredici, la riconosco, è la sequenza di Fibonacci ma ora la vedo diversamente, quei numeri potrebbero rappresentare il modo in cui un'idea cresce; prendo un foglio di carta, scrivo i primi tredici numeri della sequenza poi disegno una spirale accanto ai numeri, inizia piccola poi si allarga fino a uscire dal foglio. Un'idea può crescere così, penso, come quei numeri, se un lettore consiglierà il mio futuro libro ai suoi amici due persone potrebbero leggere il mio testo, se queste due persone lo consiglieranno, a loro volta, ai loro amici i lettori potrebbero diventare tre, poi cinque poi otto e così via; accendo il computer e scrivo il titolo del mio nuovo documento: “Il mondo che verrà.” Poi scrivo l'ultima frase del libro: “Un'idea condivisa può crescere come i numeri di Fibonacci, basta che ognuno ne parli con i suoi amici e quegli amici con altri ancora, l'onda si allargherà come quando getti un sasso nell'acqua di uno stagno; se questo testo ti è piaciuto inizia tu.”

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Conversazione su Eugenio Montale

Conversazione su Eugenio Montale

Il prossimo 22 giugno sulle varie piattaforme Social Network presenti nella rete, Il prossimo 20 luglio sulle varie piattaforme Social Network presenti nella rete, sarà disponibile la conversione sul tema“1896-2026: nel centotrentesimo della nascita di Eugenio Montale”, organizzata dal Circolo Culturale “L’Agorà” di Reggio Calabria. Il nuovo incontro, predisposto dall’associazione reggina ha ricevuto il patrocinio della Città Metropolitana di Genova. Eugenio Montale nacque a Genova il 12 ottobre del 1896 e nella Città ligure frequentò le scuole tecniche ed intraprese studi di canto che dovette interrompere nel 1917 per andare al fronte come ufficiale di fanteria. Dopo la fine della prima guerra mondiale tornò a Genova dove cominciò a dedicarsi agli studi di poesia e a frequentare gli ambienti letterari. Nel 1927 a Firenze lavorò prima per la casa editrice Bemporad e dal ’28 come direttore del Gabinetto scientifico-letterario Vieusseux, incarico che dovette lasciare dieci anni dopo perché non iscritto al partito fascista. Dopo la pubblicazione della sua sua prima raccolta “Ossi di seppia” (1925), nell’ambiente fiorentino matura la poesia delle “occasioni” (1939) ed inizia la sua attività di traduttore prima di poeti e poi di autori di teatro e di narrativa. Tra il ’40 e il ’43 completa la raccolta di poesie “Finisterre” pubblicata a Lugano (1943). “La bufera e altro” e le prose di “Farfalla di Dinard” sono pubblicate nel 1956 dopo un lungo silenzio. Nel 1971 pubblica “Satura”, nel 1977 “Quaderno di quattro anni”. Nel 1967 viene nominato senatore a vita e nel 1975 gli viene conferito il Premio Nobel. C’è un filo conduttore tra Eugenio Montale, il Mediterraneo e la Calabria, cifre queste che saranno oggetto di analisi nel corso della conversazione organizzata dal sodalizio culturale reggino. Queste alcune delle cifre che saranno oggetto di analisi da parte del gradito ospite del sodalizio culturale organizzatore. La conversazione, sarà disponibile, sulle varie piattaforme Social Network presenti nella rete, a far data da lunedì 20 luglio.

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Roberto Bonura: l’attore palermitano tra cinema d’autore, grande fiction e impegno civile

Roberto Bonura: l’attore palermitano tra cinema d’autore, grande fiction e impegno civile

Dai laboratori teatrali guidati da Lollo Franco fino alle pellicole di Giuseppe Tornatore, Pasquale Scimeca e Giovanni Calvaruso. Il ritratto di un interprete d'eccellenza che unisce talento, presenza e rigore professionale. Ci sono volti capaci di incarnare profondamente un territorio, di raccontarlo attraverso l’intensità di uno sguardo, la fisicità e una presenza scenica che non passa mai inosservata. È certamente il caso di Roberto Bonura, attore palermitano che, passo dopo passo, ha saputo costruire una solida carriera artistica partendo dalle tavole dei teatri cittadini fino ad arrivare ai set dei più importanti registi cinematografici e televisivi del nostro Paese. DALLE RADICI TEATRALI AI PRIMI PASSI SUL SET Palermitano doc, caratterizzato da un’imponente presenza fisica forte dei suoi 190 centimetri di altezza, Bonura muove i primi passi significativi nel mondo della recitazione alla fine degli anni Novanta. Tra il 1998 e il 2002 si forma sotto la guida attenta di un vero e proprio pilastro del teatro palermitano, Lollo Franco, frequentando attivamente il suo stimato laboratorio teatrale. È proprio sui palcoscenici della sua città natale che l’attore affila le armi della recitazione e della dizione, prendendo parte a messinscena di grande valore identitario e classico. Tra i progetti di quel periodo si ricordano l'interpretazione ne I giganti della montagna di Luigi Pirandello e la partecipazione alle celebrazioni storiche del monumentale Trionfo di Santa Rosalia, un appuntamento viscerale per il capoluogo siciliano. IL CINEMA D'IMPEGNO CIVILE: DA TORNATORE A SCIMECA Il debutto davanti alla macchina da presa rivela presto tutta la sua versatilità d'interprete. Il primo ruolo di forte impatto sul grande schermo arriva nel 2007 con La siciliana ribelle, pellicola di Marco Amenta ispirata alla drammatica storia di Rita Atria, in cui Bonura viene scelto per un ruolo da coprotagonista. "Un percorso artistico rigoroso, guidato dalla volontà di dare voce alle storie e alle contraddizioni della propria terra, alternando il cinema civile alle grandi narrazioni popolari del piccolo schermo."; Da quel momento, il suo legame con il cinema d’autore si consolida stabilmente. Nel 2008 viene inserito nel ricchissimo e prestigioso cast di Baarìa, il kolossal nostalgico e poetico firmato dal Premio Oscar Giuseppe Tornatore. L’anno successivo, nel 2009, il suo percorso incrocia lo sguardo internazionale di John Turturro e Roman Paska, che lo coinvolgono nel progetto documentaristico Prove per una tragedia siciliana, un viaggio intimo e antropologico nelle tradizioni più profonde dell’isola. A confermare la sua spiccata vocazione per il cinema di stampo civile sono le sue più recenti fatiche sul grande schermo. Bonura è stato infatti diretto dal regista Pasquale Scimeca nel film Il giudice e il boss, dove ha prestato il volto e la consueta intensità interpretativa al personaggio del militante comunista Angelo Mangano. Lo ritroviamo, inoltre, con un importante e complesso ruolo da coprotagonista nella recente pellicola Vite da sprecare, firmata dal regista Giovanni Calvaruso. IL SUCCESSO IN TV E IL VIDEOCLIP CULT Nello stesso periodo, il volto di Roberto Bonura diventa un simbolo di impegno sociale anche grazie alla partecipazione a un pezzo di storia della musica e della televisione italiana. Nel 2007 è infatti tra i protagonisti del celebre e pluripremiato videoclip di Pensa, il brano contro la mafia di Fabrizio Moro che trionfa al Festival di Sanremo Giovani, sotto la sapiente regia di Marco Risi. Parallelamente, la televisione nazionale si accorge delle sue doti. Bonura si impone all'attenzione del grande pubblico grazie a interpretazioni di rilievo in grandi produzioni seriali. Tra queste spicca la sua partecipazione alla serie TV cult di Rai 1 Il Cacciatore, diretta da Stefano Lodovichi e Davide Marengo e con protagonista Francesco Montanari; nella fiction, l'attore ha vestito magistralmente i panni di Francesco Giuliano Olivetti, personaggio legato alle dinamiche interne del clan Bagarella. Il suo percorso sul piccolo schermo vanta inoltre presenze in altre importanti produzioni legate alle narrazioni della Sicilia tra cronaca, legalità e ricostruzione storica. Lo troviamo infatti in titoli di assoluto successo come Il commissario Montalbano (nell’indimenticabile episodio Il campo del vasaio del 2011) e nella serie d'azione Squadra Antimafia nello stesso anno. Nel 2016 prende parte anche alla trasposizione televisiva di La mafia uccide solo d’estate, tratta dall’omonimo film di Pif. Nel suo palmarès figurano inoltre drammi in costume e thriller, come La baronessa di Carini (2007) e I segreti dell'isola di Korè (2008). NUOVI ORIZZONTI PROFESSIONALI Con una carriera ormai pluridecennale che spazia con disinvoltura dal dramma storico al poliziesco contemporaneo, Roberto Bonura rappresenta una di quelle maestranze d’eccellenza e di assoluto cresciuto nel cuore pulsante di Palermo e capace di portare la propria verità umana e attoriale sui palcoscenici e sugli schermi di tutta Italia. Voci di corridoio sempre più insistentemente dicono che qualcosa di molto importante stia bollendo in pentola per il suo immediato futuro artistico. Tuttavia, per sacrosanto dovere di serietà giornalistica e per la doverosa riservatezza professionale che si deve a questi livelli di produzione, per il momento la redazione sceglie di non aggiungere altro, in attesa degli annunci ufficiali. CRONOLOGIA E HIGHLIGHTS DELLA CARRIERA Ambito: Cinema Recente Titolo / Progetto: Il giudice e il boss  Regia / Note: Pasquale Scimeca (Ruolo: Angelo Mangano) --------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Ambito: Cinema Recente Titolo / Progetto: Vite da sprecare Regia / Note: Giovanni Calvaruso (Co-protagonista) --------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------  Ambito: Televisione Titolo / Progetto: Il Cacciatore (Rai 1) Regia / Note: S. Lodovichi e D. Marengo (Ruolo: Francesco Giuliano Olivetti, clan Bagarella) --------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Ambito: Cinema Titolo / Progetto: Baarìa Regia / Note: Giuseppe Tornatore --------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Ambito: Cinema Titolo / Progetto: La siciliana ribelle Regia / Note: Marco Amenta (Co-protagonista) --------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Ambito: Televisione Titolo / Progetto: Il commissario Montalbano Regia / Note: Episodio "Il campo del vasaio" (2011) --------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Ambito: Televisione Titolo / Progetto: Squadra Antimafia / La mafia uccide solo d’estate Serie TV di grande risonanza nazionale --------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Ambito: Musica & Sociale Titolo / Progetto: Videoclip "Pensa" (Fabrizio Moro) Regia di Marco Risi (2007) --------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Ambito: Teatro Titolo / Progetto: Laboratorio e Produzioni Classiche Regia / Note: Diretto da Lollo Franco (1998-2002) --------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Articolo Editoriale Supervisore e Dirigente del servizio: Dott. De Vita Distribuzione: Urban Dream di Mietto Elisa

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TRASALIMENTI

La gente comune va sempre di fretta e non si accorge minimamente di nulla, non coglie sfumature emotive di vario livello. Le persone altamente sensibili invece per natura avvertono tutto, colgono i dettagli, stanno attente alle sfumature, si rendono conto di molte cose che gli altri non percepiscono. Non colgono l’ironia di certe parole, la repulsione di certi gesti, il tono della voce. Alcune persone sono venerate dal volgo per la loro posizione sociale ma non sono cristalline, vengono osannate ma sono meschine. Il volgo nostra fedeltà e devozione verso persone autorevoli che non sono sempre perfette. La gente molto sensibile spesso nota che dirigenti, persone di successo, dottori, luminari spesso hanno dei trasalimenti, dei moti di repulsione verso la gente comune, operai, impiegati, commessi. Danno spettacolo di una sorta di presa di distanza, di distacco emotivo che vuole essere alla fine pure fisico. Ci sono persone che si mostrano contrariate a prendere l’ascensore con persone delle pulizie, del condominio, loro cosi autorevoli non possono viaggiare con persone comuni, comuni mortali. Donne ricche che guardano una vetrina di lusso si sentono quasi minacciate dalla presenza di persone del ceto medio basso, la vetrina dovrebbe essere loro prerogativa, loro terreno, gli altri, i mediocri, dovrebbero essere esclusi. Solo loro hanno il diritto di usufruire di alcuni beni di lusso. Gli autorevoli hanno un atteggiamento altezzoso, sostenuto, solo loro possono imporre silenzio e rispetto. Loro soli detengono il potere, tutelano la nazione. Gli altri costernati sanno che devono sparire alla loro vista ferita da certi visioni di bassa lega. I potenti si felicitano fra di loro, fanno muro, si coalizzano forti del fatto che ispirano fiducia e rispetto. Si apprende che in certi contesti i poveri non sono graditi, la loro presenza disturba. Ci sono ambienti altamente selettivi dove si trasalisce alla vista di un povero diavolo che viene respinto con atteggiamenti e sguardi. Ci sono persone che impiegano tempo a capire questi meccanismi. Lo stile di esclusione è quasi sempre lo stesso. Sembra che ci sia un comune accordo. Ci sono eventi che sono terra di conquista di pochi eletti che si inalberano alla vista di gente comune ammessa. Il volgo deve nutrire poche aspettative, deve logorarsi, vivere in un limbo sospeso, essere respinto con tutte le conseguenze emotive del caso. Al volgo non si restituisce dignità. Per il volgo la resurrezione è lontana anni luce. Per fortuna il volgo si è fatto furbo e fa meno figli, per evitare di vedere quel trasalimento, quello sconforto raccapricciante destabilizzante negli occhi dei prepotenti verso anche i bambini. Il messaggio forse è stato recepito. Le esclusioni ai piccoli devono essere evitate perché procurano sensi di inferiorità e dispiaceri. I potenti avvolti dal lusso pensano che il cuore dei poveri sia di cotone come diceva una celebre canzone del passato. I trasalimenti evidenti fanno vacillare l’autostima, scombussolano, tramortiscono. Bisognerebbe avere la presenza di spirito di agire allo stesso modo se si avesse un residuo di orgoglio. Gli umili sembra che debbano piangere, farsi piccoli e sentirsi inutili.

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Massimo Visconti: “Holiday state of mind”

Massimo Visconti: “Holiday state of mind”

Il nuovo singolo del DJ e producer italiano, una house solare che trasforma la vacanza in uno stato mentale “Holiday state of mind” è il nuovo singolo di Massimo Visconti, che ha scritto e prodotto un brano house che racconta l’estate non come una destinazione, ma come una condizione interiore. Il pezzo nasce dal desiderio di lasciare alle spalle routine, lavoro e stress, entrando in uno spazio mentale più luminoso, leggero e vitale. La vacanza diventa una metafora emotiva: non è solo partire, ma ritrovare quella sensazione di benessere che si accende quando ci si sente finalmente liberi. Il singolo si muove in un territorio house solare ed energico, pensato per funzionare in radio, nei club e nei festival. La produzione unisce un groove pulsante, una cassa decisa e un arrangiamento essenziale, costruito per sostenere la voce — soul, vibrante, calda — che rappresenta il cuore del brano. Le influenze richiamano la vocal house più luminosa, la disco house e le atmosfere club anni ’90 e 2000, filtrate attraverso un gusto contemporaneo orientato al dancefloor. “Holiday state of mind” non vuole essere soltanto una canzone estiva. È una traccia che accompagna viaggi, spiagge, tramonti e serate all’aperto, ma che ricorda anche che quella sensazione può esistere ovunque. Il titolo riassume il messaggio centrale: la vacanza non è solo un luogo, è uno stato mentale. Massimo Visconti è un DJ, producer, speaker radiofonico e visual artist italiano con base a Milano. Il suo percorso nasce nei club, dove inizia a suonare a 14 anni sviluppando un istinto naturale per il dancefloor. A 16 anni comincia a produrre musica, costruendo negli anni un’identità che unisce cultura club, scrittura, immagine e comunicazione. Parallelamente alla musica, Visconti attraversa esperienze che ne definiscono lo stile: teatro, animazione, stand‑up comedy, radio. Lavora come speaker e autore in diverse realtà, fino ad approdare a Virgin Radio e successivamente alla programmazione musicale e gestione del canale televisivo di Radio 105. Collabora con magazine come Traveller, Men’s Health e Playboy Italia, intervistando protagonisti della musica, dello sport e dell’entertainment internazionale. La sua attività visuale lo porta a lavorare come fotografo e videomaker, costruendo un’estetica riconoscibile legata a fashion, glamour e lifestyle. Nel corso degli anni collabora anche nel mondo motorsport con il team LCR Honda in MotoGP, lavorando a progetti di comunicazione per brand come Castrol, GIVI e Unipol. Come DJ continua a esibirsi nei club con set dinamici e fisici, guidati da una forte sensibilità musicale. Come producer si muove tra house, tech house ed elettronica, con attenzione al groove e all’impatto sul dancefloor. I suoi singoli — tra cui “Sin pudor”, “Fight for your rights” e “Get your freak on” — hanno ottenuto riscontri in Germania, Francia, Polonia, Messico, Brasile, Colombia e Italia. Con “Holiday state of mind”, in radio dal 3 luglio 2026, Massimo Visconti mostra il lato più solare del suo progetto: una house vocale, energica e positiva, pensata per far muovere il corpo e accendere l’immaginazione. Etichetta: Agua Blanca CONTATTI E SOCIAL instagram.com/massimovisconti/ facebook.com/massimoviscontiofficial open.spotify.com/intl-it/artist/4V3FtOm5RhA9n2dfUF0Cgs?si=ro3qAHW5Sy2Nt5WB_E0W7g

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Il suono di T.N.Y. riparte da un incontro inatteso con Awa Fall e Ivan Stray

Il suono di T.N.Y. riparte da un incontro inatteso con Awa Fall e Ivan Stray

Cosa succede quando anche chi conosce benissimo l’industria musicale sente il bisogno di sottrarsi alla dittatura della misurabilità? Una possibile risposta arriva con “Solo Noi”, il nuovo singolo del producer platinum certified T.N.Y. feat. Awa Fall & Ivan Stray, disponibile da venerdì 10 luglio. Antonio Colangelo, in arte T.N.Y., questo mercato lo conosce da oltre trent’anni. Dal 1993 lavora come dj, musicista, produttore e ingegnere del suono; ha firmato produzioni, mix e arrangiamenti per artisti come Articolo 31, J-Ax, Tiziano Ferro e Spagna, e ha visto i propri lavori uscire per realtà discografiche internazionali. Nel suo percorso ci sono anche numerose certificazioni: il disco d’oro per la produzione di “Un Bel Viaggio”, con cui gli Articolo 31 sono tornati al Festival di Sanremo nel 2023, il disco d’oro per quattro brani dell’album “Protomaranza” e il disco di platino per “Fiesta” di J-Ax. “Solo Noi” nasce quindi da un produttore che non parla dei numeri come se non li avesse mai incontrati. Li conosce, li ha visti crescere e diventare parte naturale del lavoro, ma, proprio per questo, ha scelto di pubblicare un brano nato in studio quasi per caso, senza partire da un’idea già orientata al rendimento. E questa decisione non arriva come un rifiuto del mercato, né come presa di distanza da un sistema di cui fanno parte artisti, produttori, etichette, piattaforme, media, uffici stampa e pubblico. È, piuttosto, il tentativo di riportare, almeno per una canzone, la musica prima della prestazione, la creatività prima del business, il brano prima della sua possibile resa. Il tutto, in un momento storico e in una stagione – l’estate - in cui la musica sembra dover dimostrare il proprio valore prima ancora di essere ascoltata. Il brano nasce durante una sessione con Awa Fall, tra le voci reggae italiane più riconosciute anche fuori dai confini nazionali. L’artista era arrivata in studio per registrare un altro pezzo; T.N.Y. le fa ascoltare una base, l’intuizione prende forma e da quel momento “Solo Noi” comincia a diventare qualcosa di diverso da una collaborazione creata a tavolino. Awa Fall non è una voce chiamata semplicemente ad arricchire una produzione. Nata a Bergamo da padre senegalese e madre italiana, attiva fin da giovanissima tra reggae, soul, r’n’b, blues e rap, ha portato la propria cifra su palchi e festival internazionali, consolidando negli anni un percorso fortemente legato al roots reggae e a una dimensione live che l’ha resa una delle interpreti più autorevoli della scena reggae italiana. Proprio per questo, la sua presenza in “Solo Noi” diventa uno degli elementi più interessanti: abituata a cantare prevalentemente in lingua inglese e a muoversi all’interno della scena reggae, qui Awa Fall sceglie l’italiano, entra in una scrittura sentimentale e si confronta con una produzione che unisce elettronica e urban-pop. Un cambio d’abito che non cancella la sua identità, ma la porta in un contesto meno atteso, dove la voce resta caratterizzante e, allo stesso tempo, mostra una sfumatura diversa del suo modo di interpretare. Ivan Stray, giovane rapper di Luino, cresciuto artisticamente tra il Nord Italia e il Molise, arriva nel pezzo spostandolo fuori dalla sola storia d’amore. Nelle sue barre il rapporto tra due persone diventa anche il ricordo di ciò che hanno attraversato: ferite, buio - «Siamo il risultato di ferite, sangue, lacrime» - e la sensazione di esserci stati davvero, anche quando chi avevano intorno preferiva non farlo - «Quando tutto va bene chiamano in tanti, ma eravamo solo noi quando il buio era davanti». Da lì, il brano smette di raccontare soltanto un legame e comincia a descriverne gli effetti fisici, sul modo stesso di restare aggrappati a qualcuno. Arterie svuotate, male compresso nella voce, gardenie ridotte in cenere, pupille di benzina, supernove che esplodono nel corpo, pensieri in cui si affoga in metro. E il deserto del Gobi, richiamato più volte, che diventa il luogo simbolico di una fame affettiva estrema: desiderare qualcuno «come una goccia d’acqua nel deserto del Gobi» significa portare il sentimento in una zona di pura necessità, in cui l’amore non è soltanto scelta, ma sete e ostinazione. La produzione di T.N.Y. avvolge perfettamente la vocalità magnetica di Awa Fall e l’intervento street di Ivan Stray, coniugando la mano di un produttore abituato a trattare il suono come materia tecnica e una sensibilità interpretativa che mette ogni elemento al posto giusto. Non è casuale che Colangelo arrivi anche da una formazione in architettura, oltre che da un diploma in sound engineering e mastering: nel brano si percepisce una cura dello spazio sonoro, dei pieni e dei vuoti, delle entrate vocali e delle aperture dinamiche. In un mercato che spesso chiede ai brani di essere già contenuto, già formato breve, già numeri potenziali prima ancora di essere musica, “Solo Noi” prova a ridare centralità alla canzone e al bisogno di tornare alla musica come luogo di rischio, incontro e libertà creativa.

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Cinema: successo di pubblico a Palermo per la presentazione del docufilm "Made in Sicily"

Cinema: successo di pubblico a Palermo per la presentazione del docufilm "Made in Sicily"

PALERMO – Grande partecipazione e un notevole successo di pubblico hanno caratterizzato, giovedì 25 giugno al cinema Aurora di Palermo, la presentazione di "Made in Sicily", il docufilm corale nato per celebrare il prestigioso riconoscimento della cucina italiana come Patrimonio dell'Umanità UNESCO. Il progetto, scritto, diretto e prodotto da Fabrizio Dia per l'associazione Digital H.M. (hostessmodelle), ha catturato l’attenzione degli spettatori, configurandosi come un omaggio appassionato alle radici e all’eccellenza gastronomica siciliana. La visione autoriale di Dia, che firma anche la sceneggiatura, ha dato vita a un’opera corale che ha visto la partecipazione di un nutrito staff tecnico, fondamentale per la riuscita della pellicola. La serata è stata l’occasione per ringraziare i professionisti che hanno lavorato al film, tra cui il direttore della fotografia e fotografo di scena Sergio Fiorito, gli aiuti regia Camillo Spoto, Marco Ernani e Andrea Conti, il fonico e microfonista Giuseppe Ciriminna, e i location manager Carlo Muraglia e Marzia Castana. Hanno inoltre collaborato Giovanni Nicolosi (dronista), Kiara Ferretta (consulente costumista e sound design), Maria Elena Ristuccia (consulente per la sicurezza alimentare) e Marzia Castana (make up artist). A impreziosire il lavoro, una colonna sonora originale che include i brani inediti "Marranzano al Vento" e "Buongiorno Sofia", con il sound design curato da Fabrizio Dia e Kiara Ferretta. I riconoscimenti Durante la cerimonia, sono state consegnate targhe al merito per sottolineare l’impegno profuso nel progetto. Il riconoscimento come "Migliore attrice" è andato a Sophia Pagliaro. Premiata anche Maria Elena Ristuccia per la sua preziosa consulenza tecnica. Un ringraziamento speciale è stato rivolto alle aziende I.D.I.M.E.D. e Cantine Rallo, il cui sostegno è stato fondamentale per la realizzazione dell'iniziativa. Il Cast L'opera si avvale di un vasto cast corale, che annovera: Vito La Grassa, Rita Bucchieri, Emmanuele Crisafi, Maria Giovanna Frangiamone, Elisabetta Inzerillo, Vita Scibilia, Marzia Castana, Manuela Vesco, Aurora Orlando, Alessandra Carollo, Gabriel Torino, Giulia Messina, Davide Messina, Miriam Gioeli, Serena Bommarito, Sabrina Ottobre, Vittoria Martinelli, Aurelia Tripi, Valentina Vara, Chiara Seminara, Simone Aiello, Giorgia Davì, Matteo Provenzano, Gianni Tagliavia, Giulia Perdichizzi, Alice Rubino, Andrea Campisi, Giorgia Di Carlo, Anastasia Caruso, Lorenzo Pulizzi, Maria Amelia Migliore, Roberta Chiodo, Alessandra Chiodo, Greta Giacalone, Sabrina Giacalone, Gabriele Giacalone, Jenny Passantino, Teresa Guddo e Morena Prestigiacomo. Nella foto i protagonisti del docufilm, da sinistra Rita Bucchieri, Vito La Grassa, Sophia Pagliaro.

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Simone Riva, il “Turista Spazzino”, presenta la nuova canzone “De Romedi”

Simone Riva, il “Turista Spazzino”, presenta la nuova canzone “De Romedi”

Simone Riva, conosciuto come il “Turista Spazzino”, torna a unire musica e impegno sociale con il nuovo brano “De Romedi”, una canzone dedicata alle donne di ieri e di oggi, con particolare attenzione alle lavoratrici che affrontano quotidianamente ritmi intensi tra lavoro e famiglia. Il brano nasce da un episodio personale e simbolico: la figura di Elena De Romedi, citata come ispirazione e “esca narrativa” del pezzo, rappresenta tutte le donne che lavorano senza sosta e che, anche dopo turni pesanti, ad esempio in fabbrica, continuano a occuparsi della casa e dei propri cari. «La canzone è dedicata a tutte le donne che “sgobbano” dalla mattina alla sera - spiega Riva -. E nonostante i turni massacranti, non hanno ancora finito il loro lavoro quando tornano a casa. Non a caso in un passaggio riporto: “Fatto sta che le donne che lavorano dalla mattina alla sera sono come invincibili supereroi”. O forse meglio supereroine». Con questo nuovo progetto musicale, Simone Riva conferma la sua doppia identità pubblica: da un lato attivista ambientale noto per le sue iniziative di pulizia volontaria sul territorio, dall’altro autore e interprete di brani che affrontano temi sociali e di sensibilizzazione. “De Romedi” è un brano dedicato al carico quotidiano e spesso invisibile delle donne. Il testo mette al centro la fatica, la continuità e la resilienza femminile, raccontando una realtà fatta di impegno costante e responsabilità che non si fermano mai. Con la nuova canzone, che utilizza un linguaggio diretto e simbolico, prendendo spunto da figure reali e quotidiane per trasformarle in un messaggio universale, si conferma la collaborazione con Nicola Ursino, arrangiatore e polistrumentista. Un professionista delle note che ha composto la partitura musicale sulla melodia e sul testo di Simone Riva. Alla realizzazione del brano hanno anche collaborato la collega Elena De Romedi e l’amico di vecchia data Giorgio Rusconi con alcuni cori. Sia Simone Riva che Elena De Romedi lavorano in Carvel Srl di Cassina de’ Pecchi - specializzata nella lavorazione, studio e progettazione di armadi e articoli speciali per lo stoccaggio di materiali infiammabili, oli e idrocarburi pericolosi - dove hanno avuto modo di stringere amicizia. Lorenzo Perego, Amministratore Delegato, ha dichiarato: «Un bel gesto d’affetto nei confronti della collega e verso l’intera azienda. Elena De Romedi è una donna che si dà da fare ed è bello che venga trattata come la “sorella maggiore”. Questa iniziativa fa bene al morale e all’ambiente della nostra piccola realtà, a conduzione familiare. E fa bene a tutte le donne, a cui vengono giustamente attribuiti grandi meriti». Il brano è ascoltabile su tutte le principali piattaforme di musica in streaming. Il video musicale è visibile su Youtube a questo link:

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Dalle dune di Piscinas a Capocotta: viaggio nell’Italia del turismo libertino

Dalle dune di Piscinas a Capocotta: viaggio nell’Italia del turismo libertino

Secondo il social network Wyylde, sempre più coppie italiane scelgono spiagge per soli adulti. Il fenomeno coinvolge soprattutto persone tra i 30 e i 50 anni alla ricerca di esperienze condivise, privacy e nuove forme di socialità. Le relazioni aperte e il turismo libertino non sono più un fenomeno di nicchia. Secondo Wyylde, piattaforma europea dedicata all’esplorazione della sessualità libera e consensuale, cresce anche in Italia il numero di coppie che scelgono vacanze orientate a libertà relazionale, esperienze non convenzionali, ambienti adult only e socialità open minded. Secondo un’indagine condotta da Wyylde nella sua community italiana, che conta oggi oltre 20mila iscritti, alcune delle spiagge più frequentate dai social network per swinger si trovano proprio in Italia. Nella maggior parte dei casi si tratta di spiagge pubbliche ad accesso libero, senza tessere o ingressi dedicati, ma con aree storicamente frequentate dalla community libertina. I frequentatori si riconoscono attraverso community online, passaparola e app dedicate; gli incontri avvengono spesso nelle zone più appartate, soprattutto al tramonto. In alcuni casi esistono anche beach club privati, resort adults only ed eventi organizzati all’interno del circuito lifestyle e libertino, di cui Wyylde è oggi uno dei principali punti di riferimento in Europa. Dai dati e dall’osservatorio Wyylde emerge inoltre che il fenomeno riguarda sempre più coppie tra i 30 e i 50 anni, professionisti e viaggiatori alto-spendenti interessati al turismo esperienziale e ai circuiti swinger e libertini. Sebbene in Italia non esistano spiagge ufficialmente dedicate allo scambismo, alcune aree balneari sono diventate nel tempo punti di ritrovo storicamente associati a incontri tra adulti consenzienti, cultura swinger, dogging, turismo libertino. A tal proposito Wyylde ha stilato una mappa delle 10 spiagge più note e frequentate dalla sua community, anche per l’estate 2026. Capocotta (RM) — il simbolo storico della trasgressione romana Le dune e le aree più isolate di questa spiaggia sono diventate nel tempo luoghi simbolo della trasgressione romana. Bassona / Lido di Dante (RA) — la più citata nelle cronache recenti È probabilmente la spiaggia italiana oggi più associata al fenomeno swinger. La pineta retrostante viene spesso citata come luogo di incontri tra adulti. Focene (RM) — il litorale “after dark” vicino Roma La sua notorietà deriva soprattutto dal passaparola e dalle community online dedicate agli incontri outdoor. Marina di Camerota (SA) — Spiaggia del Troncone Pur essendo conosciuta principalmente come spiaggia naturista, negli anni è stata citata nelle community swinger italiane come meta discreta e appartata. La conformazione della spiaggia e delle aree circostanti ha favorito questa reputazione. Pizzo Greco (KR) — Calabria Località spesso citata nelle community libertine del Sud Italia per privacy, isolamento e turismo adulto alternativo. La notorietà è soprattutto underground e legata ai circuiti online. Nido dell’Aquila (LI) — Toscana Nel tempo è diventata una delle spiagge toscane più conosciute nei forum dedicati a naturismo, incontri e coppie open minded. Molto apprezzata per l’atmosfera discreta e rilassata. Baia di Sistiana (TS) — Trieste Grazie alla forte influenza mitteleuropea e alla cultura FKK dell’area, è stata associata negli anni a turismo libertario, incontri tra adulti e frequentazione internazionale. Acquarilli (LI) — Isola d’Elba Spiaggia di Acquarilli. Piccola baia isolata, spesso citata nei forum lifestyle per privacy, discrezione E frequentazione adulta. Piscinas (CI) — Sardegna Le enormi dune e l’isolamento naturale hanno reso la spiaggia popolare tra coppie, turismo libertario e viaggiatori alla ricerca di privacy assoluta. Arenauta (LT) — la “spiaggia dei 300 gradini” Storicamente frequentata da un pubblico adulto e da coppie in cerca di discrezione, isolamento e ambiente non convenzionale. La conformazione appartata ha contribuito alla sua fama alternativa. Il decalogo delle spiagge per swingers L’accesso a queste spiagge è libero e non esistono regolamenti dedicati allo “swinging”. Tuttavia, nelle community internazionali e nei circuiti libertini vigono regole comportamentali condivise da Wyylde, fondamentali per la convivenza tra tutti i frequentatori. La prima regola riguarda il consenso, sempre imprescindibile: ogni interazione tra adulti deve essere esplicitamente consensuale e rispettare la volontà di tutte le persone coinvolte. Allo stesso modo, è considerato fondamentale il principio del divieto di fotografare o filmare senza consenso, poiché la tutela della privacy rappresenta uno dei valori centrali della cultura libertina. A questo si aggiunge la necessità di mantenere la massima discrezione. Molti frequentatori scelgono infatti questi luoghi proprio per la possibilità di vivere la propria esperienza in un contesto riservato e anonimo. Il rispetto dei segnali, dei limiti e delle eventuali manifestazioni di disinteresse è una condizione essenziale per una frequentazione serena. È importante ricordare anche che non esiste alcuna aspettativa automatica: il fatto che una spiaggia sia nota all’interno di determinati circuiti non implica che tutti i presenti condividano le stesse intenzioni o siano disponibili a interagire. Ugualmente, occorre prestare attenzione alla legalità, poiché comportamenti espliciti in luoghi pubblici possono essere soggetti a sanzioni secondo la normativa vigente. Tra i principi più condivisi rientra inoltre il rispetto dell’ambiente: pulizia, attenzione agli spazi comuni e comportamento civile contribuiscono alla conservazione e alla vivibilità di questi luoghi. Nelle dinamiche swinger, inoltre, vale la regola secondo cui la coppia è sempre un’unità decisionale, e qualsiasi scelta o interazione deve basarsi su un consenso condiviso. Un altro aspetto caratteristico è che molte interazioni nascono online, attraverso community e piattaforme dedicate che consentono alle persone di conoscersi e organizzare eventuali incontri prima di ritrovarsi in spiaggia. A fare da cornice a tutte queste regole resta infine il principio più importante: la privacy è la regola principe. La discrezione e il rispetto della riservatezza altrui rappresentano infatti il fondamento su cui si regge l’intero ecosistema delle community open minded.

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L'Abruzzo nella IAI (Iniziativa Adriatico Ionica) – L'Oleificio Andreassi di Poggiofiorito

I giornalisti e i comunicatori di Borghi d'Europa hanno inserito l'Oleificio Andreassi nel progetto L'Europa delle scienze e della cultura (Patrocinio IAI-Iniziativa adriatico ionica, Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale nella regione adriatico ionica). L'incontro con il comm. Matteo Andreassi all'Oasi La Brussa in Caorle (Ve), in occasione di VinoCalciando, ha ribadito una scelta che Borghi d'Europa aveva maturato fin dal 2015. Poggiofiorito è un comune italiano di 798 abitanti della provincia di Chieti in Abruzzo. Fa parte dell'Unione dei comuni della Marrucina. I giornalisti e i comunicatori di Borghi d'Europa lo hanno conosciuto grazie alle degustazioni dell'olio e del vino dell 'Oleificio Andreassi e lo hanno così inserito nella rete dei Borghi del Gusto. Matteo Andreassi,Mastro Oleario, sarà presente alla edizione del 25 maggio di VinoCalciando a Caorle, presso la Trattoria Agli Alberoni, della serata di degustazione e prodotti enogastronomici. L'evento nasce ad Udine da una idea di tre amici Dante Mauro e Claudio, di voler giocare una partita a calcio (cuochi contro camerieri) e degustare ottimi vini e prodotti a fine match. VinoCalciando oggi conserva il nome (nato dopo una serata eroica a Fagagna), ma sopratutto lo spirito. La serata di degustazione viene rinnovata di anno in anno e parte del ricavato è sempre devoluto in beneficenza. L'incontro di Caorle servirà anche a raccontare l'inserimento dell'Oleificio Andreassi nella rete di iniziative giornalistiche che accompagnano dal 1° giugno il turno di Presidenza italiana alla IAI (Iniziativa adriatico ionica, Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale nella regione adriatico ionica). Nel giugno del 2025 Borghi d'Europa aveva inserito l'Azienda di Poggiofiorito all'interno delle manifestazioni che avevano ricordato il 25° della nascita della IAI, a giugno 2026 inizierà il Percorso informativo che coprirà dieci Paesi Europei e diverse regioni italiane sulle qualità dell'olio abruzzese. Accanto alla produzione di ottimo olio, il comm. Matteo Andreassi ha unito la produzione di vino. E' nata così Fattoria Andreassi, grazie all'acquisizione di cinque ettari, salvati da una sicura perdita d'identità. 'Volti di un territorio' recita la linea dei vini MUSA : due IGT,Pecorino Terre di Chietie Passerina Terre di Chieti e due DOC (rossi), il Montepulciano d'Abruzzo e il Cavaliere, Montepulciano d'Abruzzo Riserva. " Il Pecorino Terra di Chieti – osserva Alessio Dalla Barba, giornalista e sommlier AIS di Milano-, ha un colore giallo paglierino con riflessi verdognoli. Risulta al naso intenso, con note di frutta a polpa bianca/gialla (pesca e albicocca) e più tropicali come mango e kiwi, sentori minerali. Denota una grande freschezza, che si trova al palato, sapido e piacevole ma possiede un buon potenziale evolutivo : perfetto con molluschi e crostacei o con un cous cous con pesce e verdure in ottica estiva" Postato 1 hour ago

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