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Fabio Smitti: “Satisfaction”

Fabio Smitti: “Satisfaction”

Il nuovo singolo del cantautore trevigiano è un invito a ritrovare la propria direzione, tra consapevolezza e desiderio di cambiamento “Satisfaction” è il nuovo singolo di Fabio Smitti, un brano che affronta con lucidità il tema della ricerca personale: capire chi siamo, cosa vogliamo e come restare fedeli a quella direzione, anche quando la vita ci porta altrove. Il protagonista osserva ciò che lo circonda — dalle piccole incoerenze della quotidianità alle questioni più ampie che riguardano la collettività — e si accorge di non trovare soddisfazione in ciò che vede. Non c’è cinismo, però: c’è la convinzione che le persone possano cambiare, cominciando dai gesti minimi, da quelle scelte che sembrano insignificanti e che invece possono trasformare il modo in cui si vive. Il brano racconta proprio questo: la tensione tra ciò che si immagina e ciò che accade, tra la strada che si vorrebbe percorrere e quella in cui ci si ritrova. “Satisfaction” diventa così un invito a non arrendersi all’inerzia e credere che la felicità possa nascere da un cambiamento condiviso. Musicalmente, il singolo prosegue il percorso di Smitti tra elettronica e cantautorato italiano: un mix di sonorità elettro-pop, tastiere e un cantato intenso che dà forma ai pensieri del protagonista. La produzione mantiene un tono essenziale ma incisivo, lasciando spazio alle parole e alla loro carica riflessiva. “Satisfaction” si inserisce nel percorso artistico che ha portato alla pubblicazione dell’album “Instabile” (2025), confermando l’attenzione di Smitti per i temi interiori, le relazioni e la ricerca di un senso più ampio nelle esperienze quotidiane. DICONO DEL DISCO «Se Battiato è forse uno dei riferimenti che verrebbe alla mente, l’abbandono di filtri e percorsi vari ci restituisce una personalità forte e determinata, un suono digitale dai pattern pop che scandaglia a fondo lo stato sociale della nostra vita quotidiana.» ExitWell «Un lavoro intenso che intreccia pop elettronico e cantautorato con una cura minuziosa nei suoni e nei significati. Un’opera personale, ma mai autoreferenziale, che riflette sulle dinamiche relazionali, sociali ed emotive, in bilico tra nostalgia, disillusione e riscatto.» Diffusioni Musicali «È un esordio fragile, potente, futuristico e denso di pensieri profondi. “Instabile” non cerca vie di fuga ma mappe interiori: ogni brano è un passo in questa ricerca, una sosta nel dubbio, un invito ad ascoltare il rumore sottile delle emozioni.» MeiWeb 
Fabio Cancian in arte Fabio Smitti, sviluppa in gioventù una spiccata passione per la musica, dedicandosi anche in modo occasionale a lezioni di chitarra. Ascolta tra i più svariati generi dalla Tecnotrance al Rock, dal Pop al Grunge, per prediligere infine la musica Italiana. Adora Franco Battiato, Max Gazzè, Neffa e i CSI. A metà anni ‘90 crea una rock band, i BCS producendo anche un CD di musica propria con 12 canzoni in Italiano. Per diverse ragioni abbandona la produzione musicale e i concerti a inizio 2000, fino al 2019 dove incontra Fabio Fiore. I due sono amici musicisti di vecchia data e dopo diverse collaborazioni in passato, decidono di dare vita ad un progetto musicale di musica pop-rock originale, Le Vane Intese. Producono quindi un album dal titolo ENJOY THE MOMENT, progetto pop-rock-indie che evidenzia temi di attualità e di natura sociale in modo ironico e divertente. Escono con 10 tracce in Italiano, 4 di queste pubblicate anche con videoclip. Tra questi c’è ENJOY THE MOMENT vincitore del 1° Premio del Festival Nazionale Amicorti 2020 e EROI l’ultimo uscito. A fine 2021 Fabio ha il desiderio spingersi in qualcosa che lo ha sempre affascinato, di esplorare un mondo musicale diverso: coniugare musica elettronica e cantautorato Italiano. Nasce quindi SATISFACTION che esce a Settembre 2022 raccogliendo riscontri positivi sia dai fan storici che lo hanno sempre seguito sia dagli ascoltatori in cerca di idee nuove. Successivamente tra il 2023 e 2024 escono i singoli LUNA, EPILOGI e ECO MODO. Il singolo CARMA, sviluppato e prodotto in collaborazione con l'amico e produttore Eduard Orselli, esce l’11 ottobre 2024 in radio. Il 2025 vede la pubblicazione del nuovo singolo “Instabile”, title track e anticipazione dell’album omonimo pubblicato il 6 giugno 2025. Il 12 settembre arriva in radio il nuovo singolo estratto dal disco: “Sunny day” mentre il 14 novembre arriva “Amica”. Nel 2026 il nuovo singolo in radio è “Satisfaction”.

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In Francia guidano le donne, in Italia le coppie: i trend del libertinaggio in crescita

Secondo i dati della community più autorevole dedicata alla libertà sessuale che conta oltre 7 milioni di iscritti in Francia, nel 30% dei casi è la donna a proporre nuove esperienze, in Italia il fenomeno si sviluppa soprattutto tra le coppie, che rappresentano il 40% degli utenti La libertà di esplorare il desiderio non passa più necessariamente da club esclusivi o dinamiche nascoste. Sempre più persone scelgono di integrare nuove esperienze nella propria vita affettiva, seguendo modelli che rispecchiano cultura, sensibilità e bisogni relazionali diversi da Paese a Paese. I dati raccolti da Wyylde, la community più autorevole dedicata alla libertà sessuale, mostrano che in Francia nel 2025 le iscrizioni femminili sono aumentate del +227%, segnando un cambiamento profondo: sono sempre più le donne a prendere l’iniziativa, a proporre e a definire i confini dell’esperienza in ambito sessuale. Anche in Italia il trend è positivo: la piattaforma, approdata in Italia più di recente, registra ad oggi 25mila iscritti, con una crescita complessiva di circa il 25%. Del totale iscritti il 40% sono coppie. “Quello che Wyylde”, aggiunge Quaranta, “ci descrive altro non è che una crescente Sexual agency, ovvero la capacità di agire in ambito sessuale in base ai propri desideri senza la paura e il filtro della vergogna. Alla luce di ciò è interessante leggere i dati crescenti relativi alle iscrizioni di donne e di giovani coppie. Emerge il desiderio di viversi in maniera più libera la propria sessualità, di conoscersi e mettersi in gioco in ogni modo. La coppia in Italia funge ancora da “base sicura” entro la quale sperimentare e sentirsi più protetti (soprattutto per le donne), ma diventa occasione di gioco e di passione, non più relegata al bisogno di evasione o per riaccendere una passione spenta dalla noia e dall’abitudine. Ciò peraltro ci porta al superamento del concetto di scambismo (carico di stereotipi negativi) per approdare a quello di non monogamia etica, cioè condivisa seppur normata e regolata. In quest’ottica ovviamente, il rispetto tra partners è fondamentale e può paradossalmente fornire l’occasione per creare una maggior fiducia in sé stessi e complicità di coppia”. Con 7 milioni di iscritti, 700.000 visite al giorno e 25 milioni di messaggi scambiati in Francia, Wyylde testimonia una pratica visibile, discussa e vissuta apertamente. Una realtà fatta di dialogo, esplorazione graduale e desiderio di vivere l’intimità in modo diverso, in due, attraverso nuovi modi di scoprirsi, o in più, senza imposizioni né modelli rigidi. Il concetto di libertà sessuale all’interno della community Wyylde coinvolge soprattutto le coppie: il 62% si iscrive insieme, e nel 30% dei casi è la donna a suggerire l’idea, dimostrando che l’apertura non nasce da una crisi, ma spesso da una volontà comune di creatività e rinnovamento. Questa evoluzione attraversa le generazioni. Se la fascia 36–55 anni resta la più rappresentata, quella tra i 26 e i 35 anni è la più in crescita, segno che il desiderio di esplorare nuove forme di intimità riguarda sempre più giovani adulti. Il libertinaggio si conferma così una pratica trasversale, lontana da etichette anagrafiche o sociali, accessibile a chiunque desideri dare più spazio al dialogo e al piacere condiviso. Tra i motivi che possono spiegare questo fenomeno c’è, infatti, una scelta socio-culturale ben precisa: contrariamente al nostro paese, in Francia l'educazione sessuale, secondo la legge del 4 luglio 2001, è diventata obbligatoria in tutte le scuole pubbliche e private dalla materna alle superiori, mirando a trattare temi come il consenso, la diversità (LGBTQ+), e a decostruire gli stereotipi di genere, suscitando dibattito e critiche da parte di chi la ritiene troppo precoce o ideologica. Il programma è dettagliato per età, partendo dai nomi scientifici dei corpi e dal consenso a 4 anni, per arrivare a discussioni su genere e orientamento sessuale a 13 anni, e stereotipi di genere a 16 anni, con l'obiettivo di educare alla vita affettiva, relazionale e sessuale in modo completo. Sebbene nel nostro paese non esistano ancora indagini statistiche nazionali specifiche sul libertinaggio, la letteratura scientifica contemporanea sulle relazioni consensuali non monogame che comprendono pratiche di libertà erotica condivisa come quelle raccontate da Wyylde sta crescendo. Studi accademici pubblicati come quello su Italian Sociological Review (giugno 2024), analizzano come l’intimità, la passione e l’impegno si articolano in relazioni multiple consensuali, evidenziando tendenze di cambiamento nelle relazioni moderne. “I dati condivisi da Wyylde, dichiara Giorgio Quaranta Psicologo, Psicoterapeuta e Sessuologo clinico, ci offrono lo spunto per una profonda riflessione sulla salute della sessualità nel nostro Paese. Mentre nel resto dell’Europa si va sempre più verso un’educazione aperta e sincera sul tema, noi rischiamo di ridurla ai tecnicismi e renderla più rigida. Tutto ciò comporta molteplici conseguenze, su diversi piani e lo vediamo molto bene nella differenza nei numeri tra Italia e Francia. Per fortuna, tuttavia, anche dalle nostre parti stiamo assistendo ad una piccola e silente rivoluzione. Sono sempre più diffusi sex parties, pagine di divulgazione a tema sui social, stiamo sdoganando il mondo dei toys e della vita sotto le lenzuola di cui si parla sempre più e come maggior libertà. Si può confessare di usare app di dating senza paura del giudizio altrui”. Consenso, equilibrio e libertà: il libertinaggio di coppia secondo Wyylde Il consenso resta il principio cardine, così come l’equilibrio all’interno della coppia o tra i partner coinvolti. Le testimonianze parlano di armonia, curiosità reciproca e rispetto dei limiti, elementi che rendono il libertinaggio un’esperienza scelta e condivisa, non subita. Il libertinaggio di coppia si manifesta in forme diverse, spesso lontane dagli stereotipi più diffusi. Per alcune coppie coincide con lo scambio consensuale con altri partner, vissuto all’interno di contesti strutturati come club privati o incontri organizzati, dove le regole condivise e il rispetto reciproco rappresentano elementi centrali dell’esperienza. In questi casi il coinvolgimento fisico non viene percepito come minaccia al legame affettivo, ma come un gioco erotico che rafforza la complicità e la comunicazione, separando la sfera del desiderio da quella dell’esclusività emotiva. Altre coppie scelgono invece forme di libertinaggio più “soft”, come il voyeurismo o l’esibizionismo, in cui l’eccitazione nasce dallo sguardo e dalla condivisione dell’intimità in presenza di terzi, senza necessariamente arrivare a un contatto fisico. In questi percorsi il confine assume un ruolo fondamentale: il libertinaggio diventa terreno di esplorazione graduale, in cui ogni passo è negoziato e rinegoziato. Esistono poi coppie che inseriscono il libertinaggio all’interno di una relazione aperta più ampia, tra esperienze vissute insieme e incontri individuali. In questo caso non è da considerarsi un evento occasionale, ma una scelta identitaria che si colloca nel quadro della non-monogamia etica. Non mancano infine coppie che si avvicinano a queste pratiche in una fase di trasformazione del rapporto, dopo anni di relazione, come tentativo di riattivare il desiderio o ridefinire l’intimità. In questo contesto, il libertinaggio non appare più come provocazione o territorio marginale, bensì una delle espressioni contemporanee della libertà relazionale. Wyylde, osservatorio privilegiato di questo fenomeno in forte crescita, mostra come il piacere condiviso possa essere vissuto in modo consapevole, inclusivo e profondamente umano. wyylde.com/it-it

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Il respiro di un sogno: la metamorfosi di Elis Martins

Il respiro di un sogno: la metamorfosi di Elis Martins

C’è un istante, nella vita di un’artista, in cui tutto cambia. Un istante in cui ciò che per anni è stato solo un sogno timido, custodito in silenzio, prende forma, voce, respiro. Per Elis Martins, quell’istante è arrivato nell’ultimo anno. Dodici mesi che non sono stati semplicemente un percorso professionale, ma una trasformazione profonda, quasi una rinascita. Un vortice di emozioni, lavoro, coraggio e gratitudine che lei stessa fatica a descrivere: “È stato un pieno di emozioni indescrivibile.” Il primo grande miracolo è stato vedere la gente affezionarsi al suo primo singolo “Dentro me” . Non un ascolto distratto, ma un legame vero, crescente, costruito giorno dopo giorno grazie anche al lavoro instancabile del suo ufficio stampa, "Ufficio Stampa e Produzioni MP" del Dott. Salvo De Vita, presenza fondamentale nella sua evoluzione. “Sono tanto cresciuta” racconta Elis con una luce nuova negli occhi. “Adesso ho una creatura mia, un brano che la gente ascolta sempre di più e apprezza sempre di più. Questo mi riempie il cuore.” E poi aggiunge, quasi sorpresa da tanta bellezza: “Me lo immaginavo, ma non me l’aspettavo così bello.” Eppure, dietro ogni conquista, c’era una paura. Una paura semplice, ma enorme: riuscirò davvero a toccare il cuore delle persone? “Temevo di non emozionare. Era un sogno che avevo nel cassetto, ma non lo credevo possibile finché non ho incontrato il Produttore Salvo De Vita.” E invece è successo l’opposto: il pubblico ha risposto con calore, affetto, entusiasmo. La sua voce ha trovato casa nelle emozioni di chi l’ascolta. È lì che Elis ha capito che il suo sogno non era più un’idea: era vita. E come se non bastasse, l’anno di Elis ha regalato anche una sorpresa inattesa: la sua partecipazione come attrice non protagonista alla miniserie Tu Sombra, candidata al Festival di Venezia 2025 e Vincitrice del Premio della Critica Europeo digitale FCEV, diretta da Salvo De Vita. “Non avrei mai immaginato di fare una cosa del genere. È stato emozionante, sorprendente, quasi irreale.” Un tassello che arricchisce un percorso già pieno di sfumature. Intanto il pubblico cresce, la segue, la cerca. Le chiede del nuovo brano, vuole sapere quando uscirà, se sarà emozionante come Dentro me. Elis sta per tornare con un nuovo singolo: "Amor sem fim". Scritto e prodotto da Salvo De Vita in collaborazione con Mea Sound, Etichetta Discografica di Livello Europeo. un brano d’amore in italiano con richiami al portoghese, perché il Brasile è parte di lei e non può mancare. La registrazione è vicina, l’entusiasmo è altissimo, l’energia palpabile. Guardando avanti, Elis sorride. Sa di avere accanto una squadra solida, competente, appassionata. “Sono in una botte di ferro. Salvo De Vita è tenace, organizzato, professionale. Non potrei essere in mani migliori. Prima di salutare, lascia un messaggio che sembra un abbraccio: “Continuate a seguirmi. Non perderete le prossime novità, perché ne arriveranno di belle. Ringrazio il mio ufficio stampa MP Ufficio Stampa e Produzione del Dott. Salvo De Vita, la Mea Sound e tutte le persone che mi sostengono. Aspettiamo insieme la primavera… perché sta per arrivare qualcosa di speciale... Articolo: Dott.ssa Mietto Elisa Dirigente del servizio: Dott. Salvo De Vita Supervisore e Resp. Pubblicazione: Ufficio Stampa e Produzioni MP Distribuzione: Urban Dream di Mietto Elisa

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Un giovane artista sceglie Defoe invece dei trend: Namarian e "Di Te"

Un giovane artista sceglie Defoe invece dei trend: Namarian e "Di Te"

«Mi sento un naufrago alla Daniel Defoe, perso su un’isola alla Robinson Crusoe». Inizia così, con un riferimento esplicito ai classici della letteratura, “Di Te”, il nuovo singolo di Namarian, giovane promessa del pop-urban toscano classe 2005. A vent’anni, l’artista sceglie un immaginario che sembra distante dalla sua generazione per raccontare una deriva che, invece, le è profondamente interna. In “Di Te”, la letteratura classica non viene utilizzata come un ensemble di citazioni colta fine a sé stesse, bensì come strumento narrativo volto a mettere ordine, ad organizzare razionalmente ed emotivamente un conflitto interno specifico: quello tra un corpo che resta agganciato a una relazione finita e una mente che ha già deciso di andarsene. Robinson Crusoe diventa così l’emblema di un isolamento interiore spogliato da ogni forma di romanticismo. Namarian, al secolo Francesco Bertoli, non mira a nobilitare il racconto, ma ne usa il mito per necessità: la figura del naufrago, solo su un’isola mentre il mondo continua altrove, è la metafora più onesta per descrivere un legame che sopravvive solo nel contatto fisico, mentre sostanza, complicità e sintonia sono già evaporati. È il paradosso di un naufragio a due, consumato tra le mura di una stanza che non è più un rifugio, ma uno spazio in cui l'intimità diventa l'ultima barriera contro la consapevolezza della fine. In questa dispersione, il riferimento a Defoe smette di essere un richiamo scolastico per trasformarsi nell’istantanea di una generazione che si sente isolata proprio nel momento del massimo contatto, persa in una "zona grigia" in cui il desiderio è l'unica bussola rimasta a indicare una rotta ormai perduta. Articolato su un sound che fonde l’energia del pop-punk americano alle metriche del pop-urban italiano, il pezzo mette a nudo l’incapacità di staccarsi da ciò che ferisce. «Non vale se per parlare mi spogli» recita il ritornello, mettendo l’accento su come la distrazione fisica diventi spesso un ostacolo alla risoluzione dei conflitti. «Ho iniziato a scrivere questa canzone quasi per sfogo, dopo una storia complicata che mi ha lasciato addosso più domande che risposte - spiega Namarian -. Volevo raccontare quel caos, quella conversazione mai avuta. Scriverla è stato un atto di onestà; non una vittoria, ma una liberazione amara. A volte lasciar andare non è debolezza, è estrema lucidità.» Cresciuto in una famiglia legata a doppio filo alla musica, Namarian inizia a scrivere testi e comporre melodie a soli 13 anni. Polistrumentista e autore, rappresenta l’evoluzione del pop-urban italiano, grazie ad una scrittura che non rinuncia alla melodia ma cerca al contempo una profondità testuale rara per la sua età. Dopo diverse esperienze live e pubblicazioni con etichette indipendenti, con “Di Te” definisce ulteriormente un’identità sonora che guarda alla scena internazionale senza perdere le radici cantautorali. “Di Te” è un naufragio senza mare e senza tempesta, consumato tra quattro pareti. Non c’è salvezza da cercare altrove, solo la consapevolezza di essere rimasti soli prima ancora di dirsi addio. Un invito a chiudere le porte che fanno male, accettando che, a volte, l'unica terra ferma possibile è quella che troviamo ricominciando da noi stessi.

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DONNE FORTI

Da sempre le donne sono state considerate il sesso debole, che aveva bisogno della approvazione degli altri, ossia del marito, del padre, della società, della scuola. La donna si doveva solo sposare con la benedizione del padre e avere dei figli. Il suo comportamento doveva essere impeccabile. La donna era di solito messa sotto scacco in quanto diversa. La tradizione riservava agli uomini molti privilegi. Per anni la donna è stata congelata dentro un ruolo fisso, non sempre adorata e apprezzata, mai trattata on i guanti bianchi, oggetto di affronti e offese, derisioni. In certe famiglie la nascita di una femmina rappresentava quasi una tragedia, non si facevano feste al suo ingresso nel mondo come per i maschi. Per il battesimo di un maschio si facevano sontuose feste e lauti banchetti con vari ospiti. Al giorno di oggi con le separazioni e i divorzi le cose non sono cambiate minimamente, non si sono aggiustate. Ancora oggi ci sono padri che sbiancano in viso se scoprono che la compagna attende una bambina. La verità è che le donne sono considerate diverse. Ci sono ancora dei tabù da superare, molte donne si ribellano invano, cercano di sbloccare la situazione con tenacia. Le donne sono guardate con curiosità. Tuttavia in certi contesti le donne si rivelano più forti e consapevoli degli uomini. Ai giorni nostri un uomo che viene lasciato non si arrende, strepita, inveisce arriva a uccidere. Le donne da sempre sono state tradite, lasciate ma dopo si sono rimboccate le maniche, hanno ripreso a vivere, non hanno ceduto a impulsi di bassa lega, si sono rassegnate o addirittura hanno tirato fuori la loro grinta il loro spirito creativo. Un uomo abbandonato invece di scatenare la rabbia e l’odio dovrebbe fare mente locale, rassegnarsi ma non in modo passivo. Dovrebbe cominciare a coltivare i suoi hobby le sue passioni per divagarsi, per dimenticare. Un uomo lasciato dovrebbe rimanere impassibile, in fondo ci sono altre possibilità, altre vie, altri incontri, altre donne pronte a ricambiare l’amore con naturalezza. Dovrebbero lavorare su se stessi rinnovarsi e farsi delle domande sul perché della fine della relazione.

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Conversazione sul Tesoro di Sant’Eufemia

Conversazione sul Tesoro di Sant’Eufemia

Il prossimo 28 gennaio sulle varie piattaforme Social Network presenti nella rete, sarà disponibile la conversione sul tema “Il tesoro di Sant'Eufemia”, organizzata dal Circolo Culturale “L’Agorà” di Reggio Calabria. Il nuovo incontro, predisposto dall’associazione reggina, registra la presenza del Presidente del sodalizio organizzatore Gianni Aiello. Il British Museum di Londra è uno dei più grandi e importanti musei della storia del mondo. È stato fondato nel 1753 da Sir Hans Sloane, un medico e scienziato che ha collezionato un patrimonio letterario e artistico nel suo nucleo originario: la biblioteca di Montague House a Londra , in seguito acquistata dallo Stato Britannico per ventimila sterline e aperta al pubblico il 15 gennaio 1759. Il museo ospita circa 8 milioni di reperti che quotidianamente vengono contemplati da tantissimi visitatori nella location londinese di Great Russell Street. A partire dal diciannovesimo secolo, il polo museale cominciò ad incrementare i propri spazi espositivi con collezioni greche e romane, provenienti da diversi territori del continente europeo,frutto sia di operazioni militari che di spedizioni archeologiche. Nella location museale londinese sono ospitati preziosi manufatti provenienti dalla Calabria, tra i quali quelli conosciuti come il “tesoro di Sant’Eufemia”. I preziosi reperti vennero scoperti fortuitamente in contrada Terravecchia nella piana di Sant’Eufemia. Il tesoro è stato definito dall’archeologo britannico Dyfri Williams, del Dipartimento delle Antichità del British Museum, come “il più grande e importante ritrovamento di oreficeria della Magna Grecia”. Queste alcune delle cifre che saranno oggetto di analisi da parte del gradito ospite del sodalizio culturale organizzatore. La conversazione, sarà disponibile, sulle varie piattaforme Social Network presenti nella rete, a far data da mercoledì 28 gennaio.

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CAMBIAMENTO DELLA SPIRITUALITÀ IN EUROPA, PERCHÉ LA RELIGIONE DEI NATIVI AMERICANI NON È DEGENERATA

CAMBIAMENTO DELLA SPIRITUALITÀ IN EUROPA, PERCHÉ LA RELIGIONE DEI NATIVI AMERICANI NON È DEGENERATA

La perdita dell'equità e la degenerazione della spiritualità sono due facce della stessa medaglia, due fiumi inquinati che scorrono dalla stessa sorgente: la piramide del dominio; per troppo tempo ci hanno narrato la religione come un balsamo per l'anima quando invece per gran parte della storia umana recente essa è stata uno strumento creato per plasmare burattini obbedienti e funzionali al sistema, ma non è sempre stato così. Se volgiamo lo sguardo indietro verso il Paleolitico e il Neolitico scopriamo un rapporto con il sacro così autentico da sembrare un sogno; in quelle comunità l'uguaglianza non era un'utopia, era la realtà, non esistevano élite, le risorse erano un bene comune e la condivisione era il respiro stesso della collettività; in un simile contesto di orizzontalità la religione non poteva essere uno strumento di omologazione perché mancavano i padroni in terra per forgiare quelli in cielo. Le Divinità di quel tempo non erano spettatori giudicanti e distanti, non erano tiranni celesti pronti a sferrare castighi, erano presenze vicine, energie vitali dotate di coscienza che pulsavano in ogni cosa, nel fuoco, nel vento, negli animali, nel raccolto e nell’essere umano stesso; gli Dei erano compagni di viaggio, non carcerieri e i rituali non erano obblighi dettati dalla paura ma espressioni spontanee di gratitudine verso le Divinità; si danzava per il piacere di danzare, si narravano miti che intrecciavano i nostri passi a quelli degli animali e delle stelle, la spiritualità era una forza unificante, il collante di una comunità libera che rifletteva la sua armonia sociale nel suo rapporto armonioso con il Divino. Poi qualcosa si incrinò, se prendiamo il periodo greco romano già qui la spiritualità aveva subito una certa torsione; se da un lato non era c’era ancora il sistema dogmatico e colpevolizzante che sarebbe venuto dopo, le figure degli Dei furono stravolte, gli Dei non cambiarono nella loro essenza, erano sempre loro ma il loro volto fu sfregiato; le élite, assetate di controllo, compresero che la religione poteva diventare uno strumento al loro servizio, avevano bisogno di una spiritualità che giustificasse l'ingiustizia che avevano creato e così trasformarono gli Dei in versioni celesti di loro stessi: potenti, capricciosi e vendicativi; instillarono l'idea che il rapporto con il Divino fosse gerarchico e basato sull'obbedienza rituale, chi si sottraeva dalla partecipazione ai riti non era un libero pensatore, era un traditore; la religione, un tempo fonte di ispirazione e di sviluppo personale e collettivo era già diventata una catena invisibile anche se non ancora del tutto serrata. Ma la fiamma della vera spiritualità non si spense, nel periodo greco romano molti rifiutarono la visione distorta della religione tradizionale; filosofi come Epicuro, Lucrezio e Plinio sbeffeggiavano l'idea di Dei interventisti e punitivi proponendo una spiritualità basata sulla serenità interiore e sulla liberazione dalle paure; accanto a loro prosperarono i sentieri di alcuni culti misterici come quelli di Dioniso che non erano ritrovi per ubriaconi come molti pensano ma luoghi dove veniva offerta agli iniziati un'esperienza trasformativa di se stessi, un percorso di crescita interiore che sfuggiva al controllo dei potenti, erano voci di resistenza, baluardi contro l'appiattimento spirituale. Poi arrivò il colpo di grazia: l’avvento del cristianesimo come culto di stato; con il monoteismo la spiritualità fu definitivamente monopolizzata e messa in catene, il pluralismo vitale del paganesimo fu schiacciato sotto il tallone di un unico Dio onnipotente e legislatore; non più forze immanenti ma un sovrano trascendente, le sue leggi si sovrapposero a quelle umane santificando l'ordine costituito; la paura dell'inferno e la lusinga del paradiso divennero i perfetti strumenti di controllo sociale, non è un caso che le virtù imposte da questo nuovo sistema fossero l'obbedienza, l'umiltà, la rassegnazione, la sottomissione e la sofferenza; il loro scopo era palese: forgiare schiavi devoti, perfetti ingranaggi per una macchina sociale piramidale; la spiritualità autentica, quella che libera, era apparentemente morta e al suo posto sorgeva un apparato di oppressione psicologica e sociale. Eppure questa degenerazione non è un destino ineluttabile, se guardiamo le società dei Nativi Americani prima del genocidio europeo vediamo comunità egalitarie dove il potere era orizzontale e basato sul consenso; qui la Divinità conosciuta come Grande Spirito o Grande Mistero non è mai diventata un mostro giudicante, ci chiediamo perché questa trasformazione non è mai avvenuta? Sicuramente perché non esisteva un monarca assoluto in terra che avesse bisogno del suo corrispettivo in cielo, in una società senza classi dominanti non c'è nessuno che abbia l'interesse o il potere di sfregiare il volto del Divino, la spiritualità rimane una presenza immanente, un legame di armonia con tutto il vivente. La conclusione è che la degenerazione della religione non è una questione teologica, è una questione di potere; dove regnano l'uguaglianza e l'armonia la spiritualità conserva la sua purezza originaria mentre dove si erge la piramide del dominio essa viene distorta, imbruttita e messa al servizio degli oppressori. Sfregiare il volto degli Dei per rendere schiavi gli esseri umani e seminare afflizione è il peggiore dei sacrilegi mentre strappare via queste catene dentro di noi e nella società e far si che le energie Divine tornino a fluire liberamente anche nell’essere umano è il miglior modo per venerare gli Dei, è il ritorno al fuoco sacro della religione originale, è la riconquista di una spiritualità che non chiede obbedienza ma offre #libertà.

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Instant Classic: il ruggito del domani che abita già qui

Instant Classic: il ruggito del domani che abita già qui

C’è un momento preciso, quasi impercettibile, in cui una macchina smette di essere un semplice insieme di lamiere, bulloni e calcoli ingegneristici per trasformarsi in un oggetto del desiderio. Non serve aspettare trent’anni, non serve il bollo ridotto o la targa sbiadita dal tempo. Esistono creature meccaniche che nascono già con la schiena dritta, con lo sguardo rivolto a un futuro che sembrano aver già masticato e digerito. Le chiamiamo Instant Classic, un ossimoro che profuma di gomma bruciata e intuito. Entrare nel garage virtuale di Leggende su strada leggendesustrada.altervista.org/category/instant-classic-leccellenza-del-futuro-da-collezione significa fare un viaggio tra quelle eccellenze che oggi si comprano in concessionaria, ma che domani saranno battute all'asta tra sospiri e rilanci folli. È una questione di anima, direbbe qualcuno. O forse di coerenza. Perché una Instant Classic non cerca di compiacere tutti; cerca di colpire allo stomaco chi sa ancora distinguere un cambio che asseconda il polso da un software che decide per te. Sono auto che hanno il coraggio di essere scomode, magari rumorose, certamente fuori dal coro. Rappresentano l’ultimo baluardo di una resistenza meccanica in un mondo che corre verso il silenzio elettrico. Eppure, proprio in questa loro ostinazione risiede il valore collezionistico. C’è dentro il genio di chi ha osato una linea azzardata, la sapienza di chi ha tarato un assetto per farci sentire la strada fin dentro le vertebre, la visione di chi sa che l’esclusività non è solo un prezzo di listino, ma una promessa di eternità. Su My101 vogliamo celebrare questo paradosso temporale. Perché guardare a queste auto significa allenare l’occhio al bello che non scade. Sono investimenti per il cuore, prima che per il portafogli. Raccontano storie di ingegneri che hanno lavorato di notte e di designer che hanno sognato forme proibite. Se volete scoprire quali sono i pezzi pregiati che scriveranno la storia del prossimo decennio, non vi resta che approfondire questa selezione di eccellenza. Il futuro, dopotutto, è una strada che stiamo già percorrendo.

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Voglio aperta la vagina

Voglio aperta la vagina

Mostro con orgoglio e vanto la mia vagina rosa liscia e aperta pronta per farsi penetrare da più piselli possibili

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Una canzone dedicata a Emanuela Orlandi. Simone Riva canta “La città che non parla”

Una canzone dedicata a Emanuela Orlandi. Simone Riva canta “La città che non parla”

Una canzone per ricordare, per non dimenticare e per dare voce a un dolore che attraversa le generazioni. L’appassionato cantante Simone Riva annuncia l’uscita di “La città che non parla”, un brano profondamente emotivo dedicato alla memoria di Emanuela Orlandi, la quindicenne scomparsa il 22 giugno 1983 e mai più ritrovata. «Guardando la televisione da bambino appresi la notizia della scomparsa di Emanuela Orlandi - racconta Riva -. Un episodio che non ha segnato soltanto l’Italia, ma anche me, in modo profondo. Questa inquietudine l’ho portata dentro fino ad adesso». La canzone nasce proprio da questo sentimento: un’urgenza espressiva, un bisogno di trasformare in musica la memoria di una storia che rimane una ferita aperta nel cuore della nazione. Simone Riva sottolinea come il brano, con un testo scritto di suo pugno, non sia soltanto un omaggio alla giovane Emanuela, ma anche un pensiero rivolto ai suoi familiari, che da oltre quarant’anni portano avanti una battaglia di verità e giustizia. «Voglio dedicare questa canzone alla famiglia Orlandi, che ha vissuto indicibili sofferenze», precisa l’artista. “La città che non parla” è un viaggio sonoro dentro una storia piena di interrogativi. Il testo, carico di immagini evocative, alterna nostalgia, dolore e speranza, chiedendo con voce insistente: “Emanuela, dove sei?”. Una domanda che risuona ancora oggi, come una eco collettiva che non vuole spegnersi. Hanno collaborato alla realizzazione del brano l’arrangiatore e polistrumentista Nicola Ursino, ideando e realizzando interamente la parte musicale; il chitarrista autodidatta Christian Fabiano con un contributo prezioso della sua sei corde; Massimo Pezzoni, poeta e vincitore del Premio Giotto, che ha prestato la voce alla parte introduttiva; Enrico Riva, padre dell’artista, che si è occupato della fotografia. Biografia Simone Riva, classe 1972, ha cominciato a svolgere attività di volontariato, raccogliendo i rifiuti abbandonati, a partire dai cinque anni d’età, dopo che il nonno paterno lo ha rimproverato per aver gettato una bottiglietta di plastica nel camino. Dal 2011 la sua storia di ecologista convinto diventa pubblica, con l’interessamento di giornali, radio e televisioni e la realizzazione di innumerevoli servizi. Per la sua dedizione all’ambiente ha ricevuto oltre venti targhe comunali, un riconoscimento da Regione Lombardia e il prestigioso “Panettone d’oro”, premio alla virtù civica. È inoltre detentore di un record mondiale: dopo la raccolta rifiuti sugli scogli di San Mauro Mare per 25 ore filate e a Mediglia per 30 ore consecutive, nell’autunno 2022 ha siglato l’ultimo record di 50 ore non stop, ottenendo anche una targa ufficiale dal Comune di Peschiera Borromeo. Simone Riva tra il 2022 e 2025 ha inciso diverse canzoni: “Bacchespani”, “Porsea”, “Non abbandonare il cane”, “E invece no”, “La ciappana”, “Giuà l'ucuturash”, “Forse il tuo pisello non lo sa”, “No to violence” della durata record di un solo in un secondo, “L’isola che c’è” per denunciare il problema della plastica in mare, “Miagolandia” dedicata ai gatti trovatelli e al prezioso lavoro dell’omonima Onlus di Mediglia e la cover “Rock'n'Roll Robot” di Alberto Camerini.

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