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ADRIAN MANGLARD

Adrian, pittore francese, era nato a Lione il 10 marzo del 1695. All’inizio della sua carriera fu allievo di Adrian Von der Cabel e amava ispirarsi alla pittura italiana e in particolare a Salvatore Rosa. Divenne presto membro per il suo talento della accademia Royal. La sua invenzione fu un chiaroscuro acceso dai toni più cupi. A Marsiglia fu allievo di Imbert che si ispirava ai classici del seicento. I suoi modelli furono i pittori olandesi, francesi, fiamminghi del seicento e italiani per i quali aveva una predilezione. Adrian venne in Italia per aggiornarsi e fu accolto alla corte sabauda. La sua carriera proseguì a Roma e fu fulminea. Frequentò la accademia di san luca, dopo aver frequentato quella di Parigi. A Roma nel 1715 frequentò molte botteghe artigiane di grandi maestri. Realizzò ritratti dalle tonalità scure, incisioni, scene sacre, paesaggi per lo più marini e campestri, figure, vedute paesaggistiche, figure di santi. Fu un grande collezionista di opere d’arte. I suoi quadri rappresentano città, molte sono ispirate al golfo di Napoli, e città ideali, fantastiche, di fantasia e sono avvolti in una luminosità dorata del tutto innovativa. Amava dipingere anche soggetti sacri. Di solito i suoi paesaggi sono sfumati, avvolti in nebbie soffuse le figure umane appena accennate, come se fossero avvolte in un sogno. Nel suo campo è stato un innovatore. Molti suoi quadri olio su tela in cornici intagliate e dorate sono andati all’asta e sono stati comprati da francesi, inglesi ecc. molti suoi dipinti si trovano a Parigi e Dgione, a Lione. A lui si ispirano molti allievi come Vernet. Celebre il suo quadro che rappresenta un nubifragio in mare, il mare era il suo elemento più volte dipinto. Prevalgono infatti i paesaggi marini. Molte sue rappresentazioni si trovano nel castello di Maccarese a due passi da Roma. Le sue opere sono abbastanza quotate e su di lui sono stati scritti saggi e biografie. Il pittore paesaggista morì a Roma nel 1760 ad Agosto.

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Una traccia da club sulla fine di un rapporto: "About Me" di Takao Wazowsky

Una traccia da club sulla fine di un rapporto: "About Me" di Takao Wazowsky

«Get out of my head, you and all of your friends» («Fuori dalla mia testa, tu e tutti i tuoi amici»). In “About Me” basta questa frase per capire che non siamo nel territorio delle canzoni che chiedono permesso o comprensione: qui si esce, si chiude, si taglia netto. Takao Wazowsky — quel Marco D'Atanasio che dalle colline umbre ha saputo reinventarsi più volte, passando dal metallo rovente dei Burn It Down alle vibrazioni sincopate dell’elettronica— torna con un brano che non ha la pazienza dei chiarimenti, e infatti non li concede: prende una relazione tossica, il suo teatro di scuse e comparse, e la trascina in mezzo ai sub e alle luci. Dopo la malinconia di "Missing You", stutter house intima, nervosa, capace di far ballare anche il vuoto, l’artista ha attraversato un passaggio chiave con "It’s Raining", una traccia che, in pochissime settimane, ha iniziato a circolare fuori dall’Italia, ottenendo consistenti passaggi radio su emittenti estere e allargando il raggio d’ascolto in Brasile, Portogallo, Stati Uniti, Nord Europa e Regno Unito. Un segnale chiaro di un linguaggio che funziona anche lontano dal contesto d’origine e che ha permesso a Wazowsky di alzare il passo e cambiare tono: "About Me" è infatti una traccia che non domanda “perché”, ma registra quanto l’importanza che crediamo di avere, in certe storie, sia solo un ruolo assegnato finché conviene. Un fenomeno che non rimane circoscritto a un’impressione isolata: Save the Children, alla vigilia di San Valentino, ha fotografato relazioni tra adolescenti dove aggressività e controllo vengono spesso normalizzati: un adolescente su quattro dichiara di essere stato almeno una volta spaventato da atteggiamenti violenti, e più di uno su tre (36%) racconta grida e insulti nella relazione. “About Me” si muove dentro questa zona grigia, esaminando il disprezzo, la pazienza spesa invano, la rabbia che nasce quando capisci che l’altro arriva “adesso” e pretende un posto che non si è mai guadagnato. Un veleno che si insinua nell’abitudine a sentirsi sminuiti, controllati, “gestiti” un messaggio alla volta, e che diventa energia da club non per alleggerirsi, ma per prendere una forma che non si può più ignorare. Dentro quel «you and all of your friends», infatti, c’è il coro di chi copre, giustifica, riscrive, applaude. La relazione come sistema. E la fine come uscita di sicurezza. «Questa canzone rappresenta un momento evolutivo rispetto alle mie precedenti produzioni – dichiara Takao -, perché mi ha aiutato a intraprendere un percorso più personale che comincia a distaccarsi da alcuni personaggi a cui precedentemente avevo fatto riferimento. Il mio messaggio è uno sfogo verso tutte queste situazioni in cui ci si sente importanti per qualcuno, si sente di contare qualcosa ma è tutto falso, e lo racconto tramite la musica.» L’artista non si ferma alla lamentela, non costruisce un’autoassoluzione, non cerca la frase furba. Fa una cosa ben più complessa: mette un confine e lo rende suono. La delusione non viene addolcita, viene “messa a tempo”: ritmi elettronici da club, asciutti, compatti, capaci di farsi ascoltare anche quando la sala è piena. Le influenze restano riconoscibili — Fred again.., BUNT. — ma qui si sente una mano più autonoma, meno appoggiata, più decisa nel dire: questa volta non sto interpretando nessuno. La copertina lavora nello stesso senso: niente glamour da release, ma un’immagine che chiede solo di essere tenuta addosso. Dalle origini rock-metal — i Burn It Down, fondati nel 2010 a Spoleto — al debutto elettronico nel 2023 con "T.M.W.";, passando per collaborazioni come "Feel The Ocean" con Valentina Aleo, Takao Wazowsky ha attraversato linguaggi differenti senza perdere l’aspetto più importante: la necessità di farli parlare davvero. Ora, con "About Me", mette un punto fermo nella sua traiettoria: un suono intimo ma deciso, in grado di muoversi con naturalezza tra mainstream e underground senza diventare neutro, e soprattutto in grado di prendere una posizione, come fa chi smette di essere disponibile. La cassa corre, il ritornello torna a bussare con la stessa frase, e ogni ripetizione è un passo indietro in meno, perché non c’è più spazio da concedere, solo distanza da mantenere. E quando la distanza è l’unica forma di rispetto rimasta, anche ballare diventa un modo per affermarlo.

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Il mese della donna su Wyylde: community gratuita, networking e cultura per celebrare la libertà femm

Il mese della donna su Wyylde: community gratuita, networking e cultura per celebrare la libertà femm

Per l’occasione Wyylde ha selezionato cinque libri da leggere. Tra i titoli più caldi: “Il piacere è tutto mio” e “Giocando con il fuoco” Libertà, rispetto, consenso e autodeterminazione sono i valori che guidano ogni giorno Wyylde, la community europea più autorevole dedicata alla libertà sessuale. In occasione del mese di marzo, tradizionalmente dedicato alla celebrazione della donna, la piattaforma lancia un’iniziativa gratuita e immersiva rivolta a tutte le donne offrendo l’accesso alla community fino a fine mese, consentendo così la fruizione di contenuti dedicati, in un ambiente libero dai tabù, fondato su rispetto e consenso. Basterà iscriversi e inserire nella sezione abbonamento il codice "PROMOWYYLDE26" o accedere direttamente al link wyylde.com/it-it?promo=promowyylde26 Experience di community per un mese di marzo interattivo In un tempo in cui la condivisione è sempre più digitale, ma il bisogno di connessione autentica resta centrale, le experience di community diventano spazi vivi di dialogo, scoperta e confronto. Per questo motivo Wyylde apre gratuitamente, per tutto il mese di marzo, le sue porte a tutte le donne che desiderano condividere desideri ed esperienze in un luogo aperto e di confronto. Attraverso questa attività il mese dedicato alla donna assume così una dimensione partecipativa e contemporanea basata sul consenso, la comunicazione erotica e la cura di sé, con chat tematiche e spazi di condivisione dedicati a storie di autonomia e relazioni non convenzionali, contenuti speciali e momenti di networking tra donne che scelgono la libertà di esprimersi senza stereotipi. La piattaforma si conferma uno spazio dove il piacere è vissuto come esperienza consapevole e condivisa, in un clima di sicurezza, rispetto e inclusione. “Il mese di marzo è l’occasione per celebrare la libertà di esprimere sé stesse e i propri desideri”, dichiara Wyylde. “La sessualità è parte integrante della libertà femminile e merita spazi sicuri, consapevoli e inclusivi. Cultura e community possono essere strumenti potenti di emancipazione.” Con questa iniziativa, Wyylde invita tutte le donne a vivere il mese dedicato alla donna nel 2026 come un momento autentico di empowerment, scoperta e connessione, dove libertà e piacere diventano espressioni concrete di autodeterminazione. Cultura e consapevolezza: 5 libri per celebrare libertà e piacere femminile Per Wyylde, la libertà passa anche attraverso la cultura. La letteratura è uno strumento potente per comprendere il proprio corpo, le proprie emozioni e il diritto di vivere relazioni autentiche. Per questo motivo, nel mese di marzo, la community propone cinque letture che raccontano desiderio, indipendenza e autodeterminazione, invitando a riflettere e a sentirsi protagoniste della propria vita. Half His Age – Jennette McCurdy Un romanzo recente e provocatorio che esplora la consapevolezza femminile, il desiderio e il potere di scegliere, invitando a interrogarsi sulle dinamiche emotive e relazionali. Il piacere è tutto mio – Laurie Penny Un saggio che affronta la sessualità femminile in chiave moderna e libera dai tabù, incoraggiando a vivere il piacere come espressione di libertà e consapevolezza. Come essere donne – Caitlin Moran Ironico e brillante, riflette sul diritto di scegliere il proprio percorso e di esprimere desideri e identità senza compromessi. Giocando con il fuoco – Anaïs Nin Racconti e diari che esplorano il desiderio e la libertà sessuale femminile, ideali per avvicinarsi a una letteratura erotica consapevole e raffinata. Una stanza tutta per sé – Virginia Woolf Un classico intramontabile sull’indipendenza economica, intellettuale e creativa delle donne, manifesto di libertà personale e autodeterminazione. Queste opere compongono un percorso culturale che va oltre l’intrattenimento: diventano strumenti di empowerment, capaci di stimolare dialogo, consapevolezza e crescita, e ricordano che la libertà più vera, come sottolinea Wyylde, è quella che si esplora senza paura, si desidera senza filtri e si vive in piena consapevolezza.

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IL CAPITALISMO CREA PROGRESSO?

IL CAPITALISMO CREA PROGRESSO?

C’è una storia che ci raccontano dalla mattina alla sera, ce la ripetono a scuola, alla televisione, sui giornali, al lavoro, al bar, è talmente martellante che la maggior parte delle persone l’ha scambiata per una verità assoluta, ovvia come il Sole che sorge ad est o gli alberi che crescono verso il cielo; la storia è questa: il capitalismo è il motore del progresso umano, l’unico possibile; secondo me questa è una colossale bufala. Se chiediamo ai sostenitori del capitalismo a cosa serve un'azienda ci risponderanno che serve a soddisfare i bisogni delle persone, a creare benessere, a dare lavoro, a far progredire la società ma la verità è che serve a fare profitti; ora non voglio dire che le aziende non soddisfino i bisogni della gente ma questo non è il loro obbiettivo; il punto cruciale è che i bisogni della gente e i profitti delle aziende spesso non vanno nella stessa direzione e quando le strade divergono a rimetterci è sempre la gente comune. Per fare alcuni esempi riguardo quanto appena scritto esistono malattie come la malaria e la febbre gialla che uccidono milioni di persone, colpiscono soprattutto i poveri in Africa, Asia, e Sudamerica, gente che campa con pochi euro al giorno e non ha soldi per comprare farmaci, il risultato è che la ricerca privata per trovare cure a queste malattie non investe quasi niente mentre miliardi di euro piovono come grandine per creare creme antirughe, medicinali contro la caduta dei capelli e integratori per chi ha già la pancia piena, tutto questo perché chi si preoccupa delle rughe e dei capelli ha soldi da spendere mentre i malati di malaria sono un cattivo affare, non conviene investire danaro per loro, non conviene nemmeno pensarci, il mercato li ha già condannati a morte; il sistema capitalista è costruito per ignorare chi non ha soldi. Il punto è che nella società capitalista non si produce in base a ciò che serve ma in base a ciò che rende e dato che ciò che rende spesso non corrisponde a ciò che serve milioni di persone muoiono o vivono nel degrado mentre i privilegiati che non trovano niente di meglio da fare si spalmano le cremine sulla fronte; questo non è progresso, è uno spreco di vite umane, di risorse e di intelligenza, è tempo sprecato per ideare e produrre farmaci che curano malattie inesistenti mentre si ignorano quelle che lacerano il mondo. Qualcuno mi parlerà delle fondazioni benefiche, dei filantropi che investono nelle malattie dimenticate, esistono ma sono gocce nell'oceano; i filantropi sono cerotti su una ferita infetta, non curano la malattia e la malattia vera è il profitto come unico faro. E non parliamo poi delle invenzioni scomode, nel corso del novecento sono state inventate tecnologie straordinarie tipo motori che percorrono centinaia di chilometri con poco carburante, materiali leggeri come piume ma resistentissimi, batterie e lampadine capaci di durare decenni; sono tutte invenzioni che non sono mai entrate nella nostra vita perché qualcuno ha deciso che non dovevamo averle; è un meccanismo che si ripete, un inventore o più spesso un team di ricercatori in un'università mette a punto una tecnologia rivoluzionaria poi una multinazionale compra il brevetto con l’assurdo obbiettivo di metterlo in un cassetto; questa non è teoria del complotto, è cronaca e in economia ha un nome preciso, si chiama acquisto di brevetti per insabbiamento. Per fare alcuni esempi di invenzioni insabbiate negli anni ottanta due inventori: Stan e Iris Ovshinsky, crearono una batteria al nichel metallo idruro che avrebbe potuto rivoluzionare le auto elettriche, il brevetto passò di mano in mano e incredibilmente finì nelle mani dei magnati del petrolio, il risultato è che lo sviluppo delle auto elettriche è stato ritardato di decenni; oggi c'è addirittura una causa legale in corso da parte dello stato del Michigan contro alcune grandi compagnie petrolifere accusate di aver ostacolato le rinnovabili comprando brevetti per non usarli; qualche anno fa l'università di Harvard ha messo a punto delle batterie al litio capaci di essere ricaricate diecimila volte e durare quindici anni, tenendo conto che le batterie dei nostri telefoni iniziano a dare problemi dopo mille ricariche possiamo dire che è stata un invenzione straordinaria tanto che la notizia fece il giro del mondo, i giornalisti che se ne occuparono si chiesero come mai non abbiamo ancora quella tecnologia sui nostri smartphone, certo, quelle batterie costano di più, circa quattro volte quelle attuali, ma durano dieci volte di più e allora perché non le usiamo? La risposta è che le aziende che producono batterie non hanno alcuna fretta di mettere sul mercato un prodotto che dura così tanto, se lo facessero la gente comprerebbe meno batterie e i loro profitti crollerebbero e non solo, le multinazionali dei cellulari, dei tablet e dei computer non vogliono che i loro apparecchi durano a lungo, a loro conviene che ci compriamo uno smartphone nuovo ogni due o tre anni; quando una batteria si rompe molte persone pensano al costo di quella nuova, al tempo perso per trovarne una uguale, poi, per non sentirsi escluse perché hanno un cellulare o un p.c. vecchio, decidono di comprarne uno nuovo; è la stessa storia delle lampadine, all'inizio del novecento duravano molto più a lungo mentre oggi durano in media mille ore questo perché nel 1924 le grandi multinazionali del settore elettrico si riunirono in un cartello chiamato Phoebus il cui obiettivo principale era standardizzare la durata delle lampadine a mille ore, chi produceva lampadine che duravano di più veniva multato, chi non pagava l’ammenda veniva escluso dal cartello e visto che il cartello controllava la produzione mondiale ciò significava la chiusura dell'azienda; di questa storia ne hanno parlato anche i quotidiani italiani. Veniamo a qualcosa che tutti abbiamo sperimentato: compriamo un elettrodomestico nuovo e dopo due anni, puntuale come una sveglia, smette di funzionare, casualmente poco dopo la fine della garanzia, sembra tutto studiato a tavolino e lo è, si chiama obsolescenza programmata; le cose vengono progettate e assemblate apposta per durare poco e se si possono riparare il costo è quasi uguale a quello dell'oggetto nuovo; tutto è programmato per morire, questo vale sia per i prodotti che costano pochi euro che per le auto, i computer, i mobili, i motorini e persino per le infrastrutture; pensiamoci, gli acquedotti degli antichi romani sono ancora in piedi mentre alcuni edifici e alcuni ponti moderni li vediamo crollare sotto i nostri occhi. Tutto questo accade perché nella logica del profitto durare a lungo viene percepito come un difetto non una qualità, se le cose durassero di più la gente ne comprerebbe meno e le tasche dei capitalisti si sgonfierebbero; questo modo di produrre consuma il nostro tempo e la nostra vita, per produrre e comprare tutta questa robaccia che si rompe in continuazione le persone devono lavorare e il tempo che trascorrono in fabbrica o in ufficio è tempo che non passano a coltivare i propri desideri autentici o con la famiglia, a vivere, è tutto tempo sprecato; pensiamoci, lavorare per comprare prodotti che si rompono subito per poi dover lavorare ancora per ricomprarli non è vita, questo non è progresso. E poi ci raccontano che la competizione è il motore dell'innovazione, che le aziende che lottano tra loro ci danno prodotti sempre migliori, anche questa è una bufala, nella realtà se due aziende dello stesso settore combattono appena una scopre qualcosa di nuovo lo brevetta e, se possibile, lo usa per distruggere l'altra; segreti industriali, guerre di brevetti, cause legali milionarie, tutto serve a rallentare i concorrenti, non a far progredire l'umanità. C'è un proverbio che conosciamo tutti: l'unione fa la forza; se le menti più brillanti del pianeta collaborassero senza segreti, senza brevetti, senza la logica del profitto, molti problemi avrebbero già una soluzione, tante malattie sarebbero già sconfitte, la fame e la sofferenza sarebbero un lontano ricordo invece si lavora in competizione, si nascondono le scoperte ma in questo modo si impedisce agli altri di apportare miglioramenti, agendo così si frena il progresso, non lo si accelera. Pensiamo al mondo del software, esistono programmi sviluppati in modo aperto dove centinaia di persone in tutto il mondo collaborano gratuitamente, il risultato è che spesso questi programmi funzionano meglio di quelli a pagamento; immaginiamo se questo spirito di collaborazione si applicasse a tutti i settori, alla medicina, all'energia, ai trasporti, sicuramente molti di noi riuscirebbero a superare felicemente i cento anni e in buona salute. Il potenziale umano nella società capitalista rimane inespresso, quello che potremmo creare lo vediamo solo nei libri di fantascienza, per realizzarlo davvero dobbiamo ribaltare il punto di partenza, bisogna produrre ciò che soddisfa i bisogni reali delle persone in ogni parte del mondo, dobbiamo costruire oggetti che durano il più possibile e che si possano riparare facilmente e dobbiamo dedicare al lavoro solo il tempo necessario liberando ore e anni per la vita vera. La mia opinione su questo argomento si avvicina a quella degli anarchici; tutto ciò che vediamo accade perché, nella società attuale, a decidere cosa produrre e come produrre sono i capitalisti, sono loro che decidono se investire nella cura della malaria o in una nuova crema antirughe, sono loro che decidono se mettere una batteria rivoluzionaria sul mercato o in un cassetto, sono loro che decidono se le nostre lampadine durano mille o diecimila ore e lo fanno basandosi su un unico criterio: il loro profitto; penso che fino a quando a decidere saranno gli imprenditori il progresso sarà frenato. Un altro mondo è possibile, anzi, è necessario se l’umanità vuole iniziare a vivere una vita degna di essere chiamata tale ma per costruirlo dobbiamo prima smettere di credere alle storie che ci raccontano.

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Diradamento e caduta dei capelli: le nuove soluzioni cosmetiche innovative

Diradamento e caduta dei capelli: le nuove soluzioni cosmetiche innovative

Il diradamento e la caduta dei capelli sono condizioni molto diffuse negli uomini, ma anche tra le donne. Stress, fattori ormonali, predisposizione genetica e squilibri del cuoio capelluto possono influire sulla vitalità dei follicoli e sulla qualità del fusto. Negli ultimi anni la ricerca in ambito tricologico ha compiuto passi avanti significativi, portando allo sviluppo di trattamenti rigenerativi e formule cosmetiche innovative che lavorano in modo mirato sull’ambiente del cuoio capelluto. Quando si parla di ricrescita, è fondamentale distinguere tra: trattamenti medici rigenerativi eseguiti in clinica soluzioni cosmetiche avanzate a base di cellule staminali vegetali e attivi biotecnologici Entrambi gli approcci mirano a sostenere i follicoli ancora attivi, ma con modalità, tempi e costi differenti. Capelli e medicina rigenerativa: come funzionano i trattamenti clinici In ambito medico, i protocolli di medicina rigenerativa utilizzano cellule autologhe (provenienti dallo stesso paziente) o concentrati ricchi di fattori di crescita per stimolare i follicoli indeboliti. Il trattamento è ambulatoriale: Si effettua un prelievo (sangue o tessuto adiposo). Il materiale viene processato. Si procede con microiniezioni nel cuoio capelluto. L’obiettivo è migliorare la qualità dei capelli nelle zone diradate e favorire condizioni più favorevoli alla crescita. I risultati non sono immediati: i primi segnali possono comparire dopo alcune settimane, mentre i miglioramenti più evidenti si osservano generalmente tra i 3 e i 6 mesi, con protocolli che prevedono richiami periodici. Questi trattamenti sono indicati soprattutto nei casi di: -alopecia androgenetica iniziale -diradamento diffuso -mantenimento post-trapianto -caduta legata a stress o squilibri temporanei Il costo varia in base alla tecnica e alla struttura, con un prezzo per seduta che può andare indicativamente da 600 a oltre 2.000 euro. L’alternativa cosmetica: cellule staminali vegetali e attivi tricogeni Accanto all’approccio clinico, la cosmetica avanzata ha sviluppato soluzioni a base di cellule staminali vegetali e complessi biotecnologici. È importante chiarire che le cellule staminali per capelli di origine vegetale utilizzate nei trattamenti cosmetici non sono cellule vive, ma estratti attivi capaci di imitare i segnali di rinnovamento cellulare e sostenere il cuoio capelluto nel tempo. Le formulazioni più evolute puntano a: -rafforzare i capelli esistenti -aumentare lo spessore del fusto -rallentare la caduta -migliorare l’equilibrio del cuoio capelluto L’azione è progressiva e legata alla costanza d’uso. I benefici si osservano soprattutto in termini di: -maggiore forza e resistenza -capelli più corposi -riduzione della caduta stagionale -miglioramento della qualità generale del cuoio capelluto Risultati e aspettative: cosa è realistico aspettarsi Quando si parla di ricrescita, è fondamentale avere aspettative corrette. -I trattamenti clinici possono offrire risultati più evidenti nel medio periodo, soprattutto quando i follicoli sono ancora attivi. -Le soluzioni cosmetiche lavorano in modo graduale e costante, migliorando nel tempo qualità, forza e densità percepita. In entrambi i casi, la condizione iniziale del cuoio capelluto e la tempestività dell’intervento sono fattori determinanti. I benefici sono generalmente più evidenti nelle fasi iniziali o moderate del diradamento, quando i follicoli non sono completamente atrofizzati. Le Novità tutte italiane introdotte da Hilaria Cosmetics Tra le realtà italiane che hanno investito nella ricerca cosmetica rigenerativa si distingue Hilaria Cosmetics, brand specializzato in trattamenti anticaduta formulati con cellule staminali vegetali, estratti bioplacentari, attivi epigenetici e complessi tricogeni. L’obiettivo delle formulazioni è creare un ambiente ottimale per i follicoli ancora attivi, sostenendo: -microcircolo del cuoio capelluto -equilibrio cutaneo -ispessimento del capello -vitalità e densità nel tempo La linea comprende: -Lozione anticaduta a base di cellule staminali vegetali -Shampoo Detox per la ricrescita -Balsamo anticaduta -Integratore alla mela Annurca Tutte le formule sono 100% naturali e pensate per un utilizzo quotidiano, integrabile facilmente nella propria routine. A chi sono indicati questi trattamenti? Sia uomini che donne possono beneficiare di un approccio mirato alla salute del cuoio capelluto. -Negli uomini, i trattamenti sono spesso scelti per contrastare l’alopecia androgenetica e mantenere i risultati dopo un trapianto. -Nelle donne, sono particolarmente indicati nei casi di diradamento diffuso, squilibri ormonali o caduta legata a periodi di stress. La scelta tra trattamento clinico e soluzione cosmetica dipende da: -stadio del diradamento -budget disponibile -preferenza per un approccio invasivo o topico -obiettivi personali Supportare la ricrescita in modo consapevole Oggi la ricerca offre strumenti concreti per intervenire sul diradamento in modo sempre più mirato. La combinazione tra innovazione scientifica e cosmetica biotecnologica permette di costruire percorsi personalizzati, intervenendo tempestivamente nella routine quotidiana con un risparmio di lungo termine sui trattamenti clinici. Intervenire precocemente, sostenere i follicoli ancora attivi e mantenere costanza nel trattamento, sono le chiavi per accompagnare il naturale ciclo di crescita del capello e favorire un aspetto più pieno, forte e vitale nel tempo.

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Gam Gam risuona a Sanremo

Gam Gam risuona a Sanremo

Nella cover di Dargen D’Amico con Pupo e Fabrizio Bosso riaffiora la storica hit dei DJ Mauro Pilato e Max Monti, simbolo di pace e memoria, tornata protagonista sul palco dell’Ariston. Nell’ esibizione di Dargen D’Amico eseguita insieme a Pupo e Fabrizio Bosso, tra l’incipit de “Il Disertore”, le parole del rapper, la magistrale esecuzione alla tromba di Fabrizio Bosso e le parole della hit di Pupo, si è nettamente riconosciuto il tappeto sonoro di Gam Gam, il brano scritto negli anni 80 da Elie Botbol su testo della Bibbia e lanciato sul mercato mondiale in versione elettronica dai Dj  Mauro Pilato e Max Monti nel 1994. Rimasto per anni ai primi posti delle classifiche internazionali, ancora oggi è tra i brani più trasmessi e programmati grazie anche alla versione che Pilato e Monti hanno realizzato recentemente con Deborah De Luca, DJ italiana di fama internazionale; oggi il brano conta più di 15 milioni di stream su Spotify. Grazie alla grande popolarità che i due DJ hanno dato al brano, lo stesso ha raggiunto come inno sportivo gli stadi di tutto il mondo, oltre all’inserimento nella colonna sonora del film, “Jona che visse nella balena” curata da Ennio Morricone negli anni 90. Per il suo testo biblico, il brano è oggi un simbolo di pace ed è diventato l’inno del giorno della Memoria. IG: @max_monti @mauro­_pilato

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Dieci anni di voce: Factor Music Live illumina Ferrara

Dieci anni di voce: Factor Music Live illumina Ferrara

Factor Music Live: 10 Anni di Eccellenza. A Ferrara l’Edizione Speciale con il Pluripremiato Salvo De Vita Il concorso canoro Factor Music Live, marchio registrato di caratura nazionale, si appresta a celebrare un traguardo storico: 10 anni di successi e scouting artistico. Per questa edizione del decennale, l’evento si trasforma in un palcoscenico d’eccezione che coniuga musica, cinema e cultura, ospitato nella cornice del Teatro Centro Sociale "Quadrifoglio" di Ferrara. La Direzione Strategica di un Leader del Settore A guidare la produzione è il Dott. Salvo De Vita, figura di spicco nel panorama imprenditoriale artistico europeo. Il suo prestigio è suggellato da risultati di rilievo mondiale: De Vita vanta infatti due nomination al Festival Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (edizioni 2023 e 2025) per i film "Bound" e "Tu Sombra". A questi successi si aggiungono due prestigiosi premi di riconoscimento culturale, uno a livello Internazionale e uno Nazionale Italiano, che lo hanno consacrato come Miglior Produttore. La sua firma è garanzia di qualità e visione, portando il Factor Music Live a un livello superiore rispetto ai comuni concorsi canori. Una Giuria di Professionisti Sotto la supervisione dell' Autore Salvatore Scozzari (in arte Salvo Kar), i talenti in gara saranno valutati da una commissione di altissimo profilo: Nia Limby: Attrice di cinema sociale e profonda esperta di arte teatrale. Giuliana Gallerani: Raffinata interprete e voce orchestrale. Vito La Grassa: Attore e fotomodello, volto noto delle reti Mediaset (Uomini e Donne). Pasquale Vestuti: Caratterista di talento, già protagonista a Italia's Got Talent. Il Calendario dell’Evento Le tre giornate di grande spettacolo si terranno a marzo 2026, con inizio alle ore 14:00: Domenica 8 Marzo Domenica 22 Marzo Domenica 29 Marzo L’eccellenza tecnica sarà garantita da uno staff audio e regia di alto livello, fondamentale per valorizzare ogni singola sfumatura vocale dei partecipanti. Premi e Visibilità Nazionale Oltre ai riconoscimenti per il podio e al Premio della Critica, il concorso offre opportunità concrete di carriera. I vincitori riceveranno i Premi Stampa di livello Nazionale, messi a disposizione dall'Impresa Ufficio Stampa & Produzioni MP del Dott. Salvo De Vita (con sede a Casalecchio di Reno, BO). Un trampolino di lancio unico nel suo genere per chiunque aspiri a entrare nel mondo dello spettacolo professionale. Articolo: Dott . Serino Antonio – Dott. Salvo De Vita Supervisore e dirigente del servizio: Ufficio Stampa & Produzioni MP dei Salvo De Vita Distribuzione: Dott.ssa Mietto Elisa

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Conversazione sull’ascia votiva di San Sosti

Conversazione sull’ascia votiva di San Sosti

Il prossimo 25 febbraio sulle varie piattaforme Social Network presenti nella rete, sarà disponibile la conversione sul tema “L’ascia votiva di San Sosti”, organizzata dal Circolo Culturale “L’Agorà” di Reggio Calabria. Il nuovo incontro, predisposto dall’associazione reggina, registra la presenza del Presidente del sodalizio organizzatore Gianni Aiello. Il British Museum di Londra è uno dei più grandi e importanti musei della storia del mondo. È stato fondato nel 1753 da Sir Hans Sloane, un medico e scienziato che ha collezionato un patrimonio letterario e artistico nel suo nucleo originario: la biblioteca di Montague House a Londra, in seguito acquistata dallo Stato Britannico per ventimila sterline e aperta al pubblico il 15 gennaio 1759. Il museo ospita circa 8 milioni di reperti che quotidianamente vengono contemplati da tantissimi visitatori nella location londinese di Great Russell Street. A partire dal diciannovesimo secolo, il polo museale cominciò ad incrementare i propri spazi espositivi con collezioni greche e romane, provenienti da diversi territori del continente europeo, frutto sia di operazioni militari che di spedizioni archeologiche. Nella location museale londinese sono ospitati preziosi manufatti provenienti dalla Calabria. Dopo le vicende esposte, a cura di Gianni Aiello, nelle precedenti conversazioni, inerenti al trattato di alleanza tra Reggio ed Atene, riportato su di un’apposita stele che venne scoperta sull’Acropoli di Atene, ed il tesoro di Sant’Eufemia, l’intervenuto questa volta accende i riflettori su un’altra importante testimonianza del passato calabrese, conosciuta come ascia di San Sosti, o ascia votiva di Kyniskos. Il manufatto votivo, risalente al quarto secolo a. C., è una scure bronzea, costituita da un'estremità ascia e dall'altra martello. Venne rinvenuto nel 1846 nei pressi dell’area del Comune di San Sosti, Calabria, provincia di Cosenza. Queste alcune delle cifre che saranno oggetto di analisi da parte del gradito ospite del sodalizio culturale organizzatore. La conversazione, sarà disponibile, sulle varie piattaforme Social Network presenti nella rete, a far data da mercoledì 25 febbraio.

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Un Olimpo ancora vivo, più concettuale che leggendario

Un Olimpo ancora vivo, più concettuale che leggendario

L’Eredità dell’Olimpo: Viaggio nella Mitologia Greca di Tommaso Ardiani è un saggio che prende le distanze dalla mitologia intesa come semplice raccolta di racconti affascinanti. Qui i miti greci non vengono “narrati”, ma letti come strutture di pensiero, strumenti con cui il mondo antico ha cercato di rendere comprensibili il potere, il tempo, il conflitto, il limite e il destino umano. Il valore principale del libro sta nel suo impianto interpretativo. Ardiani accompagna il lettore in un percorso coerente che collega cosmogonia, divinità ed eroi a questioni universali: il Caos come origine ambigua, il conflitto tra gli dèi come modello del cambiamento politico e sociale, Crono come immagine di un tempo che genera e distrugge, l’eroe come figura sospesa tra grandezza e responsabilità. Il mito emerge così non come superstizione, ma come linguaggio simbolico capace di dire ciò che il pensiero razionale fatica a esprimere. La scrittura è chiara ma densa, più vicina alla saggistica culturale e filosofica che alla divulgazione tradizionale. Questo rende la lettura stimolante e attuale, ma anche meno immediata per chi si aspetta un approccio narrativo o introduttivo. Non è un libro da “scorrere”, bensì da leggere con attenzione, seguendo il filo concettuale che unisce i capitoli. L’assenza di immagini e la scelta di concentrarsi esclusivamente sul testo rafforzano l’idea di un’opera riflessiva, pensata per chi vuole andare oltre la superficie del mito e interrogarsi sul perché certi archetipi continuino a tornare nel linguaggio e nella storia. In definitiva, L’Eredità dell’Olimpo è una lettura solida e intelligente, consigliata a chi desidera comprendere la mitologia greca come forma di conoscenza ancora attiva, non come reliquia del passato. Un libro che non promette risposte facili, ma offre strumenti per pensare meglio.

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Instant Classic: il ruggito del domani che abita già qui

Instant Classic: il ruggito del domani che abita già qui

C’è un momento preciso, quasi impercettibile, in cui una macchina smette di essere un semplice insieme di lamiere, bulloni e calcoli ingegneristici per trasformarsi in un oggetto del desiderio. Non serve aspettare trent’anni, non serve il bollo ridotto o la targa sbiadita dal tempo. Esistono creature meccaniche che nascono già con la schiena dritta, con lo sguardo rivolto a un futuro che sembrano aver già masticato e digerito. Le chiamiamo Instant Classic, un ossimoro che profuma di gomma bruciata e intuito. Entrare nel garage virtuale di Leggende su strada leggendesustrada.altervista.org/category/instant-classic-leccellenza-del-futuro-da-collezione significa fare un viaggio tra quelle eccellenze che oggi si comprano in concessionaria, ma che domani saranno battute all'asta tra sospiri e rilanci folli. È una questione di anima, direbbe qualcuno. O forse di coerenza. Perché una Instant Classic non cerca di compiacere tutti; cerca di colpire allo stomaco chi sa ancora distinguere un cambio che asseconda il polso da un software che decide per te. Sono auto che hanno il coraggio di essere scomode, magari rumorose, certamente fuori dal coro. Rappresentano l’ultimo baluardo di una resistenza meccanica in un mondo che corre verso il silenzio elettrico. Eppure, proprio in questa loro ostinazione risiede il valore collezionistico. C’è dentro il genio di chi ha osato una linea azzardata, la sapienza di chi ha tarato un assetto per farci sentire la strada fin dentro le vertebre, la visione di chi sa che l’esclusività non è solo un prezzo di listino, ma una promessa di eternità. Su My101 vogliamo celebrare questo paradosso temporale. Perché guardare a queste auto significa allenare l’occhio al bello che non scade. Sono investimenti per il cuore, prima che per il portafogli. Raccontano storie di ingegneri che hanno lavorato di notte e di designer che hanno sognato forme proibite. Se volete scoprire quali sono i pezzi pregiati che scriveranno la storia del prossimo decennio, non vi resta che approfondire questa selezione di eccellenza. Il futuro, dopotutto, è una strada che stiamo già percorrendo.

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