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FALLE

Molte persone ci appaiono impeccabili, perfette, prive di pecche e difetti. Sono persone di granito, inattaccabili, che non vacillano mai. La loro immagine è perfetta, ma spesso è solo una questione di facciata. Spesso abbiamo sperimentato una altra realtà fatta di bugie, di surrogati di verità, di mezzi sorrisi. Sono persone presuntuose, che si credono quasi immortali, che ci guardano dall’alto in basso con occhio critico. Nella trama della vita di queste persone si annidano germi, strappi nei fili ben tessuti della trama, sbagli, punti morti, cadute di stile. La trama si rivela consunta in più punti. Queste persone sembrano audaci, esplicite, espansive, disponibili a ogni richiesta, accorte, capaci di resistenza nei limiti del possibile, certe volte docili, imparziali, capaci di imporsi e farsi notare. Il loro comportamento è deferente e racchiude una certa prepotenza. La loro voce è gradevole. Sembrano sinceri ma nascondono segreti interdetti agli altri. Non concedono la loro amicizia facilmente. Poi basta una frase, una obiezione, una precisazione a illuminarci, ad aprire uno squarcio, una falla nel discorso, nel pensiero, nel ricordo. Allora siamo sfiorati dalla realtà. La persona porta i segni di vizi ed eccessi, dissipazioni. E’ come conoscere un ragazzo perbene, studioso e scoprire che colleziona foto hard nel pc, un vero blocco nella nostra stima che riconduce ad altre verità occultate sapientemente. In molti ci sono ombre, oscurità. Ci sono giovani che per le loro esperienze estreme sono già vecchi. Ogni tanto bisogna constatare che il nostro giudizio non ha tenuto conto delle falle. Bisogna con prontezza distinguere e non lasciarsi prendere dalla compassione. In certi casi bisogna essere come poliziotti e detective pronti a scorgere lo sbaglio nella trama di un delitto perfetto. Ci sono sempre sviste, assenze, dimenticanze, simulazioni , voltafaccia, abbandoni, segnali che lasciano intravedere la luce della verità. Non bisogna farsi incantare dalla apparenza vivace. Le zone oscure vanno portate alla luce senza essere prevenuti. Bisogna esortare gli occhi ad essere più attenti. Le falle si trovano anche nelle persone con cui condividiamo la quotidianità. Gli approcci devono essere sempre alla insegna della sincerità non della stanchezza. Nessuno però si deve permettere di ingannarci in modo subdolo. Le persone false ci logorano i nervi e noi possiamo solo indovinare i loro stati d’animo. Non dobbiamo credere ciecamente al primo imprinting che riceviamo di una persona. Una persona indubbiamente potente, ricca, importante può nascondere del losco ugualmente anche se si mostra gentile e premurosa e si crogiola in un comportamento normale. Molti sono tenacemente attaccati ai propri vizi occulti.

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"La Macchina dei Sogni" il nuovo film con Vito La Grassa

 "La Macchina dei Sogni" il nuovo film con Vito La Grassa

Tra i futuri set cinematografici italiani che vedono coinvolto l'attore Vito La Grassa si inserisce il film "La Macchina dei Sogni", diretto da Davide Benedetto. La presenza dell'attore Siciliano contribuisce a rafforzare la dimensione intima e sociale del racconto, dando voce a un personaggio che incarna una figura forte. La sua interpretazione si muove con delicatezza tra silenzio e parola restituendo un ritratto autentico e coinvolgente, perfettamente integrato nel tessuto narrativo del Film attraverso la figura di un papà attento, premuroso ma con evidenti difficoltà economiche. Girato tra Messina, Patti e Tindari, il film "La Macchina dei Sogni", si configura come un racconto di formazione e di critica sociale che intreccia amore, identità e creazione artistica. Vito La Grassa tra i protagonisti del film contribuisce in modo significativo alla forza del racconto, confermando la propria attitudine per ruoli profondi e umanamente complessi all'interno del cinema contemporaneo. Nel cast figurano attori di riconosciuta esperienza e prestigio come Manuela Ventura e Rosario Petix che contribuiscono ad accrescere il riconoscimento del talento di Vito La Grassa nel panorama cinematografico, consolidando il suo ruolo come interprete capace di sostenere produzioni di qualità e di confrontarsi con figure di riferimento del cinema italiano. Un momento di grande rilievo per il percorso artistico di Vito La Grassa, recentemente intervistato ai microfoni di Radio 102 e Radio RPM 87.5, emittenti tra le più importanti e seguite della Sicilia. Un'occasione significativa, resa ancora più prestigiosa dalla presenza del noto attore e regista Tony Morgan, figura storica del cinema Italiano, celebre per aver preso parte a numerosi film di successo e per aver collaborato con grandi maestri della regia come Sergio Corbucci, Bruno Corbucci e Steno, nomi che hanno segnato in modo indelebile la storia del cinema italiano. Nel corso delle trasmissioni, Vito La Grassa ha raccontato molto del proprio percorso artistico, fatti di amore e studio per la recitazione, confrontandosi con Morgan su temi quali la costruzione del personaggio, il rapporto con il set e l'importanza della verità emotiva nel lavoro dell'attore. Un momento particolarmente significativo emerso durante l'intervista riguarda i prossimi progetti cinematografici, Vito La Grassa è stato scelto tra i protagonisti dei nuovi film diretti proprio da Tony Morgan, segnando così una tappa fondamentale nella sua carriera. Una scelta che testimonia la fiducia di un maestro del cinema nei confronti di un attore in forte crescita. Per Vito La Grassa si aprono prospettive, all'insegna di collaborazioni di alto profilo e di un cinema che unisce talento e passione. Articolo: Dott.ssa Mietto Elisa Dirigente del servizio: Dott. Salvo De Vita Supervisore e Resp. Pubblicazione: Ufficio Stampa e Produzioni MP Distribuzione: Urban Dream di Mietto Elisa

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Gate 66: “Vicino a me”

Gate 66: “Vicino a me”

Il nuovo singolo del duo riminese è una ballad elettronica viscerale, estratta dall’EP “Linguaggio Macchina” “Vicino a me” è il nuovo singolo dei Gate 66, brano scelto per accompagnare l’uscita dell’EP “Linguaggio Macchina”. Una ballad elettronica intensa, costruita su una ritmica minimale e un’interpretazione vocale che mette a nudo la parte più fragile dell’essere umano. Il testo — firmato da Bruno Valeri, con musica di Valeri e Vera Emendabili — esplora il paradosso di un’esistenza che sembra una simulazione, un “repertorio di repliche” in cui l’unico appiglio reale è la presenza fisica dell’altro. Il brano oscilla tra gratitudine e smarrimento, tra lucidità e “vuoto pneumatico”, fino a un ritornello che suona come una richiesta di soccorso e, allo stesso tempo, un atto di abbandono. Dal punto di vista sonoro, “Vicino a me” porta avanti la ricerca dei Gate 66: synth rétro, pulsazioni ipnotiche e un’estetica che unisce nostalgia e futuro. È il punto di contatto tra l’umano e il meccanico, tra la vulnerabilità e la precisione del linguaggio digitale. Il videoclip che accompagna il singolo — realizzato interamente con tecniche AI, come da tradizione del duo — costruisce un immaginario di “neo realismo digitale”: un mondo sospeso tra passato e fantascienza, dove la realtà è filtrata da una patina di fake‑realism che amplifica il senso di spaesamento del brano.

?si=pikWVDxCgTAlQ6Dr “Vicino a me” è la traccia cardine dell’EP Linguaggio Macchina, un lavoro che racconta la resistenza dell’individuo in un presente sempre più programmato. È l’antidoto all’instabilità: quando tutto il resto fallisce, resta solo il bisogno di vicinanza.
; Gate 66 sono Bruno J e Uomo Stokastico, due produttori musicali e viaggiatori spazio-temporali provenienti dal 2096. La loro avventura musicale è iniziata nell’ottobre 2023 con il brano “La tecnica del doppio” (ft. Elena Cataneo) e da allora non si è più fermata: singolo dopo singolo, hanno costruito un percorso che unisce tecnologia e umanità, con videoclip realizzati attraverso l’AI ma sempre guidati da una sensibilità artistica autentica. Dopo titoli come “Il Battello”, “747”, “Al mattino”, “EVA” e “Quando Nevica", nel 2025 arriva “Balcanica”, in radio dal 28 novembre. Il 29 gennaio 2026 arriva in radio “Vicino a me”, estratto dall’EP “Linguaggio macchina”

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Un Olimpo ancora vivo, più concettuale che leggendario

Un Olimpo ancora vivo, più concettuale che leggendario

L’Eredità dell’Olimpo: Viaggio nella Mitologia Greca di Tommaso Ardiani è un saggio che prende le distanze dalla mitologia intesa come semplice raccolta di racconti affascinanti. Qui i miti greci non vengono “narrati”, ma letti come strutture di pensiero, strumenti con cui il mondo antico ha cercato di rendere comprensibili il potere, il tempo, il conflitto, il limite e il destino umano. Il valore principale del libro sta nel suo impianto interpretativo. Ardiani accompagna il lettore in un percorso coerente che collega cosmogonia, divinità ed eroi a questioni universali: il Caos come origine ambigua, il conflitto tra gli dèi come modello del cambiamento politico e sociale, Crono come immagine di un tempo che genera e distrugge, l’eroe come figura sospesa tra grandezza e responsabilità. Il mito emerge così non come superstizione, ma come linguaggio simbolico capace di dire ciò che il pensiero razionale fatica a esprimere. La scrittura è chiara ma densa, più vicina alla saggistica culturale e filosofica che alla divulgazione tradizionale. Questo rende la lettura stimolante e attuale, ma anche meno immediata per chi si aspetta un approccio narrativo o introduttivo. Non è un libro da “scorrere”, bensì da leggere con attenzione, seguendo il filo concettuale che unisce i capitoli. L’assenza di immagini e la scelta di concentrarsi esclusivamente sul testo rafforzano l’idea di un’opera riflessiva, pensata per chi vuole andare oltre la superficie del mito e interrogarsi sul perché certi archetipi continuino a tornare nel linguaggio e nella storia. In definitiva, L’Eredità dell’Olimpo è una lettura solida e intelligente, consigliata a chi desidera comprendere la mitologia greca come forma di conoscenza ancora attiva, non come reliquia del passato. Un libro che non promette risposte facili, ma offre strumenti per pensare meglio.

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MODNA torna con "Resti in Città"

MODNA torna con "Resti in Città"

Ogni giorno, intorno alle tre del mattino, le città tornano alla propria ossatura. È un orario che non promette più nulla: i bar restano aperti per inerzia, il traffico si assottiglia, e quel fascino notturno che di solito avvolge le strade lascia spazio a una verità meno romantica, ma rivelatrice. In quel "silenzio finto", dove il traffico è solo un’eco e le luci dei lampioni feriscono gli occhi, si consuma il paradosso di “Resti in città”, il nuovo singolo di MODNA scritto a quattro mani con Daniele Pirozzi tra le aule del Conservatorio Nicola Sala. Il brano arriva in un momento in cui l’idea di “cambiare vita” è diventata una formula ricorrente, ma sempre più spesso resta confinata alle parole. Si parla di fuga, di ripartenza, di altrove, di viaggio come catarsi e di nomadismo digitale come massima aspirazione, mentre le giornate continuano a svolgersi nello stesso perimetro. Con “Resti in città”, MODNA lavora in maniera controintuitiva, perché non racconta chi parte, ma chi decide di rimanere, o meglio, chi ha imparato perfettamente il linguaggio dell’andarsene assimilandone ogni concetto, senza mai trasformarlo in azione. Il sogno della fuga continua a esistere, ma si consuma nella ripetizione, fino a diventare un’abitudine, una promessa che non trova mai il compimento effettivo. Il cantautore lucano d’adozione campana scatta così una polaroid tersa e precisa su una generazione che "vorrebbe ripartire da zero", ma trova nel proprio spazio, nel proprio recinto urbano, una rassicurante, seppur incompleta, forma di protezione. Il brano segue una donna dentro una routine che funziona, ma non la appaga totalmente. Lavora, esce, attraversa locali affollati, balla da sola in casa. Usa la città per restare in movimento senza mai spostarsi davvero. Accanto a lei c’è una presenza costante, mai invadente. Si riconoscono, si osservano, restano fermi un istante prima di una qualsiasi incarnazione di un noi. È un incontro che non produce svolte, perché le svolte non sono previste. Nel testo, la frase «non siamo mica come Milano» delimita questo perimetro senza bisogno di spiegazioni. Non oppone provincia e metropoli, ma due tempi diversi: da una parte il mito della velocità come valore, dall’altra una sequenza di giorni simili che impedisce accelerazioni e deviazioni. L’asse si sposta dal dinamismo produttivo della prima alla verità nuda della seconda, dove si beve birra per calmare i pensieri e si balla soli in salotto, simili a una “Jennifer senza il ballo perfetto". È un’osservazione priva di giudizio, che porta con sé solo il rigore di chi osserva un incontro fatto di sguardi che si incrociano in un bar affollato senza mai oltrepassare il confine. Anche sul piano musicale il brano evita soluzioni risolutive. La produzione di Pirozzi – impreziosita dai Rhodes di Gianluca Sposito e da una sezione ritmica asciutta – regala un'atmosfera distesa che trova il suo compimento nel videoclip ufficiale, girato a Napoli da Alfonso Venafro e presentato in anteprima nazionale su Sky TG24. Qui, la città non è sfondo ma co-protagonista, una pelle che la protagonista, interpretata da Carmen De Vita, indossa per sentirsi viva, anche a costo di restare irrisolta. «Esiste una dignità complessa nelle scelte che non si compiono - spiega MODNA -. "Resti in città" è un’evasione mancata che diventa identità. Io e Daniele Pirozzi abbiamo cercato di catturare quel punto di rottura in cui il desiderio di novità soccombe alla necessità di sentirsi al sicuro, anche se incompleti. Restare, talvolta, richiede molto più coraggio che andarsene.» “Resti in città” parla di chi immagina un altrove, ma continua a vivere dove si sente al sicuro, anche a costo di restare incompleto. Una condizione sempre più diffusa e sempre meno raccontata senza giudizio. MODNA, forte di un percorso che lo ha visto passare dai palchi Rai alla finale del Premio Arte d’Amore, conferma qui una maturità intellettuale già intravista nel suo esordio letterario “Il rumore dentro”. La sua non è una proposta di intrattenimento, ma una proposta di senso. Ciononostante, il brano evita il rischio del compiacimento malinconico, grazie ad una struttura argomentativa solida, un lessico ricercato ma mai artificioso, e un ritmo di prosa musicale che segue quello della vita reale: sincopato, incerto, profondamente umano. È una canzone che non parla per noi, ma di noi. Di quel caffè preso in silenzio e di quella voglia di sparire che, puntualmente, si ferma davanti al primo semaforo rosso della propria via di casa.

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Transizione energetica e sostenibilità sociale a confronto nell’evento RSE

Transizione energetica e sostenibilità sociale a confronto nell’evento RSE

Il 6 febbraio 2026 a Milano si terrà il convegno “Le strategie energetiche di decarbonizzazione e la sostenibilità per gli utenti finali”, dedicato all’analisi degli impatti economici e sociali derivanti dall’implementazione delle raccomandazioni del rapporto “Energy4All” del Club di Roma È partito ufficialmente il conto alla rovescia per il convegno “Le strategie energetiche di decarbonizzazione e la sostenibilità per gli utenti finali”, l’evento organizzato da RSE (Ricerca sul Sistema Energetico) che si terrà il prossimo 6 febbraio a Milano, presso l’Aula Morandi del centro congressi FAST. L’incontro nasce dalla necessità di tradurre le grandi sfide macroeconomiche in soluzioni concrete per la quotidianità. Al centro del dibattito ci saranno le evidenze del report Earth4All del Club di Roma, analizzate attraverso la lente del contesto europeo e nazionale per comprendere come la transizione energetica impatti direttamente sul consumatore finale. Il cuore della discussione riguarderà il superamento del semplice calcolo delle emissioni basato sulla produzione. La nuova strategia di decarbonizzazione proposta punta su una prospettiva basata sulla domanda finale, riconoscendo il ruolo attivo di cittadini e imprese. L’obiettivo è garantire che il cambiamento sia socialmente ed economicamente sostenibile, rispondendo alle crescenti preoccupazioni sugli effetti economici delle nuove politiche green. Un ponte tra ricerca internazionale e policy locali Il convegno fungerà da raccordo tra le raccomandazioni globali e l'elaborazione di politiche locali condivise. Esperti del Club di Roma, ricercatori RSE, accademici e decisori politici di Regione Lombardia e del network C40 Cities si confronteranno su temi critici quali: ● Il costo sociale della decarbonizzazione; ● L'impatto economico sui consumatori; ● I fabbisogni di ricerca per mettere territori e imprese al centro del cambiamento. Verso una transizione equa Un confronto aperto tra esperti, politici e stakeholder sulle strategie europee e sui fabbisogni di ricerca necessari per mettere cittadini, imprese e territori al centro del cambiamento, affrontando nodi critici come il costo sociale della decarbonizzazione e l’impatto economico sui consumatori finali. Attraverso il dialogo tra esperti del Club di Roma, ricercatori di RSE, rappresentanti accademici e decisori politici di Regione Lombardia e del network C40 Cities, la conferenza mira a definire politiche pubbliche capaci di coniugare la tutela del clima con la sostenibilità economica. L’obiettivo è costruire un ponte operativo tra la ricerca d’avanguardia e le necessità quotidiane dei territori, garantendo che la transizione energetica diventi un’opportunità di benessere condiviso e fornisca un’importante occasione di approfondimento e dibattito per contribuire alla definizione di politiche energetiche coerenti con gli obiettivi di sostenibilità ambientale, sicurezza energetica e giustizia sociale. Per partecipare è richiesta l’iscrizione al seguente link Il programma completo è consultabile qui Link: rinnovabili.it/energia/le-strategie-energetiche-di-decarbonizzazione-e-la-sostenibilita-per-gli-utenti-finali/

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Conversazione sul Tesoro di Sant’Eufemia

Conversazione sul Tesoro di Sant’Eufemia

Il prossimo 28 gennaio sulle varie piattaforme Social Network presenti nella rete, sarà disponibile la conversione sul tema “Il tesoro di Sant'Eufemia”, organizzata dal Circolo Culturale “L’Agorà” di Reggio Calabria. Il nuovo incontro, predisposto dall’associazione reggina, registra la presenza del Presidente del sodalizio organizzatore Gianni Aiello. Il British Museum di Londra è uno dei più grandi e importanti musei della storia del mondo. È stato fondato nel 1753 da Sir Hans Sloane, un medico e scienziato che ha collezionato un patrimonio letterario e artistico nel suo nucleo originario: la biblioteca di Montague House a Londra , in seguito acquistata dallo Stato Britannico per ventimila sterline e aperta al pubblico il 15 gennaio 1759. Il museo ospita circa 8 milioni di reperti che quotidianamente vengono contemplati da tantissimi visitatori nella location londinese di Great Russell Street. A partire dal diciannovesimo secolo, il polo museale cominciò ad incrementare i propri spazi espositivi con collezioni greche e romane, provenienti da diversi territori del continente europeo,frutto sia di operazioni militari che di spedizioni archeologiche. Nella location museale londinese sono ospitati preziosi manufatti provenienti dalla Calabria, tra i quali quelli conosciuti come il “tesoro di Sant’Eufemia”. I preziosi reperti vennero scoperti fortuitamente in contrada Terravecchia nella piana di Sant’Eufemia. Il tesoro è stato definito dall’archeologo britannico Dyfri Williams, del Dipartimento delle Antichità del British Museum, come “il più grande e importante ritrovamento di oreficeria della Magna Grecia”. Queste alcune delle cifre che saranno oggetto di analisi da parte del gradito ospite del sodalizio culturale organizzatore. La conversazione, sarà disponibile, sulle varie piattaforme Social Network presenti nella rete, a far data da mercoledì 28 gennaio.

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CAMBIAMENTO DELLA SPIRITUALITÀ IN EUROPA, PERCHÉ LA RELIGIONE DEI NATIVI AMERICANI NON È DEGENERATA

CAMBIAMENTO DELLA SPIRITUALITÀ IN EUROPA, PERCHÉ LA RELIGIONE DEI NATIVI AMERICANI NON È DEGENERATA

La perdita dell'equità e la degenerazione della spiritualità sono due facce della stessa medaglia, due fiumi inquinati che scorrono dalla stessa sorgente: la piramide del dominio; per troppo tempo ci hanno narrato la religione come un balsamo per l'anima quando invece per gran parte della storia umana recente essa è stata uno strumento creato per plasmare burattini obbedienti e funzionali al sistema, ma non è sempre stato così. Se volgiamo lo sguardo indietro verso il Paleolitico e il Neolitico scopriamo un rapporto con il sacro così autentico da sembrare un sogno; in quelle comunità l'uguaglianza non era un'utopia, era la realtà, non esistevano élite, le risorse erano un bene comune e la condivisione era il respiro stesso della collettività; in un simile contesto di orizzontalità la religione non poteva essere uno strumento di omologazione perché mancavano i padroni in terra per forgiare quelli in cielo. Le Divinità di quel tempo non erano spettatori giudicanti e distanti, non erano tiranni celesti pronti a sferrare castighi, erano presenze vicine, energie vitali dotate di coscienza che pulsavano in ogni cosa, nel fuoco, nel vento, negli animali, nel raccolto e nell’essere umano stesso; gli Dei erano compagni di viaggio, non carcerieri e i rituali non erano obblighi dettati dalla paura ma espressioni spontanee di gratitudine verso le Divinità; si danzava per il piacere di danzare, si narravano miti che intrecciavano i nostri passi a quelli degli animali e delle stelle, la spiritualità era una forza unificante, il collante di una comunità libera che rifletteva la sua armonia sociale nel suo rapporto armonioso con il Divino. Poi qualcosa si incrinò, se prendiamo il periodo greco romano già qui la spiritualità aveva subito una certa torsione; se da un lato non era c’era ancora il sistema dogmatico e colpevolizzante che sarebbe venuto dopo, le figure degli Dei furono stravolte, gli Dei non cambiarono nella loro essenza, erano sempre loro ma il loro volto fu sfregiato; le élite, assetate di controllo, compresero che la religione poteva diventare uno strumento al loro servizio, avevano bisogno di una spiritualità che giustificasse l'ingiustizia che avevano creato e così trasformarono gli Dei in versioni celesti di loro stessi: potenti, capricciosi e vendicativi; instillarono l'idea che il rapporto con il Divino fosse gerarchico e basato sull'obbedienza rituale, chi si sottraeva dalla partecipazione ai riti non era un libero pensatore, era un traditore; la religione, un tempo fonte di ispirazione e di sviluppo personale e collettivo era già diventata una catena invisibile anche se non ancora del tutto serrata. Ma la fiamma della vera spiritualità non si spense, nel periodo greco romano molti rifiutarono la visione distorta della religione tradizionale; filosofi come Epicuro, Lucrezio e Plinio sbeffeggiavano l'idea di Dei interventisti e punitivi proponendo una spiritualità basata sulla serenità interiore e sulla liberazione dalle paure; accanto a loro prosperarono i sentieri di alcuni culti misterici come quelli di Dioniso che non erano ritrovi per ubriaconi come molti pensano ma luoghi dove veniva offerta agli iniziati un'esperienza trasformativa di se stessi, un percorso di crescita interiore che sfuggiva al controllo dei potenti, erano voci di resistenza, baluardi contro l'appiattimento spirituale. Poi arrivò il colpo di grazia: l’avvento del cristianesimo come culto di stato; con il monoteismo la spiritualità fu definitivamente monopolizzata e messa in catene, il pluralismo vitale del paganesimo fu schiacciato sotto il tallone di un unico Dio onnipotente e legislatore; non più forze immanenti ma un sovrano trascendente, le sue leggi si sovrapposero a quelle umane santificando l'ordine costituito; la paura dell'inferno e la lusinga del paradiso divennero i perfetti strumenti di controllo sociale, non è un caso che le virtù imposte da questo nuovo sistema fossero l'obbedienza, l'umiltà, la rassegnazione, la sottomissione e la sofferenza; il loro scopo era palese: forgiare schiavi devoti, perfetti ingranaggi per una macchina sociale piramidale; la spiritualità autentica, quella che libera, era apparentemente morta e al suo posto sorgeva un apparato di oppressione psicologica e sociale. Eppure questa degenerazione non è un destino ineluttabile, se guardiamo le società dei Nativi Americani prima del genocidio europeo vediamo comunità egalitarie dove il potere era orizzontale e basato sul consenso; qui la Divinità conosciuta come Grande Spirito o Grande Mistero non è mai diventata un mostro giudicante, ci chiediamo perché questa trasformazione non è mai avvenuta? Sicuramente perché non esisteva un monarca assoluto in terra che avesse bisogno del suo corrispettivo in cielo, in una società senza classi dominanti non c'è nessuno che abbia l'interesse o il potere di sfregiare il volto del Divino, la spiritualità rimane una presenza immanente, un legame di armonia con tutto il vivente. La conclusione è che la degenerazione della religione non è una questione teologica, è una questione di potere; dove regnano l'uguaglianza e l'armonia la spiritualità conserva la sua purezza originaria mentre dove si erge la piramide del dominio essa viene distorta, imbruttita e messa al servizio degli oppressori. Sfregiare il volto degli Dei per rendere schiavi gli esseri umani e seminare afflizione è il peggiore dei sacrilegi mentre strappare via queste catene dentro di noi e nella società e far si che le energie Divine tornino a fluire liberamente anche nell’essere umano è il miglior modo per venerare gli Dei, è il ritorno al fuoco sacro della religione originale, è la riconquista di una spiritualità che non chiede obbedienza ma offre #libertà.

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Instant Classic: il ruggito del domani che abita già qui

Instant Classic: il ruggito del domani che abita già qui

C’è un momento preciso, quasi impercettibile, in cui una macchina smette di essere un semplice insieme di lamiere, bulloni e calcoli ingegneristici per trasformarsi in un oggetto del desiderio. Non serve aspettare trent’anni, non serve il bollo ridotto o la targa sbiadita dal tempo. Esistono creature meccaniche che nascono già con la schiena dritta, con lo sguardo rivolto a un futuro che sembrano aver già masticato e digerito. Le chiamiamo Instant Classic, un ossimoro che profuma di gomma bruciata e intuito. Entrare nel garage virtuale di Leggende su strada leggendesustrada.altervista.org/category/instant-classic-leccellenza-del-futuro-da-collezione significa fare un viaggio tra quelle eccellenze che oggi si comprano in concessionaria, ma che domani saranno battute all'asta tra sospiri e rilanci folli. È una questione di anima, direbbe qualcuno. O forse di coerenza. Perché una Instant Classic non cerca di compiacere tutti; cerca di colpire allo stomaco chi sa ancora distinguere un cambio che asseconda il polso da un software che decide per te. Sono auto che hanno il coraggio di essere scomode, magari rumorose, certamente fuori dal coro. Rappresentano l’ultimo baluardo di una resistenza meccanica in un mondo che corre verso il silenzio elettrico. Eppure, proprio in questa loro ostinazione risiede il valore collezionistico. C’è dentro il genio di chi ha osato una linea azzardata, la sapienza di chi ha tarato un assetto per farci sentire la strada fin dentro le vertebre, la visione di chi sa che l’esclusività non è solo un prezzo di listino, ma una promessa di eternità. Su My101 vogliamo celebrare questo paradosso temporale. Perché guardare a queste auto significa allenare l’occhio al bello che non scade. Sono investimenti per il cuore, prima che per il portafogli. Raccontano storie di ingegneri che hanno lavorato di notte e di designer che hanno sognato forme proibite. Se volete scoprire quali sono i pezzi pregiati che scriveranno la storia del prossimo decennio, non vi resta che approfondire questa selezione di eccellenza. Il futuro, dopotutto, è una strada che stiamo già percorrendo.

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Voglio aperta la vagina

Voglio aperta la vagina

Mostro con orgoglio e vanto la mia vagina rosa liscia e aperta pronta per farsi penetrare da più piselli possibili

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