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Thule: “Naufraghi”

Thule: “Naufraghi”

Il nuovo singolo della band calabrese, un racconto di solitudine e resistenza dopo la fine di una relazione “Naufraghi” è il nuovo singolo dei Thule, un brano che affronta la solitudine che segue la fine di una relazione, descritta come un naufragio emotivo. Il protagonista cerca un appiglio parlando all’altra parte, pur sapendo che l’unica via d’uscita è la propria forza interiore. Il pezzo mette al centro questo dialogo sospeso, trasformandolo in un percorso di consapevolezza. La produzione porta la firma di Joe Santelli, che ha curato direzione artistica, arrangiamenti e struttura del brano. In questo lavoro ha suonato basso, pianoforte e chitarra acustica, oltre a scrivere le parti orchestrali degli archi, contribuendo a una costruzione sonora solida e profonda. L’intero processo è stato guidato da un obiettivo preciso: valorizzare l’identità dei Thule, integrando la loro intenzione autoriale in un impianto musicale dinamico e coerente. La produzione del brano segue una progressione in tre momenti: un’apertura essenziale di chitarra e voce, una fase centrale in cui synth e pianoforte ampliano l’atmosfera, e un climax finale in cui archi, distorsioni e una scrittura orchestrale di stampo rock evocano il fragore delle onde. Una tempesta sonora che mette al centro l’emotività dei Thule e trasforma il naufragio in un’esperienza d’ascolto intensa. “Naufraghi”, vincitore del primo premio del DiMarte Contest, è stato prodotto, mixato e masterizzato presso il DiMarte Studio di Produzione. L’uscita ufficiale è affidata a DiMarte Records, che segue il progetto in ogni fase, dalla creazione alla distribuzione. I Thule nascono nel 2019 con il singolo “Dove non c’è il sole”, distinguendosi fin da subito per l’energia delle performance live e un sound che unisce melodie a riff rock incisivi. Nel 2021 vincono la fase regionale di Sanremo Rock, esibendosi nella finale al Teatro Ariston. Nel 2023 partecipano all’Arezzo Wave e al Cantagiro, ottenendo il premio come miglior cover in gara. Nel 2025 prendono parte all’evento We Make Future e vincono il premio categoria inediti del DiMarte Music Contest. Il nuovo singolo della band è “Naufraghi”, in uscita il 22 maggio 2026. Etichetta: DiMarte Records CONTATTI E SOCIAL instagram.com/thule_official/ tiktok.com/@_thuleofficial_ open.spotify.com/intl-it/artist/6fehr8exZklITa6MK9dffc?si=UhGsASPGQme1e3FuTWIvZQ music.apple.com/it/artist/thule/1465347651

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La forza di una voce: il percorso di Emily Rinaldi

La forza di una voce: il percorso di Emily Rinaldi

Ci sono artiste che non hanno bisogno di cercare la scena: la scena, semplicemente, le riconosce. Emily Rinaldi è una di loro. Una voce che nasce prestissimo, quando ancora giocava e cantava senza sapere che quello sarebbe diventato il suo mondo, e che negli anni ha trovato forma, disciplina e coraggio attraverso concorsi, palchi, set cinematografici e un amore viscerale per lo spettacolo. Dai primi concorsi vinti da bambina ai ruoli nei film "Il Camionista", "Dindon" produzioni Mediaset in prima serata, Emily ha costruito un percorso sorprendentemente ricco per la sua giovane età, muovendosi con naturalezza tra canto, recitazione e performance. Una crescita costante che l’ha portata fino alla vittoria assoluta del Festival Voci d’Oro 2026, un traguardo che conferma non solo il suo talento, ma anche la sua capacità di emozionare e di lasciare un segno. Sul palco Emily è energia, presenza, spettacolo: un’anima pop che guarda con ammirazione al mondo americano e a icone come Lady Gaga, da cui eredita l’idea di un’artista completa, capace di unire voce, corpo, interpretazione e visione. Nella vita, invece, è una giovane donna determinata, curiosa, che vive la musica come un bisogno vitale e una promessa fatta a se stessa. In questa intervista, Emily racconta il suo percorso, le emozioni del festival, gli incontri che l’hanno arricchita e i sogni che la guidano. Un dialogo sincero con un’artista che non vuole “fare musica”, ma vivere di musica, condividerla e trasformarla in libertà. Emily, ti va di raccontarci come è nato e come si è evoluto il tuo percorso artistico? Sì, assolutamente. Allora, io canto da quando sono piccolina e ricordo che i miei genitori appunto mi raccontano sempre del fatto che io, quando avevo più o meno dai 2-3 anni, cantavo in questo finto inglese e da lì è partito un po' il tutto. Mi hanno portato alle serie di canto verso i 6 anni e poi ho iniziato a fare tantissimi concorsi, veramente tanti, tra i quali mi sono classificata sempre nei primi posti e grazie proprio a questi concorsi anche ho avuto la possibilità di recitare in un film “Il camionista”, con Giorgio Tirabassi e Simona Borioni, trasmesso so Canale 5, avevo all'incirca 8 anni e da lì ho iniziato anche il mio percorso per quanto riguarda la recitazione, l'ultimo film che sono uscito è "Din Don" una saga di film commedia per la televisione, trasmessa principalmente su Italia 1 con Enzo Salvi e Maurizio Mattioli, quindi posso dire di aver fatto un bel percorso, e intendo continuare questo percorso nel mondo dello spettacolo. Senza dimenticare che sono la vincitrice assoluta dell'edizione 2026 del Festival Voci D'oro, quindi ho sempre riscontri positivi fortunatamente e questo mi fa piacere. Come descriveresti la tua musica e la tua personalità artistica? Mi definisco una cantante pop: amo profondamente stare sul palco, creare contatto con il pubblico e, soprattutto, fare spettacolo. È l’aspetto che mi fa sentire più viva. Da piccola ho studiato anche danza, e questo mi ha aiutata a sviluppare un certo portamento e una presenza scenica che oggi considero parte integrante della mia identità artistica. Se penso a ciò che vorrei diventare, il mio riferimento è sicuramente il mondo americano. Mi affascina il modo in cui gli artisti sanno stare sul palco, come scrivono, come costruiscono uno show. Lady Gaga, in particolare, è una figura che ammiro molto: la sua energia, la sua libertà espressiva, la sua capacità di unire musica e performance. È una direzione verso cui sento di voler andare anch’io. Cosa ti ha spinto a partecipare al Festival Voci D’oro? Allora, sicuramente mi ha spinto sempre questa mia passione per il canto. Inizialmente ero un po' scettica, dico la verità, ho visto questo annuncio su Instagram e ho detto “vediamo che cosa si esce fuori!”, sempre un po' per fare un’esperienza, per misurarmi anche un po' con le altre persone perché no, avere un confronto insomma con altri ragazzi, ma soprattutto per fare queste nuove conoscenze. Non ho partecipato con l'idea di vincere il concorso, ma con l'idea di vivere l'esperienza, quindi tutto ciò che c'è nel backstage, tutte le emozioni che si vivono proprio sul palco….. ecco questo è quello che mi ha spinto principalmente a partecipare al festival. Vuoi ricordarci la canzone con cui ti sei esibita al Festival Voci D’oro, perché hai scelto proprio questo brano cosa rappresenta per te? Restando in tema Lady Gaga, ho scelto “Always Remember Us This Way”, dal film "A Star Is Born". È un brano molto speciale per me: proprio in questi giorni ho rivisto il film perché mi era tornata un po’ di nostalgia. L’ho portato sul palco perché, in questo momento, lo sento davvero mio sia per ciò che racconta il testo, sia per come mi permette di esprimermi vocalmente. Cosa ti ha lasciato l’esperienza di Voci d’Oro e cosa ti ha fatto scoprire di te come cantante? Sicuramente porto a casa tantissime nuove conoscenze: è sempre la prima cosa che dico. Ho incontrato persone diversissime tra loro, e ognuna mi ha lasciato qualcosa, anche solo attraverso un breve scambio di parole. Con alcune parli di più, con altre di meno, ma alla fine senti davvero di far parte di un gruppo che condivide la tua stessa passione per la musica. Sono andata al festival non con l’idea di vincere o di portare a casa un premio, ma con la voglia di vivere un’esperienza. E quello che mi ha colpita di più è stato proprio il contatto umano: con gli altri artisti, con l’organizzazione, ma anche, e forse soprattutto, con il pubblico mentre cantavo. È una sensazione che mi tiene viva, che mi dà la forza di andare avanti e continuare a credere in quello che faccio. Hai qualche aneddoto particolare legato a questa esperienza che vorresti ricordare? A dire la verità, sono successe talmente tante cose che faccio fatica a ricordarle tutte. Però una scena me la ricordo benissimo: eravamo nel backstage, io ero tipo la ventottesima in scaletta, quindi praticamente verso la fine e, nell’attesa, io e un altro ragazzo juventino ci siamo messi a seguire la partita della Juventus dal telefono. Mentre gli altri cantavano, noi eravamo lì a trattenere gli urli da tifosi, facendo quelle esultanze “mute” che sembrano quasi una coreografia. Ogni gol era una festa… ma a volume zero, per rispetto di chi si stava esibendo. Una scena surreale, ma divertentissima. E devo dire che, tra una finta esultanza e l’altra, il tempo è volato. Dopo Voci d’Oro, quali sono i tuoi prossimi passi e cosa possiamo aspettarci da te? Progetti per il futuro sicuramente, ecco, continuare su questa strada, sto continuando a scrivere, ecco, mi auguro di portare a termine appunto la pubblicazione di un brano a breve, perché appunto a me piace anche scrivere, e poi continuare sempre a stare nell'ambito della musica, farlo diventare un lavoro proprio per me, e già appunto in parte lo faccio. Sostanzialmente è questo, voglio vivere di musica, voglio vivere di musica, io non vedo altro, io non mi vedo seduta in un ufficio, insomma, stare lì tutto quel tempo davanti al computer, io non ce la faccio, mi sento proprio bloccata, non è nella mia indole, voglio vivere di musica, di libertà e di condivisione, soprattutto con gli altri. Un percorso che continua a espandersi, guidato da una determinazione limpida e da un amore autentico per lo spettacolo: Emily Rinaldi cammina verso il futuro con la stessa energia con cui sale sul palco, trasformando ogni esperienza in un nuovo capitolo della sua storia artistica. Articolo: Dott.ssa Mietto Elisa Dirigente del servizio: Dott. Salvo De Vita Supervisore e Resp. Pubblicazione: Ufficio Stampa e Produzioni MP Distribuzione: Urban Dream di Mietto Elisa

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HAIKU

L’Haiku è un componimento poetico giapponese molto breve ed evocativo nato probabilmente nel diciassettesimo secolo, usato da molti poeti nazionali come Isso. Lo schema è fisso, sono diciassette sillabe divise in tre versi, il primo di cinque, il secondo di sette, il terzo di cinque. In Giappone lo schema è rigido, in occidente sono ammessi versi più liberi, dato che sono stati fatti degli adattamenti . Si tratta di una illuminazione rapida e improvvisa nata dall’istinto, dall’intuito, dalla osservazione della natura e del quotidiano. Il riferimento alla stagione è sempre apprezzato. Di solito sono riflessioni sulla natura, sugli eventi, sull’universo, sulle esperienze, sulle emozioni mai espresse, sugli animali, sul quotidiano. Possono essere anche di tipo psicologico tanto gli haiku sono studiati nelle cliniche psichiatriche per capire i vari soggetti malati. In essi si può dire il non detto. Il ritmo è musicale, armonioso, le parole sono istantanee. Si catturano emozioni seguendo specifiche regole di stile. Di solito queste poesie non hanno titolo e rima. I temi sono molti e si possono scegliere. Si possono trattare accadimenti umani. La parola significa strofa di esordio, creata dal poeta giapponese Shiki morto nel 1902. Lo Haiku si è pero sviluppato a partire dal seicento divenendo genere letterario. E’ derivato dalla poesia classica tradizionale. Le sillabe sono chiamate more e possono essere fatte a più mani. Queta forma d’arte è divenuta popolare perché semplice, priva di retorica, ricca di suggestioni, metafore, e allegorie, ricca di sintesi. Spesso era inserita nei diari di viaggio e riproduceva tracce di scene con riferimenti a piante specifiche e animali, astri, silenzio, inverno, pioggia. Nell’ottocento si sono fatte molte antologie. In Francia si sono sviluppate nel novecento. Esistono molti cataloghi e scuole di pensiero. Alcuni presentano anche pause particolar nella metrica. Sono state fatte varie sperimentazioni con il verso libero specie in occidente e varie innovazioni. Si tratta di spunti, spesso ispirati al ciclo delle stagioni, che vengono rielaborati. Si possono riportate esperienze personali e intuizioni. La primavera è la stagione prediletta che ispira maggiormente. Alcuni autori creativi si sono ispirati all’amore, alla luna, al vissuto. Di solito il lutto e la sofferenza sono rielaborati. La natura viene messa in connessione con lo stato d’animo. I temi sono anche la tristezza, la solitudine, il tempo, lo stupore, la compassione, la fragilità, la nostalgia, l’universo, il rimorso. Gli haiku sono spesso citati nelle canzoni. Si sono diffusi in Messico, Italia, Francia.

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FREYA E LA MAGIA (CANZONE PER SABBA E LUNE PIENE)

FREYA E LA MAGIA (CANZONE PER SABBA E LUNE PIENE)

FREYA E LA MAGIA Sfiorando l'Alba nuova Sono qui seduto Tra le nuvole d'argento Ad ascoltare il cielo; Qui in cima alle montagne Balla il vento come un ballo E i petali nel vento Ruotando su se stessi Volan via sui verdi prati. Oh Freya Ti vedo in controluce Vestita di silenzio E avvolta di magia, Con la chioma d'oro,  Lo sguardo che risplende E i tuoi gatti blu. Oh Freya La tua essenza è nei cieli e nella Terra, Nel sussurro della Luna, Nella forma e nel colore, In tutto l'Universo In continuo divenire; Grazie a te l’intera vita è emersa, La tua forza eterna mai si è spenta E non avrà mai fine Finché il mondo esisterà, È la trasformazione, È l'energia sovrana, È l’energia sovrana.  Nello stregato cielo E per le vie del mondo Dagli orizzonti sempre nuovi  Nulla si distrugge, Tutto si trasforma in ogni istante, Ogni giorno è un foglio bianco, Ogni giorno è un foglio bianco. Oh Freya Volteggi su nel cielo In faccia all'avvenire, Dai luce ad ogni cosa E rialzi chi è caduto; Col tuo abbraccio eterno L’Universo vive il canto tuo Che permea la realtà, Che permea la realtà. Oh Freya Sei nel cuore di chi ancora crede di sogni,  Sulla via dei desideri Con gli Dei dentro se stessi, Giorno dopo giorno Ogni passo è una conquista,  Lasciamo spazio ai sogni, Lasciamo spazio ai sogni Che danzano con te E fioriranno i sogni Che nessuno ha visto mai E che nessuno ha mai sentito, Ci tingono la vita, Ci tingono la vita, Una vita piena, Questa è la magia, Non vi sembra vero? Non vi sembra vero? Oh Freya. Chiudo gli occhi e ti sento accanto a me, Ho voglia di volare, Di volare assieme a te E danzare tra le stelle.

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Monopolele, il festival di ukulele premiato come migliore al mondo: dal 28 maggio al 1° giugno

Monopolele, il festival di ukulele premiato come migliore al mondo: dal 28 maggio al 1° giugno

Dal 28 maggio al 1° giugno 2026, Monopoli torna ad accogliere un festival che in quattro edizioni ha già ottenuto un riconoscimento internazionale, richiamato pubblico da oltre venti Paesi e generato ricadute economiche dirette superiori ai 100 mila euro per edizione. Nato nel 2022 da un’idea di Mauro Minenna e Salvo McGraffio, il Monopolele – Mediterranean Ukulele Fest ha ricevuto nel 2025 agli Ukies — il riconoscimento più autorevole della comunità globale dell’ukulele — il premio della giuria come Best Festival mondiale. Un risultato che conferma la traiettoria sempre più solida di un appuntamento — sostenuto da Regione Puglia, Grandi Eventi 2026 e dal Comune di Monopoli — ormai capace di produrre attenzione mediatica, movimento turistico, permanenza sul territorio e una rete culturale che da Monopoli si estende ben oltre i confini italiani. I numeri aiutano a comprendere la portata del fenomeno meglio di qualsiasi definizione. Nelle ultime due edizioni, circa due terzi del pubblico è arrivato dall’estero, con presenze rilevate da Germania, Francia, Irlanda, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito, Stati Uniti, Australia e altri Paesi; la permanenza media dei visitatori stranieri supera le cinque notti, l’85% dichiara l’intenzione di tornare l’anno successivo, mentre il ritorno economico diretto generato dal festival nel 2024 e nel 2025 ha superato i 100 mila euro per edizione, distribuendosi tra strutture ricettive, ristorazione, service e fornitori del territorio. In una fase in cui la destagionalizzazione viene spesso richiamata solo in termini generici, Monopolele porta con sé un caso concreto, già leggibile nelle presenze e nelle ricadute locali. Il profilo del festival, però, oltre alla capacità di attirare turismo culturale internazionale in Puglia in un momento strategico per l’avvio della stagione estiva, si definisce soprattutto nel modo in cui ha saputo trasformare un immaginario considerato laterale, quasi marginale, in una piattaforma culturale definita, coerente e pubblicamente accessibile. Per cinque giorni la città vecchia di Monopoli, il porto antico, le chiese, i chiostri e gli spazi aperti diventano luoghi di concerti, workshop, performance spontanee e jam session notturne, in una formula che mantiene gratuito l’accesso agli eventi principali e che, proprio per questo, allarga il pubblico invece di selezionarlo per soglia economica. La scelta della gratuità, mai messa in discussione fin dalla prima edizione, appartiene alla struttura stessa del festival ed è uno dei tratti più riconoscibili di una manifestazione pensata per fare della partecipazione un elemento costitutivo. Sul piano artistico, il cartellone 2026 riunirà nomi di primo piano della scena internazionale. Daniel Ho (Hawaii), sei volte vincitore del Grammy Award, porterà a Monopoli una delle voci più autorevoli della tradizione hawaiana contemporanea; Gaute Søderholm (Norwegian Uke) è il primo musicista ad aver conseguito una laurea in musica folk norvegese con l’ukulele come strumento principale; la francese Jane For Tea unisce chanson e pop acustico con misura e personalità; il duo olandese Sage & Zaza crea un elegante dialogo tra jazz vintage e suggestioni hawaiane; il britannico Arlo Anwin lavora sul suono attraverso loop station e field recordings; il trio slovacco Paper Moon Trio, tutto al femminile, riporta in vita le armonie vocali degli anni Venti e Trenta con arrangiamenti originali. A questi si affiancano Four String Boy, la londinese Ukulele Ska Collective e la pluripremiata Erica Mou nel gran finale di Piazza XX Settembre. Una presenza di rilievo particolare attraversa la serie di concerti Sound Embraces in programma nel pomeriggio dal sabato al lunedì: quella del contrabbassista e compositore Paolo Damiani, figura centrale del jazz europeo, già direttore artistico dell’Orchestra Nazionale Francese di Jazz e tra i fondatori dell’Italian Instabile Orchestra, con collaborazioni che toccano Pat Metheny, Enrico Rava, Paolo Fresu e Cecil Taylor. Al Monopolele, Damiani porterà il suo contrabbasso in dialogo diretto con i virtuosi dell’ukulele in concerti che si annunciano come uno degli incontri più imprevedibili del festival. La distanza tra i due strumenti, e tra gli immaginari che portano con sé, è proprio il punto da cui questi incontri prendono forma. Il programma 2026 aggiunge a questa impostazione un elemento di rilievo ulteriore. Venerdì 29 maggio, al Sagrato della Cattedrale, circa cento giovani musicisti provenienti dagli istituti di Monopoli, Bari e Sulmona si esibiranno insieme all’orchestra giovanile cubana Son de Sol, che tornerà poi nel gran finale di Piazza XX Settembre accanto a Erica Mou e agli altri artisti della serata conclusiva. È uno dei passaggi più significativi dell’edizione 2026: un incontro che mette in relazione formazione, scambio culturale e dimensione pubblica della musica, in un tempo storico in cui i rapporti tra territori e comunità chiedono spesso di essere raccontati con meno astrazione e maggiore aderenza ai fatti. Lunedì pomeriggio, nella Chiesa di Sant’Angelo, il festival ospita “Specchi”, progetto di danza e ukulele con ragazzi e adulti con disabilità accompagnati da Daniel Ho. Il suo rilievo si coglie anche nel contesto che lo accoglie: un festival che presta gli strumenti nei workshop per principianti assoluti, che rende gli spazi pubblici luoghi di partecipazione e che mette professionisti e amatori nelle condizioni di condividere gli stessi momenti sonori. “Specchi” rende percepibile questa impostazione in forma immediata, con un forte impatto umano destinato a farsi ricordare ben oltre la cornice della cinque giorni. Alle serate principali si affianca una novità: quattro jam session notturne consecutive all’aperto, dal giovedì alla domenica, condotte da ensemble internazionali invitati: la Ukulele Big Band di Ankara, Ukulele Tuesday di Dublino e un gruppo proveniente da Galway. Una formula che gli organizzatori definiscono “una rarità assoluta nel panorama mondiale di settore”, che rafforza il carattere immersivo di un festival capace di vivere fino a notte inoltrata e di fare della città un organismo musicale continuo. Un elemento che distingue Monopolele da qualsiasi altro festival di settore sono le street performance: sei sessioni distribuite nelle tre giornate centrali del festival, in tre luoghi iconici del centro storico — Largo Garibaldi, Piazza Garibaldi, Largo Castello — in cui chi sale sul palco trova uno spazio amplificato e un pubblico che, di giorno in giorno, si allarga. Non un open mic tradizionale, ma una semina musicale continua che trasforma la città intera in palcoscenico e azzera la distanza tra chi suona e chi ascolta. Nei festival di ukulele, questo format esiste spesso in forma ridotta e marginale, ma a Monopoli diventa struttura portante del programma, con sei slot da novanta minuti che nei giorni del festival animano angoli della città che normalmente non ospitano musica amplificata. Anche la dimensione digitale contribuisce a confermare la portata raggiunta dalla rassegna. Attorno al festival si è consolidata in quattro anni una community internazionale attiva e fortemente organica, alimentata non soltanto dai canali ufficiali ma anche dalla partecipazione diretta degli artisti ospiti e delle community tematiche globali. La pagina Facebook supera i 12 mila follower, e i reels pubblicati negli ultimi mesi hanno totalizzato quasi un milione di visualizzazioni complessive, con il contenuto più visto oltre le 643 mila views. Per questo il Monopolele 2026 acquista una rilevanza che supera il perimetro del festival: perché da Monopoli prende forma un caso italiano in cui musica, apertura, reputazione internazionale e impatto sul territorio convergono in modo ormai troppo chiaro per essere ricondotto al solo calendario degli eventi.

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Coppie aperte, Wyylde: “Nord e Sud Italia vivono la gelosia in modo diverso”

Coppie aperte, Wyylde: “Nord e Sud Italia vivono la gelosia in modo diverso”

Secondo Wyylde Nord e Sud Italia vivono la gelosia in modo diverso: nelle grandi città si negozia, al Sud resta più legata a possesso e tradizione. La gelosia non sparisce nelle relazioni aperte. Cambia linguaggio, dinamiche e significato. È questo il quadro che emerge dall’analisi diffusa da Wyylde, il social network dedicato alla libertà relazionale e sessuale, che fotografa come anche nelle coppie non monogame consensuali continuino a esistere insicurezze, confronto emotivo e bisogno di rassicurazione. Secondo i dati raccolti dalla piattaforma, il 68% degli utenti dichiara infatti di aver provato gelosia anche all’interno di relazioni aperte. Una gelosia che però non ruota più soltanto attorno al tradimento o all’esclusività sessuale, ma si sposta su aspetti più sottili: il confronto con altri partner, la paura della sostituzione emotiva, la gestione del tempo e dell’attenzione nella coppia. Tra gli elementi più sensibili emerge anche il tema della trasparenza: oltre il 55% degli utenti afferma che conoscere troppi dettagli sulle esperienze esterne del partner può aumentare il disagio invece di ridurlo, evidenziando quanto sia delicato l’equilibrio tra sincerità e protezione emotiva. Uomini e donne vivono la gelosia in modo diverso Le differenze emergono anche sul piano emotivo e culturale. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Personality and Individual Differences nel 2020, basato su oltre 5.000 partecipanti, uomini e donne tendono a vivere la gelosia in modo diverso anche nelle relazioni non monogame consensuali. Le donne riportano mediamente livelli più elevati di gelosia emotiva e relazionale, legata soprattutto alla paura di perdere connessione affettiva con il partner. Gli uomini mostrano invece una maggiore sensibilità alla competizione sessuale e all’idea di esclusività erotica. Lo studio evidenzia però che nelle coppie aperte queste differenze tendono a ridursi grazie a comunicazione, negoziazione e definizione condivisa delle regole. Anche una meta-analisi pubblicata su Evolution and Human Behavior conferma questo schema: gli uomini reagiscono più intensamente all’infedeltà sessuale, mentre le donne risultano più vulnerabili alla perdita emotiva e relazionale. Italia divisa: Nord più aperto, Sud più legato al modello tradizionale In Italia, la gestione della gelosia continua a essere fortemente influenzata dal contesto culturale e territoriale. Gli studi sociologici sulla famiglia italiana — tra cui il lavoro del sociologo Giuseppe Micheli pubblicato sull’European Journal of Population — descrivono il Sud Italia come l’area in cui resiste maggiormente il modello della “famiglia forte”: relazioni più vincolanti, maggiore pressione sociale sulla coppia e una concezione dell’amore ancora molto legata all’esclusività e all’appartenenza reciproca. Le principali evidenze mostrano che nel Sud: • la gelosia viene più facilmente interpretata come prova d’amore o protezione; • il controllo sociale e familiare sulla coppia resta più elevato; • la libertà relazionale femminile continua a essere più stigmatizzata; • i modelli maschili tradizionali mantengono una forte componente identitaria. Al contrario, nelle grandi città del Nord — soprattutto Milano — si osservano modelli relazionali più individualizzati, minore pressione comunitaria e una crescente apertura verso coppie aperte, poliamore e sessualità non esclusiva. Secondo studi sulle reti sociali urbane italiane pubblicati su arXiv e secondo quanto emerge dalle community italiane dedicate alla non monogamia consensuale, nei contesti metropolitani aumenta infatti la separazione tra amore, sessualità e possesso emotivo, mentre nel Sud permane una cultura della coppia più tradizionale, spesso associata a gelosia, controllo e possessività. La gelosia non dipende dal tipo di relazione Le ricerche più recenti confermano però un elemento centrale: la gelosia non è necessariamente più intensa nelle relazioni non monogame rispetto a quelle monogame. Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Sexes dai ricercatori dell’Università di Oviedo, che ha confrontato relazioni monogame e non monogame consensuali, non ha rilevato differenze significative nei livelli di gelosia tra i due gruppi. Le persone coinvolte in relazioni aperte riportano invece maggiore capacità di negoziazione, maggiore consenso relazionale e una gestione più esplicita dei conflitti. Anche una meta-analisi internazionale che ha aggregato 35 studi e oltre 24.000 partecipanti conferma lo stesso quadro: la soddisfazione relazionale non dipende dalla forma della relazione, ma dalla qualità della comunicazione, dalla chiarezza degli accordi e dalla connessione emotiva. La nuova generazione separa amore, desiderio e possesso Secondo Wyylde, le trasformazioni più evidenti riguardano soprattutto giovani adulti, professionisti urbani e utenti delle piattaforme dedicate all’open-minded dating, sempre più orientati a distinguere amore, desiderio e possesso. In questo contesto la gelosia viene riletta non come un fallimento della coppia, ma come un segnale utile da comprendere e gestire attraverso il dialogo. “Non abbiamo smesso di essere gelosi, abbiamo imparato a dircelo”: è una delle riflessioni che ricorre più spesso tra le testimonianze raccolte dalla community. Relazioni aperte: la fiducia nasce dagli accordi Secondo la piattaforma, le esperienze più stabili mostrano che la fiducia non nasce dall’assenza di altri legami, ma dalla coerenza tra accordi e comportamenti. Nelle relazioni aperte, spiegano gli utenti, diventano centrali: • la definizione di confini chiari e rinegoziabili; • la gestione del tempo di coppia; • la scelta condivisa di cosa raccontare e cosa mantenere privato; • la presenza di rituali e momenti dedicati alla relazione principale. Il punto, quindi, non sarebbe scegliere tra monogamia o non monogamia, ma costruire modalità relazionali sostenibili, esplicite e coerenti con i bisogni della coppia. Per Wyylde, il tema della gelosia resta centrale anche nelle relazioni aperte, ma viene affrontato sempre più come un elemento da comprendere e negoziare, piuttosto che come un limite invalicabile della coppia. wyylde.com/it-it

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Relazioni diplomatiche tra Ungheria e Italia

Relazioni diplomatiche tra Ungheria e Italia

È stato un momento di grande valore culturale e diplomatico, che ha rafforzato i legami tra Italia e Ungheria quanto è emerso nel corso del convegno che si è svolto presso la prestigiosa sede dell’Università Nazionale del Servizio Pubblico “Ludovika” di Budapest. Il seminario, organizzato dall’Associazione “Dante Alighieri” della capitale magiara, in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia di Budapest, l’Istituto Italiano di Cultura di Budapest e l’Università Nazionale del Servizio Pubblico “Ludovika”. La giornata si è aperta con i saluti ufficiali di Pier Paolo Pigozzi, Vice Rettore dell’Università Nazionale per il Servizio Pubblico “Ludovika”, dell’Ambasciatore d’Italia in Ungheria S.E. Giuseppe Scognamiglio, di Edit Császi, Presidente dell’Associazione “Dante Alighieri” di Budapest e di Roberto Massucco, Presidente di Confindustria Ungheria. La moderazione dei lavori è stata affidata alla Prof.ssa Anna Molnár, Capodipartimento di Relazioni Internazionali dell’Università Nazionale per il Servizio Pubblico “Ludovika” e segretario dell’Associazione “Dante Alighieri” di Budapest.Tredici relatori provenienti da istituzioni accademiche e culturali italiane e ungheresi si sono alternati nel corso delle due sessioni tenutosi nell’importante location culturale, affrontando temi che spaziano dalla diplomazia rinascimentale alla cooperazione culturale contemporanea, tra i quali Gianni Aiello, Presidente del Circolo Culturale “L’Agorà” e del Centro studi italo-ungherese “Árpád”, che ha trattato il tema “Echi rivoluzionari nei carteggi archivistici 1956-2026”. L’intervenuto, nel corso del suo intervento, supportato da slide documentali, ha analizzato svariati documenti del periodo storico in argomento, illustrando all’uditorio della capitale magiara i risultati delle predette ricerche archivistiche che peraltro sono in continuo aggiornamento. Nel corso della conferenza sono emerse diverse cifre a riguardo la tradizione e l’evoluzione dei rapporti secolari tra i due Paesi seguendo un approccio multidisciplinare che ha toccato temi come la storia, la diplomazia, l’economia e la cultura. LINK VIDEO

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L'Abruzzo nella IAI (Iniziativa Adriatico Ionica) – L'Oleificio Andreassi di Poggiofiorito

I giornalisti e i comunicatori di Borghi d'Europa hanno inserito l'Oleificio Andreassi nel progetto L'Europa delle scienze e della cultura (Patrocinio IAI-Iniziativa adriatico ionica, Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale nella regione adriatico ionica). L'incontro con il comm. Matteo Andreassi all'Oasi La Brussa in Caorle (Ve), in occasione di VinoCalciando, ha ribadito una scelta che Borghi d'Europa aveva maturato fin dal 2015. Poggiofiorito è un comune italiano di 798 abitanti della provincia di Chieti in Abruzzo. Fa parte dell'Unione dei comuni della Marrucina. I giornalisti e i comunicatori di Borghi d'Europa lo hanno conosciuto grazie alle degustazioni dell'olio e del vino dell 'Oleificio Andreassi e lo hanno così inserito nella rete dei Borghi del Gusto. Matteo Andreassi,Mastro Oleario, sarà presente alla edizione del 25 maggio di VinoCalciando a Caorle, presso la Trattoria Agli Alberoni, della serata di degustazione e prodotti enogastronomici. L'evento nasce ad Udine da una idea di tre amici Dante Mauro e Claudio, di voler giocare una partita a calcio (cuochi contro camerieri) e degustare ottimi vini e prodotti a fine match. VinoCalciando oggi conserva il nome (nato dopo una serata eroica a Fagagna), ma sopratutto lo spirito. La serata di degustazione viene rinnovata di anno in anno e parte del ricavato è sempre devoluto in beneficenza. L'incontro di Caorle servirà anche a raccontare l'inserimento dell'Oleificio Andreassi nella rete di iniziative giornalistiche che accompagnano dal 1° giugno il turno di Presidenza italiana alla IAI (Iniziativa adriatico ionica, Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale nella regione adriatico ionica). Nel giugno del 2025 Borghi d'Europa aveva inserito l'Azienda di Poggiofiorito all'interno delle manifestazioni che avevano ricordato il 25° della nascita della IAI, a giugno 2026 inizierà il Percorso informativo che coprirà dieci Paesi Europei e diverse regioni italiane sulle qualità dell'olio abruzzese. Accanto alla produzione di ottimo olio, il comm. Matteo Andreassi ha unito la produzione di vino. E' nata così Fattoria Andreassi, grazie all'acquisizione di cinque ettari, salvati da una sicura perdita d'identità. 'Volti di un territorio' recita la linea dei vini MUSA : due IGT,Pecorino Terre di Chietie Passerina Terre di Chieti e due DOC (rossi), il Montepulciano d'Abruzzo e il Cavaliere, Montepulciano d'Abruzzo Riserva. " Il Pecorino Terra di Chieti – osserva Alessio Dalla Barba, giornalista e sommlier AIS di Milano-, ha un colore giallo paglierino con riflessi verdognoli. Risulta al naso intenso, con note di frutta a polpa bianca/gialla (pesca e albicocca) e più tropicali come mango e kiwi, sentori minerali. Denota una grande freschezza, che si trova al palato, sapido e piacevole ma possiede un buon potenziale evolutivo : perfetto con molluschi e crostacei o con un cous cous con pesce e verdure in ottica estiva" Postato 1 hour ago

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Primo Ciak per il corto Made in Sicily

Primo Ciak per il corto Made in Sicily

Il progetto celebra la cucina italiana patrimonio culturale immateriale dell'umanità UNESCO Si è svolta a Palermo, nel Palazzo dei Crociferi, gentilmente concesso dall'assessorato al centro storico, la prima scena del cortometraggio "Made in Sicily". Il corto vuole celebrare la Sicilia regione della gastronomia 2025 e la cucina italiana ufficialmente proclamata patrimonio culturale immateriale dell'umanità UNESCO. "Made in Sicily" è anche un progetto per sensibilizzare le nuove generazioni sul problema della corretta alimentazione e sui pericoli che possono derivare da conservanti, coloranti, emulsionanti, additivi chimici, acrilammide, PFAS, e cibi ultra processati. La soluzione è naturalmente tornare alle origini e mangiare i piatti tradizionali siciliani e italiani . La regia è di Fabrizio Dia, che si avvale per la realizzazione del progetto di un solido staff tecnico. Direttore della fotografia Sergio Fiorito, sceneggiatura Gabriele Dia, Stylist Kiara Ferretta, aiuto regia Camillo Spoto, assistente alla regia Marco Ermani, trucco cinematografico Marzia Castana, location manager Carlo Muraglia, ciacchista Andrea Conti, dronista Giovanni Nicolosi, consulente per la qualità e sicurezza alimentare Maria Elena Ristuccia e Giuseppe Ciriminna alla presa diretta. Il corto è un progetto corale che coinvolge 50 attori, fra i quali quattro protagonisti, Vito La Grassa noto al pubblico per "Squadra Antimafia" e "Uomini e donne", Sophia Pagliaro vincitrice del titolo nazionale Miss Venere 2025, e gli attori emergenti Rita Bucchieri e Carlo Muraglia. La produzione è dell'associazione Digital H.M. e a maggio 2026 è prevista la presentazione al cinema.

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Diradamento e caduta dei capelli: le nuove soluzioni cosmetiche innovative

Diradamento e caduta dei capelli: le nuove soluzioni cosmetiche innovative

Il diradamento e la caduta dei capelli sono condizioni molto diffuse negli uomini, ma anche tra le donne. Stress, fattori ormonali, predisposizione genetica e squilibri del cuoio capelluto possono influire sulla vitalità dei follicoli e sulla qualità del fusto. Negli ultimi anni la ricerca in ambito tricologico ha compiuto passi avanti significativi, portando allo sviluppo di trattamenti rigenerativi e formule cosmetiche innovative che lavorano in modo mirato sull’ambiente del cuoio capelluto. Quando si parla di ricrescita, è fondamentale distinguere tra: trattamenti medici rigenerativi eseguiti in clinica soluzioni cosmetiche avanzate a base di cellule staminali vegetali e attivi biotecnologici Entrambi gli approcci mirano a sostenere i follicoli ancora attivi, ma con modalità, tempi e costi differenti. Capelli e medicina rigenerativa: come funzionano i trattamenti clinici In ambito medico, i protocolli di medicina rigenerativa utilizzano cellule autologhe (provenienti dallo stesso paziente) o concentrati ricchi di fattori di crescita per stimolare i follicoli indeboliti. Il trattamento è ambulatoriale: Si effettua un prelievo (sangue o tessuto adiposo). Il materiale viene processato. Si procede con microiniezioni nel cuoio capelluto. L’obiettivo è migliorare la qualità dei capelli nelle zone diradate e favorire condizioni più favorevoli alla crescita. I risultati non sono immediati: i primi segnali possono comparire dopo alcune settimane, mentre i miglioramenti più evidenti si osservano generalmente tra i 3 e i 6 mesi, con protocolli che prevedono richiami periodici. Questi trattamenti sono indicati soprattutto nei casi di: -alopecia androgenetica iniziale -diradamento diffuso -mantenimento post-trapianto -caduta legata a stress o squilibri temporanei Il costo varia in base alla tecnica e alla struttura, con un prezzo per seduta che può andare indicativamente da 600 a oltre 2.000 euro. L’alternativa cosmetica: cellule staminali vegetali e attivi tricogeni Accanto all’approccio clinico, la cosmetica avanzata ha sviluppato soluzioni a base di cellule staminali vegetali e complessi biotecnologici. È importante chiarire che le cellule staminali per capelli di origine vegetale utilizzate nei trattamenti cosmetici non sono cellule vive, ma estratti attivi capaci di imitare i segnali di rinnovamento cellulare e sostenere il cuoio capelluto nel tempo. Le formulazioni più evolute puntano a: -rafforzare i capelli esistenti -aumentare lo spessore del fusto -rallentare la caduta -migliorare l’equilibrio del cuoio capelluto L’azione è progressiva e legata alla costanza d’uso. I benefici si osservano soprattutto in termini di: -maggiore forza e resistenza -capelli più corposi -riduzione della caduta stagionale -miglioramento della qualità generale del cuoio capelluto Risultati e aspettative: cosa è realistico aspettarsi Quando si parla di ricrescita, è fondamentale avere aspettative corrette. -I trattamenti clinici possono offrire risultati più evidenti nel medio periodo, soprattutto quando i follicoli sono ancora attivi. -Le soluzioni cosmetiche lavorano in modo graduale e costante, migliorando nel tempo qualità, forza e densità percepita. In entrambi i casi, la condizione iniziale del cuoio capelluto e la tempestività dell’intervento sono fattori determinanti. I benefici sono generalmente più evidenti nelle fasi iniziali o moderate del diradamento, quando i follicoli non sono completamente atrofizzati. Le Novità tutte italiane introdotte da Hilaria Cosmetics Tra le realtà italiane che hanno investito nella ricerca cosmetica rigenerativa si distingue Hilaria Cosmetics, brand specializzato in trattamenti anticaduta formulati con cellule staminali vegetali, estratti bioplacentari, attivi epigenetici e complessi tricogeni. L’obiettivo delle formulazioni è creare un ambiente ottimale per i follicoli ancora attivi, sostenendo: -microcircolo del cuoio capelluto -equilibrio cutaneo -ispessimento del capello -vitalità e densità nel tempo La linea comprende: -Lozione anticaduta a base di cellule staminali vegetali -Shampoo Detox per la ricrescita -Balsamo anticaduta -Integratore alla mela Annurca Tutte le formule sono 100% naturali e pensate per un utilizzo quotidiano, integrabile facilmente nella propria routine. A chi sono indicati questi trattamenti? Sia uomini che donne possono beneficiare di un approccio mirato alla salute del cuoio capelluto. -Negli uomini, i trattamenti sono spesso scelti per contrastare l’alopecia androgenetica e mantenere i risultati dopo un trapianto. -Nelle donne, sono particolarmente indicati nei casi di diradamento diffuso, squilibri ormonali o caduta legata a periodi di stress. La scelta tra trattamento clinico e soluzione cosmetica dipende da: -stadio del diradamento -budget disponibile -preferenza per un approccio invasivo o topico -obiettivi personali Supportare la ricrescita in modo consapevole Oggi la ricerca offre strumenti concreti per intervenire sul diradamento in modo sempre più mirato. La combinazione tra innovazione scientifica e cosmetica biotecnologica permette di costruire percorsi personalizzati, intervenendo tempestivamente nella routine quotidiana con un risparmio di lungo termine sui trattamenti clinici. Intervenire precocemente, sostenere i follicoli ancora attivi e mantenere costanza nel trattamento, sono le chiavi per accompagnare il naturale ciclo di crescita del capello e favorire un aspetto più pieno, forte e vitale nel tempo.

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