101

 

Marco Marussi: quando la musica diventa respiro, libertà, verità

Marco Marussi: quando la musica diventa respiro, libertà, verità

Marco Marussi: la semplicità che conquista il pubblico – secondo classificato al Factor Music Live 2026 Ci sono storie che non nascono nei conservatori, né sui palchi dei teatri. Storie che arrivano dai bar, dalle sale da ballo, dai karaoke di quartiere. Storie di persone che non cercano la ribalta, ma che un giorno, quasi per caso, si ritrovano sotto una luce diversa. La storia di Marco Marussi, secondo classificato al Factor Music Live 2026, è proprio una di queste. Marco è un uomo semplice, come ama definirsi lui stesso. Una vita trascorsa tra il lavoro di cameriere e barista, un’attività portata avanti con dedizione e fatica, e una passione per la musica coltivata senza pretese. La musica, in fondo, è sempre stata in famiglia: «mia madre cantava nel coro in chiesa e ogni tanto ci mettevamo lì in sala a pranzo, ascoltando un disco e canticchiandolo assieme». Un’abitudine, un ricordo, una piccola radice che negli anni è diventata valvola di sfogo. La sua espressività non si è fermata al canto. Da giovane, Marco si è avvicinato anche alla danza: un anno di classica, quattro di contemporanea, e poi le serate in discoteca, dove ballare era un modo per liberarsi, per raccontarsi. «Siamo una generazione di discotecari», dice ridendo. E lui, sui cubi, ci ha ballato davvero. Il karaoke è arrivato come un passatempo, un modo per staccare dopo nove ore dietro al bancone, per respirare un po’ di leggerezza. Le canzoni scelte non erano casuali: Sergio Cammariere per parlare d’amore alla sua compagna, Cab Calloway per ritrovare un po’ di quella eccentricità che lo ha accompagnato per anni. E proprio seguendo le orme di Calloway, sul palco del contest, Marco ha cantato e ballato insieme, mettendoci tutto se stesso, anche a costo di restare senza fiato. Il suo incontro con il Factor Music Live è stato quasi accidentale. Una sera, in uno dei locali che frequenta per cantare, il Salvatore Scozzari gli propone di partecipare. Marco accetta, pensando a un karaoke un po’ più grande. Non immaginava minimamente la struttura, la serietà, la presenza dei giudici, l’assenza del gobbo, la necessità di memorizzare tutto. «Mi sono trovato disarmato», racconta. Eppure è salito sul palco. Ha affrontato il pubblico, l’emozione, la paura di dimenticare le parole. Ha affrontato anche le critiche, che per lui sono state un onore: «pensavo di essere criticato da gente che ne sa… è stato un piacere, un onore». Il risultato? Una sorpresa. Una sorpresa enorme. Marco non si aspettava nulla, nemmeno di essere considerato. «Non mi sento un cantante da primi posti… io ho sempre fatto solo karaoke da quartiere». E invece il pubblico, la giuria e l’atmosfera del contest hanno colto qualcosa in lui: autenticità, presenza scenica, cuore. Il secondo posto è arrivato così, quasi in punta di piedi, ma con un significato profondo. Per Marco, il Factor Music Live 2026 non è stato un trampolino, né un sogno di gloria. È stato un regalo. Un’esperienza che rifarebbe senza esitazioni: «Sì, tranquillamente ci riproverei… dopo, come va, va». Perché la musica, per lui, resta ciò che è sempre stata: un modo per respirare, per liberarsi, per stare bene. E forse è proprio questa semplicità, questa umiltà senza artifici, che lo ha reso indimenticabile. Articolo: Dott.ssa Mietto Elisa Dirigente del servizio: Dott. Salvo De Vita Supervisore e Resp. Pubblicazione: Ufficio Stampa e Produzioni MP Distribuzione: Urban Dream di Mietto Elisa

Leggi tutto

 

“Twisted Youth Freeway” degli Psychos nasce dove la famiglia smette di proteggere

“Twisted Youth Freeway” degli Psychos nasce dove la famiglia smette di proteggere

«You can stay here and live by my rules or get outta here and try to stay alive» («Puoi restare qui e vivere secondo le mie regole, oppure andartene da qui e cercare di restare vivo»). Non è l’incipit di un thriller psicologico né l’inizio di un film horror, ma l’ultimatum che eviscera l’infanzia e consegna un diciottenne all’asfalto di una libertà pagata a carissimo prezzo. Con “Twisted Youth Freeway”(distr. Corallo Records per Lotus Music Production), gli Psychos di Andy Romi caricano il loro progressive rock di una funzione biologica: la sopravvivenza. Mentre il dibattito pubblico sulla violenza domestica continua a infrangersi contro l’omertà delle mura private, il gruppo senese sceglie la strada della narrazione cruda, frontale, dove l'uscita di casa non rappresenta un gesto di ribellione adolescenziale, bensì l'unica strategia per non soccombere. Secondo l’ISTAT, una quota significativa delle vittime di violenza domestica subisce i primi episodi in età infantile. È una zona d’ombra poco raccontata, in cui l’abuso non esplode all’improvviso, ma si stratifica nel tempo, normalizzato all’interno del nucleo familiare. Per molti ragazzi e ragazze, il compimento della maggiore età, anziché coincidere con l’ingresso nell’autonomia, corrisponde all’unico margine legale e materiale per allontanarsi. Allontanarsi da un teatro di guerra privato, da un carnefice che non ha il volto dell'estraneo, ma quello raggelante di chi dovrebbe garantire protezione. Il perimetro domestico che si fa cella, la figura genitoriale che abdica al proprio ruolo per farsi despota. Ci si sposta perché casa è diventata un campo minato di micro-aggressioni, ricatti emotivi e silenzi punitivi, dove ogni parola è un azzardo e ogni azione è sottoposta al vaglio di un codice di condotta arbitrario e violento. Andarsene, significa dunque sabotare una narrazione tossica che vorrebbe il figlio come proprietà privata, scegliendo l'instabilità della strada e la precarietà dell’incertezza pur di non vedere la propria identità definitivamente polverizzata da chi, tra quelle mura, esercita un dominio psicologico prima ancora che fisico. In questa discrepanza tra il sé e il sangue, si innesta la trama stessa del brano. “Twisted Youth Freeway” segna il passaggio forzato dall’infanzia a una giovinezza vissuta in fuga, perché restare è diventato più pericoloso che andare via. Senza protezioni, senza rete, spesso senza una destinazione, la strada diventa l’unica alternativa praticabile a una dimora che ha smesso di essere un luogo sicuro. Il testo si snoda su un’architettura hard rock muscolare, figlia di quella scuola anni Settanta che sapeva dare al disagio in un suono ben preciso, tra chitarre e sezione ritmica che accompagnano il racconto senza edulcorarlo, mantenendo un andamento costante, quasi ostinato. La partenza notturna, le stazioni ferroviarie alle prime luci dell'alba, il dolore fisico che anestetizza i sensi. Poi, le panchine dei parchi trasformate in trincee e la sensazione costante di essere inseguiti. Sono frammenti che rimandano a una quotidianità poco visibile ma ampiamente documentata: quella dei giovani che, una volta usciti da contesti familiari violenti, attraversano fasi di homeless temporaneo, spostandosi senza una destinazione stabile. “Twisted Youth Freeway” dà ritmo, voce e forma narrativa a questa realtà, in cui la libertà coincide con la distanza da ciò che si è lasciato alle spalle. Il refrain — «I won a ticket to ride on the Twisted Youth Freeway» («Ho vinto un biglietto per correre sulla Twisted Youth Freeway - l'autostrada della gioventù deviata») — anziché introdurre una conquista, registra l’ingresso in una condizione irreversibile. Quel “biglietto” non apre a un altrove desiderabile, ma sancisce l’avvio di una latitanza forzata e necessaria. È il resoconto di una giovinezza braccata, in cui l’idea di futuro viene spazzata proprio da chi dovrebbe tutelarlo. E in questo orizzonte mutilato, il diritto di esistere si materializza sottraendosi alle proprie radici, fuggendo da un aguzzino che promette di non fermarsi mai («If you choose to get out of that door, I’ll be chasing you and never stop ‘till I’ll kill you» - «Se scegli di uscire da quella porta ti darò la caccia e non mi fermerò mai finché non ti avrò ucciso»), mentre l’urgenza non è scegliere chi diventare, ma evitare di essere raggiunti. Sotto la superficie sonora, la mano di Andy Romi, produttore e anima del progetto, che ha curato ogni dettaglio presso lo Psychotic Studio. La sua esperienza, maturata in decenni di dedizione alla macchina del suono, si traduce in una produzione nitida e stratificata, capace di sorreggere un testo che parla di abusi, dipendenze e identità senza mai scivolare nel pietismo. La precisione tecnica, certificata dai più alti standard industriali, diventa qui lo strumento per dare dignità a un racconto di margine e redenzione. «Volevo descrivere quel momento esatto in cui capisci che restare significa morire, non solo metaforicamente - dichiara Andy Romi -. La Twisted Youth Freeway è quel non-luogo dove finisce chi ha dovuto scegliere la strada per difendere il proprio diritto di esistere. È un percorso fatto di ombre, ma è l'unico che porta lontano dalla schiavitù della paura.» Gli Psychos intersecano la musica con la realtà sociale più urgente, quella che solitamente resta soffocata tra il perbenismo di facciata e l’indifferenza delle istituzioni. Qui il progressive diventa l’unico linguaggio capace di sostenere l’urto di una verità indigeribile, quella di una casa che da nido si fa macello. Oggi, nell’era di narrazioni mitigate, smorzate e lineari, la band senese ha il coraggio di dare un suono a quella zona grigia in cui la famiglia smette di essere protezione per diventare minaccia, rendendo ogni nota e ogni riff la relazione di una latitanza obbligata. “Twisted Youth Freeway”, accompagnato dal videoclip ufficiale girato a Roma sotto la direzione di Gina Merulla, con gli attori del gruppo teatrale Teatro Hamlet, è la testimonianza di chi ha preferito l'incertezza del domani alla certezza di un presente violento; un lavoro che riconsegna al rock la sua funzione primaria, quella di essere il grido di chi, pur di restare vivo, ha accettato di sparire dai radar.

Leggi tutto

 

Kami feat. Levi: “Medicine”

Kami feat. Levi: “Medicine”

Il nuovo singolo del producer milanese scava nella dipendenza emotiva e nei cicli che non si riescono a spezzare «Medicine è la storia di una ricaduta. Non amore, non nostalgia: dipendenza. Un loop mentale che non si spegne, un bisogno che torna anche dopo essersi spezzati. Perché a volte non vuoi stare meglio. Vuoi solo un’altra dose.» Kami “Medicine” è il nuovo singolo di Kami feat. Levi, un brano che affronta la parte più fragile e incontrollabile dei legami emotivi: quella che continua a tirare anche quando tutto è finito. La canzone è stata scritta e composta da Kami stesso, che firma anche la produzione, e porta con sé quella sua capacità di trasformare un impulso in un paesaggio sonoro dove tutto vibra in modo irregolare, come succede quando si ricade in qualcosa da cui si pensava di essere usciti. Il brano racconta una dipendenza che non si lascia archiviare. Le ferite restano, ma la mente continua a cercare quella presenza come se fosse una cura, pur sapendo che non lo è. Gli occhi dell’altra persona diventano una medicina che non guarisce: un sollievo momentaneo che alimenta il ciclo, una scintilla che riaccende tutto anche quando si vorrebbe spegnere. In questo spazio emotivo non c’è profondità, solo il bisogno immediato di sentire qualcosa, qualsiasi cosa, pur di non restare nel vuoto. KAMI intreccia elettronica, tensione melodica e una scrittura diretta che restituisce la verità di certe ricadute: non hanno logica, non hanno morale, arrivano e basta. “Medicine” è il racconto di quel momento preciso in cui sai che stai tornando indietro, ma non ti fermi. Kami è il progetto musicale del produttore e storyteller milanese Andrea Bonsanto. Dopo una lunga esperienza nel mondo del clubbing e della musica elettronica, dà vita a un percorso solista dove beat e narrazione si intrecciano in un suono personale e riconoscibile. Le sue produzioni fondono dance europea, pop elettronico e atmosfere emotive, esplorando il lato più umano delle relazioni e delle connessioni contemporanee. Il suo debutto radiofonico arriva il 19 settembre 2025 con “Talk it Out” feat. Ethan, seguito il 7 novembre da “Sign” feat. Austin. Nel 2026 torna con “Too Late for Love” feat. Damian in radio dal 9 gennaio 2026 e “Medicine” feat. Levi, in radio dal 10 aprile. Etichetta: G Records CONTATTI E SOCIAL instagram.com/ilbonsadj/

Leggi tutto

 

PER SEMPRE

Spesso in questi giorni capita di sentire la suoneria di alcuni cellulari ispirata alla canzone vincitrice del festival di san Remo 2026. Sono le suonerie di persone giovani, anziane, di mezza età, persino adolescenti e bambini, come se quel per sempre abbracciasse tutte le fasce di età nessuna esclusa. Non si tratta solo di donne ma anche di uomini e ragazzi. Sal da Vinci ha aperto nuovi orizzonti ed è lontano il tempo del suo debutto giovanissimo nel 1976. Lui porta avanti da sempre la tradizione musicale napoletana. Figlio d’arte ha seguito varie forme di arte non ultimo il teatro e il cinema. Le sue canzoni melodiche fanno il giro del mondo. La sua musa ispiratrice è la moglie. Le sue canzoni evocano amori eterni, smisurati. I giovani ai nostri giorni non sono abituati al per sempre. Hanno lavori precari, storie sentimentali a tempo e spesso ricorrono a droghe e autoerotismo, alcol e gioco di azzardo, genitori separati, madre uccise per femminicidio, fratelli morti per incidenti stradali, nonni morti per malasanità. La loro esistenza produce angoscia, senso di precarietà quotidiana senza spiragli di luce. Il tessuto sociale di riferimento è disgregato. Molti giovani non fanno coppia, non hanno amici, passano il tempo in casa con tv e cellulari. Non cercano lavoro, amici, non studiano non leggono, una forma di apatia raggelante. Non hanno interessi, passioni, amori. Sono traditi nei sentimenti, nei desideri. Se trovano lavoro intuiscono che fanno carriera sempre i soliti. Niente li soddisfa apertamente. Il per sempre diventa un miraggio, un sogno fantastico e prezioso, o alla fine un incubo ricorrente. Per loro sono briciole, ironie, disfatte. Niente è come doveva essere. La vita diventa una salita faticosa, una corsa scomposta senza senso. Credere nel per sempre diventa un atto di pura fede, una specie si utopia. Non ci sono emozioni se non nel sogno a occhi aperti. La vita diventa un guazzabuglio di contraddizioni. Anche i giovani più attenti e vigili trovano difficoltà ad inserirsi. La canzone per sempre rinfranca i cuori, apre alla possibilità della sua esistenza, facile, non rassegnata. Il per sempre può realizzarsi, può essere fattibile nonostante le esclusioni e il dolore. In fondo i cuori sani non sono ancora morti per sempre. La canzone consegnata alla storia offe molti spunti di riflessione, porta al cambiamento di atteggiamento sia pure non repentino. Chi ripete le parole della canzone con occhi scintillanti in fondo al suo cuore crede al per sempre. Il per sempre non può appartenere solo al passato, può fare parte del presente. Anche un cuore arido anestetizzato può essere stimolato a risvegliarsi. Non esistono sentimenti di serie b, essi sono intatti e possono rivitalizzare l’anima. In modo intenso. Siamo persuasi che non siamo perduti se ci sono ancora persone che credono fermamente nel per sempre, per sempre che può essere applicato in molti campi non solo quello amoroso, ma anche nella amicizia, nel lavoro, in famiglia. il per sempre ha sempre una sua giustificazione e una sua validità intrinseca.

Leggi tutto

 

LA GRATITUDINE VERSO SÉ STESSI: L’OPPOSTO DEL SENSO DI COLPA

LA GRATITUDINE VERSO SÉ STESSI: L’OPPOSTO DEL SENSO DI COLPA

C’è un veleno sottile che impariamo a bere da soli: il senso di colpa; il condizionamento culturale ci spinge a pensare incessantemente ad ogni fallimento e ogni sbaglio che abbiamo commesso soprattutto quando le nostre azioni hanno ferito chi amiamo ma noi che osserviamo il mondo con l’occhio di Odino vediamo il senso di colpa per quello che è: un filtro opaco che offusca lo sguardo su noi stessi, un incantesimo che ci convince di essere perennemente inadeguati, sempre in difetto rispetto a un’idea di perfezione che non esiste in natura perché su questa terra non esiste un essere umano che non abbia mai sbagliato. La memoria dei fallimenti non va cancellata, gli errori vanno guardati in faccia perché possano servirci per migliorarci; la trappola sta nel credere che pochi errori ci rendano incapaci, nel lasciare che le emozioni negative legate a quegli sbagli ci sommergano e nel ripensarli centinaia di volte fino a rimanere immobilizzati nel fango delle nostre cadute. E se invece di versare lacrime sui nostri fallimenti iniziassimo a riconoscere tutte le azioni belle che abbiamo compiuto? Se ci voltassimo indietro per ammirare la scia di luce positiva che abbiamo lasciato? Questa è la pratica della gratitudine verso sé stessi e secondo me è l’esatto opposto del senso di colpa. Il senso di colpa prosciuga l’energia personale mentre la gratitudine verso noi stessi è un atto di magia trasformativa; essere grati a sé stessi significa onorare le nostre mani per ciò che hanno creato, la nostra voce per le parole giuste che ha pronunciato e la nostra volontà per le scelte coraggiose che ha compiuto. Per praticare la gratitudine verso noi stessi possiamo eseguire un semplice “rituale”: mettiamoci davanti ad uno specchio, guardiamo il nostro viso e interroghiamo la nostra memoria, non per scovare i fallimenti ma per disseppellire i trionfi; per fare alcuni esempi ricordiamo quella volta che abbiamo aiutato un amico a trovare un lavoro, i momenti in cui le nostre parole hanno spinto qualcuno sul giusto sentiero, la decisione di ridurre il consumo di plastica, la donazione di qualche euro tramite l’invio di un sms solidale, i volantini per una giusta causa che abbiamo distribuito gratuitamente; fermiamoci un istante su ognuna di queste scintille, poi, sempre davanti allo specchio, sussurriamo alla nostra immagine: “Le mie azioni hanno avuto un impatto positivo, la mia esistenza è un dono per questo mondo.” So bene che non poche persone catalogherebbero queste parole come narcisismo o superbia, molti mi direbbero: “Ma chi sei tu per dire che la tua esistenza è un dono?” A questi rispondo che riconoscere il proprio valore non è superbia. Nessuno di noi è soltanto un essere che sbaglia, siamo esseri che agiscono, che creano, che influenzano la realtà circostante, tutti noi siamo stati almeno una volta artefici di bellezza, riparatori di danni o accenditori di fuochi di gioia; molti di noi non avranno compiuto azioni eroiche, non hanno salvato nazioni ma avranno comunque compiuto tanti piccoli gesti positivi, sono piccoli semi ma un piccolo seme gettato nel solco giusto può diventare una pianta che nutre decine di persone, riconoscere quei semi significa riconoscere il bene che abbiamo fatto, significa dire a noi stessi: “Continua su questa strada.” Riconoscere le azioni positive che abbiamo compiuto è un atto che ci trasforma, quando iniziamo a praticare la gratitudine verso noi stessi la nostra percezione di chi siamo cambia, non ci vediamo più come dei buoni a nulla che non ne fanno una giusta, iniziamo a vederci per quello che siamo realmente: coloro che costruiscono e contribuiscono ad un avvenire migliore e quando inciamperemo, perché inevitabilmente accadrà, dobbiamo affrontare la situazione da costruttori quindi osservare l’errore evitando la ripetizione mentale, quando è possibile capire cosa ci insegna, ma non dobbiamo lasciare che il rimorso ci prenda per mano, evitiamo di lasciarci travolgere dalle emozioni che gli sbagli portano con sé. È importante ricordare che quando impariamo a riconoscere le belle azioni che abbiamo compiuto e proviamo vera gratitudine verso noi stessi per quelle piccole o grandi luci che abbiamo acceso il nostro cuore si apre, la nostra energia cambia direzione e automaticamente iniziamo a compiere altri gesti positivi perché la vita funziona come un giardino, ciò che annaffiamo con cura è ciò che cresce rigoglioso, e così anche la nostra capacità di compiere belle azioni si moltiplica.

Leggi tutto

 

L'Abruzzo nella IAI (Iniziativa Adriatico Ionica) – L'Oleificio Andreassi di Poggiofiorito

I giornalisti e i comunicatori di Borghi d'Europa hanno inserito l'Oleificio Andreassi nel progetto L'Europa delle scienze e della cultura (Patrocinio IAI-Iniziativa adriatico ionica, Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale nella regione adriatico ionica). L'incontro con il comm. Matteo Andreassi all'Oasi La Brussa in Caorle (Ve), in occasione di VinoCalciando, ha ribadito una scelta che Borghi d'Europa aveva maturato fin dal 2015. Poggiofiorito è un comune italiano di 798 abitanti della provincia di Chieti in Abruzzo. Fa parte dell'Unione dei comuni della Marrucina. I giornalisti e i comunicatori di Borghi d'Europa lo hanno conosciuto grazie alle degustazioni dell'olio e del vino dell 'Oleificio Andreassi e lo hanno così inserito nella rete dei Borghi del Gusto. Matteo Andreassi,Mastro Oleario, sarà presente alla edizione del 25 maggio di VinoCalciando a Caorle, presso la Trattoria Agli Alberoni, della serata di degustazione e prodotti enogastronomici. L'evento nasce ad Udine da una idea di tre amici Dante Mauro e Claudio, di voler giocare una partita a calcio (cuochi contro camerieri) e degustare ottimi vini e prodotti a fine match. VinoCalciando oggi conserva il nome (nato dopo una serata eroica a Fagagna), ma sopratutto lo spirito. La serata di degustazione viene rinnovata di anno in anno e parte del ricavato è sempre devoluto in beneficenza. L'incontro di Caorle servirà anche a raccontare l'inserimento dell'Oleificio Andreassi nella rete di iniziative giornalistiche che accompagnano dal 1° giugno il turno di Presidenza italiana alla IAI (Iniziativa adriatico ionica, Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale nella regione adriatico ionica). Nel giugno del 2025 Borghi d'Europa aveva inserito l'Azienda di Poggiofiorito all'interno delle manifestazioni che avevano ricordato il 25° della nascita della IAI, a giugno 2026 inizierà il Percorso informativo che coprirà dieci Paesi Europei e diverse regioni italiane sulle qualità dell'olio abruzzese. Accanto alla produzione di ottimo olio, il comm. Matteo Andreassi ha unito la produzione di vino. E' nata così Fattoria Andreassi, grazie all'acquisizione di cinque ettari, salvati da una sicura perdita d'identità. 'Volti di un territorio' recita la linea dei vini MUSA : due IGT,Pecorino Terre di Chietie Passerina Terre di Chieti e due DOC (rossi), il Montepulciano d'Abruzzo e il Cavaliere, Montepulciano d'Abruzzo Riserva. " Il Pecorino Terra di Chieti – osserva Alessio Dalla Barba, giornalista e sommlier AIS di Milano-, ha un colore giallo paglierino con riflessi verdognoli. Risulta al naso intenso, con note di frutta a polpa bianca/gialla (pesca e albicocca) e più tropicali come mango e kiwi, sentori minerali. Denota una grande freschezza, che si trova al palato, sapido e piacevole ma possiede un buon potenziale evolutivo : perfetto con molluschi e crostacei o con un cous cous con pesce e verdure in ottica estiva" Postato 1 hour ago

Leggi tutto

 

In ricordo di Giuseppe Santonico

In ricordo di Giuseppe Santonico

Il prossimo 27 aprile sulle varie piattaforme Social Network presenti nella rete, sarà disponibile la conversione sul tema “Giuseppe Santonico: il bomber gentiluomo”, organizzata dal Circolo Culturale “L’Agorà” di Reggio Calabria. Si tratta di una pubblicazione, a cura di Domenico Guidace, che percorre le gesta dell’attaccante, nato ad Isola del Liri (provincia di Frosinone), il 5 giugno del 1944. Nel corso della sua carriera calcistica ha indossato le maglie di Reggina, Atalanta, Livorno, Taranto, Avellino, Giulianova, Aquila Montevarchi, Forlì. L’esordio di Giuseppe Santonico nel 1962, nella squadra della sua città Isola Liri, per passare nella stagione 1964-65 nella Lazio. La sua carriera calcistica prosegue nella Reggina, dove indossò la casacca amaranto dal 1964 al 1967, registrando 77 presenze e 17 reti in incontri di campionato. Nel primo anno di permanenza a Reggio Calabria, campionato 1964-65 vinse il campionato di Serie C girone C, ottenendo, pertanto, la prima promozione in Serie B della propria storia. Nel corso della conversazione, si parlerà del periodo magico della Reggina 1914, quella di Oreste Granillo, Tommaso Maestrelli, Enzo Dolfin, e dei tanti calciatori che furono compagni di squadra del bomber amaranto. Giuseppe Santonico è la figura romantica di un calcio che non c’è più, fatto di passione, impegno, fedeltà, indipendentemente dalla categoria. Queste alcune delle cifre che saranno oggetto di analisi da parte del gradito ospite del sodalizio culturale organizzatore. La conversazione sarà disponibile, sulle varie piattaforme Social Network presenti nella rete, a far data da Lunedì 27 aprile.

Leggi tutto

 

Primo Ciak per il corto Made in Sicily

Primo Ciak per il corto Made in Sicily

Il progetto celebra la cucina italiana patrimonio culturale immateriale dell'umanità UNESCO Si è svolta a Palermo, nel Palazzo dei Crociferi, gentilmente concesso dall'assessorato al centro storico, la prima scena del cortometraggio "Made in Sicily". Il corto vuole celebrare la Sicilia regione della gastronomia 2025 e la cucina italiana ufficialmente proclamata patrimonio culturale immateriale dell'umanità UNESCO. "Made in Sicily" è anche un progetto per sensibilizzare le nuove generazioni sul problema della corretta alimentazione e sui pericoli che possono derivare da conservanti, coloranti, emulsionanti, additivi chimici, acrilammide, PFAS, e cibi ultra processati. La soluzione è naturalmente tornare alle origini e mangiare i piatti tradizionali siciliani e italiani . La regia è di Fabrizio Dia, che si avvale per la realizzazione del progetto di un solido staff tecnico. Direttore della fotografia Sergio Fiorito, sceneggiatura Gabriele Dia, Stylist Kiara Ferretta, aiuto regia Camillo Spoto, assistente alla regia Marco Ermani, trucco cinematografico Marzia Castana, location manager Carlo Muraglia, ciacchista Andrea Conti, dronista Giovanni Nicolosi, consulente per la qualità e sicurezza alimentare Maria Elena Ristuccia e Giuseppe Ciriminna alla presa diretta. Il corto è un progetto corale che coinvolge 50 attori, fra i quali quattro protagonisti, Vito La Grassa noto al pubblico per "Squadra Antimafia" e "Uomini e donne", Sophia Pagliaro vincitrice del titolo nazionale Miss Venere 2025, e gli attori emergenti Rita Bucchieri e Carlo Muraglia. La produzione è dell'associazione Digital H.M. e a maggio 2026 è prevista la presentazione al cinema.

Leggi tutto

 

Il mese della donna su Wyylde: community gratuita, networking e cultura per celebrare la libertà femm

Il mese della donna su Wyylde: community gratuita, networking e cultura per celebrare la libertà femm

Per l’occasione Wyylde ha selezionato cinque libri da leggere. Tra i titoli più caldi: “Il piacere è tutto mio” e “Giocando con il fuoco” Libertà, rispetto, consenso e autodeterminazione sono i valori che guidano ogni giorno Wyylde, la community europea più autorevole dedicata alla libertà sessuale. In occasione del mese di marzo, tradizionalmente dedicato alla celebrazione della donna, la piattaforma lancia un’iniziativa gratuita e immersiva rivolta a tutte le donne offrendo l’accesso alla community fino a fine mese, consentendo così la fruizione di contenuti dedicati, in un ambiente libero dai tabù, fondato su rispetto e consenso. Basterà iscriversi e inserire nella sezione abbonamento il codice "PROMOWYYLDE26" o accedere direttamente al link wyylde.com/it-it?promo=promowyylde26 Experience di community per un mese di marzo interattivo In un tempo in cui la condivisione è sempre più digitale, ma il bisogno di connessione autentica resta centrale, le experience di community diventano spazi vivi di dialogo, scoperta e confronto. Per questo motivo Wyylde apre gratuitamente, per tutto il mese di marzo, le sue porte a tutte le donne che desiderano condividere desideri ed esperienze in un luogo aperto e di confronto. Attraverso questa attività il mese dedicato alla donna assume così una dimensione partecipativa e contemporanea basata sul consenso, la comunicazione erotica e la cura di sé, con chat tematiche e spazi di condivisione dedicati a storie di autonomia e relazioni non convenzionali, contenuti speciali e momenti di networking tra donne che scelgono la libertà di esprimersi senza stereotipi. La piattaforma si conferma uno spazio dove il piacere è vissuto come esperienza consapevole e condivisa, in un clima di sicurezza, rispetto e inclusione. “Il mese di marzo è l’occasione per celebrare la libertà di esprimere sé stesse e i propri desideri”, dichiara Wyylde. “La sessualità è parte integrante della libertà femminile e merita spazi sicuri, consapevoli e inclusivi. Cultura e community possono essere strumenti potenti di emancipazione.” Con questa iniziativa, Wyylde invita tutte le donne a vivere il mese dedicato alla donna nel 2026 come un momento autentico di empowerment, scoperta e connessione, dove libertà e piacere diventano espressioni concrete di autodeterminazione. Cultura e consapevolezza: 5 libri per celebrare libertà e piacere femminile Per Wyylde, la libertà passa anche attraverso la cultura. La letteratura è uno strumento potente per comprendere il proprio corpo, le proprie emozioni e il diritto di vivere relazioni autentiche. Per questo motivo, nel mese di marzo, la community propone cinque letture che raccontano desiderio, indipendenza e autodeterminazione, invitando a riflettere e a sentirsi protagoniste della propria vita. Half His Age – Jennette McCurdy Un romanzo recente e provocatorio che esplora la consapevolezza femminile, il desiderio e il potere di scegliere, invitando a interrogarsi sulle dinamiche emotive e relazionali. Il piacere è tutto mio – Laurie Penny Un saggio che affronta la sessualità femminile in chiave moderna e libera dai tabù, incoraggiando a vivere il piacere come espressione di libertà e consapevolezza. Come essere donne – Caitlin Moran Ironico e brillante, riflette sul diritto di scegliere il proprio percorso e di esprimere desideri e identità senza compromessi. Giocando con il fuoco – Anaïs Nin Racconti e diari che esplorano il desiderio e la libertà sessuale femminile, ideali per avvicinarsi a una letteratura erotica consapevole e raffinata. Una stanza tutta per sé – Virginia Woolf Un classico intramontabile sull’indipendenza economica, intellettuale e creativa delle donne, manifesto di libertà personale e autodeterminazione. Queste opere compongono un percorso culturale che va oltre l’intrattenimento: diventano strumenti di empowerment, capaci di stimolare dialogo, consapevolezza e crescita, e ricordano che la libertà più vera, come sottolinea Wyylde, è quella che si esplora senza paura, si desidera senza filtri e si vive in piena consapevolezza.

Leggi tutto

 

Diradamento e caduta dei capelli: le nuove soluzioni cosmetiche innovative

Diradamento e caduta dei capelli: le nuove soluzioni cosmetiche innovative

Il diradamento e la caduta dei capelli sono condizioni molto diffuse negli uomini, ma anche tra le donne. Stress, fattori ormonali, predisposizione genetica e squilibri del cuoio capelluto possono influire sulla vitalità dei follicoli e sulla qualità del fusto. Negli ultimi anni la ricerca in ambito tricologico ha compiuto passi avanti significativi, portando allo sviluppo di trattamenti rigenerativi e formule cosmetiche innovative che lavorano in modo mirato sull’ambiente del cuoio capelluto. Quando si parla di ricrescita, è fondamentale distinguere tra: trattamenti medici rigenerativi eseguiti in clinica soluzioni cosmetiche avanzate a base di cellule staminali vegetali e attivi biotecnologici Entrambi gli approcci mirano a sostenere i follicoli ancora attivi, ma con modalità, tempi e costi differenti. Capelli e medicina rigenerativa: come funzionano i trattamenti clinici In ambito medico, i protocolli di medicina rigenerativa utilizzano cellule autologhe (provenienti dallo stesso paziente) o concentrati ricchi di fattori di crescita per stimolare i follicoli indeboliti. Il trattamento è ambulatoriale: Si effettua un prelievo (sangue o tessuto adiposo). Il materiale viene processato. Si procede con microiniezioni nel cuoio capelluto. L’obiettivo è migliorare la qualità dei capelli nelle zone diradate e favorire condizioni più favorevoli alla crescita. I risultati non sono immediati: i primi segnali possono comparire dopo alcune settimane, mentre i miglioramenti più evidenti si osservano generalmente tra i 3 e i 6 mesi, con protocolli che prevedono richiami periodici. Questi trattamenti sono indicati soprattutto nei casi di: -alopecia androgenetica iniziale -diradamento diffuso -mantenimento post-trapianto -caduta legata a stress o squilibri temporanei Il costo varia in base alla tecnica e alla struttura, con un prezzo per seduta che può andare indicativamente da 600 a oltre 2.000 euro. L’alternativa cosmetica: cellule staminali vegetali e attivi tricogeni Accanto all’approccio clinico, la cosmetica avanzata ha sviluppato soluzioni a base di cellule staminali vegetali e complessi biotecnologici. È importante chiarire che le cellule staminali per capelli di origine vegetale utilizzate nei trattamenti cosmetici non sono cellule vive, ma estratti attivi capaci di imitare i segnali di rinnovamento cellulare e sostenere il cuoio capelluto nel tempo. Le formulazioni più evolute puntano a: -rafforzare i capelli esistenti -aumentare lo spessore del fusto -rallentare la caduta -migliorare l’equilibrio del cuoio capelluto L’azione è progressiva e legata alla costanza d’uso. I benefici si osservano soprattutto in termini di: -maggiore forza e resistenza -capelli più corposi -riduzione della caduta stagionale -miglioramento della qualità generale del cuoio capelluto Risultati e aspettative: cosa è realistico aspettarsi Quando si parla di ricrescita, è fondamentale avere aspettative corrette. -I trattamenti clinici possono offrire risultati più evidenti nel medio periodo, soprattutto quando i follicoli sono ancora attivi. -Le soluzioni cosmetiche lavorano in modo graduale e costante, migliorando nel tempo qualità, forza e densità percepita. In entrambi i casi, la condizione iniziale del cuoio capelluto e la tempestività dell’intervento sono fattori determinanti. I benefici sono generalmente più evidenti nelle fasi iniziali o moderate del diradamento, quando i follicoli non sono completamente atrofizzati. Le Novità tutte italiane introdotte da Hilaria Cosmetics Tra le realtà italiane che hanno investito nella ricerca cosmetica rigenerativa si distingue Hilaria Cosmetics, brand specializzato in trattamenti anticaduta formulati con cellule staminali vegetali, estratti bioplacentari, attivi epigenetici e complessi tricogeni. L’obiettivo delle formulazioni è creare un ambiente ottimale per i follicoli ancora attivi, sostenendo: -microcircolo del cuoio capelluto -equilibrio cutaneo -ispessimento del capello -vitalità e densità nel tempo La linea comprende: -Lozione anticaduta a base di cellule staminali vegetali -Shampoo Detox per la ricrescita -Balsamo anticaduta -Integratore alla mela Annurca Tutte le formule sono 100% naturali e pensate per un utilizzo quotidiano, integrabile facilmente nella propria routine. A chi sono indicati questi trattamenti? Sia uomini che donne possono beneficiare di un approccio mirato alla salute del cuoio capelluto. -Negli uomini, i trattamenti sono spesso scelti per contrastare l’alopecia androgenetica e mantenere i risultati dopo un trapianto. -Nelle donne, sono particolarmente indicati nei casi di diradamento diffuso, squilibri ormonali o caduta legata a periodi di stress. La scelta tra trattamento clinico e soluzione cosmetica dipende da: -stadio del diradamento -budget disponibile -preferenza per un approccio invasivo o topico -obiettivi personali Supportare la ricrescita in modo consapevole Oggi la ricerca offre strumenti concreti per intervenire sul diradamento in modo sempre più mirato. La combinazione tra innovazione scientifica e cosmetica biotecnologica permette di costruire percorsi personalizzati, intervenendo tempestivamente nella routine quotidiana con un risparmio di lungo termine sui trattamenti clinici. Intervenire precocemente, sostenere i follicoli ancora attivi e mantenere costanza nel trattamento, sono le chiavi per accompagnare il naturale ciclo di crescita del capello e favorire un aspetto più pieno, forte e vitale nel tempo.

Leggi tutto

Il pulsante spazzatura elimina i contenuti di questo autore dalla tua 101, per sempre!