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Dove nasce un’attrice: L’infanzia, i set, le emozioni di Rossella Ianniello.

Dove nasce un’attrice: L’infanzia, i set, le emozioni di Rossella Ianniello.

In un panorama cinematografico in continua evoluzione, emergono talenti capaci di portare autenticità, intensità e verità sullo schermo. Tra questi c’è Rossella Ianniello, giovane attrice napoletana che, con determinazione e sensibilità, sta costruendo un percorso artistico ricco di esperienze, sfide e traguardi importanti. Dai primi passi all’asilo, quando il teatro le ha rivelato la sua vocazione, fino ai set cinematografici che oggi la vedono protagonista, Rossella ha trasformato la passione in disciplina, lo studio in opportunità, e ogni ruolo in un tassello della sua identità artistica. Protagonista di film intensi come “Angeli Silenziosi” e “Ho visto un sogno”, ospite in programmi televisivi, giurata in festival e presto parte della serie SEPTEM, Rossella rappresenta una nuova generazione di interpreti che non teme di mettersi alla prova, di crescere e di esplorare nuove forme narrative. In questa intervista, Rossella racconta il suo percorso, le esperienze che l’hanno plasmata, i sogni che custodisce e le collaborazioni che spera di realizzare. Un viaggio sincero, appassionato e profondamente umano nel cuore della sua arte. Com’è nata la tua passione per la recitazione? La mia passione per la recitazione è nata quando ero molto piccola, praticamente all’età dell’asilo. Durante uno spettacolo teatrale capii immediatamente che quella era la mia vocazione: vedere le persone che mi applaudivano e mi acclamavano è stato il momento che ha dato origine a tutto. Da allora non ho mai smesso di inseguire quel richiamo. Qual è stata la tua prima esperienza sul set? Fin da bambina ho frequentato diverse accademie di recitazione cinematografica e teatrale, dove ho conseguito vari diplomi e attestati. Terminati gli studi, sono arrivati i primi lavori: ho interpretato un piccolo ruolo nel film Redemption Revolution, e successivamente ho ottenuto il ruolo da protagonista in Gli Angeli Silenziosi, diretto da Jean‑Luc Servino, in uscita il 30 ottobre. Inoltre, compaio nel videoclip della canzone “Amiche ’e core” di Mr. Hyde ed Enrico Rispoli, le cui scene sono tratte proprio dal film Gli Angeli Silenziosi, La Rinascita. È stata un’esperienza particolare, perché mi ha permesso di vivere il progetto anche da un punto di vista musicale. Parlaci della tua esperienza in Ho visto un sogno. “Ho visto un sogno” uscirà a dicembre. In questo film interpreto la protagonista femminile, un personaggio che vive la sua storia come una sorta di sottotrama: la mia presenza emerge attraverso i ricordi del protagonista maschile, impegnato nel suo percorso legato alla boxe. Il mio ruolo rappresenta la parentesi romantica della storia, quella che accompagna il protagonista nei momenti più difficili, sostenendolo mentre affronta sfide, sconforto e la pressione degli obiettivi sportivi. È un film che parla di determinazione, sogni da inseguire e del coraggio di non arrendersi mai. Una storia intensa, che tocca tematiche attuali e profonde. Nel cast figurano anche nomi importanti come Gianluca Di Gennaro, Gianni Parisi, Gigi Attrice e altri professionisti che rendono il progetto solido e di grande qualità. Per la presentazione del film sono stata ospite nella trasmissione “Vizi Capitale”. Se dovessi definire la tua identità artistica oggi, quali elementi diresti che ti rappresentano di più? Direi che mi rispecchio soprattutto nella drammaturgia. Fin da piccola mi sono sempre ritrovata in questo tipo di espressione, e ancora oggi è l’ambito che sento più vicino. È difficile racchiudere tutto in un solo elemento, perché ogni parte del percorso ha un peso, ma se dovessi scegliere un termine, direi che la drammaturgia è ciò che mi rappresenta di più: è l’ambito in cui mi sento davvero a casa. Guardando al tuo cammino artistico, quali esperienze ti hanno plasmata di più? Il progetto che mi ha segnato maggiormente è Gli Angeli Silenziosi. Interpreto una delle due protagoniste: una ragazza che gioca a calcio e vive la sua adolescenza insieme alla sua migliore amica, finché le due non si ritrovano ad affrontare una battaglia molto più grande di loro, quella per la salute. Ricordo una scena in particolare: eravamo io e l’altra protagonista, completamente immerse nell’emozione. Quando il regista chiamò lo “stop”, noi non riuscivamo a fermarci. Continuavamo a piangere, perché quella scena ci era entrata sotto pelle. Era come se quel dolore, quella lotta, fosse nostra. Quel film mi ha permesso di scoprire parti di me che non conoscevo. Io sono una persona che alza sempre l’asticella, che cerca nuovi livelli espressivi, e questo progetto mi ha fatto capire che avevo ancora molto da esplorare. Hai vissuto anche esperienze formative importanti fuori dai set. Ce ne parli? Assolutamente sì. Ho frequentato il master “Oltre la Scena”, dove abbiamo preparato uno spettacolo sotto la direzione di Adriano Pantaleo, Francesco Di Leva e Giuseppe Gaudino. È stato un momento bellissimo, che mi ha segnata profondamente. Fare queste “esterne”, lontano dal mio paese natale, Napoli, è sempre molto formativo. Lavorare con loro è stato pazzesco: sono artisti straordinari, e se potessi scegliere di fare un nuovo spettacolo teatrale, lo farei di nuovo con loro. E se dovessi pensare al futuro? Se penso al futuro, mi piacerebbe realizzare un film scritto da me. Per quanto riguarda le collaborazioni, mi piacerebbe lavorare con Pierfrancesco Favino, Francesco Di Leva, Adriano Pantaleo. E se dovessi scegliere un regista teatrale, sceglierei Giuseppe Gaudino, senza esitazioni. Dove ti vedi tra dieci anni? È una domanda complicata, perché chi fa questo mestiere tende a guardare da oggi a qualche mese avanti. Ma tra dieci anni mi auguro di poter lavorare con i colossi del cinema italiano, di crescere ancora, di continuare a vivere set, storie, personaggi. Mi auguro di essere sempre più vicina alla versione migliore di me stessa. Altre esperienze significative nel tuo percorso? Un’esperienza che mi ha arricchita molto è stata la partecipazione al Nano Film Festival, dove sono stata invitata come giurata e ospite. Un altro passo fondamentale è il mio ingresso nella serie SEPTEM, diretta da Mirko Zagarella, in cui interpreterò uno dei ruoli da protagonista. È un progetto che mi entusiasma e che rappresenta una nuova sfida nel mio percorso artistico. L’intervista a Rossella Ianniello ci restituisce l’immagine di un’artista giovane ma già profondamente consapevole del proprio percorso, delle proprie radici e dei propri obiettivi. La sua storia è quella di una ragazza che ha trasformato un sogno nato all’asilo in una strada concreta, fatta di studio, sacrifici, set, emozioni e traguardi sempre più importanti. Rossella guarda al futuro con la stessa determinazione che l’ha accompagnata fin dall’inizio: il desiderio di realizzare un film scritto da lei, la volontà di collaborare con grandi interpreti del cinema italiano, l’ambizione di crescere ancora, senza mai perdere la sua autenticità. Se c’è una cosa che emerge con forza dalle sue parole, è la capacità di vivere ogni esperienza come un’occasione per evolversi, ogni ruolo come un viaggio emotivo, ogni progetto come un tassello della sua identità artistica. E mentre continua a costruire il suo cammino, Rossella Ianniello si conferma una dei volti più promettenti della nuova generazione di attrici italiane: luminosa, intensa, determinata. Una giovane donna che non smette di credere nel potere delle storie e nel potere dei sogni. Articolo: Dott.ssa Mietto Elisa Dirigente del servizio: Dott. Salvo De Vita Supervisore e Resp. Pubblicazione: Ufficio Stampa e Produzioni MP Distribuzione: Urban Dream di Mietto Elisa

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MESE DI AGOSTO

La famiglia Sallina nel romanzo il Gattopaardo andava in villeggiatura specie ad agosto per sfuggire alla calura estiva nel feudo di proprietà detto Donnafugata. In passato tutte sonle famiglie anche nobili in agosto si concedevano un soggiorno in varie località marine, montane o lacustri, spesso anche in masserie di proprietà in campagna. Lo stesso Carducci si recava spesso a Marina di Pietrasanta. Le ville, le seconde case erano riaperte. Il ceto medio alto negli anni sessanta faceva un soggiorno anche nelle seconde case o in case in affitto in vari posti balneari e non. Anche nei film dell’epoca si nota questa usanza, questo modo di gestire le ferie. Di solito i viaggi anche lunghi erano riservati in altri periodi dell’anno come autunno, primavera, inizio estate. Le ferie erano divise in parti uguali una parte per il soggiorno e una per il viaggio. Era raro viaggiare in agosto momento di afa totale, di molti spostamenti, di prezzi lievitati in quanto alta stagione, di folle oceaniche per visitare musei, città d’arte e siti archeologici. Invece di svenire sotto il sole torrido si preferiva rilassarsi aa bordo piscina o in rima al mare sorbendo una bibita. Niente corse affannose, orari impossibili, file e code. Ci sono persone che invece in agosto viaggiano anche all’estero come forsennati, facendo tappe e soste e tornando più stanchi di prima. Chi non fa il turista d’assalto e rinuncia al viaggio faticoso di agosto ai nostri giorni è deriso. Deve per forza fare fila all’imbarco, mescolarsi incauto fra la folla vociante. Ci sono persone che non amano in agosto visitare boschi, castelli, perlustrare alte montagne e baite, perdersi fra la gente fra sole cocente e primi temporali. Ci sono quelli che amano perdersi in zone isolate, inesplorate senza mezzi, in zone deserte e silenziose. Coloro che ancora oggi seguono i vecchi schemi ossia soggiorno ad agosto e viaggio in primavera o autunno sono guardati con ironia e disapprovazione. Sono messi al bando in quanto idioti immatricolati. Una persona vuole pure godersi il viaggio ma con quaranta gradi folle, disguidi dei mezzi di trasporto e prezzi alle stelle, sudore non può farlo. I gaudenti amanti del rischio continuano a deridere la gente pretendendo di essere nel giusto, i migliori. Bisogna poi aggiungere che ognuno è libero di andare dove vuole senza dover per forza essere criticato.

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Lorenzo Iuracà riaccende le notti che hanno fatto sognare una generazione con “80 Nostalgia”

Lorenzo Iuracà riaccende le notti che hanno fatto sognare una generazione con “80 Nostalgia”

Tra energia dance, memoria e desiderio, il nuovo singolo, già in radio e su tutte le piattaforme digitali per Onda Dischi e DischiVolanti Edizioni, si arricchisce della prestigiosa collaborazione di Luisa Corna. Ci sono notti che finiscono all’alba e altre che continuano a vivere nella memoria, insieme a una canzone, a un incontro e a quella sensazione irripetibile che tutto possa ancora accadere. È da questo immaginario che nasce “80 Nostalgia”, il nuovo singolo di Lorenzo Iuracà, disponibile dal 10 luglio 2026 in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming digitale, pubblicato da Onda Dischi con edizioni a cura di DischiVolanti Edizioni. Un brano travolgente che intreccia l’energia della musica dance con la malinconia dei ricordi, trasformando il ritmo in una vera e propria macchina del tempo emotiva. Al centro della canzone c’è il racconto di un incontro nato tra musica, attrazione, “tequila e sale”, strade illuminate e notti vissute fino in fondo. Dietro quella storia, però, si nasconde qualcosa di più ampio: il ritratto di un’epoca in cui la vita notturna rappresentava un autentico rito sociale, un luogo nel quale incontrarsi, riconoscersi, innamorarsi e immaginare il futuro. Le discoteche gremite, le luci al neon, gli appuntamenti improvvisati, gli amici diventati complici di avventure fino all’alba e la colazione condivisa mentre il sole iniziava a sorgere diventano così frammenti di un racconto collettivo. “80 Nostalgia” non è soltanto una canzone d’amore, ma un racconto generazionale. Gli anni Ottanta e Novanta evocati dal titolo e dalle atmosfere del brano non rappresentano esclusivamente un riferimento temporale, ma soprattutto uno stato d’animo. Il ricordo di una stagione in cui ogni fine settimana sembrava poter cambiare il corso di una storia e ogni canzone poteva trasformarsi nella colonna sonora di un’estate. Il ritornello, diretto e immediato, possiede la forza di un autentico earworm: il ricordo di quella notte viene paragonato a un brano capace di “spaccare” negli anni Novanta, mentre il battito del cuore diventa il kick di una batteria. La produzione alterna con naturalezza energia e malinconia, restituendo il contrasto tra il desiderio di rivivere certe emozioni e la consapevolezza che quella stagione della vita sia ormai trascorsa. Più ancora del ricordo di una persona, è infatti il tempo che passa a diventare il vero protagonista della canzone. A rendere ancora più significativa la pubblicazione è la collaborazione con Luisa Corna, che ha partecipato alla scrittura del testo dello special del brano. Il suo contributo introduce una dimensione più intima e riflessiva, dando voce a due anime che, come strade sconosciute, continuano a cercarsi nel ricordo di una notte mai completamente dimenticata. Lorenzo Iuracà firma personalmente testo, musica, arrangiamento, produzione e mix, confermando una visione artistica completa, coerente e fortemente riconoscibile. Ad arricchire la resa sonora del singolo contribuiscono inoltre i musicisti Nicola Barontini e Fabio Formisano, le cui esecuzioni donano al brano groove, energia e dinamismo, accompagnando l’ascoltatore dal primo all’ultimo secondo. Con “80 Nostalgia”, Lorenzo Iuracà non si limita a guardare al passato, ma ne recupera lo spirito, i colori e la libertà. Il risultato è una canzone contemporanea e coinvolgente, capace di far ballare e, nello stesso momento, di riportare alla mente quelle notti nelle quali una sola canzone sembrava contenere tutte le possibilità del mondo. Perché alcune canzoni raccontano un ricordo. Altre riescono a farlo rivivere. Lorenzo Iuracà è un cantautore, autore e produttore italiano. Nel suo percorso artistico unisce scrittura, ricerca melodica e produzione, seguendo personalmente gran parte delle fasi creative dei propri progetti e delle produzioni realizzate per altri artisti: dal testo alla composizione, fino agli arrangiamenti e al mix. Le sue canzoni si muovono tra pop contemporaneo e sonorità dance, con testi dedicati alle emozioni, alle relazioni e ai frammenti della vita quotidiana. Con “80 Nostalgia” inaugura un nuovo percorso musicale caratterizzato da una precisa identità stilistica, da una produzione ricca di groove e dalla volontà di unire immediatezza, energia e contenuto. Link Ufficiali Instagram:
instagram.com/lo_iura_iuraca Spotify:
open.spotify.com/artist/76Vx8ncMLAI204n68xWNw5

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La Via dei Norcini a Piacenza – Salumi Grossetti e il vino dei Fratelli Piacentini

L’inserimento dei Colli Piacentini nelle iniziative di informazione che accompagnano il turno di Presidenza italiana alla IAI ( Iniziativa Adriatico ionica, Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale), è stato fortemente sostenuto dai giornalisti ‘veronelliani’ di Borghi d’Europa. Dal 28 luglio, giorno nel quale sono stati presentati gli obiettivi della Presidenza italiana alla IAI presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, è partito il viaggio del gusto di Borghi d’Europa, alla scoperta degli inediti del buon e bello vivere dei Territori inseriti nella rete internazionale. Fino a maggio 2027 giornalisti e comunicatori visiteranno i borghi e i territori scelti, secondo la logica veronelliana delle visite in incognito. Un progetto, dunque, finalizzato ad informare chi informa, secondo una logica culturale ‘altra’ : l’informazione condivisa. I servizi, le annotazioni dei giornalisti non verranno pubblicati prima della discussione e dell’approvazione da parte dei soggetti intervistati e/o raccontati. Anche la destinazione dei testi costituirà una base di incontro : quali mezzi previlegiare, sulla base di una attenta analisi comunicazionale. Insomma un viaggio ricco di spunti e di nuove conoscenze. Uno dei Percorsi Internazionale è dedicato alla Via dei Norcini. L’appuntamento nei Colli Piacentini ha abbinato come prima ‘sosta gustosa’ il salame stagionato di Salumi Grossetti e i vini della Cantina Fratelli Piacentini. “Il salame da tenere in casa per accogliere gli amici, fetta dopo fetta- commenta Enrico Grossetti - , è il salame adatto a tutte le occasioni. Da gustare sia tenero che molto stagionato in base ai propri gusti, richiama la compagnia di un buon bicchiere di vino. Consigliamo di tagliarlo al coltello in fette non troppo sottili.” Sara ed Emanuel (Fratelli Piacentini), suggeriscono con il salame stagionato un vino importante, come il Gutturnio Superiore Antares. “ È il primo nostro vino rosso fermo, e ha inaugurato la linea di prodotti con nomi ispirati alla volta celeste. Anche qui abbiamo la dimostrazione del fatto che i vini di Piacenza non necessariamente devono essere vini beverini da consumarsi entro breve tempo, anzi! E hanno tutte le carte in regola per competere con i vini di altre zone più blasonate. D’altro canto il ”matrimonio” è fondato su basi solide: barbera e bonarda. Struttura, longevità, eleganza, i figli che ne sono nati. “

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PENSIERI DI UN NEOPAGANO / IL RAPPORTO CON GLI DEI NEL PAGANESIMO

PENSIERI DI UN NEOPAGANO / IL RAPPORTO CON GLI DEI NEL PAGANESIMO

Viviamo immersi in una cultura che per millenni è stata plasmata dalle tradizioni abramitiche, le sue influenze sono così profonde e capillari che spesso nemmeno le riconosciamo eppure condizionano il nostro modo di pensare, sentire e persino immaginare il sacro per questo motivo, quando una persona si avvicina al paganesimo, porta con sé un’idea che considera una verità assoluta e indiscutibile: quella per cui il rapporto con il Divino sia una relazione di sudditanza in cui l’essere umano è un servo e gli Dei sono i padroni. Se ci avviciniamo al paganesimo con questa lente rischiamo di fraintenderne l’essenza più profonda trasformandolo in una sorta di monoteismo camuffato, popolato da tanti nomi di Divinità ma retto dalla stessa struttura gerarchica; questo è un errore comprensibile dovuto al contesto in cui siamo cresciuti ma ci allontana dalla vera essenza di ciò che il paganesimo era e di ciò che il neopaganesimo può rappresentare oggi; per comprendere appieno il rapporto tra l’uomo e gli Dei dobbiamo compiere un viaggio all’indietro nel tempo, molto indietro, fino a quelle epoche che precedono la scrittura e i grandi imperi, fino al Neolitico. Nel paganesimo più antico, quello non ancora plasmato da dinamiche di potere e ricchezza, il rapporto con il Divino non era affatto verticale; le Divinità non venivano percepite come autorità lontane sedute su troni celesti ad osservare l’essere umano dall’alto in basso e a giudicare, erano invece energie immanenti dotate di coscienza che camminavano al nostro fianco sulla Terra, non erano interessate a controllare la condotta morale degli uomini, non imponevano leggi tramite profeti e non distribuivano premi o punizioni in base al comportamento; ma come possiamo essere certi di ciò che ho appena scritto se di quelle epoche non ci sono giunte fonti scritte? La risposta ci viene dall’arte, l’arte del Neolitico è una finestra sul mondo spirituale delle comunità che ci hanno preceduto e ciò che racconta è profondamente diverso dalla visione a cui siamo abituati. Nelle raffigurazioni neolitiche gli Dei non siedono su troni celesti a giudicare il mondo; le celebri Veneri, così come le figure maschili di Dei cacciatori, vengono rappresentate qui, sulla Terra, spesso accanto ad animali e a esseri umani, la loro potenza non è lontana e inaccessibile ma è radicata nel mondo stesso, non impugnano scettri per comandare ma vengono mostrati in piedi, seduti o distesi sulla terra a simboleggiare che la loro forza è immanente; è importante osservare che nelle scene in cui compaiono assieme agli uomini, questi ultimi non si prostrano in segno di timore o sottomissione ma stanno in piedi o seduti con atteggiamenti di rispetto, meraviglia e gratitudine. Uno degli esempi più straordinari di questa visione orizzontale ci giunge dalla Valcamonica dove migliaia di incisioni rupestri raccontano la vita spirituale delle comunità alpine di migliaia di anni fa, tra queste spicca la figura del Dio Cornuto, legato alla fertilità e alla rigenerazione della natura; è una figura imponente, con due corna sul capo e un grande becco di uccello rapace ma la sua postura non è minacciosa, non impugna armi, non siede su un trono e le figure umane che lo circondano non sono né inginocchiate né imploranti ma lo guardano come si guarda un maestro o una guida; questa immagine è preziosa perché ci mostra che il rapporto con il Divino non era vissuto con timore reverenziale ma come un legame tra allievo e maestro, non tra servo e padrone; altri dipinti neolitici che ci aiutano a comprendere questa relazione sono gli oranti, raffigurazioni di esseri umani che danzano con le braccia sollevate in un gesto di venerazione e ringraziamento; anche in questo caso non sono inginocchiati, stanno in piedi con il corpo eretto in un atteggiamento di lode, consapevolezza e partecipazione. Se confrontiamo l’arte pagana più antica con quella legata alle religioni monoteiste emerge un contrasto significativo, pensiamo ad esempio alla celebre Creazione Di Adamo di Michelangelo Buonarroti sulla volta della cappella sistina; in questo affresco un Dio trascendente sospeso in cielo si china verso l'uomo che giace ancora inerte sulla Terra, il gesto è verticale e asimmetrico, il creatore dona mentre la creatura riceve, la vita dell’uomo è nelle mani di Dio ma il simbolo più potente di questa relazione è la distanza tra i due indici che sono separati da pochi centimetri, quel vuoto non è casuale, rappresenta una separazione tra essere umano e Divinità che, nella visione del mondo delle religioni rivelate, non potrà mai essere colmata se non attraverso la sottomissione e l’obbedienza; è l’immagine perfetta di un rapporto verticale e gerarchico tra un sovrano e un suddito che attende il dono della vita. Per chi si avvicina al paganesimo è fondamentale abbandonare la visione del Divino legata ai monoteismi, per riuscirci può essere d’aiuto guardare ad altre tradizioni spirituali che hanno sviluppato visioni simili come quelle dei Nativi Americani; sebbene i percorsi storici siano completamente diversi gli studiosi riconoscono una notevole analogia strutturale tra il mondo spirituale del neolitico Europeo e quello delle popolazioni native del Nord America; nella loro visione il Grande Spirito non è un giudice celeste che scruta le azioni umane ma una potenza che permea il mondo, un’energia che scorre attraverso i fiori, il vento, le rocce, gli animali, gli alberi, tutto è sacro; osservando i loro antichi dipinti notiamo la stessa tendenza riscontrata nella vecchia Europa: la Divinità non veniva raffigurata con le sembianze di un sovrano umano seduto su un trono con uno scettro in mano o nell'atteggiamento di imporre leggi ma come una forza viva e presente in ogni cosa. Imparare a vedere il Divino senza gli occhiali della cultura monoteista all’inizio del percorso può non essere facile ma è essenziale liberarci dell’idea che il rapporto con le Divinità sia un rapporto di sudditanza e imparare invece a considerare gli Dei come compagni di viaggio e rivolgere loro gratitudine e riconoscenza per le energie che ci donano senza chiederci nulla in cambio perché senza di esse la nostra esistenza sarebbe priva di quella scintilla che la rende viva.

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I Calabresi e la guerra delle Fiandre

I Calabresi e la guerra delle Fiandre

Il prossimo 27 luglio sulle varie piattaforme Social Network presenti nella rete, sarà disponibile la conversione sul tema“I Calabresi e la Guerra delle Fiandre”, organizzata dal Circolo Culturale “L’Agorà” di Reggio Calabria. Il nuovo incontro, predisposto dall’associazione reggina, registra la presenza del Presidente del sodalizio organizzatore Gianni Aiello. La Guerra delle Fiandre, nota come Guerra degli ottant'anni (1568-1648), fu il conflitto con cui le 17 province dei Paesi Bassi si ribellarono al dominio di Filippo II di Spagna. I "fanti calabresi" sono stati protagonisti storici della "Guerra delle Fiandre" (e dei successivi conflitti europei) in quanto parte integrante dei tercios della Corona spagnola tra il XVI e il XVII secolo. All'interno dell'Armata delle Fiandre, i reggimenti di stanza nei domini italiani vennero impiegati per decenni negli scenari più duri del conflitto. Queste alcune delle cifre che saranno oggetto di analisi da parte del gradito ospite del sodalizio culturale organizzatore. La conversazione, sarà disponibile, sulle varie piattaforme Social Network presenti nella rete, a far data da lunedì 27 luglio.

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Il suono di T.N.Y. riparte da un incontro inatteso con Awa Fall e Ivan Stray

Il suono di T.N.Y. riparte da un incontro inatteso con Awa Fall e Ivan Stray

Cosa succede quando anche chi conosce benissimo l’industria musicale sente il bisogno di sottrarsi alla dittatura della misurabilità? Una possibile risposta arriva con “Solo Noi”, il nuovo singolo del producer platinum certified T.N.Y. feat. Awa Fall & Ivan Stray, disponibile da venerdì 10 luglio. Antonio Colangelo, in arte T.N.Y., questo mercato lo conosce da oltre trent’anni. Dal 1993 lavora come dj, musicista, produttore e ingegnere del suono; ha firmato produzioni, mix e arrangiamenti per artisti come Articolo 31, J-Ax, Tiziano Ferro e Spagna, e ha visto i propri lavori uscire per realtà discografiche internazionali. Nel suo percorso ci sono anche numerose certificazioni: il disco d’oro per la produzione di “Un Bel Viaggio”, con cui gli Articolo 31 sono tornati al Festival di Sanremo nel 2023, il disco d’oro per quattro brani dell’album “Protomaranza” e il disco di platino per “Fiesta” di J-Ax. “Solo Noi” nasce quindi da un produttore che non parla dei numeri come se non li avesse mai incontrati. Li conosce, li ha visti crescere e diventare parte naturale del lavoro, ma, proprio per questo, ha scelto di pubblicare un brano nato in studio quasi per caso, senza partire da un’idea già orientata al rendimento. E questa decisione non arriva come un rifiuto del mercato, né come presa di distanza da un sistema di cui fanno parte artisti, produttori, etichette, piattaforme, media, uffici stampa e pubblico. È, piuttosto, il tentativo di riportare, almeno per una canzone, la musica prima della prestazione, la creatività prima del business, il brano prima della sua possibile resa. Il tutto, in un momento storico e in una stagione – l’estate - in cui la musica sembra dover dimostrare il proprio valore prima ancora di essere ascoltata. Il brano nasce durante una sessione con Awa Fall, tra le voci reggae italiane più riconosciute anche fuori dai confini nazionali. L’artista era arrivata in studio per registrare un altro pezzo; T.N.Y. le fa ascoltare una base, l’intuizione prende forma e da quel momento “Solo Noi” comincia a diventare qualcosa di diverso da una collaborazione creata a tavolino. Awa Fall non è una voce chiamata semplicemente ad arricchire una produzione. Nata a Bergamo da padre senegalese e madre italiana, attiva fin da giovanissima tra reggae, soul, r’n’b, blues e rap, ha portato la propria cifra su palchi e festival internazionali, consolidando negli anni un percorso fortemente legato al roots reggae e a una dimensione live che l’ha resa una delle interpreti più autorevoli della scena reggae italiana. Proprio per questo, la sua presenza in “Solo Noi” diventa uno degli elementi più interessanti: abituata a cantare prevalentemente in lingua inglese e a muoversi all’interno della scena reggae, qui Awa Fall sceglie l’italiano, entra in una scrittura sentimentale e si confronta con una produzione che unisce elettronica e urban-pop. Un cambio d’abito che non cancella la sua identità, ma la porta in un contesto meno atteso, dove la voce resta caratterizzante e, allo stesso tempo, mostra una sfumatura diversa del suo modo di interpretare. Ivan Stray, giovane rapper di Luino, cresciuto artisticamente tra il Nord Italia e il Molise, arriva nel pezzo spostandolo fuori dalla sola storia d’amore. Nelle sue barre il rapporto tra due persone diventa anche il ricordo di ciò che hanno attraversato: ferite, buio - «Siamo il risultato di ferite, sangue, lacrime» - e la sensazione di esserci stati davvero, anche quando chi avevano intorno preferiva non farlo - «Quando tutto va bene chiamano in tanti, ma eravamo solo noi quando il buio era davanti». Da lì, il brano smette di raccontare soltanto un legame e comincia a descriverne gli effetti fisici, sul modo stesso di restare aggrappati a qualcuno. Arterie svuotate, male compresso nella voce, gardenie ridotte in cenere, pupille di benzina, supernove che esplodono nel corpo, pensieri in cui si affoga in metro. E il deserto del Gobi, richiamato più volte, che diventa il luogo simbolico di una fame affettiva estrema: desiderare qualcuno «come una goccia d’acqua nel deserto del Gobi» significa portare il sentimento in una zona di pura necessità, in cui l’amore non è soltanto scelta, ma sete e ostinazione. La produzione di T.N.Y. avvolge perfettamente la vocalità magnetica di Awa Fall e l’intervento street di Ivan Stray, coniugando la mano di un produttore abituato a trattare il suono come materia tecnica e una sensibilità interpretativa che mette ogni elemento al posto giusto. Non è casuale che Colangelo arrivi anche da una formazione in architettura, oltre che da un diploma in sound engineering e mastering: nel brano si percepisce una cura dello spazio sonoro, dei pieni e dei vuoti, delle entrate vocali e delle aperture dinamiche. In un mercato che spesso chiede ai brani di essere già contenuto, già formato breve, già numeri potenziali prima ancora di essere musica, “Solo Noi” prova a ridare centralità alla canzone e al bisogno di tornare alla musica come luogo di rischio, incontro e libertà creativa.

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Cinema: successo di pubblico a Palermo per la presentazione del docufilm "Made in Sicily"

Cinema: successo di pubblico a Palermo per la presentazione del docufilm "Made in Sicily"

PALERMO – Grande partecipazione e un notevole successo di pubblico hanno caratterizzato, giovedì 25 giugno al cinema Aurora di Palermo, la presentazione di "Made in Sicily", il docufilm corale nato per celebrare il prestigioso riconoscimento della cucina italiana come Patrimonio dell'Umanità UNESCO. Il progetto, scritto, diretto e prodotto da Fabrizio Dia per l'associazione Digital H.M. (hostessmodelle), ha catturato l’attenzione degli spettatori, configurandosi come un omaggio appassionato alle radici e all’eccellenza gastronomica siciliana. La visione autoriale di Dia, che firma anche la sceneggiatura, ha dato vita a un’opera corale che ha visto la partecipazione di un nutrito staff tecnico, fondamentale per la riuscita della pellicola. La serata è stata l’occasione per ringraziare i professionisti che hanno lavorato al film, tra cui il direttore della fotografia e fotografo di scena Sergio Fiorito, gli aiuti regia Camillo Spoto, Marco Ernani e Andrea Conti, il fonico e microfonista Giuseppe Ciriminna, e i location manager Carlo Muraglia e Marzia Castana. Hanno inoltre collaborato Giovanni Nicolosi (dronista), Kiara Ferretta (consulente costumista e sound design), Maria Elena Ristuccia (consulente per la sicurezza alimentare) e Marzia Castana (make up artist). A impreziosire il lavoro, una colonna sonora originale che include i brani inediti "Marranzano al Vento" e "Buongiorno Sofia", con il sound design curato da Fabrizio Dia e Kiara Ferretta. I riconoscimenti Durante la cerimonia, sono state consegnate targhe al merito per sottolineare l’impegno profuso nel progetto. Il riconoscimento come "Migliore attrice" è andato a Sophia Pagliaro. Premiata anche Maria Elena Ristuccia per la sua preziosa consulenza tecnica. Un ringraziamento speciale è stato rivolto alle aziende I.D.I.M.E.D. e Cantine Rallo, il cui sostegno è stato fondamentale per la realizzazione dell'iniziativa. Il Cast L'opera si avvale di un vasto cast corale, che annovera: Vito La Grassa, Rita Bucchieri, Emmanuele Crisafi, Maria Giovanna Frangiamone, Elisabetta Inzerillo, Vita Scibilia, Marzia Castana, Manuela Vesco, Aurora Orlando, Alessandra Carollo, Gabriel Torino, Giulia Messina, Davide Messina, Miriam Gioeli, Serena Bommarito, Sabrina Ottobre, Vittoria Martinelli, Aurelia Tripi, Valentina Vara, Chiara Seminara, Simone Aiello, Giorgia Davì, Matteo Provenzano, Gianni Tagliavia, Giulia Perdichizzi, Alice Rubino, Andrea Campisi, Giorgia Di Carlo, Anastasia Caruso, Lorenzo Pulizzi, Maria Amelia Migliore, Roberta Chiodo, Alessandra Chiodo, Greta Giacalone, Sabrina Giacalone, Gabriele Giacalone, Jenny Passantino, Teresa Guddo e Morena Prestigiacomo. Nella foto i protagonisti del docufilm, da sinistra Rita Bucchieri, Vito La Grassa, Sophia Pagliaro.

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Simone Riva, il “Turista Spazzino”, presenta la nuova canzone “De Romedi”

Simone Riva, il “Turista Spazzino”, presenta la nuova canzone “De Romedi”

Simone Riva, conosciuto come il “Turista Spazzino”, torna a unire musica e impegno sociale con il nuovo brano “De Romedi”, una canzone dedicata alle donne di ieri e di oggi, con particolare attenzione alle lavoratrici che affrontano quotidianamente ritmi intensi tra lavoro e famiglia. Il brano nasce da un episodio personale e simbolico: la figura di Elena De Romedi, citata come ispirazione e “esca narrativa” del pezzo, rappresenta tutte le donne che lavorano senza sosta e che, anche dopo turni pesanti, ad esempio in fabbrica, continuano a occuparsi della casa e dei propri cari. «La canzone è dedicata a tutte le donne che “sgobbano” dalla mattina alla sera - spiega Riva -. E nonostante i turni massacranti, non hanno ancora finito il loro lavoro quando tornano a casa. Non a caso in un passaggio riporto: “Fatto sta che le donne che lavorano dalla mattina alla sera sono come invincibili supereroi”. O forse meglio supereroine». Con questo nuovo progetto musicale, Simone Riva conferma la sua doppia identità pubblica: da un lato attivista ambientale noto per le sue iniziative di pulizia volontaria sul territorio, dall’altro autore e interprete di brani che affrontano temi sociali e di sensibilizzazione. “De Romedi” è un brano dedicato al carico quotidiano e spesso invisibile delle donne. Il testo mette al centro la fatica, la continuità e la resilienza femminile, raccontando una realtà fatta di impegno costante e responsabilità che non si fermano mai. Con la nuova canzone, che utilizza un linguaggio diretto e simbolico, prendendo spunto da figure reali e quotidiane per trasformarle in un messaggio universale, si conferma la collaborazione con Nicola Ursino, arrangiatore e polistrumentista. Un professionista delle note che ha composto la partitura musicale sulla melodia e sul testo di Simone Riva. Alla realizzazione del brano hanno anche collaborato la collega Elena De Romedi e l’amico di vecchia data Giorgio Rusconi con alcuni cori. Sia Simone Riva che Elena De Romedi lavorano in Carvel Srl di Cassina de’ Pecchi - specializzata nella lavorazione, studio e progettazione di armadi e articoli speciali per lo stoccaggio di materiali infiammabili, oli e idrocarburi pericolosi - dove hanno avuto modo di stringere amicizia. Lorenzo Perego, Amministratore Delegato, ha dichiarato: «Un bel gesto d’affetto nei confronti della collega e verso l’intera azienda. Elena De Romedi è una donna che si dà da fare ed è bello che venga trattata come la “sorella maggiore”. Questa iniziativa fa bene al morale e all’ambiente della nostra piccola realtà, a conduzione familiare. E fa bene a tutte le donne, a cui vengono giustamente attribuiti grandi meriti». Il brano è ascoltabile su tutte le principali piattaforme di musica in streaming. Il video musicale è visibile su Youtube a questo link:

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Dalle dune di Piscinas a Capocotta: viaggio nell’Italia del turismo libertino

Dalle dune di Piscinas a Capocotta: viaggio nell’Italia del turismo libertino

Secondo il social network Wyylde, sempre più coppie italiane scelgono spiagge per soli adulti. Il fenomeno coinvolge soprattutto persone tra i 30 e i 50 anni alla ricerca di esperienze condivise, privacy e nuove forme di socialità. Le relazioni aperte e il turismo libertino non sono più un fenomeno di nicchia. Secondo Wyylde, piattaforma europea dedicata all’esplorazione della sessualità libera e consensuale, cresce anche in Italia il numero di coppie che scelgono vacanze orientate a libertà relazionale, esperienze non convenzionali, ambienti adult only e socialità open minded. Secondo un’indagine condotta da Wyylde nella sua community italiana, che conta oggi oltre 20mila iscritti, alcune delle spiagge più frequentate dai social network per swinger si trovano proprio in Italia. Nella maggior parte dei casi si tratta di spiagge pubbliche ad accesso libero, senza tessere o ingressi dedicati, ma con aree storicamente frequentate dalla community libertina. I frequentatori si riconoscono attraverso community online, passaparola e app dedicate; gli incontri avvengono spesso nelle zone più appartate, soprattutto al tramonto. In alcuni casi esistono anche beach club privati, resort adults only ed eventi organizzati all’interno del circuito lifestyle e libertino, di cui Wyylde è oggi uno dei principali punti di riferimento in Europa. Dai dati e dall’osservatorio Wyylde emerge inoltre che il fenomeno riguarda sempre più coppie tra i 30 e i 50 anni, professionisti e viaggiatori alto-spendenti interessati al turismo esperienziale e ai circuiti swinger e libertini. Sebbene in Italia non esistano spiagge ufficialmente dedicate allo scambismo, alcune aree balneari sono diventate nel tempo punti di ritrovo storicamente associati a incontri tra adulti consenzienti, cultura swinger, dogging, turismo libertino. A tal proposito Wyylde ha stilato una mappa delle 10 spiagge più note e frequentate dalla sua community, anche per l’estate 2026. Capocotta (RM) — il simbolo storico della trasgressione romana Le dune e le aree più isolate di questa spiaggia sono diventate nel tempo luoghi simbolo della trasgressione romana. Bassona / Lido di Dante (RA) — la più citata nelle cronache recenti È probabilmente la spiaggia italiana oggi più associata al fenomeno swinger. La pineta retrostante viene spesso citata come luogo di incontri tra adulti. Focene (RM) — il litorale “after dark” vicino Roma La sua notorietà deriva soprattutto dal passaparola e dalle community online dedicate agli incontri outdoor. Marina di Camerota (SA) — Spiaggia del Troncone Pur essendo conosciuta principalmente come spiaggia naturista, negli anni è stata citata nelle community swinger italiane come meta discreta e appartata. La conformazione della spiaggia e delle aree circostanti ha favorito questa reputazione. Pizzo Greco (KR) — Calabria Località spesso citata nelle community libertine del Sud Italia per privacy, isolamento e turismo adulto alternativo. La notorietà è soprattutto underground e legata ai circuiti online. Nido dell’Aquila (LI) — Toscana Nel tempo è diventata una delle spiagge toscane più conosciute nei forum dedicati a naturismo, incontri e coppie open minded. Molto apprezzata per l’atmosfera discreta e rilassata. Baia di Sistiana (TS) — Trieste Grazie alla forte influenza mitteleuropea e alla cultura FKK dell’area, è stata associata negli anni a turismo libertario, incontri tra adulti e frequentazione internazionale. Acquarilli (LI) — Isola d’Elba Spiaggia di Acquarilli. Piccola baia isolata, spesso citata nei forum lifestyle per privacy, discrezione E frequentazione adulta. Piscinas (CI) — Sardegna Le enormi dune e l’isolamento naturale hanno reso la spiaggia popolare tra coppie, turismo libertario e viaggiatori alla ricerca di privacy assoluta. Arenauta (LT) — la “spiaggia dei 300 gradini” Storicamente frequentata da un pubblico adulto e da coppie in cerca di discrezione, isolamento e ambiente non convenzionale. La conformazione appartata ha contribuito alla sua fama alternativa. Il decalogo delle spiagge per swingers L’accesso a queste spiagge è libero e non esistono regolamenti dedicati allo “swinging”. Tuttavia, nelle community internazionali e nei circuiti libertini vigono regole comportamentali condivise da Wyylde, fondamentali per la convivenza tra tutti i frequentatori. La prima regola riguarda il consenso, sempre imprescindibile: ogni interazione tra adulti deve essere esplicitamente consensuale e rispettare la volontà di tutte le persone coinvolte. Allo stesso modo, è considerato fondamentale il principio del divieto di fotografare o filmare senza consenso, poiché la tutela della privacy rappresenta uno dei valori centrali della cultura libertina. A questo si aggiunge la necessità di mantenere la massima discrezione. Molti frequentatori scelgono infatti questi luoghi proprio per la possibilità di vivere la propria esperienza in un contesto riservato e anonimo. Il rispetto dei segnali, dei limiti e delle eventuali manifestazioni di disinteresse è una condizione essenziale per una frequentazione serena. È importante ricordare anche che non esiste alcuna aspettativa automatica: il fatto che una spiaggia sia nota all’interno di determinati circuiti non implica che tutti i presenti condividano le stesse intenzioni o siano disponibili a interagire. Ugualmente, occorre prestare attenzione alla legalità, poiché comportamenti espliciti in luoghi pubblici possono essere soggetti a sanzioni secondo la normativa vigente. Tra i principi più condivisi rientra inoltre il rispetto dell’ambiente: pulizia, attenzione agli spazi comuni e comportamento civile contribuiscono alla conservazione e alla vivibilità di questi luoghi. Nelle dinamiche swinger, inoltre, vale la regola secondo cui la coppia è sempre un’unità decisionale, e qualsiasi scelta o interazione deve basarsi su un consenso condiviso. Un altro aspetto caratteristico è che molte interazioni nascono online, attraverso community e piattaforme dedicate che consentono alle persone di conoscersi e organizzare eventuali incontri prima di ritrovarsi in spiaggia. A fare da cornice a tutte queste regole resta infine il principio più importante: la privacy è la regola principe. La discrezione e il rispetto della riservatezza altrui rappresentano infatti il fondamento su cui si regge l’intero ecosistema delle community open minded.

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