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Una giovane voce già consapevole: Heleska si racconta

Una giovane voce già consapevole: Heleska si racconta

C’è una generazione di giovani cantautrici che sta imparando a raccontarsi con una sincerità nuova, senza filtri, lasciando che la musica diventi un’estensione naturale del proprio sguardo sul mondo. Elena Scarallo, in arte Heleska, appartiene pienamente a questa corrente: una voce che nasce dal pianoforte, cresce nella scrittura e trova nei palchi dei festival il luogo ideale per trasformare emozioni private in condivisione. Fin da bambina, Elena ha intrecciato studio e istinto, disciplina e immaginazione. Dal pianoforte classico al canto, dalla prima canzone scritta a quattordici anni fino ai brani pubblicati e portati in concorso, il suo percorso è un continuo movimento verso una forma più autentica di sé. L’ultimo tassello è “Mille Dischi”, un inedito che racconta un amore sospeso tra sogno e realtà, e che al Festival "Voci d’Oro" le è valso due riconoscimenti importanti: il Premio Radiofonico e il Premio Internazionale Stampa. In questa intervista, Heleska ripercorre il suo cammino artistico, il legame speciale con il Festival "Voci d’Oro", la gioia di emozionare chi ascolta e la voglia di continuare a crescere, portando la sua musica sempre più lontano. Un racconto limpido, diretto, che restituisce l’immagine di un’artista giovane ma già consapevole della propria direzione. Heleska, ti va di raccontarci come è nato e come si è evoluto il tuo percorso artistico? Ho iniziato a cantare all'età di dieci anni perché prima ho studiato solamente pianoforte e da lì ho iniziato ad apprezzarmi anche al mondo del canto. Ho studiato per due anni pianoforte e poi ho interrotto quel percorso perché studiavo solamente classico e volevo rapportarmi in più ad una visione più di accompagnamento al canto. Quindi ho iniziato a prendere le lezioni di canto e le prendo tutt'ora e da quando ho quattordici anni ho iniziato a scrivere i miei pezzi, che ho anche pubblicato. Ho ricominciato pianoforte da tre anni e ho scritto diversi pezzi miei e l'ultimo è uscito il 30 gennaio, che è quello che ho portato al concorso “Voci d’Oro”, che si chiama “Mille Dischi”. Parla appunto di un amore che vive più nei sogni che nella realtà e scrivere diventa l'unico modo in cui questo amore può continuare a vivere. Sicuramente vorrò continuare con questo mio percorso di studio per imparare sempre di più, ovviamente. Come descriveresti la tua musica e la tua personalità artistica? Scrivo la mia musica partendo sempre dalle mie esperienze personali. Racconto ciò che vivo e ciò che vedo attraverso i miei occhi: è da lì che nasce ogni parola. Poi, una volta trovato ciò che voglio dire, collaboro con chi mi aiuta a trasformare quelle emozioni in musica, dando forma completa ai miei brani. Cosa ti ha spinto a partecipare al Festival Voci D’oro? Partecipo al Festival "Voci d’Oro" da tantissimi anni, praticamente da quando avevo 12 anni. Ormai con Maria Angela, si è creato un rapporto quasi di famiglia, e proprio grazie a lei quest’anno ho avuto l’opportunità di esibirmi anche all’Eufonica di Bologna il Festival della Musica in collaborazione con il MEI. Sono esperienze che mi stanno facendo crescere e che custodisco con grande gratitudine. Cosa ti ha lasciato l’esperienza di Voci d’Oro e cosa ti ha fatto scoprire di te come cantante? Sicuramente il coinvolgimento, l'allegria che ci mettono e soprattutto la dedizione, ma anche ciò che ti rimane, appunto il creare gruppo. Mi ha fatto scoprire che il riuscire ad emozionare qualcuno è proprio ciò che voglio portare avanti nella mia vita. Vuoi ricordarci la canzone con cui ti sei esibita al Festival Voci d’Oro, perché hai scelto proprio questo brano cosa rappresenta per te? Come dicevo ho portato al concorso, un mio brano che si chiama “Mille Dischi” e ho scelto questa canzone perché è il mio ultimo inedito e volevo far scoprire appunto una parte di me che molti non conoscono che è una parte della musica. Hai qualche aneddoto particolare legato a questa esperienza che vorresti ricordare? Sicuramente l'essere stanchissimi a fine serata ed essere chiamata come vincitrice del premio radiofonico e del premio internazionale stampa e non capire subito cosa fosse successo. Dopo Voci d’Oro, quali sono i tuoi prossimi passi e cosa possiamo aspettarci da te? Nuovi brani e, soprattutto, nuove occasioni per farmi vedere e ascoltare di più: concorsi, spettacoli teatrali e tutte quelle esperienze che mi permetteranno di crescere e portare la mia musica sempre più lontano. Un percorso in evoluzione costante, che conferma Heleska come una giovane artista determinata, autentica e capace di trasformare ogni palco in un nuovo punto di partenza. Articolo: Dott.ssa Mietto Elisa Dirigente del servizio: Dott. Salvo De Vita Supervisore e Resp. Pubblicazione: Ufficio Stampa e Produzioni MP Distribuzione: Urban Dream di Mietto Elisa

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FREYA E LA MAGIA (CANZONE PER SABBA E LUNE PIENE)

FREYA E LA MAGIA (CANZONE PER SABBA E LUNE PIENE)

FREYA E LA MAGIA Sfiorando l'Alba nuova Sono qui seduto Tra le nuvole d'argento Ad ascoltare il cielo; Qui in cima alle montagne Balla il vento come un ballo E i petali nel vento Ruotando su se stessi Volan via sui verdi prati. Oh Freya Ti vedo in controluce Vestita di silenzio E avvolta di magia, Con la chioma d'oro,  Lo sguardo che risplende E i tuoi gatti blu. Oh Freya La tua essenza è nei cieli e nella Terra, Nel sussurro della Luna, Nella forma e nel colore, In tutto l'Universo In continuo divenire; Grazie a te l’intera vita è emersa, La tua forza eterna mai si è spenta E non avrà mai fine Finché il mondo esisterà, È la trasformazione, È l'energia sovrana, È l’energia sovrana.  Nello stregato cielo E per le vie del mondo Dagli orizzonti sempre nuovi  Nulla si distrugge, Tutto si trasforma in ogni istante, Ogni giorno è un foglio bianco, Ogni giorno è un foglio bianco. Oh Freya Volteggi su nel cielo In faccia all'avvenire, Dai luce ad ogni cosa E rialzi chi è caduto; Col tuo abbraccio eterno L’Universo vive il canto tuo Che permea la realtà, Che permea la realtà. Oh Freya Sei nel cuore di chi ancora crede di sogni,  Sulla via dei desideri Con gli Dei dentro se stessi, Giorno dopo giorno Ogni passo è una conquista,  Lasciamo spazio ai sogni, Lasciamo spazio ai sogni Che danzano con te E fioriranno i sogni Che nessuno ha visto mai E che nessuno ha mai sentito, Ci tingono la vita, Ci tingono la vita, Una vita piena, Questa è la magia, Non vi sembra vero? Non vi sembra vero? Oh Freya. Chiudo gli occhi e ti sento accanto a me, Ho voglia di volare, Di volare assieme a te E danzare tra le stelle.

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FRANGIPANI

La pianta di frangipani è originaria della America tropicale, si trova ai Caraibi, in Messico, in Perù, alle Hawaii dove è usata per fare ghirlande , Venezuela poi è stata esportata in Asia, Australia, in Italia si trova in Liguria, in Sicilia in particolare nel palermitano, in Sicilia è chiamata pomelia . A Creta è spontanea. Si presenta come arbusto o alberello, si può avere nel terreno o in vaso, ma anche come siepe e in certi posti è usata per delimitare confini. E’ a foglie cadute e in inverno le foglie cadono, i rami sono pochi e spessi, le foglie oblunghe di un verde brillante, i fiori si presentano a mazzi e sono profumatissimi. I colori più comuni sono bianco, giallino, crema, rosa, rosso, giallo. Ci sono anche fiori da colore sfumato. Le bacche sono grandi e velenose. Ci sono molte varietà. La fioritura è estiva. Di solito è usata come ornamento nei giardini privati e pubblici. E’ una pianta che ama il sole ma non a picco, non sopporta la umidità e il vento. Detesta il freddo intenso. Preferisce le località di mare per essere coltivata. Va concimata spesso con azoto liquido. Preferisce i terreni con sabbia e torba. Non vuole molta acqua e i ristagni. In estate va spruzzata con acqua. La semina avviene in tarda primavera. Sopporta la siccità. Può essere attaccata da insetti, acari, funghi, mosche bianche, ragni, ruggine specie nelle zone subtropicali. Produce un lattice bianco tossico per lo stomaco irritante per la pelle. Il nome frangipani deriva da un marchese italiano Muzio Frangipani, che nel sedicesimo secolo creò un profumo con i fiori. Poi in Francia seguendo il suo esempio si creò una crema di mandorle adatta per ripieni, fatta con mandorle amare. Di solito si aggiungeva burro, marmellata, crema pasticcera. La crema aromatica si sposava bene con la frutta, con rum e vaniglia. I dolci si conservano bene e sono di facile realizzazione. La farina di mandorle amare detta frangipani fu usata alla corte di Caterina dei Medici. Si prediligeva la pasta frolla, con aggiunta di rum e scorza di limone, le torte erano decorate con scaglie di mandorle. In Francia nel seicento si aggiunsero persino le mele per la realizzazione di crostate e torte ripiene.

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AdriaCo: “Sogno: Addio Re Roberto”

AdriaCo: “Sogno: Addio Re Roberto”

L’artista romano torna con il nuovo singolo tratto dall’album “Collezione di arretrati”, un viaggio onirico tra memoria, paure e rivelazioni «Mi svegliai nel cuore della notte, commosso ed emozionato: mi sembrava di aver capito qualcosa di estremamente importante sul mio passato. E c’era questa melodia, la colonna sonora del sogno.» AdriaCo Il nuovo singolo di AdriaCo, “Sogno: Addio Re Roberto”, è un ritorno a una pagina lontana, scritta nel 2013 e registrata per la prima volta nel 2016 in versione acustica. Oggi il brano trova la sua forma definitiva in una veste pop‑rock con un tocco vintage, realizzata insieme a Eulalia (Alessandro e Valerio Passi), con la batteria di Bernardino Ponzani e il mix di Marco Federico. La canzone nasce da un sogno rocambolesco: un giovane AdriaCo rincorre treni, aspettative e frammenti di sé, in un viaggio emotivo che mescola inquietudine e rivelazione. Quel sogno, analizzato anni dopo in terapia, ha riportato alla luce il misterioso “Roberto”, figura che emerge dai ricordi d’infanzia e diventa il cuore narrativo del brano. Il sound vintage sviluppato con i fratelli Passi ha evocato immediatamente l’immaginario dei videogiochi dell’infanzia. Da qui l’idea di realizzare un videoclip che fosse anche un gameplay, realizzato da Leonardo Madia, Giorgio Angiolella e Andrea Piccolo e disponibile gratuitamente su Itch. Nel gioco, AdriaCo corre senza sosta verso il suo obiettivo, affronta nemici, sale su un treno impazzito che lo rende apparentemente invincibile e ricostruisce il proprio passato attraverso l’incontro con il “padre di Roberto”. Un viaggio simbolico che lo porta a capire di non aver bisogno di treni o binari per affrontare paure e insicurezze. I sound effects, firmati da Emanuele Luigi Andolfi, sono stati creati rielaborando materiali estratti dalla canzone stessa. Le creature del gioco, in pixel art, sono tratte dalle illustrazioni originali del disco di Matteo Lucibello, in cui ogni mostro rappresenta un tema del mondo del cantautore.

GIOCA AL VIDEOGAME - ventricolodx.itch.io/sogno DICONO DEL DISCO «Disco che nel cuore sembra voler appartenere a questa famiglia rara di produzioni che al suono chiedono visioni ed emozioni tangibili, biografie personali che fluttuano come dentro le nebbie a velare le immagini. Sono ritorni e nuovi inizi ma anche il finale perfetto prima della trasformazione.» Exit Well «Un disco d’esordio dunque che non somiglia a una prima volta, sfoggia tantissima maturità anche e soprattutto nella produzione dei suoni e nel loro mix, una canzone pop d’autore che chiede accoglienza, abbandono e immersione.» Mei Web «È bello questo esordio del cantautore romano AdriaCo, ovvero Adriano Meliffi. A quanto pare i suoi cassetti in qualche modo hanno coccolato come preziosi appunti e tranci di queste scritture che ora soltanto trovano luce dentro una produzione magistrale e un titolo assai visionario e fascinoso.» IndieRoccia Adriano Meliffi, in arte AdriaCo, nasce a Roma nel 1990. La musica classica è stata una fonte di ispirazione, le sue canzoni infatti si allontanano spesso dalla forma convenzionale e dalle armonie più comuni nel pop. Nel corso degli anni ascolta artisti molto diversi tra loro, dal mondo alternative al mainstream e spaziando dal rock, al pop, al cantautorato italiano e internazionale, fino al progressive, al soul, all'elettronica e alla world music. Da questo background eterogeneo deriva uno stile eclettico e difficilmente classificabile. A 19 anni inizia a studiare canto moderno e fonda la band Chimestorm. A 24 anni, dopo una laurea in Scienze Naturali, intraprende il corso di diploma in canto al Saint Louis College of Music, approdando infine all'insegnamento in diverse scuole di musica romane. Negli anni di formazione, entra in diversi progetti tra cui i cori Le Mani Avanti e Flowing Chords e la rock band VEMM. Prende parte inoltre come corista a diverse produzioni, collaborando tra gli altri con Diodato, Roy Paci, Arisa, Beppe Vessicchio, Tullio De Piscopo, Shorty, Ainé, Noemi, Serena Brancale e Achille Lauro. Dopo essere stato selezionato due volte per aprire il raduno-concerto della cantante Elisa al Viper di Firenze (2012 e 2015), avvia il progetto solista, inizialmente chiamato ACo, cominciando a pubblicare online alcune demo e sperimentazioni, registrando voci e tastiere, campionando suoni e avvalendosi di volta in volta di collaboratori per completare gli arrangiamenti. Nel 2016 rilascia su YouTube la playlist ACo(ustic), registrata live presso il Village Recording Studio, che raccoglie l'esperienza di quegli anni in formazione acustica nei club di Roma e anticipa alcuni dei brani successivamente ripresentati in versione elettrica. Nel 2017, dopo l'anteprima live all'Auditorium Parco della Musica, esce il primo EP, chiamato (N), sempre registrato al Village Recording Studio, contenente sei brani originali, arrangiati con una nuova band e cantati insieme ad amici cantanti. Sono stati realizzati videoclip per i due singoli “Pure Feelings” e “Tempelhof”. Dal 2020, inizia a lavorare sul suo primo vero e proprio album, “Collezione di arretrati”, un lavoro fortemente autobiografico, che racconta l'evoluzione e la crescita avvenuta negli ultimi 10 anni, affrontando il tema dell'ansia e delle sfide che un giovane adulto affronta nel trovare il proprio posto nel mondo, tra università e progetti di vita, fino ai recenti cambiamenti, l'uscita dal nucleo familiare, il trasferimento a Garbatella e le difficoltà del progetto ACo. I numerosi stop legati alla pandemia e al rinnovo totale della formazione, offrono l'occasione per un “restyling” del progetto, che cambia nome in AdriaCo. Nel 2024 sono usciti diversi singoli come anticipazione dell'album, tra cui “Un’altra favola”, “Dire” e “Dall’altra parte del mare”. Il 31 ottobre 2025 arriva in radio “Mercato”, nuovo singolo estratto da “Collezione di arretrati” in uscita il 14 novembre 2025. Il 6 marzo 2026 arriva in radio il nuovo singolo “Close your eyes”, outtake del disco cantata in inglese, mentre l’ultimo singolo estratto dall’opera è “Sogno: Addio Re Roberto”, in radio dal 15 maggio.

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Monopolele, il festival di ukulele premiato come migliore al mondo: dal 28 maggio al 1° giugno

Monopolele, il festival di ukulele premiato come migliore al mondo: dal 28 maggio al 1° giugno

Dal 28 maggio al 1° giugno 2026, Monopoli torna ad accogliere un festival che in quattro edizioni ha già ottenuto un riconoscimento internazionale, richiamato pubblico da oltre venti Paesi e generato ricadute economiche dirette superiori ai 100 mila euro per edizione. Nato nel 2022 da un’idea di Mauro Minenna e Salvo McGraffio, il Monopolele – Mediterranean Ukulele Fest ha ricevuto nel 2025 agli Ukies — il riconoscimento più autorevole della comunità globale dell’ukulele — il premio della giuria come Best Festival mondiale. Un risultato che conferma la traiettoria sempre più solida di un appuntamento — sostenuto da Regione Puglia, Grandi Eventi 2026 e dal Comune di Monopoli — ormai capace di produrre attenzione mediatica, movimento turistico, permanenza sul territorio e una rete culturale che da Monopoli si estende ben oltre i confini italiani. I numeri aiutano a comprendere la portata del fenomeno meglio di qualsiasi definizione. Nelle ultime due edizioni, circa due terzi del pubblico è arrivato dall’estero, con presenze rilevate da Germania, Francia, Irlanda, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito, Stati Uniti, Australia e altri Paesi; la permanenza media dei visitatori stranieri supera le cinque notti, l’85% dichiara l’intenzione di tornare l’anno successivo, mentre il ritorno economico diretto generato dal festival nel 2024 e nel 2025 ha superato i 100 mila euro per edizione, distribuendosi tra strutture ricettive, ristorazione, service e fornitori del territorio. In una fase in cui la destagionalizzazione viene spesso richiamata solo in termini generici, Monopolele porta con sé un caso concreto, già leggibile nelle presenze e nelle ricadute locali. Il profilo del festival, però, oltre alla capacità di attirare turismo culturale internazionale in Puglia in un momento strategico per l’avvio della stagione estiva, si definisce soprattutto nel modo in cui ha saputo trasformare un immaginario considerato laterale, quasi marginale, in una piattaforma culturale definita, coerente e pubblicamente accessibile. Per cinque giorni la città vecchia di Monopoli, il porto antico, le chiese, i chiostri e gli spazi aperti diventano luoghi di concerti, workshop, performance spontanee e jam session notturne, in una formula che mantiene gratuito l’accesso agli eventi principali e che, proprio per questo, allarga il pubblico invece di selezionarlo per soglia economica. La scelta della gratuità, mai messa in discussione fin dalla prima edizione, appartiene alla struttura stessa del festival ed è uno dei tratti più riconoscibili di una manifestazione pensata per fare della partecipazione un elemento costitutivo. Sul piano artistico, il cartellone 2026 riunirà nomi di primo piano della scena internazionale. Daniel Ho (Hawaii), sei volte vincitore del Grammy Award, porterà a Monopoli una delle voci più autorevoli della tradizione hawaiana contemporanea; Gaute Søderholm (Norwegian Uke) è il primo musicista ad aver conseguito una laurea in musica folk norvegese con l’ukulele come strumento principale; la francese Jane For Tea unisce chanson e pop acustico con misura e personalità; il duo olandese Sage & Zaza crea un elegante dialogo tra jazz vintage e suggestioni hawaiane; il britannico Arlo Anwin lavora sul suono attraverso loop station e field recordings; il trio slovacco Paper Moon Trio, tutto al femminile, riporta in vita le armonie vocali degli anni Venti e Trenta con arrangiamenti originali. A questi si affiancano Four String Boy, la londinese Ukulele Ska Collective e la pluripremiata Erica Mou nel gran finale di Piazza XX Settembre. Una presenza di rilievo particolare attraversa la serie di concerti Sound Embraces in programma nel pomeriggio dal sabato al lunedì: quella del contrabbassista e compositore Paolo Damiani, figura centrale del jazz europeo, già direttore artistico dell’Orchestra Nazionale Francese di Jazz e tra i fondatori dell’Italian Instabile Orchestra, con collaborazioni che toccano Pat Metheny, Enrico Rava, Paolo Fresu e Cecil Taylor. Al Monopolele, Damiani porterà il suo contrabbasso in dialogo diretto con i virtuosi dell’ukulele in concerti che si annunciano come uno degli incontri più imprevedibili del festival. La distanza tra i due strumenti, e tra gli immaginari che portano con sé, è proprio il punto da cui questi incontri prendono forma. Il programma 2026 aggiunge a questa impostazione un elemento di rilievo ulteriore. Venerdì 29 maggio, al Sagrato della Cattedrale, circa cento giovani musicisti provenienti dagli istituti di Monopoli, Bari e Sulmona si esibiranno insieme all’orchestra giovanile cubana Son de Sol, che tornerà poi nel gran finale di Piazza XX Settembre accanto a Erica Mou e agli altri artisti della serata conclusiva. È uno dei passaggi più significativi dell’edizione 2026: un incontro che mette in relazione formazione, scambio culturale e dimensione pubblica della musica, in un tempo storico in cui i rapporti tra territori e comunità chiedono spesso di essere raccontati con meno astrazione e maggiore aderenza ai fatti. Lunedì pomeriggio, nella Chiesa di Sant’Angelo, il festival ospita “Specchi”, progetto di danza e ukulele con ragazzi e adulti con disabilità accompagnati da Daniel Ho. Il suo rilievo si coglie anche nel contesto che lo accoglie: un festival che presta gli strumenti nei workshop per principianti assoluti, che rende gli spazi pubblici luoghi di partecipazione e che mette professionisti e amatori nelle condizioni di condividere gli stessi momenti sonori. “Specchi” rende percepibile questa impostazione in forma immediata, con un forte impatto umano destinato a farsi ricordare ben oltre la cornice della cinque giorni. Alle serate principali si affianca una novità: quattro jam session notturne consecutive all’aperto, dal giovedì alla domenica, condotte da ensemble internazionali invitati: la Ukulele Big Band di Ankara, Ukulele Tuesday di Dublino e un gruppo proveniente da Galway. Una formula che gli organizzatori definiscono “una rarità assoluta nel panorama mondiale di settore”, che rafforza il carattere immersivo di un festival capace di vivere fino a notte inoltrata e di fare della città un organismo musicale continuo. Un elemento che distingue Monopolele da qualsiasi altro festival di settore sono le street performance: sei sessioni distribuite nelle tre giornate centrali del festival, in tre luoghi iconici del centro storico — Largo Garibaldi, Piazza Garibaldi, Largo Castello — in cui chi sale sul palco trova uno spazio amplificato e un pubblico che, di giorno in giorno, si allarga. Non un open mic tradizionale, ma una semina musicale continua che trasforma la città intera in palcoscenico e azzera la distanza tra chi suona e chi ascolta. Nei festival di ukulele, questo format esiste spesso in forma ridotta e marginale, ma a Monopoli diventa struttura portante del programma, con sei slot da novanta minuti che nei giorni del festival animano angoli della città che normalmente non ospitano musica amplificata. Anche la dimensione digitale contribuisce a confermare la portata raggiunta dalla rassegna. Attorno al festival si è consolidata in quattro anni una community internazionale attiva e fortemente organica, alimentata non soltanto dai canali ufficiali ma anche dalla partecipazione diretta degli artisti ospiti e delle community tematiche globali. La pagina Facebook supera i 12 mila follower, e i reels pubblicati negli ultimi mesi hanno totalizzato quasi un milione di visualizzazioni complessive, con il contenuto più visto oltre le 643 mila views. Per questo il Monopolele 2026 acquista una rilevanza che supera il perimetro del festival: perché da Monopoli prende forma un caso italiano in cui musica, apertura, reputazione internazionale e impatto sul territorio convergono in modo ormai troppo chiaro per essere ricondotto al solo calendario degli eventi.

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Coppie aperte, Wyylde: “Nord e Sud Italia vivono la gelosia in modo diverso”

Coppie aperte, Wyylde: “Nord e Sud Italia vivono la gelosia in modo diverso”

Secondo Wyylde Nord e Sud Italia vivono la gelosia in modo diverso: nelle grandi città si negozia, al Sud resta più legata a possesso e tradizione. La gelosia non sparisce nelle relazioni aperte. Cambia linguaggio, dinamiche e significato. È questo il quadro che emerge dall’analisi diffusa da Wyylde, il social network dedicato alla libertà relazionale e sessuale, che fotografa come anche nelle coppie non monogame consensuali continuino a esistere insicurezze, confronto emotivo e bisogno di rassicurazione. Secondo i dati raccolti dalla piattaforma, il 68% degli utenti dichiara infatti di aver provato gelosia anche all’interno di relazioni aperte. Una gelosia che però non ruota più soltanto attorno al tradimento o all’esclusività sessuale, ma si sposta su aspetti più sottili: il confronto con altri partner, la paura della sostituzione emotiva, la gestione del tempo e dell’attenzione nella coppia. Tra gli elementi più sensibili emerge anche il tema della trasparenza: oltre il 55% degli utenti afferma che conoscere troppi dettagli sulle esperienze esterne del partner può aumentare il disagio invece di ridurlo, evidenziando quanto sia delicato l’equilibrio tra sincerità e protezione emotiva. Uomini e donne vivono la gelosia in modo diverso Le differenze emergono anche sul piano emotivo e culturale. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Personality and Individual Differences nel 2020, basato su oltre 5.000 partecipanti, uomini e donne tendono a vivere la gelosia in modo diverso anche nelle relazioni non monogame consensuali. Le donne riportano mediamente livelli più elevati di gelosia emotiva e relazionale, legata soprattutto alla paura di perdere connessione affettiva con il partner. Gli uomini mostrano invece una maggiore sensibilità alla competizione sessuale e all’idea di esclusività erotica. Lo studio evidenzia però che nelle coppie aperte queste differenze tendono a ridursi grazie a comunicazione, negoziazione e definizione condivisa delle regole. Anche una meta-analisi pubblicata su Evolution and Human Behavior conferma questo schema: gli uomini reagiscono più intensamente all’infedeltà sessuale, mentre le donne risultano più vulnerabili alla perdita emotiva e relazionale. Italia divisa: Nord più aperto, Sud più legato al modello tradizionale In Italia, la gestione della gelosia continua a essere fortemente influenzata dal contesto culturale e territoriale. Gli studi sociologici sulla famiglia italiana — tra cui il lavoro del sociologo Giuseppe Micheli pubblicato sull’European Journal of Population — descrivono il Sud Italia come l’area in cui resiste maggiormente il modello della “famiglia forte”: relazioni più vincolanti, maggiore pressione sociale sulla coppia e una concezione dell’amore ancora molto legata all’esclusività e all’appartenenza reciproca. Le principali evidenze mostrano che nel Sud: • la gelosia viene più facilmente interpretata come prova d’amore o protezione; • il controllo sociale e familiare sulla coppia resta più elevato; • la libertà relazionale femminile continua a essere più stigmatizzata; • i modelli maschili tradizionali mantengono una forte componente identitaria. Al contrario, nelle grandi città del Nord — soprattutto Milano — si osservano modelli relazionali più individualizzati, minore pressione comunitaria e una crescente apertura verso coppie aperte, poliamore e sessualità non esclusiva. Secondo studi sulle reti sociali urbane italiane pubblicati su arXiv e secondo quanto emerge dalle community italiane dedicate alla non monogamia consensuale, nei contesti metropolitani aumenta infatti la separazione tra amore, sessualità e possesso emotivo, mentre nel Sud permane una cultura della coppia più tradizionale, spesso associata a gelosia, controllo e possessività. La gelosia non dipende dal tipo di relazione Le ricerche più recenti confermano però un elemento centrale: la gelosia non è necessariamente più intensa nelle relazioni non monogame rispetto a quelle monogame. Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Sexes dai ricercatori dell’Università di Oviedo, che ha confrontato relazioni monogame e non monogame consensuali, non ha rilevato differenze significative nei livelli di gelosia tra i due gruppi. Le persone coinvolte in relazioni aperte riportano invece maggiore capacità di negoziazione, maggiore consenso relazionale e una gestione più esplicita dei conflitti. Anche una meta-analisi internazionale che ha aggregato 35 studi e oltre 24.000 partecipanti conferma lo stesso quadro: la soddisfazione relazionale non dipende dalla forma della relazione, ma dalla qualità della comunicazione, dalla chiarezza degli accordi e dalla connessione emotiva. La nuova generazione separa amore, desiderio e possesso Secondo Wyylde, le trasformazioni più evidenti riguardano soprattutto giovani adulti, professionisti urbani e utenti delle piattaforme dedicate all’open-minded dating, sempre più orientati a distinguere amore, desiderio e possesso. In questo contesto la gelosia viene riletta non come un fallimento della coppia, ma come un segnale utile da comprendere e gestire attraverso il dialogo. “Non abbiamo smesso di essere gelosi, abbiamo imparato a dircelo”: è una delle riflessioni che ricorre più spesso tra le testimonianze raccolte dalla community. Relazioni aperte: la fiducia nasce dagli accordi Secondo la piattaforma, le esperienze più stabili mostrano che la fiducia non nasce dall’assenza di altri legami, ma dalla coerenza tra accordi e comportamenti. Nelle relazioni aperte, spiegano gli utenti, diventano centrali: • la definizione di confini chiari e rinegoziabili; • la gestione del tempo di coppia; • la scelta condivisa di cosa raccontare e cosa mantenere privato; • la presenza di rituali e momenti dedicati alla relazione principale. Il punto, quindi, non sarebbe scegliere tra monogamia o non monogamia, ma costruire modalità relazionali sostenibili, esplicite e coerenti con i bisogni della coppia. Per Wyylde, il tema della gelosia resta centrale anche nelle relazioni aperte, ma viene affrontato sempre più come un elemento da comprendere e negoziare, piuttosto che come un limite invalicabile della coppia. wyylde.com/it-it

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Relazioni diplomatiche tra Ungheria e Italia

Relazioni diplomatiche tra Ungheria e Italia

È stato un momento di grande valore culturale e diplomatico, che ha rafforzato i legami tra Italia e Ungheria quanto è emerso nel corso del convegno che si è svolto presso la prestigiosa sede dell’Università Nazionale del Servizio Pubblico “Ludovika” di Budapest. Il seminario, organizzato dall’Associazione “Dante Alighieri” della capitale magiara, in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia di Budapest, l’Istituto Italiano di Cultura di Budapest e l’Università Nazionale del Servizio Pubblico “Ludovika”. La giornata si è aperta con i saluti ufficiali di Pier Paolo Pigozzi, Vice Rettore dell’Università Nazionale per il Servizio Pubblico “Ludovika”, dell’Ambasciatore d’Italia in Ungheria S.E. Giuseppe Scognamiglio, di Edit Császi, Presidente dell’Associazione “Dante Alighieri” di Budapest e di Roberto Massucco, Presidente di Confindustria Ungheria. La moderazione dei lavori è stata affidata alla Prof.ssa Anna Molnár, Capodipartimento di Relazioni Internazionali dell’Università Nazionale per il Servizio Pubblico “Ludovika” e segretario dell’Associazione “Dante Alighieri” di Budapest.Tredici relatori provenienti da istituzioni accademiche e culturali italiane e ungheresi si sono alternati nel corso delle due sessioni tenutosi nell’importante location culturale, affrontando temi che spaziano dalla diplomazia rinascimentale alla cooperazione culturale contemporanea, tra i quali Gianni Aiello, Presidente del Circolo Culturale “L’Agorà” e del Centro studi italo-ungherese “Árpád”, che ha trattato il tema “Echi rivoluzionari nei carteggi archivistici 1956-2026”. L’intervenuto, nel corso del suo intervento, supportato da slide documentali, ha analizzato svariati documenti del periodo storico in argomento, illustrando all’uditorio della capitale magiara i risultati delle predette ricerche archivistiche che peraltro sono in continuo aggiornamento. Nel corso della conferenza sono emerse diverse cifre a riguardo la tradizione e l’evoluzione dei rapporti secolari tra i due Paesi seguendo un approccio multidisciplinare che ha toccato temi come la storia, la diplomazia, l’economia e la cultura. LINK VIDEO

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L'Abruzzo nella IAI (Iniziativa Adriatico Ionica) – L'Oleificio Andreassi di Poggiofiorito

I giornalisti e i comunicatori di Borghi d'Europa hanno inserito l'Oleificio Andreassi nel progetto L'Europa delle scienze e della cultura (Patrocinio IAI-Iniziativa adriatico ionica, Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale nella regione adriatico ionica). L'incontro con il comm. Matteo Andreassi all'Oasi La Brussa in Caorle (Ve), in occasione di VinoCalciando, ha ribadito una scelta che Borghi d'Europa aveva maturato fin dal 2015. Poggiofiorito è un comune italiano di 798 abitanti della provincia di Chieti in Abruzzo. Fa parte dell'Unione dei comuni della Marrucina. I giornalisti e i comunicatori di Borghi d'Europa lo hanno conosciuto grazie alle degustazioni dell'olio e del vino dell 'Oleificio Andreassi e lo hanno così inserito nella rete dei Borghi del Gusto. Matteo Andreassi,Mastro Oleario, sarà presente alla edizione del 25 maggio di VinoCalciando a Caorle, presso la Trattoria Agli Alberoni, della serata di degustazione e prodotti enogastronomici. L'evento nasce ad Udine da una idea di tre amici Dante Mauro e Claudio, di voler giocare una partita a calcio (cuochi contro camerieri) e degustare ottimi vini e prodotti a fine match. VinoCalciando oggi conserva il nome (nato dopo una serata eroica a Fagagna), ma sopratutto lo spirito. La serata di degustazione viene rinnovata di anno in anno e parte del ricavato è sempre devoluto in beneficenza. L'incontro di Caorle servirà anche a raccontare l'inserimento dell'Oleificio Andreassi nella rete di iniziative giornalistiche che accompagnano dal 1° giugno il turno di Presidenza italiana alla IAI (Iniziativa adriatico ionica, Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale nella regione adriatico ionica). Nel giugno del 2025 Borghi d'Europa aveva inserito l'Azienda di Poggiofiorito all'interno delle manifestazioni che avevano ricordato il 25° della nascita della IAI, a giugno 2026 inizierà il Percorso informativo che coprirà dieci Paesi Europei e diverse regioni italiane sulle qualità dell'olio abruzzese. Accanto alla produzione di ottimo olio, il comm. Matteo Andreassi ha unito la produzione di vino. E' nata così Fattoria Andreassi, grazie all'acquisizione di cinque ettari, salvati da una sicura perdita d'identità. 'Volti di un territorio' recita la linea dei vini MUSA : due IGT,Pecorino Terre di Chietie Passerina Terre di Chieti e due DOC (rossi), il Montepulciano d'Abruzzo e il Cavaliere, Montepulciano d'Abruzzo Riserva. " Il Pecorino Terra di Chieti – osserva Alessio Dalla Barba, giornalista e sommlier AIS di Milano-, ha un colore giallo paglierino con riflessi verdognoli. Risulta al naso intenso, con note di frutta a polpa bianca/gialla (pesca e albicocca) e più tropicali come mango e kiwi, sentori minerali. Denota una grande freschezza, che si trova al palato, sapido e piacevole ma possiede un buon potenziale evolutivo : perfetto con molluschi e crostacei o con un cous cous con pesce e verdure in ottica estiva" Postato 1 hour ago

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Primo Ciak per il corto Made in Sicily

Primo Ciak per il corto Made in Sicily

Il progetto celebra la cucina italiana patrimonio culturale immateriale dell'umanità UNESCO Si è svolta a Palermo, nel Palazzo dei Crociferi, gentilmente concesso dall'assessorato al centro storico, la prima scena del cortometraggio "Made in Sicily". Il corto vuole celebrare la Sicilia regione della gastronomia 2025 e la cucina italiana ufficialmente proclamata patrimonio culturale immateriale dell'umanità UNESCO. "Made in Sicily" è anche un progetto per sensibilizzare le nuove generazioni sul problema della corretta alimentazione e sui pericoli che possono derivare da conservanti, coloranti, emulsionanti, additivi chimici, acrilammide, PFAS, e cibi ultra processati. La soluzione è naturalmente tornare alle origini e mangiare i piatti tradizionali siciliani e italiani . La regia è di Fabrizio Dia, che si avvale per la realizzazione del progetto di un solido staff tecnico. Direttore della fotografia Sergio Fiorito, sceneggiatura Gabriele Dia, Stylist Kiara Ferretta, aiuto regia Camillo Spoto, assistente alla regia Marco Ermani, trucco cinematografico Marzia Castana, location manager Carlo Muraglia, ciacchista Andrea Conti, dronista Giovanni Nicolosi, consulente per la qualità e sicurezza alimentare Maria Elena Ristuccia e Giuseppe Ciriminna alla presa diretta. Il corto è un progetto corale che coinvolge 50 attori, fra i quali quattro protagonisti, Vito La Grassa noto al pubblico per "Squadra Antimafia" e "Uomini e donne", Sophia Pagliaro vincitrice del titolo nazionale Miss Venere 2025, e gli attori emergenti Rita Bucchieri e Carlo Muraglia. La produzione è dell'associazione Digital H.M. e a maggio 2026 è prevista la presentazione al cinema.

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Diradamento e caduta dei capelli: le nuove soluzioni cosmetiche innovative

Diradamento e caduta dei capelli: le nuove soluzioni cosmetiche innovative

Il diradamento e la caduta dei capelli sono condizioni molto diffuse negli uomini, ma anche tra le donne. Stress, fattori ormonali, predisposizione genetica e squilibri del cuoio capelluto possono influire sulla vitalità dei follicoli e sulla qualità del fusto. Negli ultimi anni la ricerca in ambito tricologico ha compiuto passi avanti significativi, portando allo sviluppo di trattamenti rigenerativi e formule cosmetiche innovative che lavorano in modo mirato sull’ambiente del cuoio capelluto. Quando si parla di ricrescita, è fondamentale distinguere tra: trattamenti medici rigenerativi eseguiti in clinica soluzioni cosmetiche avanzate a base di cellule staminali vegetali e attivi biotecnologici Entrambi gli approcci mirano a sostenere i follicoli ancora attivi, ma con modalità, tempi e costi differenti. Capelli e medicina rigenerativa: come funzionano i trattamenti clinici In ambito medico, i protocolli di medicina rigenerativa utilizzano cellule autologhe (provenienti dallo stesso paziente) o concentrati ricchi di fattori di crescita per stimolare i follicoli indeboliti. Il trattamento è ambulatoriale: Si effettua un prelievo (sangue o tessuto adiposo). Il materiale viene processato. Si procede con microiniezioni nel cuoio capelluto. L’obiettivo è migliorare la qualità dei capelli nelle zone diradate e favorire condizioni più favorevoli alla crescita. I risultati non sono immediati: i primi segnali possono comparire dopo alcune settimane, mentre i miglioramenti più evidenti si osservano generalmente tra i 3 e i 6 mesi, con protocolli che prevedono richiami periodici. Questi trattamenti sono indicati soprattutto nei casi di: -alopecia androgenetica iniziale -diradamento diffuso -mantenimento post-trapianto -caduta legata a stress o squilibri temporanei Il costo varia in base alla tecnica e alla struttura, con un prezzo per seduta che può andare indicativamente da 600 a oltre 2.000 euro. L’alternativa cosmetica: cellule staminali vegetali e attivi tricogeni Accanto all’approccio clinico, la cosmetica avanzata ha sviluppato soluzioni a base di cellule staminali vegetali e complessi biotecnologici. È importante chiarire che le cellule staminali per capelli di origine vegetale utilizzate nei trattamenti cosmetici non sono cellule vive, ma estratti attivi capaci di imitare i segnali di rinnovamento cellulare e sostenere il cuoio capelluto nel tempo. Le formulazioni più evolute puntano a: -rafforzare i capelli esistenti -aumentare lo spessore del fusto -rallentare la caduta -migliorare l’equilibrio del cuoio capelluto L’azione è progressiva e legata alla costanza d’uso. I benefici si osservano soprattutto in termini di: -maggiore forza e resistenza -capelli più corposi -riduzione della caduta stagionale -miglioramento della qualità generale del cuoio capelluto Risultati e aspettative: cosa è realistico aspettarsi Quando si parla di ricrescita, è fondamentale avere aspettative corrette. -I trattamenti clinici possono offrire risultati più evidenti nel medio periodo, soprattutto quando i follicoli sono ancora attivi. -Le soluzioni cosmetiche lavorano in modo graduale e costante, migliorando nel tempo qualità, forza e densità percepita. In entrambi i casi, la condizione iniziale del cuoio capelluto e la tempestività dell’intervento sono fattori determinanti. I benefici sono generalmente più evidenti nelle fasi iniziali o moderate del diradamento, quando i follicoli non sono completamente atrofizzati. Le Novità tutte italiane introdotte da Hilaria Cosmetics Tra le realtà italiane che hanno investito nella ricerca cosmetica rigenerativa si distingue Hilaria Cosmetics, brand specializzato in trattamenti anticaduta formulati con cellule staminali vegetali, estratti bioplacentari, attivi epigenetici e complessi tricogeni. L’obiettivo delle formulazioni è creare un ambiente ottimale per i follicoli ancora attivi, sostenendo: -microcircolo del cuoio capelluto -equilibrio cutaneo -ispessimento del capello -vitalità e densità nel tempo La linea comprende: -Lozione anticaduta a base di cellule staminali vegetali -Shampoo Detox per la ricrescita -Balsamo anticaduta -Integratore alla mela Annurca Tutte le formule sono 100% naturali e pensate per un utilizzo quotidiano, integrabile facilmente nella propria routine. A chi sono indicati questi trattamenti? Sia uomini che donne possono beneficiare di un approccio mirato alla salute del cuoio capelluto. -Negli uomini, i trattamenti sono spesso scelti per contrastare l’alopecia androgenetica e mantenere i risultati dopo un trapianto. -Nelle donne, sono particolarmente indicati nei casi di diradamento diffuso, squilibri ormonali o caduta legata a periodi di stress. La scelta tra trattamento clinico e soluzione cosmetica dipende da: -stadio del diradamento -budget disponibile -preferenza per un approccio invasivo o topico -obiettivi personali Supportare la ricrescita in modo consapevole Oggi la ricerca offre strumenti concreti per intervenire sul diradamento in modo sempre più mirato. La combinazione tra innovazione scientifica e cosmetica biotecnologica permette di costruire percorsi personalizzati, intervenendo tempestivamente nella routine quotidiana con un risparmio di lungo termine sui trattamenti clinici. Intervenire precocemente, sostenere i follicoli ancora attivi e mantenere costanza nel trattamento, sono le chiavi per accompagnare il naturale ciclo di crescita del capello e favorire un aspetto più pieno, forte e vitale nel tempo.

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