101

 

Emozioni, musica e tradizione: non perdetevi "Se chiamava Rugantino" a Velletri

Emozioni, musica e tradizione: non perdetevi "Se chiamava Rugantino" a Velletri

A teatro l’audace sequel del capolavoro romano: Nadia Rinaldi ed Eleonora Cecere protagoniste di "Se chiamava Rugantino" Cosa accade quando il sipario cala sulla tragica morte di Rugantino e la leggenda sembra conclusa? A raccogliere una delle sfide teatrali più ambiziose degli ultimi decenni è Luigi Galdiero, autore e regista che firma "Se chiamava Rugantino", una nuova commedia musicale che non si limita a omaggiare la tradizione, ma osa concepirne il seguito ideale, trasformando la memoria in un racconto inedito, vibrante e di profonda forza morale. Al centro della scena due interpreti d'eccezione del panorama teatrale italiano: Nadia Rinaldi, che veste con intensità e temperamento i panni di Rosetta, ed Eleonora Cecere, straordinaria protagonista nel ruolo di Bice. Accanto a loro un cast affiatato composto da Nico di Barnaba, Valentina Galdì, Emanuele Simeoli, Christian Pontecorvi, Edoardo Simeoli, Alessandra Mandatori e Antonio Petrilli, arricchito dalle coreografie dinamiche di Mirko Guastatore. La trama: l'eredità nascosta di Campo Vaccino La vicenda prende le mosse da un presupposto drammatico e potente: quella celebre notte a Campo Vaccino tra Rosetta e Rugantino non è rimasta solo un ricordo, ma ha generato un figlio, Fosco. Rugantino è salito sul patibolo senza mai sapere di essere padre, lasciando una ferita aperta che attraversa gli anni fino alla generazione successiva. Se Rosetta e lo storico Mastro Titta (Emanuele Simeoli) rappresentano il ponte vivo con il passato, il vero cuore pulsante dell'opera si sposta sulla figura di Bice (Eleonora Cecere). Bice è la figlia di Zazza Panella (Nico di Barnaba), detto "L'Arcibullo", l'uomo che condanna a morte proprio Fosco. In un atto di suprema ribellione etica e civile contro l'ingiustizia paterna, la donna decide di unirsi in matrimonio con il giovane in articulo mortis. Non un mero gesto romantico, ma una deliberata rottura della catena del potere e della violenza. Perché non perdere lo spettacolo: i punti di forza Oltre il folklore: La romanità messa in scena da Galdiero rifugge la macchietta. È dialetto autentico, saggezza popolare, dignità e fierezza di fronte alla sventura. Il riscatto al femminile: Bice incarna la donna che rifiuta di subire in silenzio, diventando simbolo di consapevolezza e resistenza civile contro i soprusi. Un conflitto generazionale e morale: La contrapposizione non è più soltanto amorosa, ma mette in discussione la trasmissione dei valori e il coraggio di dissociarsi dalle colpe dei padri. Grande impatto visivo e musicale: Le coreografie di Mirko Guastatore e l'abile regia di Galdiero fondono il ritmo del moderno musical con la tradizione della commedia romanesca. "Se chiamava Rugantino" non è solo il proseguimento di un mito, ma uno spettacolo necessario: racconta come l'anima verace di Roma sappia evolversi, resistere e scegliere da che parte stare. Un appuntamento imperdibile per chi ama il grande teatro musicale e le storie capaci di toccare il cuore e la coscienza. La leggenda continua a vivere sul palco del Teatro Ambra di Velletri! Ars Nova presenta: 'Se chiamava Rugantino'. Sabato 10 ottobre alle 21:00 e domenica 11 ottobre alle 18:30. Il mito, la musica e il cuore di Roma in uno spettacolo imperdibile. Articolo: Dott.ssa Mietto Elisa Dirigente del servizio: Dott. Salvo De Vita Supervisore e Resp. Pubblicazione: Ufficio Stampa e Produzioni MP Distribuzione: Urban Dream di Mietto Elisa

Leggi tutto

 

Izine: “Musica sostenibile”

Izine: “Musica sostenibile”

Il disco d’esordio del cantautore emiliano: dieci canzoni che raccontano il presente attraverso ambiente, social media e vita quotidiana, in un progetto che trasforma la sostenibilità in una pratica concreta. «Durante la scrittura di questo disco mi sono accorto che le canzoni ruotano tutte attorno allo stesso concetto. La sostenibilità non riguarda soltanto l'ambiente, ma anche il modo in cui viviamo, lavoriamo, consumiamo e interpretiamo il nostro passaggio su questa terra. Per questo ho deciso di intitolarlo “Musica sostenibile”: credo che la musica possa raccontare il presente e invitare alla riflessione» Izine "Musica sostenibile" è il primo album del cantautore emiliano Izine e raccoglie dieci brani accomunati da uno sguardo rivolto alle trasformazioni della società contemporanea. Le canzoni affrontano temi diversi ma collegati tra loro: il rapporto con l'ambiente, la sovraesposizione sui social media, l'attenzione crescente verso l'apparire, la costruzione di identità idealizzate e il ruolo sempre più centrale dell'intelligenza artificiale nella vita quotidiana. Nel disco trovano spazio anche riflessioni più personali. Ci sono i ricordi di una generazione cresciuta negli anni Novanta, il racconto di legami capaci di lasciare un segno duraturo e domande che riguardano le scelte che facciamo o che continuiamo a rimandare. Ne emerge una fotografia del presente che alterna osservazione sociale e vissuto personale. Il concetto di sostenibilità che dà il titolo all'album non si ferma però ai testi. Per la realizzazione della versione fisica del disco, Izine ha scelto di affidarsi a Il Vinilificio di Bologna, utilizzando vinili eco realizzati con materiale riciclato, senza plastica e con imballaggi esclusivamente in cartone. Il ritiro delle copie è stato effettuato in bicicletta, percorrendo il tragitto tra Reggio Emilia e Bologna senza ricorrere a spedizioni e senza emissioni legate al trasporto. La stessa filosofia accompagnerà il tour autunnale del disco. Izine raggiungerà in bicicletta le diverse tappe del percorso live, trasformando la promozione dell'album in un'estensione concreta dei temi affrontati nelle canzoni. TRACK BY TRACK Apologia della terra – il giornale radio ideale che la Terra vorrebbe ascoltare. Pianeta B – una riflessione sul rapporto tra essere umano e natura. Un invito a rallentare e a ritrovare uno spazio personale lontano dalle continue distrazioni del presente. L’importante è essere belli – una canzone che affronta l'ossessione contemporanea per l'immagine, l'estetica e la ricerca della perfezione. Maledetta IA – uno sguardo sul ruolo sempre più centrale dell'intelligenza artificiale nelle nostre vite, tra diffidenza, entusiasmo e dipendenza tecnologica. L’uomo dell’anno – il racconto di una società in cui l'esposizione sui social e la ricerca del successo tendono a diventare misura del valore personale. Aurora boreale – un brano dedicato a quei rapporti umani che riescono a illuminare la vita come uno degli spettacoli più affascinanti della natura. Classe 85 – una fotografia generazionale che guarda agli anni Novanta con affetto e desiderio di trasmetterne il ricordo alle nuove generazioni. Dinosauri – una riflessione sul rischio di vivere rivolti al passato invece di affrontare i cambiamenti del presente. Stare fermi e scalare un vulcano – una canzone sulle decisioni rimandate, sulle possibilità non colte e sulle vite che immaginiamo senza trovare il coraggio di viverle. Fuori – un brano dedicato a chi vive la musica lontano dalle logiche del mainstream e continua a seguire il proprio percorso con coerenza e convinzione. "Musica sostenibile" è scritto da Izine e prodotto insieme a Michele Guberti, che si è occupato anche di mix e mastering presso Magiari Sound Factory di Ferrara. Al progetto partecipano Fabrizio De Nadai alla tromba e Davide Bazzini al trombone. La fotografia di copertina è firmata da Ilaria Passiatore. Per la realizzazione del disco non è stata utilizzata intelligenza artificiale. Nato a Parma e residente a Reggio Emilia, Izine è laureato in musica all’Alma Mater di Bologna e diplomato in canto moderno al Modern Music Institute. Suona chitarra e pianoforte e negli anni ha portato la sua musica in Italia e all’estero (Regno Unito, Francia, Svizzera, Ungheria), condividendo il palco con artisti come Sick Tamburo, Modena City Ramblers, Bluebeaters, Punkreas, Samuel (Subsonica) e Persiana Jones. Nel 2024 pubblica l’EP “Fuori dal Mainstream”, registrato negli studi ferraresi di Manuele Fusaroli e prodotto da Michele Guberti per Alka Records, ottenendo un riscontro positivo tra pubblico e addetti ai lavori. Parallelamente porta avanti un percor, so discografico attivo da anni, con diversi album pubblicati insieme a varie formazioni. È inoltre voce e frontman della band ska The Troublemakers. Da tempo sostiene le campagne di Music Declares Emergency, portando sul palco e fuori dal palco una sensibilità legata all’ecologia, alla responsabilità individuale e alla possibilità di immaginare un modo diverso di vivere e creare. Il 13 marzo esce “Maledetta IA” seguito il 5 giugno da “L’uomo dell’anno”. L’11 settembre arriva “Pianeta B”, ultima anticipazione del suo primo album solista “Musica sostenibile”, in uscita il 25 settembre 2026. Il progetto raccoglie la sua visione artistica e personale che si traduce anche in scelte concrete: per la stampa del vinile del disco, Izine ha scelto un supporto 100% riciclato, privo di plastica e confezionato solo in cartone. Anche il ritiro è avvenuto a impatto zero: 84 km in bicicletta, da Reggio Emilia a Bologna. In autunno partirà il tour promozionale dell’album, una serie di date nel nord Italia che l’artista raggiungerà sempre ed esclusivamente in bicicletta, portando avanti la sua idea di musica come gesto responsabile. BICI TOUR 25.09 - Oca Morta (Release Party) / Parma 03.10 - MEI / Faenza 08.10 - Dimora Caffè / Reggio Emilia 27.10 - Radiabo Showcase / Bologna 27.11 - Coop Infrangibile / Piacenza CONTATTI E SOCIAL instagram.com/izinemusic open.spotify.com/intl-it/artist/7IcTHwVoSF2KfYseTt4ZtS?si=wZQZ4rpOQ-ONg80nAeUdAA

Leggi tutto

 

ALBANO

Nella biografia del cantante Albano si parte dalla formazione, dalla descrizione della infanzia e adolescenza vissuti nella sua terra dove il paese era solo una grande famiglia al cui interno avvenivano aiuti, baratti, appoggi, incontri, amicizie, amori. Anche le vacanze al mare erano un fatto corale, uno spostamento di gruppi di giovani, di nuclei familiari. La solidarietà era un dato di fatto. Gli insegnamenti principali li ha avuti dal padre un uomo dignitoso e leale. Il suo desiderio di evasione era nato solo per la volontà di imporsi con il canto anche se nel paese la povertà era evidente e molti bevevano vino per dimenticare i problemi, ma nella povertà si aguzza l’ingegno e si forma il carattere tenace. I primi successi lo portano ad avere molti amici. Nel suo sogno di riscatto aveva deciso di andare a Milano dove faceva anche il cameriere e viveva in alloggi di fortuna . La sua è già una volontà di adulto. A Milano subiva offese, esclusioni ma non si sentiva toccato, era deriso per la sua provenienza dal sud per gli occhiali che indossava. I soldi guadagnati li inviava a casa. La conoscenza con Celentano gli apriva un mondo di occasioni. Il successo arrivava con la canzone del 1967 nel sole. Utile era la amicizia con Detto Mariano. Il suo paese era in visibilio per il suo successo strepitoso. Le critiche servirono per la sua maturazione, per capire che la notorietà ha le sue responsabilità. A un certo punto si rendeva conto di non avere nessun appoggio, nessuna organizzazione alle spalle. Gli si richiedeva di schierarsi anche politicamente e non facendolo era finito per essere messo da parte. Questo è uno dei più grandi difetti della Italia dove si affossano talenti e si prediligono persone schierate anche se non eccellenti. Per fortuna che lui decise di esibirsi all’estero in cui ottenne uno straordinario successo di pubblico e di critica fino a cantare davanti ai grandi della terra governanti e non. Il pubblico andava in delirio e ci furono pure fan scatenati e persone intenzionate a truffarlo. Lui però aveva mantenuto fede ai suoi principi e si era concentrato sul rispetto del pubblico. All’estero non c’erano correnti, divisioni di partiti, lotte di potere, invidie e gelosie tutto scorreva più liscio. Poi arrivarono i successi di san Remo, l’esibizione davanti allo scià di Persia, gli impegni sociali . In Italia facevano carriera solo quelli che stavano con il potere, lui era emarginato. Questo purtroppo è un vizio tutto italiano e nazionale, altrove si respira aria fresca. Assetato di novità aveva fatto pure delle incursioni nella lirica scatenando invidie . In Italia bisognava essere solo in linea con le idee imperanti. Chi aveva un protettore otteneva vantaggi più degli altri. Questo fenomeno e sistema vige in molti campi e ambiti lavorativi italiani dove chi ha talento ed è solo rimane indietro e gli altri magari mediocri avanzano. In Italia la libertà di espressione è manipolata. Lui però aveva la stima di milioni di persone ed era questo quello che contava di più. I fatti parlavano da soli. Il suo è stato sempre un cammino coerente con il suo carattere ed ha sempre evitato la vita prettamente mondana a vantaggio di quella semplice. La sua è stata una vita moderata lontana dagli eccessi. Il lavoro gli ha permesso di viaggiare sua grande passione, per lui il viaggio può essere una interessante terapia. La vita gli ha insegnato a godere dei piccoli momenti di gioia pura. Il destino gli ha insegnato a non arrendersi, Il successo non ha cambiato il suo cuore e i suoi sentimenti umano

Leggi tutto

 

Riesi incanta tra moda e talento nella selezione Miss Venere per la Sicilia Centrale

Riesi incanta tra moda e talento nella selezione Miss Venere per la Sicilia Centrale

Riesi 25 settembre 2026 – Il mondo della moda, dello spettacolo e della bellezza ha regalato a Riesi, una notte memorabile, unendo il fascino dei grandi concorsi nazionali alle eccellenze e alle storie più autentiche del territorio. Venerdì 25 settembre, si è tenuta nella splendida cornice del Lounge Vasta, la selezione ufficiale per l'accesso alla Finale Nazionale di Miss Venere 2026, che si terrà a Palermo il 18 ottobre 2026 al De Seta dei cantieri culturali alla Zisa, polo culturale di Palermo. ​A suggellare il prestigio della kermesse è stata la presenza d'eccezione del Patron del concorso Fabrizio Dia, che ha seguito da vicino tutte le fasi della manifestazione insieme a miss Venere 2024 Serena Bommarito, Miss Venere in carica Sophia Pagliaro e Sabrina Ottobre membro della presidenza nazionale. La serata ha offerto un mix perfetto di spettacolo e forti emozioni. Tra i momenti più toccanti e significativi è stato il defilé della modella Monica Ciocan, che ha sfilato con straordinaria grazia portando sul palco un messaggio di speranza, forza e rinascita dopo aver sconfitto il tumore al seno, strappando i lunghi e commossi applausi della platea. Il palinsesto della moda si è poi arricchito con il raffinato defilé di abiti da cerimonia e sposa firmato dall'Atelier dei Fratelli Sciarrino di Riesi, le cui creazioni sartoriali hanno esaltato la classe e la tradizione artigianale locale. ​Tutti i Vincitori e le Corone di Tappa ​Categoria Miss Mascotte: trionfo per Ludovica Morgana 2 anni e mezzo di Mazzarino. ​Categoria Miss Baby, la vittoria è andata in Exequo a Maraya Raimondi 3 anni di Mazzarino e Aysha Incaudo 3 anni di Villarosa. ​Categoria Miss Junior: Miss Città di Riesi Junior 2026: il gradino più alto del podio in ex aequo va Maëlys Raimondi 8 anni di Mazzarino e a Morena Milia 6 anni di Pietraperzia. ​Categoria Miss Teenager: il Titolo va in Ex aequo a Elena Giannuzzo 14anni e Maria Giannuzzo 11 anni, entrambe di Mazzarino. ​Categoria Miss Città di Riesi: il titolo è stato assegnato a Dalia Licata ventenne di Licata (AG). ​Sezione Maschile: successo per i giovanissimi fratelli di Sommatino, con Liam Asaro titolo di Mister Baby Città di Riesi e Natan Asaro Mister Junior Città di Riesi. ​Riconoscimenti Speciali: a Maëlys Raimondi che vince oltre il titolo di Miss Junior Città di Riesi 2026 il titolo Miss Sicilia Junior 2026, e alla piccola Maraya Raimondi che ha conquistato i titoli di Miss Baby Sicilia 2026 e Miss Baby Città di Riesi 2026. Inoltre, Debora Margiotta di Riesi è stata insignita del titolo di Miss Fotogenia, selezionata direttamente dal fotografo ufficiale della serata, Paolo Sciacca, che ha regalato un esclusivo shooting fotografico. Ammessi in finale nazionale anche Salvatore Calcagno, Francesco Coniglio, Alisya Calcagno e Alyssa Scalzo, Liliana Giada Cinquegrani, Jasmine Loussaief, Aurora Galanti, Noemi Farchica, Ileana Inguanta e Rosa Cusenza. ​Il successo della manifestazione è stato reso possibile anche grazie al supporto tecnico e logistico, tra cui Filippo Barrile e Aldo Raimondi direttore artistico, il service curato da Gaetano Bonanno, e alle riprese televisive di canale 97, che hanno immortalato un evento destinato a rimanere nel cuore del pubblico.

Leggi tutto

 

Giudicata, fraintesa, etichettata: Syelune Vorne trasforma tutto in una canzone

Giudicata, fraintesa, etichettata: Syelune Vorne trasforma tutto in una canzone

Debole. Matta. Persino “bestia”. Ci sono parole che raccontano una persona e parole che finiscono per sostituirsi a lei. Syelune Vorne, cantautrice cubana naturalizzata italiana, racconta di averle sentite su di sé, insieme ad altre definizioni nelle quali non si è mai riconosciuta. Etichette nate anche dal modo in cui gentilezza ed educazione sono state talvolta interpretate come fragilità, fino a produrre una distanza sempre più marcata tra ciò che sentiva di essere e ciò che altri avevano deciso di vedere. “Confundieron (Oye mi voz)”, il suo nuovo singolo, parte proprio dal bisogno di trasformare questa esperienza in musica, parlando a tutte le persone che almeno una volta si sono sentite definite dagli altri prima ancora di riuscire a raccontarsi con la propria voce. Non una risposta rabbiosa, dunque, né il tentativo di ricostruire pubblicamente ciò che è accaduto, ma la volontà di ridare parola a chi per troppo tempo ha avuto paura di usarla. «La mia voce, in questa canzone, diventa la mia verità, il mio rifugio e il luogo in cui posso finalmente essere me stessa – dichiara l’artista -. Per molto tempo ho avuto paura del giudizio e del modo in cui gli altri potevano interpretarmi; oggi sento il bisogno di non lasciare più che siano le definizioni esterne a raccontarmi al mio posto. “Confundieron” non è una canzone frutto del desiderio di accusare qualcuno, ma della necessità di trasformare quello che ho vissuto in qualcosa che mi appartenga davvero e che possa, allo stesso tempo, parlare anche a chi si è sentito giudicato, frainteso o definito dagli altri prima ancora di riuscire a raccontarsi.» “Confundieron” è figlia di un’esperienza personale di Syelune, ma intercetta una dinamica che riguarda molte persone e, spesso, molte donne: essere continuamente interpretate attraverso definizioni esterne. Troppo fragili quando scelgono la gentilezza; troppo forti quando pongono dei limiti; troppo ambiziose quando decidono di ricominciare. Non è soltanto una percezione individuale. Gli stereotipi sui ruoli femminili continuano a essere presenti anche nel modo in cui la società misura ambizioni, aspettative e scelte delle donne. Nell’indagine ISTAT condotta nel 2023 sulla popolazione adulta tra i 18 e i 74 anni, il 20,4% degli intervistati riteneva che il successo professionale fosse più importante per un uomo che per una donna. Una seconda rilevazione ISTAT, sempre riferita al 2023 ma dedicata agli 11-19enni e pubblicata nel 2025, mostra invece che il 56,4% dei ragazzi considera la bellezza più importante per le ragazze che per i ragazzi. Due dati diversi, ma capaci di fotografare la stessa evidenza: quanto presto e quanto a lungo lo sguardo esterno continui a pesare sulla costruzione dell’identità di una donna. “Oye mi voz” — ascolta la mia voce — diventa così qualcosa di più di una frase contenuta in un titolo. È un invito a spostare il centro della narrazione di sé da ciò che gli altri hanno detto, pensato o proiettato su di noi a ciò che, finalmente, scegliamo di dire di noi stessi; il passaggio dalla definizione subita alla parola presa in prima persona, dal giudizio esterno alla possibilità di riconoscersi nella propria storia senza doverla più filtrare attraverso lo sguardo altrui. È la possibilità di dire: questa sono io, prima delle interpretazioni che avete proiettato su di me. Nel testo, la voce diventa «la mia libertà», «la mia verità senza trucco», fino a trasformarsi nella biografia stessa dell’artista “fatta movimento”. Non è più soltanto lo strumento attraverso cui canta, ma il luogo in cui torna a riconoscersi. Syelune non vuole ferire per riuscire finalmente a farsi sentire, ed è la canzone stessa a chiarirlo: «No uso palabras para herir» («Non uso parole per ferire»). La scelta di non utilizzare il proprio vissuto per restituire le parole ricevute con altre parole della stessa natura lascia spazio a una consapevolezza ormai acquisita, quella di chi ha smesso di identificarsi con le etichette che gli altri le hanno apposto e può finalmente riconoscersi senza dipendere da quelle definizioni. «Non volevo usare quello che ho vissuto per ferire o accusare qualcuno – prosegue -. Avevo bisogno di trasformarlo. Per me la musica può fare proprio questo: prendere qualcosa che ha fatto male e fartelo vedere in una forma che finalmente ti appartiene.» La produzione, firmata da Emanuele Proietti, porta la voce di Syelune Vorne molto vicino all’ascoltatore, lasciando all’interpretazione una presenza particolarmente diretta, quasi da presa live: una resa immediata, che conserva respiri, intensità e una forte sensazione di prossimità. È una caratteristica che dialoga direttamente con ciò che viene raccontato, perché se il centro della canzone è il diritto di riprendersi la propria voce, proprio quella voce non può restare in secondo piano. Il brano, accompagnato dal videoclip ufficiale girato a Roma sotto la direzione di Danilo D’Auria, arriva mentre Syelune Vorne sta ridefinendo con maggiore consapevolezza anche la propria identità artistica. Nata a Cuba e da anni residente in Italia, Syelune porta con sé un rapporto complesso con le proprie origini, fatto di appartenenza e orgoglio, ma anche di distanza e conflitto. L’Italia è il Paese in cui ha scelto di consolidare la propria attività da cantautrice e una nuova fase della propria vita, senza per questo rinunciare alla parte latina né sentirsi obbligata a scegliere tra due appartenenze. “Appartenere non significa scegliere” è la frase che oggi accompagna il suo progetto e che, in “Confundieron” assume un significato ancora più ampio: non due identità da mettere in competizione, ma due anime che convivono. E forse è proprio in questa convivenza, senza obbligo di scelta tra ciò che siamo e ciò che gli altri si aspettano che siamo, che “Confundieron” trova la sua dimensione naturale. Perché il tema non riguarda soltanto l’identità culturale, ma il diritto di sottrarsi alle definizioni altrui, ai ruoli già assegnati, perfino ai tempi che qualcuno considera “giusti” per cambiare strada, ricominciare o scegliere finalmente se stessi. Fino a che punto lasciamo che siano gli altri a stabilire chi dovremmo essere, e persino quando dovremmo diventarlo? Syelune Vorne, questa volta, ha scelto di non lasciare la risposta agli altri e di affidarla alla cosa che più di tutte le appartiene: la sua voce. Il resto, forse, comincia proprio nel momento in cui chi ascolta trova il coraggio di riconoscere anche la propria.

Leggi tutto

 

IL CONSIGLIO DELLE RUNE (RACCONTO FANTASY)

IL CONSIGLIO DELLE RUNE (RACCONTO FANTASY)

Il mondo si dissolve intorno a me, per un momento tutto è buio e silenzio poi la luce torna; sono ai piedi di un albero, ma non uno qualsiasi, è così immenso che i suoi rami più alti sembrano toccare il cielo e le sue radici affondano nella terra come serpenti di pietra, il tronco è così largo che ci vorrebbero dieci uomini con le braccia aperte per abbracciarlo, la corteccia è antica, segnata da solchi profondi come canyon e da essa si sprigiona un calore benefico. “Yggdrasil, l’albero della vita”, sussurro con il cuore che mi batte forte per la meraviglia. Tra le sue radici vedo un pozzo d'acqua scura che riflette il Sole, l'acqua è immobile, perfetta, come uno specchio che custodisce la memoria del cielo, è la fonte di Udr; intorno alla mitica pianta l'erba è di un verde così intenso che sembra dipinta e l'aria è carica di un profumo che pare quello della terra dopo la pioggia; guardo le mie mani, sono blu circondate da un alone azzurro, mi rendo conto che sono arrivato qui con il mio corpo onirico. Sento una voce: “Yggdrasil.” Mi giro e vedo l’Unicorno dai mille colori, la mia guida spirituale, la sua criniera brilla e i suoi occhi sono pieni di meraviglia. “Si, siamo proprio qui”, dico. “Ne ho sentito parlare leggendo le saghe nordiche ma dal vivo è ancora più bello.” Io e l’Unicorno camminiamo attorno al maestoso tronco lasciando che i nostri corpi siano irradiati dalla sua energia. All’improvviso vedo tre donne sedute attorno ad un piccolo tavolo a una decina di metri dalla fonte. “Benvenuti”, dice alzandosi quella con il vestito rosa. “Io sono Uror, il passato mentre loro sono Veroandi, il presente e Skuld, il futuro.” La osservo stupito. “Ti immaginavo più vecchia”, dico. Le tre Norne e la mia guida si mettono a ridere. “Ho molti più anni di quelli che dimostro”, mi risponde. “Abbiamo preparato idromele e dolci, venite a mangiare e bere con noi.” Mi siedo su una comoda sedia, l'idromele emana un profumo delizioso, i dolci hanno il sapore di miele e cannella, sono buonissimi. Finita la merenda Skuld sorride. “Facciamo una gara tra te e l’Unicorno?” “Una gara?” domando perplesso. “Una gara a chi tesse il filo migliore”, chiarisce. “Perché no?” rispondo. “Interessante”, dice la mia guida. Veroandi mette davanti a noi i recipienti con le fibre; nel mio c'è una bellissima lana pregiata, la tocco, è la più morbida che abbia mai visto, nel contenitore dell'Unicorno invece ci sono fibre grezze e corte. “Se sapevo che le cose stavano così”, dice arrabbiato l'Unicorno, “non so se avrei accettato di partecipare.” Guardo la mia guida. “Amico, ti batterò senza problemi”, dico sorridendo. “Può essere”, ribatte lui. “Ma non ci metterei la mano sul fuoco.” Entrambi ci mettiamo a ridere. Le Norne mettono un velo tra di noi. “La gara ha inizio”, dice Skuld. Comincio a filare, dopo un po' mi volto verso il velo, l'Unicorno ha fatto apparire due mani magiche, sono mani di luce che si muovono con grazia ma non riesco a vedere il filo. “Non importa”, penso. “Con questa lana, vinco sicuro.” Accidenti, nella mia distrazione ho mosso troppo velocemente una mano e il filo, per un lungo tratto, si è assottigliato troppo. “Maledizione!” penso arrabbiato. Cerco di recuperare, rallento, cerco di addensare il filo ma il difetto rimane; guardo verso il velo, le mani magiche della mia guida si muovono con una calma che mi mette tensione; “Forza”, mormoro tra i denti. “Devo vincere.” Continuo a filare ma più mi sforzo più il filo si fa irregolare poi sento la voce di Uror: “Fine della gara, ragazzi.” Io e la mia guida ci presentiamo davanti alle Norne con i nostri lavori; incredulo vedo che il filo dell'Unicorno è regolare, senza nodi, senza punti più spessi o più sottili mentre il mio ha molte imperfezioni, la differenza è imbarazzante. “Come avrà fatto con quelle fibre corte e grezze?” penso. “Ottimo lavoro, Unicorno”, dice Veroandi. “Il risultato è evidente”, continua Skuld. “È inutile che pronunciamo il nome del vincitore, vero Kael?” I miei piedi iniziano a muoversi nervosamente, sento il calore salirmi alla testa, vorrei che il terreno si aprisse e mi inghiottisse. “Sai perché hai perso?” chiede Uror. Le dita dei miei piedi si contraggono come se volessero scappare ma non posso scappare. “Perché mi sono distratto, è stato un attimo di distrazione”, rispondo con la voce più bassa del solito. “No”, dice Veroandi. Scrollo le spalle. “Perché avevo meno luce della mia guida”, affermo sapendo che è un'altra scusa. “Neanche”, dice Uror. Mi sento sempre più piccolo, vorrei sparire tra i prati, lontano da questi sguardi che vedono attraverso di me. “Hai perso”, dice Skuld, “perché hai dato per scontato che l'Unicorno, con il materiale che aveva a disposizione, sarebbe stato sconfitto.” Guardo la mia guida, ha un sorriso saggio. “E così fai nella tua vita”, continua Skuld. “Sei nato povero in una famiglia disorientata e dai per scontato il tuo futuro, vivi in un monolocale di pochi metri quadrati e, nonostante sei laureato, ti ostini a lavorare come cameriere in quello squallido bar.” Queste parole mi colpiscono come un pugno allo stomaco, il fiato mi manca, il cuore si stringe, abbasso lo sguardo perché so che è tutto vero. “Il mondo in cui vivi è ingiusto, non ti ha dato molto ma tu hai usato questa ingiustizia come una scusa per non provare nemmeno”, afferma Veroandi. “Aspetta”, dico alzando la testa. “Ma se il sistema è ingiusto, se sono nato povero, se a molti non viene data la possibilità di avere un lavoro dignitoso, come posso essere responsabile?” Uror mi fissa negli occhi. “Non ti stiamo dicendo che è colpa tua, non sei responsabile del sistema ma sei responsabile di come rispondi ad una società ingiusta; puoi dire che provare a cambiare la tua vita è inutile e restare fermo oppure puoi dire che devi organizzarti, magari assieme ad altri, per costruire qualcosa di diverso.” Le parole di Uror mi girano nella testa poi Skuld si sporge in avanti. “Dai per scontato anche il futuro del tuo mondo”, dice. “Fai poco per cambiarlo.” Annuisco lentamente. Rimango alcuni secondi in silenzio riflettendo sulle parole delle Norne e una domanda mi sale alle labbra. “Allora come faccio a filare bene il mio futuro se ho poche risorse?” chiedo. “Come faccio a contribuire al cambiamento del mio mondo?” Le Norne si guardano poi Veroandi sorride. “Guarda il tuo amico.” Mi volto verso l'Unicorno. “Lui ha avuto fibre grezze e corte”, dice Veroandi, “eppure il suo filo è liscio, resistente e regolare.” La mia guida annuisce. “Non importa ciò che hai a disposizione”, dice l’Unicorno. “Importa come lo usi, io ho avuto fibre di bassa qualità, se avessi pianto sulla mia sfortuna avrei sicuramente perso la gara invece ho pensato a come usarle al meglio.” Guardo negli occhi la mia guida. “E hai vinto”, dico. “Esatto, e tu, con le tue poche risorse, puoi tessere un futuro sereno e pieno di gioia che ti faccia sentire realizzato e puoi fare molto di più per cambiare il tuo mondo.” Rimango in silenzio, penso alle mie scuse, ai miei “è colpa del sistema”, ai miei “tanto non cambierà nulla”. Per la prima volta ho la vaga sensazione che forse posso fare qualcosa di diverso però ho ancora alcuni dubbi. “Ma il passato pesa”, dico a bassa voce. “Tutti gli errori, i fallimenti, come si fa a non portarseli dietro?” Uror fa qualche passo in avanti. “Il passato non serve per rimpiangere ciò che avresti potuto fare”, dice. “Serve per trarre lezioni.” “E il presente?” chiedo. “Come si fa a vivere il presente quando si pensa sempre al passato o al futuro?” Veroandi sorride: “Il presente lo devi vivere serenamente, istante per istante, rimanendo ancorato ad esso.” Mi rivolgo a Skuld. “E il futuro?” chiedo. Lei si avvicina a me. “Il futuro va progettato tenendo conto delle lezioni del passato e della situazione presente, non è un destino scritto, è un filo che tessi tu, ogni giorno.” Le parole mi entrano dentro come acqua nella terra arida. “Tanti anni fa”, prosegue Uror, “dicevano che nella trama del destino sono intessute le Rune, ma il destino non esiste, le Rune in passato venivano usate per ricevere consigli, non per prevedere il futuro, nel futuro sono intessuti i consigli che tu dai a te stesso.” Sentendo parlare di Rune il mio cuore salta. “Le Rune”, dico con la voce piena di aspettative. “Posso usarle per chiedere consigli? Come si fa? È meglio usare il metodo a una, a tre o a sette Rune?” Le Norne ridono. “Nessuno di questi metodi”, dice Veroandi. “Non devi estrarre Rune a caso.” Mi sento disorientato, apro le braccia e volgo lo sguardo al cielo. “Ma tutti dicono che…” Skuld mi fa segno di stare in silenzio. “Tutti dicono molte cose, mettere le Rune in un sacchetto e tirarle fuori a caso è come chiedere al caso di decidere per te.” Skuld si avvicina e posa tutte le Rune sul tavolo, dividendole per Aaett. “Osservale tutte insieme, guarda i loro simboli, i loro significati, poi chiediti quali di queste Rune possono aiutarti in un determinato momento”, dice. Osservo le Rune, sono lì, silenziose, piene di significati antichi. “Ma come faccio a sapere quale scegliere?” chiedo. “Non devi scegliere a caso”, risponde Skuld. “Devi riflettere, le Rune non ti dicono cosa accadrà, ti consigliano cosa puoi fare.” Guardo le Rune, poi guardo la mia guida. “Ora ho capito”, affermo. Poi, con un filo di voce, dico: “Mi spiace di aver sprecato in quel modo le vostre fibre pregiate.” Uror sorride. “Non importa, è servito per insegnarti qualcosa”. Vedo una nuvola in cielo, sembra un vortice di zucchero filato, si avvicina a me con un atteggiamento tranquillo, non minaccioso, il mio corpo di luce si solleva dal suolo risucchiato dalla nuvola, sto volando. “Kael!” È la voce dell'Unicorno, mi giro, lo vedo in lontananza a fianco delle Norne che mi stanno salutando, il suo corno brilla. “Ricorda”, grida. “Il filo si fila ogni giorno, non solo quando sei qui.” Questa nuvola ha una consistenza densa, la assaggio, sembra proprio zucchero filato, mi chiedo dove mi sta portando; vedo dei mandala che ruotano e mutano forma in continuazione, chiudo gli occhi, li riapro e mi ritrovo nel mio letto. Mi alzo e guardo fuori dalla finestra, è una bella giornata di Sole. “Erano davvero le Norne”, mi chiedo, “oppure una parte profonda di me stesso?” Prendo le mie Rune e le dispongo sul tavolo come mi ha detto Skuld, le osservo tutte, una per una, alcune attirano la mia attenzione; vedo Berkano, la betulla, i semi di questa pianta sono piccolissimi eppure generano alberi immensi, le mie risorse sono poche ma se usate bene possono portare grandi cambiamenti nella mia vita; vedo Raidho, il carro, questa Runa ci insegna che a volte bisogna cambiare strada anche se fa paura; all’improvviso mi sento attratto da un’altra Runa, è Dagaz, l’alba, essa ci sussurra che dopo ogni notte il Sole torna a sorgere, i cambiamenti drastici possono spaventare ma spesso sono opportunità per crescere; le osservo a lungo poi capisco. “Roberto detto Kael”, dico tra me, “è ora di cambiare vita.” Vivo in un monolocale dove non posso invitare amici perché in due non ci stiamo, lavoro in uno squallido bar per pochi euro; le Norne hanno ragione, sono nato povero in una famiglia turbolenta e ho pensato che il mio futuro fosse segnato da un destino ineluttabile ma ora basta; so che trovare un lavoro decente non è facile ma ci proverò, potrei creare una cooperativa senza capi con i miei amici ma ho dei dubbi, forse è un’idea assurda, non saprei. Penso al mio mondo; sono anarchico ma in fondo ho sempre pensato che il mondo in cui vivo sarà sempre così; appendo volantini, preparo striscioni, partecipo alle manifestazioni ma faccio tutto questo per scaricare la rabbia che ho verso la società in cui vivo, so che il mondo non cambierà certo grazie alle mie azioni, cambiarlo è troppo anche dopo aver ricevuto gli insegnamenti delle Norne. Sono passati cinque mesi dal viaggio onirico sotto l’albero della vita, ora non vivo più in quel monolocale e non lavoro più in quel bar; con Fabio e altri tre amici abbiamo fondato una cooperativa, una piccola libreria caffetteria, nessuno di noi è il capo, le decisioni le prendiamo insieme, non è stato facile, ci sono state incertezze, esitazioni, litigi, errori, notti insonni, ma ce l'abbiamo fatta. Ora siamo qui, seduti fuori dal nostro locale a bere un caffè, il Sole è caldo, la gente passa e osserva incuriosita; Fabio mi guarda. “Roberto”, dice. “Sai una cosa? Sotto un certo punto di vista hai cambiato il mondo.” Rido. “Il mondo è sempre lo stesso”, affermo. Fabio agita la tazza. “No, hai cambiato il nostro mondo, il mondo di noi quattro; in questa cooperativa viviamo l'anarchia, è una piccola realtà ma è reale.” Guardo Fabio poi gli altri amici. “Forse hai ragione”, dico lentamente. “Forse il mondo non si cambia tutto in una volta, si cambia un pezzo alla volta.” I miei soci annuiscono. “E quando qualcuno vede il nostro esempio”, continua Fabio, “forse anche loro creeranno delle cooperative simili alla nostra, forse non un bar ma una falegnameria, una lavanderia o un’officina.” Alzo lo sguardo al cielo, è azzurro, senza nubi. “Grazie Norne”, sussurro.

Leggi tutto

 

La regola del 5:1: quanti gesti d'amore cancellano una critica

La regola del 5:1: quanti gesti d'amore cancellano una critica

Le ricerche sulle coppie stabili hanno individuato qualcosa che assomiglia a una vera e propria aritmetica affettiva. Non serve essere perfetti, non serve non discutere mai: serve che i momenti positivi siano nettamente più numerosi di quelli negativi. Continua a leggere graziellaparadisi.it/blog/genitorialita-e-coppia/articoli/rapporto-5-a-1-quanti-gesti-damore-cancellano-una-critica

Leggi tutto

 

La Via dei Norcini a Piacenza – Salumi Grossetti e il vino dei Fratelli Piacentini

L’inserimento dei Colli Piacentini nelle iniziative di informazione che accompagnano il turno di Presidenza italiana alla IAI ( Iniziativa Adriatico ionica, Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale), è stato fortemente sostenuto dai giornalisti ‘veronelliani’ di Borghi d’Europa. Dal 28 luglio, giorno nel quale sono stati presentati gli obiettivi della Presidenza italiana alla IAI presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, è partito il viaggio del gusto di Borghi d’Europa, alla scoperta degli inediti del buon e bello vivere dei Territori inseriti nella rete internazionale. Fino a maggio 2027 giornalisti e comunicatori visiteranno i borghi e i territori scelti, secondo la logica veronelliana delle visite in incognito. Un progetto, dunque, finalizzato ad informare chi informa, secondo una logica culturale ‘altra’ : l’informazione condivisa. I servizi, le annotazioni dei giornalisti non verranno pubblicati prima della discussione e dell’approvazione da parte dei soggetti intervistati e/o raccontati. Anche la destinazione dei testi costituirà una base di incontro : quali mezzi previlegiare, sulla base di una attenta analisi comunicazionale. Insomma un viaggio ricco di spunti e di nuove conoscenze. Uno dei Percorsi Internazionale è dedicato alla Via dei Norcini. L’appuntamento nei Colli Piacentini ha abbinato come prima ‘sosta gustosa’ il salame stagionato di Salumi Grossetti e i vini della Cantina Fratelli Piacentini. “Il salame da tenere in casa per accogliere gli amici, fetta dopo fetta- commenta Enrico Grossetti - , è il salame adatto a tutte le occasioni. Da gustare sia tenero che molto stagionato in base ai propri gusti, richiama la compagnia di un buon bicchiere di vino. Consigliamo di tagliarlo al coltello in fette non troppo sottili.” Sara ed Emanuel (Fratelli Piacentini), suggeriscono con il salame stagionato un vino importante, come il Gutturnio Superiore Antares. “ È il primo nostro vino rosso fermo, e ha inaugurato la linea di prodotti con nomi ispirati alla volta celeste. Anche qui abbiamo la dimostrazione del fatto che i vini di Piacenza non necessariamente devono essere vini beverini da consumarsi entro breve tempo, anzi! E hanno tutte le carte in regola per competere con i vini di altre zone più blasonate. D’altro canto il ”matrimonio” è fondato su basi solide: barbera e bonarda. Struttura, longevità, eleganza, i figli che ne sono nati. “

Leggi tutto

 

I Calabresi e la guerra delle Fiandre

I Calabresi e la guerra delle Fiandre

Il prossimo 27 luglio sulle varie piattaforme Social Network presenti nella rete, sarà disponibile la conversione sul tema“I Calabresi e la Guerra delle Fiandre”, organizzata dal Circolo Culturale “L’Agorà” di Reggio Calabria. Il nuovo incontro, predisposto dall’associazione reggina, registra la presenza del Presidente del sodalizio organizzatore Gianni Aiello. La Guerra delle Fiandre, nota come Guerra degli ottant'anni (1568-1648), fu il conflitto con cui le 17 province dei Paesi Bassi si ribellarono al dominio di Filippo II di Spagna. I "fanti calabresi" sono stati protagonisti storici della "Guerra delle Fiandre" (e dei successivi conflitti europei) in quanto parte integrante dei tercios della Corona spagnola tra il XVI e il XVII secolo. All'interno dell'Armata delle Fiandre, i reggimenti di stanza nei domini italiani vennero impiegati per decenni negli scenari più duri del conflitto. Queste alcune delle cifre che saranno oggetto di analisi da parte del gradito ospite del sodalizio culturale organizzatore. La conversazione, sarà disponibile, sulle varie piattaforme Social Network presenti nella rete, a far data da lunedì 27 luglio.

Leggi tutto

 

Simone Riva, il “Turista Spazzino”, presenta la nuova canzone “De Romedi”

Simone Riva, il “Turista Spazzino”, presenta la nuova canzone “De Romedi”

Simone Riva, conosciuto come il “Turista Spazzino”, torna a unire musica e impegno sociale con il nuovo brano “De Romedi”, una canzone dedicata alle donne di ieri e di oggi, con particolare attenzione alle lavoratrici che affrontano quotidianamente ritmi intensi tra lavoro e famiglia. Il brano nasce da un episodio personale e simbolico: la figura di Elena De Romedi, citata come ispirazione e “esca narrativa” del pezzo, rappresenta tutte le donne che lavorano senza sosta e che, anche dopo turni pesanti, ad esempio in fabbrica, continuano a occuparsi della casa e dei propri cari. «La canzone è dedicata a tutte le donne che “sgobbano” dalla mattina alla sera - spiega Riva -. E nonostante i turni massacranti, non hanno ancora finito il loro lavoro quando tornano a casa. Non a caso in un passaggio riporto: “Fatto sta che le donne che lavorano dalla mattina alla sera sono come invincibili supereroi”. O forse meglio supereroine». Con questo nuovo progetto musicale, Simone Riva conferma la sua doppia identità pubblica: da un lato attivista ambientale noto per le sue iniziative di pulizia volontaria sul territorio, dall’altro autore e interprete di brani che affrontano temi sociali e di sensibilizzazione. “De Romedi” è un brano dedicato al carico quotidiano e spesso invisibile delle donne. Il testo mette al centro la fatica, la continuità e la resilienza femminile, raccontando una realtà fatta di impegno costante e responsabilità che non si fermano mai. Con la nuova canzone, che utilizza un linguaggio diretto e simbolico, prendendo spunto da figure reali e quotidiane per trasformarle in un messaggio universale, si conferma la collaborazione con Nicola Ursino, arrangiatore e polistrumentista. Un professionista delle note che ha composto la partitura musicale sulla melodia e sul testo di Simone Riva. Alla realizzazione del brano hanno anche collaborato la collega Elena De Romedi e l’amico di vecchia data Giorgio Rusconi con alcuni cori. Sia Simone Riva che Elena De Romedi lavorano in Carvel Srl di Cassina de’ Pecchi - specializzata nella lavorazione, studio e progettazione di armadi e articoli speciali per lo stoccaggio di materiali infiammabili, oli e idrocarburi pericolosi - dove hanno avuto modo di stringere amicizia. Lorenzo Perego, Amministratore Delegato, ha dichiarato: «Un bel gesto d’affetto nei confronti della collega e verso l’intera azienda. Elena De Romedi è una donna che si dà da fare ed è bello che venga trattata come la “sorella maggiore”. Questa iniziativa fa bene al morale e all’ambiente della nostra piccola realtà, a conduzione familiare. E fa bene a tutte le donne, a cui vengono giustamente attribuiti grandi meriti». Il brano è ascoltabile su tutte le principali piattaforme di musica in streaming. Il video musicale è visibile su Youtube a questo link:

Leggi tutto

Il pulsante spazzatura elimina i contenuti di questo autore dalla tua 101, per sempre!