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Le Anguane tornano a far sentire la propria voce: il 3 novembre esce l'album di Joe Schievano

Le Anguane tornano a far sentire la propria voce: il 3 novembre esce l'album di Joe Schievano

Abitano le sorgenti, attraversano i torrenti, si nascondono nelle grotte e custodiscono le acque. Sono le Anguane, figure femminili presenti da secoli nei racconti popolari delle vallate alpine e del Veneto. Il 3 novembre 2026, queste creature tornano al centro di un progetto musicale con “Anguane, songlines of water”, album del compositore e sound designer Joe Schievano, realizzato con la partecipazione vocale dell'attrice e performer Maria Roveran. Il lavoro nasce parallelamente al documentario “Anguane, le voci dell'acqua”, diretto da Giovanni Pellegrini, che attraversa il Veneto seguendo un fiume immaginario dalle Dolomiti alla Laguna di Venezia. Lungo questo itinerario, Schievano ha raccolto i suoni dell'ambiente: l'acqua che scorre, il gocciolio nelle cavità sotterranee, il movimento delle cascate, i rumori prodotti dalle infrastrutture e i versi degli animali che popolano gli ecosistemi acquatici. Le registrazioni diventano il materiale di partenza per venti composizioni nelle quali la dimensione naturale incontra l'elettronica e la ricerca vocale. A Roveran è affidato un compito particolare: immaginare quale voce possano avere le Anguane. Il suo intervento comprende vocalizzazioni prive di parole riconoscibili, respiri, stratificazioni atonali e cori, realizzati anche con il contributo di giovani voci dell'Hybrid Music di Venezia. Il riferimento alla mitologia introduce una riflessione contemporanea. Nel racconto del film, un sovrano tenta di impadronirsi di un fiume attraverso dighe e canali, ignorando gli avvertimenti di un'Anguana sulle conseguenze del controllo umano della natura. La leggenda dialoga così con questioni che riguardano direttamente il territorio, dalla disponibilità delle risorse idriche alle alterazioni degli ecosistemi. Il disco accompagna il documentario, presentato nel giugno 2026 a CinemAmbiente e successivamente in diversi festival, e in arrivo nei cinema del Veneto dall'8 novembre. Fra racconti popolari, paesaggio e composizione musicale, “Anguane, songlines of water” restituisce una nuova presenza sonora alle antiche creature delle acque.

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Dresda: “Civili”, l’Album

Dresda: “Civili”, l’Album

Il primo album della band milanese intreccia fragilità individuali e tensioni collettive, trasformando il rock in uno spazio di confronto con il presente «In “Civili” la dimensione personale e quella politica si intrecciano costantemente. Parliamo di relazioni, memoria, amicizia, desiderio e fragilità, ma anche di guerra, indifferenza e bisogno di ritrovare un orizzonte comune. È un disco che prova a tenere insieme tutto questo senza separare l’intimo dal collettivo.» Dresda “Civili” è il primo album dei Dresda, un lavoro che raccoglie e sviluppa il percorso iniziato con l'EP “Dresda” del 2024. Nove brani che condividono una stessa urgenza espressiva e che trovano il proprio equilibrio nel punto di contatto tra esperienza personale e realtà contemporanea. Il disco nasce da una domanda ricorrente: come si vive e si costruiscono relazioni in un tempo attraversato da conflitti, disuguaglianze, isolamento e perdita di riferimenti condivisi? Le canzoni non cercano una risposta definitiva, ma provano a osservare queste tensioni da prospettive differenti, trasformandole in racconti, immagini e riflessioni. All'interno di “Civili” convivono rabbia e desiderio di riconciliazione, critica sociale e bisogno di vicinanza. La title track porta al limite il tema dell'anestesia emotiva e della spettacolarizzazione della guerra, mentre “Maledetto orgoglio” racconta una generazione costretta a ridimensionare i propri sogni e osserva come l’orgoglio possa trasformarsi in una risposta distorta alla frustrazione e al disincanto. “Il mio amico” sposta invece lo sguardo sull'amicizia e sulla gratitudine come forme di resistenza al tempo e alle distanze. Accanto ai singoli già pubblicati trovano spazio altri capitoli che ampliano il racconto del disco. “Spari?” riflette sulla possibilità della cura per l’altro come risposta alla crisi morale, sociale e politica. “Anima” è il cuore luminoso dell’opera: un desiderio di pace e giustizia che prende la forma di un fiume tranquillo tra campi di grano. “Mistero” e “Aiutami” indagano il rapporto tra fragilità individuale, ricerca di senso e dipendenza emotiva. In “Mira” e “Dov'è finito amore” emergono invece il rimpianto e la perdita ma anche la forza rivoluzionaria dei legami affettivi profondi, una forza quasi immortale poiché prosegue anche dopo la loro fine. Musicalmente l'album rappresenta una naturale evoluzione del linguaggio della band. Partendo da una matrice alternative rock e post-punk, i Dresda ampliano il proprio vocabolario sonoro senza perdere immediatezza. Chitarre incisive, dinamiche contrastanti e tensione melodica restano elementi centrali, ma il disco apre anche a nuove soluzioni timbriche e di arrangiamento che includono archi, fiati, sintetizzatori e armonie vocali. Il risultato è un lavoro vario, costruito attorno a brani veloci, mid-tempo e ballad che mantengono sempre la canzone al centro. TRACK BY TRACK “Dov'è finito amore” – la rabbia di una separazione e l'accettazione che a volte lasciarsi è necessario. “Mira” – il rimpianto per ciò che non è stato e la dolcezza dei ricordi che resistono. “Mistero” – la ricerca di un significato che permetta di orientarsi nel labirinto della ragione. “Civili” – la corruzione morale e spirituale della guerra, il richiamo della vanità e l'istinto autodistruttivo dell'uomo. “Anima” – un desiderio di pace, uguaglianza e libertà che attraversa tutto il brano. “Maledetto orgoglio” – un gioco da bambini che parla della fatica di diventare adulti senza perdere la tenerezza. “Aiutami” – un confronto con insicurezze, aspettative e dipendenze emotive. “Spari?” – una riflessione sulla cura come risposta politica e umana, e sull'utopia come necessità morale. “Il mio amico” – un inno alle amicizie presenti, passate e future, e alla gratitudine senza condizioni. L’album sarà presentato dal vivo sabato 7 novembre al Circolo Arci Bellezza di Milano, in un concerto che porterà sul palco l'intero universo narrativo e sonoro costruito dai Dresda nel corso di questi anni. Registrato tra Milano e le Marche, prodotto da Giuliano Dottori, mixato da Max Lotti e masterizzato da Giovanni Nebbia. L’artwork del progetto è realizzato da Stefano Sartori in arte Satiro Sfrenato. I Dresda nascono a Milano nel 2023 dall’incontro tra Enrico Giorgino e Francesco Parisotto. Il progetto prende forma con l’ingresso di Luca Montecchi durante le registrazioni del primo EP e si completa con Marco Cattaneo, entrato in vista della presentazione live del nuovo album "Civili". Nel 2024 pubblicano l’EP d’esordio “Dresda”, prodotto da Giuliano Dottori, che li seguirà anche nella realizzazione del primo album “Civili”, in uscita a ottobre 2026. Dal vivo i Dresda hanno portato i brani dell’EP e parte del nuovo album sui palchi della scena milanese, esibendosi in spazi come Detune, Bachelite, Barrios, CIQ – Centro Internazionale di Quartiere e Circolo San Luìs. Il primo singolo estratto dal nuovo album è la title track “Civili”, in radio dal 13 marzo 2026, seguito il 5 giugno da “Maledetto orgoglio”. Il 9 ottobre arriva “Il mio amico”, terzo singolo e ultima anticipazione dell’album in uscita il 23 ottobre. Il disco sarà presentato dal vivo sabato 7 novembre al Circolo Arci Bellezza di Milano. Etichetta: Musica Distesa

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GIULIANA CICCHETTI NAVARRA

Giuliana è nata a Cavallari di Pizzoli in Abruzzo nel 1947 ed è vissuta a Roma con la famiglia di origine per poi tornare sposata nel capoluogo abruzzese. Tutta la sua vasta produzione pittorica e poetica e letteraria rimanda a quelle radici che hanno lasciato un segno nel suo animo sensibile. Al riguardo sono importanti le sue poesie dialettali fornite di traduzione e le sue raccolte di canti abruzzesi da lei composti e musicati che hanno dato vita a un volume dal tiolo i magnifici sette delle sette note. Comincia a scrivere poesie come autodidatta a partire dalla tenera età di quindici anni. Le sue prime raccolte poetiche rimandano alla infanzia, al borgo natale, alla vita quotidiana ma non mancano incursioni nel campo sociale, riflessioni, meditazioni. La sua è una casa museo con quadri esposti, premi conseguiti, raccolte di poesie. Ha ricevuto moltissimi premi e riconoscimenti in varie manifestazioni culturali e artistiche. Ha realizzato mostre personali di quadri e collettive. Nella pittura ha spaziato in vari generi e affrontato molte tematiche e vari stili e metodologie. Le sue doti creative la hanno spinta verso la sperimentazione di nuove tecniche pittoriche e artistiche. I semplici sapori, il cui titolo rimanda una specifica poesie dell’interno, come le stagioni della vita sono sillogi poetiche di notevole intensità pubblicate e apprezzate dal pubblico e premiate in diversi concorsi letterari. Si è interessata anche del sonetto, del mosaico, della pittura su tela. Il suo è un viaggio nei sentimenti umani. La sua è una valorizzazione delle proprie radici. Nelle raccolte si evidenzia un attaccamento alla propria terra alle sue usanze, tradizioni, costumi. Con lei si entra nelle pieghe profonde della poesia. Lo stile è elegante, raffinato, a tratti semplice. Con lei si rivive il profumo del passato, le caratteristiche dei borghi del tempo passato dove i ricordi riaffiorano nella loro serenità e naturalezza. Il tuffo nel passato non è rimpianto è solo dedizione, devozione, rispetto. Le creazioni artistiche in lei nascono spontanee come i fiori che nascono all’improvviso e espandono il loro profumo anche a chi li ignora. La sua attività artistica complessa non può essere ignorata. La prova sono i tanti riconoscimenti nazionali e internazionali ricevuti nel tempo a completamento del suo cammino di artista.

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Grande successo per la Finale Nazionale di Miss Venere 2026: trionfa la sedicenne Chiara Motta

Grande successo per la Finale Nazionale di Miss Venere 2026: trionfa la sedicenne Chiara Motta

PALERMO – La bellezza, l'eleganza e la grazia hanno fatto da padrone nella suggestiva cornice della Sala De Seta ai Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo, teatro dell'attesissima Finale Nazionale del concorso di bellezza "Miss Venere". In un'atmosfera carica di emozione e spettacolo, a conquistare il Titolo Nazionale Assoluto è stata la sedicenne Chiara Motta, proveniente da Viagrande (Catania). Fasciata e incoronata tra gli applausi del pubblico, Chiara sarà per un intero anno la testimonial ufficiale del prestigioso concorso, rappresentando il marchio in tutta Italia. A guidare il pubblico durante questo ricco galà di bellezza è stato Claudio Di Gesù — produttore, presentatore e scrittore — che con la sua professionalità ha scandito i momenti più salienti della serata. Un concorso per tutte le età: tutti i titoli nazionali assegnati La manifestazione si è distinta ancora una volta per la sua capacità di celebrare la bellezza in ogni sua sfumatura ed età, partendo dai più piccoli fino alle categorie Lady: Titolo Nazionale Boy: Davide Messina (3 anni, Palermo) Titolo Nazionale Mister: Francesco Coniglio (5 anni, Riesi - CL) Titolo Nazionale Baby Mini: Aisha Incaudo (3 anni, Villarosa - EN) Titolo Nazionale Baby: Anna Celestino (7 anni, Palermo) Titolo Nazionale Baby: Alysia D'Amico (9 anni, Palermo) Titolo Nazionale Miss Mascotte: Miriam Gioeli (11 anni, Palermo) Titolo Nazionale Miss Teen: Giorgia Davì (Palermo) Titolo Nazionale Miss Young: Giorgia Di Carlo (15 anni, Palermo) Titolo Nazionale Miss -18: Emanuela Geraci (16 anni, Palermo) Titolo Nazionale Miss +18: Dalia Licata (20 anni, Licata - AG) Titolo Nazionale Lady +40: Michela Chiappara (Palermo) Titolo Nazionale Lady +50: Lucia Iannuzzo (Palermo) Durante la serata, il patron del marchio registrato "Miss Venere" ha inoltre nominato ufficialmente le nuove Ambasciatrici di Bellezza: Serena Bommarito, Sophia Pagliaro, Sabrina Ottobre, Monica Ciocan, Maraya e Maelis Raimondi. La Giuria e gli Ospiti d'Onore La valutazione dei concorrenti è stata affidata a una giuria d'eccezione, presieduta da Kiara Ferretta (Presidente di Giuria). Insieme a lei al tavolo dei giudici: Fabrizio Dia (patron del concorso), Sabrina Ottobre (membro della presidenza nazionale), la cantante Anna Campolattano e Clara Cannizzo, storica vincitrice di Miss Venere Baby 2020, ovvero la primissima fascia che ha inaugurato con successo il settore bambini all'interno del concorso. Numerosi anche gli ospiti e i referenti territoriali intervenuti nel corso dell'evento: Stefania Berritella, agente Miss Venere per la Sicilia Est e ambasciatrice del concorso. Alessia Guccio, Miss Venere Catania 2020, coreografa e ambasciatrice. Aldo Raimondi, agente Miss Venere per la Sicilia Centrale. Agata Sandrone, collezionista e ricercatrice storica. Ringraziamenti e intrattenimento Un evento di così grande portata ha visto il contributo fondamentale di grandi professionisti dello spettacolo e della fotografia. Un sentito ringraziamento è stato rivolto al fotografo Paolo Sciacca, che ha immortalato i momenti più belli della finale, a Ileana Inguanta per la suggestiva ed elegante esibizione di danza del ventre, e al DJ Tony Tutone, che con la sua selezione musicale ha accompagnato e ritmato ogni fase della serata.

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Amore, guerra e presenze invisibili: una storia che riaffiora a Villa Clara

Amore, guerra e presenze invisibili: una storia che riaffiora a Villa Clara

Salvo De Vita: "La Villa di Famiglia" punta a Cannes 2027 Dal produttore di successi come Bound, Mare e Tu Sombra, arriva un nuovo capolavoro cinematografico destinato a far parlare il pubblico internazionale. Si intitola La Villa di Famiglia il nuovo ambizioso progetto ideato interamente in esclusiva internazionale dal Produttore e Fotogiornalista Professionista internazionale Dott. Salvo De Vita. Per questa esclusiva mondiale, De Vita ricopre un ruolo totale: ideatore, protagonista, sceneggiatore, ufficio stampa internazionale e, soprattutto, produttore esecutivo generale. La pellicola unisce il grande cinema d'autore alle radici imprenditoriali del brand MP Franchising di Salvo De Vita, un'eccellenza del Made in Italy già nota per le sue prestigiose collaborazioni all'estero. Tra storia vera e mistero: la scelta di Villa Clara Il film è basato su una storia vera accaduta tra gli anni '50 e '60. Le riprese termineranno il 18 ottobre 2026 a Bologna, all'interno di una cornice d'eccezione: la celebre Villa Clara (ufficialmente chiamata Villa Malvasia). Situata a Trebbo di Reno, a pochi chilometri a nord di Bologna, questa storica tenuta del XVII secolo è famosa in tutta Italia per le sei leggende legate ai fantasmi. Un'atmosfera suggestiva che farà da sfondo perfetto a una narrazione intensa e ricca di suspense. Un cast autentico per una sfida internazionale Il percorso verso questo film nasce da solide fondamenta: alle spalle ci sono già due vittorie a festival del cinema e due candidature ufficiali alla Mostra del Cinema di Venezia. Successi che hanno dato la spinta e la determinazione per affrontare la prossima grande sfida: il Festival di Cannes 2027. Per riuscirci, la produzione ha effettuato dure selezioni mirate su 103 candidature ricevute. Il Dott. De Vita ha scelto di investire su interpreti caratterizzati da grande semplicità, ma animati dalla voglia di rinnovarsi in un'avventura internazionale. Valeria Campana (Protagonista): Interpreta la moglie, una donna che cerca di salvare il proprio matrimonio dopo aver vissuto il terrore quotidiano della guerra negli anni '40 e '50. Valentina Consani (Co-protagonista): Veste i panni dell'amante, colei che ostacola il rapporto distruggendo la psicologia del marito. Zeno Sbardella: Nel ruolo del papà defunto, un'anima e spirito ribelle. Colonne sonore e squadra tecnica Un'attenzione particolare è stata riservata alla componente audio: le colonne sonore sono interamente studiate e arrangiate mediante studi privati di registrazione, sotto la diretta e attenta osservazione del Dott. Salvo De Vita, per garantire la massima resa emotiva delle scene. La regia del progetto è stata affidata al film-maker Andrea Cacciatori, già candidato al Festival del Cinema di Ferrara. Le delicate fasi di assistenza tecnica, trucco e scenografia sono invece gestite da una nuova importante entrata nello staff di MP: la Dott.ssa Anna Maria Gasbarro. Il marketing e la comunicazione Per quanto riguarda la strategia promozionale sul territorio, l'ufficio stampa digitale di supporto nazionale, la grafica e il marketing sono stati affidati all'Agenzia Urban Dream di Elisa Mietto. Si tratta di una partnership ufficiale di assoluta affidabilità, specializzata in servizi di grafica, siti web, stamperia e servizi di addetto stampa personalizzati, che accompagnerà il film nel suo percorso mediatico. L'uscita ufficiale del film è prevista per il mese di aprile 2027, subito prima del debutto sui più prestigiosi palcoscenici cinematografici mondiali e su piattaforme digitali: Vimeo, Streamtape cinema, Youtube Professional, Dailymotion, Cinemabreve. Articolo: Dott.ssa Michela Romagnoli - Dott.ssa Mietto Elisa Supervisore: Ufficio Stampa e Produzioni MP Dirigente del servizio: Dott. Salvo De Vita Distribuzione digitale Nazionale: Urban Dream di Mietto Elisa

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Gioacchino Murat: un Re tra storia e leggenda

Gioacchino Murat: un Re tra storia e leggenda

Continua la programmazione in remoto del Circolo Culturale “L’Agorà con un nuovo incontro dedicato alla figura di Gioacchino Murat, Re di Napoli.La giornata di studi sul periodo napoleonico, organizzata dal Circolo Culturale “L’Agorà” e dal Centro studi “Gioacchino e Napoleone” giunge alla XXXII edizione. La serie di incontri organizzate dalle due co-associazioni reggine rappresentano articolate giornate di studi che si rinnovano annualmente a far data dal 1995 rappresenta un giusto momento di riflessione, in Calabria, dove si rievoca la figura di Gioacchino Murat nel giorno della sua scomparsa, caratterizzato dalla presenza di autorevoli studiosi. Alla nuova conversazione, organizzata da remoto, parteciperà la ricercatrice toscana Elena Pierotti. Nel corso della giornata di studi sarà analizzato il tema “Murat dopo Murat: l’Italia delle grandi battaglie ideologiche”. Il “Decennio francese”, come definito dallo storico calabrese Umberto Caldora, ha visto succedersi sul trono del Regno di Napoli prima del fratello maggiore dell'Imperatore Napoleone Bonaparte, Giuseppe (1806-1808), e successivamente, al passaggio di quest'ultimo dal trono partenopeo a quello di Madrid (6 luglio 1808 – 11 dicembre 1813), Gioacchino Murat (1 agosto 1808 – 3 maggio 1815).Il Mezzogiorno in tale periodo storico venne interessato da diverse trasformazioni sociali, culturali, economiche. La manifestazione, storicamente è da sempre organizzata dal Circolo Culturale “L’Agorà” e dal Centro Studi “Gioacchino e Napoleone”, ha il merito di analizzare ed accendere i riflettori su vari aspetti del periodo storico in argomento. La conversazione, organizzata dalle due co-associazioni culturali reggine, sarà disponibile, sulle varie piattaforme Social Network presenti nella rete, a far data da martedì 13 ottobre.

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PAGANESIMO… COME INIZIARE

PAGANESIMO… COME INIZIARE

Non ho mai avuto maestri e non desidero esserlo per nessuno perché credo che ognuno sia maestro di sé stesso, il vero risveglio spirituale non può essere imposto dall’alto, deve essere scoperto dentro di noi. Quando tanti anni fa mi sono avvicinato al paganesimo cercai consigli online, i forum erano pieni di post che suggerivano valanghe di libri da far leggere alle persone nuove, ne lessi molti ma ciò che realmente bramavo non era una bibliografia bensì un come fare, volevo sapere come vivere questa spiritualità, non solo leggerne; quello che segue non è un insegnamento perché non sono un maestro, è semplicemente il resoconto di ciò che avrei voluto sentirmi dire quando mi trovavo all’inizio del mio cammino in cerca di un rapporto con il Divino che fosse autentico. Secondo me, chi desidera avvicinarsi al paganesimo, dovrebbe iniziare con una semplice passeggiata nella natura ma non deve essere una camminata qualunque, dobbiamo imparare a camminare con occhi nuovi, con la consapevolezza che l’Universo è un corpo vivo attraversato dalle energie invisibili degli Dei; personalmente vedo un Dio e una Dea che contengono in sé l'essenza di tutte le altre Divinità tuttavia so bene che molti neopagani percepiscono una moltitudine di Dei ognuno con una propria coscienza e una propria energia e questa è la bellezza del nostro sentiero, non ci sono dogmi, il numero degli Dei è irrilevante, ciò che conta è la relazione che costruiamo con loro; è fondamentale che chi si avvicina a questa spiritualità lo faccia con la chiara consapevolezza che gli Dei non sono né giudici né dispensatori di miracoli, sono nostri compagni di viaggio, parte integrante del grande arazzo dell'esistenza, essendo presenti in ogni cosa, noi compresi, senza chiederci nulla in cambio, ci donano le loro energie, energie che dovremmo accogliere per vivere nel miglior modo possibile la nostra vita. Durante questa passeggiata dobbiamo mantenere viva la consapevolezza che l'essere umano non è una specie eletta separata dalla natura, noi siamo natura quindi non guardiamo i fiori, le farfalle o i pesci dall'alto in basso come se fossimo superiori a loro, riconosciamo che le montagne, il Sole, la Luna, i fiumi e gli alberi sono esseri viventi dotati di una loro coscienza e dei loro sentimenti, potranno non parlare una lingua che le nostre orecchie possono udire ma se parliamo loro, non con parole vuote, ma con parole cariche di emozioni e di autentica partecipazione loro ci ascoltano; ricordo che da bambino, molto prima ancora di conoscere la parola paganesimo, parlavo ai laghi, agli alberi e ai fiumi e ho portato questa abitudine con me fino all'età adulta, questo dialogo con la natura è il più antico e sacro dei rituali. Dobbiamo anche comprendere che ogni essere vivente, noi compresi, è come un filo di una gigantesca tela invisibile che permea l'intero Universo e la salute di tutta la tela dipende dalla salute di ogni singolo filo, se ogni filo è connesso allora ogni nostra azione vibra attraverso questa rete, anche i gesti più piccoli contribuiscono al benessere di questa tela, una tela che la società moderna sta lacerando con voracità. Durante la nostra camminata possiamo assistere alla manifestazione delle innumerevoli energie Divine; quando vediamo due uccelli litigare stiamo assistendo alla manifestazione dell’energia che i romani chiamavano Marte, quando una brezza calda ci avvolge portandoci una sensazione di benessere e gioia stiamo percependo l'energia che i greci chiamavano Edone, quando vediamo due innamorati baciarsi siamo testimoni della manifestazione dell'energia di Afrodite ma i nomi in fondo non sono ciò che conta veramente, l'importante è imparare a riconoscere la manifestazione delle energie Divine nel mondo e soprattutto dentro noi stessi, queste forze non sono concetti astratti, sono correnti attive che scorrono nella nostra vita di tutti i giorni. Nei miei scritti uso i nomi degli Dei greci, norreni e romani per dare un nome alle forze Divine che mi circondano e che permeano l’Universo eppure credo che l'essenza più profonda del paganesimo non si trovi nei pantheon dell'epoca classica, essa risiede nelle forme più antiche di spiritualità, quelle del neolitico; secondo me, in epoca greco romana, fatta eccezione per i culti dionisiaci e pochi altri culti misterici, gran parte dello spirito pagano autentico era già stato corrotto dal denaro e dal potere politico; questa è la mia personale visione e non la impongo a nessuno, il sentiero è aperto e ognuno lo percorre come meglio crede. Con quanto scritto sopra non voglio dire che io abbia rifiutato l'apprendimento dai libri, la mia personale biblioteca, seppur selezionata con criterio, è stata preziosa; ho trovato stimolanti i testi degli autori Wiccan, che hanno il grande merito di aver reso il paganesimo accessibile a tutti coloro che se ne sentono attratti ma la saggezza più profonda l'ho trovata soprattutto nei libri scritti da Nativi Americani e dagli sciamani; preciso che non cerco di appropriarmi dei loro rituali e delle loro tradizioni di cui sono gelosi, li leggo perché, secondo molti esperti, la loro spiritualità e il loro modo di vedere il mondo sono straordinariamente simili a quelli del Neolitico europeo, la loro saggezza rappresenta un ponte vivente verso le radici più antiche del nostro stesso patrimonio spirituale, una fonte a cui attingere con rispetto e gratitudine.

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Agroalimentare ed energia: l'innovazione che spinge la competitività del settore

Agroalimentare ed energia: l'innovazione che spinge la competitività del settore

Dall'agrivoltaico al biometano, il lavoro di RSE e CREA traccia la rotta per la sostenibilità. Dialogo istituzionale sulle politiche per rafforzare le filiere. Più di 6.600 GWh di energia elettrica consumati dall’agricoltura e oltre 14.300 GWh dall’industria alimentare e delle bevande nel 2024. A questi dati si affiancano gli oltre 3.100 GWh prodotti da impianti fotovoltaici installati nelle aziende agricole. Numeri, su consumi e produzione, che mostrano con chiarezza quanto l’energia rappresenti oggi una leva strategica per la competitività, la sostenibilità e la resilienza del sistema agroalimentare italiano. Di questi temi si è discusso oggi a Roma, in occasione dell’evento “Le sfide del settore agroalimentare verso la transizione energetica”, organizzato da RSE e CREA per presentare i risultati dell’attività congiunta e per promuovere un dialogo tra il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e il Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (MASAF) su un fronte comune: accompagnare la filiera verso modelli produttivi più efficienti, sostenibili e competitivi, in un contesto segnato dagli effetti del cambiamento climatico, dalla volatilità dei prezzi energetici e dalla crescente domanda di prodotti sostenibili. «La collaborazione nelle attività di ricerca tra RSE e CREA è strategica per il ruolo che l’agricoltura, la silvicoltura e tutte le industrie agroalimentari hanno nella valorizzazione energetica dei sottoprodotti delle filiere agro forestali e degli scarti agroalimentari», ha dichiarato Franco Cotana, Amministratore Delegato di RSE. «Pen siamo al biometano, le cui potenzialità possono raggiungere i 10 miliardi di metri cubi all’anno; pensiamo al recupero degli oli vegetali da frittura e degli oli ottenuti da oleaginose su terreni marginali per la produzione di biodiesel, HVO e SAF; non da ultimo, pensiamo all’agrivoltaico sostenibile, che richiede una progettazione sartoriale a tutela del paesaggio e delle coltivazioni agricole, anche ai fini delle comunità energetiche agricole rinnovabili», ha continuato l’AD di RSE. Dall’analisi delle filiere produttive del settore agroalimentare realizzata da RSE, emerge come in diversi comparti agroalimentari, i costi energetici rappresentino una delle principali voci che incidono sul costo finale dei prodotti, insieme alla manodopera. Per molte aziende delle filiere della pasta, dell’olio, del latte, della frutta e del vino, l’impatto della spesa energetica supera il 10% del fatturato, influenzando direttamente la competitività delle imprese e il prezzo dei prodotti destinati ai consumatori. La transizione risulta particolarmente complessa per un settore caratterizzato da una forte presenza di piccole imprese. In Italia, il 74% delle aziende agricole presenta una dimensione economica inferiore ai 25 mila euro, mentre l’84% delle imprese agroalimentari e delle bevande conta meno di nove addetti. Si tratta di realtà che spesso dispongono di risorse limitate per investire in innovazione e che necessitano di un adeguato supporto finanziario, tecnico e formativo. È qui che la ricerca può fare la differenza: sviluppando sistemi per integrare le rinnovabili nei cicli produttivi, recuperare biomasse e sottoprodotti, misurare con precisione gli impatti e abbattere consumi ed emissioni. Il vero banco di prova è trasformare queste soluzioni in innovazioni utilizzabili su scala produttiva. Per riuscirci servono competenze, strumenti e un trasferimento tecnologico più efficace, capace di raggiungere anche le aziende agricole e agroalimentari di minori dimensioni. «La transizione energetica dell’agroalimentare non è solo una sfida ambientale: è una leva decisiva per la competitività delle imprese e la resilienza delle filiere, soprattutto in una fase segnata dall’aumento dei costi e dagli effetti del cambiamento climatico», dichiara Andrea Rocchi, Presidente del CREA. «Le aziende devono essere protagoniste del cambiamento. Alla ricerca spetta il compito di trasformare innovazione, competenze e dati in soluzioni concrete, accessibili e adatte anche alle realtà più piccole: meno consumi ed emissioni, più efficienza, autonomia e valore per l’intero sistema agroalimentare» Per rispondere a questa sfida, RSE propone un approccio fondato su quattro pilastri: energia, innovazione, sostenibilità economica e sostenibilità sociale. L’obiettivo è accompagnare le filiere verso modelli produttivi più efficienti e resilienti, attraverso l’integrazione delle fonti rinnovabili, l’elettrificazione dei processi, la digitalizzazione, l’agricoltura di precisione e la diffusione di tecnologie innovative capaci di ridurre consumi, costi ed emissioni. Su questo fronte, il MASAF ha promosso un insieme di interventi volti a sostenere la transizione energetica del comparto agroalimentare, fra cui la misura PNRR “Parco Agrisolare” (DM MASAF 19 aprile 2023; DM MASAF 17 aprile 2024), pensata per sostenere gli investimenti delle imprese agroalimentari e valorizzare le potenzialità delle strutture già esistenti. «Agroalimentare ed energia sono due asset fondamentali per il Sistema Paese. Il Masaf ha messo in atto misure concrete per promuovere l’utilizzo delle energie rinnovabili e accompagnare il settore primario nel per corso della transizione energetica, mettendo al riparo il terreno agricolo da possibili speculazioni. Abbiamo convintamente sostenuto la misura Pnrr ‘Parco Agrisolare’ con oltre 30.000 imprese finanziate per una dotazione complessiva che ha superato gli oltre 3 miliardi di euro – ha ricordato il sottosegretario al Masaf Luigi D’Eramo -. Con un risparmio di costi per le nostre imprese stimato in oltre 500 milioni annui e in più di 11 miliardi di euro nei prossimi 20 anni. Una misura che coniuga sostenibilità ambientale ed economica, salvaguardando al tempo stesso la sicurezza alimentare». Link: rinnovabili.it/mercato/le-aziende-informano/agroalimentare-efficienza-energetica-innovazione-competitivita-settore/

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La regola del 5:1: quanti gesti d'amore cancellano una critica

La regola del 5:1: quanti gesti d'amore cancellano una critica

Le ricerche sulle coppie stabili hanno individuato qualcosa che assomiglia a una vera e propria aritmetica affettiva. Non serve essere perfetti, non serve non discutere mai: serve che i momenti positivi siano nettamente più numerosi di quelli negativi. Continua a leggere graziellaparadisi.it/blog/genitorialita-e-coppia/articoli/rapporto-5-a-1-quanti-gesti-damore-cancellano-una-critica

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La Via dei Norcini a Piacenza – Salumi Grossetti e il vino dei Fratelli Piacentini

L’inserimento dei Colli Piacentini nelle iniziative di informazione che accompagnano il turno di Presidenza italiana alla IAI ( Iniziativa Adriatico ionica, Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale), è stato fortemente sostenuto dai giornalisti ‘veronelliani’ di Borghi d’Europa. Dal 28 luglio, giorno nel quale sono stati presentati gli obiettivi della Presidenza italiana alla IAI presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, è partito il viaggio del gusto di Borghi d’Europa, alla scoperta degli inediti del buon e bello vivere dei Territori inseriti nella rete internazionale. Fino a maggio 2027 giornalisti e comunicatori visiteranno i borghi e i territori scelti, secondo la logica veronelliana delle visite in incognito. Un progetto, dunque, finalizzato ad informare chi informa, secondo una logica culturale ‘altra’ : l’informazione condivisa. I servizi, le annotazioni dei giornalisti non verranno pubblicati prima della discussione e dell’approvazione da parte dei soggetti intervistati e/o raccontati. Anche la destinazione dei testi costituirà una base di incontro : quali mezzi previlegiare, sulla base di una attenta analisi comunicazionale. Insomma un viaggio ricco di spunti e di nuove conoscenze. Uno dei Percorsi Internazionale è dedicato alla Via dei Norcini. L’appuntamento nei Colli Piacentini ha abbinato come prima ‘sosta gustosa’ il salame stagionato di Salumi Grossetti e i vini della Cantina Fratelli Piacentini. “Il salame da tenere in casa per accogliere gli amici, fetta dopo fetta- commenta Enrico Grossetti - , è il salame adatto a tutte le occasioni. Da gustare sia tenero che molto stagionato in base ai propri gusti, richiama la compagnia di un buon bicchiere di vino. Consigliamo di tagliarlo al coltello in fette non troppo sottili.” Sara ed Emanuel (Fratelli Piacentini), suggeriscono con il salame stagionato un vino importante, come il Gutturnio Superiore Antares. “ È il primo nostro vino rosso fermo, e ha inaugurato la linea di prodotti con nomi ispirati alla volta celeste. Anche qui abbiamo la dimostrazione del fatto che i vini di Piacenza non necessariamente devono essere vini beverini da consumarsi entro breve tempo, anzi! E hanno tutte le carte in regola per competere con i vini di altre zone più blasonate. D’altro canto il ”matrimonio” è fondato su basi solide: barbera e bonarda. Struttura, longevità, eleganza, i figli che ne sono nati. “

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