101

 

Dalle maschere antiradiazioni al bianco e nero: "Hiroshima" di Albasax

Dalle maschere antiradiazioni al bianco e nero: "Hiroshima" di Albasax

Centoquarantamila. È il numero che compare in un verso di una canzone d'amore. Ed è anche la stima delle persone morte a Hiroshima entro la fine del 1945, dopo lo sgancio della prima bomba atomica impiegata in guerra, il 6 agosto di quell'anno. «Dopo scuse chieste 140.000 volte», canta Albasax, nome d'arte di Daniele Dominici, ventisettenne musicista romano che ha scelto di inserire quella cifra nel testo di “Hiroshima”, il suo nuovo singolo disponibile dal 20 ottobre, secondo capitolo del progetto artistico e teatrale di prossima uscita “ACTVS PRIMVS”. Il riferimento è del tutto intenzionale. Le scuse ripetute all'interno di una relazione diventano il punto di contatto con una tragedia storica nella quale le conseguenze di una decisione hanno assunto proporzioni impossibili da cancellare. Una corrispondenza numerica che introduce il tema attorno al quale Albasax ha cucito il brano: la consapevolezza che arriva quando il danno è già stato compiuto e chiedere perdono non basta più a ripararlo. Nel videoclip ufficiale, concepito come un cortometraggio interamente in bianco e nero, l'artista interpreta J. Robert Oppenheimer, il fisico statunitense che diresse il laboratorio di Los Alamos durante il Progetto Manhattan e guidò lo sviluppo delle prime armi atomiche. Di fronte a lui c'è Giorgia Carletti, chiamata a impersonare Hiroshima: una città che diventa donna, corpo, anima e destinataria delle conseguenze di un errore. La vicenda raccontata è quella di un amore che sta finendo, attraversato da tentativi di riconciliazione, decisioni sbagliate e segnali d'allarme rimasti inascoltati. Nel brano torna ossessivamente il grido «Mayday, Mayday», la richiesta internazionale di soccorso utilizzata nelle situazioni di grave pericolo. Un segnale che, nella storia immaginata da Albasax, continua a risuonare mentre i protagonisti si avvicinano a un punto di rottura sempre meno evitabile. L'esplosione è il momento verso il quale tutto precipita, ma il centro del racconto è ciò che accade prima: la successione di scelte, esitazioni e responsabilità che rende possibile la catastrofe. Un riferimento storico ben preciso, nel quale una cifra reale entra in una storia immaginaria, portando con sé il peso di una tragedia che, a oltre ottant'anni di distanza, conserva intatta la sua gravità e impone ancora oggi una riflessione sulle conseguenze delle decisioni umane. Il 6 agosto 1945, alle 8:15 del mattino, Hiroshima fu colpita dalla bomba atomica statunitense. Secondo le stime ufficiali della municipalità giapponese, circa 140.000 persone morirono entro il dicembre successivo, comprese le vittime degli effetti delle radiazioni. Il numero esatto non è tuttora conosciuto: la stima è soggetta a un margine di incertezza e non comprende tutte le morti sopraggiunte negli anni seguenti. Ma è a questa cifra, rimasta impressa nella memoria storica del Novecento, che rimanda il verso scelto da Albasax. Una decisione artistica che richiede di distinguere due piani. Da una parte, la tragedia documentata di Hiroshima, con le sue vittime e le conseguenze che hanno segnato intere generazioni; dall'altra, una costruzione teatrale che prende in prestito alcuni simboli della storia nucleare per interrogarsi sul comportamento umano. Le dimensioni dei due eventi non sono paragonabili, né il dolore di una separazione sentimentale può essere equiparato alla distruzione di una città e dei suoi abitanti. Il collegamento proposto dall'artista riguarda piuttosto il meccanismo della responsabilità: la possibilità di riconoscere un errore quando le sue conseguenze sono ormai fuori dal nostro controllo. Anche il lessico tipico della fisica nucleare entra nella narrazione tracciata dall’artista capitolino: la bomba, le radiazioni, l'esplosione e il pericolo imminente diventano parte del linguaggio con cui viene descritta la dissoluzione del legame. I protagonisti sembrano riconoscere ciò che sta accadendo, continuano a chiedersi perdono, ma finiscono per compiere le stesse scelte che stanno distruggendo il loro rapporto, fino a rendere inevitabile ciò che, forse, avrebbero ancora potuto scongiurare. E viene spontaneo chiedersi quante volte si possa ripetere lo stesso errore prima di capire che alcune conseguenze non ammettono una seconda possibilità. “Hiroshima” arriva in un periodo storico nel quale la guerra, la minaccia nucleare e la distruzione di intere aree abitate continuano a occupare il dibattito e la cronaca internazionali. «Viviamo in un periodo storico in cui assistiamo ogni giorno alle conseguenze di decisioni che distruggono vite, città e intere generazioni – dichiara -. Con “Hiroshima” ho voluto raccontare qualcosa che, in proporzioni completamente diverse, riguarda anche la nostra vita privata: la facilità con cui ripetiamo gli stessi errori, pur conoscendone le conseguenze. A volte continuiamo a chiedere scusa, convinti che basti a rimediare, senza renderci conto che ogni scelta lascia qualcosa dietro di sé. E arriva un momento in cui il perdono, per quanto sincero, non può più riportare le cose come prima. Credo che assumersi la responsabilità delle proprie azioni significhi soprattutto questo: imparare a riconoscere il danno che possiamo provocare, prima che diventi irreparabile.» Il riferimento a Oppenheimer introduce nel progetto una figura storica che continua a interrogare la cultura contemporanea. Direttore scientifico del laboratorio di Los Alamos, dove vennero progettate e sviluppate le prime bombe atomiche, Oppenheimer è diventato uno dei personaggi più rappresentativi del rapporto tra progresso scientifico, potere militare e responsabilità morale. Una figura controversa riportata all'attenzione del grande pubblico anche dal film “Oppenheimer” di Christopher Nolan, uscito nel 2023, campione d'incassi e vincitore di sette premi Oscar, tra cui quello per il miglior film. Albasax ne assume l'identità scenica, inserendola in una rappresentazione che trae ispirazione dalla tradizione tragica. La coprotagonista Giorgia Carletti interpreta invece Hiroshima, facendo così assumere alla città un volto e una presenza fisica che permettono di trasferire sul piano teatrale il confronto tra chi agisce e chi subisce le conseguenze dell'azione. La scelta richiama uno dei procedimenti più antichi della drammaturgia: attribuire un corpo, una voce e un destino a ciò che, nella realtà, appartiene alla storia, alla collettività o al mondo delle idee. Nell'immaginario di “Hiroshima” convivono il melodramma sentimentale e la tragedia di matrice shakespeariana, con personaggi chiamati a confrontarsi con decisioni che modificano definitivamente il corso degli eventi. Al centro rimane l'impossibilità di fermare il tempo nell'istante precedente alla scelta fatale. La consapevolezza può arrivare dopo, ma il corso degli avvenimenti non torna indietro. Con “Hiroshima”, Albasax prosegue il percorso Dramatic Pop, denominazione scelta per identificare una proposta nella quale scrittura musicale, interpretazione vocale, strumenti, recitazione, coreografia e racconto cinematografico vengono concepiti come parti di una stessa opera. La componente teatrale, già presente nel precedente singolo “Follie di Joker”, assume qui un rilievo ancora maggiore. L'estetica del nuovo capitolo è interamente concepita sul bianco e nero, scelta che caratterizza il videoclip e accompagna l'identità visiva dell'artista. La sottrazione del colore accentua il contrasto tra luce e ombra, il disegno dei corpi, i costumi e la gestualità dei personaggi, contribuendo a definire l'atmosfera dark-noir della produzione. Il riferimento dichiarato da Albasax è Bruce Wayne, con il suo immaginario notturno ed elegante, attraversato dal costante conflitto tra identità pubblica e conflitto interiore. Un'influenza che il musicista e cantautore romano inserisce nella costruzione della propria città immaginaria, “Drama City”, lo spazio narrativo nel quale prendono forma i personaggi e le vicende di “ACTVS PRIMVS”. L'intenzione è sviluppare un linguaggio scenico nel quale ogni nuovo brano possa occupare un posto all'interno di una storia più ampia. Per “Hiroshima”, Albasax ha ideato e disegnato personalmente il proprio make-up teatrale, successivamente realizzato sul volto dalla sua storica make-up artist Ester Lo Bianco. La scelta si inserisce nella tradizione degli artisti che hanno utilizzato il trucco come parte integrante dell'identità performativa. Tra i riferimenti più immediati ci sono David Bowie e Prince, due autentici innovatori che hanno rivoluzionato la storia della musica e della performance, attribuendo al costume, alla trasformazione scenica e alla definizione del personaggio un ruolo essenziale nella propria ricerca artistica, al pari della voce e della musica. Il videoclip comprende inoltre un corpo di ballo che indossa maschere protettive antiradiazioni, inserendo nella coreografia un ulteriore richiamo all'immaginario nucleare. Le coreografie e la direzione artistica sono curate da Daniele Ingrassia e dallo stesso Albasax, che proseguono così la collaborazione già avviata con il primo capitolo dell'opera. Tra gli elementi più particolari della nuova produzione compare anche uno Straight Alto Sax, un sassofono contralto dal corpo diritto, variante assai meno comune rispetto al tradizionale contralto ricurvo. Albasax lo ha inserito per la sua timbrica penetrante e per il profilo dello strumento, capace di entrare con naturalezza nella composizione. Nella dimensione post-apocalittica di “Hiroshima”, il sassofono diventa parte del linguaggio drammaturgico attraverso il quale l'artista interpreta il proprio personaggio. Un ulteriore sviluppo della ricerca musicale di Dominici, diplomato in sassofono jazz al Conservatorio di Santa Cecilia di Roma e impegnato da anni nello studio e nell'impiego di diverse tipologie dello strumento. Il suo lavoro riunisce i sei principali membri della famiglia del sassofono — sopranino, soprano, contralto, tenore, baritono e basso — e li inserisce all'interno di una produzione contemporanea che attraversa pop, elettronica e performance teatrale. “Hiroshima” costituisce il secondo capitolo di “ACTVS PRIMVS”, inaugurato dopo l’estate con il singolo “Follie di Joker” che, mediante la figura del Joker, raccontava la difficoltà di riconoscere e accettare ciò che si tende a nascondere agli altri, trasformando la maschera in uno strumento di rappresentazione delle proprie fragilità. Con “Hiroshima”, il racconto si sposta sulla relazione tra due individui e sulle conseguenze delle loro scelte. Alla maschera del Joker subentra la figura storica di Oppenheimer; all'incontro con sé stessi segue il confronto con ciò che le proprie azioni producono su un'altra persona. I due capitoli condividono la stessa concezione dello spettacolo, nella quale la musica determina la costruzione delle scene e ogni elemento visivo partecipa alla narrazione. Un'impostazione che Dominici ha sviluppato anche attraverso gli studi magistrali in Scritture e produzioni per lo spettacolo, intrapresi per approfondire la drammaturgia e trasferirne gli strumenti nel proprio lavoro musicale. In “Hiroshima”, i cori sono affidati alla vocal coach Monica Magnani, già coinvolta nel precedente capitolo, mentre il lavoro coreografico e la direzione artistica portano la firma congiunta di Daniele Ingrassia e Albasax. Nel 2025 sono trascorsi ottant'anni dai bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki. Eppure, le questioni storiche e morali sollevate dallo sviluppo e dall'impiego delle armi nucleari continuano a riguardare il presente. Albasax sceglie di affrontarle con un racconto sentimentale che utilizza figure e simboli riconoscibili del Novecento, assumendosi anche il rischio di accostare esperienze di natura e gravità profondamente differenti. Al centro della canzone rimangono un uomo, una donna e una relazione che non riesce più a sopravvivere agli errori commessi. Il numero delle scuse continua a crescere, il segnale di soccorso viene ripetuto, i protagonisti tentano di resistere alle conseguenze delle proprie azioni. Ma ogni tragedia possiede un momento nel quale il suo esito potrebbe ancora essere diverso. Ed è proprio quel momento, prima che sia troppo tardi, che Albasax decide di raccontare, ricordandoci quanto possa essere sottile il confine tra un errore al quale si può ancora rimediare e uno con cui bisognerà convivere per sempre.

Leggi tutto

 

FASCINO

Non si può fingere da sempre il potere e chi lo rappresenta ha esercitato sulla gente un misterioso fascino. Tutti sono attratti indistintamente da donne e uomini di potere, un potere che si può applicare in vari ambiti. Questo indiscusso fascino non si può smentire. Assecondare il potere procura piacere, stimola. Le donne di potere, che negli ultimi tempi sono sempre più numerose, hanno molti fan, solo che alcuni le temono e le donne le destano per gelosia e rivalità. Le donne di potere tuttavia sono osannate, difese, corteggiate, inseguite come eroine. Sono apprezzate e amate dagli uomini, hanno molti ammiratori e corteggiatori anche se sono brutte, antipatiche, meschine. Altrettanto può dirsi degli uomini di potere. L’imperatore Napoleone III non era bello, aveva un carattere forte ma aveva uno stuolo di amanti e ammiratrici, un seguito di collaboratori servizievoli, di seguaci. I genitori delle persone di potere sono fanatici, lieti di aver messo al mondo in eroe come pure le mogli o i mariti, sono superbi. La persona di potere si mostra sicura, decisa, curata e attrae come una calamita. Spesso guarda dall’alto in basso gli altri e con invidia e rabbia la concorrenza. La persona di potere si sente forte, abile, gli altri sono giudicati fannulloni. Spesso si approfitta dei deboli, dei poveri. I figli sono orgogliosi di avere in casa un genitore di potere e sfruttano le occasioni. Le persone di potere sono invidiate, è invidiata la loro forza. Tutti si stringono intorno alle persone di potere per avere vantaggi, si mostrano amici anche se nel loro cuore non li stimano. E’ raggelante vedere come molti in modo sconsiderato si gettano fra le braccia della persona di potere di turno. Ci sono donne amanti che fanno una doppia vita pur di essere considerate da un uomo di potere. Pensano di risolvere con lui i problemi economici, di immagine. Gli uomini di potere hanno una agenda fitta di appuntamenti. Si ha l’impressione che molti vogliono il potere per avere certi privilegi, per avere influenza, per avere ai piedi le persone. Si arriva a mentire, rubare, odiare pur di avere al fianco una persona di potere. Tutti pensano di avere protezione ma non sempre accade, il potere può essere spietato ed egoista. Molte persone di potere si possono rivelare prive di competenze, prive di coscienza. Il potere rende superbi, fanatici. Ci sono persone di potere oneste, umili che fanno la differenza. Sono originali e da ammirare. Molti si consumano per inseguire il potere che è spesso bugiardo e meschino. Nessuno si rende conto che il potere può essere effimero, relativo, durare poco. Molti incarichi spariscono insieme a chi li ha pensati. Non sempre si può essere disinvoltamente uomini e donne di potere, il potere deve cedere lo scettro a un altro concorrente. Essere schiavi del potere denota un animo debole. Il potere sembra energico ma ha le sue zone d’ombra.

Leggi tutto

 

Dirlinger: “Pezzi”

Dirlinger: “Pezzi”

La title track del nuovo album del cantautore marchignolo - a cavallo tra Romagna e Marche - racconta il difficile equilibrio tra memoria e sopravvivenza emotiva Dopo il doppio singolo “La città ideale // Il vecchio e il mare”, Dirlinger torna con “Pezzi”, title track del nuovo album in uscita, realizzato con il sostegno del bando SIAE Per Chi Crea 2026 vinto dall’artista all'inizio dell'anno. Una canzone che si muove tra dimensione personale e riflessione collettiva, mettendo al centro una domanda universale: cosa siamo disposti a conservare di noi stessi quando il tempo, le esperienze e le ferite ci costringono a cambiare? “Pezzi” nasce come un soliloquio interiore. La memoria e il cuore diventano i protagonisti di un confronto che attraversa il brano dall'inizio alla fine, sospeso tra il bisogno di custodire ciò che si è vissuto e la necessità di proteggere la propria integrità emotiva. Pur partendo da una prospettiva intima, il brano allarga progressivamente il proprio sguardo. Le domande che attraversano il protagonista diventano così una riflessione più ampia sulla memoria, sull'identità e sul modo in cui le persone cercano di restare fedeli a sé stesse in un tempo che cambia continuamente. Musicalmente “Pezzi” si inserisce nel percorso artistico che Dirlinger ha sviluppato negli ultimi anni, unendo la sensibilità narrativa della canzone d'autore a una ricerca sonora che guarda alla tradizione della scuola romana degli anni Novanta e Duemila. Il risultato è una scrittura essenziale e diretta, sostenuta da un arrangiamento che accompagna il racconto senza sovrastarlo. La canzone rappresenta il cuore dell'album omonimo, un lavoro composto da nove brani che intrecciano riferimenti letterari, racconti individuali e osservazioni sul presente. Dopo l'approccio più raccolto e introspettivo del precedente doppio singolo, Dirlinger torna a sviluppare una visione più ampia del proprio mondo narrativo, mantenendo al centro le storie e le persone che lo abitano. “Pezzi” è scritto e composto da Andrea Sandroni, in arte Dirlinger. La produzione artistica è affidata a Marco Fabi Arbore, che firma anche gli arrangiamenti insieme all'autore. Tra i musicisti coinvolti figurano Andrea Palmeri alla batteria, Matteo Pezzolet al basso, Roberto Angelini alla chitarra slide, Marco Lusetti alla chitarra elettrica, Simone De Filippis alle percussioni e tastiere e Giuliano Negro al sax, presente proprio nel brano “Pezzi”. Registrazioni e mix sono stati realizzati presso Verde Studio di Roma, mentre il mastering porta la firma di Fabrizio De Carolis per Reference Mastering Studio. Andrea Sandroni, in arte Dirlinger, è un cantautore e storyteller, un autentico menestrello “marchignolo” (si muove artisticamente tra Romagna e Marche). Con la sua chitarra racconta storie d’amore, di religione e di vita quotidiana, toccando temi universali che risuonano con il pubblico. Inizia il suo percorso musicale esibendosi dal vivo nelle serate della riviera adriatica, affermandosi come organizzatore e protagonista de Il Salotto di Dirlinger, un evento dedicato ai cantautori indipendenti. Nel 2022 esordisce con il singolo “Pantera di Mare”, un’autoproduzione che cattura l’attenzione di festival e concorsi musicali, segnando il primo passo di un viaggio artistico in continua evoluzione. A seguire pubblica l’EP “Bildungsroman // Romanzo di formazione”, consolidando la propria identità musicale. Nel 2024 Dirlinger si afferma non solo come cantautore, ma anche come comunicatore. È coautore e conduttore del programma radiofonico “Nota Bene” su Radio Talpa Cattolica, dove dialoga con artisti di spicco legati alla canzone d’autore, tra cui Claudio Fabi, Stefano Pio e Roberto Costa. Nello stesso anno viene scelto come open act in prestigiosi eventi, tra cui il concerto di Gianluca De Rubertis allo Spazio WEBO di Pesaro per la tournée promozionale de L’equazione del destino (primavera 2024), il festival Rumore Adriatico - Musica dal presente (estate 2024) e il Festival Errare e Umano, al fianco di Alberto Bertoli (ottobre 2024). Nell’autunno del 2024 esce il suo primo album autoprodotto, “cOntastorie”, da cui vengono estratti i singoli “Mafalda” e “Shalom”. Nel febbraio 2025 è open act dei Nomadi all’interno della storica manifestazione NomadIncontro di Novellara (RE). A maggio porta il suo album sul palco MEI di Eufonica, alla Fiera di Bologna, mentre in ottobre si esibisce tra gli artisti emergenti sul palco del MEI di Faenza. Nello stesso anno viene selezionato per Il Tenco Ascolta e si esibisce al Meco Fest in apertura a Greta Zuccoli. Debutta inoltre come compositore per il cinema, firmando le musiche dei cortometraggi “Amore distante” e “A piccole dosi”. Nel marzo 2026 si esibisce ne “La parola contata”, un recital-concerto con ITA, attrice e autrice proveniente da Officina Pasolini, toccando alcune delle principali città italiane. Nel maggio 2026, tra gli artisti emergenti in tour con Materiali Musicali, con il sostegno di Nuovo IMAIE e Emilia-Romagna Music Commission, si esibisce a Eufonica 2026. Durante l’estate iniziano le date di anteprima del disco in uscita a fine anno e, a Capri, uno degli inediti viene premiato al Premio Bruno Lauzi per la Miglior Musica. Il 2 ottobre 2026 torna in radio con la title track del nuovo album “Pezzi”, progetto realizzato grazie alla vittoria del Bando SIAE “Per Chi Crea”. Riconoscimenti e Premi: Luglio 2026: “Premio miglior musica – Premio Bruno Lauzi” a Capri Febbraio 2026: “Il MEI ti ascolta a Sanremo” a Sanremo Dicembre 2025: “Premio Miglior Testo” e “Terzo classificato – Autori al Centro” in Grosseto Luglio 2025: “Premio della Critica – LiXio” in Ravenna Giugno 2025: “Premio della Giuria – Gambe all’Aria Festival” in Verona Maggio 2025: “Primo Premio – MusicLab” in Velletri Luglio 2024: “Secondo Premio – HoE Contest” in Laives. Dicembre 2024: “Premio della Critica – Premio Pigro” in Teramo Dicembre 2024: “Primo Premio Categoria Giovani Sez. Inediti” e “Premio Radiofonico” a Festival Sotto il Conero di Ancona Aprile 2024: Primo Premio - Premio Augusto Daolio e Targa Bertoli – Concorso Augusto Daolio (Chiaravalle, AN) Luglio 2023: Premio iVisionatici Festival – Punta alle Stelle (Massa Lombarda, RA) Luglio 2023: Premio speciale Voice Evolution Institute e Premio Radio Italia Anni 60 TV – Festival di Gatteo (FC) Marzo 2023: Premio della Critica – Sala Stampa – The Best Talent (Forlì) Settembre 2022: Premio Schnell – SayFest (Fano, PU) Etichetta: Rumori di Fondo Edizioni: Wing Srl / Materiali Musicali CONTATTI E SOCIAL instagram.com/iosonodirlinger/ facebook.com/profile.php?id=61561399911463 open.spotify.com/intl-it/artist/24d3ikZ6Q3DDxIM6NVhxFQ? si=gwhtzNdaQGeZaakBs_iDmw

Leggi tutto

 

Amore, guerra e presenze invisibili: una storia che riaffiora a Villa Clara

Amore, guerra e presenze invisibili: una storia che riaffiora a Villa Clara

Salvo De Vita: "La Villa di Famiglia" punta a Cannes 2027 Dal produttore di successi come Bound, Mare e Tu Sombra, arriva un nuovo capolavoro cinematografico destinato a far parlare il pubblico internazionale. Si intitola La Villa di Famiglia il nuovo ambizioso progetto ideato interamente in esclusiva internazionale dal Produttore e Fotogiornalista Professionista internazionale Dott. Salvo De Vita. Per questa esclusiva mondiale, De Vita ricopre un ruolo totale: ideatore, protagonista, sceneggiatore, ufficio stampa internazionale e, soprattutto, produttore esecutivo generale. La pellicola unisce il grande cinema d'autore alle radici imprenditoriali del brand MP Franchising di Salvo De Vita, un'eccellenza del Made in Italy già nota per le sue prestigiose collaborazioni all'estero. Tra storia vera e mistero: la scelta di Villa Clara Il film è basato su una storia vera accaduta tra gli anni '50 e '60. Le riprese termineranno il 18 ottobre 2026 a Bologna, all'interno di una cornice d'eccezione: la celebre Villa Clara (ufficialmente chiamata Villa Malvasia). Situata a Trebbo di Reno, a pochi chilometri a nord di Bologna, questa storica tenuta del XVII secolo è famosa in tutta Italia per le sei leggende legate ai fantasmi. Un'atmosfera suggestiva che farà da sfondo perfetto a una narrazione intensa e ricca di suspense. Un cast autentico per una sfida internazionale Il percorso verso questo film nasce da solide fondamenta: alle spalle ci sono già due vittorie a festival del cinema e due candidature ufficiali alla Mostra del Cinema di Venezia. Successi che hanno dato la spinta e la determinazione per affrontare la prossima grande sfida: il Festival di Cannes 2027. Per riuscirci, la produzione ha effettuato dure selezioni mirate su 103 candidature ricevute. Il Dott. De Vita ha scelto di investire su interpreti caratterizzati da grande semplicità, ma animati dalla voglia di rinnovarsi in un'avventura internazionale. Valeria Campana (Protagonista): Interpreta la moglie, una donna che cerca di salvare il proprio matrimonio dopo aver vissuto il terrore quotidiano della guerra negli anni '40 e '50. Valentina Consani (Co-protagonista): Veste i panni dell'amante, colei che ostacola il rapporto distruggendo la psicologia del marito. Zeno Sbardella: Nel ruolo del papà defunto, un'anima e spirito ribelle. Colonne sonore e squadra tecnica Un'attenzione particolare è stata riservata alla componente audio: le colonne sonore sono interamente studiate e arrangiate mediante studi privati di registrazione, sotto la diretta e attenta osservazione del Dott. Salvo De Vita, per garantire la massima resa emotiva delle scene. La regia del progetto è stata affidata al film-maker Andrea Cacciatori, già candidato al Festival del Cinema di Ferrara. Le delicate fasi di assistenza tecnica, trucco e scenografia sono invece gestite da una nuova importante entrata nello staff di MP: la Dott.ssa Anna Maria Gasbarro. Il marketing e la comunicazione Per quanto riguarda la strategia promozionale sul territorio, l'ufficio stampa digitale di supporto nazionale, la grafica e il marketing sono stati affidati all'Agenzia Urban Dream di Elisa Mietto. Si tratta di una partnership ufficiale di assoluta affidabilità, specializzata in servizi di grafica, siti web, stamperia e servizi di addetto stampa personalizzati, che accompagnerà il film nel suo percorso mediatico. L'uscita ufficiale del film è prevista per il mese di aprile 2027, subito prima del debutto sui più prestigiosi palcoscenici cinematografici mondiali e su piattaforme digitali: Vimeo, Streamtape cinema, Youtube Professional, Dailymotion, Cinemabreve. Articolo: Dott.ssa Michela Romagnoli - Dott.ssa Mietto Elisa Supervisore: Ufficio Stampa e Produzioni MP Dirigente del servizio: Dott. Salvo De Vita Distribuzione digitale Nazionale: Urban Dream di Mietto Elisa

Leggi tutto

 

Gioacchino Murat: un Re tra storia e leggenda

Gioacchino Murat: un Re tra storia e leggenda

Continua la programmazione in remoto del Circolo Culturale “L’Agorà con un nuovo incontro dedicato alla figura di Gioacchino Murat, Re di Napoli.La giornata di studi sul periodo napoleonico, organizzata dal Circolo Culturale “L’Agorà” e dal Centro studi “Gioacchino e Napoleone” giunge alla XXXII edizione. La serie di incontri organizzate dalle due co-associazioni reggine rappresentano articolate giornate di studi che si rinnovano annualmente a far data dal 1995 rappresenta un giusto momento di riflessione, in Calabria, dove si rievoca la figura di Gioacchino Murat nel giorno della sua scomparsa, caratterizzato dalla presenza di autorevoli studiosi. Alla nuova conversazione, organizzata da remoto, parteciperà la ricercatrice toscana Elena Pierotti. Nel corso della giornata di studi sarà analizzato il tema “Murat dopo Murat: l’Italia delle grandi battaglie ideologiche”. Il “Decennio francese”, come definito dallo storico calabrese Umberto Caldora, ha visto succedersi sul trono del Regno di Napoli prima del fratello maggiore dell'Imperatore Napoleone Bonaparte, Giuseppe (1806-1808), e successivamente, al passaggio di quest'ultimo dal trono partenopeo a quello di Madrid (6 luglio 1808 – 11 dicembre 1813), Gioacchino Murat (1 agosto 1808 – 3 maggio 1815).Il Mezzogiorno in tale periodo storico venne interessato da diverse trasformazioni sociali, culturali, economiche. La manifestazione, storicamente è da sempre organizzata dal Circolo Culturale “L’Agorà” e dal Centro Studi “Gioacchino e Napoleone”, ha il merito di analizzare ed accendere i riflettori su vari aspetti del periodo storico in argomento. La conversazione, organizzata dalle due co-associazioni culturali reggine, sarà disponibile, sulle varie piattaforme Social Network presenti nella rete, a far data da martedì 13 ottobre.

Leggi tutto

 

PAGANESIMO… COME INIZIARE

PAGANESIMO… COME INIZIARE

Non ho mai avuto maestri e non desidero esserlo per nessuno perché credo che ognuno sia maestro di sé stesso, il vero risveglio spirituale non può essere imposto dall’alto, deve essere scoperto dentro di noi. Quando tanti anni fa mi sono avvicinato al paganesimo cercai consigli online, i forum erano pieni di post che suggerivano valanghe di libri da far leggere alle persone nuove, ne lessi molti ma ciò che realmente bramavo non era una bibliografia bensì un come fare, volevo sapere come vivere questa spiritualità, non solo leggerne; quello che segue non è un insegnamento perché non sono un maestro, è semplicemente il resoconto di ciò che avrei voluto sentirmi dire quando mi trovavo all’inizio del mio cammino in cerca di un rapporto con il Divino che fosse autentico. Secondo me, chi desidera avvicinarsi al paganesimo, dovrebbe iniziare con una semplice passeggiata nella natura ma non deve essere una camminata qualunque, dobbiamo imparare a camminare con occhi nuovi, con la consapevolezza che l’Universo è un corpo vivo attraversato dalle energie invisibili degli Dei; personalmente vedo un Dio e una Dea che contengono in sé l'essenza di tutte le altre Divinità tuttavia so bene che molti neopagani percepiscono una moltitudine di Dei ognuno con una propria coscienza e una propria energia e questa è la bellezza del nostro sentiero, non ci sono dogmi, il numero degli Dei è irrilevante, ciò che conta è la relazione che costruiamo con loro; è fondamentale che chi si avvicina a questa spiritualità lo faccia con la chiara consapevolezza che gli Dei non sono né giudici né dispensatori di miracoli, sono nostri compagni di viaggio, parte integrante del grande arazzo dell'esistenza, essendo presenti in ogni cosa, noi compresi, senza chiederci nulla in cambio, ci donano le loro energie, energie che dovremmo accogliere per vivere nel miglior modo possibile la nostra vita. Durante questa passeggiata dobbiamo mantenere viva la consapevolezza che l'essere umano non è una specie eletta separata dalla natura, noi siamo natura quindi non guardiamo i fiori, le farfalle o i pesci dall'alto in basso come se fossimo superiori a loro, riconosciamo che le montagne, il Sole, la Luna, i fiumi e gli alberi sono esseri viventi dotati di una loro coscienza e dei loro sentimenti, potranno non parlare una lingua che le nostre orecchie possono udire ma se parliamo loro, non con parole vuote, ma con parole cariche di emozioni e di autentica partecipazione loro ci ascoltano; ricordo che da bambino, molto prima ancora di conoscere la parola paganesimo, parlavo ai laghi, agli alberi e ai fiumi e ho portato questa abitudine con me fino all'età adulta, questo dialogo con la natura è il più antico e sacro dei rituali. Dobbiamo anche comprendere che ogni essere vivente, noi compresi, è come un filo di una gigantesca tela invisibile che permea l'intero Universo e la salute di tutta la tela dipende dalla salute di ogni singolo filo, se ogni filo è connesso allora ogni nostra azione vibra attraverso questa rete, anche i gesti più piccoli contribuiscono al benessere di questa tela, una tela che la società moderna sta lacerando con voracità. Durante la nostra camminata possiamo assistere alla manifestazione delle innumerevoli energie Divine; quando vediamo due uccelli litigare stiamo assistendo alla manifestazione dell’energia che i romani chiamavano Marte, quando una brezza calda ci avvolge portandoci una sensazione di benessere e gioia stiamo percependo l'energia che i greci chiamavano Edone, quando vediamo due innamorati baciarsi siamo testimoni della manifestazione dell'energia di Afrodite ma i nomi in fondo non sono ciò che conta veramente, l'importante è imparare a riconoscere la manifestazione delle energie Divine nel mondo e soprattutto dentro noi stessi, queste forze non sono concetti astratti, sono correnti attive che scorrono nella nostra vita di tutti i giorni. Nei miei scritti uso i nomi degli Dei greci, norreni e romani per dare un nome alle forze Divine che mi circondano e che permeano l’Universo eppure credo che l'essenza più profonda del paganesimo non si trovi nei pantheon dell'epoca classica, essa risiede nelle forme più antiche di spiritualità, quelle del neolitico; secondo me, in epoca greco romana, fatta eccezione per i culti dionisiaci e pochi altri culti misterici, gran parte dello spirito pagano autentico era già stato corrotto dal denaro e dal potere politico; questa è la mia personale visione e non la impongo a nessuno, il sentiero è aperto e ognuno lo percorre come meglio crede. Con quanto scritto sopra non voglio dire che io abbia rifiutato l'apprendimento dai libri, la mia personale biblioteca, seppur selezionata con criterio, è stata preziosa; ho trovato stimolanti i testi degli autori Wiccan, che hanno il grande merito di aver reso il paganesimo accessibile a tutti coloro che se ne sentono attratti ma la saggezza più profonda l'ho trovata soprattutto nei libri scritti da Nativi Americani e dagli sciamani; preciso che non cerco di appropriarmi dei loro rituali e delle loro tradizioni di cui sono gelosi, li leggo perché, secondo molti esperti, la loro spiritualità e il loro modo di vedere il mondo sono straordinariamente simili a quelli del Neolitico europeo, la loro saggezza rappresenta un ponte vivente verso le radici più antiche del nostro stesso patrimonio spirituale, una fonte a cui attingere con rispetto e gratitudine.

Leggi tutto

 

Agroalimentare ed energia: l'innovazione che spinge la competitività del settore

Agroalimentare ed energia: l'innovazione che spinge la competitività del settore

Dall'agrivoltaico al biometano, il lavoro di RSE e CREA traccia la rotta per la sostenibilità. Dialogo istituzionale sulle politiche per rafforzare le filiere. Più di 6.600 GWh di energia elettrica consumati dall’agricoltura e oltre 14.300 GWh dall’industria alimentare e delle bevande nel 2024. A questi dati si affiancano gli oltre 3.100 GWh prodotti da impianti fotovoltaici installati nelle aziende agricole. Numeri, su consumi e produzione, che mostrano con chiarezza quanto l’energia rappresenti oggi una leva strategica per la competitività, la sostenibilità e la resilienza del sistema agroalimentare italiano. Di questi temi si è discusso oggi a Roma, in occasione dell’evento “Le sfide del settore agroalimentare verso la transizione energetica”, organizzato da RSE e CREA per presentare i risultati dell’attività congiunta e per promuovere un dialogo tra il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e il Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (MASAF) su un fronte comune: accompagnare la filiera verso modelli produttivi più efficienti, sostenibili e competitivi, in un contesto segnato dagli effetti del cambiamento climatico, dalla volatilità dei prezzi energetici e dalla crescente domanda di prodotti sostenibili. «La collaborazione nelle attività di ricerca tra RSE e CREA è strategica per il ruolo che l’agricoltura, la silvicoltura e tutte le industrie agroalimentari hanno nella valorizzazione energetica dei sottoprodotti delle filiere agro forestali e degli scarti agroalimentari», ha dichiarato Franco Cotana, Amministratore Delegato di RSE. «Pen siamo al biometano, le cui potenzialità possono raggiungere i 10 miliardi di metri cubi all’anno; pensiamo al recupero degli oli vegetali da frittura e degli oli ottenuti da oleaginose su terreni marginali per la produzione di biodiesel, HVO e SAF; non da ultimo, pensiamo all’agrivoltaico sostenibile, che richiede una progettazione sartoriale a tutela del paesaggio e delle coltivazioni agricole, anche ai fini delle comunità energetiche agricole rinnovabili», ha continuato l’AD di RSE. Dall’analisi delle filiere produttive del settore agroalimentare realizzata da RSE, emerge come in diversi comparti agroalimentari, i costi energetici rappresentino una delle principali voci che incidono sul costo finale dei prodotti, insieme alla manodopera. Per molte aziende delle filiere della pasta, dell’olio, del latte, della frutta e del vino, l’impatto della spesa energetica supera il 10% del fatturato, influenzando direttamente la competitività delle imprese e il prezzo dei prodotti destinati ai consumatori. La transizione risulta particolarmente complessa per un settore caratterizzato da una forte presenza di piccole imprese. In Italia, il 74% delle aziende agricole presenta una dimensione economica inferiore ai 25 mila euro, mentre l’84% delle imprese agroalimentari e delle bevande conta meno di nove addetti. Si tratta di realtà che spesso dispongono di risorse limitate per investire in innovazione e che necessitano di un adeguato supporto finanziario, tecnico e formativo. È qui che la ricerca può fare la differenza: sviluppando sistemi per integrare le rinnovabili nei cicli produttivi, recuperare biomasse e sottoprodotti, misurare con precisione gli impatti e abbattere consumi ed emissioni. Il vero banco di prova è trasformare queste soluzioni in innovazioni utilizzabili su scala produttiva. Per riuscirci servono competenze, strumenti e un trasferimento tecnologico più efficace, capace di raggiungere anche le aziende agricole e agroalimentari di minori dimensioni. «La transizione energetica dell’agroalimentare non è solo una sfida ambientale: è una leva decisiva per la competitività delle imprese e la resilienza delle filiere, soprattutto in una fase segnata dall’aumento dei costi e dagli effetti del cambiamento climatico», dichiara Andrea Rocchi, Presidente del CREA. «Le aziende devono essere protagoniste del cambiamento. Alla ricerca spetta il compito di trasformare innovazione, competenze e dati in soluzioni concrete, accessibili e adatte anche alle realtà più piccole: meno consumi ed emissioni, più efficienza, autonomia e valore per l’intero sistema agroalimentare» Per rispondere a questa sfida, RSE propone un approccio fondato su quattro pilastri: energia, innovazione, sostenibilità economica e sostenibilità sociale. L’obiettivo è accompagnare le filiere verso modelli produttivi più efficienti e resilienti, attraverso l’integrazione delle fonti rinnovabili, l’elettrificazione dei processi, la digitalizzazione, l’agricoltura di precisione e la diffusione di tecnologie innovative capaci di ridurre consumi, costi ed emissioni. Su questo fronte, il MASAF ha promosso un insieme di interventi volti a sostenere la transizione energetica del comparto agroalimentare, fra cui la misura PNRR “Parco Agrisolare” (DM MASAF 19 aprile 2023; DM MASAF 17 aprile 2024), pensata per sostenere gli investimenti delle imprese agroalimentari e valorizzare le potenzialità delle strutture già esistenti. «Agroalimentare ed energia sono due asset fondamentali per il Sistema Paese. Il Masaf ha messo in atto misure concrete per promuovere l’utilizzo delle energie rinnovabili e accompagnare il settore primario nel per corso della transizione energetica, mettendo al riparo il terreno agricolo da possibili speculazioni. Abbiamo convintamente sostenuto la misura Pnrr ‘Parco Agrisolare’ con oltre 30.000 imprese finanziate per una dotazione complessiva che ha superato gli oltre 3 miliardi di euro – ha ricordato il sottosegretario al Masaf Luigi D’Eramo -. Con un risparmio di costi per le nostre imprese stimato in oltre 500 milioni annui e in più di 11 miliardi di euro nei prossimi 20 anni. Una misura che coniuga sostenibilità ambientale ed economica, salvaguardando al tempo stesso la sicurezza alimentare». Link: rinnovabili.it/mercato/le-aziende-informano/agroalimentare-efficienza-energetica-innovazione-competitivita-settore/

Leggi tutto

 

Riesi incanta tra moda e talento nella selezione Miss Venere per la Sicilia Centrale

Riesi incanta tra moda e talento nella selezione Miss Venere per la Sicilia Centrale

Riesi 25 settembre 2026 – Il mondo della moda, dello spettacolo e della bellezza ha regalato a Riesi, una notte memorabile, unendo il fascino dei grandi concorsi nazionali alle eccellenze e alle storie più autentiche del territorio. Venerdì 25 settembre, si è tenuta nella splendida cornice del Lounge Vasta, la selezione ufficiale per l'accesso alla Finale Nazionale di Miss Venere 2026, che si terrà a Palermo il 18 ottobre 2026 al De Seta dei cantieri culturali alla Zisa, polo culturale di Palermo. ​A suggellare il prestigio della kermesse è stata la presenza d'eccezione del Patron del concorso Fabrizio Dia, che ha seguito da vicino tutte le fasi della manifestazione insieme a miss Venere 2024 Serena Bommarito, Miss Venere in carica Sophia Pagliaro e Sabrina Ottobre membro della presidenza nazionale. La serata ha offerto un mix perfetto di spettacolo e forti emozioni. Tra i momenti più toccanti e significativi è stato il defilé della modella Monica Ciocan, che ha sfilato con straordinaria grazia portando sul palco un messaggio di speranza, forza e rinascita dopo aver sconfitto il tumore al seno, strappando i lunghi e commossi applausi della platea. Il palinsesto della moda si è poi arricchito con il raffinato defilé di abiti da cerimonia e sposa firmato dall'Atelier dei Fratelli Sciarrino di Riesi, le cui creazioni sartoriali hanno esaltato la classe e la tradizione artigianale locale. ​Tutti i Vincitori e le Corone di Tappa ​Categoria Miss Mascotte: trionfo per Ludovica Morgana 2 anni e mezzo di Mazzarino. ​Categoria Miss Baby, la vittoria è andata in Exequo a Maraya Raimondi 3 anni di Mazzarino e Aysha Incaudo 3 anni di Villarosa. ​Categoria Miss Junior: Miss Città di Riesi Junior 2026: il gradino più alto del podio in ex aequo va Maëlys Raimondi 8 anni di Mazzarino e a Morena Milia 6 anni di Pietraperzia. ​Categoria Miss Teenager: il Titolo va in Ex aequo a Elena Giannuzzo 14anni e Maria Giannuzzo 11 anni, entrambe di Mazzarino. ​Categoria Miss Città di Riesi: il titolo è stato assegnato a Dalia Licata ventenne di Licata (AG). ​Sezione Maschile: successo per i giovanissimi fratelli di Sommatino, con Liam Asaro titolo di Mister Baby Città di Riesi e Natan Asaro Mister Junior Città di Riesi. ​Riconoscimenti Speciali: a Maëlys Raimondi che vince oltre il titolo di Miss Junior Città di Riesi 2026 il titolo Miss Sicilia Junior 2026, e alla piccola Maraya Raimondi che ha conquistato i titoli di Miss Baby Sicilia 2026 e Miss Baby Città di Riesi 2026. Inoltre, Debora Margiotta di Riesi è stata insignita del titolo di Miss Fotogenia, selezionata direttamente dal fotografo ufficiale della serata, Paolo Sciacca, che ha regalato un esclusivo shooting fotografico. Ammessi in finale nazionale anche Salvatore Calcagno, Francesco Coniglio, Alisya Calcagno e Alyssa Scalzo, Liliana Giada Cinquegrani, Jasmine Loussaief, Aurora Galanti, Noemi Farchica, Ileana Inguanta e Rosa Cusenza. ​Il successo della manifestazione è stato reso possibile anche grazie al supporto tecnico e logistico, tra cui Filippo Barrile e Aldo Raimondi direttore artistico, il service curato da Gaetano Bonanno, e alle riprese televisive di canale 97, che hanno immortalato un evento destinato a rimanere nel cuore del pubblico.

Leggi tutto

 

La regola del 5:1: quanti gesti d'amore cancellano una critica

La regola del 5:1: quanti gesti d'amore cancellano una critica

Le ricerche sulle coppie stabili hanno individuato qualcosa che assomiglia a una vera e propria aritmetica affettiva. Non serve essere perfetti, non serve non discutere mai: serve che i momenti positivi siano nettamente più numerosi di quelli negativi. Continua a leggere graziellaparadisi.it/blog/genitorialita-e-coppia/articoli/rapporto-5-a-1-quanti-gesti-damore-cancellano-una-critica

Leggi tutto

 

La Via dei Norcini a Piacenza – Salumi Grossetti e il vino dei Fratelli Piacentini

L’inserimento dei Colli Piacentini nelle iniziative di informazione che accompagnano il turno di Presidenza italiana alla IAI ( Iniziativa Adriatico ionica, Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale), è stato fortemente sostenuto dai giornalisti ‘veronelliani’ di Borghi d’Europa. Dal 28 luglio, giorno nel quale sono stati presentati gli obiettivi della Presidenza italiana alla IAI presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, è partito il viaggio del gusto di Borghi d’Europa, alla scoperta degli inediti del buon e bello vivere dei Territori inseriti nella rete internazionale. Fino a maggio 2027 giornalisti e comunicatori visiteranno i borghi e i territori scelti, secondo la logica veronelliana delle visite in incognito. Un progetto, dunque, finalizzato ad informare chi informa, secondo una logica culturale ‘altra’ : l’informazione condivisa. I servizi, le annotazioni dei giornalisti non verranno pubblicati prima della discussione e dell’approvazione da parte dei soggetti intervistati e/o raccontati. Anche la destinazione dei testi costituirà una base di incontro : quali mezzi previlegiare, sulla base di una attenta analisi comunicazionale. Insomma un viaggio ricco di spunti e di nuove conoscenze. Uno dei Percorsi Internazionale è dedicato alla Via dei Norcini. L’appuntamento nei Colli Piacentini ha abbinato come prima ‘sosta gustosa’ il salame stagionato di Salumi Grossetti e i vini della Cantina Fratelli Piacentini. “Il salame da tenere in casa per accogliere gli amici, fetta dopo fetta- commenta Enrico Grossetti - , è il salame adatto a tutte le occasioni. Da gustare sia tenero che molto stagionato in base ai propri gusti, richiama la compagnia di un buon bicchiere di vino. Consigliamo di tagliarlo al coltello in fette non troppo sottili.” Sara ed Emanuel (Fratelli Piacentini), suggeriscono con il salame stagionato un vino importante, come il Gutturnio Superiore Antares. “ È il primo nostro vino rosso fermo, e ha inaugurato la linea di prodotti con nomi ispirati alla volta celeste. Anche qui abbiamo la dimostrazione del fatto che i vini di Piacenza non necessariamente devono essere vini beverini da consumarsi entro breve tempo, anzi! E hanno tutte le carte in regola per competere con i vini di altre zone più blasonate. D’altro canto il ”matrimonio” è fondato su basi solide: barbera e bonarda. Struttura, longevità, eleganza, i figli che ne sono nati. “

Leggi tutto

Il pulsante spazzatura elimina i contenuti di questo autore dalla tua 101, per sempre!