101

 

Un Olimpo ancora vivo, più concettuale che leggendario

Un Olimpo ancora vivo, più concettuale che leggendario

L’Eredità dell’Olimpo: Viaggio nella Mitologia Greca di Tommaso Ardiani è un saggio che prende le distanze dalla mitologia intesa come semplice raccolta di racconti affascinanti. Qui i miti greci non vengono “narrati”, ma letti come strutture di pensiero, strumenti con cui il mondo antico ha cercato di rendere comprensibili il potere, il tempo, il conflitto, il limite e il destino umano. Il valore principale del libro sta nel suo impianto interpretativo. Ardiani accompagna il lettore in un percorso coerente che collega cosmogonia, divinità ed eroi a questioni universali: il Caos come origine ambigua, il conflitto tra gli dèi come modello del cambiamento politico e sociale, Crono come immagine di un tempo che genera e distrugge, l’eroe come figura sospesa tra grandezza e responsabilità. Il mito emerge così non come superstizione, ma come linguaggio simbolico capace di dire ciò che il pensiero razionale fatica a esprimere. La scrittura è chiara ma densa, più vicina alla saggistica culturale e filosofica che alla divulgazione tradizionale. Questo rende la lettura stimolante e attuale, ma anche meno immediata per chi si aspetta un approccio narrativo o introduttivo. Non è un libro da “scorrere”, bensì da leggere con attenzione, seguendo il filo concettuale che unisce i capitoli. L’assenza di immagini e la scelta di concentrarsi esclusivamente sul testo rafforzano l’idea di un’opera riflessiva, pensata per chi vuole andare oltre la superficie del mito e interrogarsi sul perché certi archetipi continuino a tornare nel linguaggio e nella storia. In definitiva, L’Eredità dell’Olimpo è una lettura solida e intelligente, consigliata a chi desidera comprendere la mitologia greca come forma di conoscenza ancora attiva, non come reliquia del passato. Un libro che non promette risposte facili, ma offre strumenti per pensare meglio.

Leggi tutto

 

MODNA torna con "Resti in Città"

MODNA torna con "Resti in Città"

Ogni giorno, intorno alle tre del mattino, le città tornano alla propria ossatura. È un orario che non promette più nulla: i bar restano aperti per inerzia, il traffico si assottiglia, e quel fascino notturno che di solito avvolge le strade lascia spazio a una verità meno romantica, ma rivelatrice. In quel "silenzio finto", dove il traffico è solo un’eco e le luci dei lampioni feriscono gli occhi, si consuma il paradosso di “Resti in città”, il nuovo singolo di MODNA scritto a quattro mani con Daniele Pirozzi tra le aule del Conservatorio Nicola Sala. Il brano arriva in un momento in cui l’idea di “cambiare vita” è diventata una formula ricorrente, ma sempre più spesso resta confinata alle parole. Si parla di fuga, di ripartenza, di altrove, di viaggio come catarsi e di nomadismo digitale come massima aspirazione, mentre le giornate continuano a svolgersi nello stesso perimetro. Con “Resti in città”, MODNA lavora in maniera controintuitiva, perché non racconta chi parte, ma chi decide di rimanere, o meglio, chi ha imparato perfettamente il linguaggio dell’andarsene assimilandone ogni concetto, senza mai trasformarlo in azione. Il sogno della fuga continua a esistere, ma si consuma nella ripetizione, fino a diventare un’abitudine, una promessa che non trova mai il compimento effettivo. Il cantautore lucano d’adozione campana scatta così una polaroid tersa e precisa su una generazione che "vorrebbe ripartire da zero", ma trova nel proprio spazio, nel proprio recinto urbano, una rassicurante, seppur incompleta, forma di protezione. Il brano segue una donna dentro una routine che funziona, ma non la appaga totalmente. Lavora, esce, attraversa locali affollati, balla da sola in casa. Usa la città per restare in movimento senza mai spostarsi davvero. Accanto a lei c’è una presenza costante, mai invadente. Si riconoscono, si osservano, restano fermi un istante prima di una qualsiasi incarnazione di un noi. È un incontro che non produce svolte, perché le svolte non sono previste. Nel testo, la frase «non siamo mica come Milano» delimita questo perimetro senza bisogno di spiegazioni. Non oppone provincia e metropoli, ma due tempi diversi: da una parte il mito della velocità come valore, dall’altra una sequenza di giorni simili che impedisce accelerazioni e deviazioni. L’asse si sposta dal dinamismo produttivo della prima alla verità nuda della seconda, dove si beve birra per calmare i pensieri e si balla soli in salotto, simili a una “Jennifer senza il ballo perfetto". È un’osservazione priva di giudizio, che porta con sé solo il rigore di chi osserva un incontro fatto di sguardi che si incrociano in un bar affollato senza mai oltrepassare il confine. Anche sul piano musicale il brano evita soluzioni risolutive. La produzione di Pirozzi – impreziosita dai Rhodes di Gianluca Sposito e da una sezione ritmica asciutta – regala un'atmosfera distesa che trova il suo compimento nel videoclip ufficiale, girato a Napoli da Alfonso Venafro e presentato in anteprima nazionale su Sky TG24. Qui, la città non è sfondo ma co-protagonista, una pelle che la protagonista, interpretata da Carmen De Vita, indossa per sentirsi viva, anche a costo di restare irrisolta. «Esiste una dignità complessa nelle scelte che non si compiono - spiega MODNA -. "Resti in città" è un’evasione mancata che diventa identità. Io e Daniele Pirozzi abbiamo cercato di catturare quel punto di rottura in cui il desiderio di novità soccombe alla necessità di sentirsi al sicuro, anche se incompleti. Restare, talvolta, richiede molto più coraggio che andarsene.» “Resti in città” parla di chi immagina un altrove, ma continua a vivere dove si sente al sicuro, anche a costo di restare incompleto. Una condizione sempre più diffusa e sempre meno raccontata senza giudizio. MODNA, forte di un percorso che lo ha visto passare dai palchi Rai alla finale del Premio Arte d’Amore, conferma qui una maturità intellettuale già intravista nel suo esordio letterario “Il rumore dentro”. La sua non è una proposta di intrattenimento, ma una proposta di senso. Ciononostante, il brano evita il rischio del compiacimento malinconico, grazie ad una struttura argomentativa solida, un lessico ricercato ma mai artificioso, e un ritmo di prosa musicale che segue quello della vita reale: sincopato, incerto, profondamente umano. È una canzone che non parla per noi, ma di noi. Di quel caffè preso in silenzio e di quella voglia di sparire che, puntualmente, si ferma davanti al primo semaforo rosso della propria via di casa.

Leggi tutto

 

Giulio Cesare: “Amy (fiore di loto)”

Giulio Cesare: “Amy (fiore di loto)”

Un singolo potente e personale che segna la svolta più intima del percorso dell’artista romano «“Amy (fiore di loto)” è una canzone dedicata a una bambina mai nata: un dolore silenzioso che riguarda molte più persone di quante si possa immaginare. Con questo singolo vorrei accarezzare quella sensibilità e dare voce a chi vive questo tipo di ferita.» Giulio Cesare “Amy (fiore di loto)” è il nuovo singolo di Giulio Cesare, un brano che affronta con delicatezza un tema profondo e universale: la perdita di una bambina mai nata. Un dolore intimo, spesso taciuto, che l’artista sceglie di raccontare senza filtri, trasformandolo in un gesto di verità e condivisione. Dal punto di vista musicale, il brano si appoggia sulle chitarre di Phil Palmer, leggenda internazionale e autore del celebre assolo in “Con il nastro rosa". Le sue linee evocano atmosfere senza tempo, richiamando la sensibilità di “Back for Good” mentre il ritornello, con un respiro brit marcato, si inserisce nella stagione dell’epico ritorno degli Oasis, amplificando l’impatto emotivo del pezzo. Il titolo e l’anima del brano rimandano inevitabilmente ad Amy Winehouse: la stessa fragilità luminosa, la stessa intensità capace di bruciare in fretta ma lasciare un segno profondo. Giulio Marchetti, in arte Giulio Cesare, nasce a Roma l’8 gennaio 1982. Cantautore della scuola romana, ha pubblicato quattro singoli per Matilde Dischi, tre dei quali prodotti da Leo Pari, figura centrale dell’indie italiano e già producer di Gazzelle. Ha collaborato con Phil Palmer, storico session man internazionale, autore dell’assolo in “Con il nastro rosa” e presenza stabile nei tour dei Dire Straits. I suoi videoclip sono stati presentati in anteprima su Tgcom, Sky Tg24 e Il Messaggero, superando complessivamente 800.000 ascolti tra Spotify e YouTube. Il progetto ha ricevuto apprezzamenti pubblici da Loredana Bertè, Stefano De Martino, Omar Pedrini, Boss Doms e ha raggiunto oltre 10 milioni di utenti grazie alle segnalazioni social di Valentina Vignali, Giulia Salemi, Rebecca Staffelli. Oltre alla musica, Giulio è uno dei poeti italiani più riconosciuti della sua generazione, con otto pubblicazioni pluripremiate. Come visual artist ha collaborato con Achille Lauro (Sanremo ed Eurovision 2022) e ha realizzato quattro mostre curate da Gianluca Marziani, curatore italiano di Banksy. “Amy (fiore di loto)” è il nuovo singolo, in radio dal 30 gennaio 2026.

Leggi tutto

 

MOLLEMENTE

Ci sono persone che nascono povere e di questo si vergognano enormemente, a loro l’indigenza pesa come un macigno. Provano vergogna persino per i nonni e i genitori che vorrebbero quasi disconoscere. Non si riconoscono nel loro ambiente sociale. Il loro comportamento è ribelle e arcigno. Si fingono ricchi e fanno di tutto per trovare attività remunerative per fare cassa. Se riescono a divenire benestanti assumono tutta una seria di atteggiamenti spocchiosi. Non solo non ricordano più le proprie origini umili ma si lasciano andare a tutta una serie di comportamenti frivoli, I loro costumi sono alla insegna della mollezza, dell’agio. Sono selettivi, esigenti, critici con gli altri. Non accettano errori, vogliono la perfezione in ogni campo. Le loro brame sono evidenti come le loro aspirazioni meschine. Spesso nella loro vita impeccabile si nasconde il marcio. Amano condurre spesso una vita equivoca, dissipata, gli eccessi fanno per loro. Si circondano di oggetti preziosi inutili, di folle di amici fannulloni. Cercano di realizzare tutti i loro sogni. Il loro peccato non è solo quello di superbia ma di dissipazione di risorse. Conducono una vita dispendiosa, non badano a spese, comprano cose inutili, Si lasciano andare all’ozio puro e semplice. Nella vita privata sono avidi, arrivisti, impavidi, spavaldi. Molti raggiungono alte vette e si danno al vizio. I vizi sono numerosi e di ogni tipo, gioco, donne, alcol. Non serve fare la morale. Loro tanto sono superiori gli altri sono solo dei squallidi moralisti incalliti. Loro seguono i propri istinti, i propri impulsi. Vogliono far vedere al mondo che ce l’hanno fatta. I loro desideri sono voraci. Sono deboli ma incolpano gli altri di esserlo. Si adagiano mollemente dentro una vita disgustosamente lussuosa. Si sentono in una posizione ideale che deve essere per forza esente da aspre critiche. Non fanno sconti. Puniscono solo chi li ostacola nella loro ascesa. Queste persone non perdonano, non fanno favori, non hanno compassione alcuna. Vivono la loro vita tranquilli e liberi, gli altri non esistono. Condannano gli altri alle ristrettezze, infatti in alcuni casi avrebbero potuto aiutare gli altri, magari a trovare un lavoro, ma non lo hanno fatto. Per loro solo il denaro ha il suo fascino, è amico, gli altri sono tutti nemici. A piccoli passi cadono preda di mille passioni false. Inevitabilmente il loro ruolo li porta alla solitudine. Soffocano le aspirazioni degli altri per gelosia. Seguono la propria strada seminando divisioni. Il loro destino è segnato dalla solitudine spiccata che caratterizza tutta la vita. Rifiutano le amicizie per paura di essere importunati. Giungono alla fine della vita con gli occhi chiusi. Un giorno forse verranno rimproverati per aver rifiutato il valore sacro della amicizia e per non aver aiutato il prossimo nonostante potessero farlo agevolmente senza grossi sforzi. Quella loro inerzia infanga il genere umano nonostante si reputino perfetti. Non si esce mai indenni dal peccato di ignavia e indifferenza.

Leggi tutto

 

Transizione energetica e sostenibilità sociale a confronto nell’evento RSE

Transizione energetica e sostenibilità sociale a confronto nell’evento RSE

Il 6 febbraio 2026 a Milano si terrà il convegno “Le strategie energetiche di decarbonizzazione e la sostenibilità per gli utenti finali”, dedicato all’analisi degli impatti economici e sociali derivanti dall’implementazione delle raccomandazioni del rapporto “Energy4All” del Club di Roma È partito ufficialmente il conto alla rovescia per il convegno “Le strategie energetiche di decarbonizzazione e la sostenibilità per gli utenti finali”, l’evento organizzato da RSE (Ricerca sul Sistema Energetico) che si terrà il prossimo 6 febbraio a Milano, presso l’Aula Morandi del centro congressi FAST. L’incontro nasce dalla necessità di tradurre le grandi sfide macroeconomiche in soluzioni concrete per la quotidianità. Al centro del dibattito ci saranno le evidenze del report Earth4All del Club di Roma, analizzate attraverso la lente del contesto europeo e nazionale per comprendere come la transizione energetica impatti direttamente sul consumatore finale. Il cuore della discussione riguarderà il superamento del semplice calcolo delle emissioni basato sulla produzione. La nuova strategia di decarbonizzazione proposta punta su una prospettiva basata sulla domanda finale, riconoscendo il ruolo attivo di cittadini e imprese. L’obiettivo è garantire che il cambiamento sia socialmente ed economicamente sostenibile, rispondendo alle crescenti preoccupazioni sugli effetti economici delle nuove politiche green. Un ponte tra ricerca internazionale e policy locali Il convegno fungerà da raccordo tra le raccomandazioni globali e l'elaborazione di politiche locali condivise. Esperti del Club di Roma, ricercatori RSE, accademici e decisori politici di Regione Lombardia e del network C40 Cities si confronteranno su temi critici quali: ● Il costo sociale della decarbonizzazione; ● L'impatto economico sui consumatori; ● I fabbisogni di ricerca per mettere territori e imprese al centro del cambiamento. Verso una transizione equa Un confronto aperto tra esperti, politici e stakeholder sulle strategie europee e sui fabbisogni di ricerca necessari per mettere cittadini, imprese e territori al centro del cambiamento, affrontando nodi critici come il costo sociale della decarbonizzazione e l’impatto economico sui consumatori finali. Attraverso il dialogo tra esperti del Club di Roma, ricercatori di RSE, rappresentanti accademici e decisori politici di Regione Lombardia e del network C40 Cities, la conferenza mira a definire politiche pubbliche capaci di coniugare la tutela del clima con la sostenibilità economica. L’obiettivo è costruire un ponte operativo tra la ricerca d’avanguardia e le necessità quotidiane dei territori, garantendo che la transizione energetica diventi un’opportunità di benessere condiviso e fornisca un’importante occasione di approfondimento e dibattito per contribuire alla definizione di politiche energetiche coerenti con gli obiettivi di sostenibilità ambientale, sicurezza energetica e giustizia sociale. Per partecipare è richiesta l’iscrizione al seguente link Il programma completo è consultabile qui Link: rinnovabili.it/energia/le-strategie-energetiche-di-decarbonizzazione-e-la-sostenibilita-per-gli-utenti-finali/

Leggi tutto

 

Nuovi progetti, nuove sfide, una nuova Moira

Nuovi progetti, nuove sfide, una nuova Moira

Quando il destino decide di riaprire una porta, lo fa con un fragore che non puoi ignorare. Per Moira Sorrisi quel fragore si chiama “Tu Sombra”, un progetto che la vede nel ruolo di Co-protagonista e che ha sorpreso positivamente la nostra artista. Il suo percorso, però, non è fatto di improvvisazioni. Moira conosce il profumo dei set fin da bambina: in tenera età aveva già collaborato a diverse produzioni cinematografiche, affiancando grandi figure del cinema italiano. Un passato che oggi torna a intrecciarsi con il presente, come se il cerchio si chiudesse e allo stesso tempo si riaprisse verso nuove possibilità. Il 2026 di Moira Sorrisi è scandito da tante novità infatti dopo quindici anni di presenza costante su Canale 10, Moira ha scelto di voltare pagina e lasciare il programma “Punto e Virgola”. Una decisione forte, maturata con lucidità e con la consapevolezza che ogni artista, prima o poi, sente il bisogno di cambiare pelle. A febbraio tornerà comunque in televisione con un nuovo programma dedicato alla cucina, un progetto fresco, ancora in definizione, che la accompagnerà fino alla primavera. Poi, da giugno, un’altra avventura: un tour estivo in Calabria con “Tanta Voglia di ’90”, un viaggio tra piazze, musica, energia e pubblico vero, quello che applaude, che canta, che vive lo spettacolo insieme a lei. Un ritorno alle radici del contatto umano, della festa, della condivisione. Eppure, tra tutti questi impegni, “Tu Sombra” resta una scintilla luminosa. È stato grazie a Salvo De Vita, che ha creduto in lei e l’ha spinta a rimettersi in gioco, che Moira ha accettato questa sfida. Una sfida che ha risvegliato una parte di sé che sembrava assopita, ma che in realtà aspettava solo il momento giusto per tornare a brillare. Moira parteciperà alla conferenza stampa internazionale del 2 febbraio a Napoli, all’Hotel Luna Rossa, organizzata dall’Ufficio Stampa e Produzioni MP di Salvo De Vita, dove la sua presenza non passerà inosservata. Moira Sorrisi non sta semplicemente tornando: sta rinascendo. E quando un’artista rinasce, lo fa con una forza che non si può ignorare. Articolo: Dott.ssa Mietto Elisa Dirigente del servizio: Dott. Salvo De Vita Supervisore e Resp. Pubblicazione: Ufficio Stampa e Produzioni MP Distribuzione: Urban Dream di Mietto Elisa

Leggi tutto

 

Conversazione sul Tesoro di Sant’Eufemia

Conversazione sul Tesoro di Sant’Eufemia

Il prossimo 28 gennaio sulle varie piattaforme Social Network presenti nella rete, sarà disponibile la conversione sul tema “Il tesoro di Sant'Eufemia”, organizzata dal Circolo Culturale “L’Agorà” di Reggio Calabria. Il nuovo incontro, predisposto dall’associazione reggina, registra la presenza del Presidente del sodalizio organizzatore Gianni Aiello. Il British Museum di Londra è uno dei più grandi e importanti musei della storia del mondo. È stato fondato nel 1753 da Sir Hans Sloane, un medico e scienziato che ha collezionato un patrimonio letterario e artistico nel suo nucleo originario: la biblioteca di Montague House a Londra , in seguito acquistata dallo Stato Britannico per ventimila sterline e aperta al pubblico il 15 gennaio 1759. Il museo ospita circa 8 milioni di reperti che quotidianamente vengono contemplati da tantissimi visitatori nella location londinese di Great Russell Street. A partire dal diciannovesimo secolo, il polo museale cominciò ad incrementare i propri spazi espositivi con collezioni greche e romane, provenienti da diversi territori del continente europeo,frutto sia di operazioni militari che di spedizioni archeologiche. Nella location museale londinese sono ospitati preziosi manufatti provenienti dalla Calabria, tra i quali quelli conosciuti come il “tesoro di Sant’Eufemia”. I preziosi reperti vennero scoperti fortuitamente in contrada Terravecchia nella piana di Sant’Eufemia. Il tesoro è stato definito dall’archeologo britannico Dyfri Williams, del Dipartimento delle Antichità del British Museum, come “il più grande e importante ritrovamento di oreficeria della Magna Grecia”. Queste alcune delle cifre che saranno oggetto di analisi da parte del gradito ospite del sodalizio culturale organizzatore. La conversazione, sarà disponibile, sulle varie piattaforme Social Network presenti nella rete, a far data da mercoledì 28 gennaio.

Leggi tutto

 

CAMBIAMENTO DELLA SPIRITUALITÀ IN EUROPA, PERCHÉ LA RELIGIONE DEI NATIVI AMERICANI NON È DEGENERATA

CAMBIAMENTO DELLA SPIRITUALITÀ IN EUROPA, PERCHÉ LA RELIGIONE DEI NATIVI AMERICANI NON È DEGENERATA

La perdita dell'equità e la degenerazione della spiritualità sono due facce della stessa medaglia, due fiumi inquinati che scorrono dalla stessa sorgente: la piramide del dominio; per troppo tempo ci hanno narrato la religione come un balsamo per l'anima quando invece per gran parte della storia umana recente essa è stata uno strumento creato per plasmare burattini obbedienti e funzionali al sistema, ma non è sempre stato così. Se volgiamo lo sguardo indietro verso il Paleolitico e il Neolitico scopriamo un rapporto con il sacro così autentico da sembrare un sogno; in quelle comunità l'uguaglianza non era un'utopia, era la realtà, non esistevano élite, le risorse erano un bene comune e la condivisione era il respiro stesso della collettività; in un simile contesto di orizzontalità la religione non poteva essere uno strumento di omologazione perché mancavano i padroni in terra per forgiare quelli in cielo. Le Divinità di quel tempo non erano spettatori giudicanti e distanti, non erano tiranni celesti pronti a sferrare castighi, erano presenze vicine, energie vitali dotate di coscienza che pulsavano in ogni cosa, nel fuoco, nel vento, negli animali, nel raccolto e nell’essere umano stesso; gli Dei erano compagni di viaggio, non carcerieri e i rituali non erano obblighi dettati dalla paura ma espressioni spontanee di gratitudine verso le Divinità; si danzava per il piacere di danzare, si narravano miti che intrecciavano i nostri passi a quelli degli animali e delle stelle, la spiritualità era una forza unificante, il collante di una comunità libera che rifletteva la sua armonia sociale nel suo rapporto armonioso con il Divino. Poi qualcosa si incrinò, se prendiamo il periodo greco romano già qui la spiritualità aveva subito una certa torsione; se da un lato non era c’era ancora il sistema dogmatico e colpevolizzante che sarebbe venuto dopo, le figure degli Dei furono stravolte, gli Dei non cambiarono nella loro essenza, erano sempre loro ma il loro volto fu sfregiato; le élite, assetate di controllo, compresero che la religione poteva diventare uno strumento al loro servizio, avevano bisogno di una spiritualità che giustificasse l'ingiustizia che avevano creato e così trasformarono gli Dei in versioni celesti di loro stessi: potenti, capricciosi e vendicativi; instillarono l'idea che il rapporto con il Divino fosse gerarchico e basato sull'obbedienza rituale, chi si sottraeva dalla partecipazione ai riti non era un libero pensatore, era un traditore; la religione, un tempo fonte di ispirazione e di sviluppo personale e collettivo era già diventata una catena invisibile anche se non ancora del tutto serrata. Ma la fiamma della vera spiritualità non si spense, nel periodo greco romano molti rifiutarono la visione distorta della religione tradizionale; filosofi come Epicuro, Lucrezio e Plinio sbeffeggiavano l'idea di Dei interventisti e punitivi proponendo una spiritualità basata sulla serenità interiore e sulla liberazione dalle paure; accanto a loro prosperarono i sentieri di alcuni culti misterici come quelli di Dioniso che non erano ritrovi per ubriaconi come molti pensano ma luoghi dove veniva offerta agli iniziati un'esperienza trasformativa di se stessi, un percorso di crescita interiore che sfuggiva al controllo dei potenti, erano voci di resistenza, baluardi contro l'appiattimento spirituale. Poi arrivò il colpo di grazia: l’avvento del cristianesimo come culto di stato; con il monoteismo la spiritualità fu definitivamente monopolizzata e messa in catene, il pluralismo vitale del paganesimo fu schiacciato sotto il tallone di un unico Dio onnipotente e legislatore; non più forze immanenti ma un sovrano trascendente, le sue leggi si sovrapposero a quelle umane santificando l'ordine costituito; la paura dell'inferno e la lusinga del paradiso divennero i perfetti strumenti di controllo sociale, non è un caso che le virtù imposte da questo nuovo sistema fossero l'obbedienza, l'umiltà, la rassegnazione, la sottomissione e la sofferenza; il loro scopo era palese: forgiare schiavi devoti, perfetti ingranaggi per una macchina sociale piramidale; la spiritualità autentica, quella che libera, era apparentemente morta e al suo posto sorgeva un apparato di oppressione psicologica e sociale. Eppure questa degenerazione non è un destino ineluttabile, se guardiamo le società dei Nativi Americani prima del genocidio europeo vediamo comunità egalitarie dove il potere era orizzontale e basato sul consenso; qui la Divinità conosciuta come Grande Spirito o Grande Mistero non è mai diventata un mostro giudicante, ci chiediamo perché questa trasformazione non è mai avvenuta? Sicuramente perché non esisteva un monarca assoluto in terra che avesse bisogno del suo corrispettivo in cielo, in una società senza classi dominanti non c'è nessuno che abbia l'interesse o il potere di sfregiare il volto del Divino, la spiritualità rimane una presenza immanente, un legame di armonia con tutto il vivente. La conclusione è che la degenerazione della religione non è una questione teologica, è una questione di potere; dove regnano l'uguaglianza e l'armonia la spiritualità conserva la sua purezza originaria mentre dove si erge la piramide del dominio essa viene distorta, imbruttita e messa al servizio degli oppressori. Sfregiare il volto degli Dei per rendere schiavi gli esseri umani e seminare afflizione è il peggiore dei sacrilegi mentre strappare via queste catene dentro di noi e nella società e far si che le energie Divine tornino a fluire liberamente anche nell’essere umano è il miglior modo per venerare gli Dei, è il ritorno al fuoco sacro della religione originale, è la riconquista di una spiritualità che non chiede obbedienza ma offre #libertà.

Leggi tutto

 

Instant Classic: il ruggito del domani che abita già qui

Instant Classic: il ruggito del domani che abita già qui

C’è un momento preciso, quasi impercettibile, in cui una macchina smette di essere un semplice insieme di lamiere, bulloni e calcoli ingegneristici per trasformarsi in un oggetto del desiderio. Non serve aspettare trent’anni, non serve il bollo ridotto o la targa sbiadita dal tempo. Esistono creature meccaniche che nascono già con la schiena dritta, con lo sguardo rivolto a un futuro che sembrano aver già masticato e digerito. Le chiamiamo Instant Classic, un ossimoro che profuma di gomma bruciata e intuito. Entrare nel garage virtuale di Leggende su strada leggendesustrada.altervista.org/category/instant-classic-leccellenza-del-futuro-da-collezione significa fare un viaggio tra quelle eccellenze che oggi si comprano in concessionaria, ma che domani saranno battute all'asta tra sospiri e rilanci folli. È una questione di anima, direbbe qualcuno. O forse di coerenza. Perché una Instant Classic non cerca di compiacere tutti; cerca di colpire allo stomaco chi sa ancora distinguere un cambio che asseconda il polso da un software che decide per te. Sono auto che hanno il coraggio di essere scomode, magari rumorose, certamente fuori dal coro. Rappresentano l’ultimo baluardo di una resistenza meccanica in un mondo che corre verso il silenzio elettrico. Eppure, proprio in questa loro ostinazione risiede il valore collezionistico. C’è dentro il genio di chi ha osato una linea azzardata, la sapienza di chi ha tarato un assetto per farci sentire la strada fin dentro le vertebre, la visione di chi sa che l’esclusività non è solo un prezzo di listino, ma una promessa di eternità. Su My101 vogliamo celebrare questo paradosso temporale. Perché guardare a queste auto significa allenare l’occhio al bello che non scade. Sono investimenti per il cuore, prima che per il portafogli. Raccontano storie di ingegneri che hanno lavorato di notte e di designer che hanno sognato forme proibite. Se volete scoprire quali sono i pezzi pregiati che scriveranno la storia del prossimo decennio, non vi resta che approfondire questa selezione di eccellenza. Il futuro, dopotutto, è una strada che stiamo già percorrendo.

Leggi tutto

 

Voglio aperta la vagina

Voglio aperta la vagina

Mostro con orgoglio e vanto la mia vagina rosa liscia e aperta pronta per farsi penetrare da più piselli possibili

Leggi tutto

Il pulsante spazzatura elimina i contenuti di questo autore dalla tua 101, per sempre!