Apro gli occhi e mi ritrovo in piedi tra enormi pilastri di pietra scolpiti con simboli antichi, riconosco subito questo luogo, è Gobekli Tepe, il tempio costruito venticinquemila anni fa e poi sepolto; il mio corpo astrale emana una luce soffusa a indicarmi che sto sognando eppure tutto appare più reale della vita da sveglio; accanto a me c'è l'Unicorno, la mia guida spirituale, la sua criniera dai mille colori brilla alla luce delle stelle e il suo corno luccica come un riflesso della Luna; ci salutiamo senza dirci una parola e, insieme, ci volgiamo a guardare le pietre silenziose; le incisioni degli animali pare che ci fissino, vedo volpi, serpenti e uccelli, i loro significati si perdono nel tempo, mille domande mi girano in testa come foglie nel vento d'autunno ma le risposte restano fuori dalla mia portata. Poi il cielo inizia a mutare, un bagliore verdastro si espande in alto crescendo fino a diventare qualcosa di simile ad un'aurora boreale ma dipinta con tutti i colori dell'arcobaleno; la voce dell’Unicorno entra nei miei pensieri: "Quello che vedi è un essere vivente", sussurra. I colori dell’aurora si stabilizzano su un blu profondo, la sua luce si condensa, prende forma e davanti a noi appare una figura poco più alta di me, sembra un uomo fatto di zaffiro con occhi che custodiscono la saggezza di mondi lontani. L’uomo blu scende al suolo con sorprendente delicatezza. “Ciao”, dice con una voce che tradisce un leggero imbarazzo. “Mi chiamo Nox e viaggio tra le dimensioni in cerca di aiuto.” La mia guida inclina la testa osservando questo visitatore. “Raccontaci il tuo problema e, se possiamo, ti aiuteremo”, risponde con tono pacato. “Nella mia dimensione un tale di nome Fiz è stato nominato gran sacerdote”, sussurra Nox. “Vieta i rapporti sessuali fuori dal matrimonio, ci proibisce di ridere, ci impone digiuni, bandisce la musica, vieta di interpretare i sogni e ci costringe a uscire di casa solo per lavoro, studio o preghiera; dice che le Divinità parlano attraverso di lui.” Nox alza lo sguardo al cielo come per raccogliere le forze. “Ultimamente pare impazzito, ha ordinato a tutti i maschi di farsi amputare il pene ed è intenzionato a fare abbattere le statue della Dea Afrodite.” Le parole non servono a commentare che tutto ciò è assurdo, Nox ci osserva come se avesse capito la nostra innata predisposizione verso la libertà, le nostre energie paiono in risonanza, siamo diventati amici dopo poche parole. “Portaci nella tua dimensione, vogliamo parlare con questo Fiz”, afferma l’Unicorno. Nox alza le mani, davanti a noi appare un cerchio di luce dorata, un portale tra i mondi, vi entriamo e per un istante tutto si dissolve in un vortice di luce e silenzio poi i nostri piedi toccano un suolo freddo; mi guardo attorno, siamo dentro un tempio di proporzioni mozzafiato, due porte di legno scuro si ergono davanti a noi, sono alte come giganti e intagliate con le figure degli Dei, diverse colonne di pietra bianca si innalzano come alberi secolari verso un soffitto a volta, lungo le pareti affreschi e mosaici incorniciano nicchie dove le statue delle Divinità raggiungono il doppio dell'altezza di un uomo; centinaia di persone riempiono lo spazio, vedo uomini e donne dalla pelle blu che intonano un misterioso canto accompagnato da uno strumento simile ad un organo, sono vestiti con tuniche di lino bianco che arrivano fino alle caviglie, portano collane di pietre azzurre e bracciali di un metallo simile al rame ma ciò che mi colpisce di più sono i loro volti che trasmettono una rassegnazione silenziosa, come se avessero dimenticato cosa significhi sorridere. Al centro del tempio, su un altare rialzato di pietra nera, siede Fiz, è un anziano vestito con una tunica talmente coperta d'oro e diamanti che sembra più un mercante che un sacerdote, nella mano destra stringe uno scettro d'oro tempestato di gemme, una corona di pietre preziose gli cinge la testa calva, la sua aura si estende solo per pochi centimetri dal corpo ed è irregolare, quasi bucata in alcuni punti. “Quando vedi un sacerdote coperto d'oro”, penso, “non è un vero sacerdote”. La voce di Fiz tuona dall'altare: “Oh esseri imperfetti, il pene va amputato completamente per ottenere l'ascensione promessa da Zeus!” La rabbia mi travolge, stringo i pugni, il sangue mi pulsa nelle tempie; mi giro verso la folla e la mia voce esce dal petto come un ruggito: “Non date ascolto a questo impostore! Zeus ci dona l'espansione, l'energia che ci permette di superare noi stessi, non promette nulla e non ci ordina di mutilarci!” Alzo ancora di più la voce. “Gli esseri imperfetti, come quest'uomo vuole farvi diventare, sono quelli che agiscono contro la loro natura!” La mia guida fa un passo avanti. “Parole giuste, Kael.” Il volto del gran sacerdote diventa viola per la rabbia. “Chi siete voi?” chiede con voce improvvisamente gelida. “Siamo viaggiatori”, risponde l’Unicorno. “Ci piace viaggiare tra i mondi.” “Guardie, prendete questi due blasfemi peccatori! Inizieremo a purificare loro! Tagliategli il pene!” urla Fiz. Otto guardie si muovono verso di noi con i volti duri e impassibili, le due più grandi si avvicinano alla mia guida con sorrisi che non promettono nulla di buono. “Vieni qui che ti purifico”, ringhia una. L’Unicorno inizia a muovere le orecchie poi, in un lampo, i suoi zoccoli si alzano con una precisione coreografica, le due guardie, colpite dai suoi calci, volano all'indietro come burattini schiantandosi contro le panche, per un momento nessuno si muove. “Scappiamo, Kael!” grida la mia guida. Sfrecciamo verso l'uscita, le enormi porte di legno si stanno chiudendo lentamente, quattro guardie le stanno spingendo, il varco si restringe, l’Unicorno accelera e io lo seguo, dinnanzi a noi c’è uno spazio di luce sempre più stretto, a pochi metri dall’uscita inciampo e le mie mani battono il pavimento. “Prendete quel blasfemo!” strilla il gran sacerdote indicandomi con il dito. L’ombra di una guardia mi sovrasta, le sue mani cercano le mie spalle poi sento un tonfo sordo e la guardia vola via, è lo zoccolo dell’Unicorno che l’ha colpita al petto; mi rialzo in fretta, tre lunghi passi e scivoliamo attraverso la fessura mentre le porte si chiudono con un boato alle nostre spalle mancandoci per pochi centimetri. Ma non è finita, tre guardie uscite da un ingresso laterale sono a pochi passi da noi, quella più vicina allunga la mano verso di me, le sue dita sfiorano i miei capelli. “Ingrato!”, ringhia. Sento il suo fiato sul collo, la paura mi offusca la vista poi odo una voce accanto a me: “Amico, hai bisogno di un passaggio?” chiede la mia guida. Immediatamente balzo sulla sua groppa e schizziamo via; una lancia fischia vicino al mio orecchio, poi un'altra, il vento mi frusta il viso, il terreno sotto di noi mi pare un alone sfocato, case, persone, il tempio, tutto si fonde in un mosaico di colori; saliamo su di una montagna e il villaggio si rimpicciolisce, le urla diventano sussurri lontani, la mia vista si stabilizza e il mio cuore rallenta, finalmente mi sento sollevato. Davanti a noi si apre un paesaggio che toglie il fiato, un mondo sospeso tra sogno e realtà, il cielo è blu scuro solcato da diversi arcobaleni tenui, le montagne sembrano onde pietrificate; sotto, nella valle, si stende il villaggio degli uomini blu e, al suo centro, dominando tutto come un gigante tra nani, si erge il tempio, è massiccio, imponente, le sue torri sono simili a quelle degli antichi templi Khmer ma molto più alte e di colore blu. Troviamo riparo in una grotta. “Cosa possiamo fare?” chiedo all’Unicorno. “Non ne ho idea”, risponde. Poi vedo che si ferma di colpo attratto da alcune piccole pietre gialle e luminose incastrate nelle pareti. “Senti l'energia di queste pietre? Credo che qui si nasconda qualcosa che può aiutarci”, dice. Io non sento nulla ma mi fido di lui; man mano che scendiamo in profondità le dimensioni delle pietre aumentano fino a quando arriviamo in una camera sotterranea illuminata come se fosse giorno, al centro c'è un meraviglioso lago naturale circondato da grandi pietre gialle. “Quella”, dice la mia guida indicando una pietra in particolare, “è perfetta come contenitore per una forma pensiero, ne creerò una che funziona come quelle videocamere del tuo mondo.” Fa una pausa poi prosegue: “La metteremo a casa di Fiz e se farà qualcosa che rivela la sua natura di ciarlatano la gente vedrà tutto”. Afferro la pietra, l'Unicorno la infonde della sua energia e la programma con tre semplici comandi: inizia, fine e mostra; qualche istante dopo la sua voce si fa seria: “Kael, non creare mai una forma pensiero dotata di coscienza, creeresti un servo che non ha scelto di esserlo”, dice. Passano i minuti e penso a ciò che potrebbe andare storto. “Quanto durerà?” chiedo. “Circa dodici ore”, risponde la mia guida. “E se il gran sacerdote sa percepire la presenza delle forme pensiero? Io ci riesco”, affermo. L'Unicorno mi guarda dritto negli occhi. “Non la percepirà, è troppo concentrato su sé stesso, fidati di me”, sospira. “L'unica cosa che potrebbe mandare all'aria il nostro piano è che la pietra venga accidentalmente rotta, una forma pensiero così debole svanirebbe all'istante ma speriamo che non accada.” Risaliamo verso l'ingresso della grotta e troviamo Nox ad aspettarci. “Vi ho trovati percependo la vostra aura”, dice. “Non posso ospitarvi a casa mia perché vi stanno cercando e lì vi troverebbero subito; vi ho portato dei sacchi a pelo e una zuppa di verdure.” Ringraziamo Nox poi gli spieghiamo il piano per smascherare il gran sacerdote; metto la pietra gialla nelle mani di Nox. “Pronuncia la parola inizia prima di entrare in casa di Fiz”, gli dico, “e pronuncia la parola fine domani mattina, quando uscirai con la pietra.” Ci salutiamo e, dopo che il nostro amico se n'è andato, io e la mia guida ci prepariamo a passare la notte. La notte l’abbiamo passata senza dormire, è già mattina e vediamo arrivare Nox con la pietra, grazie ad una pozione che lo ha reso invisibile è riuscito ad entrare e uscire dalla casa del gran sacerdote senza essere visto; tengo la pietra tra le mani e l'Unicorno pronuncia la parola mostra, all'inizio non appare nulla, Fiz cena e legge un libro poi lo vediamo travestirsi, indossa una tunica bianca, una barba finta e una parrucca, impugna un falso tridente, sembra Zeus; si mette davanti ad una sfera di cristallo, mormora alcune parole magiche poi inizia un ambiguo discorso. “Sono Zeus, per il vostro bene, per la vostra crescita spirituale, tutti i maschi devono farsi amputare il pene”, afferma. Quando finisce di parlare pronuncia altre parole magiche e poi grida: “Incapaci! Buoni a nulla! La vostra vita è nelle mie mani!” Mi giro furioso verso l’Unicorno e Nox “Quell'impostore ha creato una forma pensiero simile alla nostra! L'ha usata per registrare quel video dentro la sfera e vuole mostrarlo alla gente facendo credere che sia davvero un Dio a parlare!” Loro annuiscono. La rabbia attraversa il mio corpo astrale. “Dobbiamo smascherarlo e fargliela pagare! Spero che gli diano tanti pugni in faccia! Io vorrei prenderlo a calci!” urlo. La mia guida sospira. “Kael, tu odi le gerarchie e i rapporti verticali ma pensaci, quando prendi a calci qualcuno, anche un oppressore, stai creando un rapporto verticale; non diventare come chi odi.” Si ferma pensieroso e continua: “In una società che opprime a volte anche gli oppressori sono oppressi.” Rimango perplesso per un momento. “Le solite parole insensate dell’Unicorno”, penso. Lui mi guarda. “Kael, ti ho sentito”, dice ridendo. Accidenti, mi ha letto nel pensiero! Ma mentre ci dirigiamo verso il tempio le sue parole mi rimbombano nella testa, dice di non diventare come quelli che odio ma è così difficile, quando vedi un tiranno vorresti solo distruggerlo. Finalmente io, la mia guida e Nox arriviamo al tempio, tutti e tre siamo incerti su ciò che accadrà. “E se la gente non ci crederà?” chiedo all'Unicorno. “Non preoccuparti, sono sicuro che molti hanno già dei dubbi sulle buone intenzioni di Fiz”, mi risponde. Dentro il tempio la folla è immensa, il gran sacerdote è sull'altare, la sua voce tuona tra le colonne: “Stanotte, sulla mia sfera sacra, ho ricevuto un messaggio da Zeus!” dichiara. “Ascoltate le sue parole!” La sfera di cristallo inizia a brillare, il cuore mi batte forte, Fiz ha già attivato la proiezione del suo falso messaggio. “Dobbiamo fermarlo”, sussurro. “Aspetta, lascia che parli, poi quando la sua bugia sarà al momento più solenne interverremo noi”, ribatte la mia guida. La folla guarda in silenzio il video del falso Zeus e quando finisce il gran sacerdote osserva trionfante la gente; senza dire nulla l’Unicorno si dirige al centro del tempio, accanto all’altare nero, io e Nox lo seguiamo. “Ora guardate il messaggio che la Dea Verità mi ha aiutato a registrare sul mio cristallo sacro!” grida. La folla ci guarda, nervoso tengo tra mie mani tremanti la pietra, la mia guida pronuncia la parola mostra e tutti vedono Fiz travestirsi da Zeus, Fiz che chiede ai maschi di farsi tagliare il pene e infine Fiz che li deride chiamandoli incapaci. La gente è sconvolta, alcuni sono increduli, altri disorientati, molti iniziano a gridare: “Sei un impostore!” Il volto del gran sacerdote diventa viola, poi bianco, poi rosso come un pomodoro maturo, le gambe gli tremano, l’anziano indietreggia inciampando nel suo stesso mantello poi si rialza e corre verso l'uscita di sicurezza; tutti lo seguiamo; Fiz si arrampica sulla palma più alta che trova. “Bugiardo!” urla qualcuno. “Ci hai fatto fare delle cose assurde!” grida un altro. “Vigliacco!” esclama un terzo. L'Unicorno si mette davanti alla folla e afferma: “La violenza in questa circostanza non serve a niente, lasciamo che scenda senza fargli del male.” Guardo la scena e mormoro: “Io lo lascerei su ancora per qualche giorno”. Fiz scende, i suoi piedi toccano terra ma subito cade in ginocchio, i suoi stessi singhiozzi lo scuotono, la corona d'oro e diamanti gli scivola dalla testa e rotola fino ai piedi della gente, tutti tacciono, solo un uomo con il volto contratto e i pugni stretti fa un passo avanti: “Perché l'hai fatto?” urla. L’anziano risponde senza guardarlo negli occhi, la sua voce non è più un tuono ma il sospiro di un uomo stanco: “L'ho fatto a causa del mio fallimento esistenziale, vedevo le persone realizzate ed ero invidioso, avrei voluto essere io al loro posto.” Un brivido percorre la folla, qualcuno trattiene il respiro, il gran sacerdote prosegue: “Vedevo la gente amare, ridere, fare musica, ognuno eccelleva in qualcosa ma io non ho mai avuto niente di tutto questo.” Si ferma, alcune lacrime gli solcano le guance. “Ogni volta che cercavo di emergere il lavoro mi chiudeva le porte, le donne mi voltavano le spalle, di amici veri non ne ho mai avuti, non riuscivo né a scolpire né a dipingere né a eccellere negli sport, tutti mi prendevano in giro.” Molti mormorii si diffondono tra la folla. L’anziano china ancora di più la testa: “Quando ho iniziato a dire che sentivo le voci degli Dei le persone mi guardavano con occhi pieni di rispetto.” Il suo sorriso svanisce. “Eppure dentro continuavo a sentirmi una nullità perché non ero realizzato veramente, davo solo l'illusione di esserlo.” Un lungo silenzio poi Fiz abbassa ulteriormente il capo fin quasi a toccare terra: “Allora ho pensato che se non riuscivo a realizzarmi, se ero un deserto, avrei trasformato tutto ciò che mi circondava in deserto.” La gente tace stupita. L’anziano alza improvvisamente il viso al cielo, i suoi occhi divengono quasi luminosi, la voce gli trema: “A volte, mentre recitavo, credevo davvero di avere gli Dei dalla mia parte, pensavo che se non intervenivano per fermarmi significava che approvavano le mie azioni.” Un brivido attraversa l'aria, la folla è sconvolta, la mia guida fa alcuni passi avanti, la sua voce è gelida come il ghiaccio: “Ma che razza di sacerdote sei?” Fiz trema in ginocchio. “Gli Dei sono fonti di energia dotate di coscienza presenti ovunque, ci donano le loro forze senza chiedere nulla in cambio ma non intervengono mai nelle vicende degli esseri viventi.” L’anziano china di nuovo la testa. “La mia convinzione era follia”, mormora. L'Unicorno si volta verso la folla, le sue parole cadono come pietre in uno stagno: “Phthonos, l'invidia, ci dona la sua energia per spingerci a migliorarci ma quando invece di impegnarci per eguagliare o superare chi è più bravo di noi agiamo per distruggerlo arriviamo a situazioni come questa.” La sua voce si fa più dolce: “Ricordate che nessun Dio vi chiederà mai di fare cose che vanno contro la vostra natura.” Un silenzio profondo pervade l’aria poi Nox si fa avanti accanto alla mia guida, la sua voce è gentile ma ferma: “Fiz ha sbagliato gravemente ma ciò che è successo non è solo colpa sua.” Un mormorio di sorpresa percorre la gente, Nox alza una mano chiedendo silenzio. “Quando era un uomo che cercava di emergere i membri del consiglio del villaggio sapevano bene che era in difficoltà ma non hanno fatto nulla, alcuni addirittura lo hanno deriso.” I membri del consiglio si guardano tra loro, uno alto con i lunghi baffi blu dice: “Fiz ha sempre avuto un carattere difficile, cosa potevamo fare?” L'Unicorno parla ad alta voce: “Non è bastato smascherare Fiz, bisogna smascherare anche la vostra ipocrisia.” Nox, con un leggero sorriso, si volta verso l’anziano e gli tende una mano. “Alzati, non è mai troppo tardi per far fiorire il deserto”, gli dice. lui si lascia tirare su ma resta in piedi a fatica; davanti a questo anziano barcollante che piange la folla tace, dagli occhi di qualcuno scendono delle lacrime, stanno piangendo per l'uomo che voleva mutilarli; la mia guida rivolge lo sguardo verso di me. “Vuoi ancora prenderlo a calci?” mi chiede. Chino la testa e rispondo semplicemente: “No.” Gli abitanti di questa dimensione decidono la punizione di Fiz: arerà i campi e svolgerà altri lavori faticosi per alcuni mesi, nel frattempo i veri detentori di saggezza, persone come Nox, lo aiuteranno a colmare il suo vuoto esistenziale; ma gli abitanti decidono anche di apportare alcuni cambiamenti strutturali al consiglio del villaggio in modo tale che la società sia più attenta ai bisogni del singolo individuo inoltre stabiliscono che d'ora in poi, in materia di spiritualità, non ci saranno più scale gerarchiche; vedo un gruppo di tredici persone sedute in cerchio che suonano tamburi e cantano allegramente, mi rivolgo ai passanti e dico: “Questa è la vera spiritualità.” All'improvviso mi sveglio nel mio letto, sono confuso, vado in cucina e preparo il caffè; mentre la mente si schiarisce penso a Fiz e a tutte quelle persone del mio mondo che, dicendo di parlare a nome di un Dio, impongono restrizioni contrarie alla natura umana e benedicono le guerre; mi chiedo perché dovremmo svuotare le nostre vite di tutto ciò che le rende vibranti, perché imbrigliare la sessualità, ostentare il digiuno, mettere a tacere la musica; se Edone ci dona il benessere, se Afrodite ci dona l'amore, se Polimnia ci dona la musica, perché gettare via questi doni? Questa è ingratitudine; le dottrine che insegnano la rinuncia hanno dimenticato una verità fondamentale: gli Dei non ci donano le loro energie perché le gettiamo nella spazzatura procurandoci sofferenza, ce le donano perché le manifestiamo con l'intento di vivere nel modo migliore possibile. L’essere umano non è imperfetto come diceva Fiz, è la struttura sociale che lo è; in un ambiente in cui le istituzioni creano mostri per poi punirli, in cui una certa percentuale di individui viene esclusa, persone come Fiz proliferano facilmente, persone fallite dal punto di vista esistenziale che, invece di impegnarsi per superare sé stesse, cercano di trascinare gli altri nel loro deserto; penso a mio padre, abbandonato da sua madre quando era ancora in fasce, picchiato da insegnanti e genitori, trattato come un servo dalla sua famiglia d'origine, costretto a un matrimonio combinato; ora non è più tra noi ma se incontrassi la sua anima da qualche parte sul piano astrale non gli tenderei la mano, non lo perdonerei per ciò che ha fatto ma non lo prenderei a calci. Apro la finestra, il Sole splende in un cielo senza nuvole, l'aria del mattino mi accarezza il viso, sento il canto degli uccelli e il profumo dei fiori intorno al laghetto sotto il mio condominio, una sensazione di benessere pervade il mio corpo, è l'energia di Edone. “Grazie Edone”, sussurro.