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L’Oceania e gli interessi contrapposti di Pechino e Washington. Di Giancarlo Elia Valori

L’Oceania e gli interessi contrapposti di Pechino e Washington. Di Giancarlo Elia Valori

I Paesi delle isole del Pacifico hanno una vasta area, che copre 51,8 milioni di chilometri quadrati di acqua e solo circa 303.000 kmq. di superficie terrestre (pari a poco più di quella italiana). Essi sono sparsi fra Melanesia, Micronesia e Polinesia. Alcuni esempi. Palau è situata nei mari occidentali della Micronesia: il Paese copre un’area di circa 487 kmq; ci sono anche circa 340 isole vulcaniche, con una zona economica esclusiva (ZEE) di 630.000 kmq., che è strategicamente importante perché può controllare le principali rotte tra le Filippine e Guam. Le ZEE sono aree marine, adiacenti alle acque territoriali, in cui uno Stato costiero ha diritti sovrani per la gestione delle risorse naturali, giurisdizione in materia di installazione e uso di strutture artificiali o fisse, ricerca scientifica, protezione e conservazione dell’ambiente marino. Le isole Marshall sono poste situate nei mari orientali della Micronesia: la superficie del Paese è di soli 181,3 chilometri quadrati, ma la sua ZEE è vasta: 2,13 milioni di kmq.; l’intero Paese è composto da 29 atolli principali e 1.225 piccole isole. Per quanto riguarda l’isola di Nauru, che si trova anche nella regione della Micronesia, essa ha una superficie di soli 21,2 chilometri quadrati. Poi v’è Tuvalu in Polinesia: composto da nove isole a scogliera, con una superficie terrestre di 25,9 chilometri quadrati e una ZEE di 900.000 kmq. Si possono notare le seguenti caratteristiche. 1. Le superfici terrestri sono piccole – meno di 500 kmq. – ma le ZEE sotto la loro giurisdizioni sono vaste, remote e lontane dai principali mercati come la Cina, gli Usa, l’Europa e l’Asia. La posizione remota richiede molto tempo e costi elevati per il mondo esterno sia nel trasporto aereo che marittimo. 2. Fatta eccezione per Nauru, che è un’isola di roccia dura e sollevata dal fondo del mare da depositi di sedimenti fosfatici, e Palau, vi sono piccole isole fatte di rocce vulcaniche: le isole Marshall e Tuvalu, Paesi del Pacifico composti da scogliere o barriere coralline. Sono poste sul livello del mare a solo circa 2-4 metri, quindi sono molto vulnerabile ai disastri naturali tra cui uragani e tsunami, nonché ai cambiamenti climatici globali che causano l’innalzamento del livello del mare, l’erosione della costa e la salinizzazione dell’acqua di mare, il che rende il suolo sfavorevole per crescita delle colture. Anche in queste zone si riverbera lo stato attuale delle cose in Oceania nel contesto della crescente influenza della Cina e della rivalità con gli Usa in quasi tutte le regioni del mondo. È importante la regione per gli Usa e la Cina, in quanto il rafforzamento di Pechino influisce sugli Stati insulari dell’Oceano Pacifico, e gioca un ruolo importante pure sull’Australasia, composta da Australia e Nuova Zelanda. Si noti che il principale fattore nelle relazioni tra Cina e questi Stati insulari è la fornitura di assistenza economica a condizioni più favorevoli. Per quanto riguarda i rapporti con l’Australia e la Nuova Zelanda, l’interesse della Cina è principalmente legato all’acquisto dei beni di cui necessita, principalmente minerali, legname e prodotti agricoli. Per gli Usa la regione è interessante quasi esclusivamente nel contesto della possibilità di una presenza militare, in vista di una futura “Midway II”. Da tempo la crescente influenza della Cina in Oceania ha provocato un netta opposizione di Canberra e Wellington, motivandola con la preoccupazione per la loro sicurezza nazionale. Si può presumere che tale reazione sia anche in gran parte dovuta all’irrigidimento della posizione degli Usa per quanto riguarda una cooperazione con questi Paesi della Cina, dipinta come Leviatano che sorte dall’Oceano oppure – peggio! – il Cthulhu lovecraftiano. Gli alleati statunitensi sono attenti alla presenza militare della Cina in Oceania, ma a breve e medio termine essa non ha basi stabili. L’ulteriore sviluppo della situazione della politica estera in Oceania sarà determinato sia dall’attività della Cina che dalla posizione degli Usa. La divisione futura degli Stati della regione in gruppi filostatunitensi e filo cinesi non è esclusa. Dall’inizio di questo secolo, la Cina ha acquisito lo status di importante partner economico e di politica estera dei Paesi dell’Oceania, tra cui pure i predetti Australia, Nuova Zelanda e Stati insulari del Pacifico sud-occidentale. Da quando Xi Jinping è salito al potere in Cina, l’attività della Cina nella regione è incrementata. La Cina ha grande interesse per le risorse forestali, minerali e ittiche della regione; è anche coinvolta nel fornire assistenza finanziaria a un certo numero di Paesi. La crescente influenza della Cina nella regione si sta verificando sullo sfondo della crescente influenza finanziaria ed economica tra i Paesi in via di sviluppo ed anche sviluppati. Oltre a ciò v’è un aumento del potenziale militare del Paese, nonché i suoi sforzi mirati per garantire la sua presenza nelle zone e nelle vie di comunicazione più importanti, stabilendo una seria presenze nei vari impianti portuali. Allo stesso tempo, l’Oceania è una regione in cui gli Usa hanno una presenza significativa dalla II Guerra mondiale. La regione è di importanza strategica per loro, poiché ospita importanti installazioni militari come basi radar, sistemi di difesa missilistica e poligoni missilistici di prova. La crescente influenza della Cina nella regione è vista come una minaccia nella visione statunitense di un Oceano Indo-Pacifico “libero e aperto” solo agli interessi strategici, economici e militari di Washington, per cui gli Usa devono mantenere legami diplomatici con i Paesi di questa regione. Come evidenziato nella Strategia di sicurezza nazionale degli Usa del 2017, Washington fa affidamento su Australia e Nuova Zelanda per ridurre le vulnerabilità economiche e ridurre i danni causati dalle catastrofi dei partner insulari degli Usa. Washington ha accordi di libera associazione con gli Stati Federati di Micronesia, le Isole Marshall e Palau. Questi Stati sono formalmente indipendenti, determinano essi stessi le loro politiche interne e la sorte dei propri ricchissimi sottosuoli delle ZEE; sono soggetti di consultazioni con gli Usa e membri delle Nazioni Unite. Ricevono regolarmente il sostegno finanziario statunitense e hanno diritto a viaggi, residenza, lavoro e studio senza visto negli Usa. In cambio, Washington ha ricevuto l’accesso militare illimitato al territorio terrestre, marittimo e aereo di tali Stati. In termini di politica estera e di difesa, questi Paesi non possono prendere decisioni che la leadership statunitense considera inaccettabili. Guam e le Samoa Americane sono in pratica territori degli Usa. Il popolo di Guam, a differenza del popolo delle Samoa Americane, è cittadino a pieno titolo degli Usa, ma nessuno dei territori ha rappresentanti nel Congresso statunitense: cittadini di Serie B. Guam ospita la base navale di Andersen Air Force, nonché il complesso antimissile Terminal High Altitude Area Defense (Difesa d’àrea terminale ad alta quota) e una base rotazionale dell’aviazione da trasporto per bombardieri. I Paesi dell’Oceania meridionale (Papua Nuova Guinea, Figi, Tonga e Samoa) ricevono 750 mila dollari Usa all’anno per condurre esercitazioni militari e addestrare il personale delle forze armate e della polizia. I Paesi della regione stanno anche conducendo esercitazioni congiunte con le forze armate statunitensi come parte dell’Oceania Maritime Security Initiative. Dall’inizio di questo secolo, le relazioni fra gli Usa con la maggior parte dei Paesi della regione non sono state accompagnate da sconvolgimenti significativi. L’eccezione sono le Figi, un’ondata di freddezza che è durata fino al 2014, e poi scongelatasi dopo una serie di colpi di Stato su base etnica e religiosa. Dai tempi di Barack Obama l’interazione della politica estera statunitense con i Paesi della regione si è in qualche modo intensificata e questa tendenza è continuata durante l’amministrazione Trump. La differenza principale è stata che l’interazione degli Usa con i Paesi d’Australasia- Pacifico sotto Trump è avvenuta alla luce della rivalità strategica con la Cina. Inoltre, sotto Trump, l’agenda sui cambiamenti climatici – che è di fondamentale importanza per i Paesi della regione – ha perso la sua rilevanza, poiché l’innalzamento del livello del mare là pone la minaccia di inondazioni e problemi con l’acqua dolce. I rapporti commerciali ed economici degli Usa con i Paesi della regione sono insignificanti e si svolgono principalmente sotto forma di assistenza finanziaria da parte della Casa Bianca. Al contempo va detto che la storia dell’interazione della Cina con gli Stati insulari dell’Oceania iniziò con l’arrivo di lavoratori migranti dalla Cina nella regione alla fine del XIX secolo. A metà degli anni Settanta, la Cina ha stabilito relazioni diplomatiche con Papua Nuova Guinea, Figi e Samoa occidentali. Nonostante il fatto che gli Stati insulari dell’Oceano Pacifico non svolgano un ruolo significativo nella politica militare o economica di Pechino, a cavallo tra il XX e il XXI secolo, la Cina ha iniziato ad aumentare notevolmente la sua influenza in Oceania. Nel 2006 si è svolta la prima visita in assoluto del premier cinese nella regione: il geologo Wen Jiabao ha visitato le Figi per aprire il Forum sullo sviluppo economico e la cooperazione tra la Cina e gli Stati insulari del Pacifico. Nel 2018, il volume degli scambi tra la Cina e i Paesi della regione – che hanno relazioni diplomatiche con essa – ammontava a 4,3 miliardi di dollari, e il volume degli investimenti diretti cinesi era di 4,5 miliardi di dollari. La Cina è attivamente coinvolta nella fornitura di assistenza finanziaria ai Paesi della regione. Il suo volume dal 2006 al 2016 è stato di 1,781 miliardi di dollari. Inoltre i Paesi dell’Oceania sono un’area di sviluppo del turismo cinese. Cinque Stati dell’Oceania (Papua Nuova Guinea, Figi, Samoa, Tonga, Vanuatu) e le Isole Cook (Paese in libera associazione con la Nuova Zelanda) hanno espresso il desiderio di partecipare al progetto China One Belt One Road. La maggior parte dei Paesi della regione possiede prevalentemente risorse ittiche e forestali, che vengono già esportate con successo in Cina (soprattutto Isole Salomone e Papua Nuova Guinea). Papua Nuova Guinea ha il maggior potenziale per lo sviluppo della cooperazione economica con la Cina. Nel 2005, il governo del Paese ha stipulato un accordo che conferisce a Pechino il diritto di esplorare e sviluppare nuovi metodi per l’estrazione di oro, rame, cromite, magnesio e altri minerali. Inoltre, è stato firmato un accordo con la società Sinopec sulla vendita annua di due milioni di tonnellate di gas liquefatto prodotto in Papua Nuova Guinea. Il Paese ha un’impresa di proprietà cinese per la produzione di nichel e cobalto, dove una delle società statali cinesi ha investito circa 1,4 miliardi di dollari. In più Papua Nuova Guinea e Vanuatu forniscono supporto diplomatico alla Cina, in particolare, su questioni quali le controversie territoriali nel Mar Cinese Meridionale. Innanzitutto, ciò è dovuto al fatto che l’assistenza economica degli Usa e di numerose organizzazioni internazionali è associata ai requisiti per le riforme interne, ad esempio la liberalizzazione economica, e ci vuole molto tempo per approvarla dai primi e riceverla dai secondi, mentre i prestiti e gli aiuti economici cinesi non sono legati a tali restrizioni, in quanto l’Impero di Mezzo non s’ingerisce negli affari interni degli Stati: in parole povere Pechino non ha mai bombardato nessuno per imporre il suo sistema socio-economico-politico agli altri. Per finire va detto che la regione è di grande importanza per la Cina anche perché in essa si trovano un numero di Paesi che intrattengono relazioni diplomatiche con Taiwan: Isole Marshall, Nauru, Palau e Tuvalu, pur se la mancanza di relazioni diplomatiche non interferisce con lo sviluppo del commercio, La Cina non ha una presenza militare in Oceania. L’unica struttura simile nella regione, una stazione di terra per comunicazioni satellitari nello Stato di Kiribati, è stata smantellata dopo la fine delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi nel 2003 (però riprese nel 2019 ma senza presenza militare cinese). La Cina ha tutte le possibilità di diventare un Paese leader in Oceania, e di promuovere costantemente l’agenda per lo sviluppo sostenibile. Per quanto riguarda i piani strategici della Cina per la regione, rimangono molto vaghi. La Marina cinese è troppo lontana dalla terraferma per svolgere operazioni su larga scala in quella zona. L’attenzione della Cina è focalizzata sulla sicurezza delle rotte di trasporto dell’energia e sulla situazione nello Stretto di Taiwan. In teoria, l’ulteriore sviluppo di partnership con alcuni Paesi dell’Oceania meridionale non esclude la comparsa sul loro territorio di strutture che potrebbero essere di importanza militare per la Cina. Va notato che gli accordi di libera associazione tra gli Usa e gli Stati dell’Oceania settentrionale scadranno nei prossimi cinque anni: con gli Stati federati di Micronesia e le Isole Marshall nel 2023, con Palau nel 2024. Non c’è dubbio che il i termini di questi accordi verranno estesi, ma la futura posizione degli Usa sul cambiamento climatico è basica. Il continuo pedalare degli alleati statunitensi nella regione sul tema della rivalità con la Cina potrebbe portare a un deterioramento dei loro rapporti con i Paesi della regione, che percepiscono positivamente la cooperazione con la Cina Popolare. Note sull’autore Giancarlo Elia Valori è uno dei più importanti manager italiani. Docente universitario e attento osservatore della situazione politica ed economica internazionale, nella sua lunga carriera ha ricoperto importanti incarichi in prestigiose società italiane ed estere. Attualmente è Presidente dell’International World Group Inoltre è presidente onorario di Huawei Italia nonché detentore di importanti cattedre in prestigiosi atenei quali la Yeshiva University di New York, l’Hebrew University di Gerusalemme e la Peking University. Nel 1992 viene nominato Cavaliere della Legion d’onore con la motivazione: “Un uomo che sa vedere oltre le frontiere per comprendere il mondo”, dall’11 maggio 2001 è ambasciatore di buona volontà dell’Unesco per i meriti profusi generosamente nella difesa e nella promozione del patrimonio immateriale. Nel 2002 riceve il titolo di “Honorable” della Académie des Sciences de l’Institut de France. Tra i suoi libri ricordiamo: Liberi fino a quando? (Lindau 2019), Rapporti di forza (Rubbettino 2019), Geopolitica e strategia dello spazio (Rizzoli 2006), Antisemitismo, olocausto, negazione (Mondadori 2007), Mediterraneo tra pace e terrorismo (Rizzoli 2008), Il futuro è già qui (Rizzoli 2009), La via della Cina (Rizzoli 2010) e Geopolitica dell’acqua (Rizzoli 2011). A riconoscimento del suo poliedrico impegno di studioso e pubblicista a respiro universale, ha ricevuto il premio giornalistico “Ischia Mediterraneo”, il “Gran Premio Letterario 2011” dal Consiglio Mondiale del Panafricanismo e il “Premio Internazionale della Cultura” dalla International Immigrants Foundation delle Nazioni Unite. International World Group: https://www.internationalworldgroup.it Per informazioni: ufficiostampagev@protonmail.com

 

Striscia di Gaza: Razzi di Hamas colpiscono Tel Aviv dopo che attacchi aerei israeliani hanno colpito

Striscia di Gaza: Razzi di Hamas colpiscono Tel Aviv dopo che attacchi aerei israeliani hanno colpito

Una raffica di razzi di Hamas hanno azionato le sirene dei raid aerei a Tel Aviv ore dopo che un attacco aereo israeliano ha colpito un grattacielo nella Striscia di Gaza. Hamas ha detto di aver sparato un totale di 130 razzi martedi, alcuni dei quali ha colpito le case nel sud di Israele, uccidendo due donne. Un totale di 28 palestinesi sono stati uccisi a Gaza, inclusi 10 bambini. https://www.guerrenelmondo.it/index.php/2021/05/12/striscia-di-gaza-razzi-di-hamas-colpiscono-tel-aviv-dopo-che-attacchi-aerei-israeliani-hanno-colpito-gaza/

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One Hundred One su Android: finalmente 101 è disponibile nel Google Play Store!

One Hundred One su Android: finalmente 101 è disponibile nel Google Play Store!

12 Maggio 2021 | Articolo di Mattia Moraldi Carissimi amici, è con grande soddisfazione che vi comunichiamo la disponibilità della nostra app nel Google Play Store. Potete scaricarla a questo indirizzo: https://play.google.com/store/apps/details?id=org.my101 Vi auguriamo un buon divertimento e... vi aspettiamo dentro!

 

Gnocche al confronto: Ainett Stephens vs Diletta Leotta. Chi vincerà?

Gnocche al confronto: Ainett Stephens vs Diletta Leotta. Chi vincerà?

Come state piccoli inseminator?!!? Sono tornato per proporvi un confronto tra due gnocche da paura, fatemi sapere nei commenti chi è la migliore! A sinistra, Ainett Mery Stephens Sifontes, modella, showgirl e conduttrice televisiva venezuelana naturalizzata italiana, famosa per il ruolo della Gatta nera nel gioco televisivo Il mercante in fiera condotto da Pino Insegno. A destra Giulia Diletta Leotta, conduttrice televisiva siciliana, di Catania che attualmente presenta trasmissioni sul calcio di serie A.

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Il Parco nazionale di Zion è situato nel sud-ovest degli Stati Uniti,

Il Parco nazionale di Zion  è situato nel sud-ovest degli Stati Uniti,

Situato nel sud-ovest dello Utah, 43 miglia a ovest di St. George, Parco nazionale di Zion è il parco nazionale più antico e più visitato dello Utah, ospita una media di 2.5 milioni di visitatori all'anno. L'attrazione principale del parco è lo Zion Canyon, all'estremità sud, che mostra splendidi monoliti rocciosi e pareti del canyon erose tagliate dal fiume Virgin nel tempo.Alcune delle meraviglie naturali più conosciute di Sion sono il Great White Throne di 2,200 piedi, il suo punto di riferimento più famoso, la Corte dei Patriarchi, Angel's Landing e il Guardiano, che custodisce il suo ingresso sud. Tre dei percorsi più famosi del canyon, che offrono ai visitatori una vista mozzafiato su queste formazioni e altre, sono Emerald Pools, Weeping Rock e Riverside Walk (noto anche come "Gateway to the Narrows"). Ogni anno migliaia di persone si affollano a Sion per fare un'escursione sugli stretti del fiume Virgin, che sono così stretti in alcuni punti che un escursionista può quasi toccare entrambi i lati della parete del canyon con le mani tese. La sezione Kolob Canyon, situata nella parte nord-occidentale del parco, ospita l'arco di Kolob, che a 310 piedi è la più grande portata naturale conosciuta al mondo.Il popolo Anasazi abitò Sion da circa 1,500 a 800 anni fa, lasciandosi dietro case di scogliere abbandonate e arte rupestre in tutto il parco. Quando Nephi Johnson arrivò in quello che sarebbe diventato il Parco Nazionale di Zion nel 1858, gli indiani Paiute occuparono il canyon. Isaac Behunin divenne il primo colono permanente europeo-americano nel canyon quando costruì una capanna di tronchi di una stanza vicino alla posizione attuale di Zion Lodge nel 1861. Behunin chiamò la sua nuova casa Sion, osservando: "Un uomo può adorare Dio tra queste grandi cattedrali e in qualsiasi chiesa costruita dall'uomo - questa è Sion". Alcuni altri coloni si unirono presto a Behunin, stabilendo fattorie lungo lo stretto fondovalle. All'inizio del 20th secolo, David Flanigan costruì un sistema di cavi per trasportare legname dalle foreste di alta montagna a circa duemila piedi sopra il canyon fino alla valle sottostante.John Wesley Powell, noto per le sue esplorazioni sul fiume Colorado e come secondo direttore del US Geological Survey, esaminò l'area nel 1872 e registrò il nome del canyon come Mukuntuweap, una parola indiana che significa "canyon dritto". Frederick S. Dellenbaugh, un artista che faceva parte di uno dei viaggi di Powell nel Colorado, trascorse parte dell'estate del 1903 dipingendo nello Zion Canyon. Dellenbaugh espose i suoi dipinti alla Fiera mondiale di St. Louis nel 1904 e scrisse un articolo sulla rivista Scibner nello stesso anno che scorreva con i superlativi che descrivevano il meraviglioso paesaggio di Sion, dicendo del Grande Tempio che si trova all'ingresso di Zion Canyon, “Senza una briciola di camuffare la sua forma trascendente sale preminente. Non c'è quasi nulla da confrontare ad esso. "

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Dichiarazione dei redditi 2021 e il 730 precompilato

Dichiarazione dei redditi 2021 e il 730 precompilato

Chi mi ha aggiunto ai 101 sa che a parte le storie di business, tecnologia e grandi imprese, ogni tanto parlo di cose utili alla vita di tutti i giorni. Per esempio tempo fa intervenni in una discussione per spiegare come togliere il canone RAI dalla bolletta, per chi fosse interessato ecco qui il link: https://www.cutt.ly/ubPNzlw Questa volta voglio condividere con voi delle informazioni riguardanti la dichiarazione dei redditi, nello specifico voglio parlare della nuova possibilità (finalmente) di fare tutto da soli attraverso il sito dell'Agenzia delle Entrate. Sì, dovete sapere che quest'anno è possibile ottenere il 730 precompilato e inviarlo direttamente dal sito dell'Agenzia delle Entrate. Vi racconto la mia esperienza personale, ma pubblicherò il seguito nei commenti perché dal 10 maggio si possono solo visualizzare, la dichiarazione precompilata e il relativo foglio riepilogativo, invece solo dal 19 maggio si può accettare, modificare e inviare. Ho effettuato l'accesso con lo SPID, se non sai come ottenerlo, ne ho parlato proprio nella discussione del Canone RAI. Ho eseguito tutti i passaggi, la procedura è molto facile, ma dal momento che non è ancora il 19 maggio ho dovuto interrompere. Comunque sembra che il sito abbia conservato tutte le informazioni che mi ha chiesto, nonostante io lo abbia chiuso e riaperto. Lo potete constatare dall'immagine che ho condiviso in questo articolo, tratta proprio dall'area riservata del sito: L'immagine mostra le varie fasi della procedura e il punto in cui mi sono fermato. Ora devo soltanto aspettare di poter tornare a fare gli ultimi click per l'invio e completare il tutto. Spero che questo articolo insieme agli eventuali commenti che seguiranno possa essere di aiuto a chi si appresta alla compilazione della dichiarazione dei redditi 2021. Tenete presente che questa non è una guida, sto solo condividendo la mia esperienza diretta, per cui se qualcuno avesse maggiori informazioni o consigli è il benvenuto.

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Dal firmamento alla cantina buia. La stella cadente della cultura italiana e il suo impatto sul Paese

Il Rinascimento italiano, per parafrasare l’archeologo e documentarista Valerio Massimo Manfredi, aveva contrapposto alla miseria e alla meschinità umane il culto della bellezza e il perseguimento delle doti dell’intelligenza. Durante tale periodo, l’Italia primeggiava nel mondo rappresentando il faro della cultura europea. Tuttavia, l’odierno mondo italiano della cultura – inteso nel senso più lato, ivi incluse la cultura umanistica, la scienza e la tecnologia – rassomiglia per alcuni versi a quello finanziario di alcuni anni fa, quando il Paese stava sull’orlo di un baratro. Infatti, la disattenzione e i mancati investimenti a lungo termine hanno condotto l’Italia verso una profonda crisi: dall’essere faro della produzione culturale mondiale nel Quattrocento e nel Cinquecento all’essere produttore odierno di terz’ordine. Dal Rinascimento verso un Nuovo Medioevo. Dal firmamento alla cantina buia. 1.1 I pronipoti di Galileo Un confronto con altri Paesi occidentali simili per collocazione storica e per numero di abitanti rivela il grado di relativo distacco anzitutto nelle scienze: il numero di premi Nobel vinti dall’Italia (13) nell’ultimo secolo nelle discipline scientifiche è di molto inferiore rispetto a Francia (32), Germania (88) e Regno Unito (92). https://www.nobelprize.org/nobel_prizes/lists/all/index.html Al contempo, si osserva che, degli stessi Nobel vinti dagli italiani, oltre la metà sono stati conquistati con ricerche fatte all’estero, come ad esempio quelle più note di Fermi, Levi Montalcini, Marconi, Modigliani e Rubbia. A molti di loro fu bloccato l’accesso alla carriera accademica in Italia: non solo non ricevettero incoraggiamenti, ma furono addirittura messi loro i bastoni fra le ruote e dovettero quindi andare a lavorare all’estero. Suona familiare? Oggi quei relativamente pochi cervelli che vi sono, fuggono nella speranza di raggiungere ambienti più sani sotto i profili della remunerazione economica, del riconoscimento sociale, della strumentazione disponibile, dei fondi a disposizione e, non per ultimo, della libertà di ricerca. Tale allettante libertà si traduce non solo nella fuga dall’Italia – abbassando ulteriormente, di conseguenza, la qualità media della nostra accademia – ma anche dal dominio dei nostri baroni. Giovanna Zincone ne La Stampa del 19 agosto 2012 riferisce che “Secondo il centro studi <>, il 70% degli oltre 60.000 giovani che lasciano ogni anno l’Italia è laureato. (…) Qualche anno or sono, una ricerca finanziata dalla Commissione Europea aveva messo in evidenza il fatto che non bastano incentivi monetari o fiscali per evitare fughe di cervelli e invogliare rientri: il più efficace rimedio all’esodo è costituito da centri di eccellenza, dove i ricercatori possono lavorare con profitto, in ambienti che si confrontano con i migliori standard.” Questo nel mondo scientifico. L’ambito della matematica, a sua volta, vede la seguente distribuzione della Medaglia Fields, assegnata a più candidati ogni quattro anni: Italia (2), Francia (12), Gran Bretagna (7), Germania (2). https://www.google.it/?gws_rd=ssl#q=elenco+vincitori+medaglia+fields. Altri riconoscimenti internazionali per la matematica, dal Premio Abel al Premio Wolf, danno risultati altrettanto deludenti: complessivamente, un solo italiano premiato (Ennio De Giorgi), su oltre 150 premi assegnati. Risultato ancora più povero in merito al Premio Gödel, riconoscimento per lavori originali e straordinari in informatica teorica: nessun italiano premiato. 1.2 Pane e poesia Nell’ambito letterario, la Patria dei Santi, Poeti e Navigatori avrebbe dovuto raggiungere un risultato riguardevole e invece il confronto circa il numero di premi Nobel per la Letteratura si rivela comunque una modesta delusione: Italia (6), Francia (14), Germania (10), Regno Unito (14). Risultato confortante invece nell’architettura dove il Pritzker Prize, su 48 premiati dal 1979 (ex aequo in alcuni anni), è stato assegnato 2 volte ad italiani (ad Aldo Rossi e a Renzo Piano) e 3 volte ad inglesi. Gli altri sono stati distribuiti in tutto il mondo. http://www.pritzkerprize.com/laureates/year Ne emerge, nell’arco d’un secolo, un inquietante quadro d’insieme: un medagliere – oggettivo e quantificabile – molto povero (relativamente agli altri) sul piano scientifico e matematico, e su quello umanistico, uno modesto. Quasi a voler confermare che chi – come Giovanni Gentile e Benedetto Croce – desiderava mettere al primo posto la poesia trascurando il pane, alla fine ha avuto poco dell’una e ancor meno dell’altro: poca cultura umanistica e ancor meno competenza scientifica, tecnologica ed industriale. Comunque, non va dimenticato che la competenza scientifica e tecnologica ed industriale si traduce in una capacità che, mediante posti di lavoro, sfami di pane il Paese e crei benessere. 1.3 La cultura italiana decaduta L’ipotesi qui proposta è che il conformismo sia da ravvisare come motivo propulsore del declino e della vigente mediocrità; ossia, che il timore indotto dalla repressione, a partire da quella controriformista, abbia costretto le doti dell’intelligenza ad adattarsi in modo darwiniano alle nuove realtà. Un’evoluzione nel modo di porsi nei confronti del Potere che – almeno storicamente ma, in grande probabilità, anche nella nostra realtà politica odierna – risulta strutturalmente in conflitto con la Verità. Infatti, in tali realtà viene da chiedersi: conviene criticare o esprimere dissenso se poi ci sono in serbo (per i più docili) gli arresti domiciliari nel Seicento e, tre secoli dopo, il confino per i reati di opinione? Senza dimenticare il potere dissuasivo, nei secoli, della scomunica per i Cattolici credenti o dell’allontanamento dall’Università previsto per i recalcitranti e i refrattari durante il regime fascista. Che molto tempo fa sia iniziato pertanto il declino e che esso sia precipitato diventando la coda di una parabola calante sarebbe comunque difficile da negare eppure, paradossalmente, il decadimento della cultura italiana – forse la più ammirata in tutto il mondo civilizzato – inizia quasi in contemporanea all’avvio della Controriforma, alla conclusione del suo apogeo rinascimentale, quando si sarebbe potuto paragonarla ad un sontuoso abito principesco. Dopo quello stato di grazia, durato circa due secoli, quando le arti e le scienze avevano la possibilità di esprimersi pienamente, la mise nobiliare passa repentinamente e ignobilmente attraverso il rogo di Giordano Bruno e l’abiura di Galileo, bruciacchiandosi e sfilacciandosi sempre più velocemente nel corso dei secoli per giungere ai nostri tempi nel suo stato attuale: una livrea tristemente consunta. Ora si profila un periodo buio e oscurantista e non si intravedono all’orizzonte possibili miglioramenti, dato che l’attuale sistema di formazione – scuola e Università, sul quale poggia lo sviluppo futuro delle arti e delle scienze – è così malconcio da non lasciar sperare in nulla di buono. E questo soprattutto nell’ambito dell’insegnamento e dell’apprendimento delle lingue, di cui vuole occuparsi nel merito questo saggio, in quanto considerazione specifica e settoriale all’interno di un più ampio quadro culturale, sociale e politico. Un settore trattato ancor peggio di quello scientifico. Infatti, l’ultimo secolo testimonia l’accelerazione più decisa del processo di disfacimento alla cui base più recente poggiano in maniera perniciosa gli intrecci fra il pensiero filosofico e culturale di Benedetto Croce e quello di Giovanni Gentile. Pur essendo i due uomini contrapposti politicamente, gli altezzosi disprezzi dei due massimi esponenti del neoidealismo italiano nei confronti della scienza condizionarono la politica culturale del primo scorcio del Novecento e condussero il Paese ad architettare un sistema scolastico che avrebbe osteggiato (e osteggia tuttora) tutto quanto non fosse cultura nel senso stretto della parola (storia, arte, filosofia, filologia) assegnando quindi alla scienza e alla matematica un ruolo secondario. Promuovendo al contempo, a maggior ragione con l’avvento del Fascismo, una cultura conformistica scarsamente disposta a sviluppare il senso critico. E anche se le varie stratificazioni di più culture nei secoli e nei millenni fanno sì che l’Italia sia indiscutibilmente il depositario del patrimonio storico/culturale più ricco del mondo, al contempo la sua attuale produzione culturale e scientifica – a partire, ovverosia, dal primo Novecento – sfigura, numeri alla mano, non di poco quando viene confrontata con quella di altri importanti Paesi. Nonostante tutto, rimane la magnifica sedimentazione del passato, il patrimonio accumulato nei secoli, ma questo – che include arte, monumenti, biblioteche storiche, libri rari, siti archeologici, territori e paesaggi – viene insufficientemente curato, se non dilapidato. Il sistematico disfacimento richiama epoche lontane, con la cultura assalita e fagocitata dai barbari. Più di ogni altra cosa però, tale sfacelo fa venire in mente un’altra epoca ancora, ossia la fine del Quattrocento fiorentino perché, col suo voler mandare in fumo risorse inestimabili quali i beni di cui prima, la nostra era si presenta come una versione post-moderna del Falò delle Vanità senza la spinta fanatica, integralista e dogmatica di un Savonarola, che in Piazza della Signoria mandò in fumo anch’egli risorse inestimabili facendo letteralmente bruciare, com’è risaputo, libri, documenti, tele ed abiti sontuosi. Ma non per questo motivo l’attuale impulso distruttivo risulta meno efficace, vista l’immensa aggressione operata a danno dei beni culturali più abbondanti e splendidi del pianeta. Trattasi del Paese ormai vetusto e sfiancato che conferma involontariamente la tesi spengleriana? In tale scenario, la volontà inconscia e autodistruttiva della società italiana si collocherebbe nel tramonto della moribonda cultura occidentale preconizzata da Oswald Spengler. Cosicché, i discendenti delle stirpi più antiche della cultura europea, quella italica insieme alla sua progenitrice greca, preparerebbero in maniera patologica le proprie rispettive fini, non solo sul piano della finanza internazionale ma anche su quello della produzione culturale. Una visione in cui le élite portano stancamente avanti il proprio oberante fardello: la decadente cultura (nell’accezione questa volta, antropologica) del loro lento ed inevitabile declino. Una cultura senescente, morbosa e pertanto senza vitalità. In breve, un Eros che, scoprendo la propria spinta vitale assopitasi, si lascia avvinghiare e ammorbare nell’abbraccio mortale di Thanatos. 1.4 Disgregazione e depauperamento Contemporaneamente alla disgregazione e al depauperamento del magnifico abito (sempre inteso come capacità di produrre nuova cultura, soprattutto scientifica), il suo custode putativo – il decaduto nobiluomo accademico – si è trasformato in un barone feudatario interessato soprattutto al potere, quasi per nulla alla cultura e per niente affatto all’etica. Motivo per il quale egli agisce all’interno di una corporazione che difende i propri privilegi così da scansare il confronto con l’estero, rifugiandosi nel suo recinto universitario provinciale ed angusto, luogo comunque privilegiato, dove la prepotenza del barone muove i suoi vari signorotti ad elargire insieme a lui inchini nei confronti di chi detiene più potere mentre agisce con scarsa signorilità verso chi ne ha meno. Di noblesse oblige, nessuna traccia. Pertanto, il barone, autoreferenziale, insiste autarchicamente nel voler maltrattare l’outsider. Come, ad esempio, gli insegnanti lettori di madrelingua, perlopiù stranieri (la maggioranza dei quali comunque naturalizzati), portatori di altre lingue e culture. Poliglotti, colti e cosmopoliti. Che hanno studiato nei migliori Atenei del mondo e ciononostante (o forse proprio per questo) trattati dalla classe docente italiana alla maniera di garzoni di bottega. Tali modi di fare della classe docente, potenziati e legittimati dalla classe politica mediante leggi appositamente scritte per colpire questa categoria composta da 1600 insegnanti, hanno fatto sì che il lettore di madrelingua straniera precipitasse rovinosamente verso la cantina buia della disperazione lavorativa. 1.5 Scuola e Università E mentre il quadro in rapporto all’ultimo scorcio di centoquindici anni (il Nobel in particolare) fornisce dati poco confortanti, l’odierna realtà non lenisce affatto le ferite secolari. Anzi. L’evidente decadimento culturale si palesa anche mediante i dati concreti delle graduatorie dei migliori Atenei al mondo. Infatti, gli atenei italiani non fanno una bella figura nelle graduatorie internazionali degli 8 ranking più diffusi ( https://www.roars.it/online/tabelle-e-grafici/le-universita-italiane-nei-vari-ranking-internazionali/) e nessuno di essi figura nell’elenco dei primi 150 della graduatoria 2021 più autorevole (Times Higher Education World University Rankings). Intanto, nel mondo della scuola il programma internazionale PISA, che valuta le competenze scolastiche dei 15enni, vede gli studenti italiani che nelle scienze, in matematica e nella prova di lettura e comprensione del testo, in italiano, si posizionano sempre a metà classifica. Tale collocamento desolante si comprende meglio se si tengono presenti le parole di Victor Uckmar, ne Il Corriere della Sera del 21 giugno 2011 sulla scorta dei suoi cinquant’anni di insegnamento nell’Università italiana: “… nelle classifiche internazionali le università italiane (tranne poche e solo quelle con accesso selezionato) sono fra le peggiori: e andranno peggiorando anche per effetto che nei concorsi (…) sui criteri di meritocrazie, spesso prevalgono i collegamenti familiari, di ‘talamo’ e di affari.” Rincara la dose Gian Antonio Stella ne Il Corriere della Sera del 13 giugno 2012: “Con 3,3 stranieri ogni 100 iscritti contro i 4,1 degli atenei ellenici, l'università italiana è sempre più in basso nelle classifiche mondiali. E dove gli studenti accorrono, come all'Imt di Lucca, mancano i docenti forestieri: porte aperte ai terzini, ai centravanti e ai portieri ma non ai professori.” Per quanto riguarda la meritocrazia, citiamo il Financial Times che ha definito l’Italia un’economia sclerotica: un Paese autocratico dove l’assenza di meritocrazia, insieme ad una casta auto-referenziale ed inamovibile, fa pensare più al Nord Africa, dove in un recente passato sono stati deposti dittatori, piuttosto che ad uno dei partner fondatori dell’UE. Aggiungiamo: un Paese dal quale i giovani più bravi e più preparati possono solo fuggire se vogliono far fruttare il loro bagaglio professionale e culturale. 2. Il fallimento della politica linguistica nella scuola e nell’Università Tale fallimento viene denunciato non solamente dai dati succitati ma anche da un’autorevole fonte italiana, ossia la Conferenza dei Presidi delle Facoltà di Lingue e Letterature Straniere allargata ai Presidenti dei Corsi di Studio in Lingue presso le Facoltà di Lettere e Filosofia, che nel documento intitolato “EMERGENZA LINGUE STRANIERE”, del 15 marzo 2008, afferma in merito a questa disperata situazione: “L’Italia figura costantemente agli ultimi posti tra i Paesi europei quanto a competenza reale nelle lingue straniere da parte dei propri cittadini. Ciò è avvertito dalle rilevazioni internazionali come dalla percezione diffusa di chiunque si muova a livello di contatti internazionali.” Lapidaria è l’opinione dell’eurodeputato Giovanni La Via, il quale intervenendo presso il convegno tenuto all’Università di Catania il 24 gennaio 2011, a proposito del multilinguismo nel contesto, appunto, del Parlamento europeo, ha dichiarato: «L'Italia è ai livelli più bassi nelle competenze linguistiche. Questo limita la possibilità di attivare relazioni positive in quel contesto». In merito ai dati PISA di cui prima, oltre ai risultati dei 15enni in scienze, matematica e lingua italiana, vi è la disfatta totale nell’apprendimento delle lingue straniere da parte degli studenti della scuola superiore (nel suo insieme). Non si possono più ignorare questi problemi perché avranno conseguenze gravissime sul futuro dei giovani e sullo sviluppo del Paese. Contemporaneamente, gli adulti non possono vantare una performance migliore. Afferma Cristina Lacava in “La zuppa inglese, l'Italia cinque anni dopo la riforma” nel sito www.corriere.it del 24 settembre 2009 “D’altra parte, lo stesso adulto non sta messo meglio. Gli italiani con l’inglese non ci azzeccano: la classifica di Eurobarometro sulla conoscenza delle lingue nei paesi Ue, nel 2008, ci mette in coda; …” Un’altra mancanza italiana nei confronti dei giovani è che anche i film in lingua originale sottotitolati non vengono mandati in onda nella TV pubblica se non a notte inoltrata mentre altrove in Europa questa modalità viene sfruttata dai giovani per imparare le lingue straniere. 2.1 Le lacune umane e metodologiche dell’insegnamento linguistico in Italia Ma di chi è la colpa? Della scuola e dell’Università italiane o degli italiani stessi? Sebbene la popolazione sia grossomodo consapevole del problema, esiste contemporaneamente una diffusa percezione nel Paese che siano gli italiani stessi ad essere incapaci di imparare le lingue straniere in modo soddisfacente. Tale percezione, pur essendo priva di fondamento scientifico, conduce il Paese a considerare erroneamente che il problema nasca per entrambi i motivi, ossia che la scuola insegni superficialmente la lingua straniera e che gli italiani – con relativi sensi di colpa – non siano portati ad impararla. Così, ai veri colpevoli – la scuola e la politica – è stata data la possibilità di schivare le loro responsabilità ed esse ne hanno approfittato per sminuire le proprie colpe quando invece le incapacità politiche, dirigenziali e didattiche che hanno condotto al complessivo fallimento risiedono altrove. Afferma a questo proposito il documento/denuncia della Conferenza dei Presidi: “Gli insegnanti di lingue straniere del sistema scolastico italiano hanno occasionalmente forme di aggiornamento didattico/metodologico ma scarsi o nulli incentivi ad un rinnovamento e/o approfondimento della pratica linguistica professionalmente indispensabile (le lingue si dimenticano, ove non praticate)”. Bisogna riconoscere, naturalmente, che vi sono tante persone che svolgono con competenza, passione e dedizione il proprio lavoro, ma evidentemente il loro numero è insufficiente. Questo perché data la loro contenuta presenza, la scuola – nell’insieme – non raggiunge l’obiettivo di insegnare bene la lingua straniera. Afferma la sociologa Chiara Saraceno ne La Repubblica del 30 aprile 2012: “… Le lingue straniere, soprattutto nelle scuole elementari (ma ahimè spesso anche alle medie) sono insegnate da docenti che non hanno mai ricevuto una preparazione specifica e spesso conoscono poco più di un imparaticcio della lingua che dovrebbero insegnare”. Si capisce come il fallimento generalizzato della politica linguistica del Paese non sia arrivato casualmente, essendo il risultato dei danni causati negli ultimi decenni mediante specifiche politiche inidonee nel sistema scuola e nell’Università. Perché i mattoni sono stati uno ad uno impilati per costruire la casa della mediocrità nazionale linguistica; essendo poi quei mattoni fatti di sabbia di mare, essi corrodono lentamente la già fragile struttura. E quanto sia grave la situazione che ne derivi viene evidenziato di nuovo dal documento della Conferenza dei Presidi, richiamando l’attenzione del Paese e delle forze politiche sul fatto che “…Tutto ciò configura una vera EMERGENZA LINGUE STRANIERE nel Paese, di cui il mondo politico … appare non volersi o non sapersi rendere conto, perpetuando una condizione di minorità del Paese nel quadro del mondo globalizzato in cui viviamo.” La mancanza di internazionalizzazione si ravvisa anche dalla quota di stranieri iscritti nell’Università italiana. Riferisce Christian Benna in “Nuovi corsi, borse e tasse, così gli atenei provano ad internazionalizzarsi” ne Il Rapporto Alta Formazione di Affari e Finanza del 2 luglio 2012 che “solo 64 mila [studenti stranieri] decidono di sedersi sui banchi universitari del nostro paese… Troppo poco, e decisamente in ritardo rispetto al resto d’Europa, la cui media di foreign students è del 10%. Dobbiamo sprovincializzarci, aprendo i nostri atenei a studenti e professori stranieri”. E proprio perché la globalizzazione mette sempre di più in relazione realtà una volta lontane l’una dall’altra, con studenti e lavoratori che attraversano il mondo per motivi professionali o di studio, la competenza linguistica funzionale e comunicativa diventa fondamentale negli ambiti della cultura e del lavoro, nonché nelle buone relazioni con altri popoli dentro e fuori il proprio Paese; perciò l’insegnamento delle lingue deve e dovrà andare oltre il mero nozionismo basato soprattutto sulla mnemonica finora propinato dalla scuola italiana. Nel suo articolo dal titolo ibrido “Learning English through “le letterature classiche” la professoressa di lingua inglese Janet Bowker (Università La Sapienza Roma) commentando “… l’approccio allo studio dell’inglese adottato nella scuola superiore italiana, approccio che poggia sullo studio nozionistico della letteratura e della storia della letteratura propinati nelle antologie”, pungola tale consuetudine metodologica con garbata ironia anglosassone: “… non è che tale tipo di studio non abbia un intrinseco valore; l’esperienza con le matricole universitarie dimostra, tuttavia, che questo approccio abbia avuto lo stesso impatto sull’apprendere ad utilizzare una lingua straniera quanto l’apprendere a sciare mediante la sola visione di foto che ritraggono montagne innevate.” (t.d.r) Agli italiani l’entità di questa problematica in genere sfugge: pensano di poter rimediare ad una preparazione lacunosa mediante qualche settimana di full immersion a Londra perché essi vedono, nella migliore delle circostanze, solo la punta dell’iceberg senza immaginare quanto sia effettivamente voluminoso tutto il resto dell’ammasso linguistico. Il problema non è nuovo tant’è che Claudio Magris ne Il Corriere della Sera del 31 luglio 2012 riferisce che “La scarsa conoscenza delle lingue straniere, soprattutto, ma non solo, della lingua parlata, è un antico e ancora non superato deficit della cultura italiana (molti anni fa Wolf Giusti mi raccontava come Benedetto Croce, che non aveva difficoltà a leggere e a tradurre Hegel o Goethe, se la cavasse piuttosto male se doveva ordinarsi un caffè)”. Ed è curioso che sia stato proprio il neoidealismo dei filosofi Croce e Gentile a dare al sistema formativo italiano il suo taglio aulico, che tracciò un solco difficilmente valicabile fra il “sapere” da un lato e il “saper fare” dall’altro. Un solco gravemente nocivo soprattutto per gli ambiti – come le lingue e la musica – che richiedono la costruzione delle competenze nel tempo e che esigono l’esecuzione, la “performance”. Ma l’atteggiamento inculcato nella scuola – interiorizzato e fatto proprio dai discenti – quando viene abbinato alla ben nota tendenza italiana a memorizzare, conduce al risultato che gli studenti imparano mnemonicamente e ripetono come se si trattasse di una litania: infatti, fermo restando le ben note difficoltà di pronuncia, essi sono in grado di “recitare” un testo qualsiasi – sulla monarchia, sul parlamento, circa un sonetto di Shakespeare – ma se si interrompe per un attimo la “recita” oppure si chiede loro di raccontare spontaneamente qualche avvenimento banale o la trama di un film oppure i loro piani per il futuro (compiti B1), allora casca l’asino, come Croce davanti al compito di ordinare un caffè. Di recente si è voluto scaricare la colpa dell’incompetenza sui licei, soprattutto quelli classico e linguistico: è andato aumentando il numero di tentativi di delegittimazione, in particolar modo del liceo classico, mediante la sciocca tesi che vede le lingue antiche come inutili passatempi. Niente di più falso! Fra i tanti aspetti positivi di tali insegnamenti è ovvio che l’apprendimento delle lingue antiche (avi di quelle moderne) faciliti e coadiuvi l’apprendimento delle lingue odierne. E, comunque, oltre all’errato approccio dal punto di vista strettamente linguistico a motivare tali scelte, vi sono aspetti di più ampio respiro che non andrebbero trascurati: così, Silvia Ronchey, grande studiosa della civiltà bizantina, ne La Repubblica del 19 maggio 2018, evidenzia anche l’aspetto politico della qualità scolastica al ribasso: “Con il risultato che da cinquant’anni i cittadini sono ridotti a vivere in uno stato di ludica ignoranza, mentre i titoli di studio sono più vuoti dei derivati tossici che hanno fatto cadere Wall Street.” Un conto però è difendere l’insegnamento delle lingue antiche e un altro è aggredire gli approcci e i metodi didattici anacronistici delle lingue moderne. Non si potrebbe quindi insistere troppo sul fatto che l’erronea rappresentazione gerarchica del compito didattico stesso, ossia prima il nozionismo e dopo il resto (pronuncia, fluency, comprensione, ecc.) abbia contribuito alla disfatta del sistema. Prosegue Magris: “È dunque necessario che scuole e università creino strutture atte a insegnare realmente le lingue straniere e in particolare ovviamente l'inglese, investendo in tale iniziativa buona parte delle loro energie e dei loro fondi, anziché considerare l'insegnamento e la conoscenza delle lingue straniere, com'è accaduto quasi sempre nelle facoltà umanistiche, materia di terza classe. È necessario richiedere, per il conseguimento di qualsiasi titolo e per il raggiungimento di qualsiasi traguardo scolastico o accademico, una reale conoscenza della lingua inglese.” Si ricalca quindi il pensiero della Conferenza dei Presidi. Le conseguenze di tale errata impostazione italiana emergono nel confronto con le altre nazioni evolute: laddove in un passato non molto lontano queste logiche hanno condotto il Paese ad agire autarchicamente nell’ambito di un sistema isolato e auto-referenziale, adesso il confronto con esse mette a nudo l’inadeguatezza di cosiffatto sistema. In quasi tutte le graduatorie, infatti, gli italiani figurano agli ultimi posti nell’apprendimento linguistico, il che risulta essere una condanna de facto del sistema. 2.2 La radice del fallimento e il suo rimedio E per far sì che la conoscenza diventi competenza, l’insegnante la deve trasmettere tramite teoria e pratica, in contemporanea. Coniugando sapere e saper fare. Questo perché la conoscenza nozionistica rimane incompleta e sterile fin quando non subentri anche la competenza. È così soprattutto per le lingue, la musica e la danza, attività dove vi è la necessità di creare le sinapsi fra i neuroni affinché si possa eseguire, si possa agire. In termini pratici, ciò significa che per imparare una nuova lingua, bisogna allenarsi quotidianamente onde raggiungere padronanza, dimestichezza e scioltezza, anche mediante lo studio di materiali multimediali come film, video, canzoni con testi; sul versante meno ludico, per i discenti più preparati, ci sono anche le conferenze su tanti argomenti come quelle di TED e di RSAnimate, almeno per la lingua inglese. Con un insegnante preparato, motivato e aggiornato, con l’impostazione adatta, con le giuste metodologie e con fatica e dedizione – partendo da una forte motivazione dei discenti – si può imparare bene una lingua straniera. Senza dimenticare che vanno sfruttati gli strumenti adeguati allo scopo: laboratori linguistici muniti di hardware e di software oppure licenze software che l’utente può utilizzare dal proprio portatile o dal proprio tablet. L’uso delle metodologie tradizionali insieme a questi mezzi diventano il cosiddetto blended learning. L’insegnante rimane però il direttore d’orchestra che impartisce la visione generale, coordina e sprona i discenti ad utilizzare gli strumenti disponibili nella modalità più adatta e indirizza i loro sforzi verso il traguardo di un’esecuzione all’altezza. Per raggiungere l’eufonia, si potrebbe dire. Senza di lui, è solo cacofonia. 3. Il ruolo del lettore di madrelingua straniera nell’Università italiana Ogni tentativo di scindere i due aspetti di cui sopra – pratica e teoria – è sempre risultato inefficace. Ad esempio, nel caso dell’insegnamento linguistico presso gli Atenei, l’Università italiana ha voluto che il lettore/CEL (collaboratore ed esperto linguistico di madrelingua) si occupasse solamente della pratica lasciando al “docente” il compito di impartire la teoria (e/o la letteratura); tale separazione, tuttavia, risulta impraticabile perché nell’insegnare la pratica il lettore/CEL deve inevitabilmente spiegare o illustrare – facendo, quando necessario, i dovuti confronti con la lingua madre del discente – anche gli aspetti teorici, ossia la grammatica, la morfologia, l’ortografia, la sintassi, la fonetica e il lessico. Facendo inoltre appello all’etimologia, alla storia della lingua, alla socio-linguistica e alla linguistica comparativa, egli cerca di fornire altresì gli strumenti necessari al discente per meglio far fronte alle difficoltà insite nel divario fra la lingua scritta e quella parlata, considerazione importante soprattutto per quelle lingue – come l’inglese e il francese ma anche le orientali – dove non vi è una facile sovrapposizione fra ortografia e pronuncia. A monte di tante sbagliate logiche educative, comunque, vi è il peccato originale: si considera l’argomento teorico e lo schema nozionistico “sapere”, mentre il “saper fare”, in tutte le sue declinazioni, viene considerata competenza povera. Questo perché il sistema non prende in considerazione che la competenza funzionale (nella fattispecie, linguistica) di alto livello, sia frutto di studio e di riflessione alla cui base c’è ovviamente la conoscenza acquisita spontaneamente dal madrelingua. Così il “saper fare” viene compreso ed elaborato dal “sapere” (del madrelingua) e il “sapere” a sua volta genera nuovo “saper fare”. In breve, un cerchio virtuoso. Sul piano teorico/metodologico si potrebbe addirittura ipotizzare un rovesciamento della prospettiva italiana affermando che il lavoro inerente gli aspetti nozionistici e le regole della lingua non siano affatto più importanti di quelli inerenti gli aspetti linguistici orali, ma la verità è che laddove il madrelingua è in grado di trattare entrambi gli aspetti, il docente italiano (nella media) riesce solo – e quasi sempre senza risultati positivi – ad elencare ciò che banalmente viene riportato da un qualsiasi testo di grammatica. Motivo per il quale l’attuale classe docente, coadiuvata dalle Amministrazioni, cerca di dare enfaticamente più importanza a tale aspetto. Trattasi di una questione squisitamente politica – di potere, quindi – che si nasconde dietro il pretesto della tecnica, quando invece sul piano scientifico/metodologico, come si è visto prima, il lettore ha molto da offrire ad un sistema formativo rachitico. Infatti, il ruolo indispensabile del lettore/CEL è individuato, almeno sul piano giuridico, nel documento della Conferenza dei Presidi delle Facoltà di Lingue e Letterature Straniere. Fra più considerazioni su come si sarebbe potuto migliorare questo quadro d’insieme spicca la seguente: “La legislazione universitaria italiana non ha saputo affrontare un quadro giuridico attendibile ed accettabile riguardo al personale di madrelingua (lettori e/o CEL), ignorando di fatto il carattere indispensabile del loro apporto nel processo di apprendimento/insegnamento delle lingue straniere.” Purtroppo, si persiste nel collocare questi lavoratori fra il personale tecnico amministrativo. 3.1 I baroni rampanti e i cavalieri inesistenti Risulta comunque palese come tali comportamenti siano serviti soprattutto a chi di dovere per raggiungere i propri scopi e come siano stati strumentalizzati dal sistema universitario. Nel caso specifico dell’insegnamento linguistico si è voluto ingessare la falsa distinzione fra “docente” e “lettore” (poi CEL) facendo sì che il solco fra i nobili portatori del “sapere” (i docenti appunto) e i braccianti del “saper fare” (i lettori/CEL, naturalmente), rimanesse invalicabile. In breve, un sistema feudale improntato a consolidare e tramandare il potere partendo da premesse culturali e scientifiche fasulle. Per non parlare delle premesse morali. Afferma Lorenzo Salvia ne Il Corriere della Sera del 26.11.2010: “Era il 03 gennaio del 1909 quando Gaetano Salvemini e Giuseppe Prezzolini dedicarono due pagine della loro rivista, La Voce, alla crisi morale delle Università italiane.” Niente di nuovo sotto al gattopardesco sole italiano. La crisi morale si manifesta anche per via di comportamenti infami della sua classe docente: essa mette in scena l’ormai scontata reazione di disprezzo verso i lettori/CEL mediante atteggiamenti che svelano uno sgradevole miscuglio di provincialismo e di spocchia. Questi comportamenti della classe docente italiana potenziati e legittimati dal Parlamento hanno fatto sì che il lettore precipitasse verso la cantina buia della disperazione lavorativa. Se invece si volesse guardare la situazione dall’angolazione opposta si potrebbe meglio intuire come l’arroganza dei docenti italiani li porti ad accanirsi contro la presenza ad essi estranea – il virus, si potrebbe dire – dei lettori/CEL, perché questi rappresentano un’implicita condanna scientifica ed etica proveniente dal mondo esterno al sistema baronale, nepotistico e clientelare dell’accademia italiana. Perché sono schegge formate dai sistemi concorrenti, dai sistemi forestieri. E l’organismo reagisce manifestando ostilità nei confronti di chi – sempre secondo la stessa classe docente – non ha prestato i suoi servigi al sistema feudale dei baroni, ossia, non ha fatto per un numero sufficiente di anni l’avvilente gavetta universitaria italiana. I docenti respingono di conseguenza ciò che considerano un agente invadente – il virus, appunto – mediante comportamenti vessatori di vario tipo. In breve, l’organismo si difende aggredendo. Tali comportamenti servono alla casta per demarcare con forza confini territoriali inerenti poteri e privilegi. E così essa aggredisce con vigore lo straniero, il forestiero, senza santi in paradiso, in ossequio al vecchio detto “debole con i forti, forte con i deboli”. Che non sarebbe affatto la filosofia di vita appartenente ai cavalieri d’antica memoria, ormai scomparsi, inesistenti. 3.2 I lettori dimezzati: dalla vessazione all’apartheid Non solo vi è stata una colpevole omissione da parte della classe politica nell’ “affrontare un quadro giuridico attendibile ed accettabile riguardo al personale di madrelingua (lettori e/o CEL)” come denunciato dal già citato documento della Conferenza dei Presidi, ma l’establishment accademico e politico ha, nella pratica, creato vessazioni di vario genere nei confronti degli stessi. E non si può sorvolare sul fatto che la legge 236/95 fu emanata onde evadere gli obblighi derivanti dalle sentenze della stessa Corte di Giustizia Europea, creando la nuova figura del CEL al fine di frammentare, divide et impera, la precedente categoria, composta all’epoca di soli lettori. Quando la vessazione “ordinaria” fa il salto qualitativo e viene coadiuvata dalla persecuzione delle leggi che ha adottato il Parlamento, spronato dalla classe docente (non va dimenticato che molti legislatori all’epoca erano anche docenti), si travalica il confine del mobbing – fatto, di solito, individuale – per giungere alla discriminazione legiferata contro un’intera categoria. Chiamasi apartheid. Dove invece del colore della pelle conta l’appartenenza di categoria e il colore del passaporto. Non va dimenticato come il Ministro ha fatto sì che fosse incastonato un articolo in una legge che il Presidente della Repubblica, nel promulgarla, ha richiamato fra le “criticità” della Riforma Gelmini: in particolare, il comma 3, articolo 26 della legge 240/10 estingue i giudizi già in essere fra i lettori e le loro Amministrazioni. Sebbene sia stato disatteso dalla stragrande maggioranza dei giudici, l’articolo nel suo insieme metterà di nuovo l’Italia in rotta di collisione con l’UE. La Commissione “ha confermato le ripetute pratiche amministrative discriminatorie tenute dalle Università italiane nei confronti dei lettori, segnalate dall’ALLSI, e le sue preoccupazioni riguardanti l’articolo 26 della riforma Gelmini, per l’eventuale contrasto con il diritto comunitario e con le sentenze della Corte di giustizia europea. Ha confermato la sua attenzione al problema, ed assicura che la Commissione, nel caso in cui ritenga che la nuova legislazione sia in contrasto con il diritto comunitario, intraprenderà tutte le azioni a sua disposizione.” 4. Il Paese in rovina e i nuovi barbari Come si è visto prima, la scarsa competitività scientifica, culturale e linguistica nonché l’assenza di meritocrazia affliggono il Paese insieme ad altri gravi problemi strutturali. Ma la classe dirigente che ne avrebbe avuto la responsabilità invitava ad allontanare lo sguardo dal mondo esterno perché, sempre secondo la casta, dal di là dei confini nazionali sembrava non provenissero stimoli per migliorare, ma solamente minacce. Agiva e agisce alla maniera dello struzzo, nascondendo la testa sotto la sabbia. Ignara e inetta, incapace e indifferente. Con diffidenza si potrebbe a questo punto obiettare che il problema “lettori madrelingua” concernente i circa 1.600 lavoratori sia un fatto circoscritto e di scarsa importanza per la comunità nazionale. Ma, alla luce dei precedenti ragionamenti, si potrebbe considerare che il problema sia sì microscopico ma da interpretarsi come una spia d’altri importanti problemi del Paese, i quali, insieme, rischiano di farci regredire in un nuovo Medioevo: mancanza di cultura scientifica, di competenza linguistica, di meritocrazia e di preparazione culturale, tout court. Ai quali si aggiungono i problemi di natura politica, amministrativa, sociale ed economica. Intanto, la classe dirigente glissa su un dato incontrovertibile, ossia che i tempi gloriosi - quando il Paese era la capitale culturale del mondo – sono finiti da un bel po’; nasconde la verità a chi non ha occhi per vedere. Dissimula. In questo, assomiglia alle aristocrazie di un tempo cadute in rovina, che pur trovandosi pieni di debiti (come è appunto il caso del Paese) e di proprietà di famiglia in cattivo stato, se non addirittura di abbandono, devono atteggiarsi lo stesso perché il casato dal quale provengono è pur sempre nobile. Blasonato. E perché bisogna mantenere le apparenze, anche quando tutto va alla deriva. Questo insieme di atteggiamenti fa sì che venga sminuita la gravità dei problemi e così, come un male non curato, i problemi si aggravano. Ma, ahinoi, essa pensa – senza scadere nei discorsi qualunquisti – solo ai propri interessi e si concentra sulle soluzioni per la propria famiglia, il proprio gruppo di riferimento e il proprio clan politico. Infatti, in un articolo di fondo ne Il Corriere della Sera, 9 ottobre 2010, il politologo Ernesto Galli Della Loggia fa notare che i figli della classe dirigente non frequentano solo l’università all’estero ma, già dalla scuola primaria, si avvalgono di strutture private e bilingui. Sostiene Galli Della Loggia: “… ormai accade che non li mandino più nelle scuole in cui comunque si parla italiano e dove si impartiscono programmi italiani. Perlomeno nelle grandi città un numero sempre maggiore di persone agiate sceglie per i propri figli scuole francesi, tedesche, o perlopiù anglo-americane. Fino a qualche anno fa il fenomeno riguardava essenzialmente l’università. Chi poteva permetterselo mandava i figli a studiare, o almeno a specializzarsi, fuori d’Italia. Ora invece questa scelta riguarda sempre più spesso anche la scuola superiore e ormai, sembra di capire, la stessa scuola elementare.” Pertanto, l’élite e le classi abbienti proteggono solo ed esclusivamente il bene della loro ristretta cerchia e – a differenza di una borghesia responsabile che avrebbe tutelato il bene comune – tali soggetti sono molto permeabili ed indifesi non solo davanti al proprio egoismo, individuale e tribale, ma anche davanti all’attrazione fatalistica dei vizi e della decadenza. Tornando di nuovo indietro nel tempo, essi richiamano alla mente il disfacimento dell’Impero Romano con una classe patrizia viziata che si trastulla sui propri agi mentre gli attacchi provenienti da ogni dove lasciano intravedere la barbarie dei secoli bui e miseri a venire. E poiché all’epoca i barbari venivano da lontano, torna comodo all’élite e alla politica additare come i nuovi barbari chiunque venga da fuori – coerentemente con l’etimologia greca della stessa parola: “non greco, straniero, forestiero.” Come i lettori di madrelingua. Questi, tuttavia, parlano in genere non solo la loro madrelingua ma anche l’italiano insieme a qualche altra lingua. Molti sono plurilaureati. E, nel frattempo, sono diventati anche cittadini di questo Paese. Poliglotti, colti e cosmopoliti, quindi. In contrasto con i significati più comuni e recenti della parola “barbaro”: “incivile, di rozzi costumi” oppure “inumano, crudele, efferato”. Essi sono osteggiati tuttavia da una classe docente italiana – a sua volta protetta da una parassitaria casta politica – che, alla maniera dei patrizi d’antan, mira a proteggere i propri interessi trattando con sufficienza e disprezzo chi fa con passione, preparazione e competenza il proprio dovere, il proprio lavoro. Ma queste persone chiedono solo di lavorare con dignità professionale, sociale ed economica come è stato riconosciuto loro dalla Corte di Giustizia Europea e dalla Corte di Cassazione. Come peraltro viene riconosciuto a tutti dalla stessa Costituzione italiana all’articolo 36. 5. Come rinnovare? Sintetizzando i vari ragionamenti di questo scritto: a dirigersi verso la metaforica cantina buia del nostro titolo, vi è una serie di parabole discendenti che si sono sovrapposte nel tempo. In primis, quella della cultura e della scienza dal Seicento ad oggi, la cui produzione di livello mondiale scende proporzionalmente all’aumento del conformismo generato dalla Controriforma; tale spinta all’omologazione del pensiero, pur proseguendo indisturbato nei secoli, viene rafforzato da altre correnti storiche che a questo fenomeno fanno conoscere momenti apicali durante il Fascismo all’inizio del Ventesimo Secolo; com’anche nel momento del regime mediatico alla fine dello stesso secolo e ad inizio millennio. Gli effetti delle due curve correlate, e sempre più ripide nell’ultimo secolo, si manifestano nei campi delle scienze, della letteratura, della musica colta, del patrimonio storico/monumentale, del territorio, della scuola e dell’Università, della politica e del sistema formativo linguistico. Infine, di pari passo con la pessima gestione per oltre 40 anni della res pubblica da parte della casta, la quale ha condotto qualche anno fa il Paese sull’orlo del baratro finanziario, è proceduto il tortuoso viaggio legislativo dei lettori e poi dei lettori/CEL – a partire dalla legge 382 del 1980 passando per la 236 del 1995 fino alla 240 del 2010 – che ha fatto precipitare la categoria verso la disperazione lavorativa. Ma, laddove i politici siano riusciti da soli e senza aiuto a portare alla rovina il Paese, nel caso dei lettori sono stati incoraggiati e coadiuvati anche dalla classe docente universitaria. Tuttavia, l’ira e la determinazione provocate dagli sconquassi che la cattiva politica ha recato sul Paese e la tanta sofferenza creata in troppe categorie di cittadini e di lavoratori – di cui quella dei lettori è probabilmente la più piccola ma anche una delle più vessate – non devono far dimenticare quanto sia importante il lavoro di una vera classe dirigente. Ed è ad essa che diciamo: trattate i lettori come se fossero un prezioso fermento esotico che possa far lievitare di nuovo l’impasto culturale che sotto le rovine giace. L’internazionalizzazione necessaria per affrontare il prossimo futuro deve passare anche per le mani capaci di questi professionisti. Non va dimenticato che, in passato, la mescolanza e l’incontro fra varie culture, provenienti da ogni dove, ha rappresentato l’humus che diede luogo alla nascita di nuove forme, nuove idee, nuove arti. Comunque, tale suggerimento che indica la pluralità come elemento generativo non costituisce affatto una novità ma un ritorno a quanto detto 25 secoli fa da Pericle nel suo discorso agli ateniesi: “Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero”. Adesso, più che mai, l’Italia deve essere il crocevia delle varie culture, onde produrre pensiero, scienze ed arti. A questo fine, ci vogliono, oltre alla buona volontà, investimenti e, prima ancora, apertura. Bando al provincialismo. Per quanto riguarda la politica dello sviluppo e degli investimenti nella scuola e il loro rapporto con la contemporanea necessità di ridurre la spesa pubblica, il Presidente americano Obama ha affermato: “Dobbiamo essere certi di ridurre gli eccessi di peso. Ridurre il deficit tagliando i nostri investimenti, l'innovazione e l’istruzione, è come alleggerire il sovrappeso di un aereo rimuovendo uno dei motori..." In sintesi, si potrebbe dire che l’investimento in innovazione ed istruzione da una parte e i giovani dall’altra rappresentino i motori del futuro. “La vera ricchezza di una nazione non è nel suo oro e argento, ma nel sapere, nella saggezza e nella rettitudine dei suoi figli” scriveva il poeta Gibran. I lettori/CEL rivendicano con forza il diritto di partecipare attivamente a far venir alla luce tali ricchezze e di farle crescere affinché esse possano raggiungere i propri traguardi. Mediante l’utilizzo delle proprie competenze professionali, essi desiderano contribuire a far crescere il Paese e al contempo richiedono che queste loro competenze vengano finalmente riconosciute giuridicamente, culturalmente, socialmente ed economicamente. 10.05.2021 Raphael Aceto B. A. (McGill University) ex-Insegnante di madrelingua inglese B. Mus. (McGill University) presso l’Università degli Studi del Molise M. A. (Université de Montréal) M. B. A. (Concordia University)

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Cielo e terra

Cielo e terra

Solo la natura sa offrirci queste incantevoli visioni. Immagini che riempiono non solo la mente ma anche il cuore e che insegnano quanto sia importante rispettarla perché è solo grazie a lei che possiamo vivere armoniosamente. (Mia foto di aprile 2021)

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I blog, la moderazione e la morte della democrazia

È il colmo Leggo un articolo in un blog, poi scrivo questo: https://moraldiweb.wordpress.com/2021/05/08/siti-dove-pubblicare-fotografie/ Come potete leggere al fondo dell'articolo di Walter c'è un invito a suggerire dei social network adatti ai fotografi. Colgo l'occasione: lascio un commento pertinente e con tanto di apprezzamenti sinceri, un commento senza link per non fare spam, il link al mio articolo lo digito nell'apposito campo Sito web. Poche ore più tardi non trovo più il mio commento e nessuno mi ha spiegato perché non c'è più. Grande delusione. Vedete che ho ragione quando dico che sui blog la democrazia non esiste. Ben venga 101! Ormai è l'ultima barriera che ci separa dalla fine.

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Franktheshow iscritto al nuovo programma del contadino

Franktheshow iscritto al nuovo programma del contadino

Il giovane cantautore italiano ha deciso di iscriversi al Nuovo programma della Banijay ,Wild teens , un programma dove ragazzi dai 14 anni ai 17 si immergono nei panni di un agricoltore , dovranno sapere adattarsi alla vita dura e faticosa di un contadino ,lontani da tecnologia e da i propri famigliari

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Pannello solare portatile, da campeggio

Pannello solare portatile, da campeggio

Che figata ragazzi! Interessante questo pannello solare portatile, condivido la recensione del canale Youtube SINDROME DA SHOPPING e aspetto le vostre opinioni.

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[RISOLTO] Provide error '8000ffff' Catastrophic Failure (Hosting Aruba, Windows)

[RISOLTO] Provide error '8000ffff' Catastrophic Failure (Hosting Aruba, Windows)

Eccomi qui! Lo so, lo so, non pubblico spesso ma preferisco così, perché mi faccio vivo solo quando ho qualcosa di veramente utile da comunicare. Al contrario dei forum che sono pieni di domande e tentativi di risposte, ma manca sempre la soluzione definitiva. Molto frustrante. Veniamo al dunque... Premessa: la soluzione documentata in questo articolo riguarda hosting Aruba, Windows. Di recente mi è capitato un brutto errore su alcune pagine web, che visualizzavano un messaggio di questo tipo: Provider error '8000ffff' Catastrophic failure Ragazzi, se vi trovate di fronte questo messaggio, niente panico. È un problema dovuto alla versione dell'ASP in uso. La soluzione è entrare nel pannello di amministrazione del proprio provider (in questo esempio Aruba) e cambiare la versione. Ho preparato un paio di screenshot da allegare a questo articolo, nei quali potete vedere i 2 passaggi da compiere. Nel primo passaggio, ho evidenziato con un cerchietto rosso il pulsante da cliccare per accedere al secondo, giusto per cortesia, perché si intuisce facilmente. Nel mio caso, ho risolto provando una versione più vecchia e le pagine web sono immediatamente tornate in funzione. Poi ho potuto rimettere una versione più recente, probabilmente perché l'ASP aveva solo bisogno di essere riavviato... Questo potete vederlo nel passaggio 2 dell'immagine. Spero che questo articolo vi possa tornare utile, ma spero anche che non ne abbiate bisogno. Cari colleghi, un saluto a tutti.

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teoria trinitaria

il Mondo ha caratteristiche che testimoniano l'opera di un Dio trinitario : PADRE FIGLIO SPIRITO SANTO un Dio in tre persone, ognuna opera distintamente dalle altre due SPAZIO TEMPO VELOCITA' tre sono le dimensioni in cui la materia esiste FISICHE CHIMICHE ELETTRICHE tre sono le caratteristiche della materia lo spazio ha tre dimensioni: altezza, lunghezza, larghezza il tempo ha tre dimensioni : passato, presente, futuro la velocità ha tre dimensioni: accelerazione, decelerazione, costanza. azoto ossigeno idrogeno in atmosfera tre sono i gas più importanti per qualità e quantità questi tre gas unendosi al carbonio danno origine a tre tipi di materia: minerale vegetale animale tre sono gli stati della materia: solido, liquido, gassoso la trinità si rapporta come in una equazione di primo grado , allo stesso modo di questa equazione: spazio / tempo = velocità padre / figlio = spirito santo. Il padre e il figlio sono come la sinistra e la destra di uno stesso corpo pensato e scritto da giuseppe dimauro

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Frane: nuovi sistemi di allerta rapida riducono falsi allarmi

Frane: nuovi sistemi di allerta rapida riducono falsi allarmi

Frane: nuovi sistemi di allerta rapida riducono falsi allarmi. Lo studio è strato realizzato dal Centro Euro-mediterraneo sui Cambiamenti Climatici CMCC su un territorio, la Campania, vulnerabile alle frane e con l’uso di strumenti innovativi, più affidabili. Nasce così, da un originale utilizzo di una nuova generazione di modelli atmosferici, la messa a punto di strumenti predittivi sempre più avanzati e impiegabili nel campo dei sistemi di allertamento rapido. Riportiamo di seguito i risultati della ricerca condotta dal CMCC. Per approfondire https://www.geosmartmagazine.it/2021/04/22/frane-nuovi-sistemi-allerta-rapida-riducono-falsi-allarmi/

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Medicina – Il morbo di Ledderhose.

Il morbo di Ledderhose -malattia rara-, denominato anche fibromatosi plantare, o malattia di Dupuytren della fascia plantare, si caratterizza per un ispessimento patologico della fascia plantare del piede rilevabile alla palpazione... https://medicinaescienza.wordpress.com/2021/05/05/medicina-il-morbo-di-ledderhose/

 

Come scegliere lo stile fotografico per il tuo matrimonio?

Come scegliere lo stile fotografico per il tuo matrimonio?

Tutti gli sposi pronti a mettere il piede sull’altare hanno bisogno di un buon fotografo per immortalare il loro grande giorno. E necessiteranno di un fotografo con la stessa urgenza con cui dovranno cercare un esperto in decorazioni nuziali, un addetto alle decorazioni floreali per il matrimonio o uno stilista per l’ acconciatura da sposa . A differenza del passato, il campo della fotografia nuziale si arricchisce sempre di più di nuovi stili e tendenze. I professionisti dell’immagini non si limitano più alle foto in posa ma fanno sempre più appello a vari stili e generi fotografici per creare album di matrimonio unici. Ad esempio, puoi rivolgerti a Francesco Caroli, un fotografo pugliese specializzato nel lavorare in luce ambiente per creare un’atmosfera unica durante le sessioni fotografiche rimanendo sempre in disparte per non disturbare ed interferire con la cerimonia. Stili realistici Sono tutte quelle risorse fotografiche volte a riflettere la realtà, il più fedelmente possibile. Sessione fotografica tradizionale È la più utilizzata dai fotografi di matrimoni e la preferita dagli sposi tradizionali. Include fotografie in posa con amici e familiari sullo sfondo della tua bellissima decorazione della chiesa nuziale. Anche i momenti clou del protocollo durante il vostro banchetto: il primo ballo, la giarrettiera, il bouquet o il taglio della torta, tutti i momenti canonici che ti piacerà ricordare con piacere a distanza di tempo. Reportage fotografico per matrimonio È uno dei più richiesti. Il professionista dell’immagine fa una copertura quasi giornalistica del giorno speciale, come se raccontasse una storia ad ogni scatto. Il reportage di solito non comprende scatti in posa. Include emozioni e situazioni inaspettate che potrebbero sorgere per arricchire il tuo album, i volti delle donne single che cercano di catturare il bouquet da sposa o gli sguardi degli sposi mentre tagliano la loro torta nuziale. Fotografia contemporanea La fotografia contemporanea per matrimoni registra azioni e spazi. È dinamica ed espressiva. Crea una specie di set per la coppia che lancia nell’aria torce o palloncini di cuori, ritrae la sposa con il suo animale domestico, lo sposo in parapendio dopo la cerimonia o con la sua amata in bicicletta. I tuoi hobby saranno il pilastro per creare un nuovo concetto di fotografia. Potrai includere foto delle tue decorazioni, soggiorno, tavoli, altare, senza la necessità di avere qualcuno in posa di fronte a te. Fotografia artistica È una foto più elaborata dove non c’è improvvisazione. Può essere ispirata da una tendenza artistica e la composizione e gli elementi sono di vitale importanza, così come la luce. Tutte queste foto comunicano molto del tuo grande giorno ma la spontaneità è tenuta completamente fuori da questi scatti. Fotografia in studio Sono sessioni più elaborate in cui luci e flash sono vitali. Viene svolto in una particolare location o studio dove il professionista si sposta con tutta la sua squadra e immortala gli sposi. Il luogo non è scelto a caso e anche qui non c’è spazio per l’improvvisazione e la genuinità. Le foto saranno belle, luminose, in posa ma avranno quel pizzico di artificiosità che può piacere o no. Fotografie di dettaglio o fotografie macro Sono fotografie dei dettagli che accompagnano ogni matrimonio. I fiori, le candele, gli ornamenti, i centrotavola, i tuoi anelli, il bouquet della sposa, il coltello da torta e la spatola, le tue bomboniere. Gli scatti sono abbastanza chiusi e generalmente richiedono un obiettivo macro. Questo genere di scatti può essere affiancato a quelli più tradizionali che riprendono gli sposi e gli invitati. Fotografie in bianco e nero o seppia Per gli sposi che amano le risorse creative del montaggio, le foto in bianco e nero o seppia possono dare al loro album di nozze un aspetto diverso. Questo effetto è anche ampiamente utilizzato nelle foto all’aperto dove il cielo grigio non contribuisce alla scena. Sono foto artistiche di matrimonio che possono aggiungere un tocco unico ai tuoi ritratti principali dando però una chiave maggiormente vintage e retrò ai tuoi scatti. I professionisti dell’immagine sapranno venire incontro alle tue esigenze e personalizzare al massimo gli scatti. Apprezza le risorse creative che la fotografia contemporanea offre e scegli lo stile che più si addice alla tua personalità. www.francescocaroli.it

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NOMADI : Solo esseri umani

NOMADI :  Solo esseri umani

a storia della musica italiana passa anche per la band dei Nomadi con i loro 55 anni di carriera sulle spalle, e ben 15 milioni di dischi venduti. Ritornano quest’anno con un nuovo album dal titolo SOLO ESSERI UMANI, un disco che custodisce come sempre i valori di vita e amore che hanno sempre contraddistinto questa band....e... https://ciaovecio64.altervista.org/nomadi-solo-esseri-umani/

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Donis & Dazzo

Donis & Dazzo

I nostri nomi sono Alessio Dionisio (in arte Donis) e Davide Randazzo (in arte Dazzo), siamo due produttori musicali e facciamo parte del Dj – Duo emergente italiano Donis & Dazzo, abbiamo 24 anni e viviamo a Genova. Studiando musica fin da bambini ne abbiamo scoperto la passione già in giovane età, frequentando scuole e corsi vari ad indirizzo musicale, acquisendo così le basi della composizione e della produzione musicale. Finiti gli studi (all’età di 18 anni), ai tempi in cui entrambi frequentavamo le principali discoteche genovesi, occupandoci anche dell’ambito delle pubbliche relazioni, avvenne il nostro incontro: da lì in poi nacque una bellissima amicizia che successivamente si evolse anche in rapporto di collaborazione musicale. Attraverso la passione comune per la musica, dunque abbiamo deciso di intraprendere insieme un percorso da Dj e produttori musicali lavorando in sinergia come duo. Dopo aver partecipato a diversi live come Guest in vari club e festival in giro per l’Italia (2014 – 2020), frequentando particolarmente gli ambienti del milanese, abbiamo deciso di dedicarci ufficialmente alla produzione di vari singoli e featuring con altri artisti emergenti rilasciati successivamente su tutte le piattaforme digitali dal 2019 in avanti. Ci piace definire il nostro genere di musica come innovativo, può essere considerato un mix tra la cultura della musica elettronica, unita all’emozione della musica pop e rock che è in continua evoluzione, infatti ogni giorno cerchiamo di renderci unici per arrivare al cuore di chi ci ascolta. Da quando abbiamo cominciato ad esibirci live (2014), nei vari club e festival allora da lì, abbiamo capito che tutto questo doveva tramutarsi in più di un semplice hobby; in particolar modo, da quando abbiamo iniziato a produrre e a rilasciare ufficialmente singoli e featuring con altri artisti emergenti, abbiamo capito che questa sarebbe diventata subito la nostra strada. Per quanto riguarda i nostri progetti principali, abbiamo prodotto e rilasciato ufficialmente 3 singoli tra il 2019 e il 2021: il primo e il secondo singolo “Peter Parker” e “Adrenalina”, in collaborazione con le cantanti emergenti genovesi: Helios e Sofiaa e il terzo singolo “Jackpot”, in collaborazione con il cantante Simone Reo, in arte Mose, proveniente dal Talent Show di Mediaset Amici 17 di Maria De Filippi, trasmesso in prima serata su Canale 5. Per ciò che riguarda i nostri progetti secondari, abbiamo prodotto dei beat per altri artisti emergenti italiani, comparendo solo in qualità di produttori (tali singoli ed Ep si possono tranquillamente trovare nella sezione “Compare in” del nostro profilo Spotify da artista). In questo periodo ovviamente abbiamo altri progetti in arrivo a cui stiamo lavorando, anche con feat. importanti sia principali che secondari, i quali ovviamente non possono ancora essere svelati, magari ci sarà occasione nella prossima intervista! Si nel 2019 siamo stati invitati per un’intervista radiofonica nella radio della nostra Genova, Radio Babboleo, per il lancio di “Frigobar” (un singolo estivo reggaeton che abbiamo prodotto per l’artista emergente genovese Andrea La Magna) e del nostro primo singolo “Peter Parker”. A breve saremo ospiti di un programma radiofonico di cui non sveliamo ancora il nome, dove parleremo del nostro nuovo singolo con Mose, il quale nonostante sia uscito da poco tempo sta facendo in termini di ascolti numeri importanti. Per quanto riguarda le nostre ambizioni future sono grandi, rimanendo sempre tuttavia molto umili, con la testa sulle spalle e con i piedi per terra come ci è sempre stato insegnato dalle nostre famiglie. Abbiamo intenzione di lasciare sicuramente un segno nel panorama della musica italiana e perché no anche nella scena internazionale. Tutto questo sarà solo una conseguenza del nostro duro lavoro costante e perseverante di anni, perché ora vi sveliamo in breve la nostra grande ambizione: il nostro grande obiettivo è quello di raccontare la nostra storia essendo di ispirazione per chiunque sia un sognatore tanto quanto lo siamo noi, attraverso la nostra musica vogliamo dare speranza a chi ci ascolta, vogliamo arrivare nei cuori di tutti i sognatori, di tutte quelle persone che ogni giorno stanno male e che vengono lasciate li, indietro, per ultime, trasmettendo loro quella consapevolezza che con la giusta determinazione, il giusto impegno, la giusta costanza e la giusta perseveranza tutto è realmente realizzabile, tutto è possibile e che da ultimi anche loro potranno essere i primi. Una tra le nostre ambizioni future è seminare bene oggi per raccogliere bene domani. Come vola il tempo cavolo ahah, direi che siamo ormai giunti al termine dell’intervista, ringraziamo Michele per l’opportunità e salutiamo e ringraziamo voi lettori per aver impiegato e dedicatoci il vostro tempo. Vi lasciamo con due citazioni che ci sono personalmente molto utili ogni singolo giorno e che ci danno la forza di rialzarci quando finiamo al tappeto: Ci sono due regole nella vita: 1. Non mollare mai; 2. Non dimenticare mai la regola n°1. “Solo perché non ce l’hai ancora fatta, non significa che non ce la farai mai, un giorno guarderai al passato chiedendoti perché ti preoccupavi tanto" Un saluto e un abbraccio a tutti ragazzi, alla prossima intervista! Donis & Dazzo

 

Il famoso blogger turco supera molti blogger italiani

Il famoso blogger turco supera molti blogger italiani

Il famoso blogger turco Ahmet Kýrbalý ha superato molti famosi blogger in Italia con il proprio pubblico.Raggiungendo centoventimila follower in pochissimo tempo, Ahmet Kýrbalý è riuscito a crescere grazie ai suoi fan e follower anche se non caricava molto spesso contenuti sul suo account Instagram.

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Altopascio e la Via Francigena nell'arte di Anna Maria Guarnieri

Altopascio e la Via Francigena nell'arte di Anna Maria Guarnieri

Lo stemma di Altopascio e la Via Francigena del Nord e del Sud nell'arte di Anna Maria Guarnieri L'Opera di Anna Maria Guarnieri "Teleupascio e la via Francigena", ispirata alle cartine simboliche medievali e romane, riflesso della civiltà e della cultura di Altopascio, come un nobile cartiglio, ne rispecchia i valori, detenendo la funzione di compendiare tutta la storia di Altopascio. > > Il nome del luogo deriva dal personale germanico "Teutpasio" che, influenzato dall'etimologia popolare di "alto, passo e pascere", ha assunto la forma attuale di Altopascio. > > La cittadina fu un antico nucleo della Valdinievole, sul confine occidentale della Piana di Lucca presso il risanato lago di Bientina in corrispondenza di un attraversamento obbligato tra il palude di Fucecchio e il lago di Sesto (ora bonificati), che fu sede dal 952 di un celebre “Spedale” per l’assistenza dei pellegrini gestito dai Cavalieri di Sant’Jacopo d’Altopascio. La scelta di fondare lo Spedale "edificatus in locus et finibus ubi dicitur Teupascio" del 1084 non era casuale, ma dettata daincalzanti necessità di assistenza e cura in siffatti luoghi paludosi e malsani. > > I frati Ospitalieri di Altopascio erano detti del Tau per via delle “croce di Sant’Antonio Abate” detta anche croce “a Tau” o “Taumata”, che i frati-cavalieri (un gruppo di laici in seguito trasformato in ordine militare con regola approvata da Gregorio IX nel 1239) portavano sulle vesti nere (come l’ordine omonimo di Saint-Antoine de Vienne nel Delfinato francese). L’ordine fu inglobato dai Medici in quello dei Cavalieri di Santo Stefano nel corso del XVI secolo. Si ergeva accanto all’Ospedale una grande Abbazia dall'altissimo Campanile la cui altezza aiutava l’orientamento dei viandanti al crepuscolo e nelle giornate di nebbia. La torre scandita da quattro ripiani, le cui aperture diventano progressivamente più ampie, costruita per ospitare la campana, citata col nome la "Smarrita", a volte sincronizzata ai grandi falò accesi sulla vetta turrita, è un emblema di accoglienza per la vicinanza dell'Ospizio. Il nucleo storico di Altopascio a forma di triangolo irregolare e contenuto da mura di cui restano dei tratti e le tre porte, sorge lungo la via Francigena, una delle più importanti vie di pellegrinaggio medievali, che da Roma conduceva in Francia e proseguiva poi in Inghilterra fino a Cantherbury. La composita Opera dell'artista Anna Maria Guarnieri è una mappa sinottica storico- spirituale avente stile neo-espressionista simbolico, dove si dispiega il tema del pellegrinaggio medievale come in un documento storico- illustrativo. La ricerca intima della Fede, ovvero lo slancio verticale dell’anima verso la dimensione itinerante del pellegrino, è trasfusa nella trama figurale che sottende la cartina della via Francigena, sulla quale stanno i cavalieri del Tau in posizione simile a quelli effigiati nel sigillo templare, la torre, ai lati ancora la dama del tau e il cavaliere templare, posti a croce attorno allo stemma accentrato e presentato da cotanto coro storico. L'ingranaggio del racconto figurativo “odeporico” si accentra sullo stemma, evidenziato e presentato dall'intreccio a croce di figure storico-allegoriche medievali; i cavalieri del tau a cavallo, la dama dal tau con sul petto la croce taumata, a forma di punteruolo. La lettera greca evocava, in primo luogo, la caratteristica forma del bordone dei pellegrini, ma, al tempo stesso, si carica anche di altri contenuti simbolici, quali, ad esempio, il richiamo alla croce. L'investitura che rievoca il conferimento e il possesso del feudo, insieme alla torre, simbolo utilizzato in araldica, indicante nobiltà antica e cospicua di dominio feudale, forza e costanza. Nel dipinto la Torre che sta al centro di tutto non è un fregio qualsiasi ma la forza di un emblema che crea la mitologia del luogo.Dal punto di vista storico le Colonne che incorniciano la figurazione simboleggiano l’altezza, la forza, la portanza e la strutturalità, abbinate al dualismo del femminile e maschile, riferito altresì al concetto ieratico dei testi biblici. > > L'opera "Teupascio e la via Francigena" trattando di temi cavallereschi e religiosi tende alla ricerca della luce, dell’oro attribuendo così alla luminosità un valore mistico e spirituale che si declina in valore estetico L'alchimia del cromatismo medievale simbolico dei rituali associa il blu indaco, al rosso, all'oro, tinte di assoluto prestigio nella gerarchia dei colori, per ottenere un effetto iconografico quasi di miniatura rinascimentale, preservando la traccia del gusto più raffinato delle due epoche. Lo stemma del Comune di Altopascio si blasona: “d’azzurro, alla croce commissa (“Tau”) d’argento sovrastata da un lambello rosso”. La descrizione Araldica dello Stemma così riporta: “D'azzurro, al TAU d'argento, sormontato da un lambello di rosso”. Il TAU è il simbolo costituito da una croce mancante della traversa superiore. Anche il duecentesco campanile di Altopascio porta scolpito in pietra tale segno a ricordo dell'Ordine dei Cavalieri di Altopascio che lo recavano cucito sulle vesti nere. La parte superiore riporta un simbolo araldico assai comune in Toscana: il lambello o rastrello, anch'esso riferimento alle origini cavalleresche del paese”. Blasonatura del Gonfalone: “Drappo di colore bianco, ornato di ricami d'argento e caricato dello stemma comunale con l'iscrizione centrata in argento: Comune di Altopascio”. La lunga e gloriosa storia dei frati Ospitalieri del Tau di Altopascio ha conosciuto infatti il massimo splendore proprio nella prima metà del XIII secolo, quando nell’Italia medievale si stavano producendo i più importanti mutamenti: l’emergere delle lotte di fazione all’interno dei vari comuni ed il conflitto tra il Papato e l’Impero. Nel Medioevo molti pellegrini, dopo aver raggiunto Roma, proseguivano per la Terra Santa. Si andava così formando la Via Francigena del Sud, via gerosolomitana (verso Gerusalemme) oppure via Romea per chi la percorreva in senso opposto. Partiva dal basolato romano della pietra lavica di leucitite dall'antica via Appia, parte dell'antico selciato della via Francigena del Sud. Uscendo dal centro di Terracina si trova il fiume Canneto che segna il confine tra lo Stato Pontificio e il Regno delle Due Sicilie. L'opera di Anna Maria Guarnieri "Teleupascio e la via Francigena" è conservata dal 2008 nel Museo di Altopascio. Dott.ssa Melinda Miceli critico e storico d'arte

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San Marino, l’influencer Federico Rutali a DiMartedì su La7: “Finalmente qui ho potuto cenare al rist

San Marino, l’influencer Federico Rutali a DiMartedì su La7: “Finalmente qui ho potuto cenare al rist

La Repubblica di San Marino gradualmente sta ritornando alla normalità: nelle scorse ore il governo locale ha deciso di abolire il coprifuoco. Inoltre si è stabilito il ritorno sui banchi al 100% per gli studenti, la riapertura di cinema e teatri, la possibilità di cenare al ristorante senza vincoli di orari. Bisogna peró sottolineare l’andamento positivo della campagna vaccinale infatti lo Stato del Titano ha già somministrato la prima dose di vaccino a tutta la popolazione. Nella puntata del 27 aprile di DiMartedì su La7, Giovanni Floris ha deciso di affrontare il tema delle riaperture, portando come esempio proprio la ritrovata normalità di San Marino. Il servizio televisivo mostra un normale sabato sera in un ristorante sul Monte Titano, dove diverse persone decidono di concedersi una buona cena davanti ad un suggestivo tramonto senza limiti di orari. Tra queste c’era pure l’influencer Federico Rutali, conosciuto per le sue provocazioni e la nota querelle scatenatasi in seguito al suo Capodanno proprio a San Marino. Rutali, felice e rilassato, esclama: “Qua tanta serenità, un calice di vino, una buona compagnia. Viva San Marino”. Le polemiche non sono tardate ad arrivare da parte di tutti quegli italiani che si trovano costretti a rispettare le regole e vedono ancora limitata la propria libertà. Le parole dell’influencer sono passate come uno schiaffo morale, infatti sul web alcuni affermano: “Lui sereno si concede una cena godendosi il tramonto, noi qui costretti a stare in casa senza avere nemmeno i soldi per fare la spesa”. Cosa risponderà l’influencer Federico Rutali? Una cosa è certa: San Marino scatena sempre tante polemiche.

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I motivi per cui Ronaldo e' diventato un problema

Cristiano ronaldo e' stato un trasferimento calcistico, avvenuto nel 2018, che ha sconvolto tutti i tifosi soprattutto quelli bianconeri. Adesso che la juventus sta passando un momento di estrema difficolta le critiche non stanno mancando, e molti si stanno accanendo contro questo campione, qual'e' la realta'? La realta' e' che ronaldo e' stato una tattica di crescita azzeccata dal punto di vista pubblicitario e di brand, ma molto meno dal punto di vista calcistico, perche? L'idea Cristiano Ronaldo era un'occasione imperdibile ed e' stata colta giustamente, pero doveva essere supportata con un progetto tecnico all'altezza del Re, lo e' stato? Assolutamente no, la direzione di paratici e' stata approssimativa, opportunistica e imprevidente. Un progetto tecnico che vede alla base di se stesso scelte dettate dalle opportunita di parametri 0 con stipendi elevati, un centrocampo incoerente e non complementare, con cessioni dovute e relative minusvalenze, non puo che essere fallimentare. Dal punto di visto del campo Ronaldo, rinomato Bomber e accentratore di gioco ha portato ad uno stato di soggezione in tutti gli altri giocatori, portandoli a far scaricare molte volte il pallone allo stesso Cristiano anche quando la propria idea era differente. Ronaldo e' un giocatore eccelso e non puo essere un problema all'interno di una questione cosi complesso come e' quello dell'attuale Juventus; pero non e' tutto oro quel che luccica! Ora al 27/04/2021 la juventus ha bisogno di ottenere entro il 30 giugno, un totale di 100 milioni di plusvalenze come riporta Calcio e Finanza; e ascoltando quelli che sono gli scricchiolii che si captano dall'enturage del portoghese, non sarebbe una notizia scolvolgente quella della partenza del Re. Rimpianto o scommessa azzardata?

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"ARCIPELAGO" LA CURA: UN ROSATO AL SAPORE DI MARE.

"ARCIPELAGO" LA CURA: UN ROSATO AL SAPORE DI MARE.

ARCIPELAGO, IL ROSATO MAREMMANO DELLA CANTINA “LA CURA”. L’Arcipelago è il rosato prodotto dalla cantina La Cura, una cantina dal carattere tutto maremmano che nasce in un luogo dai contorni fortemente spirituali: Cura Nuova (GR), a pochi chilometri dal meraviglioso Golfo di Follonica, alle cui onde è dedicato questo vino. Prima di immergerci tra le acque rosee di questo “Arcipelago”, è necessario descrivere il terroir in cui crescono le uve della tenuta. Stiamo parlando delle colline metallifere grossetane, un’area che si caratterizza per i numerosi giacimenti minerari presenti nel sottosuolo, molti dei quali sfruttati sin dall’epoca medievale. È una parte d’Italia interessantissima non solo per la conformazione del suo terreno ma anche per la storia che custodisce; è proprio in queste colline dai tratti morbidi e accoglienti che sorsero i primi insediamenti etruschi, durati per secoli dal IX al V secolo A.C., pensate un po’ che a Massa Vecchia – come ci tramanda Ammiano Marcellino nelle sue Res Gestae – ebbe nascita il nipote del grande imperatore Costantino, Costanzo Gallo, che seguì le imprese dello zio al punto da venire incoronato Cesare d’Oriente. In questa terra dalla tempra selvatica e antica, esattamente a Cura Nuova n.12 (GR), potrete incontrare la cantina “La Cura” di Enrico Corsi, che costeggia una stradina di campagna e si affaccia all’immensità delle vigne i cui contorni sono protetti dal viale di cipressi più lungo d’Italia. Qui ogni giorno, con amore e pazienza, Enrico Corsi, assieme al suo babbo Andrea Corsi, vivono e si prendono cura delle campagne, 27 ettari. Quest’estate, se volete attraversare la Toscana e vivere un’esperienza genuina, la cantina “La Cura” è una meta consigliata. Lì conoscerete Enrico Corsi, una personalità di rara sensibilità che tratta il vino come fosse un figliolo, vi racconterà le trame dietro ogni etichetta impreziosendole con riferimenti storico culturali e soprattutto la degustazione dei suoi vini non vi deluderà. In primavera “Arcipelago” è il vino giusto, Enrico Corsi lo definisce “un vino da barca”. Nel calice si veste di un elegante rosa, dalle tonalità piacevolmente femminine, con qualche fugace riflesso dorato. Sul vetro non forma gocciole: solo un velo. Il profumo è intenso, arioso: è la freschezza della brezza di mare che scuote l’assaggio, quella tragica voglia di andare oltre tipica dei marinai, di chi non ha paura di sfidare l’ignoto. È una sintesi di gloria, di quelle giornate regalate in cui ci si dona al sole e al mare. Gli aromi sono antichi, sanno di macchia mediterranea, rosmarino ed erbe aromatiche, qualche improvviso frutto rosso e un finale che assume tratti minerali, salini. Ha un corpo reattivo e ritmato, che vibra ed irradia, elevato da una acidità equilibrata che ben si relaziona con la tendenza minerale dovuta al terroir. Questo rosato è una sintesi di grazia conviviale, un vino da aperitivo in compagnia eppure complice ideale anche per le riflessioni solitarie al tramonto. È questa la maremma toscana che sa far gioire e consolare. La cantina “La Cura” vi aspetta per visite e degustazioni, per contatti scrivere a info@cantinalacura.it . Per continuare a seguire giornalmente le novità basta mettere un like sulle pagine social: La Cura su Facebook e La_cura_di_Enrico_Corsi su instagram.

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L'uomo del sottosuolo. Di Giulio Andreetta

L'uomo del sottosuolo. Di Giulio Andreetta

”Io sono uno, mentre loro sono tutti” scrive il protagonista in uno dei passaggi centrali del testo Memorie dal sottosuolo. Ed in effetti gran parte di questo racconto assume, per Dostoevskij, il tono quasi di una confessione autobiografica, in particolar modo dei suoi difficili inizi di scrittore, purtroppo segnati in prevalenza dall’incomprensione del mondo pietroburghese dell’epoca. Ed è in effetti la stessa incomprensione di cui parla l’uomo del sottosuolo in questo romanzo, a mio avviso una delle vette di tutta l’opera dello scrittore russo, anche per il valore emblematico che assume per delineare in profondità la sua poetica e il suo pensiero filosofico (che viene esplicitato con chiarezza nella prima parte del libro). Ciò che conferisce un carattere tragico a Memorie dal sottosuolo non è tanto la situazione di degrado spirituale e morale che affligge il protagonista — come ad una lettura superficiale e ingenua si potrebbe evincere — ma l’intero contesto sociale che viene dipinto con grande maestria. La situazione di emarginazione e di degrado materiale in cui vive il protagonista non è che il riflesso infatti di un contesto sociale nel quale dominano incontrastati conformismo, ipocrisia, e convenzioni di stampo borghese del tutto arbitrarie e stantìe. Tutto ciò si mette in rilievo soprattutto nell’episodio del ‘ritrovo tra amici’ all’Hotel de Paris. In questa occasione tutta l’esteriorità priva di sostanza, e l’arroganza ignorante, che anima i discorsi degli ex-compagni di scuola dell’uomo del sottosuolo è messa a nudo in tutta la sua pochezza. In tale atto di accusa, portato avanti magistralmente dal protagonista — che però si rivela in questo caso affine allo stesso Dostoevskij, soprattutto considerando le sorprendenti assonanze con l’autore (singolari coincidenze biografiche, ad esempio, nel racconto, da parte del protagonista, dei ricordi scolastici, della passione per la lettura, persino per quel che riguarda l’esperienza lavorativa) — vi è l’atto d’accusa che Dostoevskij stesso manifesta, evidentemente in modo dissimulato e implicito, nei confronti della società del suo tempo. E tutto ciò ancora una volta ha a che fare con le conseguenze nefaste che un’etica del conformismo — non basata sulla ragione o sull’intelletto, ma sulla mera imitazione di atteggiamenti comuni, dati per scontati e mai messi realmente in discussione col ragionamento — può manifestare sulla libertà individuale. Memorie dal sottosuolo potrebbe essere forse letto come un devastante atto di accusa nei confronti di un’intera società, e al contempo un canto sublime di aspirazione a una libertà che non può trovare accoglimento nel grigiore di una realtà sempre uguale a se stessa, e in un provincialismo che evidentemente non era del tutto assente nemmeno in una delle grandi metropoli europee dell’Ottocento. Ma tutto ciò potrebbe in ogni caso portarci ad individuare alcune conseguenze etiche — in senso generale, e dunque non moralistico — sulla difficoltà, per l’individuo, di raggiungere una manifestazione sincera della propria unicità. L’uomo del sottosuolo vive realmente in un incubo, o, ancor meglio, vive nel sottosuolo allo stesso modo di un ratto. E tuttavia il sottosuolo non è l’espressione solo di una negatività, per Dostoevskij, come ad una prima ingenua lettura potrebbe sembrare. Il sottosuolo rappresenta in effetti, secondo una lettura psicoanalitica, il mondo dell’inconscio, e del non-detto, che però emerge attraverso l’espressione artistica: non si dimentichi che il romanzo è narrato in prima persona dallo stesso protagonista. Siamo vicini, sotto questo profilo — ed in questo Dostoevskij è genialmente anticipatore di Freud — alla teoria psicoanalitica della sublimazione come principio e genesi dell’opera d’arte. E però, se l’arte rappresenta in effetti una valvola di sfogo, per l’uomo del sottosuolo, il racconto che ne è generato appare realmente fuori misura, scomodo, disturbante, sia per il lettore dell’epoca, sia per il lettore di oggi. Appare realmente opportuno — oggi come ieri (se non altro per la imperante morale borghese) — stendere un velo pietoso su questa parte oscura, inconscia, istintiva e inconsapevole dell’uomo. Alla luce di questo atto di ribellione nei confronti di un mondo che l’uomo del sottosuolo non comprende fino in fondo, e che nel suo intimo disprezza, deve essere letta questa voluptas dolendi (voluttuosa sofferenza) che sembra provare il protagonista. E alla luce di questo inconscio atto di ribellione — e dunque destinato al fallimento, proprio perché portato avanti inconsapevolmente — sembra esserci però anche l’inizio, del tutto ipotetico e non narrato, di una sorta di ‘redenzione’. L’uomo del sottosuolo patisce sì tutta una serie di sventure dettate dai suoi atteggiamenti irrazionali, ma allo stesso tempo, e qui le interpretazioni si fanno più complesse e aperte a diverse chiavi di lettura, manifesta anche un coraggio che lo rende un autentico personaggio tragico e contraddittorio, con luci e ombre. Dirà infatti in uno dei momenti più alti e significativi dell’intero romanzo: <>, in un dialogo drammatico con una prostituta. E allora chi veramente vuol mettere sotto accusa Dostoevskij? L’uomo del sottosuolo per la sua cupa esistenza, segnata dall’incomunicabilità e dalla solitudine, o un’intera società che sembra produrre tale abbruttimento e tale condizione di marginalità (ed esserne ovviamente responsabile)? Non si tratta, a mio avviso, di delineare in questo caso una eventuale interpretazione marxista del lavoro — come potrebbe in modo del tutto legittimo essere proposto -, ma probabilmente si tratta di una riflessione di Dostoevskij sui fondamenti etici, uno scavare ancora una volta in profondità, nel sottosuolo, nelle ancestrali e libere espressioni etiche dell’uomo.

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Virtù o Sisma

di necessità virtù ovvero adattarsi alle circostanze traendone il meglio per sé e altri c'è grettitudine nell'adattarsi c'è furbineria ma non le notiamo Fin quando un sisma un cataclisma una pandemia rade al suolo la baraccopoli dei capitali e degli affetti ai quali aggrappiamo le esistenze il formicaio dei traffici nominabili e innominabili dove ammassiamo i nutrienti arraffati dal ventre del pianeta e dopo aver notato passiamo oltre ravviviamo il ciclo virtuoso dell'adattarsi Scambiando la libertà col sogno che il giorno dopo la Liberazione sia uguale al giorno prima della Guerra venticinque aprile duemilaventuno godiamoci i virtuosismi delle cerimonie dei discorsi che si adattano alle circostanze cucchiamoci i siparietti degli anti-antifascisti che raccontano in altre cerimonie perché e percome disertano le cerimonie Così la paura della catastrofe dell'eruzione vesuviana dello schianto meteoritico sul paesaggio antropocenico del Grande Cervo che si sdrai sul formicaio per pulirsi il pelo con l'acido sprimacciato dai nostri scheletri Passa Con un virtuosistico assolo di tromba dalle terrazze dell'altare patrio e ci vacciniamo dall'autoestinzione

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Gadget in silicone

Gadget in silicone

In questo articolo parliamo dei vantaggi della produzione di gadgets personalizzati da offrire ai propri clienti, fornitori e/o collaboratori, specialmente in questo periodo di distanziamento sociale. Per ulteriori info e chiarimenti in merito: www.promobrace.it info@promobrace.it Scrivici se vuoi su whatsapp: +39 327 168 4040. Lettura: circa 4min. Buona lettura In effetti, in un momento di distanziamento sociale in cui è necessario reinventare modi per mettersi in gioco e relazionarsi con i clienti, il marketing promozionale appare come una delle migliori strategie per promuovere il proprio marchio nella mente dei consumatori. Perlopiù se l'utilizzo di gadgets pubblicitari erano già stati un veicolo di pubblicità per la tua azienda in passato, in questa fase diventano ancora più importanti per aggiungere valore a un determinato prodotto o servizio, umanizzare l'azienda, conquistare la simpatia dei consumatori e, soprattutto, fidelizzare i tuoi clienti! Continua a leggere per saperne di più sui vantaggi dei gadgets pubblicitari nella strategia promozionale della tua azienda. 1) VISIBILITÀ Uno dei grandi vantaggi dei gadgets promozionali è aumentare la visibilità della tua azienda man a mano che il consumatore si porta a casa qualcosa (un bracciale, un portachiavi, una spilla, una calamita, un laccetto da collo..) che lo manterrà in qualche modo in contatto con il tuo marchio, ricordandolo di volta in volta. 2) PERSONALIZZAZIONE Naturalmente, affinché il tuo brand abbia visibilità attraverso omaggi promozionali, è necessario investire in articoli utili e personalizzarli con il tuo logo, nome e contatti della tua azienda (sito web, pagine social e anche uno slogan o una frase di forte impatto). Porta Gel Personalizzato ACTIONAID Inoltre, puoi personalizzare questi oggetti con i colori della tua azienda e ordinare l'articolo nelle tonalità che i clienti associano - o assoceranno - al tuo marchio. Questo tipo di informazioni che puoi stampare o incidere sugli oggetti promozionali che offrirai, rende le persone più propense a interagire con il tuo marchio, cioè a diventare clienti della tua azienda e successivamente clienti fedeli. Sebbene la vendita diretta non sia l'obiettivo del marketing promozionale, è una conseguenza! Talvolta molto più efficaci di difficili e complicate strategie di vendita! Ricorda: "LESS IS MORE!" Mascherina Arcobaleno Vendita al dettaglio 3) TANGIBILITÀ I gadgets promozionali sono tangibili, consentono il contatto fisico tra brand e cliente più a lungo. A seconda del prodotto scelto, puoi pubblicizzare il tuo marchio per qualche giorno (tatuaggio temporaneo personalizzato), per qualche mese (penna in carta con semi) o per anni (bracciali in silicone, laccetti da collo, portachiavi, etc..). Bracciali in silicone Palestra 4) FIDUCIA Un altro dei grandi vantaggi dei gadgets promozionali, è il fatto che generano fiducia, poiché con le informazioni della tua azienda stampate, la sensazione che passa alle persone a cui hai offerto l'oggetto, è che la tua attività sia consolidata, seria e professionale. Mascherina Lavabile Sampdoria 5) SODDISFAZIONE Anche se contiene un messaggio pubblicitario, un regalo appropriato al tuo pubblico di destinazione e allo scopo dell'azione di marketing promozionale, genera sempre soddisfazione nelle persone che lo ricevono, soprattutto se è utile, interessante e/o bello. Parliamo della soddisfazione di ricevere un regalo, ma anche della soddisfazione che provano questi consumatori quando si rendono conto di essere importanti e di essere apprezzati dalla vostra azienda. Questa è la migliore ricompensa che puoi ottenere subito e la più grande promessa che, ad un certo punto, accrescerai il tuo parco clienti! Portachiavi PVC Sampdoria 6) UTILITÀ L'utilità dei regali pubblicitari è essenziale per ottenere buoni risultati con le tue azioni di marketing promozionale. E questo perché oggetti utili (come penne a sfera, portachiavi, porta gel, mascherine, etc.) riescono a rimanere nelle mani dei consumatori più a lungo, invece di essere dimenticati o gettati nella spazzatura. Pertanto, quando queste persone hanno bisogno del tuo prodotto o servizio, ricorderanno la tua azienda. Portachiavi HELLAS VERONA 7) UTILIZZO Oltre ad essere utile, il regalo può essere vantaggioso per il suo utilizzo. Ad esempio, un portachiavi è sempre utile, ma è utilizzato per lo più quando devi usare la chiave, mentre una porta gel con il logo della tua azienda è adatto per un uso regolare fuori casa, il che significa che il tuo marchio può essere esposto a molte più persone e darti un ritorno sull'investimento ancora maggiore. Bracciali silicone 8) RICONOSCIMENTO Se la tua azienda investe nel marketing promozionale e offre regali promozionali utili, puoi rafforzare la tua immagine, rafforzare i tuoi valori aziendali ed essere riconosciuto e ricordato dal pubblico. 9) CONCORRENZA Infine, i regali promozionali aiutano a distinguere la tua attività dalla concorrenza, perché un semplice regalo pubblicitario può portare i consumatori a preferire il tuo marchio a un altro che non ha mai offerto nulla! Così semplice. SUGGERIMENTI PER REGALI PROMOZIONALI - I PIÙ RICHIESTI! E ora che sei entusiasta dell'idea di fare marketing promozionale ordinando un TUO GADGET pubblicitario da offrire ai tuoi clienti, fornitori, dipendenti, etc., accetta i nostri suggerimenti. Visita il nostro sito, contattaci per i tuoi preventivi! Offriamo il layout virtuale gratuito e senza impegno per la produzione dei tuoi gadgets promozionali. Brunno Coutinho Ferro Promobrace Italy SAS

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SISTEMI DOMOTICI PER HOTEL E B&B AVANZATI E MODERNI

SISTEMI DOMOTICI PER HOTEL E B&B AVANZATI E MODERNI

Sistemi Domotici per Hotel e B&B Avanzati e Moderni Le strutture ricettive, come Hotel e B&B, si sono ormai orientate verso sistemi domotici più avanzati e moderni, in grado di offrire funzioni pressoché illimitate: dall’accoglienza degli ospiti fino all’abbattimento dei costi di gestione, a volte fino ad oltre il 30% . La strada intrapresa dal settore dell’ospitalità è quella che porta ad ottenere una struttura ricettiva sempre più efficiente, confortevole, smart e dunque in linea con la recente evoluzione tecnologica e le esigenze sempre più numerose degli ospiti. Tutti questi vantaggi sono oggi possibili grazie allo smart building per hotel e b&b, che va a costituire la nuova Domotica Alberghiera. Automatizzare check-in/check-out e controllare da remoto la propria struttura agendo, ad esempio, sull’energia elettrica ed il clima è oggi una realtà ottenibile attraverso la building automation e l’integrazione con il PMS di Get-Access for Hospitality. Il risultato di questa innovazione saranno così sistemi di supervisione per strutture ricettive: hotel e B&B davvero avanzati. Get-Access for Hospitality: Sistema Personalizzabile Get-Access for Hospitality è un sistema personalizzabile che si interfaccia con i componenti domotici di Duemmegi, azienda che da quasi trent’anni è attiva nel settore della building automation e che, con lo 0,1% di prodotti riparati in garanzia negli ultimi 6 anni, è sinonimo di affidabilità e sicurezza. Get-Access for Hospitality è la soluzione centralizzata di domotica per hotel e b&b per la supervisione ed il controllo in tempo reale degli impianti e dell’intera struttura alberghiera. Gestione da remoto di accessi, camere e aree comuni. Attraverso la domotica alberghiera di Get-Access for Hospitality è possibile ottenere una reception per gestire da remoto, in modo facile ed efficiente, accessi, camere e aree comuni. La gestione remota di una reception è una necessità nata dalla crescente esigenza di indipendenza da parte degli ospiti. Si vuole infatti fornire loro la massima flessibilità ed autonomia durante il soggiorno, semplificando in questo modo anche il lavoro del personale della struttura, pur mantenendo un elevato grado di sicurezza di tutti gli ambienti. Il PMS quindi può essere visto come una reception virtuale dove è possibile attuare una gestione delle camere automatica o in caso di necessità, anche un controllo manuale sulla domotica presente in esse, ad esempio sull’energia, sulle porte e se richiesto, anche sulle temperature. La gestione delle aree comuni di una struttura ricettiva, invece, si declina nel controllo e nella gestione degli accessi, quali porte di ingresso allo stabile e, se previsto, agli ingressi dei vari piani che la compongono. Riduci il rischio di overbooking chiudendo automaticamente le vendite quando una stanza viene prenotata Con Get-Access for Hospitality è facile gestire in modo efficiente le prenotazioni di Hotel, Alberghi e B&B, perché il suo PMS integra sistemi di Booking Engine e Channel Manager che ne sincronizzano automaticamente il flusso, riducendo drasticamente spiacevoli e imbarazzanti overbooking. Get-Access for Hospitality è il sistema con software gestionale dall’interfaccia intuitiva che ti aiuta a gestire in modo efficiente la tua struttura ricettiva riducendo gli sprechi, massimizzando i profitti e aumentando la soddisfazione dei tuoi ospiti. E’ inoltre possibile richiedere servizi di marketing opzionali per permettere alla propria struttura ricettiva di essere più visibile nelle ricerche online dei potenziali ospiti, aumentando le chances di essere selezionati rispetto ai competitor.

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Saggistica, ancora sul podio "Il Sistema" di Palamara e Sallusti sui problemi della Giustiz

Saggistica, ancora sul podio "Il Sistema" di Palamara e Sallusti sui problemi della Giustiz

Dopo dodici settimane rimane ancora in classifica il libro che sta facendo tanto discutere gli italiani, alimenta dibattiti sui giornali ed in tv. E' evidente sia cambiata, in profondità, la percezione e l’interesse che i lettori hanno del tema giustizia. Anche per questo "Il Sistema" di Palamara e Sallusti, edito Rizzoli, a tre mesi dalla sua uscita, è ancora sul podio, al terzo posto per la saggistica.

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La Milano Design Week 2021 per il lancio del sito di GARCO design®

Per il lancio del sito di GARCO design® ho scelto volutamente la settimana dell'anno dedicata al del design: la Milano Design Week 2021. Personalmente assegno un fortissimo significato simbolico a questo particolare evento (che in parte si sta svolgendo in digitale): Dare inizio alla storia del brand GARCO design® proprio nella settimana in cui si tiene l'evento del design più importante e seguito al mondo: la Milano Design Week. La mission, la vision e la promessa di valore del brand sono sufficientemente argomentati nel sito www.garcodesign.it Per gli appassionati ed i curiosi del design vi invito a visitare il sito web www.garcodesign.it e lasciare, se riterrete necessario, le vostre opinioni... Ah dimenticavo, iscrivetevi alla lista se volete conoscere in anteprima il catalogo e dunque cosa nascondono i teli di seta bianca. Antonio Barbieri founder di GARCO design®

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Kaima presenta il suo nuovo singolo “Giura che” prodotto da Pi Greco

Kaima presenta il suo nuovo singolo “Giura che” prodotto da Pi Greco

Da venerdì 9 aprile sarà disponibile in tutti i negozi digitali Giura Che (In distribuzione Artist First), il nuovo singolo di Kaima. Dopo meno di due mesi dalla pubblicazione dell’ultimo brano intitolato “Parleranno di noi ft. Aiden”, il rapper è pronto per tornare sulla scena e questa volta ha intenzione di farlo in grande. Il brano si contraddistingue per i suoni freschi, travolgenti e accattivanti, in cui liriche e melodie creano un connubio perfetto. La ricerca di una certezza, la speranza di un amore eterno, il disperato grido di chi vorrebbe fermare il tempo, anche solo per un attimo, per vivere ogni aspetto dell’amore; forza vitale in cui stelle e luna diventano lo sfondo di un sentimento eterno. Ma anche arte, Modigliani, dal quale l’artista riprende il concetto di sensualità verso la donna amata e dove certezza e paura si mescolano, lasciando all’ascoltatore la facoltà di scegliere a quale delle due dare credito. Il giuramento dell’artista di non esitare dinnanzi alle difficoltà ineludibili che turberanno la vita sentimentale della coppia rappresenta il massimo compimento dell’amore umano. L’inconfondibile tocco del produttore Pi Greco, si rivela ancora una volta essenziale nel conferire un valore aggiunto al singolo. Biografia: Gabriel Covino, in arte Kaima, inizia a scrivere le sue prime canzoni all’età di 16 anni, pubblica il suo primo singolo il 27 dicembre 2018 ” Non sei più mia”. A distanza di 7 mesi pubblica il suo secondo singolo ” Se non mi trovi ” con il quale segna un punto di svolta nella sua carriera artistica; il brano diventa in breve tempo virale su Youtube e data la grande richiesta da parte dei fan, l’artista decide di pubblicare il 13 Febbraio 2020 l’Unplugged version di “Se non mi trovi” su tutti i digital store, da subito anche quest’ultima riscuote un discreto successo, col tempo il brano diventa virale questa volta sulla piattaforma Spotify e a Ottobre 2020 entra in classifica “Viral 50 Italia” ottenendo anche bel seguito sulla piattaforma Tik Tok, il brano Unplugged supera il 1.400.000 streams mentre la versione Youtube totalizza un milione di views. A Settembre 2020 partecipa alla trasmissione X-Factor nella squadra di Mika con L’Inedito “Estranei”. Un artista che si contraddistingue per la sua voce e per la sua tecnica nel rappare, apprezzato principalmente per i suoi testi semplici ma diretti vanta collaborazioni come Aiden, Lortex, Janax, Senk e Pi Greco.

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Il Salumificio Spader nel progetto internazionale Eurosostenibilità

L'Unione Europea dichiarò il 2018 Anno europeo del Patrimonio Culturale, chiamando gli Stati Membri a realizzare attività ed iniziative volte a valorizzare il patrimonio e a rafforzare il senso di appartenenza dei cittadini. Borghi d'Europa partecipò all'Anno Europeo del Patrimonio Culturale sviluppando una iniziativa di informazione che individuava ben 40 borghi e 40 beni culturali poco conosciuti. Il viaggio si concluse con un dossier di oltre 2000 servizi informativi multimediali. Nell'aprile del 2019, Borghi d'Europa presentava a Milano, nella sede del Parlamento Europeo, la naturale prosecuzione del progetto : la creazione di dieci Percorsi Internazionali sui temi 'unificanti' del dossier. A distanza di circa un anno e mezzo dalla sua conclusione, il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo ha ritenuto necessario valutare quale sia stato l'effetto di questa iniziativa, stipulando un accordo di ricerca con la Fondazione Scuola Beni e Attività culturali.Lo studio affidato all'Associazione per l'Economia della Cultura, ha la finalità di offrire un repertorio sostematico di evidenze sull'impatto promosso dalle attività che hanno ricevuto il marchio dell'Anno Europeo del Patrimonio Culturale. Fra le 60 realtà coinvolte nella ricerca, vi è anche Borghi d'Europa. Contemporanemente Borghi d'Europa sviluppa i Percorsi Internazionali nell'ambito del progetto 'L'Europa delle Scienze e della Cultura', Patrocinato dalla IAI (Iniziativa Adriatico Jonica, Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale nella regione adriatico jonica) e di ESOF2020 Euroscience Open Forum,Trieste Città Europea della Scienza, nel biennio 2020-2021. Borghi d'Europa ha deciso dunque di inserire i 40 borghi dell'Anno del Patrimonio Culturale Europeo, nel percorso d'informazione de L'Europa delle Scienze e della Cultura. Borghi d'Europa ha realizzato nel 2020 a Trieste e Cormons, due incontri in occasione di ESOF2020, Trieste Città Europea della scienza, sul tema della sostenibilità nella filiera agroalimentare. Nel corso dell'incontro tenutosi al Porto Vecchio di Trieste, nel Quartier Generale di ESOF2020, il prof. Fantoni,Champion dell'iniziativa, ha affermato che “...una straordinaria eredità di ESOF2020 per Trieste è creare un istituto sulla sostenibilità basato anche sulle idee ascoltate in questi giorni in grado di valorizzare le competenze scientifiche e tecnologiche del territorio, di Trieste Città Europea della Scienza.” La proposta è stata ribadita nel corso della conferenza stampa di chiusura, alla presenza del Presidente del Consiglio. Borghi d'Europa ha deciso di far propria questa idea, dando vita immediatamente ad EUROSOSTENIBILITA', Iniziativa internazionale di informazione e comunicazione sulla sostenibilità. “ Esprimiamo una continuità concreta del progetto 'L'Europa delle Scienze e della Cultura' sul terreno più congeniale a Borghi d'Europa, che è e rimane soprattutto una rete di informazione”. Borghi d'Europa ha così iniziato a scegliere le aziende partner : per la filiera del mondo delle carni e dei salumi la scelta è caduta sul Salumificio Spader di Moriago della Battaglia (TV). LE Delizie della Marca Gioiosa: le carni Treviso, sin dal Medioevo, è stata chiamata “Marca gioiosa et amorosa” per la sua fama di amore per le gioie della vita. Una di esse è senz’altro costituita dalla cucina e particolarmente da quella a base di carne. In questo settore non c’è che l’imbarazzo della scelta visto l’ottima produzione locale di bovini, ovini, pollame e soprattutto maiali (che non potevano mancare in ogni cascina) e la conseguente ricca tradizione gastronomica. Abbiamo pensato di intervistare un’Azienda che ha fatto una scelta produttiva originale: si tratta del Salumificio Spader. La caratteristica particolare di questa Azienda è che non si è concentrata sugli insaccati, come ci si aspetterebbe da un’industria salumiera, ma si è specializzata nella cottura di grossi pezzi di carne da affettare; ha quindi scelto come proprio target principale quello dei rivenditori (rosticcerie, salumerie, ristoratori). Porchetta alla Trevigiana Una scelta coraggiosa che ha avuto grande successo, poiché i rivenditori hanno riconosciuto la grande qualità di questa produzione, che rispetta le tradizioni venete, pur con qualche doveroso excursus nella tradizione del Lazio (ad esempio la Porchetta alla Romana, che fa bella compagnia a quella tradizionale Trevigiana e alla Porchetta Arrosto, o il Guanciale all’Amatriciana, anch’essa affiancata a quella tradizionale, nelle versioni dolce, affumicata, aromatizzata al pepe e aromatizzata al peperoncino; ce n’è per tutti i gusti!). Forse può meravigliare la proposta della Porchetta alla Trevigiana (che tra l’altro ha un grande successo!) in quanto si pensa che sia un piatto solo romano o comunque del Centro Italia. Invece è documentata come specialità trevigiana fin dal 1919, quando fu proposta da Ermete Beltrame nella sua birreria sotto il Palazzo dei Trecento a Treviso. Guanciale all’Amatriciana La produzione di cani di maiale, oltre a quelle di cui abbiamo parlato, comprende anche: la Pancetta stufata, il Prosciutto cotto alla brace e alla fiamma e soprattutto una vera delizia trevigiana: la Lingua salmistrata e cotta a bauletto. Ma Spader ha allargato la sua produzione anche ad altre carni, in particolare a quella di tacchino, di cui propone il Busto arrosto, usando rigorosamente animali maschi di filiera italiana e al Manzo cotto all’inglese (quello che di solito chiamiamo roast beef). Si tratta dunque di un ricco ventaglio di proposte molto gustose, che non potranno che essere apprezzate dagli operatori per la loro qualità e comodità di servizio, non meno che dai consumatori per il loro gusto squisito. Dopo aver assaggiato queste delizie gastronomiche, incominciamo a renderci conto della correttezza dell’appellativo: “Marca gioiosa et amorosa” con cui Treviso era ricordata. Gianluigi Pagano

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Daniele Toesca Daybed DT50

Daniele Toesca Daybed DT50

Unbelievable, stylish and luxurious. Daniele was interested in designing this daybed thinking that creating it with four legs would be too boring. So, inspired by the the small waves of a tiny drop of water and the orbit of the planets around the sun, he created a new type of daybed with high sculptural quality. DT50 is an immediately recognisable daybed, thanks to its elliptical shape (capable of rotating on its axis thanks to a rotating system on which the base rests). The daybed combines balance, construction and choice of materials, creating a collection of great class and sophisticated and iconic design. The structure is in stainless steel and the upholstery is in mohair velvet, for a result of greater comfort and enveloping softness. Complemented by a soft and original cushion, designed to provide proper alignment, support and comfort by following the natural curve of your head. This elegant and simple daybed is designed to furnish different environments, such as a living room or even a public space, like a museum. Let yourself be conquered by its comfort and incredible beauty.

 

VACCINAZIONI “QUASI OBBLIGATORIE”

VACCINAZIONI “QUASI OBBLIGATORIE”

Il caso Astrazeneca tra trattamenti sanitari obbligatori e libertà di scelta del cittadino Il 15 marzo 2021, in via del tutto precauzionale e a seguito di alcuni rari casi di eventi tromboembolici, che si sono verificati in alcuni Paesi Europei, AIFA e le agenzie regolatorie di altri Paesi dell’UE hanno raccomandato la sospensione temporanea dell’utilizzo del vaccino anti COVID-19 AstraZeneca chiedendo all’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) di valutare la casistica raccolta. Il 18 marzo l'EMA, dopo aver analizzato approfonditamente tutti i dati con il supporto di esperti di malattie tromboemboliche, ha confermato che il vaccino COVID-19 AstraZeneca, al pari degli altri autorizzati da EMA, è un vaccino sicuro ed efficace e non è associato ad aumento del rischio complessivo di malattia tromboembolica nella popolazione generale. Si conferma pertanto che i benefici del vaccino nel combattere il COVID-19, malattia che essa stessa provoca problemi di coagulazione che possono risultare fatali, continuano a essere di molto superiori al rischio di eventuali effetti collaterali. Tuttavia secondo il Piano vaccini anti Covid-19 italiano, per i soggetti identificati come estremamente vulnerabili, in ragione di condizioni di immunodeficienza, a trattamenti farmacologici o per patologia concomitante, che aumenti considerevolmente il rischio di sviluppare forme fatali di COVID-19, si conferma l’indicazione a un uso preferenziale dei vaccini a RNA messaggero, ossia Moderna e Pfitzer. Massimo Galli, infettivologo dell’Ospedale Sacco di Milano, ha commentato negativamente il blocco di un lotto del vaccino anti Covid di AstraZeneca: “temo proprio che sia una clamorosa bufala e che questa cosa farà molto danno senza che ce ne sia molto motivo purtroppo. Con i vaccini in generale c'è un fenomeno che possiamo chiamare rumore di fondo: le persone continuano ad avere la loro vita, i loro problemi, e poter correre i loro rischi che siano o meno vaccinati". I vaccini attualmente disponibili, ha rimarcato, "possono essere ragionevolmente definiti sicuri, compreso l'AstraZeneca". In merito all'aumento dei contagi delle ultime settimane Galli non ha dubbi: si tratta della terza ondata, e deve essere attribuita principalmente alla presenza delle nuove varianti, in primis quella inglese, capace di infettare anche molto di più bambini e adolescenti, che erano più risparmiati dalle altre varianti; senza poi considerare che l'infezione presa dai bambini viene passata agli adulti, e soprattutto agli anziani. Nonostante le rassicurazioni dei più illustri esponenti della comunità scientifico-medica italiana, i primi “morti da vaccinazione obbligatoria anti-covid 19” non si sono fatti attendere. Od almeno così pare. È infatti di recente morta nel reparto di Rianimazione del Policlinico di Palermo Cinzia Pennino, docente di 45 anni dell'Istituto Don Bosco Ranchibile. Undici giorni prima del ricovero in Rianimazione si era sottoposta alla vaccinazione con il vaccino di AstraZeneca. Del decesso è stata informata la procura di Palermo, che ha ipotizzato il reato di omicidio colposo dopo la morte dell'insegnante. Il procedimento non è ancora una inchiesta vera e propria, ma i magistrati stanno tentando di capire se ci siano ipotesi di reato. La paziente è giunta al Policlinico Paolo Giaccone di Palermo il 24 marzo in condizioni molto critiche con trombosi profonda estesa e una storia anamnestica nella quale è presente anche una somministrazione vaccinale. Attualmente però il nesso causale con la vaccinazione non è pienamente dimostrato. E non ce l’ha fatta neanche la docente messinese colpita da trombosi, per cui è al vaglio la correlazione col vaccino Astrazeneca, somministratole 13 giorni prima il ricovero in ospedale. Si tratta di Augusta Turiaco, 55 anni, morta dopo una settimana di coma farmacologico. Il suo caso è all’attenzione dell’Aifa e della Procura di Messina, che ha già avviato un fascicolo. In questa fase critica per la salute pubblica italiana e mondiale, la casa produttrice del vaccino Astrazeneca ha pensato bene di cambiarne il nome in “Vaxzevria”, quasi a voler nascondere le prime morti da vaccino, e tentare di assumere un vantaggio competitivo sul mercato del farmaco mondiale. Il relativo cambio di denominazione è stato peraltro all'approvato dall'Ema il 25 marzo 2021 a seguito di una richiesta da parte del gruppo farmaceutico anglo-svedese. Il vaccino rimane invariato, ma le informazioni sul prodotto, l'etichettatura e la confezione potrebbero presentare un aspetto diverso. Sul sito dell'Ema è stato anche pubblicato il nuovo bugiardino aggiornato. Tra gli effetti collaterali, vengono aggiunti i rarissimi casi di eventi avversi tromboembolici: "È stata osservata molto raramente una combinazione di trombosi e trombocitopenia, in alcuni casi accompagnata da sanguinamento, in seguito alla vaccinazione con Vaxzevria. Ciò include casi severi che si presentano come trombosi venosa, inclusi siti insoliti come trombosi del seno venoso cerebrale, trombosi della vena mesenterica e trombosi arteriosa, concomitante con trombocitopenia". "La maggior parte di questi casi”, prosegue il bugiardino, “si è verificata entro i primi sette-quattordici giorni successivi alla vaccinazione e si è verificata in donne di età inferiore a 55 anni. Tuttavia ciò potrebbe riflettere l'aumento dell'uso del vaccino in questa popolazione. Alcuni casi hanno avuto esito fatale". L’Ema tuttavia ha costantemente affermato che non vi sono le prove di legami tra il vaccino e le morti di trombosi. E però, al contempo, ha anche ammesso di non poterli categoricamente escludere. Alla luce di questi dolorosi fatti di cronaca, si impone nuovamente un dibattito sulla possibilità che lo Stato italiano decida di “obbligare”, se non tutti, almeno parte dei cittadini, in ragione dell’attività professionale svolta o di precarie condizioni di salute. A molti giuristi in questi tempi viene rivolta la seguente domanda: lo Stato può rendere obbligatoria la vaccinazione per il Covid-19? La risposta più corretta è “dipende”. Dipende dagli esiti della sperimentazione scientifica, dipende da chi sia il destinatario dell’obbligo, dipende anche da che cosa si intenda per obbligo. La nostra Costituzione consente al legislatore di prevedere un obbligo vaccinale, se ciò è ragionevole allo stato attuale delle condizioni epidemiologiche e delle acquisizioni, sempre in evoluzione, della ricerca medica. L’art. 32, infatti, tutela la salute non solo come diritto fondamentale del singolo ma altresì come interesse della collettività e permette di imporre un trattamento sanitario se diretto «non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri» (così la Corte costituzionale, nella importante sentenza n. 5 del 2018). Nel caso del coronavirus il contesto è quello di una pandemia che ha fatto decine di migliaia di morti. In una simile situazione, del tutto eccezionale, possiamo dare per assodati un certo numero di presupposti: -anzitutto che la comunità scientifica nel suo complesso garantisca, con il tasso di sicurezza seriamente assicurabile (cioè mai la certezza assoluta), che un vaccino, adeguatamente testato, possa giocare una parte importante nel superamento dell’emergenza. -In secondo luogo, che vi sia una campagna di informazione capillare e adeguata a convincere della ragionevolezza della scelta di vaccinarsi chiunque non sia accecato da bizzarre superstizioni, e che spieghi i (remoti) rischi per chi si vaccina e i (certi) vantaggi per chiunque, soprattutto per le persone più deboli. -Inoltre, che sia prevista una indennità in favore di chi subisca danni dalla vaccinazione, predisponendosi un piano che garantisca a tutti la possibilità di vaccinarsi. A queste condizioni, potrebbe essere disposto, ma solo dal Parlamento nazionale e con legge, una sorta di “obbligo” rispetto a un trattamento sanitario in grado di contribuire a debellare la pandemia. Pare dunque concepibile ed ammissibile un sistema di imposizioni per alcune categorie di soggetti, e di oneri e incentivi per tutti gli altri, che inducano i cittadini a vaccinarsi. Ipotesi di questo tipo non sembrano del tutto prive di razionalità e di fondamento giuridico, e dunque potrebbero essere vagliate da un legislatore che, come ha dichiarato in merito il costituzionalista Michele Ainis, “decida di decidere”. La profilassi potrebbe essere requisito indispensabile per l’esercizio della professione medica o infermieristica, e per chiunque lavori nelle residenze per anziani, per l’inevitabile contatto dei sanitari con persone affette da altre patologie o in là con gli anni. Così come non si vedono difficoltà a prevedere un obbligo di vaccinazione per il corpo docente e non docente delle scuole, per i rappresentanti delle forze dell'ordine e per tutti i soggetti che, per lavoro, hanno un contatto frequente e diretto con un numero elevato di persone, soprattutto se fanno parte della pubblica amministrazione. Chi non esercita queste professioni non dovrebbe essere soggetto ad alcuna imposizione. Anche rispetto all’esercizio di diritti fondamentali come l’istruzione e la religione, non suonerebbe impossibile alle nostre orecchie consentire l’ingresso in aula o nei luoghi di culto solo a chi si sottopone al vaccino. E ciò proprio per consentire a chi è più fragile, e non può essere vaccinato, di esercitare proprio quei diritti fondamentali, alla luce del principio della solidarietà sociale sancito a chiare lettere dall’art.2 della nostra Costituzione. Del resto, con la legge n. 210/1992 è stato riconosciuto il diritto del paziente di vedersi corrispondere un indennizzo nel caso di danno permanente da vaccinazione. La ratio della norma è stata evidenziata in maniera chiara dalla Corte Costituzionale: “se il rilievo costituzionale della salute come interesse della collettività (art. 32 della Costituzione) giustifica l’imposizione per legge di trattamenti sanitari obbligatori, esso non postula il sacrifico della salute individuale a quella collettiva. Cosicché, ove tali trattamenti obbligatori comportino il rischio di conseguenze negative sulla salute di chi a essi è stato sottoposto, il dovere di solidarietà previsto dall’art. 2 della Costituzione impone alla collettività, e per essa allo Stato, di predisporre in suo favore i mezzi di una protezione specifica consistente in una “equa indennità”, fermo restando, ove ne realizzino i presupposti, il diritto al risarcimento del danno” (Cort. Cost. n. 27/1998). Inizialmente, l’indennizzo era riconosciuto solo nell’ambito delle vaccinazioni obbligatorie, mentre a seguito della pronuncia Corte Costituzionale n. 107/2012 è stato esteso anche ai vaccini non obbligatori ma “consigliati” dalle autorità sanitarie (ad esempio in esito ad una campagna di sensibilizzazione da parte delle massime autorità mediche italiane). In un contesto di irrinunciabile solidarietà, la misura indennitaria appare per se stessa destinata non tanto, come quella risarcitoria, a riparare un danno ingiusto, quanto piuttosto a compensare il sacrificio individuale ritenuto corrispondente a un vantaggio collettivo. Titolare del diritto ad essere indennizzato non è solo il paziente a cui è stato inoculato il vaccino, ma anche coloro che abbiano riportato danni a causa del contatto con una persona vaccinata. Questo indennizzo è costituito da un assegno reversibile per quindici anni, cumulabile con ogni altro emolumento a qualsiasi titolo percepito e rivalutato annualmente. Nel caso poi in cui dal vaccino sia derivata la morte, l’avente diritto può optare tra l’assegno reversibile o una somma una tantum di € 77.468,53. Quindi le misure normative di tutela del cittadino, a fronte di una ragionevole compressione della sua fondamentale libertà di curarsi o di non curarsi, di vaccinarsi o di non vaccinarsi, evidentemente non mancano. Addirittura con la legge n. 299/2005 è stato introdotto un ulteriore indennizzo in favore delle persone danneggiate da complicanze di tipo irreversibile verificatesi a seguito di vaccinazioni obbligatorie. L’entità di tale indennizzo è notevolmente superiore rispetto a quello previsto dalla Legge n. 210/92, al quale si somma, ed è corrisposto per la metà al soggetto danneggiato e per l’altra metà ai congiunti che prestano o abbiano prestato al danneggiato assistenza in maniera prevalente e continuativa. Il diritto all’indennizzo si prescrive in tre anni, e deve essere richiesto con apposita domanda indirizzata all’A.S.L. di appartenenza. Resta comunque fermo che è possibile ottenere il risarcimento solo nel caso in cui il danno patito poteva essere previsto e, quindi, doveva essere evitato. Quindi il danno è risarcibile solo nel caso in cui sussista il dolo o la colpa di chi ha preparato o somministrato il vaccino: fuori da questi casi, il danno sarà semplicemente indennizzabile. Nel caso in cui l’effetto indesiderato da vaccinazione obbligatoria sia causato da una intrinseca pericolosità del vaccino , la responsabilità ricadrà senz’altro nei confronti del Ministero della Salute, per aver messo a disposizione dei pazienti un medicinale dannoso per la salute. Con riferimento alla natura della responsabilità, è stato chiarito dalla giurisprudenza della Suprema Corte che la responsabilità civile del Ministero della salute per i danni conseguenti alla vaccinazione, “non è inquadrabile nell'ipotesi di cui all'art. 2050 c.c., non potendosi ritenere di per sé come attività pericolosa, e va ricompresa nella previsione generale dell'art. 2043 c.c.” (Cass n. 9406/2011). In quest’ambito, pertanto, il danneggiato dovrà farsi carico della prova sul nesso causale tra vaccino e danno. Se invece l’effetto indesiderato si è verificato per un’interazione dannosa tra farmaco ed organismo dovuta ad una inidoneità fisica dello specifico paziente, che magari è un soggetto particolarmente debilitato, con malattie congenite o allergie conosciute o conoscibili ai componenti del vaccino, la responsabilità ricadrà sul personale sanitario che ha somministrato il vaccino, ossia di norma il medico di base, e sull’ASL di appartenenza, per non aver valutato correttamente lo stato di salute del soggetto da vaccinare. In una simile ipotesi, “l'attore, paziente danneggiato, deve limitarsi a provare il contratto, od il contatto sociale qualificato instauratosi di fatto con ikl competente personale medico, e l'aggravamento della patologia o l'insorgenza di un'affezione, dovendo semplicemente allegare l'inadempimento del sanitario, astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato” (…) Competerà al sanitario dimostrare o che tale inadempimento non vi è stato ovvero che, pur esistendo, esso non è stato eziologicamente rilevante” (Cass. S.U. n. 577/08). Alla luce di tali premesse, pare ragionevole a chi scrive imporre un obbligo vaccinale a tutte le fasce di età della popolazione nazionale, seguendo l’ordine indicato dal piano vaccinale nazionale, prevedendo eventualmente la possibilità di sospensioni e demansionamenti soltanto a carico degli operatori sanitari, in virtù dell’imprescindibile ruolo dagli stessi ricoperto nella salvaguardia della salute pubblica, in quanto anche essi possibile fonte di contagio per i pazienti. Tuttavia, a fronte di tale imposizione, sarebbe altrettanto ragionevole ed equilibrata una previsione normativa nazionale che consentisse al cittadino, secondo coscienza, di poter scegliere liberamente il farmaco da inoculare per cautelarsi contro il covid-19, tenendo conto dell’evoluzione tecnico scientifica attuale e delle percentuali di copertura dal rischio di contrarre il virus in forma più o meno gravemente sintomatica (si ricordi che il vaccino prodotto da Pfizer, secondo recenti indagini, offre una copertura vaccinale dal rischio di contrarre tale virus pari al 90%, varianti comprese). Se è dunque vero che dobbiamo essere solidali, e quindi accettare i rischi connessi ad un trattamento sanitario “imposto nei fatti”, in quanto attualmente trattamento poco meno che formalmente obbligatorio, è pur vero che la solidarietà sociale garantita dalla Costituzione si colloca non solo sul piano orizzontale dei rapporti tra cittadini, ma anche sul piano verticale dei rapporti tra i cittadini e le istituzioni statali. Insomma, posta la necessità, ed auspicabilmente un obbligo legislativo di vaccinazione, diventa lapalissiano il compito dello Stato di mettere a disposizione del cittadino tutti i possibili vaccini presenti sul mercato, e consentire a ciascuno di noi, nel contesto di una campagna vaccinale regolamentata ed informata, di optare per l’una o l’altra delle possibili soluzioni terapeutiche.

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In cina è doppietta Ferrari! Gabbioni precede il team mate Verdi e Raffaele Ciavarella.

In cina è doppietta Ferrari! Gabbioni precede il team mate Verdi e Raffaele Ciavarella.

Ecco i risultati del gran premio virtuale della Cina: PILOTA TEMPO DI GARA LUCA GABBIONI 0:52:303 FABIO VERDI +0:884 RAFFAELE CIAVARELLA +2:233 NICCOLO TRINELLI +9:196 GAETANO MONTE +9:878 CRISTIANO GELMO +25:233 DAVIDE BARBAGALLO +25:485 LORENZO TERSIGNI +25:983 NICOLA FERRISI +29:847 ANTONIO INSIGNA +31:122 PIETRO ESTRO +34:677 FEDERICO INCARDONA +37:201 SALVATORE MONCADA +43:277 VALERIO TRIGONO +49:193

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Collezione capelli primavera estate 2021 I.LLUMIA

Collezione capelli primavera estate 2021 I.LLUMIA

Collezione capelli primavera estate 2021 Sint.etico, la Collezione I.llumia P/E 2021 firmata Matrix e Cristian Chiffi in cui il vero protagonista diventa il colore e rilancia il nuovo trend sulle balayage, sui capelli luminosi e le sfumature del colore dei capelli. Abbiamo intervistato Cristian Chiffi nel backstage della collezione ci siamo fatti raccontare cosa è I-llumia e cosa ci propone Matrix in questa primavera estate 2021. - Ciao Cristian! raccontaci di I.llumia. - Ciao A tutti, oggi ci immergeremo nella Nuova Matrix e nella Collezione PE 2021 di I.LLUMIA, ne comprenderemo le origini e quanto questa è connessa con il DNA della Marca. Iniziamo a comprendere le linee guida che in questo momento determinano le evoluzioni del mercato e le tendenze moda Comprenderemo i look creati approfondendo Forme e colori viste sulle passerelle e nel life style, quindi i principali trend della stagione e da li ci addentreremo nel vivo della collezione. Matrix è un partner attento e come tale comprende che per essere dei vincenti bisogna evolversi e dare gli strumenti per leggere e interpretare le nostre clienti Forti di un nuovo slancio mettiamo in primo piano Unicità per rispettare le singole identità Inclusività, rispettiamo le diversità e impariamo a gestirle Semplicità, nelle soluzioni che permettono la soddisfazione del cliente e un risultato gratificante per noi professionisti E come ovviamente nel nostro DNA COLORE COLORE COLORE Collezione illumia primavera estate 2021 Abbiamo imparato che è il contesto che determina e legittima ogni scelta estetica, e l’evoluzione è intrinseca e inevitabile Sta a noi coglierne i segnali ed elaborarli Esattamente come ha fatto Il nostro Partner di lavoro Matrix. In questa evoluzione la ricerca di una radicale visione che risolva l’aporia tra etica ed estetica continua ad essere una costante del periodo in cui viviamo. ed ecco che comprendiamo tutti i messaggi della marca che ci rappresenta e che abbiamo scelto. Se da una parte Il recupero delle tradizioni, del sapere formato con l’esperienza con l’artigianalità storica mantiene ancora stretto il legame con il nostro vissuto, dall’altro la proiezione verso un futuro migliore basato su una nuova “tecnologia della sensazione”, sembrano creare un rapporto sinergico e necessario. Nella moda La ricerca textile su nuovi materiali di sintesi a basso impatto ambientale e ad alto riciclo si nutre di un percorso tecnologico di nuova generazione che imita la natura e le sue dinamiche biologiche. Entriamo nel vivo della Stagione e della nostra collezione che abbiamo Chiamato Sint.Etico che è una parola composta da 3 concetti. Sintesi che vuol dire semplice , minimalista, essenziale. Etico, che in Matrix è espresso nel concetto di inclusivo, di tutti, per tutti proprio come in un grande abbraccio Sintetico, che è la ricerca tecnologica che porta all’elaborazione di nuove materie prime più performanti e nello stesso tempo rispettose dell’individuo e dell’ambiante. La prospettiva che la moda ci offre è ormai chiara e ben definita. Il futuro è nelle mani della ricerca di forme semplici, immediate, comode, capaci di rispettare ed esaltare la bellezza delle nostre clienti. La consapevolezza è un ritorno all’essenziale , al ritorno a quella artigianalità della realizzazione partecipata con la cliente per dare vita ad un progetto colore unico che ne esalti la forma, la texture, la natura. Con la collezione Sint.etico abbiamo voluto dare forza a questo concetto di minimalismo creando una collezione in cui il protagonista diventa il colore sapientemente valorizzato dal posizionamento della luce. Una collezione in cui le nostre tessiture, e quindi il posizionamento della luce, valorizzano e danno forza al colore scelto insieme alle nostre clienti. C’è un evoluzione in questo. C’è un evoluzione che ci dice che le sfumature iniziano a diventare l’accessorio del colore e non più il dettaglio su cui focalizzare l’attenzione. Fin troppe volte fino ad ora ci siamo concertati nel posizionare giochi di schiariture sui capelli lasciando che il colore secondario diventasse un supporto alle sfumature. In questa collezione , invece, abbiamo reso il colore il vero protagonista di questa primavera estate. Un colore che, sulle tonalità del biondo, crea giochi di colore che passano dal perla al platino freddo e che insieme evidenziano e mettono in risalto un capello estremamente curato, sano, simbolo vero dell’innovazione tecnologica volta sempre più ad ottenere risultati che permettono ai capelli di restare sani e naturali pur osando con schiariture e decolorazioni. Nei toni più scuri troviamo la presenza imponente dei marroni, che sempre più diventano i colori preferiti dalle nostre clienti e che, a differenza del passato, si esprimono attraverso riflessi pieni e carichi di pigmenti. Il riflesso si deve vedere, si deve far sentire. Ed’ è grazie al Socolorsync e alle nuove collezioni dei marroni, che questo diventa per il parrucchiere semplice da ottenere e facile da proporre come quello che in I.LLUMIA definiamo I.COLOR, (colorare in modo intelligente) Collezione illumia primavera estate 2021 Tutto questo ci fa vivere perfettamente quelli che sono i nuovi Mantra di MATRIX, i concetti sui quali basiamo la nostra quotidianità. Dall’education, al marketing, alla ricerca al lancio di prodotti, tutto si focalizza sui 4 pilastri di matrix che guidano i parrucchieri di tutto il mondo. Think, believe, dream e dare. Pensa (Think) al tuo valore e ai principi sui quali vuoi determinare la tua crescita Credi (believe) in te stesso, nelle tue capacita e nel tuo potenziale Sogna (dream) di realizzare ciò che hai sempre sognato Osa (dare) per permettere ai tuoi sogni, i tuoi progetti di realizzarsi. Sono questi i pilastri che ci accompagnano in tutto ciò che facciamo. Ho amato una frase che ho sentito dire in uno degli incontri internazionali che ho fatto ultimamente. Questa frase recita: “Dobbiamo permettere a tutti i parrucchieri del mondo di essere i protagonisti della loro arte. e dobbiamo farlo attraverso un education semplice e concreta" Il vero minimalismo, probabilmente è questo… https://artistlab.it Thanks to: Cristian Chiffi Simone Di Fazio Laura Piras Monia Silvestri Sara Trisciuzzi (EM L'Oreal - Matrix) Vittorio Masciarelli - Bookin Agency (MI)

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Gruppobea SpA cavalca l’innovazione: i giovani rivoluzionano il pensiero

Gruppobea SpA cavalca l’innovazione: i giovani rivoluzionano il pensiero

Galdus Academy intervista i responsabili di Gruppobea, una grande azienda milanese specializzata in design che ha saputo coinvolgere giovani studenti integrandoli tra le maglie della propria organizzazione. Claudio Gatti, direttore generale, e Jonas W. Bendaou, psicologo e responsabile sviluppo. Cominciamo subito con lei Jonas. Si occupa di formazione e segue per conto dell'azienda l'area sviluppo. Ritiene sia possibile provare ad innovare durante una crisi economica così acuta? Sì, è possibile. Ma per farlo è importante fissare due concetti chiave. Il primo è che durante un momento critico bisogna essere disposti al cambiamento. Il secondo è che il cambiamento comporta sempre uno sforzo notevole. In entrambi i casi saremo chiamati a mutare il nostro modo di pensare. Ed è in questo scenario che, a proposito di formazione, la nostra organizzazione ha scoperto quanto la presenza di studenti in stage all'interno della struttura ha aiutato a far meglio di quanto si potesse sperare. Perché questa relazione tra gli stage e il cambiamento? Semplicemente perché i giovani sono trainanti. Rappresentano, in ogni loro azione, la spinta nei confronti di quel che verrà. Aiutarli a crescere professionalmente, seguirli, dedicar loro tempo, superare le resistenze che emergono quando si ha a che fare con l'insegnamento, ci dà modo di conoscere più profondamente noi stessi, le nostre paure, i nostri limiti. Essere al loro fianco ci ha dotati di uno spirito di osservazione totalmente nuovo. Ci ha abituati a essere più attenti. Ma ci ha anche costretti a parlare in modo diverso, ascoltare in modo inusuale. Pensare in modalità più rapida. D'altronde, entrare nella visione del loro universo ha alterato immancabilmente l'annoso ordine consuetudinario del gruppo. Ecco perché, più siamo stati in grado di dare una mano agli studenti, formandoli ed integrandoli, più è mutata la rete delle nostre abitudini. Più siamo stati disposti a sacrificare il nostro tempo, più abbiamo scardinato vecchi comportamenti per cui c'era assuefazione. E siamo diventati giorno dopo giorno più plastici, esattamente così come accade in una rete neurale ipersollecitata. La verità è che quando è arrivata la crisi, stava già incredibilmente trasformandosi il nostro modo di osservare le cose. In poche parole, con la scuola in azienda, abbiamo costruito inconsciamente l'assetto per prepararci all'innovazione. Sig. Gatti, Come direttore generale del gruppo può spiegarci in che modo si è adeguata la vostra azienda a questo periodo? In questo ciclo difficilissimo abbiamo dovuto essere critici con noi stessi per cominciare a cogliere le diverse aree di miglioramento. Nella prima fase, quando le attività in Italia hanno cominciato a non poter ospitare più nessuno, Gruppobea e SoaCasa hanno guardato al world wide web con meno approssimazione, utilizzando tecnologie che alimentassero la comunicazione a distanza con i clienti. Ovviamente, avendo due show room di 5000 mq dedicati a prodotti di finitura, la difficoltà stava nel conciliare lo spazio fisico, quello non più praticabile a causa del covid, con quello digitale. Si è dunque lavorato sulla valorizzazione dei prodotti esposti avvalendoci di piattaforme come Skype, zoom, WhatsApp, per condividere con il mondo fuori, il nostro mondo. Da qui è nato "smart show room" un progetto studiato per il periodo di chiusura, basato sul servizio di appuntamento in remoto che contemplava una consulenza attraverso video chiamata, e che offriva al cliente la possibilità di poter visionare i prodotti esposti nei nostri stores. Una vera e propria diretta in cui il progettista veniva seguito per tutto il tempo della consulenza da un regista video. Questa nuova attività ha introdotto risposte più rapide ed ha spostato il focus, spronandoci a dare maggiore valore alle richieste di chi non poteva allontanarsi dalla propria casa. Poi, alla riapertura, ho optato per la ratifica di questo standard qualitativo. Quindi, preventivi più rapidi. Gestione degli appuntamenti più mirata. Attenzione ed ascolto attivo per cogliere ogni singola opportunità. Ad oggi, posso dire che non ci lasciamo sfuggire alcuna occasione ed i numeri, a quasi un anno dall'inizio della pandemia, sono confortanti: nonostante la perdita economica dei mesi di marzo e aprile a causa della chiusura forzata, l'azienda è riuscita nei mesi successivi ad eguagliare gli anni precedenti. Inoltre, a partire dall' anno scorso, siamo riusciti ad inserire 7 nuove figure professionali, 5 delle quali provenienti proprio dagli stage. Jonas, pensa sia necessaria anche una buona dose di fortuna per affrontare tutto questo, o uno psicologo ritiene sempre che la fortuna non esista? Non so davvero risponderle. Questo virus ha colpito in lungo e largo penalizzando alcune categorie più di altre e, questo, è un duro colpo alla capacità e allo spirito dei singoli imprenditori italiani che cercano di fare il possibile anche senza l'aiuto di una politica spesso inesistente. Se avessimo avuto un ristorante probabilmente avrei usato parole diverse. Ma se mi chiede quanto la fortuna intervenga quando nel tuo cielo c'è una crisi, non posso che insistere sull'assunto iniziale. La diversa prospettiva, se si ha voglia di mettersi in gioco, ti obbliga a mutare il pensiero. E se il pensiero muta, non cambiano mai improvvisamente le condizioni, cambiano solo gli occhi con cui le osservi. Chiudo con una frase che un mio docente universitario ripeteva spesso: Allontanati dall'elefante se vuoi vedere l'elefante. Bene. Parliamo di quel che vi circonda. Sig. Gatti, ci spieghi se è cambiato (e in caso affermativo in che modo) il rapporto con i clienti, i dipendenti e i fornitori. Direi di sì. Durante la crisi più profonda, e quindi nei periodi di chiusura, abbiamo deciso, nonostante il calo di fatturato, di pagare tutte le scadenze dei nostri fornitori e rispettare gli impegni presi. Stesso dicasi per i nostri dipendenti. Questo ci ha garantito, a costo di un grande sacrificio, credibilità. Il rapporto oggi con i nostri fornitori primari, quindi anche le grandi industrie italiane che fanno parte di quella Confindustria ceramica che ci ha premiato come miglior store italiano, è adesso più forte di prima. I clienti a noi più affini, operatori del settore e architetti, hanno gradito invece la volontà di star loro vicini, con il sostegno nell'ambito del profilo finanziario, il supporto operativo nelle dinamiche lavorative, la creazione di condizioni di business tarate sui singoli bisogni. Soprattutto, hanno apprezzato la predisposizione all'ascolto empatico durante uno dei momenti più complessi degli ultimi cinquant'anni. Ha funzionato ed adesso la filiera è più salda di prima. Si sono dunque presentate opportunità che siete riusciti a cogliere? La vera opportunità, lo ripeto, è proprio relativa al cambio culturale. Modificare le nostre attitudini, le abitudini. Allargare gli orizzonti. In questo scenario ho fortemente voluto investire negli spazi espositivi ed inserire nell'organico un promoter per gli architetti ed un kaccount per nuove canalizzazioni su cantieri. Oggi, 10 mesi dopo, abbiamo circa 230 nuovi operatori del settore che sono entrati a far parte del nostro portafoglio clienti. Il covid in alcuni settori ha accelerato alcuni processi di automatizzazione o ha introdotto alcune novità, è successo anche nelle due aziende? Le novità sono relative agli impianti informatici. Abbiamo consolidato la sezione del crm cominciando a distribuire le informazioni riservate a pochi responsabili, a tutti i livelli della azienda. Si è poi proseguito a lavorare su internet e sui social, assegnando ad un professionista esterno la gestione di quest'area che aveva bisogno di freschezza e continuità. Nell'ambito logistico, invece, abbiamo cominciato a sviluppare una serie di processi utili alla eliminazione della carta, rafforzando la dimensione tecnologica. Se i magazzinieri, due anni fa, avevano bisogno di stampare fascicoli per controllare quanto il cliente ritirava, adesso navigano velocemente grazie ai tablet e l'uso del bar code. Inoltre, con la direzione marketing, nel mese di dicembre abbiamo cominciato ad organizzare il progetto di firma digitale che contiamo di chiudere entro l'anno. Ovviamente, l'innovazione ci ha spinto a cavalcare anche le novità relative all'introduzione di leggi a supporto dell'economia come l'eco bonus, agevolazioni per ristrutturazioni e sviluppo del green, trasformandoci in uno sportello dedicato a chiunque abbia bisogno di una guida nel complesso mondo della fiscalità. E, questo, è un plus. Ci dica, capita mai che un direttore generale voglia che gli studenti di uno stage partecipino al processo di innovazione? Assolutamente sì. E le dirò di più. Non solo partecipano. Lo realizzano. Uno dei progetti in atto ha come focus un tema importante: Il verde. Siamo partiti con una piccola idea che prevede il coinvolgimento degli alunni del corso green galdus per la realizzazione di un arredo verde all'interno del cortile aziendale. Il lavoro messo in campo, che ha previsto un investimento economico da parte della struttura, mette in condizione gli studenti di vivere un vero e proprio laboratorio all'esterno con i propri docenti, per l'acquisizione di tecniche di piantumazione e cura della pianta. E non è tutto. Il progetto potrà essere esteso anche alle altre aziende della zona, perché integrato nella idea più grande di valorizzazione del nuovo distretto TOCO, area che comprende Toffetti e Corvetto, e per cui sono stati coinvolti gli allievi della classe di informatica Galdus per un progetto iniziale a livello comunicativo. Insomma, nel periodo peggiore per per la didattica, realizziamo laboratori all'esterno, portiamo la scuola nei grandi spazi della azienda per far vivere ai ragazzi la dimensione di un obiettivo, tesi fondamentale per cominciare a conoscere il mondo del lavoro. A maggio 2022, grazie al corso Galdus green, 40 gelsomini copriranno interamente le pareti esterne della struttura, e spero davvero possano diventare il simbolo di questo cambiamento. Jonas, lei tratta da sempre materiale umano. Come immagina il futuro? Che bella domanda. A dire il vero, non siamo più abituati da tempo a fare programmi a lungo termine. La pandemia, lo scenario politico, le difficoltà imprenditoriali, la frammentazione europea, le tensioni sociali, la mancanza di lavoro, la solitudine, non consentono a nessuno di poter guardare lontano. Quel che possiamo invece fare è vivere, ed impegnarci adesso. Cercare di essere più attenti al mondo che ci circonda, sensibili ai temi ambientali che rappresentano il futuro delle prossime generazioni. Soprattutto, mi piacerebbe che il nostro domani contenesse la capacità di essere più premurosi nei confronti del prossimo. Un tema complesso e bellissimo. Sì. Ha ragione. Devo dirle che mi ha sempre affascinato il pensiero di un tal Kazuo Yano, visionario scienziato giapponese e ricercatore di Hitachi che, negli studi di una vita, ha spiegato al mondo quanto sia forte la relazione tra quel che facciamo per gli altri e la nostra felicità. Le sue ricerche nell'ambito della intelligenza artificiale sul lavoro, hanno evidenziato che la felicità ci permette di concentrarci sulla nostra operatività. Soprattutto, hanno certificato che le persone felici rendono felice chi interagisce con loro, portando ad aumenti delle prestazioni lavorative del proprio gruppo fino al 27%. Quindi aiutare gli altri, a pensarci bene, fa già parte dei nostri istinti. Spesso, però, lo dimentichiamo. O, ancor meglio, lo nascondiamo. Per quanto ci riguarda, nel nostro micro mondo abbiamo finalmente compreso quanto sia positivo incoraggiare la crescita e la creatività di giovani studenti che arrivano in azienda spaesati, a disagio, impauriti, a volte con storie familiari tristi alle spalle. Perché la preoccupazione per loro, il tempo investito, l'empatia, la formazione, favoriranno immancabilmente innovazione, resilienza, sviluppo, speranza e, come diceva Totò, piccole dosi di felicità

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Teatro in quarantena...disagio e opportunità del digitale

Teatro in quarantena...disagio e opportunità del digitale

Di Toni Andreetta. Il digitale, contrariamente a quanto pensano molti teatranti, potrebbe rivelarsi uno strumento strepitoso per aumentare e sedurre nuovo pubblico lontano dalla sala di rappresentazione anche dopo l’emergenza. Bisogna però comprendere che nel caso di un impiego digitale gli artisti dovranno sperimentare nuovi modelli espressivi e non limitarsi a filmare gli spettacoli senza una adeguata ricerca editoriale. In altri termini non accontentarsi di riprendere lo spettacolo con una telecamera, mandandolo in streaming in diretta o in differita su youtube o facebook. Si tratta di rivoluzionare tutto il paradigma tecnico di strutturazione dello spettacolo, dalla messa in scena alla fase di ripresa e regia in un’ottica totalmente diversa dallo spettacolo dal vivo tradizionale. Ad oggi il mondo dello spettacolo ha per lo più impiegato il digitale come ripresa dello spettacolo dal vivo teatrale tradizionale. Ovviamente bisogna altresì ammettere che il teatro è una forma espressiva che difficilmente può essere disgiunta dal rito collettivo in presenza, dalla potenza del luogo, dall’interazione sociale degli spettatori prima dello spettacolo, durante l’intervallo e all’uscita dopo il rito degli applausi. Però si deve fare attenzione al fatto che la maggior parte dei giovani oggi considerano le forme tradizionali di teatro fortemente noiose e obsolete. A tal proposito in effetti a ben vedere sanno di vecchio un sacco di cose riguardanti il teatro... solo per dirne una, il modello di “teatro all'italiana”, quello per intendersi con palchetti e platea a forma di ferro di cavallo, pur avendo conquistato tutto il mondo, penso sia oggi inadeguato per la prosa.. Infatti per acustica e struttura fu realizzato compiutamente nel XVII secolo per la lirica, la danza, la musica. Un luogo per le famiglie maggiorenti della comunità che avevano in proprietà un loro palchetto. In realtà si racconta che gli spettatori spesso, poco interessati a quanto avveniva sul palcoscenico, fossero molto più attratti dalla possibilità di uno scambio di intimità nello splendido isolamento del palchetto e soprattutto si recassero a teatro per guardarsi da un palchetto all’altro, confermando così la loro condizione socio-economica al fine di negoziare rapporti sociali profittevoli. Tanto è vero che il “teatro all’italiana “ fu definito anche "teatro dello sguardo". Per questi motivi, e per mia esperienza personale, credo che la potenza evocativa del teatro e il suo carattere sacro e rituale si realizzino maggiormente in piccoli spazi fuori del teatro ufficiale. Ora visto che nella storia le trasformazioni della struttura e del consumo teatrale sono parecchie, basti pensare ai passaggi dal teatro classico alle sacre rappresentazioni, dal teatro rinascimentale a quello barocco, sino alla riforma di Wagner e così via, ritengo che valga la pena di raccogliere, senza pregiudizi conservativi e dogmatici, la sfida digitale, sfruttando una opportunità nuova che potrebbe permettere di rivolgersi a un pubblico nuovo con risultati inaspettati.

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Cose da fare a Gallipoli

Cose da fare a Gallipoli

Tra le mete turistiche più ambite in assoluto a partire dallo scorso anno, la Puglia è davvero stata riscoperta come il connubio perfetto di natura, spiagge bellissime con mare cristallino, e promontori fatti di autenticità non ancora esageratamente sfruttata e contaminata dagli investitori del turismo. Tra le moltissime mete disponibili ce n'è una in particolare che ogni anno attira turisti da tutta Italia ma anche dal resto del Mondo, si chiama Gallipoli. Piccola perla del salento che non bisogna assolutamente lasciarsi scappare, anche se per pochi giorni. È vero che ad agosto soprattutto si riempie forse troppo di turisti, ma si consiglia comunque di fermarsi almeno per un weekend. Due o tre giorni potrebbero essere infatti sufficienti a vedere e a godere di tutto quello che questo posto incantevole ha da offrire. Ecco allora una breve lista delle cose da fare e vedere a Gallipoli Il mercato del pesce Gallipoli è sul mare, ed è un centro importante. Come tale ha un porto attivo localmente nella pesca. I fortunati che si trovano nei dintorni potranno comprare il pesce direttamente da lì. Avrete del pesce squisito e appena pescato, ma potrete allo stesso tempo sperimentare una parte della Gallipoli vera, la Gallipoli dei pescatori e degli artigiani, la Gallipoli che ama il proprio mare e i suoi frutti, e li mette a disposizione di chi voglia gustarli. La spiaggia della Purità La troverete sicuramente un po' affollata soprattutto in alta stagione, date anche le sue dimensioni relativamente ridotte. Ma chi ha detto che bisogna uscire dal centro abitato per fare un bagno e prendere il sole? Questa spiaggia si trova infatti proprio a ridosso delle vie principali, affacciandosi sul mare perfetto della costiera Pugliese. Se abbiamo il coraggio di affrontare l'affollamento allora dedichiamo un giorno a questa esperienza a metà tra storia, relax e godibilità. Il centro Storico Il bello del posto è sicuramente il paesaggio naturale, il gatto che si trovi esattamente sulla costa, e su una costa che da su un mare turchese come il cielo. Ma anche il centro storico non è da meno per bellezza. Dopo una giornata di mare, alla sera, quando è sceso il sole e anche le temperature e si può godere della fresca brezza costiera, sarà sicuramente interessante e appagante visitare il vecchio borgo, fatto di richiami artistici e architettonici che rimandano al Seicento. Perché non andare oltre magari scegliendo proprio il centro storico come luogo in cui passare la notte? Se questa sarà la vostra scelta sappiate che il luogo è pieno di affittacamere e b&b, come https://www.gallipolivecchia.com/. Vecchie, rustiche e autentiche abitazioni, riadattate a hotel per far assaporare ai turisti un po' di quello che era la vita nei tempi che furono. Ve ne innamorerete. I bastioni Tornando al centro storico, come vecchia cittadella Gallipoli è dotata di bastioni, che chiaramente attualmente hanno perso la loro funzione originaria per essere riadattati a luoghi vivibili. Ed è proprio dall'alto di questi bastioni che è possibili, e assolutamente da non perdere, ammirare il tramonto sul mare, magari sorseggiando un calice di uno dei buonissimi vini pugliesi. Panorama, gusto, e relax. Il tris che se non conduce alla felicità, ci si avvicina molto. Fuori dal centro: una passeggiata sul litorale GAllipoli vale anche per la sua posizione strategica: il litorale tutto intorno infatti non è ostico, roccioso e frastagliato, ma dolce e liscio, godibile, perfetto per essere esplorato da chi abbiamo voglia di una passeggiata. Il nostro consiglio? Non lasciatevi scappare questa occasione di conoscere più a fondo i promontori pugliesi, fatti di un fascino antico e suggestivo. I suoi spazi aperti, i suoi colori accesi, i suoi profumi intensi sapranno ricaricarvi come poche altre cose al mondo.

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Opera incompiuta

Racconto incompiuto ritrovato per caso. Adorava il suo modo di essere, il suo essere testarda, polemica, il suo andare contro corrente, il suo essere libera, il suo sapersi bastare, senza dover dipendere da nessuno, almeno all'apparenza. Se il mondo andava a destra, lei preferiva la sinistra, se gli altri sceglievano il rosso, lei preferiva il blu e sapeva motivare la sua scelta in modo accurato e chiaro, senza lasciare alcun spazio al ragionevole dubbio. Adorava la sua voglia di vincere, sempre, in tutto, il suo saperti tener testa, ma anche lasciar andare al momento giusto. E il suo sorriso. Era un sorriso furbo, di quelli che quando li vedi pensi: "sta architettando qualcosa", ma che allo stesso tempo sapeva essere dolce e caldo. Adorava e temeva la sua paura di esporsi, il suo non saper dire "ti voglio bene" o "ti amo" e la forza di dirlo ogni giorno con i gesti e le labbra che si dischiudono in un sorriso e gli occhi languidi quando quelle parole venivano dette a lei. Amava quei suoi occhi grandi, scuri: ci poteva nuotare dentro. Aveva paura quando la vedeva piangere: diventava piccola e fragile, la sua forza svaniva all'improvviso e temeva che toccandola sarebbe andata in frantumi come un cristallo incrinato: lei non era mai riuscita a dirgli che nei suoi abbracci, in quei momenti, tutti i suoi pezzi si saldavano assieme. Adorava tutto di lei. Era entrata nella sua vita come una tempesta improvvisa, una bella tempesta improvvisa, di quelle che servono per rigenerarti, di quelle che arrivano quando ormai ti sei abituato alla siccità e non vedi altro e che ti sconvolgono e fanno capire quanto importante sia l'acqua. E ora, mentre riguardava il tempo della loro telefonata, mentre sorrideva ripensando a quello che si erano detti e alla sua voce, mentre la immaginava tra le sue braccia, maledicendo la distanza tra loro, desiderava che quella tempesta non finisse mai.

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L'uomo è cambiato, e con lui il suo modulo.

L'uomo è cambiato, e con lui il suo modulo.

Osservare significa indagare cose che a primo acchitto non notiamo. Guardare, esaminare, considerare con attenzione, anche con l’aiuto di strumenti adatti, al fine di conoscere meglio, di rendersi conto di qualche cosa, di rilevare i particolari, o per formulare giudizi e considerazioni di varia natura. Osservare, contiene un corrispettivo temporale intrinseco. L' osservazione non è cosa rapida, significa passare ore, giorni a notare quella determinata cosa. Osservare, è un po' come perseverare, ovvero:" persistere, mantenersi fermo e costante nei propositi, nelle azioni, nello svolgimento di un’attività". Mica le stelle le scopre chi sta poco attento, o chi passa davanti ad un telescopio così per caso. Le stelle si osservano non a caso all'osservatorio, cioè una località o costruzione attrezzata per l'osservazione a distanza o per determinate osservazioni, ricerche, indagini di natura scientifica, proprio perché è una cosa che richiede tempo ed attenzione. Poi vabbè, come sempre, abbiamo tutti un cugino che passando davanti al telescopio scopre un nuovo sistema solare, così, per caso, perchè mentre stava fatto di lean (per i meno giovani, il termine lean, in alternativa anche sciroppo, purple drank o sizzurp, è usato per indicare una droga ricreativa composta da una miscela omogenea a base di sciroppo per la tosse, contenente codeina, prometazina o entrambe e una bibita gassata, generalmente Sprite, Mountain Dew o Fanta al gusto d'uva) ha guardato nel telescopio solo perché pensava fosse na canna lunga n'metro, e per puro caso ha visto delle cose. Io non sono quel cugino. Sono quello che osserva, che prima o poi lo prenderà a quel posto dal suddetto cugino che scoprirà un nuovo sistema solare. Questo disegno è la sintesi del mio osservare. Le Corbusier mi scuserà se ho avuto il barbaro coraggio di modificare il suo Modulor. Ma parliamoci chiaro, dal 1948 al 2021 sono passati 73 anni, questo tizio con sta mano alzata che sembra E.T. telefono casa ha un pò rotto i co****ni. Ormai è impossibile pensare ad un uomo senza il suo cellulare, o come si dice adesso, il suo SMARTPHONE. Per non parlare del ragazzino tutto accessoriato che prima di uscire di casa deve configurare lo smartphone con il suo orologio (scusate smartwatch), che a sua volta deve configurare con le cuffie, che deve configurare con il suo monopattino elettrico che suo padre al mercato comprò. L'uomo è cambiato, e con lui il suo modulo. Che poi sto modulo varia in base all'annata...cioè il modulo dell'uomo viene definito anno per anno dalla Silicon Valley, nello specifico da Cupertino, no Copertino in provincia di Lecce, ma Cupertino in California. E questi tizi ogni anno allungano o restringono 'sto smartphone. Quindi gli vorrei di' a Le Corbusier: "Corbù ma ha capito che culo a non dover pensare a tutte ste cose?" Mi si sta scaricando lo smartphone dove sto scrivendo questa nota, ritornerò per 20 min il modulor descritto dal maestro. Ps. Ma solo perché non sono quel ragazzino di prima, altrimenti avrei avuto la power bank e col c***o che mollavo lo smartphone.

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Interviste bolognesi

Interviste bolognesi

Due brevi interviste con Marcello Fois, premiato autore di libri fortunati come Memorie del vuoto e Nel tempo di mezzo, e Mimmo Parisi, scrittore con all'attivo un pugno di pubblicazioni originali. Nonostante la pandemia Marcello Fois cerca di essere positivo. "Ho un piccolo giardino interno nella mia casa di via Pietralata – racconta lo scrittore –. Con due figli e un cane quello spazio è diventato essenziale". "Ho Licia Gianquinto a fianco, Silvia Avallone di fronte, Alex Boschetti poco lontano. Siamo una piccola comunità di scrittori come nel quartiere parigino del Marais". Come mai questa scelta? "Avevo fatto il primo anno di Medicina a Sassari ma non ero contento. Scoprii che a Bologna si apriva la prima facoltà di italianistica e non ci pensai due volte. Sono stato uno dei primi allievi di Ezio Raimondi in via Zamboni 32 e mi sono laureato con lui. Poi ho conosciuto mia moglie Paola, ho cominciato a lavorare all’Archiginnasio, ho fatto il professore precario e ho iniziato a scrivere. Nel ‘92 ho vinto il premio Calvino e lì è iniziato tutto". Anche il romanziere Mimmo Parisi ha un trascorso di universitario giunto da fuori. Più precisamente e diversamente da Fois, frequenta l’Accademia di Belle Arti dove si laurea in Pittura con il prof Contini. Mimmo, conoscevi già Marcello Fois? Certo. Tuttavia non sapevo che anche lui abitasse a Bologna. Sono quei casi strani della vita. Perché strani? Insomma, lui ha una casa in Pietralata e io ci ho vissuto per anni in quella strada. Poi ha parlato di piccola comunità di scrittori: mi sarebbe piaciuto essere parte integrante del gruppo. Forse sarebbe stato utile avvicinarli. Giusto. Tuttavia – visto che mi interesso di narrativa in maniera importante solo da alcuni anni – penso che la mia passione per la musica abbia un po’ diretto la mia vita. Lasciando fuori per forza di cose, altri miei target culturali. Raccontaci in sintesi la tua carriera di musicista. Be’, riassumendo in maniera estrema, io ho fatto parte di diverse formazioni, fino a quella definitiva – con un nome scippato a monsieur Ravel: ‘I Bolero’ –. Dopo la fuoriuscita dalla band ho vissuto una nuova stagione che mi ha visto cambiare pelle in cantautore e, finalmente, anche scrittore. Ultimo libro pubblicato? Ha un titolo che rimanda alla contemporaneità. Alla disavventura che tutti stiamo vivendo, Nemmeno il tempo di un abbraccio (PlanetEditore, pag. 142).

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Dai territori di Roma e Latina: Apetta Delivery il nuovo servizio di consegna a domicilio

Dai territori di Roma e Latina: Apetta Delivery il nuovo servizio di consegna a domicilio

Apetta Delivery nasce dalla collaborazione di professionisti che mettono passione e conoscenza della realtà enogastronomica locale nell’area nord della provincia di Latina e nell’area sud-ovest della provincia di Roma, per garantire un servizio di qualità e per supportare le migliori aziende commerciali italiane. Partiti con un servizio locale, Apetta punta al delivery su tutto il territorio nazionale. Un progetto made in Italy, la cui mission è “Fare per gli altri ciò che ci piacerebbe fosse fatto per noi” e nella contingenza di un momento socialmente difficile si è posta dalla parte delle persone, come un punto di riferimento per tutti coloro che non potevano uscire di casa o che semplicemente per motivi di sicurezza hanno preferito farsi consegnare a domicilio la spesa, il pranzo o la cena. Partendo da un’idea semplice il team Apetta insieme a Buzz Communications - che ha contribuito alla realizzazione del progetto occupandosi della comunicazione web e della brand identity, hanno messo in campo un progetto coraggioso costruendo un nuovo servizio di delivery a domicilio. Infatti Apetta è un servizio dedicato a tutti coloro che per diversi motivi hanno la necessità di farsi consegnare a casa il pranzo, la cena o la spesa quotidiana. Nel servizio sono inclusi anche altri prodotti, come ad esempio farmaci o parafarmaci e generi alimentari di ogni tipo (pesce fresco, le migliori carni, frutta e verdura a km 0). Per usufruire del servizio basta scaricare l’App di Apetta e aprire un account. La clientela registrata attraverso lo smartphone può fare comodamente gli acquisti da casa e tenere traccia degli ordini, salvando i prodotti scelti in modo da creare una solita lista della spesa, da poter riutilizzare. La novità di Apetta è che garantisce una relazione con il cliente, infatti oltre a beneficiare di bonus e sconti, è possibile contattare un servizio clienti dedicato per esigenze particolari al numero WhatsApp 392 2570839 o inviando una mail a assistenza@apetta.it. Al momento Apetta Delivery consegna a domicilio ogni giorno dalle 09.00 alle 23.00 sulle zone indicate dall’app coprendo integralmente il comune del locale da cui scegli di acquistare. Sono disponibili i principali metodi di pagamento, anche quello in contanti. Per l’orario di consegna il sistema della app propone agli utilizzatori il primo orario disponibile rispetto alla distanza, che ovviamente può essere modificato. Spesso la consegna è possibile anche nelle le aree limitrofe, basta verificare la copertura inserendo l’indirizzo. Il costo varia a secondo delle distanze coperte dai fattorini/riders. Scegliere un servizio di delivery che a sua volta sceglie il meglio dei servizi enogastronomici locali è una comodità ma anche una possibilità per contribuire a sostenere l’economia territoriale. Apetta Delivery è pronta ad aprire collaborazioni e partnership con imprenditori che vogliono cavalcare il trend di crescita del delivery e/o con esercizi e driver che vogliano operare sul territorio di Nazionale con Apetta. Apetta delivery – scarica l’app da: https://apps.apple.com/it/app/apetta-delivery/id1537171227 https://play.google.com/store/apps/details?id=com.shopping.eating

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VOLO CANCELLATO IN TEMPI DI COVID IL GIUDICE DI PACE DI BARI CONDANNA IL VETTORE A RISARCIRE I DANNI

VOLO CANCELLATO IN TEMPI DI COVID IL GIUDICE DI PACE DI BARI CONDANNA IL VETTORE A RISARCIRE I DANNI

Il Giudice di Pace di Bari con una recentissima pronuncia di febbraio 2021, destinata a fare scuola , ha condannato il vettore aereo Easyjet Airlines Company LTD al pagamento in favore di una passeggera italiana la compensazione pecuniaria di € 250,00 ed il risarcimento del maggior danno , patrimoniale e morale subito in conseguenza della cancellazione de volo MILANO - BARI del 09.03.2020 , ovvero nei primi giorni di diffusione della pandemia. Nella specie, la sig.ra D. P. giunta in aeroporto a Milano la mattina del 09.03.2020 proveniente da altro volo estero, al fine di imbarcarsi in serata sul volo che la sera avrebbe dovuto riportarla a Bari, si vedeva comunicare direttamente in loco senza aver ricevuto alcun preavviso, che in realtà il viaggio non sarebbe stato effettuato. Inoltre il personale aeroportuale ivi presente non forniva alcuna assistenza , non rimborsando il biglietto , nè offrendo la riprotezione, costringendo la passeggera a riprogrammare in fretta e furia il rientro a casa a sue spese. Ed infatti la viaggiatrice era costretta a noleggiare un auto , a rientrare a casa in macchina con un estenuante viaggio di oltre 10 ore e a rifocillandosi alla buona . Il vettore nei giorni seguenti respingeva le richieste risarcitorie presentate dall'istante personalmente, limitandosi a rimbosare il solo biglietto cancellato, costringendo la sig.ra D. P. a rivolgersi ad adire le vie legali e poi a ricorrere l'autorità giudiziaria . Ebbene il Giudice di Pace adito con la sentenza pubblicata di recente ha accolto la domanda risarcitoria proposta dall'avv. D'Agostino, che rappresentava la passeggera in giudizio. la compagnia aerea Easyjet convenuta in giudizio negava ogni responsabilità nell'evento, asserendo l'esistenza di una circostanza eccezionale non imputabile al vettore , quale la impossibilità di effettuare il volo a causa della emergenza epidemiologica da Covid-19. In realtà osservava il giudicante che alla data del 09/03/2020, non sussisteva ancora alcun divieto di spostamento sul territorio nazionale, tantomeno sussisteva ancora alcun divieto di volare per i vettori aerei. L'Italia infatti era stata dichiarata "zona rossa" solo a partire dal 10 marzo ,ed il Governo in effetti solo con il D.P.C.M. n. 6 del 9 marzo 2020 estendeva la "zona rossa" a tutto il paese dal 1O marzo al 3 aprile 2020. Dunque nel caso di specie l'emergenza epidemiologica da Covid-19, relativamente al volo EasyJet Milano-Bari del 09/03/2020, oggetto del giudizio, non poteva considerarsi una circostanza eccezionale per la compagnia aerea che aveva l'obbligo di rimborsare il passeggero. Secondo Il Giudicante infatti tale cancellazione rientrava infatti in quella scelta arbitraria adottata da molti vettori che alla data del 09/03/2020 si sono preoccupati di cancellare i voli aerei per i casi di "no show" e perché c'era stata una significativa diminuzione della vendita di biglietti, per cui non conveniva far partire un volo aereo con pochi passeggeri. Tale decisione dovuta a ragioni commerciali ed economiche del vettore, non lo esimeva dall'obbligo di pagare la compensazione pecuniaria . Sussistevano quindi tutti gli elementi per ritenere la responsabilità della convenuta EasyJet Airlines Company Itd ed andava pertanto riconosciuta all'attrice, la compensazione pecuniaria di € 250,00 . Inoltre nella stessa sentenza il Giudice riconosceva alla stessa istante anche il risarcimento del maggior danno di natura patrimoniale subito pari ad € 185,95, comprensivo dell 'esborso resosi necessario per raggiungere Bari con mezzi di trasporto alternativi per la data del volo cancellato, e dell'importo di € 20,00 equitativamente determinato per la consumazione dei pasti. Lo stesso Regolamento C.E. n. 261/04 all'art. 12 comma I , infatti, lasciava impregiudicati i diritti del passeggero ad un risarcimento supplementare nelle ipotesi di negato imbarco, cancellazione del volo o ritardi. Conformemente ad un recente e consolidato orientamento giurisprudenziale della Corte di Giustizia UE , lo stesso giudicante nel ha riconosciuto anche il diritto al risarcimento del danno di natura non patrimoniale, equitativamente determinato in €. 100,00, per il pregiudizio sofferto a causa della mancata assistenza fornita. Per le argomentazioni esposte la domanda è stata accolta con la conseguente condanna della convenuta EasyJet Airlines Company Itd, al pagamento della complessiva somma di €. 535,95 in favore dell'attrice oltre alle spese di lite. Un'importante successo per l'avv. Alessandro D'Agostino di Napoli che da un anno sta difendendo in tutta Italia i diritti di tanti passeggeri lasciati a terra dei vettori per via del Covid 19.

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"L'ITALIA È UN PAESE INCIVILE CON I DISABILI. UN ESEMPIO PER TUTTI L'OSPEDALE MONALDI

"L'ITALIA È UN PAESE INCIVILE CON I DISABILI. UN ESEMPIO PER TUTTI L'OSPEDALE MONALDI

In un Paese civile non staremmo nemmeno davanti al pc a scrivere queste righe. In un Paese caritatevole e misericordioso, anche. Ed invece l’Italia è la Nazione dei burocrati, delle scartoffie, delle opere incompiute, del politically incorrect, del “io penso a me e Dio a tutti”. Il tema dei disabili è sempre molto caro e “toccante”, almeno a parole certo. Tante, tantissime le iniziative nei confronti di queste fasce considerate più deboli ma, in soldoni, si fa poco o nulla per poter anche agevolare situazioni anche decisamente complicate. Come sempre accade nel nostro Paese i diritti non vanno di pari passo con la gentilezza e sono quindi necessarie disposizioni chiare ed inequivocabili. La politica si prenda le sue responsabilità considerato come dal 1998 sono stati presentati solo disegni di legge e di modifiche delle stesse attualmente vigenti ma a tutt’oggi è ancora tutto affidato alla gentilezza e sensibilità delle persone che, spesso – fin troppo – viene a mancare. Parcheggi dedicati, pass per camminare nelle zone a traffico limitato e tante agevolazioni, tra le più disparate e pure superflue per poi perdersi in un bicchiere d’acqua. Ed in tempo di pandemia, i nodi vengono maggiormente al pettine. Può, un disabile, accelerare le procedure per un tampone? Assolutamente no. Chiunque sia costretto a sottoporsi al tampone, è chiamato a rispettare le file come tutti gli altri cittadini. Caldo o freddo, sole, vento o pioggia non importa. Attendere in fila. Una roba fuori dal mondo. Addirittura, come capitato al Monaldi, le guardie giurate sono state debitamente istruite a tal riguardo; vietato ogni “scavalcamento” di file, bisogna restare per ore in fila ed attendere pazientemente, pur se portatori di disabilità anche importanti. Nell’ultimo Dpcm emanato dal governo italiano, il primo del premier Draghi, un articolo dedicato proprio ai disabili, il 3. Già, ma cosa dice? Di fatto consente la riduzione del distanziamento con gli accompagnatori, l’obbligo di non indossare la mascherina per chi ha patologie alle vie respiratorie, la possibilità di andare a trovare parenti ed amici. Beh, provvedimenti fondamentali, così come la possibilità per i caregiver di assistere i pazienti in ospedale. Cosa sarebbe costato aggiungere un piccolo articolo su file privilegiate? Su percorsi dedicati? Nulla. Per la cronaca abbiamo più volte tentato di contattare il Garante dei Disabili della Regione Campania. Abbiamo anche lasciato un messaggio alla segreteria ma nulla. Forse chiediamo troppo, forse servirebbe ridimensionare le nostre aspettative, d’altronde l’Italia non è un Paese civile.

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“SVEGLIAMI QUANDO SARA' FINITA” di SAVERIO GRANDI

“SVEGLIAMI QUANDO SARA' FINITA” di SAVERIO GRANDI

“Svegliami quando sarà finita” è il secondo dei cinque singoli che anticipa l'uscita del nuovo album (prevista prima dell'estate) di Saverio Grandi. Questo artista è uno dei songwriters più prolifici e di successo del nostro paese, ha pubblicato oltre 300 brani e collaborato con artisti del calibro di Vasco Rossi (compresa la recente “una canzone d'amore buttata via”), Laura Pausini, Nek, Raf, Stadio, Marco Mengoni e tanti altri, vendendo 21 milioni di copie e totalizzando oltre 650 milioni di views su YouTube. Dopo “mi piace”, Saverio pubblica il 19 febbraio “svegliami quando sarà finita”, un pezzo stilisticamente diverso dal singolo precedente ma sempre estremamente valido. Stiamo parlando di una canzone molto sentita, un inno al “non mollare mai” nonostante il brutto periodo. Un brano molto sentito, coraggioso, che dimostra un'incredibile onestà e libertà intellettuale. Saverio Grandi, in questa canzone, descrive perfettamente il “sentiment”, il percepito della maggior parte dell'umanità perchè, in fin dei conti, tutti vogliamo che finisca questo bruttissimo periodo storico e non sempre abbiamo la forza di affrontarlo. Insomma, un inno alla resilienza, una parola che ormai abbiamo imparato benissimo. Nonostante il messaggio molto intimo e malinconico, il pezzo si rivela molto orecchiabile e ben arrangiato (anche se vista la qualità dei lavori di Saverio, c'erano pochi dubbi), la voce calda e “amica” accompagnano l'ascoltatore che si lascia abbracciare da una struttura musicale che rende perfettamente l'idea e il feeling della canzone. Un altro singolo, un altro passo, un altro tassello che va a comporre quello che sarà sicuramente un album molto interessante.

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Simone Iodice il designer e fondatore di Severe Gusts Italy un brand che spacca!!!

Simone Iodice il designer e fondatore di Severe Gusts Italy un brand che spacca!!!

Classe 78 nato a Ischia, e’ attualmente uno dei designer e Visual Merchandiser più in vista d’Italia. Alle scuole medie il suo insegnante di disegno gli disse: IODICE TU NON DISEGNI ... TU ZAPPI!!! Eccolo qui’ quello Iodice, disegnatore della sua carriera non solo nell’ambito della moda ma, anche in quello artistico. Immagine di alcune aziende che si sono affidate a lui per comunicare prodotti che spaccano. Ex Ufficiale della Marina mercantile italiana, lui si definisce ex impiegato per una compagnia di trasporti marittimi. Fondatore del modello Kelly Severe Gusts Italy, nel 2012 il successo lo porta tra i vip e tra personaggi famosi della tv. Non contento aveva un ulteriore sogno, quello di recitare con il grandissimo Lello Arena. Riuscito anche in questo , lo potete guardare in foto allegate. Una storia di successo che va’ avanti con milioni di difficoltà. Il COVID non fermerà i nostri sogni, rimaniamo eterni sognatori di un mondo migliore che ci accompagna, queste le uniche parole di Simone.

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Chi è Giovanni Buscetta?

Chi è Giovanni Buscetta?

Giovanni Buscetta è un influencer diciottenne di Busto Arsizio. Studente all’IPC Verri di Castellanza, indirizzo Turistico. Adora allenarsi ed è ormai da 3 anni che fa palestra, è un ragazzo trasparente, intelligente e molto diretto. << Sinceramente non mi sarei mai aspettato tutta questa notorietà sui social e spero un giorno di crearmi un bel futuro rendendo i miei genitori fieri di me. >>

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Stabilità politica fa rima con futuro. Il Premier eletto dai cittadini

Stabilità politica fa rima con futuro. Il Premier eletto dai cittadini

Il nascituro Governo Draghi, il terzo in questa legislatura, evidenzia, più che il fallimento della politica, su cui pure si potrebbe disquisire, l’incapacità alla resilienza del nostro sistema. Resilienza, in informatica, è la capacità di un sistema di adattarsi a nuove condizioni in modo da garantire l’erogazione dei servizi. La Costituzione italiana, in vigore dal 1° gennaio 1948, è la legge fondamentale dello Stato e regola, tra le altre cose, la forma di Governo. L’Italia è una Repubblica parlamentare che, quindi, vede nel Parlamento l’espressione della rappresentanza popolare essendo eletto quest’ultimo direttamente dai cittadini. Il Presidente del Consiglio dei Ministri, invece, è espressione di una maggioranza parlamentare e non popolare. La legittimità del Governo è, dunque, dovuta alla fiducia che le due Camere del Parlamento accordano all’esecutivo. Tanto basterebbe ricordare per non alimentare il pensiero di un certo corpo elettorale che, strumentalmente fomentato, ripudia Primi Ministri non eletti dal popolo. In realtà, dal 48 ad oggi, i cittadini non hanno mai eletto nessun Presidente del Consiglio dei Ministri, ma hanno esercitato la propria sovranità eleggendo, quali propri rappresentati, i componenti del Parlamento. Il sistema parlamentare ha palesato nel corso del tempo i propri limiti, basti pensare che in Italia dal 1989 al 2019 si sono susseguiti 16 Governi. Tutto ciò si ripercuote sulla possibilità di programmare a lungo termine poiché il destino della legislatura non è direttamente collegato a quello del Presidente del Consiglio dei Ministri ma a quello del Parlamento che ha facoltà sia di sfiduciare l’esecutivo sia di esprimere una nuova maggioranza. Posto che la democrazia rappresentativa è non solo una conquista di civiltà ma di responsabilità, non si può non considerare che in 73 anni la società sia mutata e che il divenire sia condizione necessaria per l’essere umano. Pandemia, vaccinazione, disoccupazione devono essere i temi principali dell’agenda politica del nuovo Governo ma, al netto della situazione di emergenza in corso, il tema di una Riforma costituzionale che possa prevedere l’elezione diretta del Presidente del Consiglio dei Ministri non può continuare a essere ignorato perché stabilità politica fa rima con stabilità economica e prospettive di crescita. L’elezione diretta del Primo Ministro non è garanzia di buon governo ma è una precondizione per porre in essere politiche a lungo termine non più rinunciabile. Sarà un caso se la Germania ha una situazione economica e finanziaria più felice della nostra?

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Qual è il tuo destino finanziario?

Almeno una volta nella vita, ti sei chiesto qual è il tuo destino finanziario, come calcolarlo, e se il destino è già stato scritto. Ebbene, ogni individuo, quando nasce, riceve un giorno, un mese, un anno, e un’ora. Spesso, diamo poca importanza all’ora, al giorno, al mese e all’anno di nascita. Quindi, parliamo di ben 4 punti chiave, però, devi sapere che il punto più importante è il tuo giorno di nascita. Dobbiamo tenere in considerazione i numeri da 1 a 31 (il numero massimo di giorni in un mese). In questo modo, puoi scoprire facilmente quali sono i fattori che determinano la tua situazione economica. Vediamo insieme qual è il tuo destino finanziario, com’è possibile calcolarlo, ma soprattutto cosa significa il numero che scopri, appena hai effettuato il calcolo https://ionyverse.it/2021/02/06/qual-e-il-tuo-destino-finanziario-ecco-come-calcolarlo/

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Emily Dickinson, la scrittrice ribelle.

Emily Dickinson, la scrittrice ribelle.

Emily Dickinson, la poetessa ribelle. “Un’outsider, insofferente alle regole” afferma la scrittrice Alena Smith a proposito di Emily Dickinson, poeta capace di vedere oltre la realtà, perché ella dimora nel mondo infinito dell’immaginazione. Comincerei a introdurre Emily Dickinson con questa poesia: To make a prairie it takes a clover and one bee, One clover, and a bee, And revery. The revery alone will do, If bees are few. Per fare un prato ci vuole del trifoglio E un’ape, un trifoglio e un’ape E sogni ad occhi aperti E se saran poche le api Basteranno i sogni. Le parole entrano nell’anima e liberano strati di verità che fino a un< momento prima non sapevamo neppure di avere intuito Versi, il cui linguaggio, semplice e immediato esalta il potere creativo dell’immaginazione, dono divino del poeta. IN SUPERFICIE Emily Dickinson nasce nel 1830, muore nel 1885, la prima di tre fratelli, lei, Lavinia e Austin; vive ad Amherst, una cittadina nel Massachusetts. Frequenta la Amherst Academy, dove trascorre felice i quattro anni di scuola media, insieme alla sorella Lavinia. Passa il resto della sua esistenza nella dimora del padre, la Homestead, entro i confini del suo giardino, e poi della sua stanza, punto di osservazione privilegiato sulla Vita, sul Mistero, su se stessa soprattutto, filtro vivente della quotidianità e degli accadimenti della vita. Edward Dickinson, suo padre, è avvocato e noto personaggio pubblico, spesso via per affari; la madre, Emily Norcross, ne soffre la mancanza e per il peso della solitudine si chiude lentamente in se stessa. Emily soffre molto per il distacco e la lontananza affettiva dei genitori, scrive: “Io non ho una madre”, eppure è molto affezionata, soprattutto al padre, e si prenderà amorevolmente, e con sacrificio, cura di loro fino alla fine. Su tutto posa il suo sguardo Edward Dickinson, che ha già pianificato la vita dei figli. Le due sorelle avrebbero avuto una sorte diversa rispetto al fratello, su cui egli punta tutte le speranze: Austin si sarebbe laureato in legge. Una volta terminata la Amherst Academy, Emily doveva frequentare il Mount Holyoke Female Seminary, una delle istituzioni cristiane per l’educazione superiore femminile fondate nel XIX secolo negli Stati Uniti. In realtà vi rimane pochissimo tempo, dieci mesi, insofferente alla rigida impostazione morale ed educazione religiosa. Il padre decide di ritirarla, ritiene Emily troppo sensibile, la sua fragile costituzione è turbata dalle numerose letture, è meglio che le coltivi tra le mura domestiche, con una giusta guida. Emily riesce tuttavia a frequentare un corso di letteratura e, a suo modo, si rivale sul padre. Vi incontrerà il primo dei suoi grandi tre “Master”, maestri: Leonard Humphrey, che la avvia alle importanti letture che avrebbero segnato il suo percorso poetico e umano. Purtroppo Leonard muore giovane, ed Emily ne soffre acutamente. Scrive nel 1862: “Sono andata a scuola – ma nel modo in cui intende lei – non ho avuto un’istruzione. Da bambina avevo un amico che mi ha insegnato l’Immortalità – ma essendosi arrischiato ad andarle troppo vicino, lui stesso – non ne ha fatto ritorno. Subito dopo è morto il mio Maestro […]”. Emily adolescente può godere della compagnia di uomini adulti, colti, i suoi tre, insostituibili Maestri. Con essi può discutere di letteratura, filosofia, nutrire la sua naturale curiosità intellettuale. Tra gli altri la Dickinson conosce Ralph Waldo Emerson, poeta e filosofo americano, William Wordsworth, poeta romantico inglese, Lord George Gordon Byron, poeta romantico inglese, noto per il suo atteggiamento sprezzante, inventore dell’eroe Byroniano, Charlotte Brontë, una delle sorelle Brontë, le altre erano Emily e Anne, autrice del romanzo Jane Eyre, Charles Dickens, scrittore inglese vittoriano, autore tra gli altri di Oliver Twist e David Copperfield, e altri classici; Shakespeare naturalmente, ma legge avidamente di tutto, compresa la letteratura a lei contemporanea e le riviste. Tutto qui. Sulla superficie della sua esistenza non avviene nient’altro. È altrove che si deve cercare, più in profondità, oltre le apparenze. ALLA RICERCA Le suggestioni letterarie si univano a un carattere particolare, passionale in tutti i versanti della vita, allo stesso tempo eccezionalmente sensibile, quasi vivesse subendo sulla propria anima ogni contraccolpo proveniente da eventi esterni o interiori. Prova trasporto e abbandono per gli amori della sua vita, donne e uomini, in quanto i sentimenti li viveva, senza giudicarli. Gli slanci sentimentali si manifestano in un tono “quieto”, discreto, in quanto lei affida la sua irrequietezza spirituale alla silenziosa riservatezza della sua poesia. È attraverso essa che Emily impara a conoscere e confrontarsi con le sue pulsioni, i suoi pensieri, i sogni, i desideri e le paure della vita interiore, dalla quale sgorgano, a volte felicemente, altre con dolore e strazio, significati e sensi, ma anche domande angosciate, o meraviglie che la inebriano. Su tutto l’attrae, e la spaventa, il Mistero della vita. Si interroga, e si interroga, senza trovare risposte, né riuscire a costruirle con l’aiuto della fede o del mito. Nei riguardi della fede, Emily ha dubbi, vacillamenti. Per lei i boschi e i prati sono la Chiesa che ama frequentare, non quella dove si reca tutte le domeniche la sua famiglia. Smette così di andarci, in un ambiente e in un’epoca quando questo era considerato un atto empio, che precludeva la partecipazione alla schiera degli eletti. RIBELLE Inizia a scrivere a circa vent’anni, e da subito la sua poesia manifesta tratti originali: non ha messaggi da comunicare, teorie da sostenere, la sua è poesia senza compromessi, il linguaggio si fa forma pura di conoscenza. Una strada impegnativa. Intimamente ribelle, rifiuta le regole e le imposizioni, siano esse compositive, o della rigida società vittoriana in cui viveva. Nel 1850 in agosto ci fu una grande festa per l’adesione di settanta membri alla Chiesa Congregazionista, cui aderivano i Dickinson. In quel clima di forte revival religioso, Emily scrive: “Sono ferma qui, sola, ribelle”. IL SUO “VIZIO” Austin e Lavinia sapevano appena delle sue poesie, del suo “vizio” privato, come dice Barbara Lanati nel suo libro Vita di Emily Dickinson. L’alfabeto dell’estasi. Emily per Amherst non è che una donna normale, nota per il suo ammirato giardino; lei ce ne ha lasciato memoria nel suo Herbarium: vi coltiva nasturzi, campanule, primule, gerani, peonie, iris. Scrisse 1775 poesie, più numerose lettere a diversi interlocutori. Dalle sue parole si possono rilevare le tracce, esili, della sua esistenza. Non scrisse diari, non scrissero su di lei, e quando, dopo morta, venne alla luce la sua opera, le tracce biografiche o erano inesistenti, in quanto Emily volle tenere il suo privato per sé, oppure erano state distrutte, “censurate”, in quanto troppo intime e anti-convenzionali. In compenso, leggendola, la sua anima si schiude al lettore, timidamente, e rivela abissi di consapevolezza. Ci pensava a diventare famosa? In modo del tutto naturale, in una poesia, ipotizza come sarebbe se avesse successo; Emily desidera essere pubblicata, vuole che i suoi versi vengano ascoltati. Success is counted sweetest By those who ne’er succeed. To comprehend a nectar Requires sorest need. Not one of all the purple Host Who took the Flag today Can tell the definition So clear of Victory As he defeated – dying – On whose forbidden ear The distant strains of triumph Burst agonized and clear! Pare il successo dolcissimo A chi non l’ha conosciuto. Solo chi ne sa doloroso il bisogno Conosce il sapore di un nettare. Non uno della Folla purpurea Che oggi ha conquistato la bandiera Saprà con tanta chiarezza Dire ciò che vittoria è Come chi – nell’agonia Dell’esclusione – battuto – sente risuonare Dilacerato e preciso Lo stridore lontano del trionfo. Dunque, a chi non lo ha conosciuto, il successo pare assai dolce, solo chi ne ha provato un forte bisogno conosce il sapore di quel nettare. Quando costui, o costei ne sarà escluso, o esclusa, sentirà comunque sempre, come da lontano, la musica trionfale del vincente che le lacererà l’anima, sfiancata dal quel suono che addolora. A poco a poco, però, la poetessa perde interesse per il mondo editoriale, non le importa più pubblicare; quel che conta è far risuonare la sua voce più segreta, che parla libera con una grammatica esclusiva che illumina, a lei soprattutto, la strada che sta percorrendo. Scrivere per Emily è trovare se stessa. Ne nasce una personalità originale: nel secolo diciannovesimo osò, decisamente controcorrente, fare la scrittrice; allo stesso modo non si conformò mai, sempre il suo pensiero fu libero e autonomo, per molti versi una combattente ante litteram per i diritti delle donne. I suoi versi non concedono nulla alle mode effimere, ma si esprimono in un linguaggio unico, preciso, tagliente, dove la scelta delle parole è sempre assai accurata, e dove nessun dettaglio – dalla punteggiatura alla sintassi – è lasciato al caso, ma piegato alla necessità del parola lirica. Facendo poesia dialoga con se stessa. Le sue sono poesie non facili: non c’è un pensiero logico che le lega, un qualche costrutto o sistema; affollate di immagini che spesso sono convenzioni private dell’artista -come la Circonferenza –, oppure lanciate in uno spazio vuoto di contesto, in riferimento a elementi della sua quotidianità, quasi impossibili da chiarire. In lei tutto è metafora, mai consuete, non è possibile ricorrere a una tradizione per interpretarle e comprenderle. Emily era di riferimento solo a se stessa, e sempre più verso sé stessa si dirige la sua attenzione con lo scorrere degli anni. Per penetrare il senso della sua poesia è necessario purificarsi dagli strati di pregiudizi e consuetudini linguistiche, sociali, personali e culturali, rinunciare agli abituali modi di pensiero, aprirsi al possibile e immergersi con l’essere in ciò che ella dice. A un tratto un’immagine prende forma e illustra il significato. Spesso è destabilizzante, è necessario andare a ritroso, alle origini del pensiero, procedere per associazioni, affidarsi all’intuito per comprenderlo; al contempo, si è sopraffatti da sentimenti forti, da riconoscimenti e somiglianze che paiono echeggiare nell’infinitezza del subconscio collettivo e archetipico. Emily esprime indirettamente quel mistero che lei vede e sente, ma che il linguaggio umano non è in grado di esprimere. Non ha altro modo, lo affronta avvicinandosi il più possibile alla verità, e, come Icaro, si brucia le ali dell’ispirazione, cedendo alla visione mistica. Procedendo negli anni, le sue composizioni diventano sempre più ellittiche, scarne, rimane poco da poter dire attorno all’ineffabile. Pure la punteggiatura è al servizio di questa lingua dell’indicibile, come il trattino che si sostituisce a un significato che non è possibile dire, o pone una pausa, chiede silenzio, per mettere parole e immagini in ordine, collocarle e capirne meglio il senso. Il significato della poetica Dickinsoniana prende corpo componimento dopo componimento, come se essi fossero le voci di un diario interiore, il suo contraddittorio, la verità ultima che cerca e trova in fondo a se stessa. I TEMI I temi del suo percorso lirico sono la Natura, il mistero della Vita e della Morte (lei lo chiama “Circonferenza”, il cerchio concluso dell’esistenza), la Morte e l’aldilà che immagina in tante situazioni differenti; l’amore. Il suo stile è l’espressione della sua fertile interiorità e ne segue fedelmente ogni modulazione, in modo che esterno e interno, macro e micro cosmo diventano una cosa sola. La Morte l’affascina in modo quasi morboso, se la figura in modi e attitudini differenti: un fantasma che adula per svelarsi poi nella sua orridità e catturare… cosa? L’anima? L’essere? Il corpo? Oppure è un gentiluomo che cortesemente l’accompagna all’Eternità. The only Ghost I ever saw Was dressed in Mechlin – so – He had no sandal on his foot – And stepped like flakes of snow – His Gait – was soundless, like a Bird – But rapid – like the Roe – His fashions, quaint, Mosaic – Or haply, Mistletoe – His conversation – seldom – His laughter, like the Breeze That dies away in Dimples Among the pensive Trees – Our interview – was transient – Of me, himself was shy – And God forbid I look behind – Since that appalling Day! L’unico Fantasma che ho mai visto Era abbigliato in Mechlin – proprio così – Non aveva sandali ai piedi – E camminava come fiocchi di neve – Il suo Passo – era silenzioso, come un Uccello – Ma rapido – come il Capriolo – I modi, antiquati, a Mosaico – O magari, Vischio – La conversazione – scarsa – Il riso, come la Brezza Che si spegne in Crespe Fra gli Alberi pensosi- Il nostro colloquio – fu effimero – Di me, era timoroso – E Dio non voglia che mi guardi indietro – Da quel Giorno spaventoso! Oppure: Because I could not stop for Death – He kindly stopped for me – The Carriage held but just Ourselves – And Immortality. We slowly drove – He knew no haste And I had put away My labor and my leisure too, For His Civility – We passed the School, where Children strove At Recess – in the Ring – We passed the Fields of Gazing Grain – We passed the Setting Sun – Or rather – He passed Us – The Dews drew quivering and Chill – For only Gossamer, my Gown – My Tippet – only Tulle – We paused before a House that seemed A Swelling of the Ground – The Roof was scarcely visible – The Cornice – in the Ground – Since then – ‘tis Centuries – and yet Feels shorter than the Day I first surmised the Horses’ Heads Were toward Eternity -– Poiché per la morte non potevo fermarmi, gentilmente a morte si fermò per me. Per noi soli in carrozza c’era spazio – E per l’immortalità – Lentamente – non aveva fretta, io, per la sua cortesia, avevo messo da parte l’ozio e anche il lavoro. Passammo oltre la scuola, dove i bambini nell’intervallo, in cortile, lottavano- Oltre i campi dai quali il grano ci fissava – Oltre il tramonto del sole – Noi lo passammo, o meglio, lui ci passò E la rugiada si fece fredda e tremante – Che di garza avevo la veste, e il mantello nient’altro che tulle– Ci fermammo di fronte a una casa – Come un rigonfiamento di terra – Il tetto appena visibile – Il cornicione – nella terra – Da allora – sono – secoli – pure se mi sembrano Più brevi del giorno in cui, per la prima volta Mi venne il sospetto, che le teste dei cavalli Fossero volte all’eternità – La Morte è un gentiluomo (Emily si inventa una Morte maschile!), tra loro i rapporti sono di estrema civiltà. Lui la porta in carrozza, e lei sente un po’ di freddo, poiché indossa un abitino di tulle. Quel viaggio le pare di qualche giorno, finché le viene il dubbio che i destrieri su quella carrozza magica la portino verso l’eternità. In questa poesia la Morte è amica, un incontro. Lampi di comprensione sublime, estatica si accompagnano a domande metafisiche, prive o sovrabbondanti di risposte: cos’è la Morte? La vita non è altro che un cammino verso la morte? E la morte è forse il centro dell’esistenza? A volte la Morte è incontro, come in “Because I could not stop for Death -”, altre straziante abbandono, perdita, assenza senza fine. Emily non si perde solamente nel suo mondo poetico, è anche molto attenta a quel che accade attorno a lei, intuisce i pensieri, capisce i comportamenti, vede al di là della mera apparenza, giungendo al motivo essenziale che guida la vita di ognuno, per questo osserva in disparte, e non giudica mai, neppure le amanti del fratello, la petulanza delle nobildonne di Amherst. INCONTRI, AMORI, ABBANDONI Chi furono le persone con cui Emily si relazionò? La famiglia, ovviamente, in particolare il padre, che la vorrà accanto a sé e di cui lei era la preferita, Lavinia, Austin e i suoi figli. Al di fuori della cerchia familiare ci furono persone cui Emily si legò visceralmente, nella mente, nello spirito, nella vicinanza fisica. Tra queste Susan Gilbert, conosciuta alla Amherst Academy, che diventerà poi la moglie di Austin. Di lei Emily si innamora, perdutamente. Descrive momenti di intimità, confessioni, racconta di lunghe passeggiate. Tra loro molte poesie, molte lettere, spedite o portate a mano dalla Homestead a Evergreen, la dimora confinante che Edward aveva fatto costruire per Austin e Susan. La passione esplode nei versi, il desiderio si infrange sulle rive dell’amata: Come slowly – Eden! Lips unused to Thee – Bashful – sip thy Jessamines – As the fainting Bee – Reaching late his flower, Round her chamber hums – Counts his nectars – Enters – and is lost in Balms . Vienimi incontro – Eden – lentamente! Labbra che ancora non ti conoscono Succhiano caute ai tuoi gelsomini – Come l’ape, quando ormai sul punto di venire meno – Raggiunge il fiore – tardi – E s’aggira ronzando attorno alla stanza – Ne passa in rassegna i nettari – entra – E infine nei profumi si perde. E ancora: Wild nights – Wild nights! Were I with thee Wild nights should be Our luxury! Done with the Compass – Done with the Chart! Futile – the winds – To a Heart in port – Rowing in Eden – Ah, the Sea!– Might I but moor – tonight – In thee! Notti selvagge – Notti selvagge! Fossi con te Notti selvagge sarebbero la nostra passione. Inutili – i venti – a un cuore ormai in porto – non serve la bussola – non serve la mappa – Remare nell’Eden –Il mare! Potessi almeno ormeggiare – Stanotte in te Immagini erotiche che esprimono lo slancio totale e sincero, quando, alla compostezza del giorno, si sostituisce l’ardore di due anime. Attraverso le parole, percorriamo l’intera parabola della loro relazione: dagli assalti frenetici del cuore, alla freddezza (e al dolore) dell’allontanamento, alla delusione nello scoprire che Susan non è la persona che Emily credeva. Sposato Austin, Susan ottiene ciò che vuole davvero: una grande casa, elegante, in cui ricevere ospiti illustri, che faranno di Amherst un vivace centro culturale. All’egocentrismo e alla brama di prima donna di Susan, Emily risponde con un improvviso silenzio. D’altra parte Susan non ha saputo, o voluto, rispondere con il suo stesso coinvolgimento. Emily riprenderà la corrispondenza con lei solo negli ultimi anni della sua vita, circa 30 anni dopo. Verso le tre figure che ebbero così intensa influenza sulla crescita intellettuale, e maturazione personale di Emily, i Master, Emily provava intensi slanci spirituali, nutriti da ammirazione e attrazione.Non è mai chiaro il confine tra ammirazione e amore per la Dickinson, perché Emily inscrive nel cerchio dei suoi sentimenti anche un affetto siffatto, platonico, di affinità intellettuali, di riconoscenza, e l’entusiasmo con cui vi si immerge non è diverso dai tormenti d’amore. Eppure un grande amore ci fu. Si chiamava Otis Philip Lord, un giudice. In questa poesia Emily usa parole da innamorata: Go slow, my soul, to feed thyself Upon his rare Approach – Go rapid, lest Competing Death Prevail upon the Coach – Go timid, should his final eye – Determine thee amiss – Go boldly – for thou paid’st his price Redemption – for a Kiss – Fai piano anima mia nutriti poco per volta Del suo raro avvicinarsi – Fa in fretta affinché invidiosa la morte Non ne superi la carrozza- Fai attenzione, che il suo sguardo finale Non ti giudichi inopportuna – Fatti avanti – Perché il prezzo richiesto, tu l’hai pagato La Redenzione – per un bacio Descrive l’incontro di due cuori il cui premio finale è un bacio, come nel famoso incontro tra Romeo e Giulietta, nel primo atto, scena quinta. In una lettera nel 1884 gli scrive: “È strano che tu mi manchi tanto di notte dal momento che non sono mai stata con te – ma l’amore puntualmente ti domanda, appena ho chiuso gli occhi – così mi sveglio calda dal desiderio che il sonno ha quasi appagato […].” Si incontrano nel 1859, Otis è collega e amico di Edward, ma la loro relazione sboccia dopo la morte della moglie di lui, Elizabeth, nel 1877 e durerà fino al 1884, anno in cui Otis si spegne. Ebbero una vivida relazione epistolare, dalla quale traspare la loro affinità, soprattutto intellettuale. Dickinson scrisse: “Mentre gli altri vanno in Chiesa, io vado alla mia. Forse che non sei tu la mia Chiesa, forse che noi non abbiamo un inno che conosciamo solo noi?” Lei lo chiamava “il mio amato Salem” (Salem era la città di Otis), e si scrivevano ogni domenica, giorno che Emily aspettava con impazienza, tanto da dire che “martedì è un giorno molto deprimente”. Lui le chiese di sposarla, ma lei declinò. Samuel Bowles, probabilmente uno dei Master (Emily non ne svela mai i nomi), era giornalista e redattore capo dello “Springfield Daily Republican” e molto vicino alla famiglia Dickinson; dal 1858 iniziano uno scambio epistolare. Per lui Emily proverà grande attrazione, intellettuale e personale, lui era molto colto, brillante, sensibile. È Bowles che stampa quattro delle sue poesie tra il 1861 e il 1866, tra cui I taste a liquor: I taste a liquor never brewed – From Tankards scooped in Pearl – Not all the Frankfort Berries Yield such an Alcohol! Inebriate of air – am I – And Debauchee of Dew – Reeling – thro’ endless summer days – From inns of Molten Blue – When “Landlords” turn the drunken Bee Out of the Foxglove’s door – When Butterflies – renounce their “drams” – I shall but drink the more! Till Seraphs swing their snowy Hats – And Saints – to windows run – To see the little Tippler From Manzanilla come! Da boccali scavati in perla – Assaporo un liquore mai distillato. Neppure le bacche di Francoforte Un alcool simile hanno mai dato! Ebbra d’aria – Corrotta di rugiada – Da locande di blu fuso – Vacillo –lungo interminabili giorni d’estate. E quando gli “osti” dalla digitale Cacceranno l’ape ubriaca – Quando la farfalla rinuncerà ai suoi “sorsi” Io, berrò ancora di più! Fino a quando i serafini dondoleranno I loro bianchi cappelli e accorreranno Alla finestra – i santi – per vedere La piccola bevitrice giunta da Manzanilla! Emily si abbandona all’euforia dei giorni d’estate, coi sensi ne gode la bellezza, si ubriaca dei loro liquori, dei profumi, s’immerge nella sensualità della natura senza curarsi dei limiti tra sé e quel mondo inebriante. Un’ubriacatura del genere è flusso vitale, perfino gli angeli, e i cherubini vorranno vedere la sua insaziabile gioia, lei, la “piccola bevitrice” così esperta, proveniente dall’origine stessa della bevanda alcolica, Manzanillo, a Cuba, produttrice di rum. Bowles farà conoscere a Emily Thomas Wentworth Higginson, autore, critico, attivista. Era collaboratore della rivista “Atlantic Monthly”, dove pubblicò un articolo “Lettera a un giovane principiante”, per dare consigli sulla scrittura. Dickinson la legge, e decide di rispondergli, nel 1862, accludendo quattro sue poesie. Higginson rimane colpito da quella ragazza, ma le dice che le sue poesie non sono ancora mature, e che necessitano di correzioni. In realtà, Higginson non capisce, quei componimenti per lui erano qualcosa di rozzo. Non si renderà mai conto di chi ha incontrato, nonostante Emily all’inizio si relazioni a lui come “l’allieva” e gli chieda: “Siete troppo occupato per dirmi se la mia poesia è viva?” Higginson non pubblicherà mai Emily, nonostante ne abbia il potere, le preferisce scrittrici più popolari e di successo, meno imbarazzanti. In vita pochissime poesie di Emily videro la luce: erano troppo rivoluzionarie, originali, provocatorie; nell’America vittoriana dal tempo, percorsa da una profonda rinascita religiosa, non c’era pubblico per quei versi. È PIÙ DIFFICILE VIVERE All’opposto dell’amore c’è la morte, che Emily interroga, immagina, cerca di capire e per questo ne è attratta, morbosamente, come l’ape che sugge il nettare del fiore. Emily incontra molte morti che la feriscono: dalla giovane di quindici anni nel 1844, a quella di Bowles, di suo padre, nel 1874, di sua madre, nel 1882, Otis. Tanto di sé ha investito su quelle persone; quando ella ama, lo fa con tutto il suo essere, dona loro la sua parola, non potendo donare il corpo, e vorrebbe che quel tramite non si spezzasse mai. Al padre, che così tanto chiedeva da lei, che la voleva esclusivamente per sé, Emily era legata profondamente, in quel legame ella aveva trovato la libertà di esistere secondo la sua natura. L’assenza senza fine di Edward Dickinson la priva di riferimenti, e lei vacilla non più perché ubriaca di vita, ma perché ha perso la sua interezza, e così si ammala. Si sente abbandonata, più sola che mai. Nel 1860 era morta anche la zia Lavinia, che Emily aveva amato come e più di sua madre. La poetessa si sgomenta, l’Oscurità della Morte è impenetrabile, incute terrore, perché la priva per sempre di tutti coloro che ama. Proprio nell’assenza impara a tollerare il dolore, ma anche a vivere la gioia dell’attesa e del ritorno; confrontandosi con se stessa, diventa consapevole della difficoltà di vivere. Afferma l’incipit di una sua poesia: “ʻTis not that Dying hurts us so – ʻTis Living – hurts us more”, è più terrorizzante vivere che morire. RECLUSA Per comprendere il dolore, in senso etimologico per includerlo, contenerlo, e così riassettare attorno ad esso tutte le esperienze, decide di vivere appartata, reclusa, di non uscire più dalla sua stanza, di ricevere le persone da dietro la porta. Dal 1861 veste esclusivamente di bianco, come una sacerdotessa, pura, vergine, non toccata dall’Oscurità e dal Male. Lì, in isolamento, scrivendo e riflettendo, fa pace con la sofferenza. Nel 1861 in una poesia immagina una persona morta (lei stessa?) che assiste al suo funerale, in versi di una potenza semantica e creativa straordinaria: I felt a Funeral, in my Brain, And Mourners to and fro Kept treading – treading – till it seemed That Sense was breaking through – And when they all were seated, A Service, like a Drum – Kept beating – beating – till I thought My Mind was going numb – And then I heard them lift a Box And creak across my Soul With those same Boots of Lead, again, Then Space – began to toll, As all the Heavens were a Bell, And Being, but an Ear, And I, and Silence, some strange Race Wrecked, solitary, here – And then a Plank in Reason, broke, And I dropped down, and down – And hit a World, at every plunge, And Finished knowing – then – Sentii un funerale, nel cervello E I passi pesanti di chi mi piangeva Avanti e indietro, lenti, finché – mi parve – il senso prendesse ad affiorare – E quando tutti furono seduti, il Rito come il suono di un tamburo – un ansito continuo finché mi parve che la mente mi si intorpidisse – E poi udì sollevare la cassa, e scricchiolarmi nell’anima con gli stessi stivali di piombo, di nuovo, e poi lo spazio cominciò a suonare a morto, come se i cieli fossero una campana e l’essere, un orecchio, e io e il silenzio, una razza strana, naufraga, solitaria, qui. E poi un asse nel cervello si spezzò, e caddi giù, e giù – colpendo un mondo a ogni tuffo e finii di capire / finii col capire, allora Cos’è dunque la Morte? Cosa c’è dopo di essa? Il nulla, il vuoto, l’eterna assenza. Il senso è percepibile, in uno stato di estasi, ma resta ineffabile. Come una mistica Emily, uscendo da sé, vede che l’abisso che separa il corpo e l’anima, la morte e la Vita, la Circonferenza misteriosa, si risolve nella morte. Negli ultimi anni di vita si ammala gravemente, muore il 15 maggio 1886. Pochi giorni prima aveva scritto un biglietto per le cugine Norcross, le figlie di zia Lavinia: “Called back” richiamata. Anche Emily aveva avuto la sua chiamata, infatti, nell’anno stesso in cui morì suo padre. E ora sente di “tornare” in quel luogo, incomprensibile ai sensi umani, che ora vede. In un condizione cioè dove non c’è più differenza tra corpo e anima, tra Vita e morte, tra pensiero e azione, dove la parola riesce a vivere in pienezza di significato e abita il mondo intero. Dove non c’è solitudine, ma solo Eternità, ritorno, consolazione. In conclusione, avendola ascoltata, e cercato di comprendere, vedo Emily Dickinson danzare nell’immaginazione, libera, leggera, ebbra della gioia della vita, davanti a un pubblico immenso, di vivi e di morti, ormai uguali, di cui lei non si cura. Si preoccupa solo, ma per poco, di non saper danzare sulle punte: I cannot dance on my toes, Non so danzare sulle punte, recita il capoverso di una straordinaria poesia. Non importa, nel sogno è possibile anche questo. Nota bibliografica, che può servire anche da spunto per ulteriori letture. • Le poesie originali sono state prese da: Emily Dickinson. The Complete poems, a cura di G. Ierolli, https://www.emilydickinson.it/poesie.html; • la traduzione in italiano delle stesse si trova in: Barbara Lanati, Emily Dickinson, Silenzi, Fetrinelli Barbara Lanati, Sillabe di seta, Feltrinelli • Per biografia e critica mi sono servita di: Barbara Lanati, Vita di Emily Dickinson. L’alfabeto dell’estasi, Feltrinelli, Harold Bloom, Emily Dickinson, Chelsea House Pub Marisa Bulgheroni, Nei sobborghi di un segreto, Mondadori

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L'alchimia della Scrittura. Trasforma il tuo romanzo in una storia di successo

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CORSO DI EDITING PER SCRITTORI IMPARA A CORREGGERE IL TUO ROMANZO La casa editrice Opposto, divisione Servizi integrati per l’Editoria, presenta Il corso di editing rivolto agli scrittori non professionisti che vogliano migliorare il proprio romanzo in fase di rilettura. Ciò che proponiamo è un metodo rapido ed efficace per riconoscere i punti deboli del proprio testo, apportando le opportune modifiche per rafforzare l’idea portante del romanzo stesso, nonché i personaggi, le ambientazioni, l’uso dei tanti elementi in grado di trasformare una storia nella sua versione migliore. Valuteremo insieme i passaggi base, verificando che siano stati tutti rispettati o se non sia il caso, invece, di rafforzarli . La parte dedicata alla teoria verrà seguita dalle esercitazioni pratiche in aula. L’intero corso è composto dai 4 seguenti moduli della durata di 10 ore ciascuno. La frequenza di ciascun modulo è di una volta alla settimana, per la durata di 2 ore. MODULO 1 IL TESTO IL GENERE E LO STILE L’AMBIENTAZIONE STORIA E NARRAZIONE, FABULA E INTRECCIO LA VOCE NARRANTE I PERSONAGGI ESERCITAZIONI MODULO 2 LA TECNICA L’ONESTÀ DELLO SCRITTORE, STILE CORRETTO/ STILE CHIARO LA TRAMA, INIZIO-SVILUPPO-FINALE IL NARRATORE LA PROMESSA IMPLICITA IL RITMO LA STRUTTURA LO SCHEMA DELLE SCENE ESERCITAZIONI MODULO 3 I PUNTI DI FORZA COME SCRIVERE UNA STORIA DI SUCCESSO IL CODICE SEGRETO DEL RACCONTO INCIPIT VINCENTE I DIALOGHI (DISCORSO DIRETTO, INDIRETTO) LINGUA PARLATA/LINGUA SCRITTA L’USO DEI TEMPI, IL FINALE, IL TITOLO ESERCITAZIONI MODULO 4 REVISIONI EDITING REFUSI EDITING GRAFICO SPAZI, RIENTRI, ORFANE, VEDOVE NORME EDITORIALI INVIARE MANOSCRITTO A UNA CASA EDITRICE SINOSSI SCHEDA DI LETTURA RECENSIONE ESERCITAZIONI Per info scrivi a: editingopposto@gmail.com

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Come la direzione presa cambierà il destino dell'umanità e la nostra vita quotidiana entro il 20

"Dalla mia torre di avvistamento lancio, in tutti i modi, segnali d'allarme e qualche anti-virus. Se non avessi qualche speranza lascerei perdere" (Gianluca Magi).

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ionyverse.it un ottimo punto di riferimento per gli appassionati di astrologia

ionyverse.it un ottimo punto di riferimento per gli appassionati di astrologia

Oggi voglio consigliare a tutti voi un'altra ottima risorsa online per gli amanti dell'astrologia. Si tratta di https://ionyverse.it un sito web molto ben curato che ho scoperto proprio qui su 101. Ho scoperto il sito tramite un articolo pubblicato qui dalla sua autrice Ionela Polinciuc. Vi consiglio di aggiungere il suo profilo ai vostri 101 per restare aggiornati man mano che pubblicherà nuovi articoli, ne vale la pena! Vi lascio il link al suo profilo https://www.my101.org/altro-profilo.asp?u=138

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Due influencer contro l'omofobia - ( VIDEO )

Due influencer contro l'omofobia - ( VIDEO )

Due influencer girano un video per sensibilizzare le persone.Da Scampia, luogo dove si sentono, molto spesso, notizie negative, questa volta arriva un messaggio positivo! Parliamo di Christian Musella, fotomodello, blogger e conosciuto per essere il primo influencer Italiano e Antonio Caso, Influencer, blogger e fotomodello di Napoli, precisamente anch'egli di Scampia. I due influencer hanno creato un video per far capire alle persone che ognuno deve rispettare gli orientamenti sessuali altrui ma anche e, soprattutto, che si deve agire se qualcuno fa del male e commette violenza ai danni della coppia omosessuale, lesbica, transgender ecc. Purtroppo vicende con oggetto omofobia sono molto frequenti in Italia, così come in tutto il mondo, e per tale motivo, occorre sensibilizzare quante più persone possibili. Bisognerebbe capire il male che si può fare con un insulto o - peggio ancora - con una violenza fisica. Fatti che, purtroppo, non sempre vengono denunciati dalle vittime che, forse, per ingiustificata vergogna, preferiscono tacere. Per tale motivo i due influencer hanno deciso di girare un video di grande impatto pubblicato il giorno di Natale su Instagram e su Youtube.

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Il sessismo nel 2020.

Il sessismo nel 2020.

Il sessismo nel 2020 esiste ancora? Chi sono le maggiori vittime? Chiaramente noi donne, soprattutto nel mondo del lavoro. Una donna non si può permettere il lusso di sbagliare senza poi sentirsi dire frasi del genere: “non siete capaci”; “questo lavoro non è per donne”; “spostati che ci penso io”. Ancora peggio è quando a 21 anni ti inizi a muovere nel mondo del lavoro. A 22 anni credi ancora in qualcosa, credi che esista il giusto e lo sbagliato, soprattutto perché ti rapporti con persone più grandi di te con una maggiore esperienza di vita. Chi meglio di loro riesce ad affrontare un inghippo? A 21 anni ti ritrovi con un contratto a tempo determinato, in cui c’è la metti tutta per conquistarti i successivi rinnovi, e chissà..magari riesci a conquistarti l’ambito “contratto a tempo indeterminato”. E allora che si fa? Inizi a fare tutto ciò che ti viene chiesto, orari improponibili, ore in più di lavoro chieste all’ultimo secondo, provi ad imparare procedure che neanche i colleghi centenari non sapevano. Ti fai in quattro senza un minimo riconoscimento..questo perché sei tu, e sei una donna, e quando sei donna ti vengono a contestare solo ciò che fai di sbagliato. Arrivi quasi allo sfinimento cominciando a pensare che quel lavoro non faccia al caso tuo, pensi che sia meglio licenziarti. Quando cominci a pensare queste cose, arriva lui. Lui che cerca di capirti, di farti ragionare, lui che inizia a dirti quello che volevi sentirti quando facevi un buon lavoro. E allora credi di esserti innamorata di lui, e lui si innamora di te. A questo punto vi starete chiedendo dove sia il problema. Il problema c’è sempre. Lui è il tuo capo settore, ed è fidanzato. Quindi provi a reprimere questo sentimento, ma non riesci, è più forte di te. Inizia il lavaggio del cervello con le famose frasi che dicono gli uomini quando sono impegnati: “non va bene da mesi, anni” “domani ci parlo” “ti prometto che la lascerò” “voglio stare con te” “non sono mai stato così innamorato”. A 21 anni, nonostante sai che è sbagliato questo rapporto, nonostante sei la prima persona che è stata male quando il tuo ragazzo storico ti ha sempre tradita..e come si dice “non fare ad altri ciò che non vorresti fosse fatto a te stessa”, tu cedi. Cedi perché credi sempre nella parte buona delle persone e aspetti che quel famoso giorno arrivi. Quel famoso giorno però non è mai arrivato, è arrivata solo la lettera di licenziamento per me che avevo una “storia” sul posto di lavoro. A lui cos’è successo? Assolutamente nulla, è stato trasferito di negozio senza retrocedere di ruolo, senza nessun tipo di provvedimento, sapendo che non era la prima volta che aveva questo tipo di atteggiamento sul luogo di lavoro. Anzi vi dirò, per un pò è stato anche ricompensato diventando direttore, ma senza successo, dato che è durato quanto il sapore di una Big Bubble. Quindi..alla domanda: “Il sessismo esiste ancora?” Vi dico chiaramente che esiste.

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nel silenzio

nel silenzio

...quando avrai ripulito la tua anima da rabbia e dolore forse solo allora mi vederai davvero e solo allora capirai quanto sia importante per te... ma ora non posso fare altro che restare muta nel silenzio tra le trame del tempo ad aspettare.... patrjzja

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Droni e borghi antichi: Molini di Triora

Droni e borghi antichi: Molini di Triora

Se vi state chiedendo che cosa ci sia da vedere a Molini di Triora, questo articolo dovrebbe fare al caso vostro. Sicuramente da non perdere il Laghetto dei Noci a pochi passi dal forno, il quale da decenni produce e vende il tipico pane di Molini di Triora; capitare da quelle parti e non assaggiarlo sarebbe un delitto. Molini di Triora è una meta ideale anche per gli amanti della Mountain Bike, a questo proposito vi consiglio di visitare questa pagina https://it.wikiloc.com/percorsi/mountain-bike/italia/liguria/molini-di-triora nella quale potrete trovare indicazioni sulla qualità dei percorsi e sul grado di difficoltà. Per un ulteriore approfondimento vi lascio un collegamento al sito ufficiale del comune http://www.comune.moliniditriora.im.it/ e quello alla pagina di Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Molini_di_Triora Nel video di oggi sorvoliamo tutta la zona grazie al drone Dji Mavic e vediamo alcune immagini dei carruggi di questo meraviglioso borgo situato nella Liguria di Ponente, vi auguro una buona visione.

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Una carezza notturna

Guardo il mondo che si muove. Lo guardo con occhio statico. Non lamento mai poca mobilità emotiva, ne reale coinvolgimento nell'attività vitale del sistema. Non rimpiango un si detto. Mai. Perché dietro esso, un Universo concentrato. Non insisto sul mio vivere, perché ogni entità da a questa parola una personalissima spiegazione. Soddisfo il mio ego con la prepotenza di chi non vuole accodarsi a nessuno. Soddisfo il mio ego con l'orgoglio di chi non vuole paragonarsi a nessuno. Soddisfo il mio ego con l'arroganza di chi vuole rivoluzionare l'ego dell' essere umano. Ma non mi abituo a una conquista. Non mi adagio ad una vittoria. Non gioisco a oltranza di un momento di soddisfazione. Ciò che sarò sarò. Perché l'imprevedibile corso degli eventi lo ha voluto. Perché l'infinita mia anima, lo ha già definito.

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Una coppia dopo 67 anni insieme festeggiano il loro anniversario ancora innamorati..

Lasciare andare quella vecchia me riflessa agli occhi degli altri.. Un rapporto deve continuamente rigenerarsi dopo un po'di tempo si rischia di essere troppo legati a ciò che piace all'altro e schiavi di un continuo ripetersi di eventi..si rischia di cercare nuove relazioni o amanti per uscire dagli schemi.. Vi è mai capitato di essere diversa a seconda di chi avete davanti? Ecco proprio quello.. uscire dagli schemi... L'essere umano ha bisogno di uscire dagli schemi.. pianificazioni paure scelte portano a dover prendere continuamente una decisione... Ma se in una coppia dove si rimane schiavi degli stessi poiché nessuno dei due vuole deludere l'altro e la paura di volare è una decisione e come tale rimane all'interno della coppia per chiunque volesse liberarsene deve uscire dagli schemi. Importante riflessione che porta noi tutti nella stessa direzione il cambiamento.. Abbiamo diritto e bisogno di cambiare non possiamo essere vincolati per sempre da una relazione.. la libertà di pensiero e di poter modificare i nostri modi di dire di pensare e di agire ogni volta che lo desideriamo.. Quante volte ho sentito dire da chi era al mio fianco oggi mi piace fumare poi non mi piace più e poi mi piace ancora questo significa che noi cambiamo continuamente..e così per tutte le cose.. In un nuovo contesto si ha la possibilità di ripetersi oppure riprogrammarsi..o quello che amo dire io rinnovarsi.. La libertà ti da spazio movimento e nessuna staticità nel chiudersi dentro in un rapporto e vedere sempre lo stesso film ripetersi all'infinito..

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TRUMP vs BIDEN: il flop della democrazia USA.

Trump durante il suo mandato, numeri alla mano, ha risollevato l’economia interna del suo Paese, favorendo l’occupazione e aumentando gli stipendi. Ha garantito contributi statali durante il Lock Down. Non ha inviato truppe militari, anzi, in Germania ha fatto proprio il contrario, inimicandosi la Merkel. Non ha bombardato nessuno, a differenza di chi lo ha preceduto. Non ha innalzato muri, come i giornali fanno credere, ha terminato quelli già costruiti dalle precedenti amministrazioni. Assistiamo e assisteremo alla più grande catastrofe della società globalizzata. Un incubo che sta diventando realtà.

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Malevolenza

Cara luna, tanto distante e tanto lucente, quanto tempo che non parliamo, sono convinto che oramai sono l'unico che riesce a farlo; sei meravigliosa in tutte le tue forme, che tu sia crescente, piena o calante: per me tu resti affascinante. Vorrei poter stare con te dal giorno alla notte, sò che per te potrei salpare i mari più profondi e varcare le grotte più tetre e inesplorate; sò per certo che se me lo chiedessi ti regalerei il mio stesso cuore ancora pulsante. La mia attrazione verso di te è senza eguali, ma tu sei distaccata da me, un mio semplice sguardo provoca una smorfia sulla tua faccia, un mio sorriso ti fa disprezzare il mio volto e un ingenuo abbraccio ripugnare il mio corpo. Ti amo, si, ma ti detesto allo stesso tempo: mi fai sentire una piccola e futile creatura senza uno scopo. Ma io sono uno stolto, un semplice cagnolino che scatta a ogni tuo comando, ma che da parte tua riceve solo malevolenza.

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Abbigliamento RHEA 100% made in Italy.

Abbigliamento RHEA 100% made in Italy.

RHEA è un brand che nasce dalla passione di un gruppo di ragazze, per il settore "abbigliamento". Per ciò, dopo un accurata ricerca del prodotto che rispecchiasse il rapporto qualità - prezzo ideale, il team RHEA oggi, propone prodotti MADE IN ITALY, casual e all'avanguardia ad un prezzo accessibile.

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Secondo me è vero!

Secondo me è vero!

Le unghie sono produzioni cornee dell'epidermide, poste sulla faccia dorsale delle ultime falangi delle dita di mani e piedi. Sono prerogative dei primati, oltre all'uomo, quindi, sono presenti soltanto nelle scimmie e nei lemuri. UnghieLe unghie contribuiscono in misura sostanziale alla precisione manipolativa della mano. Grazie alla presenza di queste lamine riusciamo a manipolare oggetti molto piccoli, come uno spillo. Le unghie, inoltre, conferiscono alla punta delle dita una maggiore sensibilità, grazie alla ricca innervazione del letto ungueale. Infine, tali strutture fungono da vere e proprie placche protettive dell'estremità digitale.

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