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"L'ITALIA È UN PAESE INCIVILE CON I DISABILI. UN ESEMPIO PER TUTTI L'OSPEDALE MONALDI

"L'ITALIA È UN PAESE INCIVILE CON I DISABILI. UN ESEMPIO PER TUTTI L'OSPEDALE MONALDI

In un Paese civile non staremmo nemmeno davanti al pc a scrivere queste righe. In un Paese caritatevole e misericordioso, anche. Ed invece l’Italia è la Nazione dei burocrati, delle scartoffie, delle opere incompiute, del politically incorrect, del “io penso a me e Dio a tutti”. Il tema dei disabili è sempre molto caro e “toccante”, almeno a parole certo. Tante, tantissime le iniziative nei confronti di queste fasce considerate più deboli ma, in soldoni, si fa poco o nulla per poter anche agevolare situazioni anche decisamente complicate. Come sempre accade nel nostro Paese i diritti non vanno di pari passo con la gentilezza e sono quindi necessarie disposizioni chiare ed inequivocabili. La politica si prenda le sue responsabilità considerato come dal 1998 sono stati presentati solo disegni di legge e di modifiche delle stesse attualmente vigenti ma a tutt’oggi è ancora tutto affidato alla gentilezza e sensibilità delle persone che, spesso – fin troppo – viene a mancare. Parcheggi dedicati, pass per camminare nelle zone a traffico limitato e tante agevolazioni, tra le più disparate e pure superflue per poi perdersi in un bicchiere d’acqua. Ed in tempo di pandemia, i nodi vengono maggiormente al pettine. Può, un disabile, accelerare le procedure per un tampone? Assolutamente no. Chiunque sia costretto a sottoporsi al tampone, è chiamato a rispettare le file come tutti gli altri cittadini. Caldo o freddo, sole, vento o pioggia non importa. Attendere in fila. Una roba fuori dal mondo. Addirittura, come capitato al Monaldi, le guardie giurate sono state debitamente istruite a tal riguardo; vietato ogni “scavalcamento” di file, bisogna restare per ore in fila ed attendere pazientemente, pur se portatori di disabilità anche importanti. Nell’ultimo Dpcm emanato dal governo italiano, il primo del premier Draghi, un articolo dedicato proprio ai disabili, il 3. Già, ma cosa dice? Di fatto consente la riduzione del distanziamento con gli accompagnatori, l’obbligo di non indossare la mascherina per chi ha patologie alle vie respiratorie, la possibilità di andare a trovare parenti ed amici. Beh, provvedimenti fondamentali, così come la possibilità per i caregiver di assistere i pazienti in ospedale. Cosa sarebbe costato aggiungere un piccolo articolo su file privilegiate? Su percorsi dedicati? Nulla. Per la cronaca abbiamo più volte tentato di contattare il Garante dei Disabili della Regione Campania. Abbiamo anche lasciato un messaggio alla segreteria ma nulla. Forse chiediamo troppo, forse servirebbe ridimensionare le nostre aspettative, d’altronde l’Italia non è un Paese civile.

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Auguri donne

Auguri a noi donne, che sappiamo essere presenti anche quando sembriamo distratte. Che sappiamo amare senza dire che amiamo, anche un estraneo. Che troppo spesso non ci mettiamo al primo posto, che troppo spesso "è più importante la sua/loro felicità che la mia. Se sta/stanno bene lui/loro posso star bene anch'io". Auguri a noi, a cui il rancore spesso non appartiene, che auguriamo il bene all'altro anche se l'altro ci ha dilaniato. Auguri a noi che se stiamo male nessuno se ne accorge perché continuiamo ad andare avanti e invece dovremmo dire che ci stiamo sgretolando. Auguri a noi che siamo sorelle, amiche, compagne, fidanzate, mogli, madri. Auguri a noi che ci vediamo belle solo se truccate o con la piega perfetta e che non ci accorgiamo che lo siamo soprattutto dopo una notte insonne, perché il/la/i bambino/a/i ci hanno tenuto sveglie o perché siamo state male o perché siamo preoccupate per qualcosa. Auguri a noi che spesso non ci rendiamo conto di quanto meravigliose siamo. Auguri a noi che siamo donne. Ma auguri a noi non solo oggi, ma anche domani e per sempre.

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Il reato di caporalato è integrato anche con la sola -reiterata- insufficiente retribuzione...

La Cassazione pen. n. 6905/2021, in tema di reato di ‘caporalato’ (art. 603 bis c.p.), ha precisato che per ritenerlo integrato è sufficiente la sussistenza di una sola delle condizioni indicate nel co. 2 dell’art. 603 bis c.p.: “…essendo sufficiente, ai fini della integrazione del reato contestato,... https://medicinaescienza.wordpress.com/2021/03/07/brevi-note-su-legge-e-diritto-il-reato-di-caporalato-art-603-bis-c-p-e-integrato-anche-con-la-sola-reiterata-insufficiente-retribuzione-del-lavoratore

 

I Record attuali

I Record attuali

Vittorie: Fabio Verdi ( 12) Pole: Fabio Verdi (16) Giri veloci: Michele Tamarini (12) Podi: Gaetano Monte ( 18) Vittorie sul bagnato: Raffaele Ciavarella (4)

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COVID : vaccinopoli

COVID : vaccinopoli

La terza ondata covid è annunciata per il mese di Marzo, la speranza che i contagi cominciassero a diminuire si è schiantata con l’arrivo della variante Inglese. Le restrizioni sociali adottate dai vari governi compreso quello Italiano, non hanno portato i risultati sperati,(anche per colpa nostra) ecco che la vaccinazione di massa diventa l’unica soluzione per uscire in tempi “accettabili” da questa drammatica situazione... https://ciaovecio64.altervista.org/covid-vaccinopoli/

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Yemen: Almeno 90 combattenti tra le forze governative e i ribelli Houthi sono stati uccisi a Marib ne

Yemen: Almeno 90 combattenti tra le forze governative e i ribelli Houthi sono stati uccisi a Marib ne

Violenti combattimenti tra le forze filo-governative yemenite e i ribelli Houthi appoggiati dall’Iran hanno ucciso almeno 90 combattenti da entrambe le parti nelle ultime 24 ore, hanno detto sabato fonti militari governative. I ribelli sciiti hanno lanciato una offensiva lo scorso mese per prendere Marib, l’ultima roccaforte nel nord dello Yemen delle forze filo-governative che sono appoggiate dalla coalizione militare a guida saudita. continua a leggere.... https://www.guerrenelmondo.it/index.php/2021/03/07/yemen-almeno-90-combattenti-tra-le-forze-governative-e-i-ribelli-houthi-sono-stati-uccisi-a-marib-nelle-ultime-24-ore/

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Spesafacile - applicazione per organizzare la spesa online

Spesafacile - applicazione per organizzare la spesa online

È da questo pomeriggio che ci lavoro, ma finalmente è pronto! L'ho chiamata "Spesafacile" ed è una piccola utility che mi evita di fare l'inventario ogni volta che devo ordinare la spesa online.

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“SVEGLIAMI QUANDO SARA' FINITA” di SAVERIO GRANDI

“SVEGLIAMI QUANDO SARA' FINITA” di SAVERIO GRANDI

“Svegliami quando sarà finita” è il secondo dei cinque singoli che anticipa l'uscita del nuovo album (prevista prima dell'estate) di Saverio Grandi. Questo artista è uno dei songwriters più prolifici e di successo del nostro paese, ha pubblicato oltre 300 brani e collaborato con artisti del calibro di Vasco Rossi (compresa la recente “una canzone d'amore buttata via”), Laura Pausini, Nek, Raf, Stadio, Marco Mengoni e tanti altri, vendendo 21 milioni di copie e totalizzando oltre 650 milioni di views su YouTube. Dopo “mi piace”, Saverio pubblica il 19 febbraio “svegliami quando sarà finita”, un pezzo stilisticamente diverso dal singolo precedente ma sempre estremamente valido. Stiamo parlando di una canzone molto sentita, un inno al “non mollare mai” nonostante il brutto periodo. Un brano molto sentito, coraggioso, che dimostra un'incredibile onestà e libertà intellettuale. Saverio Grandi, in questa canzone, descrive perfettamente il “sentiment”, il percepito della maggior parte dell'umanità perchè, in fin dei conti, tutti vogliamo che finisca questo bruttissimo periodo storico e non sempre abbiamo la forza di affrontarlo. Insomma, un inno alla resilienza, una parola che ormai abbiamo imparato benissimo. Nonostante il messaggio molto intimo e malinconico, il pezzo si rivela molto orecchiabile e ben arrangiato (anche se vista la qualità dei lavori di Saverio, c'erano pochi dubbi), la voce calda e “amica” accompagnano l'ascoltatore che si lascia abbracciare da una struttura musicale che rende perfettamente l'idea e il feeling della canzone. Un altro singolo, un altro passo, un altro tassello che va a comporre quello che sarà sicuramente un album molto interessante.

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Venezia

Le origini di Venezia sono ancora un capitolo oscuro della storia del Medioevo, su cui poco ci dicono le fonti di cui disponiamo, spesso tra l’altro mescolando in modo inestricabile realtà e leggenda. L’unica cosa veramente certa è che Venezia nacque bizantina e tale si mantenne per alcuni secoli. I Veneziani (o “Venetici” come li chiamavano i Bizantini) elaborarono già nel X secolo una leggenda, di cui si ha notizia nell’opera di Costantino VII Porfirogenito (l’imperatore erudito sul trono di Bisanzio dal 913 al 959), secondo cui la loro città sarebbe stata fondata in “un luogo deserto, disabitato e paludoso” al tempo dell’invasione di Attila, quando cioè il re unno devastò la terraferma veneta distruggendo Aquileia e altri centri minori. Il racconto era destinato a nobilitare l’origine della città lagunare facendola derivare da un avvenimento drammatico che colpiva fortemente l’immaginario collettivo. Ma la realtà era più modesta: i Veneziani non si insediarono in territori deserti e la migrazione ebbe luogo in un lungo arco di tempo. Le isole in cui si sarebbe formata Venezia erano infatti abitate già in epoca romana, anche se non siamo in grado di dire se si sia trattato di insediamenti di una certa importanza o più semplicemente di poche case isolate o al massimo di piccoli villaggi. Significativa è in proposito una lettera di Flavio Aurelio Cassiodoro, il senatore romano che fu ministro dei re ostrogoti, a cui si deve una descrizione della laguna in una sua lettera del 537-538 con la quale ordinava il trasporto per nave di rifornimenti alimentari dall’Istria a Ravenna. Questi dovevano passare attraverso la rotta interna (i cosiddetti “Septem Maria” da Ravenna ad Altino e, di qui, ad Aquileia) sotto il controllo dei “tribuni marittimi” delle Venezie e la circostanza offre a Cassiodoro lo spunto per descrivere l’ambiente lagunare in cui si poteva navigare anche quando le condizioni del tempo non consentivano di avventurarsi in mare. Gli abitanti, egli aggiunge, vi avevano le proprie case “alla maniera degli uccelli acquatici”, con le barche legate fuori come se si trattasse di animali, e la loro unica ricchezza consisteva nella pesca e nella produzione del sale. Un ambiente, a quanto pare, con una struttura sociale ancora primitiva, ma possiamo anche chiederci fino a che punto la retorica dell’autore può avere deformato la realtà dei fatti. La nascita di Venezia, al di là di quanto raccontano le leggende, fu un processo lento, e tutto sommato oscuro, iniziato nella seconda metà del VI secolo e protrattosi per una settantina di anni o ancora di più, fino almeno al IX secolo, se si considera formazione di quel complesso urbano che oggi è la città di Venezia. Anche se erano abitate, le lagune continuavano a restare un elemento secondario rispetto alle vicine città della terraferma che avevano raggiunto una particolare fioritura in epoca romana. Tra queste la principale era Aquileia; venivano poi Oderzo, Concordia, Altino, Padova e Treviso, la cui importanza era cresciuta all’epoca della dominazione ostrogota. Tutti questi centri, che in misura diversa concorsero alla nascita di Venezia, avevano come caratteristica comune la presenza di collegamenti fluviali con il mare attraverso i quali fin dai tempi più antichi venivano esercitati i commerci. Le città legate alla nascita di Venezia facevano parte dell’ampia provincia di Venetia et Histria, costituita come decima regione dell’Italia romana al tempo dell’imperatore Augusto e divenuta provincia quando Diocleziano nel III secolo aveva riformato l’ordinamento amministrativo. La regione era così chiamata dalle due popolazioni preminenti, i Veneti e gli Histri, e si estendeva su un ampio territorio che dall’Istria giungeva a comprendere gran parte delle Tre Venezie fino al fiume Adda nell’attuale Lombardia. “La Venezia – scrive il longobardo Paolo Diacono nell’VIII secolo – non è costituita solo da quelle poche isole che ora chiamiamo Venezia, ma il suo territorio si estende dai confini della Pannonia al fiume Adda, come provano gli Annali in cui Bergamo è detta città delle Venezie” e più avanti fornisce anche una spiegazione dell’origine del nome Veneti: «il nome Veneti – anche se in latino ha una lettera in più – in greco significa ‘degni di lode’». La storia di Venezia bizantina inizia al tempo della guerra gotica, il lungo conflitto con il quale Giustiniano I riconquistò Italia. La Venetia et Histria – dove i Bizantini comparvero nel 539 – fu un fronte secondario, ma non di meno ebbe a risentire le conseguenze devastanti della guerra, che portò con sé distruzioni, violenze, carestie ed epidemie ricorrenti. Verso il 540 fu sottomessa dagli imperiali; poi durante la controffensiva ostrogota degli anni Quaranta venne spartita fra questi, i Goti e i Franchi per tornare infine sotto l’impero verso il 556 quando il generalissimo Narsete riuscì a riportare il confine alle Alpi. Scrive un cronista del tempo che dopo la fine della guerra l’Italia era “tornata all’antica felicità” ma, se mai questa vi fu, durò molto poco. Nel 568, guidati dal loro re Alboino, i Longobardi provenienti dalla Pannonia invasero infatti l’Italia superando le Alpi Giulie e dilagando nella pianura. Nell’arco di quattro anni quasi tutta l’Italia a nord del Po fu conquistata e l’invasione mise fine all’unità territoriale della regione veneta dove, nella parte orientale, restarono ai Bizantini soltanto Padova con il vicino castello di Monselice, Oderzo, Altino e Concordia. Fu anche la causa dell’inizio di un progressivo spostamento delle popolazioni della terraferma: di fronte ai nuovi venuti, la cui ferocia era proverbiale, le lagune offrivano un rifugio sicuro a causa della loro incapacità di condurre operazioni che richiedessero l’uso delle flotte. Le autorità ecclesiastiche temevano inoltre queste genti, ancora in gran parte pagane o al massimo di fede ariana, e il primo a dare l’esempio fu il patriarca di Aquileia, Paolino, che con il tesoro della chiesa si spostò in laguna nel vicino castello di Grado. I fuggiaschi pensavano sicuramente a un rifugio temporaneo, così come doveva essere accaduto in altre circostanze, ma questa volta gli avvenimenti presero un corso diverso che andava al di là delle aspettative dei protagonisti. I Longobardi si insediarono stabilmente in Italia e la loro progressiva espansione territoriale finì per accentuare gli spostamenti verso la costa delle popolazioni non intenzionate a restare sotto il loro dominio. Si trattò in ultima analisi di un avvenimento epocale, destinato cioè a cambiare il corso della storia: da un lato causò la frammentazione politica del territorio italiano, durata poi per secoli, dall’altro fu la causa determinante dell’origine di Venezia, che forse in condizioni diverse mai sarebbe esistita. I Bizantini tentarono inutilmente di cacciare i Longobardi, ma loro avanzata proseguì inesorabile nel corso degli anni, anche se con fasi di remissione e occasionali controffensive imperiali, fino ad arrivare nel 751 alla definitiva caduta di Ravenna, dove già nel VI secolo si era insediato l’esarco che per conto di Costantinopoli governava il territorio italiano, portando così alla fine del dominio di Bisanzio al centro e al nord della penisola. Il destino della terraferma veneta si compì nella prima metà del VII secolo. Nel 601 il re longobardo Agilulfo in guerra con Bisanzio si impossessò di Padova distruggendola e, poco più tardi, di Monselice. La presenza imperiale si riduceva così ai soli capisaldi di Concordia, Altino e Oderzo, ugualmente però destinati a cadere. Nel 616 Concordia era longobarda e verso il 639, quando il re Rotari condusse un attacco a fondo contro l’esarcato, fu la volta di Altino e di Oderzo. Buona parte delle popolazioni prese quindi la via delle lagune e, seguendo gli itinerari fluviali che in epoca più antica avevano segnato i loro rapporti con il mare, si insediarono in un’ampia fascia costiera che andava dai lidi di Grado fino a quelli di Chioggia. Non siamo in grado di avere idee chiare su questi spostamenti, su cui le fonti veneziane sono piuttosto confuse, ma possiamo affermare che il più importante riguardò il trasferimento dei quadri amministrativi da Oderzo verso la nuova città di Eraclea o Eracliana, fondata in quegli anni al margine della terraferma per volontà dell’imperatore Eraclio al fine di dare un nuovo centro a ciò che restava della provincia veneta. Finiva in questo modo per la Venezia di terraferma il processo storico iniziato con l’invasione longobarda e si concludeva con la nascita di una nuova realtà lagunare, costituita da un’amministrazione bizantina al governo di una specie di federazione di isole destinate a dar vita alla futura città di Venezia. La nuova realtà politica formatasi nelle lagune veneziane continuò a essere parte integrante della storia dell’impero di Bisanzio per ancora un paio di secoli. Verso il 715 (o secondo un’altra cronologia nel 697) le isole lagunari ebbero un proprio duca che diede inizio alla lunga serie dei “dogi” veneziani. Secondo la tradizione locale, il primo ad essere promosso alla carica fu un cittadino di Eraclea, di nome Paulicio, seguito da un secondo duca Marcello e da un terzo di nome Orso, ma la critica moderna è piuttosto diffidente su questa interpretazione e tende piuttosto a considerare Orso il primo vero duca veneziano, collocando la sua elezione verso il 726, nel momento in cui parte delle popolazioni italiane (e fra questi i Venetici) si ribellarono ai decreti iconoclasti dell’imperatore Leone III. Si tratterebbe in altre parole di un governatore locale eletto in contrapposizione a Bisanzio quando – come si legge nella Vita di papa Gregorio II – i sudditi in rivolta “senza tenere conto dell’ordinazione dell’esarco, in ogni parte di Italia elessero propri duchi” ma, anche se questa ribellione vi fu, ebbe breve durata e già nel 727 in un documento ufficiale Leone III e Costantino V si riferivano a Venezia come “la nostra provincia da Dio conservata”. Poco più tardi, inoltre, l’esarco in fuga da Ravenna temporaneamente occupata dai Longobardi trovò rifugio nelle lagune e poté riconquistare la sua città con l’aiuto della flotta venetica. Le isole veneziane restarono sotto il dominio imperiale anche dopo che, nel 751, i Longobardi misero fine all’esarcato, ma i rapporti con Costantinopoli cominciarono ad allentarsi al punto che nell’804 andò al potere a Malamocco (dove era stata spostata la capitale) un doge rappresentante del partito favorevole alla nuova potenza dei Franchi che si stava affermando e, quindi, avverso a Bisanzio. La situazione territoriale in terraferma si era infatti profondamente modificata: Carlo Magno nel 774 aveva messo fine al regno dei Longobardi conquistando dopo qualche tempo anche l’Istria bizantina. Nell’800 si era inoltre fatto proclamare imperatore, contrapponendo così a Costantinopoli una nuova potenza con una decisa volontà di supremazia in Occidente. In questo modo Venezia passava di fatto nell’orbita carolingia senza un’apparente reazione da parte di Bisanzio, ma quando nell’806 Carlo Magno assegnò Venezia, l’Istria e la Dalmazia al figlio Pipino, nella sua qualità di re d’Italia, l’imperatore Niceforo I, per riaffermare i diritti di Bisanzio, inviò una flotta che andò a gettare le ancore nella laguna veneta. Ne seguì una guerra bizantino-franco-venetica, con l’arrivo di un’altra flotta bizantina a Venezia, un tentativo fallito da parte di Pipino di conquistare le isole e, infine, una pace conclusa ad Aquisgrana nell’812 con cui Costantinopoli riconosceva a Carlo Magno il titolo di imperatore ma in cambio otteneva il dominio su Venezia. L’inviato imperiale che aveva trattato con Carlo Magno, lo spatario Arsafio, nell’811 a nome del suo signore dichiarò deposti il doge filofranco Obelerio e i due suoi fratelli associati al trono sostituendoli con il duca lealista Agnello Partecipazio, riportando così decisamente il governo cittadino sotto l’influenza di Costantinopoli. Questi avvenimenti segnarono l’ultimo intervento diretto di Bisanzio nella vita veneziana. Il ducato, anche se formalmente soggetto a Bisanzio, si avviò in realtà verso una progressiva indipendenza, pur mantenendo per secoli un forte legame con l’impero. Difficile dire quando Venezia sia divenuta indipendente, tenendo conto che il fatto avvenne senza scosse violente, ma soltanto come un processo naturale di evoluzione. La dottrina storica ha avanzato molte ipotesi in proposito, collocando in momenti diversi l’effettiva indipendenza fra IX e XI secolo e si può dire soltanto che già nel corso della prima metà del IX secolo vennero fatti passi notevoli in questa direzione: Agnello Partecipazio trasferì la capitale a Rialto, dando così una nuova fisionomia al ducato, e nell’828 sotto il suo successore Giustiniano il corpo di San Marco venne portato da Alessandria a Venezia dove costituì il simbolo della nuova città, sostituendo il culto bizantino di San Teodoro. E ancora, alcuni anni più tardi, i Veneziani conclusero un trattato con i Franchi (il Pactum Lotharii dell’840) con cui si comportavano né più né meno come uno stato autonomo. Ciò non significava l’indipendenza da Bisanzio, almeno come siamo soliti intenderla nei nostri schemi storici: da parte bizantina si seguitava a guardare a Venezia come una lontana provincia e da parte veneziana, non si sa se più per comodità che per convinzione, si continuò a lungo ad accettare una supremazia ideale di Bisanzio. Venezia mantenne un vincolo di sostanziale alleanza con l’Oriente fino al XII secolo, quando sotto i sovrani Comneni i rapporti cominciarono a incrinarsi, e l’aspetto più importante di questa furono i privilegi commerciali concessi a partire da Basilio II nel 992 e consolidati a partire dal 1082 con la crisobolla con cui Alessio I Comneno consentì ai Veneziani di commerciare in quasi tutto il suo impero senza pagare tasse. Oltre ai vincoli politici, tuttavia, si ebbe un rapporto culturale nel senso più ampio, in forza del quale Costantinopoli continuò a essere un modello indipendente dalla subordinazione politica, tanto che si può parlare di una Venezia bizantina anche quando era venuta meno una effettiva dipendenza. Questo rapporto si manifestò ampiamente in campo artistico (ed è sufficiente ricordare la chiesa di San Marco o la Pala d’Oro ordinata a Costantinopoli in cui ancora si vede lo smalto di Irene Dukas “eu\\sebestaéth au\\gouésth”), ma soprattutto nell’influsso esercitato dalla corte bizantina su quella ducale, riscontrabile nel sistema della coreggenza, con cui i dogi più antichi alla maniera bizantina cercavano di trasmettere il potere nell’ambito delle loro famiglie, nelle cerimonie di investitura ducale, nei vincoli matrimoniali (fra IX e XI secolo si annoverano tre dogaresse bizantine) e, infine nella concessione di titoli nobiliari bizantini ai duchi veneziani, un’usanza iniziata alle origini stesse del ducato e conservata sia pure in modo discontinuo fino all’ XI secolo. Il secolo successivo portò da una parte alla piena affermazione di Venezia come potenza mediterranea e dall’altra al progressivo allentamento e infine alla rottura dei tradizionali vincoli con Bisanzio. L’apice della crisi fu raggiunto nel 1171, allorché Manuele I Comneno fece arrestare a sorpresa i Veneziani presenti nell’impero e confiscare tutti i loro beni. Si trattò, secondo le fonti cittadine, di un atto proditorio, compiuto al fine di impossessarsi delle loro ricchezze, secondo quelle bizantine di una giusta ritorsione per la loro arroganza; ma al di là delle reciproche rivalse, resta il fatto che i rapporti fra le due potenze ne furono irrimediabilmente compromessi, malgrado i successivi tentativi di riportarli alla normalità compiuti con una serie di trattati nel 1187, nel 1189 e ancora nel 1198. Di fronte alla instabilità della politica bizantina, e al pericolo che Costantinopoli ormai in decadenza finisse in mano a qualche potenza ostile, maturò forse a Venezia il proposito di definire questi rapporti in maniera più duratura e soprattutto di garantire la sicurezza della presenza commerciale nell’impero. L’occasione venne con la Quarta Crociata, partita da Venezia nel 1202 e alla quale presero parte anche i Veneziani guidati dal loro doge Enrico Dandolo. La crociata non arrivò mai in Terra Santa e, per una serie di circostanze più o meno fortuite, deviò alla volta della capitale dell’Oriente, che crociati e Veneziani conquistarono nell’aprile del 1204, per poi insediarsi in gran parte del suo territorio, instaurando così un impero latino destinato a durare fino al 1261. Venezia diveniva in questo modo una potenza imperiale, rovesciando a proprio vantaggio il secolare legame con Bisanzio e spartendosi assieme agli altri vincitori l’impero di Romania. Per i contemporanei era un atto giusto e necessario, che Martin da Canal e altri giustificano come perfetta espressione della loro fede e come altrettanto perfetta esecuzione della volontà del papa. Si tratta, naturalmente, di propaganda, anche se espressa con convinzione, ma anche di una significativa espressione dell’orgoglio civico di una città divenuta stato. Venezia “la più bella del mondo” – come scrive il da Canal – si abbelliva ancor più con le prede di guerra portate da Costantinopoli e, si può aggiungere, in questo modo faceva sì che numerose opere d’arte fossero preservate dalle ingiurie del tempo e degli uomini per arrivare fino ai nostri giorni.

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Wonder Woman 1984 streaming italiano su altadefinizione

Wonder Woman 1984 streaming italiano su altadefinizione

Wonder Woman 1984 in streaming su altadefinizione, finalmente in Italiano. Era un pezzo che aspettavo, c'è voluto un po' prima che togliessero la versione sottotitolata. Per gli amanti del genere questo è da vedere senz'altro, c'è anche una piacevole apparizione di Lynda Carter, l'attrice che interpretò il ruolo di Wonder Woman nella serie televisiva degli anni settanta. https://altadefinizione.tours/wonder-woman-1984-streaming/

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Simone Iodice il designer e fondatore di Severe Gusts Italy un brand che spacca!!!

Simone Iodice il designer e fondatore di Severe Gusts Italy un brand che spacca!!!

Classe 78 nato a Ischia, e’ attualmente uno dei designer e Visual Merchandiser più in vista d’Italia. Alle scuole medie il suo insegnante di disegno gli disse: IODICE TU NON DISEGNI ... TU ZAPPI!!! Eccolo qui’ quello Iodice, disegnatore della sua carriera non solo nell’ambito della moda ma, anche in quello artistico. Immagine di alcune aziende che si sono affidate a lui per comunicare prodotti che spaccano. Ex Ufficiale della Marina mercantile italiana, lui si definisce ex impiegato per una compagnia di trasporti marittimi. Fondatore del modello Kelly Severe Gusts Italy, nel 2012 il successo lo porta tra i vip e tra personaggi famosi della tv. Non contento aveva un ulteriore sogno, quello di recitare con il grandissimo Lello Arena. Riuscito anche in questo , lo potete guardare in foto allegate. Una storia di successo che va’ avanti con milioni di difficoltà. Il COVID non fermerà i nostri sogni, rimaniamo eterni sognatori di un mondo migliore che ci accompagna, queste le uniche parole di Simone.

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Chi è Giovanni Buscetta?

Chi è Giovanni Buscetta?

Giovanni Buscetta è un influencer diciottenne di Busto Arsizio. Studente all’IPC Verri di Castellanza, indirizzo Turistico. Adora allenarsi ed è ormai da 3 anni che fa palestra, è un ragazzo trasparente, intelligente e molto diretto. << Sinceramente non mi sarei mai aspettato tutta questa notorietà sui social e spero un giorno di crearmi un bel futuro rendendo i miei genitori fieri di me. >>

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Stabilità politica fa rima con futuro. Il Premier eletto dai cittadini

Stabilità politica fa rima con futuro. Il Premier eletto dai cittadini

Il nascituro Governo Draghi, il terzo in questa legislatura, evidenzia, più che il fallimento della politica, su cui pure si potrebbe disquisire, l’incapacità alla resilienza del nostro sistema. Resilienza, in informatica, è la capacità di un sistema di adattarsi a nuove condizioni in modo da garantire l’erogazione dei servizi. La Costituzione italiana, in vigore dal 1° gennaio 1948, è la legge fondamentale dello Stato e regola, tra le altre cose, la forma di Governo. L’Italia è una Repubblica parlamentare che, quindi, vede nel Parlamento l’espressione della rappresentanza popolare essendo eletto quest’ultimo direttamente dai cittadini. Il Presidente del Consiglio dei Ministri, invece, è espressione di una maggioranza parlamentare e non popolare. La legittimità del Governo è, dunque, dovuta alla fiducia che le due Camere del Parlamento accordano all’esecutivo. Tanto basterebbe ricordare per non alimentare il pensiero di un certo corpo elettorale che, strumentalmente fomentato, ripudia Primi Ministri non eletti dal popolo. In realtà, dal 48 ad oggi, i cittadini non hanno mai eletto nessun Presidente del Consiglio dei Ministri, ma hanno esercitato la propria sovranità eleggendo, quali propri rappresentati, i componenti del Parlamento. Il sistema parlamentare ha palesato nel corso del tempo i propri limiti, basti pensare che in Italia dal 1989 al 2019 si sono susseguiti 16 Governi. Tutto ciò si ripercuote sulla possibilità di programmare a lungo termine poiché il destino della legislatura non è direttamente collegato a quello del Presidente del Consiglio dei Ministri ma a quello del Parlamento che ha facoltà sia di sfiduciare l’esecutivo sia di esprimere una nuova maggioranza. Posto che la democrazia rappresentativa è non solo una conquista di civiltà ma di responsabilità, non si può non considerare che in 73 anni la società sia mutata e che il divenire sia condizione necessaria per l’essere umano. Pandemia, vaccinazione, disoccupazione devono essere i temi principali dell’agenda politica del nuovo Governo ma, al netto della situazione di emergenza in corso, il tema di una Riforma costituzionale che possa prevedere l’elezione diretta del Presidente del Consiglio dei Ministri non può continuare a essere ignorato perché stabilità politica fa rima con stabilità economica e prospettive di crescita. L’elezione diretta del Primo Ministro non è garanzia di buon governo ma è una precondizione per porre in essere politiche a lungo termine non più rinunciabile. Sarà un caso se la Germania ha una situazione economica e finanziaria più felice della nostra?

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Qual è il tuo destino finanziario?

Almeno una volta nella vita, ti sei chiesto qual è il tuo destino finanziario, come calcolarlo, e se il destino è già stato scritto. Ebbene, ogni individuo, quando nasce, riceve un giorno, un mese, un anno, e un’ora. Spesso, diamo poca importanza all’ora, al giorno, al mese e all’anno di nascita. Quindi, parliamo di ben 4 punti chiave, però, devi sapere che il punto più importante è il tuo giorno di nascita. Dobbiamo tenere in considerazione i numeri da 1 a 31 (il numero massimo di giorni in un mese). In questo modo, puoi scoprire facilmente quali sono i fattori che determinano la tua situazione economica. Vediamo insieme qual è il tuo destino finanziario, com’è possibile calcolarlo, ma soprattutto cosa significa il numero che scopri, appena hai effettuato il calcolo https://ionyverse.it/2021/02/06/qual-e-il-tuo-destino-finanziario-ecco-come-calcolarlo/

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Boom per il libro di Sallusti&Palamara: vendute 165 mila copie in 9 giorni de "Il Sistema"

Boom per il libro di Sallusti&Palamara: vendute 165 mila copie in 9 giorni de "Il Sistema"

Un vero e proprio successo che, a pochi giorni dalla pubblicazione, ha già ottenuto una risposta notevole da parte dei lettori. Il Sistema, Rizzoli, il libro in cui Luca Palamara, radiato dall'ordine giudiziario nell'ottobre 2020, racconta la sua verità incalzato dalle domande del direttore de 'Il Giornale" Alessandro Sallusti, è diventato un caso non solo politico ma anche editoriale. Il volume, infatti, in libreria dal 26 gennaio, ha già fatto il pieno di vendite e di ristampe. 'Il Sistema' di Alessandro Sallusti e Luca Palamara, sta registrando un vero e proprio boom di vendite - dice all'AdnKronos Filippo Guglielmone, direttore generale operativo delle case editrici del gruppo Mondadori- "Rizzoli ha pubblicato il libro martedì 26 gennaio: dal giorno dell'uscita è stabilmente nei primi posti nelle classifiche dei libri più venduti, ristampando 6 edizioni in un settimana per un totale di 165 mila copie". Nel saggio, sollecitato da Sallusti, Palamara racconta in che cosa consista il sistema che condizionerebbe magistratura e la politica. "Quelli che hanno partecipato con me a tessere questa tela - colleghi magistrati, leader politici e uomini delle istituzioni -, erano pienamente consapevoli di ciò che stava accadendo. Io non voglio portarmi segreti nella tomba: lo devo ai tanti magistrati che con queste storie non c'entrano nulla" ha spiegato Luca Palamara.

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Emily Dickinson, la scrittrice ribelle.

Emily Dickinson, la scrittrice ribelle.

Emily Dickinson, la poetessa ribelle. “Un’outsider, insofferente alle regole” afferma la scrittrice Alena Smith a proposito di Emily Dickinson, poeta capace di vedere oltre la realtà, perché ella dimora nel mondo infinito dell’immaginazione. Comincerei a introdurre Emily Dickinson con questa poesia: To make a prairie it takes a clover and one bee, One clover, and a bee, And revery. The revery alone will do, If bees are few. Per fare un prato ci vuole del trifoglio E un’ape, un trifoglio e un’ape E sogni ad occhi aperti E se saran poche le api Basteranno i sogni. Le parole entrano nell’anima e liberano strati di verità che fino a un< momento prima non sapevamo neppure di avere intuito Versi, il cui linguaggio, semplice e immediato esalta il potere creativo dell’immaginazione, dono divino del poeta. IN SUPERFICIE Emily Dickinson nasce nel 1830, muore nel 1885, la prima di tre fratelli, lei, Lavinia e Austin; vive ad Amherst, una cittadina nel Massachusetts. Frequenta la Amherst Academy, dove trascorre felice i quattro anni di scuola media, insieme alla sorella Lavinia. Passa il resto della sua esistenza nella dimora del padre, la Homestead, entro i confini del suo giardino, e poi della sua stanza, punto di osservazione privilegiato sulla Vita, sul Mistero, su se stessa soprattutto, filtro vivente della quotidianità e degli accadimenti della vita. Edward Dickinson, suo padre, è avvocato e noto personaggio pubblico, spesso via per affari; la madre, Emily Norcross, ne soffre la mancanza e per il peso della solitudine si chiude lentamente in se stessa. Emily soffre molto per il distacco e la lontananza affettiva dei genitori, scrive: “Io non ho una madre”, eppure è molto affezionata, soprattutto al padre, e si prenderà amorevolmente, e con sacrificio, cura di loro fino alla fine. Su tutto posa il suo sguardo Edward Dickinson, che ha già pianificato la vita dei figli. Le due sorelle avrebbero avuto una sorte diversa rispetto al fratello, su cui egli punta tutte le speranze: Austin si sarebbe laureato in legge. Una volta terminata la Amherst Academy, Emily doveva frequentare il Mount Holyoke Female Seminary, una delle istituzioni cristiane per l’educazione superiore femminile fondate nel XIX secolo negli Stati Uniti. In realtà vi rimane pochissimo tempo, dieci mesi, insofferente alla rigida impostazione morale ed educazione religiosa. Il padre decide di ritirarla, ritiene Emily troppo sensibile, la sua fragile costituzione è turbata dalle numerose letture, è meglio che le coltivi tra le mura domestiche, con una giusta guida. Emily riesce tuttavia a frequentare un corso di letteratura e, a suo modo, si rivale sul padre. Vi incontrerà il primo dei suoi grandi tre “Master”, maestri: Leonard Humphrey, che la avvia alle importanti letture che avrebbero segnato il suo percorso poetico e umano. Purtroppo Leonard muore giovane, ed Emily ne soffre acutamente. Scrive nel 1862: “Sono andata a scuola – ma nel modo in cui intende lei – non ho avuto un’istruzione. Da bambina avevo un amico che mi ha insegnato l’Immortalità – ma essendosi arrischiato ad andarle troppo vicino, lui stesso – non ne ha fatto ritorno. Subito dopo è morto il mio Maestro […]”. Emily adolescente può godere della compagnia di uomini adulti, colti, i suoi tre, insostituibili Maestri. Con essi può discutere di letteratura, filosofia, nutrire la sua naturale curiosità intellettuale. Tra gli altri la Dickinson conosce Ralph Waldo Emerson, poeta e filosofo americano, William Wordsworth, poeta romantico inglese, Lord George Gordon Byron, poeta romantico inglese, noto per il suo atteggiamento sprezzante, inventore dell’eroe Byroniano, Charlotte Brontë, una delle sorelle Brontë, le altre erano Emily e Anne, autrice del romanzo Jane Eyre, Charles Dickens, scrittore inglese vittoriano, autore tra gli altri di Oliver Twist e David Copperfield, e altri classici; Shakespeare naturalmente, ma legge avidamente di tutto, compresa la letteratura a lei contemporanea e le riviste. Tutto qui. Sulla superficie della sua esistenza non avviene nient’altro. È altrove che si deve cercare, più in profondità, oltre le apparenze. ALLA RICERCA Le suggestioni letterarie si univano a un carattere particolare, passionale in tutti i versanti della vita, allo stesso tempo eccezionalmente sensibile, quasi vivesse subendo sulla propria anima ogni contraccolpo proveniente da eventi esterni o interiori. Prova trasporto e abbandono per gli amori della sua vita, donne e uomini, in quanto i sentimenti li viveva, senza giudicarli. Gli slanci sentimentali si manifestano in un tono “quieto”, discreto, in quanto lei affida la sua irrequietezza spirituale alla silenziosa riservatezza della sua poesia. È attraverso essa che Emily impara a conoscere e confrontarsi con le sue pulsioni, i suoi pensieri, i sogni, i desideri e le paure della vita interiore, dalla quale sgorgano, a volte felicemente, altre con dolore e strazio, significati e sensi, ma anche domande angosciate, o meraviglie che la inebriano. Su tutto l’attrae, e la spaventa, il Mistero della vita. Si interroga, e si interroga, senza trovare risposte, né riuscire a costruirle con l’aiuto della fede o del mito. Nei riguardi della fede, Emily ha dubbi, vacillamenti. Per lei i boschi e i prati sono la Chiesa che ama frequentare, non quella dove si reca tutte le domeniche la sua famiglia. Smette così di andarci, in un ambiente e in un’epoca quando questo era considerato un atto empio, che precludeva la partecipazione alla schiera degli eletti. RIBELLE Inizia a scrivere a circa vent’anni, e da subito la sua poesia manifesta tratti originali: non ha messaggi da comunicare, teorie da sostenere, la sua è poesia senza compromessi, il linguaggio si fa forma pura di conoscenza. Una strada impegnativa. Intimamente ribelle, rifiuta le regole e le imposizioni, siano esse compositive, o della rigida società vittoriana in cui viveva. Nel 1850 in agosto ci fu una grande festa per l’adesione di settanta membri alla Chiesa Congregazionista, cui aderivano i Dickinson. In quel clima di forte revival religioso, Emily scrive: “Sono ferma qui, sola, ribelle”. IL SUO “VIZIO” Austin e Lavinia sapevano appena delle sue poesie, del suo “vizio” privato, come dice Barbara Lanati nel suo libro Vita di Emily Dickinson. L’alfabeto dell’estasi. Emily per Amherst non è che una donna normale, nota per il suo ammirato giardino; lei ce ne ha lasciato memoria nel suo Herbarium: vi coltiva nasturzi, campanule, primule, gerani, peonie, iris. Scrisse 1775 poesie, più numerose lettere a diversi interlocutori. Dalle sue parole si possono rilevare le tracce, esili, della sua esistenza. Non scrisse diari, non scrissero su di lei, e quando, dopo morta, venne alla luce la sua opera, le tracce biografiche o erano inesistenti, in quanto Emily volle tenere il suo privato per sé, oppure erano state distrutte, “censurate”, in quanto troppo intime e anti-convenzionali. In compenso, leggendola, la sua anima si schiude al lettore, timidamente, e rivela abissi di consapevolezza. Ci pensava a diventare famosa? In modo del tutto naturale, in una poesia, ipotizza come sarebbe se avesse successo; Emily desidera essere pubblicata, vuole che i suoi versi vengano ascoltati. Success is counted sweetest By those who ne’er succeed. To comprehend a nectar Requires sorest need. Not one of all the purple Host Who took the Flag today Can tell the definition So clear of Victory As he defeated – dying – On whose forbidden ear The distant strains of triumph Burst agonized and clear! Pare il successo dolcissimo A chi non l’ha conosciuto. Solo chi ne sa doloroso il bisogno Conosce il sapore di un nettare. Non uno della Folla purpurea Che oggi ha conquistato la bandiera Saprà con tanta chiarezza Dire ciò che vittoria è Come chi – nell’agonia Dell’esclusione – battuto – sente risuonare Dilacerato e preciso Lo stridore lontano del trionfo. Dunque, a chi non lo ha conosciuto, il successo pare assai dolce, solo chi ne ha provato un forte bisogno conosce il sapore di quel nettare. Quando costui, o costei ne sarà escluso, o esclusa, sentirà comunque sempre, come da lontano, la musica trionfale del vincente che le lacererà l’anima, sfiancata dal quel suono che addolora. A poco a poco, però, la poetessa perde interesse per il mondo editoriale, non le importa più pubblicare; quel che conta è far risuonare la sua voce più segreta, che parla libera con una grammatica esclusiva che illumina, a lei soprattutto, la strada che sta percorrendo. Scrivere per Emily è trovare se stessa. Ne nasce una personalità originale: nel secolo diciannovesimo osò, decisamente controcorrente, fare la scrittrice; allo stesso modo non si conformò mai, sempre il suo pensiero fu libero e autonomo, per molti versi una combattente ante litteram per i diritti delle donne. I suoi versi non concedono nulla alle mode effimere, ma si esprimono in un linguaggio unico, preciso, tagliente, dove la scelta delle parole è sempre assai accurata, e dove nessun dettaglio – dalla punteggiatura alla sintassi – è lasciato al caso, ma piegato alla necessità del parola lirica. Facendo poesia dialoga con se stessa. Le sue sono poesie non facili: non c’è un pensiero logico che le lega, un qualche costrutto o sistema; affollate di immagini che spesso sono convenzioni private dell’artista -come la Circonferenza –, oppure lanciate in uno spazio vuoto di contesto, in riferimento a elementi della sua quotidianità, quasi impossibili da chiarire. In lei tutto è metafora, mai consuete, non è possibile ricorrere a una tradizione per interpretarle e comprenderle. Emily era di riferimento solo a se stessa, e sempre più verso sé stessa si dirige la sua attenzione con lo scorrere degli anni. Per penetrare il senso della sua poesia è necessario purificarsi dagli strati di pregiudizi e consuetudini linguistiche, sociali, personali e culturali, rinunciare agli abituali modi di pensiero, aprirsi al possibile e immergersi con l’essere in ciò che ella dice. A un tratto un’immagine prende forma e illustra il significato. Spesso è destabilizzante, è necessario andare a ritroso, alle origini del pensiero, procedere per associazioni, affidarsi all’intuito per comprenderlo; al contempo, si è sopraffatti da sentimenti forti, da riconoscimenti e somiglianze che paiono echeggiare nell’infinitezza del subconscio collettivo e archetipico. Emily esprime indirettamente quel mistero che lei vede e sente, ma che il linguaggio umano non è in grado di esprimere. Non ha altro modo, lo affronta avvicinandosi il più possibile alla verità, e, come Icaro, si brucia le ali dell’ispirazione, cedendo alla visione mistica. Procedendo negli anni, le sue composizioni diventano sempre più ellittiche, scarne, rimane poco da poter dire attorno all’ineffabile. Pure la punteggiatura è al servizio di questa lingua dell’indicibile, come il trattino che si sostituisce a un significato che non è possibile dire, o pone una pausa, chiede silenzio, per mettere parole e immagini in ordine, collocarle e capirne meglio il senso. Il significato della poetica Dickinsoniana prende corpo componimento dopo componimento, come se essi fossero le voci di un diario interiore, il suo contraddittorio, la verità ultima che cerca e trova in fondo a se stessa. I TEMI I temi del suo percorso lirico sono la Natura, il mistero della Vita e della Morte (lei lo chiama “Circonferenza”, il cerchio concluso dell’esistenza), la Morte e l’aldilà che immagina in tante situazioni differenti; l’amore. Il suo stile è l’espressione della sua fertile interiorità e ne segue fedelmente ogni modulazione, in modo che esterno e interno, macro e micro cosmo diventano una cosa sola. La Morte l’affascina in modo quasi morboso, se la figura in modi e attitudini differenti: un fantasma che adula per svelarsi poi nella sua orridità e catturare… cosa? L’anima? L’essere? Il corpo? Oppure è un gentiluomo che cortesemente l’accompagna all’Eternità. The only Ghost I ever saw Was dressed in Mechlin – so – He had no sandal on his foot – And stepped like flakes of snow – His Gait – was soundless, like a Bird – But rapid – like the Roe – His fashions, quaint, Mosaic – Or haply, Mistletoe – His conversation – seldom – His laughter, like the Breeze That dies away in Dimples Among the pensive Trees – Our interview – was transient – Of me, himself was shy – And God forbid I look behind – Since that appalling Day! L’unico Fantasma che ho mai visto Era abbigliato in Mechlin – proprio così – Non aveva sandali ai piedi – E camminava come fiocchi di neve – Il suo Passo – era silenzioso, come un Uccello – Ma rapido – come il Capriolo – I modi, antiquati, a Mosaico – O magari, Vischio – La conversazione – scarsa – Il riso, come la Brezza Che si spegne in Crespe Fra gli Alberi pensosi- Il nostro colloquio – fu effimero – Di me, era timoroso – E Dio non voglia che mi guardi indietro – Da quel Giorno spaventoso! Oppure: Because I could not stop for Death – He kindly stopped for me – The Carriage held but just Ourselves – And Immortality. We slowly drove – He knew no haste And I had put away My labor and my leisure too, For His Civility – We passed the School, where Children strove At Recess – in the Ring – We passed the Fields of Gazing Grain – We passed the Setting Sun – Or rather – He passed Us – The Dews drew quivering and Chill – For only Gossamer, my Gown – My Tippet – only Tulle – We paused before a House that seemed A Swelling of the Ground – The Roof was scarcely visible – The Cornice – in the Ground – Since then – ‘tis Centuries – and yet Feels shorter than the Day I first surmised the Horses’ Heads Were toward Eternity -– Poiché per la morte non potevo fermarmi, gentilmente a morte si fermò per me. Per noi soli in carrozza c’era spazio – E per l’immortalità – Lentamente – non aveva fretta, io, per la sua cortesia, avevo messo da parte l’ozio e anche il lavoro. Passammo oltre la scuola, dove i bambini nell’intervallo, in cortile, lottavano- Oltre i campi dai quali il grano ci fissava – Oltre il tramonto del sole – Noi lo passammo, o meglio, lui ci passò E la rugiada si fece fredda e tremante – Che di garza avevo la veste, e il mantello nient’altro che tulle– Ci fermammo di fronte a una casa – Come un rigonfiamento di terra – Il tetto appena visibile – Il cornicione – nella terra – Da allora – sono – secoli – pure se mi sembrano Più brevi del giorno in cui, per la prima volta Mi venne il sospetto, che le teste dei cavalli Fossero volte all’eternità – La Morte è un gentiluomo (Emily si inventa una Morte maschile!), tra loro i rapporti sono di estrema civiltà. Lui la porta in carrozza, e lei sente un po’ di freddo, poiché indossa un abitino di tulle. Quel viaggio le pare di qualche giorno, finché le viene il dubbio che i destrieri su quella carrozza magica la portino verso l’eternità. In questa poesia la Morte è amica, un incontro. Lampi di comprensione sublime, estatica si accompagnano a domande metafisiche, prive o sovrabbondanti di risposte: cos’è la Morte? La vita non è altro che un cammino verso la morte? E la morte è forse il centro dell’esistenza? A volte la Morte è incontro, come in “Because I could not stop for Death -”, altre straziante abbandono, perdita, assenza senza fine. Emily non si perde solamente nel suo mondo poetico, è anche molto attenta a quel che accade attorno a lei, intuisce i pensieri, capisce i comportamenti, vede al di là della mera apparenza, giungendo al motivo essenziale che guida la vita di ognuno, per questo osserva in disparte, e non giudica mai, neppure le amanti del fratello, la petulanza delle nobildonne di Amherst. INCONTRI, AMORI, ABBANDONI Chi furono le persone con cui Emily si relazionò? La famiglia, ovviamente, in particolare il padre, che la vorrà accanto a sé e di cui lei era la preferita, Lavinia, Austin e i suoi figli. Al di fuori della cerchia familiare ci furono persone cui Emily si legò visceralmente, nella mente, nello spirito, nella vicinanza fisica. Tra queste Susan Gilbert, conosciuta alla Amherst Academy, che diventerà poi la moglie di Austin. Di lei Emily si innamora, perdutamente. Descrive momenti di intimità, confessioni, racconta di lunghe passeggiate. Tra loro molte poesie, molte lettere, spedite o portate a mano dalla Homestead a Evergreen, la dimora confinante che Edward aveva fatto costruire per Austin e Susan. La passione esplode nei versi, il desiderio si infrange sulle rive dell’amata: Come slowly – Eden! Lips unused to Thee – Bashful – sip thy Jessamines – As the fainting Bee – Reaching late his flower, Round her chamber hums – Counts his nectars – Enters – and is lost in Balms . Vienimi incontro – Eden – lentamente! Labbra che ancora non ti conoscono Succhiano caute ai tuoi gelsomini – Come l’ape, quando ormai sul punto di venire meno – Raggiunge il fiore – tardi – E s’aggira ronzando attorno alla stanza – Ne passa in rassegna i nettari – entra – E infine nei profumi si perde. E ancora: Wild nights – Wild nights! Were I with thee Wild nights should be Our luxury! Done with the Compass – Done with the Chart! Futile – the winds – To a Heart in port – Rowing in Eden – Ah, the Sea!– Might I but moor – tonight – In thee! Notti selvagge – Notti selvagge! Fossi con te Notti selvagge sarebbero la nostra passione. Inutili – i venti – a un cuore ormai in porto – non serve la bussola – non serve la mappa – Remare nell’Eden –Il mare! Potessi almeno ormeggiare – Stanotte in te Immagini erotiche che esprimono lo slancio totale e sincero, quando, alla compostezza del giorno, si sostituisce l’ardore di due anime. Attraverso le parole, percorriamo l’intera parabola della loro relazione: dagli assalti frenetici del cuore, alla freddezza (e al dolore) dell’allontanamento, alla delusione nello scoprire che Susan non è la persona che Emily credeva. Sposato Austin, Susan ottiene ciò che vuole davvero: una grande casa, elegante, in cui ricevere ospiti illustri, che faranno di Amherst un vivace centro culturale. All’egocentrismo e alla brama di prima donna di Susan, Emily risponde con un improvviso silenzio. D’altra parte Susan non ha saputo, o voluto, rispondere con il suo stesso coinvolgimento. Emily riprenderà la corrispondenza con lei solo negli ultimi anni della sua vita, circa 30 anni dopo. Verso le tre figure che ebbero così intensa influenza sulla crescita intellettuale, e maturazione personale di Emily, i Master, Emily provava intensi slanci spirituali, nutriti da ammirazione e attrazione.Non è mai chiaro il confine tra ammirazione e amore per la Dickinson, perché Emily inscrive nel cerchio dei suoi sentimenti anche un affetto siffatto, platonico, di affinità intellettuali, di riconoscenza, e l’entusiasmo con cui vi si immerge non è diverso dai tormenti d’amore. Eppure un grande amore ci fu. Si chiamava Otis Philip Lord, un giudice. In questa poesia Emily usa parole da innamorata: Go slow, my soul, to feed thyself Upon his rare Approach – Go rapid, lest Competing Death Prevail upon the Coach – Go timid, should his final eye – Determine thee amiss – Go boldly – for thou paid’st his price Redemption – for a Kiss – Fai piano anima mia nutriti poco per volta Del suo raro avvicinarsi – Fa in fretta affinché invidiosa la morte Non ne superi la carrozza- Fai attenzione, che il suo sguardo finale Non ti giudichi inopportuna – Fatti avanti – Perché il prezzo richiesto, tu l’hai pagato La Redenzione – per un bacio Descrive l’incontro di due cuori il cui premio finale è un bacio, come nel famoso incontro tra Romeo e Giulietta, nel primo atto, scena quinta. In una lettera nel 1884 gli scrive: “È strano che tu mi manchi tanto di notte dal momento che non sono mai stata con te – ma l’amore puntualmente ti domanda, appena ho chiuso gli occhi – così mi sveglio calda dal desiderio che il sonno ha quasi appagato […].” Si incontrano nel 1859, Otis è collega e amico di Edward, ma la loro relazione sboccia dopo la morte della moglie di lui, Elizabeth, nel 1877 e durerà fino al 1884, anno in cui Otis si spegne. Ebbero una vivida relazione epistolare, dalla quale traspare la loro affinità, soprattutto intellettuale. Dickinson scrisse: “Mentre gli altri vanno in Chiesa, io vado alla mia. Forse che non sei tu la mia Chiesa, forse che noi non abbiamo un inno che conosciamo solo noi?” Lei lo chiamava “il mio amato Salem” (Salem era la città di Otis), e si scrivevano ogni domenica, giorno che Emily aspettava con impazienza, tanto da dire che “martedì è un giorno molto deprimente”. Lui le chiese di sposarla, ma lei declinò. Samuel Bowles, probabilmente uno dei Master (Emily non ne svela mai i nomi), era giornalista e redattore capo dello “Springfield Daily Republican” e molto vicino alla famiglia Dickinson; dal 1858 iniziano uno scambio epistolare. Per lui Emily proverà grande attrazione, intellettuale e personale, lui era molto colto, brillante, sensibile. È Bowles che stampa quattro delle sue poesie tra il 1861 e il 1866, tra cui I taste a liquor: I taste a liquor never brewed – From Tankards scooped in Pearl – Not all the Frankfort Berries Yield such an Alcohol! Inebriate of air – am I – And Debauchee of Dew – Reeling – thro’ endless summer days – From inns of Molten Blue – When “Landlords” turn the drunken Bee Out of the Foxglove’s door – When Butterflies – renounce their “drams” – I shall but drink the more! Till Seraphs swing their snowy Hats – And Saints – to windows run – To see the little Tippler From Manzanilla come! Da boccali scavati in perla – Assaporo un liquore mai distillato. Neppure le bacche di Francoforte Un alcool simile hanno mai dato! Ebbra d’aria – Corrotta di rugiada – Da locande di blu fuso – Vacillo –lungo interminabili giorni d’estate. E quando gli “osti” dalla digitale Cacceranno l’ape ubriaca – Quando la farfalla rinuncerà ai suoi “sorsi” Io, berrò ancora di più! Fino a quando i serafini dondoleranno I loro bianchi cappelli e accorreranno Alla finestra – i santi – per vedere La piccola bevitrice giunta da Manzanilla! Emily si abbandona all’euforia dei giorni d’estate, coi sensi ne gode la bellezza, si ubriaca dei loro liquori, dei profumi, s’immerge nella sensualità della natura senza curarsi dei limiti tra sé e quel mondo inebriante. Un’ubriacatura del genere è flusso vitale, perfino gli angeli, e i cherubini vorranno vedere la sua insaziabile gioia, lei, la “piccola bevitrice” così esperta, proveniente dall’origine stessa della bevanda alcolica, Manzanillo, a Cuba, produttrice di rum. Bowles farà conoscere a Emily Thomas Wentworth Higginson, autore, critico, attivista. Era collaboratore della rivista “Atlantic Monthly”, dove pubblicò un articolo “Lettera a un giovane principiante”, per dare consigli sulla scrittura. Dickinson la legge, e decide di rispondergli, nel 1862, accludendo quattro sue poesie. Higginson rimane colpito da quella ragazza, ma le dice che le sue poesie non sono ancora mature, e che necessitano di correzioni. In realtà, Higginson non capisce, quei componimenti per lui erano qualcosa di rozzo. Non si renderà mai conto di chi ha incontrato, nonostante Emily all’inizio si relazioni a lui come “l’allieva” e gli chieda: “Siete troppo occupato per dirmi se la mia poesia è viva?” Higginson non pubblicherà mai Emily, nonostante ne abbia il potere, le preferisce scrittrici più popolari e di successo, meno imbarazzanti. In vita pochissime poesie di Emily videro la luce: erano troppo rivoluzionarie, originali, provocatorie; nell’America vittoriana dal tempo, percorsa da una profonda rinascita religiosa, non c’era pubblico per quei versi. È PIÙ DIFFICILE VIVERE All’opposto dell’amore c’è la morte, che Emily interroga, immagina, cerca di capire e per questo ne è attratta, morbosamente, come l’ape che sugge il nettare del fiore. Emily incontra molte morti che la feriscono: dalla giovane di quindici anni nel 1844, a quella di Bowles, di suo padre, nel 1874, di sua madre, nel 1882, Otis. Tanto di sé ha investito su quelle persone; quando ella ama, lo fa con tutto il suo essere, dona loro la sua parola, non potendo donare il corpo, e vorrebbe che quel tramite non si spezzasse mai. Al padre, che così tanto chiedeva da lei, che la voleva esclusivamente per sé, Emily era legata profondamente, in quel legame ella aveva trovato la libertà di esistere secondo la sua natura. L’assenza senza fine di Edward Dickinson la priva di riferimenti, e lei vacilla non più perché ubriaca di vita, ma perché ha perso la sua interezza, e così si ammala. Si sente abbandonata, più sola che mai. Nel 1860 era morta anche la zia Lavinia, che Emily aveva amato come e più di sua madre. La poetessa si sgomenta, l’Oscurità della Morte è impenetrabile, incute terrore, perché la priva per sempre di tutti coloro che ama. Proprio nell’assenza impara a tollerare il dolore, ma anche a vivere la gioia dell’attesa e del ritorno; confrontandosi con se stessa, diventa consapevole della difficoltà di vivere. Afferma l’incipit di una sua poesia: “ʻTis not that Dying hurts us so – ʻTis Living – hurts us more”, è più terrorizzante vivere che morire. RECLUSA Per comprendere il dolore, in senso etimologico per includerlo, contenerlo, e così riassettare attorno ad esso tutte le esperienze, decide di vivere appartata, reclusa, di non uscire più dalla sua stanza, di ricevere le persone da dietro la porta. Dal 1861 veste esclusivamente di bianco, come una sacerdotessa, pura, vergine, non toccata dall’Oscurità e dal Male. Lì, in isolamento, scrivendo e riflettendo, fa pace con la sofferenza. Nel 1861 in una poesia immagina una persona morta (lei stessa?) che assiste al suo funerale, in versi di una potenza semantica e creativa straordinaria: I felt a Funeral, in my Brain, And Mourners to and fro Kept treading – treading – till it seemed That Sense was breaking through – And when they all were seated, A Service, like a Drum – Kept beating – beating – till I thought My Mind was going numb – And then I heard them lift a Box And creak across my Soul With those same Boots of Lead, again, Then Space – began to toll, As all the Heavens were a Bell, And Being, but an Ear, And I, and Silence, some strange Race Wrecked, solitary, here – And then a Plank in Reason, broke, And I dropped down, and down – And hit a World, at every plunge, And Finished knowing – then – Sentii un funerale, nel cervello E I passi pesanti di chi mi piangeva Avanti e indietro, lenti, finché – mi parve – il senso prendesse ad affiorare – E quando tutti furono seduti, il Rito come il suono di un tamburo – un ansito continuo finché mi parve che la mente mi si intorpidisse – E poi udì sollevare la cassa, e scricchiolarmi nell’anima con gli stessi stivali di piombo, di nuovo, e poi lo spazio cominciò a suonare a morto, come se i cieli fossero una campana e l’essere, un orecchio, e io e il silenzio, una razza strana, naufraga, solitaria, qui. E poi un asse nel cervello si spezzò, e caddi giù, e giù – colpendo un mondo a ogni tuffo e finii di capire / finii col capire, allora Cos’è dunque la Morte? Cosa c’è dopo di essa? Il nulla, il vuoto, l’eterna assenza. Il senso è percepibile, in uno stato di estasi, ma resta ineffabile. Come una mistica Emily, uscendo da sé, vede che l’abisso che separa il corpo e l’anima, la morte e la Vita, la Circonferenza misteriosa, si risolve nella morte. Negli ultimi anni di vita si ammala gravemente, muore il 15 maggio 1886. Pochi giorni prima aveva scritto un biglietto per le cugine Norcross, le figlie di zia Lavinia: “Called back” richiamata. Anche Emily aveva avuto la sua chiamata, infatti, nell’anno stesso in cui morì suo padre. E ora sente di “tornare” in quel luogo, incomprensibile ai sensi umani, che ora vede. In un condizione cioè dove non c’è più differenza tra corpo e anima, tra Vita e morte, tra pensiero e azione, dove la parola riesce a vivere in pienezza di significato e abita il mondo intero. Dove non c’è solitudine, ma solo Eternità, ritorno, consolazione. In conclusione, avendola ascoltata, e cercato di comprendere, vedo Emily Dickinson danzare nell’immaginazione, libera, leggera, ebbra della gioia della vita, davanti a un pubblico immenso, di vivi e di morti, ormai uguali, di cui lei non si cura. Si preoccupa solo, ma per poco, di non saper danzare sulle punte: I cannot dance on my toes, Non so danzare sulle punte, recita il capoverso di una straordinaria poesia. Non importa, nel sogno è possibile anche questo. Nota bibliografica, che può servire anche da spunto per ulteriori letture. • Le poesie originali sono state prese da: Emily Dickinson. The Complete poems, a cura di G. Ierolli, https://www.emilydickinson.it/poesie.html; • la traduzione in italiano delle stesse si trova in: Barbara Lanati, Emily Dickinson, Silenzi, Fetrinelli Barbara Lanati, Sillabe di seta, Feltrinelli • Per biografia e critica mi sono servita di: Barbara Lanati, Vita di Emily Dickinson. L’alfabeto dell’estasi, Feltrinelli, Harold Bloom, Emily Dickinson, Chelsea House Pub Marisa Bulgheroni, Nei sobborghi di un segreto, Mondadori

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L'alchimia della Scrittura. Trasforma il tuo romanzo in una storia di successo

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CORSO DI EDITING PER SCRITTORI IMPARA A CORREGGERE IL TUO ROMANZO La casa editrice Opposto, divisione Servizi integrati per l’Editoria, presenta Il corso di editing rivolto agli scrittori non professionisti che vogliano migliorare il proprio romanzo in fase di rilettura. Ciò che proponiamo è un metodo rapido ed efficace per riconoscere i punti deboli del proprio testo, apportando le opportune modifiche per rafforzare l’idea portante del romanzo stesso, nonché i personaggi, le ambientazioni, l’uso dei tanti elementi in grado di trasformare una storia nella sua versione migliore. Valuteremo insieme i passaggi base, verificando che siano stati tutti rispettati o se non sia il caso, invece, di rafforzarli . La parte dedicata alla teoria verrà seguita dalle esercitazioni pratiche in aula. L’intero corso è composto dai 4 seguenti moduli della durata di 10 ore ciascuno. La frequenza di ciascun modulo è di una volta alla settimana, per la durata di 2 ore. MODULO 1 IL TESTO IL GENERE E LO STILE L’AMBIENTAZIONE STORIA E NARRAZIONE, FABULA E INTRECCIO LA VOCE NARRANTE I PERSONAGGI ESERCITAZIONI MODULO 2 LA TECNICA L’ONESTÀ DELLO SCRITTORE, STILE CORRETTO/ STILE CHIARO LA TRAMA, INIZIO-SVILUPPO-FINALE IL NARRATORE LA PROMESSA IMPLICITA IL RITMO LA STRUTTURA LO SCHEMA DELLE SCENE ESERCITAZIONI MODULO 3 I PUNTI DI FORZA COME SCRIVERE UNA STORIA DI SUCCESSO IL CODICE SEGRETO DEL RACCONTO INCIPIT VINCENTE I DIALOGHI (DISCORSO DIRETTO, INDIRETTO) LINGUA PARLATA/LINGUA SCRITTA L’USO DEI TEMPI, IL FINALE, IL TITOLO ESERCITAZIONI MODULO 4 REVISIONI EDITING REFUSI EDITING GRAFICO SPAZI, RIENTRI, ORFANE, VEDOVE NORME EDITORIALI INVIARE MANOSCRITTO A UNA CASA EDITRICE SINOSSI SCHEDA DI LETTURA RECENSIONE ESERCITAZIONI Per info scrivi a: editingopposto@gmail.com

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Come la direzione presa cambierà il destino dell'umanità e la nostra vita quotidiana entro il 20

"Dalla mia torre di avvistamento lancio, in tutti i modi, segnali d'allarme e qualche anti-virus. Se non avessi qualche speranza lascerei perdere" (Gianluca Magi).

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The Line - la città del futuro sarà presto realtà

The Line - la città del futuro sarà presto realtà

Oggi vi parlo di un'iniziativa che a mio parere merita attenzione. Si chiama "The Line" ed è un progetto di una città rivoluzionaria che sorgerà in Arabia Saudita. La rivoluzione consiste principalmente nel fatto che sarà priva di automezzi e strade, supportata dall'intelligenza artificiale, con impatto ambientale ridotto del 95%. Ovviamente c'è di più, vi invito ad approfondire la notizia, ecco il link a uno degli articoli che ne parlano: https://www.agi.it/estero/news/2021-01-11/citta-senza-auto-arabia-saudita-10973883/ Attendo i vostri commenti.

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ionyverse.it un ottimo punto di riferimento per gli appassionati di astrologia

ionyverse.it un ottimo punto di riferimento per gli appassionati di astrologia

Oggi voglio consigliare a tutti voi un'altra ottima risorsa online per gli amanti dell'astrologia. Si tratta di https://ionyverse.it un sito web molto ben curato che ho scoperto proprio qui su 101. Ho scoperto il sito tramite un articolo pubblicato qui dalla sua autrice Ionela Polinciuc. Vi consiglio di aggiungere il suo profilo ai vostri 101 per restare aggiornati man mano che pubblicherà nuovi articoli, ne vale la pena! Vi lascio il link al suo profilo https://www.my101.org/altro-profilo.asp?u=138

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Buon 2021 a tutti i membri della comunità di 101

Buon 2021 a tutti i membri della comunità di 101

6 Gennaio 2021 | Articolo di Mattia Moraldi Il primo articolo di questo 2021 appena cominciato non potrebbe essere altro che un ringraziamento a tutti coloro che si sono uniti alla comunità di 101, perché ci hanno dimostrato di averne compreso il valore e regolarmente contribuiscono alla sua crescita. Volevamo creare uno spazio nella rete in cui le persone potessero comunicare il proprio pensiero senza timore di essere allontanate o derise dalla collettività, cioè l'ecosistema ideale per la nascita, lo sviluppo, la diffusione e la protezione delle idee. Dopo anni di analisi e riflessioni critiche di quello che è diventato Internet oggi, dopo mesi di programmazione e lunghi confronti, il nostro lavoro di squadra ci ha portato finalmente a ottobre 2020 a pubblicare 101, il tempio sacro nel quale si respira un'aria di rispetto reciproco e per assurdo, si riscontra molta più condivisione rispetto a tutti quei siti dotati dell'apposito pulsante "Condividi". Soltanto poco tempo dopo la pubblicazione del sito, nel periodo delle festività natalizie 101 avuto il suo piccolo miracolo: i membri della comunità si sono scambiati dei sinceri auguri in forma scritta, in altre parole, delle persone che fino a pochi mesi prima neanche si conoscevano, hanno dedicato un po' del loro tempo e un po' della loro attenzione alla scrittura di messaggi di auguri agli altri utenti, o meglio, ai nuovi amici. Quando è stata l'ultima volta che hai assistito a un miracolo simile su Whatsapp, che esiste da molto più tempo di 101? Il successo di una comunità non si misura in base alla quantità dei membri che ne fanno parte, ma nel valore che viene condiviso. In poco tempo di attività 101 ha collezionato alcuni successi dal valore inestimabile. Nella pagina 101 sono state condivise fotografie, dipinti, poesie, racconti, riflessioni personali, prodotti, opere d'arte, video e risorse esterne; molti di questi contenuti sono stati oggetto di discussioni intelligenti e mature, portate avanti da interlocutori più o meno esperti dei vari argomenti ma sempre motivati a dare il meglio di sé. Questa è la prova che per coltivare i propri interessi e tenere lontani i guastafeste non serve creare delle comunità di stampo militare con gerarchie e regolamenti, nelle quali si perde tempo a giocare a guardie e ladri, tra moderatori e spammer, tra chi giudica e chi viene giudicato. Si può andare tutti d'accordo e convivere anche con chi non ci piace all'interno della stessa piattaforma, senza bisogno di essere controllati da amministratori e moderatori. 101 è aperto a tutti e nonostante non sia un forum di discussione monotematico o un gruppo Facebook, il valore generato è sempre in aumento, perché gli iscritti al sito sono selezionati in modo naturale: i malintenzionati che vorrebbero iscriversi per seminare il caos o le persone in buonafede che inconsapevolmente non agiscono nel rispetto della netiquette, si sentono inappropriati e restano alla larga. Quindi, posso concludere queste considerazioni dicendo che sono soddisfatto, contento di riscontrare che la nostra idea ha ottenuto esattamente l'effetto sperato e sta procedendo nella direzione giusta. Propositi per l'anno nuovo: continuare a prenderci cura di questa piattaforma unica nel suo genere, alimentare la nostra comunità per farla crescere e conoscere, perché siamo sicuri di non essere soli, là fuori ci sono altre persone come noi alla ricerca di una Internet migliore. Grazie a tutti.

 

Due influencer contro l'omofobia - ( VIDEO )

Due influencer contro l'omofobia - ( VIDEO )

Due influencer girano un video per sensibilizzare le persone.Da Scampia, luogo dove si sentono, molto spesso, notizie negative, questa volta arriva un messaggio positivo! Parliamo di Christian Musella, fotomodello, blogger e conosciuto per essere il primo influencer Italiano e Antonio Caso, Influencer, blogger e fotomodello di Napoli, precisamente anch'egli di Scampia. I due influencer hanno creato un video per far capire alle persone che ognuno deve rispettare gli orientamenti sessuali altrui ma anche e, soprattutto, che si deve agire se qualcuno fa del male e commette violenza ai danni della coppia omosessuale, lesbica, transgender ecc. Purtroppo vicende con oggetto omofobia sono molto frequenti in Italia, così come in tutto il mondo, e per tale motivo, occorre sensibilizzare quante più persone possibili. Bisognerebbe capire il male che si può fare con un insulto o - peggio ancora - con una violenza fisica. Fatti che, purtroppo, non sempre vengono denunciati dalle vittime che, forse, per ingiustificata vergogna, preferiscono tacere. Per tale motivo i due influencer hanno deciso di girare un video di grande impatto pubblicato il giorno di Natale su Instagram e su Youtube.

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Sofia Gucci

Sofia Gucci

Una delle più professionali e sexy protagoniste del panorama pornografico italiano: Sofia Gucci, attrice di origini rumene naturalizzata italiana che oltre ai film hard ha partecipato a una puntata della trasmissione televisiva Ciao Darwin di Paolo Bonolis e al film Moana con Violante Placido nel ruolo della famosa attrice pornografica Moana Pozzi.

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Il sessismo nel 2020.

Il sessismo nel 2020.

Il sessismo nel 2020 esiste ancora? Chi sono le maggiori vittime? Chiaramente noi donne, soprattutto nel mondo del lavoro. Una donna non si può permettere il lusso di sbagliare senza poi sentirsi dire frasi del genere: “non siete capaci”; “questo lavoro non è per donne”; “spostati che ci penso io”. Ancora peggio è quando a 21 anni ti inizi a muovere nel mondo del lavoro. A 22 anni credi ancora in qualcosa, credi che esista il giusto e lo sbagliato, soprattutto perché ti rapporti con persone più grandi di te con una maggiore esperienza di vita. Chi meglio di loro riesce ad affrontare un inghippo? A 21 anni ti ritrovi con un contratto a tempo determinato, in cui c’è la metti tutta per conquistarti i successivi rinnovi, e chissà..magari riesci a conquistarti l’ambito “contratto a tempo indeterminato”. E allora che si fa? Inizi a fare tutto ciò che ti viene chiesto, orari improponibili, ore in più di lavoro chieste all’ultimo secondo, provi ad imparare procedure che neanche i colleghi centenari non sapevano. Ti fai in quattro senza un minimo riconoscimento..questo perché sei tu, e sei una donna, e quando sei donna ti vengono a contestare solo ciò che fai di sbagliato. Arrivi quasi allo sfinimento cominciando a pensare che quel lavoro non faccia al caso tuo, pensi che sia meglio licenziarti. Quando cominci a pensare queste cose, arriva lui. Lui che cerca di capirti, di farti ragionare, lui che inizia a dirti quello che volevi sentirti quando facevi un buon lavoro. E allora credi di esserti innamorata di lui, e lui si innamora di te. A questo punto vi starete chiedendo dove sia il problema. Il problema c’è sempre. Lui è il tuo capo settore, ed è fidanzato. Quindi provi a reprimere questo sentimento, ma non riesci, è più forte di te. Inizia il lavaggio del cervello con le famose frasi che dicono gli uomini quando sono impegnati: “non va bene da mesi, anni” “domani ci parlo” “ti prometto che la lascerò” “voglio stare con te” “non sono mai stato così innamorato”. A 21 anni, nonostante sai che è sbagliato questo rapporto, nonostante sei la prima persona che è stata male quando il tuo ragazzo storico ti ha sempre tradita..e come si dice “non fare ad altri ciò che non vorresti fosse fatto a te stessa”, tu cedi. Cedi perché credi sempre nella parte buona delle persone e aspetti che quel famoso giorno arrivi. Quel famoso giorno però non è mai arrivato, è arrivata solo la lettera di licenziamento per me che avevo una “storia” sul posto di lavoro. A lui cos’è successo? Assolutamente nulla, è stato trasferito di negozio senza retrocedere di ruolo, senza nessun tipo di provvedimento, sapendo che non era la prima volta che aveva questo tipo di atteggiamento sul luogo di lavoro. Anzi vi dirò, per un pò è stato anche ricompensato diventando direttore, ma senza successo, dato che è durato quanto il sapore di una Big Bubble. Quindi..alla domanda: “Il sessismo esiste ancora?” Vi dico chiaramente che esiste.

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nel silenzio

nel silenzio

...quando avrai ripulito la tua anima da rabbia e dolore forse solo allora mi vederai davvero e solo allora capirai quanto sia importante per te... ma ora non posso fare altro che restare muta nel silenzio tra le trame del tempo ad aspettare.... patrjzja

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Droni e borghi antichi: Molini di Triora

Droni e borghi antichi: Molini di Triora

Se vi state chiedendo che cosa ci sia da vedere a Molini di Triora, questo articolo dovrebbe fare al caso vostro. Sicuramente da non perdere il Laghetto dei Noci a pochi passi dal forno, il quale da decenni produce e vende il tipico pane di Molini di Triora; capitare da quelle parti e non assaggiarlo sarebbe un delitto. Molini di Triora è una meta ideale anche per gli amanti della Mountain Bike, a questo proposito vi consiglio di visitare questa pagina https://it.wikiloc.com/percorsi/mountain-bike/italia/liguria/molini-di-triora nella quale potrete trovare indicazioni sulla qualità dei percorsi e sul grado di difficoltà. Per un ulteriore approfondimento vi lascio un collegamento al sito ufficiale del comune http://www.comune.moliniditriora.im.it/ e quello alla pagina di Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Molini_di_Triora Nel video di oggi sorvoliamo tutta la zona grazie al drone Dji Mavic e vediamo alcune immagini dei carruggi di questo meraviglioso borgo situato nella Liguria di Ponente, vi auguro una buona visione.

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Daniele Toesca Armchair & Footstool DT48

Daniele Toesca Armchair & Footstool DT48

Exclusive and sculptural presence, finishes of the highest quality. The round shapes and the comfortable padding, that seem to mold around the body combine art and design, go perfectly with the bright colors for an original and trendy effect.

 

Una carezza notturna

Guardo il mondo che si muove. Lo guardo con occhio statico. Non lamento mai poca mobilità emotiva, ne reale coinvolgimento nell'attività vitale del sistema. Non rimpiango un si detto. Mai. Perché dietro esso, un Universo concentrato. Non insisto sul mio vivere, perché ogni entità da a questa parola una personalissima spiegazione. Soddisfo il mio ego con la prepotenza di chi non vuole accodarsi a nessuno. Soddisfo il mio ego con l'orgoglio di chi non vuole paragonarsi a nessuno. Soddisfo il mio ego con l'arroganza di chi vuole rivoluzionare l'ego dell' essere umano. Ma non mi abituo a una conquista. Non mi adagio ad una vittoria. Non gioisco a oltranza di un momento di soddisfazione. Ciò che sarò sarò. Perché l'imprevedibile corso degli eventi lo ha voluto. Perché l'infinita mia anima, lo ha già definito.

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E tu, che seduta sei?

E tu, che seduta sei?

Molti anni fa ho lavorato per 4 lunghissimi anni in un reparto (di un'azienda metalmeccanica) il cui responsabile ha fatto nascere in me, a sua insaputa ed in modo del tutto involontario, una passione sfrenata per le sedute... Pur non essendoci la necessità di farmi lavorare in piedi (gironazolando ore intere in reparto per controllare a vista gli operai) questo responsabile trovava il sistema giusto per costringermi/convincermi a farlo usando sempre una motivazione border line per riuscire ad ottenere il risultato senza ricorrere a discussioni e confronti accesi. Mentre il responsabile provava gusto nel vedere me ed altri colleghi (che avevano il mio stesso ruolo) affaticarci prematuramente e arrivare con i piedi gonfi e doloranti a fine turno, in me nasceva costantemente il desiderio di accomodarmi su una seduta confortevole e riposante. Spesso la notte sognavo di dover scegliere, negli showroom, sedie e poltrone da portare a casa ed a lavoro per poter ristorare le mie gambe, i miei piedi, e perché no anche la mia schiena. Da qui è iniziata la passione forte per i complimenti d'arredo ed in particolare le poltre di design al punto da progettarne alcune. Se qualcuno di voi si sta chiedendo che fine abbia fatto il responsabile, ecco ve lo dico subito: è rimasto un uomo solo perché non si è mai comportato bene con nessuno e nessuno gli ha mai voluto bene per il suo pessimo carattere, la fine è dunque piuttosto scontata... Svelate le origini di questa mia passione, vorrei chiedere: tu che seduta sei? Quale poltrona ti è piaciuta cosi tanto da acquistarla e portarla a casa e dove l'hai piazzata? Quale modello di poltona preferiresti? Preferisci il tessuto o la pelle? Quale stile, moderno, contemporaneo, vintage ? Ti piace sederti su una spugna morbida e con poca portanza (affondarci dentro) oppure preferisci una spugna più rigida e sostenuta (per certi versi più ergonomica) ? Se t potessi immedesimarti in una seduta, quale seduta saresti? Spiegami il perché se ti va 😊 Poi vi spiegherò io che poltrona sono, ma più in la, promesso 🤞

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Una coppia dopo 67 anni insieme festeggiano il loro anniversario ancora innamorati..

Lasciare andare quella vecchia me riflessa agli occhi degli altri.. Un rapporto deve continuamente rigenerarsi dopo un po'di tempo si rischia di essere troppo legati a ciò che piace all'altro e schiavi di un continuo ripetersi di eventi..si rischia di cercare nuove relazioni o amanti per uscire dagli schemi.. Vi è mai capitato di essere diversa a seconda di chi avete davanti? Ecco proprio quello.. uscire dagli schemi... L'essere umano ha bisogno di uscire dagli schemi.. pianificazioni paure scelte portano a dover prendere continuamente una decisione... Ma se in una coppia dove si rimane schiavi degli stessi poiché nessuno dei due vuole deludere l'altro e la paura di volare è una decisione e come tale rimane all'interno della coppia per chiunque volesse liberarsene deve uscire dagli schemi. Importante riflessione che porta noi tutti nella stessa direzione il cambiamento.. Abbiamo diritto e bisogno di cambiare non possiamo essere vincolati per sempre da una relazione.. la libertà di pensiero e di poter modificare i nostri modi di dire di pensare e di agire ogni volta che lo desideriamo.. Quante volte ho sentito dire da chi era al mio fianco oggi mi piace fumare poi non mi piace più e poi mi piace ancora questo significa che noi cambiamo continuamente..e così per tutte le cose.. In un nuovo contesto si ha la possibilità di ripetersi oppure riprogrammarsi..o quello che amo dire io rinnovarsi.. La libertà ti da spazio movimento e nessuna staticità nel chiudersi dentro in un rapporto e vedere sempre lo stesso film ripetersi all'infinito..

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TRUMP vs BIDEN: il flop della democrazia USA.

Trump durante il suo mandato, numeri alla mano, ha risollevato l’economia interna del suo Paese, favorendo l’occupazione e aumentando gli stipendi. Ha garantito contributi statali durante il Lock Down. Non ha inviato truppe militari, anzi, in Germania ha fatto proprio il contrario, inimicandosi la Merkel. Non ha bombardato nessuno, a differenza di chi lo ha preceduto. Non ha innalzato muri, come i giornali fanno credere, ha terminato quelli già costruiti dalle precedenti amministrazioni. Assistiamo e assisteremo alla più grande catastrofe della società globalizzata. Un incubo che sta diventando realtà.

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Malevolenza

Cara luna, tanto distante e tanto lucente, quanto tempo che non parliamo, sono convinto che oramai sono l'unico che riesce a farlo; sei meravigliosa in tutte le tue forme, che tu sia crescente, piena o calante: per me tu resti affascinante. Vorrei poter stare con te dal giorno alla notte, sò che per te potrei salpare i mari più profondi e varcare le grotte più tetre e inesplorate; sò per certo che se me lo chiedessi ti regalerei il mio stesso cuore ancora pulsante. La mia attrazione verso di te è senza eguali, ma tu sei distaccata da me, un mio semplice sguardo provoca una smorfia sulla tua faccia, un mio sorriso ti fa disprezzare il mio volto e un ingenuo abbraccio ripugnare il mio corpo. Ti amo, si, ma ti detesto allo stesso tempo: mi fai sentire una piccola e futile creatura senza uno scopo. Ma io sono uno stolto, un semplice cagnolino che scatta a ogni tuo comando, ma che da parte tua riceve solo malevolenza.

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PHP | come riconoscere gli URL in una stringa e attivarne il collegamento

PHP | come riconoscere gli URL in una stringa e attivarne il collegamento

Durante un lavoro per un cliente ho avuto la necessità di far riconoscere al PHP gli URL digitati dagli utenti all'interno di un area di testo, per poterne attivare i collegamenti. Avrei dovuto consentire all'utente di scrivere uno o più URL all'interno di un testo, salvarlo nel database mysql e fare in modo che lo stesso testo, in fase di lettura avesse gli URL attivi, così che fosse possibile cliccare su un URL e raggiungere la risorsa collegata. Ora, se chiedete a Google questo genere di cose specificando PHP, molto probabilmente vi imbatterete in preg_match, preg_match_all, preg_replace_callback. Vi ritroverete ad utilizzare cose di questo tipo: $pattern = '/(\d*)-(\d*)/'; Questo era un esempio molto semplice, ne ho trovati alcuni che facevano paura... Quello che otterrete adottando questo approccio sarà un buon riconoscimento dei link nel testo, ma con un effetto collaterale: verrà considerata come collegamento qualsiasi stringa contente un punto, per esempio pinco.pallino sarà considerato un link. Quando mi sono stufato di setacciare tutti i forum di programmazione, dove a quanto pare su questo tema si brancola nel buio, ho creato uno script PHP in grado di riconoscere gli URL controllando la parte iniziale che può essere: 1 - http 2 - https 3 - www Dopo che lo script identifica una di queste tre stringhe appena elencate, conta uno per uno i caratteri dell'url fino allo spazio oppure al ritorno a capo, oppure alla fine del testo. Incollo lo script qui di seguito a vostra disposizione. $len=strlen($str); $end = 0; $q= 0; $trovato= ""; do{ $q = $q+1; for($i=$end;$i<$len;$i++){ if ($str[$i]== 'h' && $str[$i+1]== 't' && $str[$i+2]== 't'&& $str[$i+3]== 'p' ){$start = $i;$trovato = " http";break;} if ($str[$i]!= '/' && $str[$i+1]== 'w' && $str[$i+2]== 'w'&& $str[$i+3]== 'w' && $str[$i+4]== '.' ){$start = $i+1;$trovato = "www";break;} } if($trovato == " http"){ for($i=$start;$i<=$len;$i++){ if ($str[$i] == " " || $str[$i] == "\n" || $i == $len){$end = $i;break;} } for($y=$start;$y<=$end;$y++){ $linkare[$q] = $linkare[$q].$str[$y]; } } if($trovato == "www"){ for($i=$start;$i<=$len;$i++){ if ( $str[$i] == " " || $str[$i] == "\n" || $i == $len){$end = $i;break;} } for($y=$start;$y<=$end;$y++){ $linkare[$q] = $linkare[$q].$str[$y]; } $linkare[$q] = str_replace(' www.','https://www.',$linkare[$q]); $linkare_flag[$q]="w"; } $trovato = ""; }while ($linkare[$q-1] !== $linkare[$q]); $q=$q-1; // sostituisce tutti i link con l HREF // ES. str_replace(cerca, sostituisci ,dove_cercare) for($q2=1;$q2<=$q;$q2++){ if($linkare_flag[$q2]=="w"){ $lin=str_replace(' https://www.','www.',$linkare[$q2]); $variabile= " > https://$lin> $lin "; $str = str_replace($lin,$variabile, $str); }else{ $lin=$linkare[$q2]; $variabile= " $lin "; $str = str_replace($lin,$variabile, $str); } } Spero che il mio articolo vi sia stato utile. Fatemi sapere che cosa ne pensate nei commenti.

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Abbigliamento RHEA 100% made in Italy.

Abbigliamento RHEA 100% made in Italy.

RHEA è un brand che nasce dalla passione di un gruppo di ragazze, per il settore "abbigliamento". Per ciò, dopo un accurata ricerca del prodotto che rispecchiasse il rapporto qualità - prezzo ideale, il team RHEA oggi, propone prodotti MADE IN ITALY, casual e all'avanguardia ad un prezzo accessibile.

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Secondo me è vero!

Secondo me è vero!

Le unghie sono produzioni cornee dell'epidermide, poste sulla faccia dorsale delle ultime falangi delle dita di mani e piedi. Sono prerogative dei primati, oltre all'uomo, quindi, sono presenti soltanto nelle scimmie e nei lemuri. UnghieLe unghie contribuiscono in misura sostanziale alla precisione manipolativa della mano. Grazie alla presenza di queste lamine riusciamo a manipolare oggetti molto piccoli, come uno spillo. Le unghie, inoltre, conferiscono alla punta delle dita una maggiore sensibilità, grazie alla ricca innervazione del letto ungueale. Infine, tali strutture fungono da vere e proprie placche protettive dell'estremità digitale.

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