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Un sogno da realizzare

Un sogno da realizzare

Ciao a tutti ,mi chiamo Maria e sono di Palermo , ho creato una raccolta fondi per realizzare un sogno chiamato Matrimonio...il Matrimonio di mia figlia e mio genero (che ovviamente sono all'oscuro di tutto) .Loro hanno deciso di sposarsi il prossimo anno ma purtroppo con la situazione che stiamo vivendo per via del coronavirus il lavoro è poco come sono pochi i soldi che tentano di mettere da parte.. I 2 ragazzi meritano un matrimonio come si deve , sono persone umili e di cuore,  non chiedono nulla a nessuno e ad ogni cosa vogliono arrivarci con le proprie forze... Il sito gofund.me dà la possibilità,  di aiutare ed essere aiutati,  alla fine un piccolo aiuto non toglie nulla a  nessuno.... “Dobbiamo imparare ad aiutare coloro che lo meritano, non solo quelli che hanno bisogno". GRAZIE DI VERO CUORE A TUTTI ! Il link per donare è https://gofund.me/33a73dde

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NAPOLI: LE VIOLE DI PARTENOPE E LA FARMACIA SEGRETO DEL VOMERO LANCIANO IL PROGETTO #LIBERAILTUOSEGRE

NAPOLI: LE VIOLE DI PARTENOPE E LA FARMACIA SEGRETO DEL VOMERO LANCIANO IL PROGETTO #LIBERAILTUOSEGRE

L'Associazione di Promozione Sociale Le Viole di Partenope APS che si occupa di fasce deboli, in particolare minori, donne, detenuti e anziani dei quartieri a rischio della città di Napoli lancia il progetto "Libera il tuo Segreto" e per attuarlo sceglie il Vomero. Maria Pia Viola, presidente delle “Viole di Partenope - circolo di “Noi Napoli” ed ente territoriale della realtà associativa nazionale “Noi Verona” è entusiasta di allargare il raggio d'azione dell'associazione al quartiere collinare della città consapevole che conoscere anche le sue problematiche sociali può rendere più efficace il loro lavoro. "Abbiamo aderito con entusiasmo all’iniziativa e siamo pronte a dare una mano. La nostra associazione è impegnata da anni ad aiutare le fasce deboli dei quartieri del centro storico di Napoli con il supporto di assistenti sociali, psicologi, psicoterapeuti e tutor per i minori". Il progetto "Libera il tuo Segreto" nasce in sinergia con la farmacia “Segreto” e prevede che chiunque, anche in anonimato, desideri denunciare una situazione di difficoltà o una richiesta di assistenza possa depositare un messaggio in una cassetta delle lettere posta all'ingresso della farmacia di via Belvedere. La missiva verrà poi consegnata alle operatrici dell’associazione che, valutata la gravità o l’emergenza dei singoli casi, con la loro esperienza pluriennale interverranno nel modo più idoneo. "Vogliamo estendere la “funzione sociale" della nostra attività e renderci utili per i cittadini più deboli, ci dice Francesco Segreto, titolare della farmacia. Da oggi tutti quelli che lo vorranno potranno segnalarci un caso che richiede assistenza, semplicemente scrivendoci. Tutti i messaggi pervenutici saranno smistati alle amiche dell’associazione di Materdei nella speranza di contribuire così ad alleviare o possibilmente risolvere, una situazione di disagio o di sofferenza". L’iniziativa è attiva anche online: oltre alla segnalazione su carta sarà possibile infatti inviare una email all’indirizzo: liberailtuosegreto@gmail.com http://www.ifattidinapoli.it/art_napoli_le_viole_di_partenope_e_la_farmacia_segreto_del_vomero_lanciano_il_progetto_liberailtuosegreto.html

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ASTRAZENECA : nel nome di Camilla

ASTRAZENECA : nel nome di Camilla

Il vaccino AstraZeneca ha spaventato tutti, (e non da oggi) e così si corre ai ripari, via libera dunque al mix di vaccini per quanto riguarda i richiami,(con Pfizer e Moderna) disorientando chi aveva ricevuto la prima dose con AstraZeneca. Intanto è arrivato l’esito dell’autopsia della sfortunata Camilla. Morte per emorragia celebrale. Il medico : mai visto un cervello ridotto cosi da una trombosi cosi estesa e così grave... https://ciaovecio64.altervista.org/astrazeneca-nel-nome-di-camilla/

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Creer, El manual del amor

Creer, El manual del amor

fuori il nuovo singolo del cantautore   Dopo il successo di 'Bar Duomo', Creer torna ad imporsi sul panorama musicale con un nuovo singolo che ha tutte le carte in regola per diventare la hit dell'estate. Un viaggio, una festa, un incontro indelebile. Sono questi gli ingredienti che caratterizzano il nuovo singolo di Creer online su tutti i digital store. L'artista reggino, che lo scorso aprile ha pubblicato il suo primo lavoro musicale, è tornato ad imporsi sulla scena con una canzone che ha tutte le carte in regole per diventare la nuova hit dell'estate: "El manual del amor". "El manual del amor" il nuovo singolo: "Sono lieto di annunciare il mio nuovo singolo estivo prodotto da Filippo Canale (FCM) in collaborazione con Manuel Nucera (Name) e Greta Campolo”. "El manual del amor" nasce in pochi mesi, subito dopo l'uscita del primo singolo che ha permesso a Creer di farsi conoscere in città per il suo talento musicale. La canzone prende ispirazione da un viaggio a Malaga nel 2019, prima del Covid, prima della pandemia, prima della rivoluzione che ha investito il mondo intero. "El manual del amor" è un inno all'amore, all'estate, alla spensieratezza. L'idea è nata dall'incontro del cantautore con Isabelle durante la Feria de Malaga, non a caso il brano è in spagnolo.  Durante la festa, che commemora la presa delle città da parte dei Re cattolici, che si svolge nel mese di agosto, nella città spagnola vengono organizzati spettacoli, parate. È all'interno di questa bolla di divertimento che avviene l'incontro narrato nelle strofe dell'ultimo singolo di Creer. Un ritmo intrigante e travolgente, un mix di stili tra raggaeton e kizomba connubio perfetto per l'estate ormai alle porte. La nuova canzone sarà accompagnata anche da un videoclip musicale con la partecipazione di Manuel Nucera in arte “Name” - Cantante, Greta Campolo - Cantante, Vanessa Millez - Attrice, Domenico Martino e Camila Gasparini nel ruolo di ballerini. Per la realizzazione del video sono stati scelti luoghi simbolo della città di Reggio Calabria e della sua provincia. Creer è il nome d'arte di Domenico Giunta. Si tratta di una parola spagnola che tradotta in italiano vuol dire "Credere". Credere nella forza delle proprie ambizioni e delle proprie capacità. Credere anche che nulla accade per caso, come negli incontri narrati nelle sue canzoni. Il giovane reggino non è solo cantante, ma anche autore dei suoi pezzi: "Nei miei testi parlo di esperienze personali. Racconto ciò che ho vissuto sulla mia pelle e così scrivo la mia storia sopra ogni nota".   Contatti social https://www.facebook.com/CreerOfficialMusic https://www.instagram.com/creer_officialmusic Isabel Zolli Promotion Agency Sede Operativa: via Simone De Saint Bon 47 – Roma

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Isabella Russinova vince il premio della Giuria-cortometraggi del Milazzo International Film Festival

Isabella Russinova vince il premio della Giuria-cortometraggi del Milazzo International Film Festival

Lo short film intitolato "La dove continua il mare" è diretto da Isabella Russinova Rodolfo Martinelli Carraresi ha vinto il "Premio della Giuria" del "Milazzo International Film Festival" diretto dalla famosa regista Annarita Campo. Il film vede la partecipazione della stessa Russinova e di Daniela Allegra, Rodolfo martinelli carraresi, antonio martinelli carraresi, Eugenio Dura, Nina Franza, Diana Ripani Venazio Amoroso e la partecipazione anche dell'attrice Agnese Nano rimasta nella mente del pubblico per la sua partecipazione a fiction di successo tra cui "Incantesimo". Prodotto dalla "ARS Millennia Production" con il patrocinio di "Amnesty International Italia", "Nuovo IMAIE" e associazione culturale "GRAIA". Ha già vinto i seguenti festival: "T.E.H.R- Thematic Exibition Human Rights" nel 2019, "Fanta Festival" nel 2019 e il "CortoDino Film Festival" sempre nel 2019. "Là dove continua il mare" è un racconto onirico che si muove in un immaginario mondo parallelo tra la vita e la morte. Lo short film (cortometraggio) sarà trasmesso in estratto nel corso della programmazione del festival che avrà luogo on-line dal 27 giugno al 13 agosto 2021 e sarà visibile sul sito www.milazzointernationalfilmfestival.it e nei canali ufficiali di "Facebook" e "Youtube". Il grande pubblico invece conosce perfettamente l'attrice Isabella Russinova che in questa occasione veste i panni della regista. Isabella Russinova è nata a Sofia in Bulgaria ma è cresciuta ed ha studiato in Italia. Ha iniziato la sua carriera come modella a Milano per l'agenzia "Caremoli" e nelle riviste "Vogue Italia", "Lei" ed altre. Nel 1983 ha condotto il "Festival di Sanremo" assieme ad Andrea Giordana, Anna Pettinelli, Emanuela Falcetti e Daniele Piombi. Ha condotto "Discoring" nel 1983 e nel 1984, "Discoestate" nel 1986 con Fabio Fazio, "Linea Verde" nel 1987 e "Mattino 2" con Alberto Castaga nel 1988. Ha recitato in film come "Delitto in Formula Uno", "Tex e il signore degli abissi", "Rimini-Rimini Un anno dopo", "Il commissario Lo Gatto", "Noi uomini duri", "La ragaza di Cortina", "L'ultimo re" e tanti altri. In tv l'abbiamo vista in numerose fiction, tra cui: "Professione vacanze", "A due passi dal cielo", "Turbo" ed numerosi altri. La Russinova è testimonial ufficiale di Amnesty International. E' Accademica Tibertina, corrispondente culturale del MACTT e corrispondente onoraria della cultura slava insignita dal Ministero della Cultura della Repubblica Popolare di Bulgaria. Dal 2011 al 2013 ha diretto il teatro di tradizione "Alfonso Rendano" di Consenza. Dal 2016 è Accademica Mauriziana per merito. E' fondatrice assieme al marito, Rodolfo Martinelli Carraresi, della società di produzione "Ars Millennia Production", della quale è anche direttore artistico. Ha ottenuto numerosi ricoscimenti da parte di numerosi festival, tra cui: "BAFF Film Festival", "RIFF-Rome Independent Film Festival", "MIFF- Milan International Film Festival" ed altri.

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E’ arrivata la nuova collezione di borse Pupakiotti per trasportare con stile e comfort il tuo amico

E’ arrivata la nuova collezione di borse Pupakiotti per trasportare con stile e comfort il tuo amico

La bella stagione è arrivata e con lei la voglia di rinnovare e valorizzare il proprio outfit. Tante le novità che Pupakiotti ha in serbo per l’occasione, a partire dalla più desiderata tra gli accessori: la borsa. A tal proposito, il brand milanese propone una nuova collezione dal design esclusivo e raffinato, per trasportare con stile e comfort il proprio amico a quattro zampe. E’ tempo di passeggiate a cielo aperto, viaggi, vacanze, e la nuova borsa-trasportino Pupakiotti è l’accessorio giusto: elegante e pratica per la donna, comoda e sicura per il cane. Come sempre, l’alta qualità, la cura artigianale e l’originalità contraddistinguono i modelli Pupakiotti, marchio lanciato dai coniugi Elena e Sergio Montagna nel 2017. La borsa è realizzata con un materiale innovativo ideato da Pupakiotti, il NEOTES, un sandwich accoppiato industrialmente, costituito da tre diversi componenti, che nell'insieme rendono la borsa strutturata e al contempo morbida e leggerissima. La borsa è super accessoriata e a prova di “imprevisti”: il tessuto con cui è realizzata è impermeabile e antimacchia, anche il morbido cuscino interno è estraibile e lavabile in lavatrice. I dettagli sono studiati con estrema cura e utilizzando prodotti di qualità, 100% Made in Italy. Il fondo, le maniglie, la tracolla, le tasche e gli inserti sono tutti in vera pelle. La raffinatezza delle borse-trasportino si coniuga perfettamente con la funzionalità grazie anche a maniglie e tracolla regolabili, tre tasche esterne e una interna. E’ presente, inoltre, un guinzaglio di sicurezza con moschettone. Ogni particolare è pensato con amore e ideato per garantire la migliore vestibilità e comodità per gli amici a quattro zampe: la borsa è disponibile in due taglie, S e M, per cani da 600 grammi a 5 kg. La collezione è declinata in sette varianti di colore, che abbracciano i toni più tenui e naturali, ma anche più decisi e definiti. La nuova linea di borse-trasportino è disponibile in anteprima nella Bauttega Pupakiotti di Via Vivaio 14 a Milano e online.

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Domani un momento insieme?

Domani un momento insieme?

Domani che si fa? Ho sentito che sarà ventilato... Abbiamo qualche spazio insieme o sei full? C'è un posto alla fine di un bosco con una grotta o caverna e il mare davanti... Facciamo un botta e risposta di intuizioni? Senza che la mente ci segua sarà divertente... E non si tratterà di trovarci quel che vogliamo trovare sarà proprio farlo accadere... Dai ritagliati una stazione del treno che siamo già lì... Porto la panchina niente bourbon sarà più facile.. xoxo I.

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Molly's game streaming italiano

Molly's game streaming italiano

Niente male questo film: "Molly's game". La protagonista è una donna di nome Molly Bloom, che grazie alle sue eccezionali qualità gestisce per un dieci anni il più esclusivo giro di poker del mondo. Al tavolo da gioco spiccano nomi di Hollywood, star dello sport, magnati e, senza che lei ne sia a conoscenza, mafiosi russi. Arrestata dall'FBI finisce sotto processo e il suo avvocato sarà il suo unico alleato. Ovviamente non vi svelo altro, vi invito a guardare il film perché a me è piaciuto e credo che ne valga la pena. https://altadefinizione.software/mollys-game-streaming-4k/ Fatemi sapere nei commenti se anche a voi è piaciuto.

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Arduino controlla la batteria virtuale tramite Moraldiweb Music Manager

Arduino controlla la batteria virtuale tramite Moraldiweb Music Manager

Ci sono quasi! Moraldiweb Music Manager ora riesce a selezionare i ritmi della batteria virtuale attraverso l'invio dei program change. Per chi non sapesse nulla della batteria virtuale che ho realizzato con il Free Pascal, ecco una vecchia discussione in cui ne parlo: https://www.my101.org/discussione.asp?scrol=1&id_articolo=785 Invece, per chi non sapesse che cos'è Moraldiweb Music Manager, ecco il sito: https://www.leggio-elettronico.com È stato un gran lavoro fino a qui e non è ancora finita, ma questo progetto mi sta regalando una soddisfazione dietro l'altra! Ero un po' preoccupato per alcuni problemi di riproduzione ma sono spariti quando ho iniziato a gestire l'audio della batteria con Qjackctl: il miracolo della bassa latenza mi ha salvato e ho potuto suonare il pianoforte accompagnato dalla batteria virtuale! Adesso sto lavorando al "telecomando" che gestirà la riproduzione dei ritmi durante le performance; per realizzarlo ho scelto Arduino. La foto in questo articolo mostra il circuito che ho assemblato. Gli esperti in materia si metteranno le mani nei capelli, lo so! Onestamente avevo paura di non riuscire nell'impresa, dato che sono completamente digiuno di elettronica, ma fortunatamente è andata bene e sono contento così. In poco tempo sono riuscito a far funzionare tutto, meno male. Ecco un brevissimo assaggio video nel quale si vede che la pressione dei pulsanti su Arduino invia dei messaggi al computer:

La batteria è già pronta a ricevere i messaggi che appaiono nel video, quindi manca solo una scocca dignitosa in cui racchiudere il circuito ed è fatta! Ho già trovato una scatola di alluminio che fa al caso mio, vi terrò informati. A presto!

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Consigli per il digital marketing: le dirette Facebook

Ultimamente stanno spopolando, parliamo delle dirette Facebook. Vi sarete sicuramente resi conto che ormai la tendenza social è cambiata, ormai regna il contenuto video. Rispetto ai video tradizionali i video in diretta live su Facebook amplificano la portata ed il coinvolgimento del pubblico di ben tre volte! Vediamo quindi qualche consiglio per farle bene: Il primo punto da rispettare: studia le esigenze del pubblico e crea delle dirette video pensando alle sue necessità. Far nascere un processo decisionale dal basso è uno dei modi migliori per mettere la community al centro del tuo processo di content marketing e creare dei contenuti in linea con ciò che il pubblico desidera. Ti ricordiamo che rispettare le esigenze del pubblico significa anche scegliere un orario in cui la maggior parte di loro può seguirti! Secondo step: Promuovi la diretta e crea aspettativa Una delle prime regole per avere successo con Facebook Live è creare aspettativa intorno all’evento. Infatti, è sempre consigliato iniziare a promuovere la diretta almeno una settimana prima della trasmissione del video. Terzo step: predisponi un ambiente professionale Il video deve essere nitido e fermo: per chi decide di trasmettere con smartphone è consigliato l’utilizzo di un supporto o cavalletto. Inoltre, la location scelta deve essere professionale: potresti optare per uno sfondo in tinta unita o per una parete ben organizzata del tuo negozio, dove già hai sistemato i prodotti da mostrare. Finora abbiamo parlato di cose da fare PRIMA,Vediamo ora cosa fare DURANTE la diretta. Interagisci il più possibile con i followers. Il punto di forza di Facebook Live è l’interazione tra chi trasmette il video e gli utenti che lo seguono. Continua a reintrodurre te stesso e l’argomento della diretta: è necessario presentarsi e spiegare in breve di cosa si parlerà, sia all’inizio che durante il video, per aggiornare gli utenti che si sono connessi in ritardo. Crea video spontanei….la spontaneità è ciò che differenzia i video in diretta da quelli registrati. Mai sentito parlare de il bello della diretta? Trasmettere per almeno 10 minuti: più a lungo si trasmette, più è probabile che gli utenti scoprano il tuo video e lo condividano con i loro amici. La durata della diretta Facebook può arrivare infatti persino a 90 minuti.

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Afghanistan: Lo Stato Islamico (IS) rivendica la responsabilità per l’attacco sugli sminatori

Afghanistan: Lo Stato Islamico (IS) rivendica la responsabilità per l’attacco sugli sminatori

I ministero degli interni afghano precedentemente aveva detto che i talebani erano responsabili per aver attaccato decine di sminatori. La violenza ha avuto luogo in una regione di Kabul che recentemente è stata testimone di violenti combattimenti. I combattenti dello “Stato Islamico” (IS) hanno attaccato un gruppo di sminatori nel nord dell’Afghanistan martedi sera. Le autorità afghane hanno detto all’inizio di mercoledi che l’assalto ha ucciso 10 persone e causato il ferimento di 14. https://www.guerrenelmondo.it/index.php/2021/06/10/afghanistan-lo-stato-islamico-is-rivendica-la-responsabilit-per-lattacco-sugli-sminatori/

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Vietri sul Mare

Vietri sul Mare

Filippo Cluverio, geografo rinascimentale, scriveva, nel 1642, di una città campana: «Questa città è Marcina, anche se dagli abitanti locali viene comunemente chiamata Veteri». Il nome, in vulgata (il linguaggio popolare), derivava probabilmente da un’antica città che si trovava in quel luogo in precedena (“urbs vetus”, in latino, significa “città vecchia”). Stiamo parlando della bellissima Vietri Sul Mare, nel pieno del Golfo di Salerno, estremità orientale della Costiera Amalfitana. La storia di Vietri Sul Mare ha radici antiche, che vanno indietro fino agli Etruschi e ai Sanniti, prima di diventare un importante porto romano. La dimensione storica di certo non passa inosservata visitando questa affascinante città della Costiera Amalfitana. Anche perché una delle caratteristiche che ancora oggi ha un importante peso specifico sulle tradizioni, ma anche sull’economia, di Vietri, è la nobile arte delle ceramiche, in particolare delle maioliche. Basta una passeggiata in centro per rendersene conto. Anzi, basta vedere Vietri dall’alto per notare lo splendido campanile della Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista, la cui cuspide è rivestita di queste ceramiche. Il campanile domina il panorama cittadino, tra il verde dell’entroterra e il blu intenso del mare, portatore e testimone di una tradizione che è ancora più viva che mai. Tornando per un istante alla storia di Vietri, anche in luce di comprendere ed apprezzare meglio la tradizione ceramista, va detto che, fino al 1806, la storia di questa città è stata fortemente legata a quella di Cava de’ Tirreni, altro comune in provincia di Salerno, di cui era una frazione. Marina di Vietri era, al tempo, utilizzata come porto commerciale, soprattutto per gli scambi con la zona sud di Salerno. La sua identità autonoma, quindi, è relativamente recente, anche se le importanti radici storiche non le hanno mai fatto perdere la sua forza individuale. Uno dei meriti di Vietri è che ha lasciato che la sua tradizione artistica venisse “contaminata” (in senso positivo) da influenze esterne. Il risultato è un prodotto finale unico e, per questo, altamente apprezzato. Uno degli esempi più emblematici di ciò è l’influenza tedesca, durante la seconda guerra mondiale. Dopo lo sbarco degli alleati e la fine della guerra, molti tedeschi decisero di fermarsi a Vietri, affascinati dal clima mite e dallo stile di vita mediterraneo. Esperti chimici, trasferirono il loro sapere nell’arte delle ceramiche, dando vita a colori e sfumature che oggi vengono definiti “irripetibili”, come il celeberrimo “giallo di Vietri”. Per approfondire la tradizione delle maioliche, dal 1981 esiste a Vietri, presso la località Raito, il Museo Provinciale della Ceramica. L’inizio di questa tradizione sembra aver avuto inizio nel XV secolo: alcuni testi scritti, infatti, documentano la produzione, all’epoca, di “langelle” di nuda terracotta. Da quel momento in poi, la storia di Vietri è sempre rimasta in qualche modo alla produzione di ceramiche, tanto che oggi è considerata uno dei maggiori centri di produzione di ceramiche artistiche e tradizionali a livello internazionale. Una recente legge, inoltre, prevede addirittura la creazione di un marchio che tuteli la produzione e l’immagine di queste ceramiche, per garantirne l’autenticità e sottolinearne il valore artistico. I motivi decorativi tradizionali si rifanno a una realtà arcadica, fatta di pastori, paesaggi di campagna, casolari, animali delle foreste e al tipico paesaggio vietrese, affascinante (come quello di tutta la Costiera Amalfitana) per il contrasto tra montagna e mare, ambienti normalmente così distanti, ma che la Costiera sa far convivere e coesistere, come valore aggiunto di una terra già ricca di meraviglie. Le botteghe di artigiani che portano avanti con orgoglio ed esperienza la produzione tradizionale di ceramiche esistono ancora oggi e rappresentano proprio uno di quegli elementi di fascino che toccano necessariamente l’animo di chi visita Vietri Sul Mare. Il Museo Provinciale della Ceramica si trova all’interno del complesso di Villa Guariglia, un tempo di proprietà di Raffaele Guariglia, ambasciatore d’Italia, dell’Ordine di Malta e Ministro degli Esteri del governo Badoglio. La maggior parte delle ceramiche esposte sono originarie di Vietri, ma se ne possono ammirare anche di provenienti da altre zone della Campania, così come da Puglia, Calabria e Liguria.

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Terremoti in tempo reale - Kecia

Terremoti in tempo reale - Kecia

Sono qua per presentarvi un nuovo sito web, che tratta principalmente di terremoti in tempo reale. https://www.kecia.it/ Lo scopo principale di Kecia è quello di dare informazioni e non dati! Invece di avere una blanda lista di terremoti, avrete la possibilità di visionare l'aspetto generale che giustifica ogni sisma: - Andamento sismico settimanale/mensile/annuale. - Sciami sismici. - Visualizzazione 3D dei terremoti - Localizzazione semplice del terremoto, tramite mappa interattiva. - Suddivisione in fasce orarie. - Analisi per comune o regione. Il tutto elegantemente posto in un'unica pagina.

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Il taglio della cagliata. Un gesto mitico per un’arte magica

Il taglio della cagliata. Un gesto mitico per un’arte magica

Durante il mio percorso di studi agroalimentari mi è capitato di venire a contatto con diverse aziende e tra queste alcuni caseifici. In questo articolo racconterò la mia esperienza a contatto con queste piccole aziende costantemente strattonate tra la necessità di una conversione di tipo industriale necessaria per stare su un mercato sempre più concorrenziale e il desiderio di mantenere elevati standard qualitativi e tradizionali. Ho potuto vedere una piccola azienda casearia che è anche un importante istituto di formazione di futuri tecnici caseari e un’azienda media che rifornisce realtà distributive come Esselunga. Malgrado aziende di questo tipo abbiano intrapreso da tempo processi di meccanizzazione e pianificazione industriale, non rinunciano alla qualità dei loro prodotti. Una bella sfida, che spesso (per fortuna non sempre) si traduce in acquisizioni da parte di grandi gruppi. Ho potuto visitare anche aziende agricole di allevamento, quelle da dove parte tutta la filiera del formaggio. Il duro mestiere del casaro. Il latte non dorme mai! questo slogan potrebbe riassumere la vita di chi si dedica al formaggio. Fare il casaro è un mestiere duro, specie nelle piccole aziende. Ti svegli con il latte e vai a letto con esso. In mezzo c’è tutta la lavorazione. Nell’industria casearia, l’approvvigionamento di latte è quotidiano, comincia la mattina prestissimo, tutti i giorni, 365 volte all’anno. Si può considerare una vocazione, perché la caseificazione finisce per abbracciare tutta la tua vita, non esiste vacanza o fine settimana. E’ difficile trovare persone disposte a fare una vita di sacrifici e praticamente invisibile come questa. Quando entri nel vivo della produzione di tipo artigianale però, capisci che ci si può veramente innamorare di questo mestiere nobile, dimenticando anche le pesanti contropartite. Infatti non è tutto rosa e fiori. Il compito della pulizia di uno stabilimento e delle attrezzature preposta alla filiera della produzione del formaggio ad esempio, è quotidiano e pesante. Qualsiasi stabilimento deve garantire criteri igienico-sanitari estremamente rigorosi, per il rischio rappresentato da potenziali contaminazioni di tipo batterico e fungino. Una delle cose che colpisce entrando in uno stabilimento è appunto l’ordine e la pulizia impeccabili. Nulla è ciò che appare. Apparentemente il formaggio sembrerebbe il frutto di una preparazione semplice. Invece è un processo molto complesso, fatto di analisi di laboratorio, innesti, aggiunte, passaggi e controlli della temperatura, tagli e stagionature, tutte attività che cambiano a seconda del tipo di formaggio che si vuole ottenere. Non entrerò nella tecnologia alimentare, ma vorrei illustrare in maniera narrativa alcuni dei processi che più mi hanno colpito durante lo studio. In particolare, il processo che vorrei ricordare, perché conserva ancora qualcosa di magico nella mia memoria, è il taglio e la rottura della cagliata. E’ veramente affascinante guardare il casaro mentre lo effettua con strumenti manuali dalle antichissime origini. Chiaramente si trattava, nel mio caso, di un’esibizione a scopo illustrativo-divulgativo, ma ci sono molte aziende, specie di nicchia, che utilizzano ancora oggi queste antiche metodologie manuali di lavorazione e che hanno solo parzialmente automatizzato alcuni processi, quelli che richiedono una standardizzazione e una conseguente riduzione dei tempi di consegna. In tutti i casi, c’è un concatenamento di processi sincronizzati tra loro. La fine di un processo coincide molto precisamente con l’inizio di quello successivo. Le prime fasi del latte. Si parte dall’arrivo del latte crudo, che dopo un’analisi di laboratorio subisce un primo trattamento di tipo meccanico che consiste nella depurazione fisica. Poi si passa alla fase di Pastorizzazione. Il termine deriva, come si può intuire, dal nome del grande scienziato chimico francese, Louis Pasteur, il primo a scoprire che, attraverso un trattamento termico non distruttivo per un certo lasso di tempo, si può eliminare la carica batterica dannosa di una sostanza liquida (Pasteur lo sperimentò per primo sul vino), senza alterarne la composizione e l’equilibrio organolettico. Il trattamento termico avviene, a seconda della durata (da pochi secondo a più minuti), tra i 65 e i 75 °C. Questa operazione è un’alchimia paradossale per cui, si eliminano i batteri nocivi per reimmetterli sotto forma di fermenti stabilizzati. E’ come quando (banalizzando molto) utilizziamo un antibiotico per eliminare una determinata infezione batterica, facendo al tempo stesso strage anche della nostra flora batterica benefica, che poi ricostituiamo con appositi integratori di fermenti lattici. La pastorizzazione elimina solo una parte dei batteri (a differenza della sterilizzazione), quelli più dannosi per l’alimento e per la salute umana. Alcuni termofili e spore, comunque non dannosi per la nostra salute, sopravvivono a tale processo. Ci sono numerose fasi che precedono la cagliata: Il trasferimento in caldaia, un nuovo riscaldamento a temperature superiori ai 15 °C, l’aggiunta degli Starter microbici attuati con vari metodi (ad esempio il famoso siero innesto fatto utilizzano siero della lavorazione precedente, incubata una notte), l’aggiunta del caglio, un enzima estratto dallo stomaco del vitello. Banalizzando molto, al punto di essere praticamente bocciati, il caglio inverte la normale strutture delle micelle del latte contenente le caseine. Le k caseine sono normalmente idrofile (quindi idratanti) e sono rivolte verso l’esterno, mentre le alfa e le beta caseine sono idrofobe e rivolte verso l’interno. Per questo il latte trattiene l’acqua malgrado le molecole grasse e ci appare come un prodotto molto omogeneo a occhio nudo. Con l’aggiunta del caglio (coagulo enzimatico) avviene un’azione proteolitica sulla caseina K che viene trasformata in paracaseina K, idrofoba. Il contenuto di grasso del latte comincia a respingere l’acqua innescando il processo di coagulazione. Sarebbe molto più complesso, ma ci serve solo per capire perché, ad un certo punto, il latte con l’aggiunta del caglio, comincia a impazzire e a compattarsi, respingendo la sua componente acquosa sotto forma di siero. Da questa piccola descrizione si capisce che la caseificazione è prima di tutto una scienza, molto poetica, ma pur sempre una scienza. Il momento magico della cagliata. Poi c’è, come detto, la coagulazione conseguente all’aggiunta di caglio, la sosta del coagulo, la ROTTURA DELLA CAGLIATA, la sosta della cagliata nel siero e la Cottura della cagliata se richiesta (che significa riscaldare a temperature superiore a quella di coagulazione sotto i 56°C e solo per certi tipi di formaggi). Infine, l’estrazione della cagliata a cui seguiranno i restanti processi di messa in forma, stufatura, salatura e stagionatura per i formaggi o di immissione della cagliata matura in acqua calda a 80/90 °C per i formaggi a pasta filata (mozzarella, scamorza o provolone). Sappiate inoltre, che del latte non si butta via niente. Con il fiore di latte (il grasso che risale e si deposita in superficie ) si puo’ ottenere la panna e da questa il burro per induzione meccanica (abbiamo fatto l’esperimento in classe con della panna pura di latte fresco e un contenitore con all’interno una biglia di acciaio da scuotete fino ad ottenimento del burro, con quel suo bel colore giallastro). Con il siero invece, risultante dal processo di coagulazione che porta alla cagliata, si fa la ricotta (così chiamata perché il siero viene cotto nuovamente). E’ stato incredibile vedere, in classe, l’insegnante di caseificazione mettere il siero a scaldare lentamente per produrre fiocchi di coagulazione che risalivano in superficie e si aggrumavano lentamente a formare la preziosa ricotta. Per questo motivo, non è corretto fare rientrare la ricotta tra i formaggi in senso proprio. E’ un alimento dallo straordinario valore nutritivo e molto meno grasso della maggior parte dei formaggi. Occorre diffidare invece delle molte ricotte industriali, spalmabili e dal gusto di crema di latte perché la vera ricotta si presenta in forma di fiocchi fusi, visibili a occhio nudo. Deve avere quella impronta organolettica che la distingua decisamente dal formaggio in termini di acidità e sapore. Anche il siero di “scarto” viene raramente sprecato, perché destinato spesso agli allevamenti animali (maiali ad esempio) per il suo alto valore nutrizionale e l’abbondante disponibilità a basso prezzo. Quando viene aggiunto il caglio e la cagliata è completa (si presenta come un ammasso compatto, omogeneo e gelatinoso), il casaro ne verifica la correttezza, sollevandone un lembo, come fosse una gigantesca forma di budino. Questa operazione ha sicuramente un valore rituale, nell’ambito dei caseifici che compiono le operazioni di caseificazione manualmente. Il taglio della cagliata, un gesto antico dal sapore mitico Poi arriva il momento magico: è un po’ come il taglio del nastro nell’inaugurazione di una nave. Con un coltello per cagliata (che possono essere lunghi anche 40cm) il casaro effettua il primo taglio. Fa una specie di croce (tipo cardo e decumano delle città romane). Poi si procede con strumenti come la lira (chiamata così perché somiglia allo strumento musicale) automatizzata o manuale. C’è anche lo spino, per ottenere cubi di caglio delle più svariate dimensioni che consentiranno di ottenere noci (i grani di caglio) di diverse dimensioni (da noci grandi e piccole fino alle lenticchie) a seconda del tipo di formaggio che si andrà a produrre. C’è anche la spannarola, che fa venire in mente i piatti di una batteria musicale. Sarà una coincidenza questo continuo parallelismo tra musica e formaggio? probabilmente no. Insomma da quel gesto mitico, fatto con l’uso iniziale di un coltello (di cui il mastro casaro è molto geloso) nasce tutto un mondo fatto di una miriadi di operazioni e cure, come in una gigantesca e magica incubatrice. Un mestiere affascinante dunque, pieno di tecniche e di competenze scientifiche. Molti giovani dovrebbero prenderlo seriamente in considerazione, come valida alternativa ai tanti lavori che offrono pochi margini di crescita e soddisfazione a medio e lungo termine. I casari sono molto ricercati, e non dobbiamo stupircene, vivendo in un paese che ha fatto della varietà e la qualità dei suoi prodotti lattiero caseari, il fiore all’occhiello del made in Italy agroalimentare riconosciuto nel mondo intero. Eppure ci si ostina a proporre ai giovani lavori c.d. di successo, spesso effimeri, che si evolvono o scompaiono con i cambiamenti rapidi della società. L’arte casearia invece, come altre naturalmente, non passa mai. Una volta acquisite le competenze tecniche è difficile che siano rese inservibili, malgrado gli ammodernamenti e l’automatizzazione. Piccolo excursus sull’industria lattiero casearia oggi Quando entrai per la prima volta a visitare il caseificio, mi si aprì un mondo che fino ad allora, come molti, avevo visto solo nella fase finale della filiera: la distribuzione sugli scaffali del commercio. Il perfezionamento del prodotto finale, specie se di qualità superiore, sembra ancora avvolto da quell’aurea di antica lavorazione artigianale. Le aziende di grandi formaggi DOP italiani, celebri in tutto il mondo, hanno contribuito a creare la leggenda casearia, dove il latte passa magicamente dai campi alle abili mani dell’artigiano casaro che cura ogni singola forma come fosse frutto di un parto speciale. Certo, in alcuni casi corrisponde grossomodo alla realtà, ma si tratta nella maggior parte dei casi di pura fantasia. Anche quest’industria è proiettata nella modernità, con tutte le incognite e i compromessi. In Valpelline, ad esempio, la materia prima e il semi lavorato (il formaggio grezzo) nascono effettivamente nelle malghe e il prodotto finale (la fontina) viene ancora stagionato e invecchiato all’interno di antiche miniere di rame. E così potremmo dire per alcuni consorzi di formaggio DOP, come la Scamorza, il Caciocavallo, il Gorgonzola, Provolone, solo per citarne alcuni. Sono però prodotti di nicchia, in cui il disciplinare di prodotto è proprio dato dal metodo di lavorazione rigoroso e non industriale, cosa che può giustificare anche i costi di produzione e il relativo alto prezzo del prodotto al consumo. Questi prodotti non sono la regola del mercato caseario. In un caseificio moderno, come quello che ho visitato (e non parlo delle multinazionali del latte e dei formaggi che hanno invaso i nostri scaffali) il rispetto di certi criteri di selezione, di controllo e di lavorazione di tipo tradizionale, si sposa con la necessità di velocizzare alcuni processi (automatizzazione e digitalizzazione) per consentire di giungere al prodotto finale e alla distribuzione senza rallentamenti o disservizi. Vengono applicate tutte le moderne tecniche e tecnologie di pianificazione produttiva, utilizzate con successo in altri settori dell’industria. Non dobbiamo dimenticare che per molte piccole aziende lattiero casearie, con prodotti qualitativamente rispettabili, la distribuzione la fa da padrone. Quest’ultima impone, spesso, processi di standardizzazione stringenti che garantiscano un confezionamento adeguato, un approvvigionamento impeccabile e nei tempi richiesti, ad un prezzo imposto ed una qualità standard. Tutta la filiera è ormai spostata verso la distribuzione che raccoglie, in alcuni casi, fino al 70% dei margini. Ai piccoli produttori con scarso potere contrattuale resta ben poco sul prezzo finale del prodotto e in termini di autonomia produttiva. Alcune famose multinazionali che hanno acquisito marchi caseari nostrani tradizionali, sono anche delle gigantesche holding del marketing e del confezionamento industriale, nonché degli immensi terminali della distribuzione. Possiamo capire quanto poco rischia di restare di tradizionale nella gran parte del formaggio che consumiamo ogni giorno. Tradizione e marketing sono ormai le due facce della stessa medaglia. Il formaggio sta rischiando di perdere gran parte del suo gusto poetico oltre che quello organolettico! Il gruppo francese Lactalis ad esempio, ha acquisito nel 2008 i nostri marchi storici come Galbani, Invernizzi, Locatelli e Cademartori. Possiamo aspettarci dai loro prodotti, per la standardizzazione tipica di chi produce in economia di scala, bassi rischi di contaminazione biologica, basso prezzo e disponibilità costante, ma non aspettiamoci, come le pubblicità vorrebbero farci credere, ingenuamente genuinità. Io parlo nell’articolo, delle tante medie aziende casearie che, pur non trovandosi né nella categoria delle grandi multinazionali, né in quella dei consorzi DOP, producono formaggi secondo criteri di tipo tradizionale. Si trovano strette tra le necessità di convertire industrialmente alcuni processi di produzione e quella di mantenere il più possibile la qualità del prodotto originale. Vivo nella Cheese Valley, dove tra la Lombardia e l’Emilia Romagna si producono prodotti come il Grana Padano o il Parmigiano Reggiano DOP. Qui Il formaggio è una vera e propria istituzione. A proposito sapevate che la differenza tra i due (Grana Padano e Parmigiano) è di tipo squisitamente produttivo. Le vacche che producono latte per il Parmigiano Raggiano si alimentano esclusivamente a fieno ed erbe fresche coltivate e raccolte localmente (in una area ristretta tra le provincie di Parma e Reggio Emilia), mentre per il Grana Padano (prodotto tra Lombardia, Trentino , Veneto e Piemonte) come alimentazione, vengono utilizzati insilati fatti di piante intere (ad esempio di mais trinciato) immesse in sili (per questo si parla di insilati) verticali, dove subiscono compressione ed isolamento dall’aria oppure in trincee coperte di plastica. Vi sarà capitato di vedere le montagnette coperte di plastica sulle quali, a volte, vengono (o venivano perché non so se sia ancora consentito) posizionati copertoni per impedire passaggio di aria. La sotto, ci sono sicuramente insilati destinati a nutrire le vacche. Un cultore del Grana Padano si rende conto che sta uscendo “dall’area del Grana” quando vede scomparire i sili e le trincee dalle campagne! Comunque, dato il potenziale di contaminazione batterica di contatto con il terreno (ad esempio il Clostridium tyrobutirricum) e dei complessi processi di fermentazione aerobica e anaerobica che avvengono con l’insilamento viene impiegato, in fase di caseificazione del Grana Padano, assieme al caglio e al sale, anche il lisozima. E’ una proteina estratta anche dall’albume d’uovo, che ha lo scopo di mantenere sotto controllo lo sviluppo di questi batteri. Ho toccato solo alcuni aspetti della questione e magari, in alcuni casi, ho commesso delle imprecisioni. Il mio scopo è stato, e spero di esserci almeno in parte riuscito, di introdurvi nell’affascinante mondo della produzione casearia che conserva ancora, malgrado tutto quello che abbiamo detto, un grande fascino, specie nelle fasi che ho illustrato all’inzio, in cui il latte si trasforma in uno degli alimenti più antichi e straordinari della civiltà umana: il formaggio.

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300 miliardi di euro l'ammontare delle sofferenze bancarie

300 miliardi di euro l'ammontare delle sofferenze bancarie

Oltre 330 miliardi di euro le sofferenze Bancarie Cessione dei crediti L’incremento di nuovi flussi di Npe, nel prossimo anno è misurabile in 60-100 miliardi di euro, con impatti particolarmente rilevanti su Utp (inadempienze probabili) e Npl (crediti deteriorati). Tuttavia, sin dallo scoppio della crisi finanziaria risalente all’anno 2008, lo stock e l’evoluzione dei crediti non performanti delle banche italiane (le cosiddette non performing exposures, Npe) sono un tema centrale a causa del notevole impatto degli Npl (non performing loans, le vere e proprie sofferenze) sull’economia reale del nostro Paese. Negli anni passati, il totale degli Npl era arrivato a toccare la soglia dei 200 miliardi di euro a cui si aggiungevano Utp (unlikely-to-pay, inadempienze probabili) per ulteriori 130 miliardi, con un valore complessivo di oltre 330 miliardi di euro di crediti bancari.In conseguenza dell’intervento incisivo dei regolatori europei e nazionali e dell’iniziativa di operatori specializzati, la massa degli Npe sui bilanci bancari è andata, nel tempo, a diminuire. Il volume degli insoluti - Cessioni di credito è un mercato enorme, destinato a crescere, visto che lo stock crediti deteriorati lordi nei bilanci bancari è in forte aumento (+19 miliardi di euro nel 2021 e +20 mld nel 2022), con un Npe ratio (ossia il rapporto tra crediti deteriorati e il totale erogato,) previsto al 7,8% nel 2022. L’effetto vero della catastrofica pandemia del 2020 ancora non si vede sui bilanci bancari italiani, ma di certo, nei prossimi trimestri, le banche italiane proveranno a fare i “compiti a casa” chiesti dalla Vigilanza e dalla BCE. Nonostante lo scoppio della pandemia Covid-19 abbia frenato il mercato finanziario, l’ammontare complessivo dei crediti deteriorati ceduti, stimato in circa 30 miliardi di euro, è superiore rispetto agli obiettivi fissati negli esercizi precedenti, beneficiando sia di operazioni di carattere straordinario come quelle realizzate da grandi Gruppi Bancari , sia dell’incentivo introdotto dal DL Cura Italia che, a fronte di cessioni di crediti deteriorati, consente di convertire parte delle DTA ammissibili in crediti di imposta.Rispetto agli anni precedenti sono diminuiti sia i tassi di recupero delle posizioni in sofferenza cedute (dal 30% al 28%), sia quelli delle sofferenze chiuse mediante procedure ordinarie (dal 46% al 44%). Per entrambe le tipologie di chiusura la riduzione è riconducibile a un numero limitato di operazioni di importo significativo e ad alcuni intermediari. Il tasso di recupero dei crediti deteriorati complessivo è sceso al 31% (33% nel 2018); il differenziale nei recuperi tra cessioni e procedure ordinarie si mantiene elevato, pari a circa 16 punti percentuali.Il tasso medio di recupero sulle sofferenze assistite da garanzie reali è stato pari al 35%, risultando in diminuzione sia sulle posizioni oggetto di cessione (dal 36% al 32%), sia su quelle chiuse mediante procedure ordinarie (dal 52% al 48%). Per le posizioni non assistite da garanzie reali il tasso medio di recupero è risultato pari al 21%; anche in questo caso la diminuzione si è avuta sia sulle sofferenze cedute (dal 19% al 16%) sia, seppure in misura minore, su quelle oggetto di procedure di recupero ordinarie (dal 36% al 35%)I tassi di recupero dei crediti in sofferenza L’ammontare totale delle posizioni in sofferenza chiuse si è ridotto considerevolmente rispetto agli anni precedenti (da 78 a 34 miliardi di euro). Alla riduzione delle sofferenze chiuse ha contribuito la diminuzione sia delle cessioni dei crediti (da 67 a 27 miliardi), sia delle posizioni chiuse in via ordinaria (da 11 a 7 miliardi) e il peso delle cessioni sul totale delle posizioni chiuse è leggermente diminuito, ma resta comunque rilevante. (dall’86 all’80%) A partire dallo scorso anno si è osservata una crescita delle transazioni aventi sottostante crediti deteriorati diversi dalle sofferenze. Come noto, tale categoria di crediti presenta un elevato livello di eterogeneità a cui le banche hanno contrapposto strategie talvolta differenziate rispetto a quelle previste per le sofferenze, che ricomprendono non solo la cessione, ma anche la stipula di accordi di partnership con servicer esterni oppure il coinvolgimento di fondi stranieri specializzati.A differenza del mercato delle sofferenze, le cessioni di altri crediti deteriorati sono concentrate presso un numero inferiore di banche, anche in ragione della maggiore complessità e minore esperienza su questa tipologia di operazioni. L’ammontare dei crediti deteriorati diversi dalle sofferenze ceduti sul mercato è stato pari a 8,5 miliardi (4,3 miliardi negli anni precedenti) e il prezzo di cessione è stato pari al 53%, in aumento di nove punti percentuali rispetto a quello realizzato nel 2018. All’aumento del prezzo hanno contribuito sia le specificità di alcune transazioni di importo rilevante, sia la maggiore conoscenza del mercato da parte degli acquirenti e delle banche. L’anzianità media di queste posizioni è stata di 4 anni, in linea con gli anni precedenti. La presenza di garanzie reali, rispetto alle cessioni di esposizioni classificate a sofferenza, ha avuto un impatto più limitato sul prezzo, che risulta circa 14 punti percentuali superiore a quello delle esposizioni prive di garanzie.Crediti a imprese e famiglie Il tasso di recupero dei crediti in sofferenza verso imprese e famiglie è cresciuto al 32%, esclusivamente per effetto del maggior peso delle chiusure in via ordinaria rispetto alle cessioni sul mercato; sono infatti in lieve calo i recuperi sia sulle posizioni cedute, sia su quelle oggetto di chiusura ordinaria. Si è invece ridotto significativamente il tasso di recupero delle posizioni verso famiglie (passato dal 43% al 30%), che ha risentito dal notevole calo che ha caratterizzato i recuperi sulle posizioni cedute su mercato, in gran parte imputabile a una singola operazione di importo rilevante.I dati di Banca d’Italia Le sofferenze chiuse: ammontare e tempi di smaltimento: Nel 2019 il numero delle posizioni debitorie chiuse si è ridotto notevolmente rispetto al 2018, attestandosi a circa 282.000, pur mantenendosi ben al di sopra della media annua di circa 213.000 nel periodo 2006-2018. L’ammontare di nuove posizioni creditizie classificato in sofferenza è stato pari a circa un terzo di quello delle posizioni chiuse e il relativo importo ha raggiunto il minimo dal 2009 (12 miliardi). Relativamente all’evoluzione della quota delle posizioni a sofferenza che vengono chiuse nell’anno, calcolata come rapporto tra l’ammontare delle posizioni chiuse e l’importo complessivo in essere all’inizio del periodo, essa si è attestata al 35% nel 2019. Il valore è inferiore a quello registrato nel 2018 (50%), ma si mantiene superiore alla media del biennio 2016-2017 (16%) www.esattoriariscossioni.it

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Scoprendo nuovi talenti: El Charro

Scoprendo nuovi talenti: El Charro

Ciao El Charro, chi sei? “Mi chiamo Samuel Caroso, in arte El Charro, sono di Rimini e nella musica ho sempre trovato riparo fin da quando ero piccolo: l’ho sempre vista come una valvola di sfogo, un modo per raccontarmi al mondo ed in ogni momento difficile era pronta a risistemare le emozioni ed i brutti periodi." A chi ti ispiri a livello artistico? "Un giorno per caso ascoltai un pezzo dei Club Dogo e rimasi stravolto: le cose che dicevano, il modo in cui lo dicevano, quella rabbia, quella fame, la qualità e il significato delle rime … A livello artistico sono cresciuto grazie a loro e Marracash, successivamente è arrivato tutto il resto." Come stai? "Sono in un momento in cui le parole e le idee valgono zero, contano i fatti ,so cosa so fare ,so che ce la farò e so che ora serve solo sudore, dedizione, fatica ed impegno: il resto arriverà a tempo debito!”

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L'Avvocato Samuel Schiaffino "La Registrazione Araldica come Marchio"

L'Avvocato Samuel Schiaffino "La Registrazione Araldica come Marchio"

Riportiamo piccolo e succinto estratto dell'interessante intervento dell'Avv. Samuel Schiaffino del Foro di Viterbo, intervenuto nella kermesse annuale per la proprietà intellettuale quale esperto conoscitore della materia. Più precisamente è stato trattato un argomento estremamente di nicchia ma sul quale i riferimenti sono frammentari. Di seguito estratto dattiloscritto dell'intervento dell'Avvocato Samuel Schiaffino (raggiungibile al sito www.avvocatoschiaffino.it) in merito a "La Registrazione Araldica come Marchio" (chiediamo venia per eventuali inasattezze dovute alla trascrizione): "Vi premetto, come sicuramente la maggior parte della platea già conosce, che i titoli nobiliari non possono essere né comprati né venduti, ma si trasmettono solo per discendenza: anche in quest’ultimo caso, tuttavia, essi non danno diritto ad alcun privilegio, ma restano un mero abbellimento anagrafico. Differente situazione riguarda invece i simboli araldici. Con riferimento all’assetto normativo attuale, il codice della proprietà industriale, contenuto nel D.Ls. 10 febbraio 2005, n. 30, che ha sostituito la legge marchi, permette la commerciabilità e registrazione degli stessi quali proprietà intellettuale. Il secondo comma dell’art. 10 così recita “trattandosi di marchio contenente parole, figure o segni con significazione politica, o di alto valore simbolico, o contenente elementi araldici, l’Ufficio italiano brevetti e marchi, prima della registrazione, invia l’esemplare del marchio e quant’altro possa occorrere, alle amministrazioni pubbliche interessate, o competenti, per sentirne l’avviso in conformità. Se l’amministrazione interessata, o competente di cui ai commi 2 e 3, esprime avviso contrario alla registrazione del marchio, l’Ufficio italiano brevetti e marchi respinge la domanda”. Da ciò possiamo trarre le nostre prime considerazioni. L'araldo, stando alla norma appena richiamata, è sicuramente commerciabile. Tale commerciabilità porta insita in sè la possibilità della successiva registrabile, ponendo l'unica condizione del parere obbligatorio e vincolante delle “amministrazioni pubbliche interessate, o competenti”. Qui sorge nonostante tutto lo scoglio maggiore. Purtroppo deve sssere segnalato che questa genericità della norma che vi ho richiamato permette di porci in una zona che definirei "grigia", non venendo minimamente precisato quali siano le amministrazioni interessate o competenti alle quali deve essere chiesto il parere per procedere alla registrazione. In particolare, la nuova normativa nulla dice in merito alla sopravvivenza della competenza in materia di stemmi araldici della Consulta Araldica. Comprendete come il problema non sia assolutamente di poco conto e di come si siano formate delle vere e proprie correnti dottrinali. Nonostante ciò, qualora si tratti di brevettare uno marchio contenente uno stemma, ritengo sia ancora vigente l’obbligo per l’Ufficio Brevetti di richiedere il parere dell’Ufficio Araldico e l’obbligo per quest’ultimo di darlo. Tanto premesso sebbene ritengo condivisibile l'opinione di chi ritiene che tale obbligo sia decaduto per una incauta formulazione del legislatore. Non venendo comunque individuato altro soggetto competente la mia soluzione potrebbe essere motivata per un eccesso di zelo. Da ciò deriva che, a fronte del trasferimento per atto da parte di una famiglia nobiliare del loro "stemma araldico", senza ombra di dubbio si potrà successivamente presentare domanda di registrazione erga omnes. L’Ufficio Brevetti dovrà quindi chiedere il parere all’Ufficio Araldico; a sua volta quest’ultimo potrà quindi: - qualora accerti che lo stemma appartiene ad un soggetto diverso ma è stato conformemente trasferito al richiedente, dare parere positivo; - qualora accerti che lo stemma appartiene ad ad un soggetto diverso da quello del richiedente e non vi sia tale trasferimento valido, non potrà esprimere parere negativo alla registrazione data l’abrogazione dell' articolo 6 R.D. 652/1943, ma dovrà semplicemente appalesare appunto l’appartenenza dello stemma ad altro soggetto. A questo punto, dato che lo stemma è ancora oggi elemento distintivo personale e familiare, troverà applicazione analogica il disposto di cui al secondo comma dell’art. 8 D.Ls. 30 del 2005, che regola l’ipotesi di uso del nome altrui come marchio: “i nomi di persona, diversi da quello di chi chiede la registrazione, possono essere registrati come marchi, purché il loro uso non sia tale da ledere la fama, il credito o il decoro di chi ha diritto di portare tali nomi. L’Ufficio italiano brevetti e marchi ha tuttavia facoltà di subordinare la registrazione al consenso stabilito al comma 1” (consenso del titolare e, dopo la sua morte, del coniuge e dei figli; in loro mancanza o dopo la loro morte, dei genitori e degli altri ascendenti; e, in mancanza, o dopo la morte anche di questi ultimi, dei parenti fino al quarto grado incluso). "

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Rapporti sociali ed emozioni nell'età della tecnica.

Rapporti sociali ed emozioni nell'età della tecnica.

Dopo aver ascoltato varie interviste di Umberto Galimberti, ho sviluppato un elaborato che mira ad esprimere la mia percezione in merito a “Rapporti sociali ed emozioni nell'età della tecnica”. Nei suoi scritti, Umberto Galimberti, importante filosofo contemporaneo, accademico e psicoanalista italiano, nonché giornalista de La Repubblica, dà vita a una nuova corrente filosofica, quella della “Psiche e tecne. L’uomo nell’età della tecnica”. Il pensiero pioniere di questa corrente è che i rapporti sociali non possono prescindere dalle condizioni imposte oggi dalla tecnica: ecco perché, secondo Galimberti, molti contesti lavorativi sono governati da rapporti basati sulla competizione e su protocolli, invece che sulla collaborazione, sulla fiducia reciproca e sulla intuizione. Ad oggi subentra l’inconscio tecnologico, caratterizzato dal fatto che le prospettive della nostra esistenza non sono più cadenzate da regole sociali e pulsioni individuali. In questa epoca si evince un altro inconscio, quello tecnologico, calibrato sulla categoria della tecnica, caratterizzata da efficienza e produttività, ma tale sfera offusca l’aspetto morale. Ad esempio: non importa il contenuto della tua attività, ma la produttività e l’efficienza di essa, a discapito dell’aspetto morale, come potrebbe essere quello del criminale. Inoltre il bene e il male si stabiliscono sulle modalità con cui compi il lavoro e non sul contenuto del tuo lavoro. Tutto ciò limita la responsabilità perché è delegata all’ordine superiore, e infine viene meno anche l'individuazione del soggetto. Tutto ciò limita l’uomo da un punto di vista creativo, logico e intuitivo, perché è tutto basato su protocolli ed efficienza. In seguito alle seguenti premesse, è utile vedere l’attuazione di tale pensiero e per questo analizzeremo il brano “Mai dire mai (la locura)” di Willie Peyote, che parla di come ormai ci si sia abituati a mettere al primo posto il mero intrattenimento, anche durante una pandemia. Il primo verso cita: “questa è l’Italia del futuro, un paese di musichette mentre fuori c’è la morte”. Secondo Willie: ”la canzone non è una sfilza di insulti, è un discorso su come la percepiamo e la viviamo, anche all’interno di noi addetti ai lavori, ma bensì è un discorso basato sull’approccio nella musica rap e trap”. C’è infatti un attacco tutt’altro che velato alle case discografiche che “ti fanno un contratto se azzecchi il balletto e fai boom su Tik-tok”, con la musica che cambia al punto tale che “non si vendono più dischi tanto c’è Spotify”. Ma interessante, e pure tagliente, è l’attacco agli influencer (“Ora che sanno che questo è il trend tutti che vendono il culo a un brand”) e ai calciatori che non fanno goal, al cash e al trash che ci circonda e per il quale non dovremmo sorprenderci del declino della nostra classe politica (“Pompano il trash in nome del LOL e poi vi stupite degli Exit poll?”). Willie Peyote arriva dritto al punto con un linguaggio molto tagliante (“Vince la merda se a forza di ridere riesce a sembrare credibile”), ma non si capacita di come sia possibile non reagire a tutto questo. Nel brano sopra citato, notiamo l’attuazione della “teoria della tecnica”, infatti notiamo rabbia nei confronti di tutte quelle realtà che non basano il loro lavoro sulla moralità del contenuto, bensì sulla produttività di esso. Tale realtà la notiamo specialmente anche nell’ambito della musica Rap-Trap: musicalmente la Trap nasce in America ed è legata alle narrazioni di storie di droga e disagio che prendono vita nelle cosiddette Trap House, luoghi di spaccio casalinghi nei sobborghi della città di Atlanta, storie dure di violenza e criminalità che gli artisti, esponenti di questo nuovo genere, raccontano senza peli sulla lingua. Da un punto di vista informativo la Trap è da valorizzare perchè mette in evidenza tante realtà critiche, ma anche in quest’area non si pensa a promuovere comportamenti sani, bensì si distorce la realtà: le ragazze non sono "tette" e “culo” e oggetti da mettere sopra a una macchina, ma sono persone intelligenti che vanno rispettate e valorizzate. Invece, oggi, tramite questi video e "Artisti" si stanno sovvertendo i principi e i valori base di un uomo. Inoltre si tende a non evidenziare la voce, ma i gioielli e le cose materiali, tutto con l’obiettivo di vendere una vita semplicistica, annebbiando le criticità della vita. Si evince anche il fenomeno del conformismo forzato, ma soprattutto, una promozione al disinteresse nella cultura e del rispetto delle regole basi per una sana convivenza sociale. Prendiamo in analisi il brano / video di Tha Supreme, intitolato "scuol4",: “va in macchina e fuma , vede il padre che gli dice vai a scuola e lui gli fuma in faccia, fa un utilizzo nel testo di un sacco di parole come: pu*** , non ti conto proprio, non puoi dirmi di no, non distrarmi se poi quando parlo ti fot**, uh , Vaf*** e dimmi ora che ti serve che godo a dirti no, Venti chiamate perse, non mi inc** nessuno, ah , Quindi figlio di put***, sta lontano dai miei guai”. In queste parole si evince un disinteresse del mondo culturale e della scuola una mancanza di rispetto nei confronti dei genitori, un senso di prepotenza, ma soprattutto una promozione di disinteresse nei confronti dell’altro, e ciò porta ad un isolamento sociale. -La Trap nella Psicologia: I giovani di oggi vivono nella trappola e nell’inganno e la musica Trap è il sintomo che ci permette di capire questo malessere che li riguarda personalmente. Prendiamo sotto esame Sfera Ebbasta, Dark polo gang & co. Il serpente, re degli ingannatori, diavolo tessitore di inganni avvolge i giovani di oggi. La Trap ne è il sintomo: è serpente colui che è indignato dalla Trap non rendendosi conto di essere lui stesso artefice di questa musica, ed è serpente colui che ha costruito trappole e inganni per le nuove generazioni. Ho letto alcuni testi di Sfera Ebbasta. Sono la rappresentazione di tutte le trappole che sono presenti nella società e che abbiamo colluso a creare. Nascere oggi significa essere un ragazzo intrappolato negli inganni del consumismo e dell’apparenza. Leggendo altri testi, ad esempio dei Dark Polo Gang, emergono le stesse tematiche “consumistiche” e “apparenti”: macchine, droga, sesso oggettuale, uomo/donna oggetto, soldi, etc…Questi sono gli inganni e le trappole che soggiogano l’essere umano. La società che abbiamo costruito ci dice: “se vuoi essere libero possiedi ogni cosa e ogni persona”. Concludo con una citazione molto significativa: “C’è tanta gente infelice che tuttavia non prende l’iniziativa di cambiare la propria situazione perché è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace dello spirito, ma in realtà per l’animo avventuroso di un uomo non esiste nulla di più devastante di un futuro certo.” (JON KRAKAUER) Attenzione : Il seguente elaborato è stato sviluppato secondo le percezioni dell'autore senza nessun interesse nel denigrare le realtà citate ma bensì per promuovere alla consapevolezza di esse. -Art.21 : Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Articolo a cura di: Yanko Giuseppe Mormone

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Diffida ad adempiere ex art. 1454 c.c. e Reclamo contro compagnia telefonica...

Oggi voglio riportare, letteralmente, una mia Diffida ex art. 1454 c.c., con contestuale Reclamo, appena finita di scrivere, redatta nei confronti di una compagnia di comunicazioni. Ciò al fine di una eventuale utilità per coloro che si dovessero trovare nella mia stessa circostanza nella presente dedotta e contestata.... https://medicinaescienza.wordpress.com/2021/06/02/diffida-ad-adempiere-ex-art-1454-c-c-e-reclamo-contro-compagnia-telefonica-per-illegittima-richiesta-di-pagamento-di-una-penale-anche-a-fronte-di-un-mero-subentro

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Carrello elevatore (Muletto) in fiamme. Come intervenire e come evitarlo

Imparare dalla sicurezza con i Video

Una video testimonianza molto importante che attira l’attenzione su 3 fattori principali: Seppur un caso molto raro non siamo esonerati dal valutare il rischio per la sicurezza e dall’attuare le conseguenti misure preventive e protettive idonee; Gli incendi di natura elettrica metallica (batteria di piombo o ioni di litio) sono molto pericolosi e difficili da spegnere L’intervento immediato degli addetti antincendio con mezzi estinguenti idonei è la differenza tra un incendio estinto e uno non controllato. Come si sarebbe evitato l'evento? Evidentemente la causa è di tipo organizzativo aziendale. Nella sicurezza sul lavoro bisogna sempre avere una visione complessiva di insieme. Spesso durante i nostri sopralluoghi da tecnici sicurezza e da RSPP (Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione) vediamo DVR (documento di valutazione dei rischi) che non rispecchiano la realtà aziendale. Documenti perfetti e realtà, invece, pericolose. La sicurezza sul lavoro richiede l’esperienza e la conoscenza di un professionista come l’RSPP che sia in grado di individuare i rischi e di elaborare le misure preventive e protettive. Quindi un buon RSPP avrebbe almeno evidenziato: Carrello elevatore in cattivo stato di manutenzione; Estintori troppo distanti (lo notiamo dal fatto che sono stati necessari circa 40 secondi per intervenire, un tempo troppo lungo per intervenire su un incendio di tipo elettrico).

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Patrizio Santo, da Mina a "Mi gira la testa"!

Patrizio Santo, da Mina a "Mi gira la testa"!

Dopo aver ricevuto un grande riconoscimento da Mina, leggenda della musica italiana, e collezionato diversi successi, Patrizio Santo torna con "Mi gira la testa" il suo nuovo singolo. Un brano pieno di freschezza e con un sound originale destinato a diventare il tormentone estivo del 2021.

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Cèèjay & Forty-Five, il nuovo singolo con Julia: Isla Bonita

Cèèjay & Forty-Five, il nuovo singolo con Julia: Isla Bonita

Finalmente è in arrivo l’estate! Dopo un inverno complicato, con l’arrivo della ''stagione bella'', tutto cambia! Con il caldo e la voglia di uscire, si susseguiranno mesi lieti e spensierati. Estate e tormentoni vanno a braccetto. Anche quest'anno, stanno per arrivare i primi pezzi che invaderanno le classifiche. In queste notti d'estate, tra note stonate e rime baciate, Sarà ''Isla Bonita'' di Cèèjay & Forty-Five feat. Julia ad allietarvi in questa afosa stagione. Isla Bonita è un brano allegro e movimentato, connubio tra ritmo e distensione. Nasce da un idea melodica di Dario Anastasio e Carlo De Tommaso (rispettivamente Cèèjay & Forty-Five), il testo è curato da Naomi Bongiorno, interpretato e cantato da Julia De Robertis. Isla Bonita è il brano perfetto da ascoltare in macchina o in spiaggia se si ha voglia di staccare dalla routine quotidiana e concedersi attimi di spensieratezza. Sarà disponibile a breve sui maggiori Stores Digitali, nonché su Spotify, Youtube Music e Tik Tok. #cééjay&forty-five #julia #islabonita

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Come sarà organizzare le vacanze estive nel 2021 per gli Italiani?

Come sarà organizzare le vacanze estive nel 2021 per gli Italiani?

Anche quest’anno è arrivato il momento di pensare alle vacanze estive: la stagione calda è alle porte e ci invoglia a staccare dalla routine quotidiana e a prenderci un momento di pausa. Inoltre, la limitazione negli spostamenti a cui siamo stati sottoposti, con l’obiettivo di evitare la propagazione incontrollata del Covid-19 ( https://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioContenutiNuovoCoronavirus.jsp?area=nuovoCoronavirus&id=5351&lingua=italiano&menu=vuoto ), ha alimentato in noi la voglia di essere liberi, di muoverci e di viaggiare. E allora, vediamo come si prospettano le vacanze di quest’estate 2021, tra mete nazionali e internazionali, tamponi obbligatori, e Green pass. VACANZE ESTIVE 2021 ALL'ESTERO: SCONSIGLIATE LE METE LONTANE Se pensiamo di organizzare le vacanze estive del 2021 all’estero, dobbiamo considerare che viviamo in un’epoca di pura incertezza, dove le novità e le sorprese sono all’ordine del giorno. Pertanto, forse è meglio evitare ancora mete lontane ed esotiche. Infatti, non esiste un’uniformità a livello globale sulla gestione dell’emergenza legata al Covid-19. Ogni Paese ha le sue regole, fra chi consente l’ingresso ai viaggiatori a patto che vengano rispettate determinate regole (giustificati motivi di viaggio, obbligo di quarantena, ecc.), e chi sembrerebbe aver chiuso definitivamente le porte al turismo fino a fine anno, come l’Australia. Non si consiglia poi di viaggiare in Argentina, Brasile o India ( https://covid19.who.int/region/searo/country/in ), dove la situazione è ancora delicata e rischiosa. La scelta migliore per godersi le proprie vacanze in tutta serenità, senza eccessivi disagi e imprevisti, quindi, sembra quella di rimanere entro i confini nazionali o europei. SE VIAGGI ALL'ESTERO, LE VACANZE ESTIVE 2021 POTREBBERO ESSERE PIÙ CARE DEL PREVISTO La predisposizione dei Paesi europei all’apertura nei confronti del turismo accontenterà tutti, da chi preferisce passare le sue vacanze estive del 2021 in una località balneare, a chi decide di visitare una città d’arte, oppure di fuggire dalla calura estiva per raggiungere mete più fredde, come i Paesi scandinavi. Tuttavia, per consentire ai vacanzieri di muoversi in tutta sicurezza e mantenere la crisi pandemica sotto controllo, ci si potrà spostare soltanto se si è già stati sottoposti al vaccino contro il coronavirus (avendo ricevuto entrambe le dosi), oppure previa realizzazione di un tampone, rapido o molecolare ( https://www.ats-milano.it/portale/EMERGENZA-CORONAVIRUS/FAQ-Domande-frequenti/Tamponi/Che-differenza-c%C3%A8-tra-un-tampone-antigenico-rapido-o-molecolare ) a seconda delle leggi vigenti nel Paese scelto come meta. In Italia, i costi dei tamponi sono stabiliti su base regionale: di media, comunque, un test antigenico costa sui 20-30€, mentre quello molecolare può arrivare a superare i 100€. La spesa per eseguire il tampone, dunque, può essere importante e deve essere tenuta a mente prima di partire. Inoltre, bisogna pensare che il test va eseguito anche per rientrare nel nostro Paese, e che i più piccoli non ne sono esenti. IL GREEN PASS: VIAGGIARE SICURI E CON MENO PENSIERI Uno strumento pensato per muoverci in tutta l’Unione Europea con più libertà e meno ‘scartoffie’ a cui pensare è il Green Pass ( https://www.ilsole24ore.com/art/green-pass-tutto-quello-che-c-e-sapere-dieci-domande-e-risposte-AEj0q1J ). Si tratta di una sorta di passaporto sanitario, in formato cartaceo o digitale, che indicherà se il possessore è stato sottoposto al vaccino, al tampone, oppure indicherà l’avvenuta guarigione da coronavirus. Tre condizioni che garantiscono presumibilmente l’immunità dell’interessato. Il Green Pass entrerà in vigore dal primo luglio 2021, dopo essere stato approvato dal Consiglio Europeo ed essere stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. Seppure non sia da escludere che in futuro il Green Pass sarà reso obbligatorio anche per gli spostamenti all’interno del Bel paese, per il momento le regioni sembrano disposte ad aprire i propri confini per favorire il turismo estivo. Sembra quindi che l’idea migliore per trascorrere le proprie vacanze dell’estate 2021 senza troppe preoccupazioni sia quella di scegliere di rimanere all’interno dei confini nazionali. Alla fine, in fondo, viviamo in un Paese ricco di cultura, paesaggi naturali e buon cibo. Nulla da invidiare alle mete estere.

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Teleskill e Imparo.online. Nuova partnership per la formazione online

Teleskill e Imparo.online. Nuova partnership per la formazione online

Teleskill e Imparo.online danno vita a una joint ventures per offrire una soluzione unica integrata coinvolgente e interattiva per la formazione online. La formazione online vive una stagione di grande popolarità che è il frutto della trasformazione digitale in atto e di necessità legate allo scenario mondiale. In questo contesto due realtà italiane del settore della formazione online hanno unito le proprie competenze per dare vita a una soluzione unica e performante per la didattica a distanza. Imparo.online, piattaforma e-learning di Didanet si integra oggi con Teleskill live, la soluzione proprietaria Teleskill per la creazione di webinar, aule virtuali, videoconferenze a scopo formativo. L’integrazione consente la creazione di un’aula virtuale come attività nel percorso formativo di Imparo.online, la configurazione dei parametri di completamento dell’aula virtuale, il tracciamento dei dati dei partecipanti, il tempo netto di presenza in aula virtuale e di risposta ai questionari. Il rilascio continuo dei dati di tutti i risultati formativi ottenuti dall'utente in aula virtuale permette il superamento automatico del percorso formativo. Teleskill e Triskell sono due realtà italiane che hanno investito e investono molto in processi di ricerca industriale. Con questa partnership conoscenze e competenze delle due società vengono messe a fattor comune, a tutto vantaggio di università, enti di formazione, aziende e scuole. Imparo.online, guidata da Cédric Boniolo Hervaud, nasce con l’obiettivo di creare una comunità di apprendimento online e di snellire la burocrazia scolastica. Dal 1999 accompagna con successo scuole ed enti di formazione nel processo di trasformazione digitale. Lo stesso anno di fondazione di Teleskill che in questi anni, guidata da Emanuele Pucci, è diventata una realtà molto apprezzata nel settore dell’e-learning e dei webinar formativi. “L’e-learning sta vivendo in questo periodo una fase di crescita senza precedenti. – Afferma Cédric Boniolo Hervaud, CEO di Imparo.online – Quello che serve ora sono strumenti che, oltre a semplificare la formazione online, eroghino contenuti di qualità riconosciuti legalmente e inseriti in un percorso formativo strutturato. Per farlo però sono necessarie sia competenze didattiche che digitali: questa partnership è davvero la giusta opportunità per costruire insieme a Teleskill un modo migliore di fare formazione online.” “Siamo sempre interessati a collaborare con le realtà dell’e-learning in Italia; – ha aggiunto Emanuele Pucci, amministratore delegato Teleskill – ricerca, innovazione, condivisione, passione sono caratteristiche che fanno parte del DNA di Teleskill e che ci hanno portato a distinguerci in un mondo caratterizzato da player internazionali e di grandi dimensioni”. Imparo.online è la piattaforma di e-learning che da oltre vent’anni porta online il digital learning di aziende, enti di formazione, scuole e associazioni con l’obiettivo di rendere la formazione una risorsa sempre accessibile. Da sempre attenta alla privacy e alla gestione dei dati utente, garantisce un ambiente formativo sicuro e certificato. Imparo.online permette di gestire tutto il processo formativo in un’unico strumento, dall’inizio alla fine del corso, compresi test intermedi ed esami finali. Teleskill è una società di innovazione digitale attiva dal 1999 nel progettare soluzioni per l’e-learning e webinar. Attraverso i software proprietari e il dipartimento di R&D realizza soluzioni dedicate all’aggiornamento professionale e alla formazione on-line, anche in diretta live, occupandosi anche della produzione di corsi e-learning e video formativi/informativi on demand. Teleskill è riconosciuta come pioniera nel mercato dell'e-learning, dei webinar e degli eventi formativi on line in tempo reale, proponendo una competenza a 360° sull’ecosistema della formazione online.

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L'ALBERO di GARCO design®

L'ALBERO di GARCO design®

L'ALBERO di GARCO design®, hè il primo coffee table che inizia a raccontare la filosofia del nuovo brand made in Italy. L'ALBERO di GARCO design® è un complemento d'arredo ispirato alla natura e rappresenta un inno alla forza, resilienza ed equilibrio interiore... L'ALBERO, regiatred design, è un esempio perfetto per spiegare i concetti di unicità, senza tempo e senza limiti di cui il brand si fa portavoce. Scopri di più su garcodesign.it È aperta la finestra di prenotazione, non perdere l'occasione di prenotare uno dei primi seriali. Antonio Barbieri, designer e founder GARCO design®

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un fumetto per non dimenticare

un fumetto per non dimenticare

Da circa un mese è stata pubblicata una graphic novel dal titolo Hotel Sally , l’autore sia della trama che dei disegni , si chiama Angelo Reccagni ed è un ex insegnante che ama disegnare e narrare storie. Si tratta di un opera che racconta le vicissitudini, che deve affrontare una giovane donna che vuole ristrutturare un vecchio albergo ricevuto in eredità. Un albergo, forse occupato da spiriti, che in passato lo avevano fisicamente abitato e che sono stati protagonisti di un evento tragico e violento. L’evento tragico e violento, a cui rimanda la graphic novel ,è quello che più mi ha spinto a leggere questo fumetto e recensirlo. Si tratta della strage di Rovetta, una brutta pagina di storia del secondo dopoguerra che vede dei giovani , senza colpe particolari, se non quella di essersi arruolati nello schieramento sbagliato,venire ingannati e trucidati. Una bruttissima storia che però l’autore, ritiene giusto che se ne parli, non per uno scopo politico o di parte, ma per contribuire ad una lettura storica del passato, meno agiografica e più rispettosa delle realtà e della verità dei fatti. Anche l’albergo, cioè il grande Albergo Franceschetti del Passo della Presolana, teatro dentro cui si svolge la graphic novela è molto interessante, ed è stato proprio grazie alla curiosità, che è questa suggestiva architettura è riuscita a creare nell’autore, che poi è giunto alla conoscenza della storica strage. Si tratta di un evento che andrebbe tuttora approfondito , proprio al fine di identificare i veri colpevoli del misfatto, colpevoli che forse già si conoscevano ai tempi in cui si decise di processarli, ma che poi , grazie alle amninistie e alle leggi ad hoc dell’epoca , non vennero mai condannati . Il fumetto si presenta con una bella copertina a colori, dove campeggia in primo piano lo storico albergo ma dove compaiono anche i principali protagonisti della storia , ovvero: la sua proprietari di nome Sally, l’architetto incaricato del progetto di ristrutturazione John John Walker e le vittime della strage. . L’interno del fumetto, si sviluppa per novantasei pagine , ogni pagina è formata da una tavola con cinque o sei vignette dal disegno rigorosamente in bianco bianco e nero e molto accurato. Le espressioni dei personaggi sono molto realistiche così come la costruzione di paesaggi e degli interni. L’opera si presta ad una lettura veloce e scorrevole e si completa, con l’aggiunta, a fine fumetto, di alcune pagine che approfondiscono il fatto storico di riferimento, i personaggi all’epoca coinvolti ed anche gli aspetti più significativi dello stile architettonico dell’albergo . Licia Lucidi Hotel Sally di Angelo Reccagni- edito per lascuolalsole e pubblicato su Amazon .it - € 6.00

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Come scegliere la location per un evento

Come scegliere la location per un evento

Per scegliere la giusta location per eventi (vedi come fare sul sito limitless-solutions.it) è necessario non sbagliare, anche se comunque cimentarsi nell’organizzazione può essere davvero difficoltoso. Molte volte c’è bisogno di un aiuto fondamentale per capire quale sia la scelta migliore. È giusto dire, inoltre, che purtroppo molti organizzatori di eventi non sono molto in gamba, ed è per questo che credono che le location siano tutte uguali e che una valga l’altra. In realtà, è necessario prendere in considerazione soltanto delle sale che siano adatte alla tipologia della clientela e soprattutto all’evento che si vuole organizzare. Questo articolo sarà in grado di fornire delle informazioni adatte per chi si trova ancora in alto mare con l’organizzazione di un evento, ma che desidera che tutto sia perfetto. Dunque, è necessario imparare a scegliere la propria location senza commettere grandi errori. Linea guida per scegliere la miglior location Per scegliere la miglior location è necessario in primo luogo valutare la posizione. Questo è uno degli aspetti fondamentali, proprio perché la sala dei venti deve essere raggiungibile in modo semplice e veloce da tutti gli invitati. Inoltre, bisogna anche valutare la distanza della location in cui si vuole organizzare il proprio evento rispetto a quelle che sono le principali vie di comunicazione, come le autostrade, le stazioni ferroviarie, le fermate dei bus, gli aeroporti e metropolitane. Naturalmente, prima di attuare la scelta migliore è sempre bene capire con quale mezzo i possibili partecipanti raggiungeranno la location. Ad esempio, c’è chi viene da molto lontano, come qualche parente che vive all’estero, che di conseguenza sarà costretto ad arrivare in aereo, quindi probabilmente apprezzerà che la location si avvicina all’aeroporto. Altri potrebbero prendere il treno, ed è per questo che gradiranno la vicinanza della location con la stazione ferroviaria o con l’autobus o la metro. Se gli ospiti arriveranno in automobile, allora sarà molto più semplice la scelta della location, anche se comunque c’è chi preferisce che gli accordi autostradali siano abbastanza scorrevoli e soprattutto che ci sia la presenza di un parcheggio quando si arriva all’evento. Dunque, è naturale comprendere che non è impossibile accontentare tutti, ma è comunque necessario prendere in considerazione la propria volontà. Per tale ragione bisogna prendere in considerazione anche l’idea di scegliere una location lontana di tutte queste vie di comunicazione, in modo che si crei un’atmosfera molto più intima tra i partecipanti. Se ci sono difficoltà per alcuni di raggiungere l’evento, allora saranno di gradimento organizzare una sorta di pullman enorme con il quale accompagnare gli invitati. Dimensione della sala e tipologia di evento Le altre due questioni importanti da prendere in considerazione sono le dimensioni della sala e la tipologia dell’evento. Per quanto riguarda le dimensioni, la questione si fa abbastanza semplice, proprio perché è necessario soltanto individuare il numero di invitati che arriveranno con sicurezza. Dopodiché, sarà necessario informarsi sugli spazi a disposizione, e scegliere una sala meeting che sia adatta e capiente. Inoltre, è assolutamente essenziale capire che sia una sala troppo grande che una troppo piccola possono rendere difficile la riuscita dell’evento. Infatti, se la location è troppo piccola c’è il rischio è che non tutti gli invitati possano sedersi, invece se troppo grande sarà difficile incorporare tutti e creare un’atmosfera gioiosa ed intima. Infine, c’è da scegliere la tipologia della sala che naturalmente dipende da quella dell’evento da organizzare. Tutto ruota soprattutto sull’atmosfera che si vuole trasmettere e percepire agli invitati durante il meeting. Dunque, se si vuole creare un senso di intimità sarà possibile scegliere un grande agriturismo, nel caso in cui si voglia fornire un’immagine lussuosa allora sarà opportuno scegliere un hotel a cinque stelle. Mentre invece chi ama rifarsi alla tradizione alla cultura del proprio luogo allora potrà optare per una dimora storica.

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Il petrolio rimasto sulla Terra e l'olio di scisto. Di Giancarlo Elia Valori.

Il petrolio rimasto sulla Terra e l'olio di scisto. Di Giancarlo Elia Valori.

Quando eravamo molto giovani, sentivamo dire che il petrolio si sarebbe esaurito in pochi decenni al massimo, ma col trascorrere dei lustri, abbiamo scoperto che c’è ancora molto petrolio. I prezzi sono in costante calo e non c’è alcun segno di esaurimento. Perché?Secondo gli ultimi dati di ricerca effettuati negli Usa, il petrolio può essere utilizzato fino ad un lunghissimo periodo. Prima di capire il perché così tanto petrolio è spuntato all’improvviso sul nostro pianeta, cerchiamo prima di comprendere il processo di nascita del petrolio. La teoria precedente era che le carcasse di animali e molte piante sulla terra affondassero lentamente nel terreno. Dopo centinaia di milioni di anni di complesse reazioni geologiche, le carcasse formavano petrolio e le piante in lenta decomposizione davano origine al carbone.In seguito, venimmo a sapere che qualcosa non andava. Secondo la stima del valore energetico, per formare oggi una scala di stoccaggio così enorme di petrolio e carbone, ci vorrebbero almeno molti più di milioni di anni per un numero x di carcasse animali e piante, a loro volta presenti in numero esponenziale, rispetto alla cifra d’essi necessaria a produrre tanto oro nero sino ad oggi. In realtà, quasi tutti gli animali e le piante morti sulla terra si sono decomposte, in particolare le carcasse degli animali era impossibile perpetuassero per così tanto tempo tali funzioni “produttive”. Anche in caso di un grave disastro naturale (il cosidetto meteorite che portò all’estinzione i dinosauri) o un terremoto, o un maremoto – peggio ancora grandi incendi che incenerivano il “futuro combustibile” – ciò può accadere una sola volta (la predetta estinzione) e “seppellito” una sola volta, e non a intervalli regolari per milioni di anni. Allora da dove vengono così tanto petrolio e carbone? Secondo le ultime ricerche scientifiche, il carbone e il petrolio sulla terra sono tutte sostanze idrocarburiche a base di carbonio che sono sepolte nel terreno in resti vegetali. A seconda delle condizioni geologiche, diventano carbone o petrolio, e non hanno nulla a che vedere con le carcasse di animali. Però, ci chiediamo, da dove sono venute così tante piante sulla terra per fornire una quantità così enorme di energia, un’energia che la quantità di piante nate nelle ère geologiche non possono giustificare in proporzione all’energia prodotta sino ad oggi? Tanto, tanto tempo fa – in quelle ère remote in cui i dinosauri non erano ancora apparsi – nella feroce sopravvivenza ed evoluzione, una pianta altamente motivata ha evoluto in sé per la prima volta quello che oggi noi chiameremmo il concetto di “legno”, diventando così il primo albero sulla terra. Nei successivi 40 milioni di anni, nessun batterio o fungo sulla terra era in grado di decomporre la lignina e nessun animale era interessato a nutrirsi d’essa. In queste epoche, il legno non si è degradato, proprio come la plastica oggi, per cui l’intera superficie del nostro pianeta è stata “contaminata” dalla crescita degli alberi. Di conseguenza, la foresta divenne l’unico signore supremo sulla terra in quel momento. Con i processi chimico-evolutivi, il legno si è accumulato in riserve incommensurabili, trattenendo una grande quantità di anidride carbonica dall’aria, e favorendo la produzione di ossigeno sulla terra a livelli altissimi: la temperatura scese e la concentrazione di ossigeno divenne più elevata. L’ossigeno cambiò direttamente la struttura dell’atmosfera terrestre, causando l’estinzione del 99,99% delle specie sulla terra che non sopravvivevano a causa dell’avvelenamento da ossigeno, e allo stesso tempo lo scorrere delle ère geologiche dette vita ad un sistema di riferimento vitale differente dal passato. Per cui non è come si crede che la vita sia sempre dipesa dall’ossigeno; la nostra esistenza si basa sull’ossigeno, ma forme vitali precedenti la nostra e quella dei dinosauri non erano fondate sull’ossigeno, bensì sull’anidride carbonica. Però va detto che i sistemi che il genere umano adotta, e che stanno distruggendo l’ambiente terrestre e causeranno, se continua così nel lungo periodo, l’estinzione delle specie sono di gran lunga peggiori delle foreste di allora che annichilirono le forme viventi che si basavano sull’anidride carbonica. Il cambiamento si ebbe quando un fungo acquisì le capacità di degradare la lignina, in maniera che il mondo è quello che per ora vediamo oggi. Il degrado della lignina era lungo, ed anche oggi molti alberi morti in natura possono resistere al disfacimento per secoli e secoli, quindi il legno è stato scelto successivamente dall’uomo come materiale da costruzione, secondo solo alla pietra e simili. Nei tempi in cui quel tipo di fungo non era ancora apparso, il legno che affondava nel terreno a causa dei movimenti geologici che disfecero la Pangea in milioni di anni, fornivano le condizioni sufficienti per la formazione di petrolio e carbone. E senza quel fungo che indirettamente provocò l’estinzione della vita basata sull’anidride carbonica e ci fornì di riserve di energia per il futuro, non ci sarebbe stata alcuna possibilità per gli umani di apparire sulla terra. Ma torniamo al petrolio oggi. Visto in base al modo in cui è formato, il petrolio è una risorsa completamente non rinnovabile. I giorni in cui gli alberi dominavano la terra non torneranno mai più. Ora non ci sono solo funghi sulla terra, e le termiti si sono evolute. Per quanto riguarda le condizioni delle foreste di oggi, anche se adesso ci fosse uno sconvolgimento geologico che inghiottisse tutte le foreste e gli animali nel terreno d’un colpo, quella poca energia che fra milioni di anni potrebbe essere prodotta, sarebbe meramente irrisoria. Secondo le statistiche della Conferenza mondiale sull’energia, le riserve mondiali di carbone teoriche ammontano a 1.598 miliardi di metri cubi e si prevede che vengano ancora estratte per 200 anni. Invece le comprovate riserve di petrolio recuperabili ammontano a 121,1 miliardi di metri cubi e dovrebbero essere sfruttate per altri 30-40 anni. Se le riserve mondiali comprovate di petrolio sono solo 269,90 miliardi di tonnellate e l’estrazione mineraria sarà completata in 30-40 anni, una volta che non ci sarà più petrolio, vedremo infiniti cimiteri di rottami ferrosi i cui cadaveri a cielo aperto andranno dagli aerei alle automobili. La prima reazione a tale stato di cose è cercare di accaparrarsi le fonti di petrolio il più rapidamente possibile. Dico questo perché se noi analizziamo il consumo disponibile per Paese a partire da questo momento, abbiamo i seguenti dati: le riserve strategiche di petrolio degli Usa sono sufficienti per 240 giorni; 187 il Giappone, 116 la Francia, 107 la Svezia e 33 la Cina. Chi non può farsi prendere dal panico? Acquistare più petrolio rapidamente significa non far guerre in futuro, ma rafforzare le Marine militari per difendere le linee di trasporto marittimo del greggio. Dato che il petrolio sulla terra sta finendo, ci chiediamo ancora una volta perché il prezzo del petrolio greggio è sceso? Sembra, al contrario, che tutti non siano più nel panico e nessuno si affretti a comprarlo. Gli Usa hanno inventato una nuova tecnologia chiamata dell’olio o petrolio di scisto (shale oil): è un combustibile non convenzionale prodotto dai frammenti di rocce di scisto bituminoso mediante i processi di pirolisi, idrogenazione o dissoluzione termica. Lo scisto è una roccia metamorfica caratterizzata da una disposizione regolare, in piani più o meno paralleli, dei componenti mineralogici lamellari o fibrosi, e perciò facilmente sfaldabili. Si potrebbe pensare all’olio di scisto come ai prodotti semilavorati della produzione di petrolio della terra. Quindi la disponibilità teorica di combustibile per energia è aumentata grazie a queste tecnologie e ad un livello notevole. Le riserve mondiali di petrolio di scisto sono circa 962 miliardi di metri cubi, superando di gran lunga le riserve di petrolio (269,90 miliardi di metri cubi).Le riserve di petrolio di scisto sono di gran lunga superiori a quelle di petrolio e dovrebbero essere utilizzate dagli esseri umani per moltissimi anni ancora. Ci sono anche depositi di petrolio di scisto che vengono costantemente esplorati e monitorati. Ma quali sono le carenze dell’olio di scisto? C’è solo un difetto: il costo elevato. Solo una piccola quantità di petrolio di scisto a basso costo è attualmente degno di essere sfruttato. Sebbene lo shale oil in molte aree abbia riserve provate, il costo dello sfruttamento è molto più alto di quello del petrolio. Ma non importa quanto sia alto il costo, se è meglio di niente.La dipendenza petrolifera odierna degli Stati ha raggiunto oltre l’80%, quindi si sta sviluppando fortemente la tecnologia dei veicoli elettrici per cercare di ridurre dipendenza dal petrolio, però il petrolio resta ancora la principale fonte di energia sulla terra. Una delle ragioni è che il costo d’esso è basso. Molte persone non capiscono perché il costo del nucleare sia superiore a quello del petrolio: non si era sostenuto che il nucleare sia molto economico? Le materie prime dell’energia nucleare sono economiche, ma l’investimento in infrastrutture è elevato; inoltre, le centrali nucleari producono anche scorie, che sono estremamente difficili da trattare e inquinano se interrate in profondità. Quindi il vantaggio del petrolio è che è economico, niente di più. Una volta che il petrolio greggio della terra sarà in via di esaurimento e il prezzo del petrolio supererà i 100 dollari a barile (158,987 litri), la tecnologia dell’olio di scisto ed altre potranno essere utilizzate in grandi quantità per soddisfare i bisogni umani. Pertanto, non bisogna preoccuparsi troppo del problema del petrolio: in definitiva è una questione di denaro, non di vita o di morte Per informazioni e richieste di pubblicazione: ufficiostampagev@protonmail.com Note sull’autore Giancarlo Elia Valori è uno dei più importanti manager italiani. Docente universitario e attento osservatore della situazione politica ed economica internazionale, nella sua lunga carriera ha ricoperto importanti incarichi in prestigiose società italiane ed estere. Attualmente è Presidente dell’International World Group Inoltre è presidente onorario di Huawei Italia nonché detentore di importanti cattedre in prestigiosi atenei quali la Yeshiva University di New York, l’Hebrew University di Gerusalemme e la Peking University. Nel 1992 viene nominato Cavaliere della Legion d’onore con la motivazione: “Un uomo che sa vedere oltre le frontiere per comprendere il mondo”, dall’11 maggio 2001 è ambasciatore di buona volontà dell’Unesco per i meriti profusi generosamente nella difesa e nella promozione del patrimonio immateriale. Nel 2002 riceve il titolo di “Honorable” della Académie des Sciences de l’Institut de France. Tra i suoi libri ricordiamo: Liberi fino a quando? (Lindau 2019), Rapporti di forza (Rubbettino 2019), Geopolitica e strategia dello spazio (Rizzoli 2006), Antisemitismo, olocausto, negazione (Mondadori 2007), Mediterraneo tra pace e terrorismo (Rizzoli 2008), Il futuro è già qui (Rizzoli 2009), La via della Cina (Rizzoli 2010) e Geopolitica dell’acqua (Rizzoli 2011). A riconoscimento del suo poliedrico impegno di studioso e pubblicista a respiro universale, ha ricevuto il premio giornalistico “Ischia Mediterraneo”, il “Gran Premio Letterario 2011” dal Consiglio Mondiale del Panafricanismo e il “Premio Internazionale della Cultura” dalla International Immigrants Foundation delle Nazioni Unite. International World Group: https://www.internationalworldgroup.it

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SOFYA TERESHINA A FIRENZE SFILA SU PIATTAFORMA WEB FASHION VIBES

SOFYA TERESHINA A FIRENZE SFILA SU PIATTAFORMA WEB FASHION VIBES

La designer SOFYA TERESHINA alla Giornata Internazionale del bambino 2021 Firenze, 1 giugno ore 12.00 Grande curiosità e attesa per la prima edizione della sfilata in digitale di KidWear Show Fashion Vibes, ideata da Yuliia Palchykova, che si svolge per le strade di una Firenze incantata, che ritorna alla vita in attesa di Pitti Bimbo, per mostrare il fashion dall’Est come presupposto per fondere i codici di due mondi apparentemente lontani, quello Europeo e quello dell’Est, in realtà uniti da culture millenarie. Sono tanti i designer della prima edizione del KidWear Show Fashion Vibes – dal 1-3 giugno - e tra loro la designer Sofya Tereshina. L’ evento è dedicato alla Giornata Internazionale del Bambino e dedicato a Pitti Bimbo, con la diretta da Firenze, Brand ambassador del evento Valentina Ottaviani. Sofya Tereshina, una ragazza, esile e minuta, piena di idee creative e di talento, all'età di 12 anni, questa ragazza dal sorriso radioso che mostra un volto solare e sereno, è riuscita ad acquisire il know down necessario nell’ambito dello stilismo, dello studio dei colori e dei tessuti, oltre alla storia della moda, imparando facilmente tecniche e nozioni nuove, infatti Sofya ha già terminato il primo corso del Sochi Fashion Lab e si è iscritta alla Scuola Superiore di Stile, Design e Tecnologia. Decisamente una Enfant Prodige Sofya Tereshina, giovanissima ma ormai conosciuta come designer che crea abiti per bambini e adolescenti, completa, perchè si occupa anche di tutte le fasi di produzione dell’abbigliamento, ed è per questo tutti gli step che vanno dalla ideazione alla ricerca fino alla produzione sono seguiti personalmente da Sofya – dalla bozza fino alla completa realizzazione. Questa ragazza vivace, curiosa e intraprendente è la stilista più giovane nel mondo della moda dell’Est, i suoi outfit sono stati indossati da modelle che hanno sfilato in passarelle prestigiose, presso la casa di moda di Vyacheslav Zaitsev, alla Sochi Fashion Week, al Magic Show e ad altri eventi non meno noti. Il suo stile è facilmente riconoscibile ed eclettico che non può essere catalogato in uno stile unico, ma ogni collezione è decisamente originale. Inoltre i suoi capi hanno una comoda vestibilità, creati da materiali di alta qualità adatti per ogni occasione. Come dice la designer stessa: "Se io stessa sono comoda indossando volentieri l’abbigliamento che ho creato avrò raggiunto il risultato desiderato". Sofya si è posta dei traguardi da raggiungere, il suo sogna è quello di aprire una sua casa di moda per bambini e adolescenti, dove poter esporre le sue creazioni comode, piene di stile e di qualità made in Russia, collezioni comode dove i bambini e gli adolescenti si sentono a proprio agio enfatizzando il mood di essere "alla moda". E conoscendo la tenacia e la volontà di questa giovanissima designer si può inequivocabilmente dire che con lo zelo e la pazienza che ha, insieme al talento e al desiderio di raggiungere gli obiettivi, sarà sicuramente famosa nel mondo. FASHION VIBES TEAM IG @fashionvibesmilano Yuliia Palchykova +393283484027 www.fashion-vibes.com @_fashionvibesmilano

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NON FIDARTI DI ME

Non fidarti di me. Io sono impastata con sangue e con fango e mi buttarono sulla terra anche se vengo dal cielo. Ho percorso sentieri nei boschi ai margini dei mondi e ho incontrato guerrieri e maghi a ogni ritorno. Non fidarti di me perché sono bugiarda e nessuno sa cosa penso e dove vado. Non so darmi regole, non conosco padroni, solo belve, fame e sete figli e frutti di solitudine. Sono percorsa da correnti abissali e ferita da isole pungenti dove la mia carne si contorce tormentata da inconfessabili desideri. Non fidarti del mio sorriso, della mia dolcezza, delle mie risa, sono la furia di déi incontrollabili, giocolieri e manipolatori di destini. Non fidarti di me, anche se il mio nome é quello di un fiore, tornero' ad essere fango e sangue rappreso e camminero' aggrappandomi ai rami degli alberi. Nelle notti di luna ululo e ti guardo, mio amato, perdendomi nei tuoi occhi chiusi, nei tuoi respiri lunghi, nei tuoi pensieri oscuri. E veglio, accucciata su uno scoglio, proteso su un oceano di mistero.

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Patentino droni gratuito in Lussenburgo

Patentino droni gratuito in Lussenburgo

Stai cercando di conseguire l'attestato A1 A3 per pilotare i droni, ma il portale italiano ti fa perdere le speranze? Tranquillo: non è colpa tua e non sei il solo! Continua a leggere perché ho delle ottime notizie per te. Devi sapere infatti che puoi risparmiare i 30 euro dell'esame e tutte le noie che ti dà il sito italiano dell'ENAC. Ti rassicuro subito: è tutto legale e non è una bufala. È possibile seguire il corso e sostenere subito l'esame gratis, attraverso il sito del Lussemburgo, il quale rilascerà un attestato A1 A3 valido in tutta Europa, Italia compresa ovviamente. Il sito non è in Italiano, ma con il traduttore automatico del tuo browser ce la farai tranquillamente, quindi bando alle ciance, ecco la procedura passo passo: 1) iscriviti al portale del Lussemburgo che trovi qui https://www.cutt.ly/SnwTAcS 2) Apri il corso "UAS Remote pilot open category A1+A3" e procedi secondo le istruzioni https://www.cutt.ly/qnwTDDY Inutile sottolineare che appena si è sparsa la voce il sito lussemburghese ha crashato... Posso immaginare la folla! La mia esperienza personale Io sono riuscito in un paio d'ore ad ottere l'attestato. Ti posso dire che il sito è davvero semplice da usare, è fatto molto bene. Anche l'esame a risposta multipla, in confronto a quello italiano è tutta un'altra cosa e... fatto molto importante: il materiale di studio è della quantità giusta perché riguarda ESCLUSIVAMENTE i droni, non è infarcito di documentazione su altri velivoli tanto per fare volume e confondere le idee! Lussemburgo - Italia 3 a 0, ti sembra giusto? Ora che ho condiviso questa dritta con te, mi piacerebbe sapere che cosa ne pensi del fatto che in Italia le cose siano gestite così male, tanto per cambiare. Trovo molto seccante il fatto che si debba ricorrere all'equivalente lussemburghese dell'ENAC e quello che proprio non mi va giù è che per ottenere la stessa cosa, in Italia si debba pagare e tribolare. Sembra una presa in giro, lascia nei commenti la tua opinione, sarà una discussione interessante. Prima di salutarti ti rimando al video di Michele Pesole, la fonte della notizia che hai appena letto. https://www.cutt.ly/YnwYKVJ

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PSICOLOGO INFANTILE A TORINO

PSICOLOGO INFANTILE A TORINO

Studio Protea offre consulenze specialisitche con lo psicologo infantile a Torino, nello studio di Via Cernaia, 15. La psicologia infantile è una branca della psicologia che studia le tappe di sviluppo cognitivo, emotivo e sociale di un individuo, dalla nascita sino all’adolescenza. Comprendere quali siano i fattori che influenzano il normale sviluppo di bambini e adolescenti, così come quelli che giocano un ruolo cruciale nell’emergere di problemi di natura psicologica è un aspetto fondamentale di cui la psicologia infantile si occupa. Oggigiorno, aiutare e sostenere un bambino e un adolescente nelle sue tappe di sviluppo può essere un arduo compito sia per i genitori che per gli insegnanti. È ormai sempre più frequente infatti, riscontrare problematiche di natura emotiva e comportamentale con ripercussioni sia in ambito familiare che scolastico e sociale. Compito dello psicologo infantile sarà incontrare i genitori che chiederanno una consulenza, con lo scopo di ripercorrere le principali tappe di sviluppo del bambino e ricostruire la storia del problema. Coinvolgere i genitori nel percorso di trattamento è imprescindibile quando si lavora con bambini e adolescenti perché sono coloro i quali che quotidianamente, si prendono cura di loro e rappresentano l’ambiente al quale continuamente si fa ritorno. Durante i primi incontri conoscitivi e di valutazione, è possibile che vengano somministrati dei test sia ai genitori che successivamente anche al bambino/adolescente per poter valutare adeguatamente il tipo di percorso di trattamento più utile (sostegno psicologico o psicoterapia). Se stai cercando uno psicologo infantile a Torino, lo studio di Psicologia e Psicoterapia Protea, può esserti d’aiuto. Quando è utile? È sempre più frequente riscontrare in bambini e adolescenti difficoltà e disagi che vengono espressi sia in modo manifesto con comportamenti come aggressività, irritabilità e oppositività ma anche in modo implicito attraverso chiusura in sé, difficoltà di addormentamento e di separazione. Questi ovviamente, sono alcuni dei segnali che un bambino o un adolescente potrebbe mostrare in seguito a periodi di vita particolarmente stressanti relativi a problematiche interne al proprio nucleo familiare o estranee come nell’ambito scolastico o del gruppo di pari. Tuttavia, in alcuni casi, le difficoltà e i disagi esperiti da bambini e adolescenti potrebbero essere anche relativi a eventi di vita traumatici come lutti, maltrattamenti, l’allontanamento dalle figure di riferimento o fenomeni di bullismo e cyberbullismo. Se stai cercando uno psicologo infantile a Torino, lo studio di Psicologia e Psicoterapia Protea, può esserti d’aiuto. La figura dello psicologo infantile a Torino è sempre più richiesta. Nel nostro studio, i terapeuti si sono specializzati e formati presso il Centro Clinico Crocetta e M.IN.D. Sono in continuo aggiornamento sulle tematiche dell’infanzia e adolescenza per offrire un servizio di qualità. Lo studio di Psicologia e Psicoterpia Protea inoltre, collabora con figure professionali come logopedisti, neuropsicomotricisti e neuropsichiatri infantili perché spesso, lo psicologo infantile a Torino e non solo, lavora i gruppi multidisciplinari. Se cerchi informazioni sul ruolo e il lavoro svolto dallo psicologo infantile a Torino contattaci, saremo lieti di aiutarti e di offrirti il nostro supporto.

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Creo il tuo sito web

Creo il tuo sito web

Metti le ali al tuo business con un sito web professionale. Dimmi come lo vuoi e io lo realizzo. Con le mie competenze di HTML, PHP, ASP, JAVASCRIPT, CSS posso realizzare progetti di ogni tipo: da semplici pagine personali a piattaforme per aziende nelle quali è richiesto un alto livello di interazione con il pubblico e l'impiego di chat,blog, moduli di contatto ecc info: pierpaolo@moraldiweb.it

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Strage di Capaci: il 23 maggio l'anniversario

Strage di Capaci: il 23 maggio l'anniversario

29 anni fa l'attentato in cui rimasero uccisi il Giudice Giovanni Falcone, la moglie e tre agenti della scorta Sono pochi gli eventi della storia recente capaci di riunire nel ricordo tutta l'Italia. Uno di questi è l'attentato di Capaci, dove perse la vita Giovanni Falcone, simbolo della lotta alla mafia e vittima di uno dei più efferati attacchi allo Stato da parte della criminalità organizzata. Falcone all'epoca dell'attentato era in procinto di essere nominato Procuratore nazionale antimafia, dopo aver condotto assieme a Paolo Borsellino, le indagini che portarono a organizzare il maxiprocesso alla mafia che, negli anni ottanta, portò alla sbarra i principali referenti dell'organizzazione mafiosa. L'attentato venne deciso proprio nei giorni in cui la Corte di Cassazione aveva confermato le condanne nei confronti dei capi della mafia, di cui alcuni, come Salvatore Riina, ancora latitanti all'epoca del feroce attentato di Capaci. Chi era Giovanni Falcone Se il ricordo del Giudice resta nitido nella memoria delle generazioni mature già all'epoca della sua morte, meno forte rischia di esserlo per chi è più giovane. Giovanni Falcone fu il protagonista di una delle pagine più intense della storia d'Italia. La sua figura assieme a quella di altri servitori dello Stato, resta una degli esempi più limpidi nella lotta contro le mafie e la criminalità organizzata. A lui si deve un radicale cambio di passo nei modelli di indagine che fino ad allora avevano caratterizzato le attività giudiziarie, spostando l'asse dalla semplice ricerca di esecutori materiali e mandanti dei reati associativi, al filone finanziario, ampliando l'efficacia delle attività della magistratura inquirente. Le commemorazioni per la strage di Capaci Come ogni anno, in tutta Italia si svolgeranno manifestazioni in ricordo della morte di Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e dei tre agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. La principale si terrà a Palermo, dove, dal 2002 per volontà del Ministero dell'Istruzione, si svolge l'iniziativa Palermo chiama Italia, manifestazione che vede il coinvolgimento di tutte le scuole d’Italia chiamate a commemorare la strage di Capaci e quella di via D'Amelio, dove perse la vita il Giudice Paolo Borsellino il 19 luglio dello stesso anno. Quest'anno il programma prevede due momenti principali: il primo durante la mattinata alla presenza del Ministro dell'Istruzione Bianchi e della sorella del Giudice, Maria Falcone, che da anni porta avanti le attività della fondazione intitolata alla memoria del giudice ucciso dalla mafia. Il momento clou della giornata commemorativa ci sarà poi poco prima delle 9 quando, presente il Capo dello Stato Sergio Mattarella, proprio nell'aula bunker dell'Ucciardone, che fece da cornice al maxi processo contro la mafia, avrà luogo la principale delle cerimonie di ricordo dell'attentato di Capaci. Oltre al Presidente della Repubblica, è prevista la presenza dei vertici dello Stato, tra cui il Ministro della Giustizia Marta Cartabia, i capi di Polizia, Carabinieri e Giardia di Finanza. Numerosi poi gli appuntamenti itineranti nei luoghi simbolo che a Palermo sono stati eletti ad ospitare eventi in ricordo non solo della strage di Capaci, ma anche di tutti quegli eroi “normali" che hanno contribuito con il loro sacrificio a difendere legalità e giustizia.

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Area — Arbeit macht frei (1973)

Area — Arbeit macht frei (1973)

C’è ancora bisogno di commentare un’opera come questa?, di dire chi era ed è diventato per tutti i cultori della musica sperimentale, Demetrio Stratos? Io credo di si. Basta ascoltare Arbeit Macht Frei, per capirlo. Se pensiamo poi che un genio della sperimentazione musicale, un rivoluzionario dello “strumento-voce”, ma soprattutto un uomo dotato di un’umanità fuori dal comune ci ha lasciati, lasciando un vuoto culturale, prima ancora che musicale, incolmabile, sono ancora più convinto del si. Arbeit Macht Frei è una delle cose musicalmente più interessanti che si siano mai realizzate in Italia. Gli Area al di là di certe pretese social-politicizzate, sono il primo gruppo che nella nostra nazione si pone come obbiettivo l’avvicinamento di una grossa fetta di pubblico ad un tipo di musica nuova e non facilmente alla portata di tutti. La struttura portante di questa opera è lo studente di architettura allora ventisettenne Demetrio Stratos, 7000 Hz di estensione vocale, la rivoluzione storica della voce italiana di tutti i tempi, un personaggio sensibile al periodo storico e sociale in cui vive. Con Demetrio la voce diventa per la prima e forse ultima volta strumento musicale a tutti gli effetti, le sue corde vocali prendono posizione all’interno di questo “international popular group”, formato da Giulio Capiozzo — Percussioni, Yan Patrick Erard Dyivas — Basso/Contrabbasso, Patrizio Fariselli — Piano/Piano Elettrico, Gianpaolo Tofani — Chitarra Solista/VCS3 eBusnello al sax. Musicalmente “Arbeit Macht Frei” offre ottimi spunti che vanno dall’improvvisazione free jazz (con i suoi limiti) al rock e alla musica etnica. In questo contesto il disco unisce avanguardia e tradizione popolare regalando alcune situazioni molto godibili e trascinanti che hanno reso caratteristico il suono “area”. “Luglio, agosto, settembre (nero)” è il brano che senza dubbio sintetizza queste soluzioni al meglio, grazie anche a uno strepitoso tema strumentale. Non manca poi qualche momento sperimentale come “L’abbattimento dello Zeppelin” o più incline al jazz-rock come “Le labbra del tempo”. Gli altri tre brani che completano il disco: Arbeit Macht Frei, Consapevolezza, 240 Chilometri Da Smirne, completano quest’opera unica nel panorama musicale Italiano. Una musica libera e naturale, difficile da spiegare a parole. Qualcosa in sintesi di veramente nuovo per noi (ricordiamoci che siamo nel ‘73), che lascerà, com’ è stato, un segno indelebile. Obbligatorio nella nostra collezione musicale. di Silvano Bottaro

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Alternative a Google Drive - tabella comparativa

Alternative a Google Drive - tabella comparativa

Se stai cercando un servizio cloud per sostituire Google Drive, continua a leggere... In passato abbiamo parlato di servizi cloud per lo stoccaggio dei propri file in remoto. Oggi voglio condividere con te un documento molto utile che spiega in modo dettagliato una per una le numerose alternative disponibili. Ho trovato queste informazioni durante le mie ricerche online e mi sembra doveroso riportare il link della fonte: https://www.lealternative.net/2021/05/19/cloud-storage-alternativi-in-pillole/ Se trovi utile questo articolo fammelo sapere con un commento e se pensi che possa servire a qualcuno, condividilo attraverso i tuoi canali social.

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Cinema&Arti.Brera 2021 - X Edizione

Cinema&Arti.Brera 2021 - X Edizione

Tre giorni dedicati ai protagonisti della cultura visiva contemporanea e a film realizzati da artisti che hanno scelto il cinema come strumento espressivo: da Marcel Duchamp, a Peter Greenaway fino a Vivienne Westwood. Stiamo parlando di "Cinema&Arti. Brera 2021" rassegna curata da Francesca Alfano Miglietti, Laura Lombardi, Elisabetta Longari per l'Accademia di Belle Arti di Brera in collaborazione con l'associazione Cro.me e con Anteo Palazzo del Cinema di Milano. Giuta alla decima edizione, la rassenga si terrà dal 25 al 27 maggio 2021 in streaming gratuito sulla piattaforma Anteo/My Movies. Filo conduttore è la cultura Punk che, a quarant'anni dalla sua esplosione in Inghilterra e negli Usa, ha rappresentato uno straordinario fenomeno di ribellione, di provocazione, contro la società, la borghesia, il “sistema”. "Una ribellione che, all’epoca, provocò uno scossone clamoroso nella cultura, nella moda, nella comunicazione e nella musica" - dicono le curatrici - che lanciano una sfida: "Proviamo ad accendere la miccia?” I film in streaming, totalmente gratuito, saranno disponibili per la visione sulla piattaforma Anteo/My Movies a questo link https://www.mymovies.it/ondemand/mymovieslive/ 24 ore su 24 per tre giorni consecutivi. Il programma comprende tre incontri che saranno trasmessi online sulla pagina Facebook di Cro.me ( www.facebook.com/cromedanza): martedì 25 maggio 2021, ore 18 WESTWOOD. PUNK. ICON. ACTIVIST con Stephan Hamel mercoledì 26 maggio 2021, ore 18 VERIFICA INCERTA con Carla Subrizi della Fondazione Baruchello giovedì 27 maggio 2021, ore 18 PUNX. CREATIVITA' E RABBIA con gli autori Gomma e Raf PROGRAMMA THE BLANK GENERATION (trasmesso solo nella giornata di giovedì 27 maggio 2021) di Ivan Kral Stati Uniti, 1976, 58’ PULL MY DAISY di Robert Frank Stati Uniti, 1959, 27’ Inglese con sottotitoli in italiano ENTRETIEN AVEC MARCEL DUCHAMP di Jean Antoine SONUMA-RTBF archive images Francia, 1971, 31’ Collezione Signes des Temps PUNX. CREATIVITÅ E RABBIA a cura di E. “Gomma” Guarneri Produzione ShaKe Edizioni Italia, 2005, 120' Virus-il film (durata 28’) con video e audio rimasterizzati Documentario del 1983 sul centro occupato punk di via Correggio 18 a Milano Immagini: Silvia Talamone e Italo Petriccione; Suono: Susanna Francalanci; Montaggio: Claudio Cormio e René Condolucci; Regia: Susanna Francalanci e Cecilia Pennacini Una produzione del laboratorio teorico.pratico di cinematografia dell’Albedo cinematografica, Milano 1981-1983 Milano 1984: tra repressione e ribellione (durata 20’) Tutto ciò che fecero i punk nell’anno della profezia di Orwell Riprese: Betty23 Altomare; Montaggio 1984: Betty23 Altomare, Gomma, Philopat; Remix e restauro audio/video2005: Gomma. WILLIAM S. BURROUGHS: A MAN WITHIN di Yony Leyser Stati Uniti, 2010, 87’ Inglese con sottotitoli in italiano THE VANISHING MAN di Erik van Empel Italia, 2015, 47’ Inglese con sottotitoli in italiano WESTWOOD. PUNK. ICONA. ATTIVISTA di Lorna Tucker Gran Bretagna, 2018, 83’ Inglese con sottotitoli in italiano NEON 1981 – 2011 di Emanuele Angiuli Italia, 64’ EX LIBRIS – THE NEW YORK PUBLIC LIBRARY di Frederick Wiseman Stati Uniti, 2017, 197′ Inglese con sottotitoli in italiano L'ALFABETO DI PETER GREENAWAY di Saskia Boddekke Olanda, 2017, 68′ Inglese con sottotitoli in italiano VERIFICA INCERTA (DISPERSE EXCLAMATORYPHASE) di Gianfranco Baruchello e Alberto Grifi Italia, 1964-65, 30’ UN DIVERTISSEMENT NEOCLASSICO Regia: Giuseppe Baresi Italia, 2021, 50’ Progetto didattico made in Brera da un’idea di Elisabetta Longari e Andrea Mirabelli, montaggio Valeria Ferrari e con moltissimi protagonisti che non si possono nominare tutti… Una specie di reverie, un film saggio che prende la forma del collage di immagini e testi per riflettere sulla permanenza del classico/neoclassico nell’arte contemporanea. INCONTRO CON MICHAEL CLARK Gran Bretagna,1984, 22’ regia Humphrey Burton coreografia Michael Clark interpreti Michael Clark / Mattew Howkins, Julie Hood, Ellen von Schuylenburgh and the English Dance Theater Produzione BBC KAROLE ARMITAGE, OMAGGIO D'ARCHIVIO Italia, 2021, 12’ selezione e Montaggio a cura di Cro.me – Cronaca e Memoria dello Spettacolo editing Paolo Cirelli CLOWNS Gran Bretagna, 2018, 28’ coreografia, regia e musiche Hofesh Shechter interpreti Hofesh Shechter Company costumi Christina Cunningham produzione Henny Finch, John Wyver GUERNICA Stati Uniti, 2018, 3’53” coreografia Annabelle Lopez Ochoa interpreti Doris Andrè, Julia Rowe, Solomon Golding, Myles Thatcher regia Kate Duhamel musiche Michel Banabila produzione Fountain 3 films, San Francisco Ballet

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La Macelleria Deganello a Malo nella rete di Borghi d'Europa

LA MACELLERIA DA RENATO DI DEGANELLO RENATO E DENIS PROPONE CARNI DI PRIMA QUALITA' DAL 1985 , a Malo e Schio . Facciamo il mestiere di macellai cercando di migliorarci nella nostra arte e di arrivare al taglio e alla cottura perfetta per ogni pezzo di ciccia. E’ il nostro modo di rispettare l’animale: usare tutto al meglio.Nella nostra bottega, dove è sacra l’ospitalità, potete comprare manzo, maiale , pollame e agnello. Nella vostra cucina di casa, dove si mangia tutti assieme in convivio, avrete la possibilità di apprezzare, spero, tutto il nostro lavoro nella ricerca della qualità , la nostra macelleria è aderente al gruppo Confcommercio Le Macellerie del Gusto . Proponiamo due preparati pronto cuoci: l’Arrosto di vitello ai porcini e il Cappone con radicchio . Miglior presentazione non poteva esser fatta, lasciando la parola ai protagonisti di questa storia. Entrando, in punta di piedi, nella boutique della carne di Malo, ne abbiamo apprezzato la luminosità, la creatività nell'esporre le carni, il buon gusto che certamente è suggerito da una passione e da una professionalità sconfinate. Il mestiere del macellaio, in questi anni, si è evoluto, ha preso la strada della gastronomia, ha saputo avvicinarsi ai gusti mutati della gente, ha saputo, in fondo, coccolare tutti i sensi dei consumatori. Così,guardando bene, non ci stupiscono le scelte di Denis : l'angolo dei vini ( del territorio e non solo) ; i suggerimenti ' altri' (sughi,paste,ecc.) che previlegiano i prodotti d'eccellenza, che non troverete negli spazi della grande distribuzione :::: e quel bene 'immateriale' che è e resta il dialogo con il cliente, quel prezioso lavoro di orientamento alimentare o di semplice 'ciacola' che , comunque, riempie i vuoti di una vita consegnata troppo spesso alla fretta e al consumismo becero. Ebbene, tutto questo alla Macelleria da Denis è miracolo quotidiano. Per questi motivi i giornalisti e i comunicatori di Borghi d'Europa hanno voluto inserire la Macelleria Deganello nei percorsi del gusto del progetto L'Europa delle scienze e della cultura(Patrocinio IAI-Iniziativa Adriatico-Jonica),per indicare un esempio e una filosofia. Grazie di esistere !

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Covid, news. Bollettino: 3.455 casi e 140 morti. Il Cdm ha approvato il dl Riaperture

Covid, news. Bollettino: 3.455 casi e 140 morti. Il Cdm ha approvato il dl Riaperture

La situazione aggiornata in Italia e nel mondo I dati del ministero della salute sulla pandemia in Italia. Oggi si registrano 3.455 nuovi casi con 118.924 tamponi (tasso di positività al 2,9%) e 140 morti. I contagi ieri sono stati 5.753, con 202.573 tamponi (tasso al 2,8%) e 93 vittime. Gli attualmente positivi sono 322.891 in Italia, in calo di 5.991 casi. Ci sono 9.305 guariti e dimessi in più, per un dato complessivo di 3.715.389. Il bilancio dei decessi sale a 124.296; i casi totali sono 4.162.576 da inizio pandemia in Italia. -25 terapie intensive, -110 ricoveri Sono 1.754 i pazienti ricoverati in terapia intensiva per il Covid in Italia, in calo di 25 rispetto a ieri nel saldo quotidiano tra entrate e uscite, mentre gli ingressi giornalieri, secondo i dati del ministero della Salute, sono stati 69 (ieri 60). Nei reparti ordinari sono invece ricoverate 12.024 persone, 110 meno di ieri. In Lombardia 675 nuovi casi e 13 morti In Lombardia nelle ultime 24 ore i nuovi casi di coronavirus sono 675, emersi a seguito di 20.822 tamponi effettuati (3,2%). I decessi sono invece stati 13, con il numero complessivo dei morti da inizio emergenza che sale a 33.360. I guariti/dimessi sono 938 (il totale complessivo si assesta a quota 754.566). Continuano a diminuire la pressione sulle strutture ospedaliere, con i ricoverati nelle terapie intensive che calano di altri 11 pazienti per arrivare a un numero complessivo di 371, mentre i ricoverati negli altri reparti sono 2.028 (-25). Campania, 550 casi e 28 morti Sono 550 i positivi del giorno in Campania, di cui 151 sintomatici, su 7.429 tamponi molecolari processati. Questi i dati trasmessi dall'unità di crisi regionale. Si registra il decesso di 28 persone, 15 nelle ultime 48 ore, mentre sono 1.593 i guariti. Da inizio emergenza sono morti in Campania 6.844 pazienti, mentre i guariti sono stati in totale 326.771. Ci sono 95 persone ricoverate in terapia intensiva, quattro meno di ieri, su 656 posti letto disponibili, e 1.166 in degenza, otto meno di ieri, su 3.160 posti letto disponibili. Lazio, 388 casi e 17 decessi Nel Lazio su 10.545 tamponi molecolari (-643) e oltre 4mila antigenici per un totale di quasi 15mila test, si registrano 388 nuovi casi positivi (-189), 17 decessi (+3), 1054 guariti, 1563 ricoverati (+15), 235 le terapie intensive (-1). Diminuiscono i casi e le terapie intensive, aumentano ricoveri e decessi. Il rapporto tra positivi e tamponi è al 3,6%, ma se consideriamo anche gli antigenici la percentuale scende al 2,6%. I casi a Roma città sono a quota 211. Il dato dei contagiati è il più basso da 7 mesi. In Regione si registrano attualmente 32.744 casi positivi al Covid-19, e di questi 30.946 risultano in isolamento domiciliare. I morti sono 8.023, i guariti 296.095. In totale sono stati esaminati 336.862 casi. Lo riporta il bollettino della Regione Lazio. In Toscana 382 nuovi casi e 15 decessi In Toscana sono 237.151 i casi di positività al Coronavirus, 382 in più rispetto a ieri (365 confermati con tampone molecolare e 17 da test rapido antigenico). I nuovi casi sono lo 0,2% in più rispetto al totale del giorno precedente. I guariti raggiungono quota 216.579 (91,3% dei casi totali). Oggi sono stati eseguiti 6.947 tamponi molecolari e 2.103 tamponi antigenici rapidi, di questi il 4,2% è risultato positivo. Sono invece 3.821 i soggetti testati oggi (con tampone antigenico e/o molecolare, escludendo i tamponi di controllo), di cui il 10% è risultato positivo. Gli attualmente positivi sono oggi 14.031. I ricoverati sono 1.031 (14 in più rispetto a ieri), di cui 178 in terapia intensiva (3 in più). Sono 15 i nuovi decessi: 9 uomini e 6 donne con un'età media di 74,1 anni. In Emilia-Romagna 342 casi e 9 morti Sono 342 i nuovi casi di positività al Coronavirus in Emilia-Romagna: è il dato giornaliero più basso fatto registrare nel 2021, sia pure con un numero di tamponi (11.094 fra molecolari e antigenici) più basso del solito come avviene solitamente nel fine settimana. Per trovare valori simili bisogna infatti risalire a metà ottobre. Si contano ancora 9 morti, mentre c'è un leggero incremento dei ricoverati. Dei nuovi positivi (età media 35,6 anni) 155 sono asintomatici, individuati attraverso screening e contact tracing. Modena, con 89 nuovi casi, è la provincia più colpita. I casi attivi sono 23.008, il 94,7% dei quali in isolamento domiciliare perché non necessitano cure particolari. E se si conta una persona in meno rispetto a ieri ricoverata in terapia intensiva (sono 156), crescono di venti unità quelli negli altri reparti Covid, che sono adesso 1.062. I morti, di età compresa fra i 65 e i 91 anni, sono tre a Ferrara, due a Ravenna e Parma, uno a Reggio Emilia e Bologna. 10 decessi e 207 nuovi positivi in Piemonte Sono 10 i decessi di persone positive al test del Covid-19 comunicati dall'Unità di Crisi della Regione Piemonte, il totale è ora di 11.514 deceduti risultati positivi al virus. 207 i nuovi casi di persone risultate positive al Covid-19 (di cui 33 dopo test antigenico), pari all'1,9 % di 10.945 tamponi eseguiti, di cui 6.865 antigenici. Dei 207 nuovi casi, gli asintomatici sono 92 (44.4%). I casi sono così ripartiti: 28 screening, 137 contatti di caso, 42 con indagine in corso; per ambito: 4 RSA/Strutture Socio-Assistenziali, 42 scolastico, 161 popolazione generale. Il totale dei casi positivi diventa quindi 360.045. I ricoverati in terapia intensiva sono 140 (+ 2 rispetto a ieri). I ricoverati non in terapia intensiva sono 1.179 (-71 rispetto a ieri). Le persone in isolamento domiciliare sono 9.009. I tamponi diagnostici finora processati sono 4.701.216 (+ 10.945 rispetto a ieri), di cui 1.578.848 risultati negativi. Veneto, 173 contagi e 2 decessi Numeri Covid in rapida discesa in Veneto. I nuovi contagi registrati nelle ultime 24 ore sono stati 173, solo 2 sono stati i decessi. Dati che non si vedevano dall'estate scorsa. Il totale degli infetti da inizio epidemia sale a 420.351, quello dei morti a 11.487. Lo riferisce il bollettino della Regione. Il totale dei malati Covid in ospedale è ora sotto quota mille, esattamente 991 (-1), dei quali 671 (-1) nei reparti non critici, e 120, stabile, nelle terapie intensive. Complessivamente, nei reparti di rianimazione, tra malati Covid e non, sono 396 i posti letti occupati, un livello ormai vicino all'ordinarietà pre-pandemia. I soggetti attualmente positivi e in isolamento sono 15.510 (-106). In Puglia 145 nuovi casi e 21 decessi Oggi in Puglia, a fronte di 4.330 test per l'infezione da Covid-19 coronavirus, sono stati registrati 145 casi positivi: 23 in provincia di Bari, 23 in provincia di Brindisi, 11 nella provincia BAT, 33 in provincia di Foggia, 52 in provincia di Lecce, 3 in provincia di Taranto. Sono stati inoltre registrati 21 decessi: 3 in provincia di Bari, 2 in provincia di Brindisi, 6 in provincia BAT, 8 in provincia di Foggia, 2 in provincia di Taranto. Dall'inizio dell'emergenza sono stati effettuati 2.385.103 test, 202.584 sono i pazienti guariti e 37.627 sono i casi attualmente positivi. In Calabria 71 positivi e 4 vittime Sono solo 71, una cifra che non si vedeva dall'ottobre scorso, anche se per effetto del minor numero di tamponi fatti nel fine settimana, i nuovi positivi in Calabria. Il tasso di positività, con 1.621 tamponi, è del 4,38%. Quattro le vittime (1.120). Nuovo calo (-5) per i ricoveri in area medica (356) e lieve aumento (+2) per quelli in terapia intensiva (23). Netta flessione degli isolati a domicilio (-596, 11.405) e forte aumento (+666) dei guariti (51.799). In calo i casi attivi (11.784), scesi di 599. Ad oggi sono stati sottoposti a test 763.048 soggetti per un totale di 828.659 tamponi e 64.703 positivi. I dati sono del dipartimento Salute della Regione. Sardegna, 23 casi e 4 morti Sono 23 i nuovi casi di Covid diagnosticati in Sardegna, secondo l'ultimo aggiornamento dell'Unità di crisi regionale, che segnala anche altri 4 decessi. Il bilancio complessivo delle vittime sale così a 1.437, mentre quello dei casi di positività accertati dall'inizio della pandemia è pari a 56.155. In totale sono stati eseguiti 1.248.965 tamponi, per un incremento complessivo di 4.884 test rispetto al dato precedente. Sono 211 (-1) i ricoverati in ospedale in reparti non intensivi, mentre resta invariato (39) il numero dei pazienti in terapia intensiva. Le persone in isolamento domiciliare sono 13.991 e i guariti sono 40.477 (+189). In Abruzzo 20 nuovi positivi In Abruzzo dall'inizio dell'emergenza sono complessivamente 73262 i casi positivi al Covid 19 registrati. Rispetto a ieri si registrano 20 nuovi casi. Il bilancio dei pazienti deceduti registra 3 nuovi casi e sale a 2457. Nel numero dei casi positivi sono compresi anche 63928 dimessi/guariti (+108 rispetto a ieri). Gli attualmente positivi in Abruzzo sono 6877 (-51 rispetto a ieri). Dall'inizio dell'emergenza Coronavirus, sono stati eseguiti complessivamente 1073169 tamponi molecolari (+787 rispetto a ieri) e 443046 test antigenici (+405 rispetto a ieri). Basilicata, 18 contagi In Basilicata sono 18 i nuovi casi di positivi al Sars Cov-2 (16 sono residenti), su un totale di 284 tamponi molecolari, e non si registrano decessi. Lo rende noto la task force regionale con il consueto bollettino quotidiano. I lucani guariti o negativizzati sono 198. Aggiornando i dati complessivi, i lucani attualmente positivi sono 4.787 (-182), di cui 4.672 in isolamento domiciliare. Sono 19.723 le persone residenti in Basilicata guarite dall'inizio dell'emergenza sanitaria e 543 quelle decedute. I ricoverati nelle strutture ospedaliere lucane sono 115 (-1). In calo il numero dei posti letto occupati in terapia intensiva, sono 8 (-1). Dall'inizio dell'emergenza sanitaria sono stati analizzati 343.892 tamponi molecolari, di cui 315.633 sono risultati negativi, e sono state testate 197.603 persone. Friuli Venezia Giulia, 16 casi Oggi in Friuli Venezia Giulia su un totale di 1.577 test sono state riscontrate 16 positività al Covid 19. Nel dettaglio, dall'analisi di 1.216 tamponi molecolari sono stati rilevati 15 nuovi contagi con una percentuale di positività dell'1,23%; da 361 test rapidi antigenici un caso (0,28%). Per il secondo giorno consecutivo non si registrano decessi. Lo comunica in una nota il vicegovernatore del Fvg con delega alla Salute, Riccardo Riccardi. I ricoveri nelle terapie intensive scendono a 15 (-1) mentre restano 72 quelli in altri reparti. Nel complesso, i decessi sono 3.768. I totalmente guariti sono 91.426 e le persone in isolamento oggi scendono a 5.621. Dall'inizio della pandemia in Friuli Venezia Giulia sono risultate positive al coronavirus complessivamente 106.521 persone. 9 nuovi positivi e un decesso in Valle d'Aosta Nelle ultime 24 ore c'è stato un decesso a causa del Covid-19 e sono stati rilevati 9 nuovi casi positivi in Valle d'Aosta su 77 persone sottoposte a tampone. Il totale delle vittime dall'inizio della pandemia sale a 468. E' quanto emerge dal Bollettino di aggiornamento dell'emergenza Covid-19 diffuso dalla Regione, sulla base dei dati dell'Usl. Il numero di contagiati scende a 442, 9 in meno di ieri. I ricoverati all'ospedale Parini sono attualmente 25 di cui tre in terapia intensiva. I guariti sono 17. Trento: 2 decessi, 15 nuovi casi Purtroppo altri due decessi per Covid-19 appesantiscono il bollettino odierno dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari di Trento. Si tratta di due donne, entrambe decedute in ospedale: l'età media è di 82 anni. Nel rapporto si parla anche di 15 nuovi contagi: 4 sono emersi dai molecolari (204 quelli analizzati ieri, tutti all'ospedale Santa Chiara) e 11 all'antigenico (ieri sono stati notificati all'azienda 153 test rapidi). I guariti sono 28, cifra che porta il totale da inizio pandemia a 42.810. Migliora ulteriormente la situazione dei ricoveri ospedalieri: ieri ci sono state 2 dimissioni e 1 solo nuovo ingresso. Il totale dei pazienti ricoverati è pertanto pari a 62, di cui 15 in rianimazione. Sul fronte del piano vaccini, il totale raggiunto stamattina è pari a 241.442 somministrazioni (di cui 51.382 seconde dosi). A cittadini Over 80 sono state somministrate 59.595 dosi, ai cittadini tra i 70-79 anni 47.670 dosi e tra i 60-69 anni 50.326 dosi.

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Holly Michaels pornostar americana dal corpo perfetto

Holly Michaels pornostar americana dal corpo perfetto

Ancora una volta un regalino per voi cari piccoli inseminator! "Holly è nata a Phoenix, in Arizona, il 16 agosto 1990. Ha origini miste francesi, tedesche, indiane, turche e norvegesi. La sua famiglia si spostava spesso in Arizona e spesso viveva in un parcheggio per roulotte. Cresciuta con tre fratelli minori, non ha mai avuto molti amici ed è stata vittima di bullismo a scuola. Stava crescendo in una famiglia con un reddito modesto e non è mai stata la ragazza più carina, e pensa che quelle fossero le ragioni per cui non si è mai adattata." [ Fonte: https://thelordofporn.com/pornstars/holly-micheals ]

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Chi è Gibo...?

Chi è Gibo...?

Giuseppe Bonaventura, in arte “Gibo” ha 61 anni e vive in Sicilia. È un cantante, cantautore, compositore, paroliere, chitarrista italiano. Nato nel 1960, ha fatto sempre parte di svariate band: I Cockroaches, gli Hyades, i sempre Nomadi, per poi nel 2005, ha fondato la band Gibo & Evergreen. Nel 2010 si dedica alla carriera solista cominciando a scrivere brani propri. Gibo è sempre stato un cantante attivo, sin dal 1975 dove si aggiudicò il 1° posto al Festival Internazionale Recanati, ad oggi che ha partecipato al Tour estate 2020. ALCUNE DOMANDE PER GIBO: 1) Ciao Gibo, parlaci della scelta del titolo del brano “Quando il cuore non c’è”? “Quando il cuore non c’è” è una metafora, in quanto non manca l’organo anatomico, manca invece il cuore in quanto sede di sentimenti, di emozioni, di pathos. 2) Nella canzone stai criticando una donna in particolare? Chi lo sa? Con Gibo tutto è possibile ahahah. In ogni caso il soggetto ispiratrice della storia se n’è accorta e si è incavolata 😂 3) Qual è lo scopo di questa critica? Si vuole colpire quel tipo di donna troppo piena di sé, egoista, incapace di amare qualcuno poiché troppo innamorata di sé stessa e con la convinzione di avere solo lei la “f....oto” sui social ahahah. 4) La canzone presenta un continuo gioco di linguaggi e si nota l’utilizzo di terminologie dialettali napoletane, l’utilizzo di ciò ha un significato particolare? Se ti riferisci a “SIENTE A ME”, si tratta di uno sfottò al mio ex manager napoletano, grandissimo figlio .... della nostra era, mentre invece il francese “MON AMIS”, che in questo caso viene tradotto con amica mia, è un omaggio al mio attuale produttore, il belga Artibano. In ogni caso la canzone è graffiante, ironica e divertente per tutti tranne una. 5) Vorresti salutare i nostri lettori? Tanti cari saluti ai nostri lettori: Spero vi divertiate ad ascoltare i miei brani, ma dagli streaming Spotify sembra proprio così! Un abbraccio dal vostro cantautore preferito 😂 Gibo

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Riguardo la Poltrona e il Poggiapiedi DT39 - About Armchair and Footstool DT39. (Ita-Eng)

Riguardo la Poltrona e il Poggiapiedi DT39 - About Armchair and Footstool DT39. (Ita-Eng)

L’immobilità del cubo: i suoi lati uguali, i suoi spigoli pungenti, la sua rigidità… Tutto questo può mutare, infatti è sufficiente adagiarvisi, lasciandosi accogliere e cullare dal suo dolce abbraccio: la libertà di un rigido cubo che si plasma su di un corpo è qualcosa di appagante, unico e indescrivibile. Questa è l’essenza dell’incredibile Poltrona DT39. Il cubo, una delle tante figure geometriche perfette, è un solido platonico. Questa forma solida formata da sei quadrati si perde nella notte dei tempi più remoti, difatti si scopre che già le statue egizie, che raffigurano dei re e delle divinità, erano seduti su dei cubi. Se il cerchio rappresenta l’essere dinamico, il quadrato è l’opposto, poiché, essendo ancorato sui quattro lati da angoli retti, rappresenta la staticità, ma anche la resistenza, la concretezza, la stabilità, l’affidabilità, l’integrità e quindi nella sua forma elementare, anche e soprattutto, un forma rigida di perfezione. Molti altari e templi sono stati progettati per mezzo del quadrato, con cui si esprime lo spazio sacro. Così come l'uomo si può disegnare entro un quadrato (l’uomo Vitruviano), anche la chiesa, reputata simile a un organismo umano, è costruita secondo queste regole: formata da tre quadrati orizzontali e quattro verticali. Nelle chiese occidentali, l'incrocio tra il transetto e la navata dà forma a un cubo, su cui si innesta il cerchio della base della cupola, simbolo del cielo e dell'infinito in contrapposizione ai quattro lati del quadrato; è la rappresentazione del cosmo, per l'uguaglianza dei suoi quattro lati e dei suoi quattro elementi simboleggiati dai Vangeli. Analogo è il pensiero massonico della croce e del rettangolo, che viene chiamato “lungo quadrato” o “quadrato Sole”, perché ha la proporzione di 1:1,618, ossia il numero aureo: Dio stesso e l'Universo. Questa figura rappresenta la perfezione dei rapporti tra il cielo e la terra, e la facoltà degli uomini di riunire in sé stessi e realizzare questa completezza e di risolvere, per mezzo della propria vita, la quadratura del cerchio. La terra, misurata per mezzo dei suoi quattro orizzonti, è quadrata ed è divisa in quattro regioni occupate da quattro caste, dalle quattro braccia o dalle quattro facce della Divinità. Vishnu, Shiva e Ganesha hanno quattro braccia. Quindi, a differenza del cerchio, il quadrato comprende linee rette che inviano a sensazione di stasi, di fissaggio e di immutabilità. Basti vedere che le costruzioni e le case hanno spesso delle fondamenta quadrate, o anche le piazze, classici luoghi di ritrovo dove fermarsi, hanno sezione quadrata. La pietra cubica si trova in tutte le tradizioni come supporto al rito religioso. La Ka'ba (misura 11,30 × 12,86 metri di lato, per un'altezza di 13,10 metri), l'enorme cubo di pietra della Mecca, è venerato in tutto il mondo arabo e rappresenta il luogo più sacro dell’Islam. I mandala tantra o architettonici sono immagini del cosmo: sono quadrati e hanno quattro porte cardinali. In India, molto spesso, si trovano stupa e templi costruiti secondo mandala tridimensionali. Il quadrato è la figura base dello spazio in opposizione al cerchio e alla spirale, che rappresentano il tempo. In Cina le città sono fondate su base quadrata con quattro porte sui punti cardinali; anche la casa (Ming-t'ang) è quadrata ed ha quattro volte tre porte, il che ricorda le dodici porte della Gerusalemme Celeste, che corrispondono ai dodici mesi, i dodici apostoli, i dodici segni zodiacali, ecc. All'interno del quadrato la nostra coscienza può essere riverberata sulla realtà per apprendere quanto quest'ultima rappresenti, confrontando il chiaro con lo scuro, la luce con il buio, in sostanza i poli contrapposti che compongono la materia. Al contrario di quanto molti pseudo spiritualisti ricercatori cattolici e cristiani denigrano, solo per bloccare l'evoluzione delle persone così da mantenerle controllabili. Mentre è proprio attraverso la materialità che si conosce la vera spiritualità, sempre che si abbia l'immagine chiara e distinta dell'obiettivo che si intende raggiungere con la ricerca interiore. I quattro lati del quadrato simboleggiano: - le quattro direzioni cardinali: nord, sud, est, ovest; - le quattro stagioni: primavera, estate, autunno, inverno; - i quattro elementi cosmici: soli, lune, pianeti, stelle; - le quattro fasi della vita umana: nascita, adolescenza, epoca adulta, morte; - i quattro elementi primari: fuoco, terra, aria, acqua. Il quadrato è il ritorno al centro, alla stabilità, ma per aprire un’altra porta: la Metamorfosi. Grazie Daniele * * * * * * * The cube is standing still: its equal side lengths, its sharp external edges, its stiffness… All this can change, in fact, it is sufficient to settle, accommodate and letting yourself be rocked by its soft cuddle: the freedom of a hard cube shaping the body is something impressive, unique, and beyond description. This is the essence of the exceptional DT39 Armchair. The cube, one of the many perfect geometric figures, is a Platonic solid. This solid formed by six squares, lost in the night since the most ancient times, as you discover that the Egyptian statues depicting kings and deities were already sitting on cubes. If the circle represents the dynamic being, the square is the opposite, since, being anchored on all four sides by straight angles, it represents the static, but also the resistance, the concreteness, the stability, the reliability, the integrity and therefore in its elementary form, also and above all, a rigid form of perfection. Many altars and temples have been designed by means of the square, in which the sacred space is expressed. Just as man can be drawn within a square (the Vitruvian man), also the church, considered similar to a human organism, is also built according to these rules: made up of three horizontal and four vertical squares. In western churches, the intersection between the transept and the nave gives shape to a cube, on which the circle of the base of the dome is grafted, a symbol of the sky and infinity in contrast to the four sides of the square; it is the representation of the cosmos, due to the equality of its four sides and its four elements symbolized by the Gospels.  Similar, is the Masonic thought about the cross and the rectangle, which is called "long square" or "square Sun", because it has the proportion of 1:1.618, that is the Golden Section: God himself and the Universe. This figure represents the perfection of the relations between heaven and earth, and men’ faculty to draw to themselves and achieve this thoroughness, and to resolve, by means of their own life, the squaring of the circle.  The earth, measured by its four horizons, is square and divided into four regions occupied by four castes with the four arms or the four faces of the Divinity. Vishnu, Shiva and Ganesha have four arms. So, unlike the circle, the square includes straight lines that send a sensation of stasis, attachment and immutability. One only has to look that buildings and houses often have square foundations, or even squares, classic hangout places to meet, they have a square section. The cubic stone is found in all traditions as a support to the religious ritual. The Ka'ba (measuring 11.30 × 12.86 meters on each side, for a height of 13.10 meters), the huge stone cube of Mecca, is reverend throughout the Arab world and represents the holiest place of Islam.  Tantra or architectural mandalas are images of the cosmos: they are square and have four cardinal doors. In India, very often, there are stupas and temples built according to three-dimensional mandalas. The square is the basic figure of space in opposition to the circle and the spiral, which represent time.  In China, cities are built on a square base with four gates on the cardinal points; the house (Ming-t'ang) is also square and has four times three doors, which recalls the twelve doors of the Celestial Jerusalem, which meet the twelve months, the twelve apostles, the twelve zodiac signs, etc. Inside the square, our consciousness can be reverberated onto reality to learn how much she represents, to compare the bright and the dark, the light with the dark, basically  the opposite poles that make up matter. Contrary to what many pseudo-spiritualists Catholic and Christian researchers who denigrate, only in order to stop people growth in order to keep them under control. While it is precisely through materiality that true spirituality is known, as long as one has a clear and distinct image of the goal that one intends to achieve with the inner search. The four sides of the square symbolize:  - the four cardinal directions: north, south, east, west;  - the four seasons: spring, summer, autumn, winter;  - the four cosmic elements: suns, moons, planets, stars;  - the four phases of human life: birth, adolescence, adulthood, death;  - the four primary elements: fire, earth, air, water. The square is the return to the center, to stability, but to open another door: the Metamorphosis. Thanks, Daniele

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Un messaggio d’Introduzione da Ame

Un messaggio d’Introduzione da Ame

Sono AmeLaFragola, la sola fragola che conosco che sa parlare, ridere, giocare, e sbattersi contro le pareti per alleviare la noia (ovviamente in modo che non mi faccia mai nessun male). Mi piacerebbe conoscervi un po’! Non sono molto familiare col sito visto che mi sono appena iscritto, ma se c’è un modo di creare gruppi mi piacerebbe saperne! Inoltre, non trovate che le mie zampe sono carine?

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Esperto SEO e social media manager, date un'occhiata!

Esperto SEO e social media manager, date un'occhiata!

14 Maggio 2021 | Articolo di Mattia Moraldi Buongiorno a tutti, pubblico un piccolo aggiornamento che farà molto piacere a tutti coloro che hanno interesse ad usare 101 come canale di comunicazione per promuovere la propria azienda o il proprio pensiero in generale. Per chi non lo sapesse, 101 è una piattaforma di blogging completamente aperta, nel senso che i contenuti pubblicati dagli iscritti sono visibili a chiunque e raggiungibili attraverso i motori di ricerca. A dimostrazione di ciò, vi lascio un link che raggruppa tutte le discussioni che attualmente compaiono su Google: https://www.cutt.ly/IbKPW6L Ovviamente man mano che scriviamo Google aggiunge al suo indice ogni nuova discussione, per ciò se avete un brand oppure un messaggio da comunicare al mondo, approfittatene!

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fumo negli occhi

basterebbe socchiuderli o proteggerli con appositi occhiali Invece ci si fa invadere vista e intelletto O basterebbe girarsi dall'altra parte sottrarsi alle regole del fuoco e del vento dei mi piace i ti odio i condividi i contavisite gli andamenti settimanali ringrazio chi ha inventato la carta e 101 luoghi dove mi giro e mi sollazzo con tutti i contenuti che non contengo il puro caso che solo in arte difendo e percorro per sottrarmi alle regole del suono del canone del sentimento agli studi dei provocatori di emozioni e affetti ad arte farsi seguire farsi vedere ascoltare fidelizzare quanti più soci sociali l'era del commento rantola nell'era dell'insulto l'era della critica spasima nell'era delle repliche apodittiche il negazionismo che solo in arte avrebbe ancora senso difendere e percorrere macché avrebbe ha macché ha è per evitare tutto questo clima adulterato questo acre fumo negli occhi

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Franktheshow iscritto al nuovo programma del contadino

Franktheshow iscritto al nuovo programma del contadino

Il giovane cantautore italiano ha deciso di iscriversi al Nuovo programma della Banijay ,Wild teens , un programma dove ragazzi dai 14 anni ai 17 si immergono nei panni di un agricoltore , dovranno sapere adattarsi alla vita dura e faticosa di un contadino ,lontani da tecnologia e da i propri famigliari

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[RISOLTO] Provide error '8000ffff' Catastrophic Failure (Hosting Aruba, Windows)

[RISOLTO] Provide error '8000ffff' Catastrophic Failure (Hosting Aruba, Windows)

Eccomi qui! Lo so, lo so, non pubblico spesso ma preferisco così, perché mi faccio vivo solo quando ho qualcosa di veramente utile da comunicare. Al contrario dei forum che sono pieni di domande e tentativi di risposte, ma manca sempre la soluzione definitiva. Molto frustrante. Veniamo al dunque... Premessa: la soluzione documentata in questo articolo riguarda hosting Aruba, Windows. Di recente mi è capitato un brutto errore su alcune pagine web, che visualizzavano un messaggio di questo tipo: Provider error '8000ffff' Catastrophic failure Ragazzi, se vi trovate di fronte questo messaggio, niente panico. È un problema dovuto alla versione dell'ASP in uso. La soluzione è entrare nel pannello di amministrazione del proprio provider (in questo esempio Aruba) e cambiare la versione. Ho preparato un paio di screenshot da allegare a questo articolo, nei quali potete vedere i 2 passaggi da compiere. Nel primo passaggio, ho evidenziato con un cerchietto rosso il pulsante da cliccare per accedere al secondo, giusto per cortesia, perché si intuisce facilmente. Nel mio caso, ho risolto provando una versione più vecchia e le pagine web sono immediatamente tornate in funzione. Poi ho potuto rimettere una versione più recente, probabilmente perché l'ASP aveva solo bisogno di essere riavviato... Questo potete vederlo nel passaggio 2 dell'immagine. Spero che questo articolo vi possa tornare utile, ma spero anche che non ne abbiate bisogno. Cari colleghi, un saluto a tutti.

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teoria trinitaria

il Mondo ha caratteristiche che testimoniano l'opera di un Dio trinitario : PADRE FIGLIO SPIRITO SANTO un Dio in tre persone, ognuna opera distintamente dalle altre due SPAZIO TEMPO VELOCITA' tre sono le dimensioni in cui la materia esiste FISICHE CHIMICHE ELETTRICHE tre sono le caratteristiche della materia lo spazio ha tre dimensioni: altezza, lunghezza, larghezza il tempo ha tre dimensioni : passato, presente, futuro la velocità ha tre dimensioni: accelerazione, decelerazione, costanza. azoto ossigeno idrogeno in atmosfera tre sono i gas più importanti per qualità e quantità questi tre gas unendosi al carbonio danno origine a tre tipi di materia: minerale vegetale animale tre sono gli stati della materia: solido, liquido, gassoso la trinità si rapporta come in una equazione di primo grado , allo stesso modo di questa equazione: spazio / tempo = velocità padre / figlio = spirito santo. Il padre e il figlio sono come la sinistra e la destra di uno stesso corpo pensato e scritto da giuseppe dimauro

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Frane: nuovi sistemi di allerta rapida riducono falsi allarmi

Frane: nuovi sistemi di allerta rapida riducono falsi allarmi

Frane: nuovi sistemi di allerta rapida riducono falsi allarmi. Lo studio è strato realizzato dal Centro Euro-mediterraneo sui Cambiamenti Climatici CMCC su un territorio, la Campania, vulnerabile alle frane e con l’uso di strumenti innovativi, più affidabili. Nasce così, da un originale utilizzo di una nuova generazione di modelli atmosferici, la messa a punto di strumenti predittivi sempre più avanzati e impiegabili nel campo dei sistemi di allertamento rapido. Riportiamo di seguito i risultati della ricerca condotta dal CMCC. Per approfondire https://www.geosmartmagazine.it/2021/04/22/frane-nuovi-sistemi-allerta-rapida-riducono-falsi-allarmi/

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Come scegliere lo stile fotografico per il tuo matrimonio?

Come scegliere lo stile fotografico per il tuo matrimonio?

Tutti gli sposi pronti a mettere il piede sull’altare hanno bisogno di un buon fotografo per immortalare il loro grande giorno. E necessiteranno di un fotografo con la stessa urgenza con cui dovranno cercare un esperto in decorazioni nuziali, un addetto alle decorazioni floreali per il matrimonio o uno stilista per l’ acconciatura da sposa . A differenza del passato, il campo della fotografia nuziale si arricchisce sempre di più di nuovi stili e tendenze. I professionisti dell’immagini non si limitano più alle foto in posa ma fanno sempre più appello a vari stili e generi fotografici per creare album di matrimonio unici. Ad esempio, puoi rivolgerti a Francesco Caroli, un fotografo pugliese specializzato nel lavorare in luce ambiente per creare un’atmosfera unica durante le sessioni fotografiche rimanendo sempre in disparte per non disturbare ed interferire con la cerimonia. Stili realistici Sono tutte quelle risorse fotografiche volte a riflettere la realtà, il più fedelmente possibile. Sessione fotografica tradizionale È la più utilizzata dai fotografi di matrimoni e la preferita dagli sposi tradizionali. Include fotografie in posa con amici e familiari sullo sfondo della tua bellissima decorazione della chiesa nuziale. Anche i momenti clou del protocollo durante il vostro banchetto: il primo ballo, la giarrettiera, il bouquet o il taglio della torta, tutti i momenti canonici che ti piacerà ricordare con piacere a distanza di tempo. Reportage fotografico per matrimonio È uno dei più richiesti. Il professionista dell’immagine fa una copertura quasi giornalistica del giorno speciale, come se raccontasse una storia ad ogni scatto. Il reportage di solito non comprende scatti in posa. Include emozioni e situazioni inaspettate che potrebbero sorgere per arricchire il tuo album, i volti delle donne single che cercano di catturare il bouquet da sposa o gli sguardi degli sposi mentre tagliano la loro torta nuziale. Fotografia contemporanea La fotografia contemporanea per matrimoni registra azioni e spazi. È dinamica ed espressiva. Crea una specie di set per la coppia che lancia nell’aria torce o palloncini di cuori, ritrae la sposa con il suo animale domestico, lo sposo in parapendio dopo la cerimonia o con la sua amata in bicicletta. I tuoi hobby saranno il pilastro per creare un nuovo concetto di fotografia. Potrai includere foto delle tue decorazioni, soggiorno, tavoli, altare, senza la necessità di avere qualcuno in posa di fronte a te. Fotografia artistica È una foto più elaborata dove non c’è improvvisazione. Può essere ispirata da una tendenza artistica e la composizione e gli elementi sono di vitale importanza, così come la luce. Tutte queste foto comunicano molto del tuo grande giorno ma la spontaneità è tenuta completamente fuori da questi scatti. Fotografia in studio Sono sessioni più elaborate in cui luci e flash sono vitali. Viene svolto in una particolare location o studio dove il professionista si sposta con tutta la sua squadra e immortala gli sposi. Il luogo non è scelto a caso e anche qui non c’è spazio per l’improvvisazione e la genuinità. Le foto saranno belle, luminose, in posa ma avranno quel pizzico di artificiosità che può piacere o no. Fotografie di dettaglio o fotografie macro Sono fotografie dei dettagli che accompagnano ogni matrimonio. I fiori, le candele, gli ornamenti, i centrotavola, i tuoi anelli, il bouquet della sposa, il coltello da torta e la spatola, le tue bomboniere. Gli scatti sono abbastanza chiusi e generalmente richiedono un obiettivo macro. Questo genere di scatti può essere affiancato a quelli più tradizionali che riprendono gli sposi e gli invitati. Fotografie in bianco e nero o seppia Per gli sposi che amano le risorse creative del montaggio, le foto in bianco e nero o seppia possono dare al loro album di nozze un aspetto diverso. Questo effetto è anche ampiamente utilizzato nelle foto all’aperto dove il cielo grigio non contribuisce alla scena. Sono foto artistiche di matrimonio che possono aggiungere un tocco unico ai tuoi ritratti principali dando però una chiave maggiormente vintage e retrò ai tuoi scatti. I professionisti dell’immagine sapranno venire incontro alle tue esigenze e personalizzare al massimo gli scatti. Apprezza le risorse creative che la fotografia contemporanea offre e scegli lo stile che più si addice alla tua personalità. www.francescocaroli.it

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Il famoso blogger turco supera molti blogger italiani

Il famoso blogger turco supera molti blogger italiani

Il famoso blogger turco Ahmet Kýrbalý ha superato molti famosi blogger in Italia con il proprio pubblico.Raggiungendo centoventimila follower in pochissimo tempo, Ahmet Kýrbalý è riuscito a crescere grazie ai suoi fan e follower anche se non caricava molto spesso contenuti sul suo account Instagram.

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Altopascio e la Via Francigena nell'arte di Anna Maria Guarnieri

Altopascio e la Via Francigena nell'arte di Anna Maria Guarnieri

Lo stemma di Altopascio e la Via Francigena del Nord e del Sud nell'arte di Anna Maria Guarnieri L'Opera di Anna Maria Guarnieri "Teleupascio e la via Francigena", ispirata alle cartine simboliche medievali e romane, riflesso della civiltà e della cultura di Altopascio, come un nobile cartiglio, ne rispecchia i valori, detenendo la funzione di compendiare tutta la storia di Altopascio. > > Il nome del luogo deriva dal personale germanico "Teutpasio" che, influenzato dall'etimologia popolare di "alto, passo e pascere", ha assunto la forma attuale di Altopascio. > > La cittadina fu un antico nucleo della Valdinievole, sul confine occidentale della Piana di Lucca presso il risanato lago di Bientina in corrispondenza di un attraversamento obbligato tra il palude di Fucecchio e il lago di Sesto (ora bonificati), che fu sede dal 952 di un celebre “Spedale” per l’assistenza dei pellegrini gestito dai Cavalieri di Sant’Jacopo d’Altopascio. La scelta di fondare lo Spedale "edificatus in locus et finibus ubi dicitur Teupascio" del 1084 non era casuale, ma dettata daincalzanti necessità di assistenza e cura in siffatti luoghi paludosi e malsani. > > I frati Ospitalieri di Altopascio erano detti del Tau per via delle “croce di Sant’Antonio Abate” detta anche croce “a Tau” o “Taumata”, che i frati-cavalieri (un gruppo di laici in seguito trasformato in ordine militare con regola approvata da Gregorio IX nel 1239) portavano sulle vesti nere (come l’ordine omonimo di Saint-Antoine de Vienne nel Delfinato francese). L’ordine fu inglobato dai Medici in quello dei Cavalieri di Santo Stefano nel corso del XVI secolo. Si ergeva accanto all’Ospedale una grande Abbazia dall'altissimo Campanile la cui altezza aiutava l’orientamento dei viandanti al crepuscolo e nelle giornate di nebbia. La torre scandita da quattro ripiani, le cui aperture diventano progressivamente più ampie, costruita per ospitare la campana, citata col nome la "Smarrita", a volte sincronizzata ai grandi falò accesi sulla vetta turrita, è un emblema di accoglienza per la vicinanza dell'Ospizio. Il nucleo storico di Altopascio a forma di triangolo irregolare e contenuto da mura di cui restano dei tratti e le tre porte, sorge lungo la via Francigena, una delle più importanti vie di pellegrinaggio medievali, che da Roma conduceva in Francia e proseguiva poi in Inghilterra fino a Cantherbury. La composita Opera dell'artista Anna Maria Guarnieri è una mappa sinottica storico- spirituale avente stile neo-espressionista simbolico, dove si dispiega il tema del pellegrinaggio medievale come in un documento storico- illustrativo. La ricerca intima della Fede, ovvero lo slancio verticale dell’anima verso la dimensione itinerante del pellegrino, è trasfusa nella trama figurale che sottende la cartina della via Francigena, sulla quale stanno i cavalieri del Tau in posizione simile a quelli effigiati nel sigillo templare, la torre, ai lati ancora la dama del tau e il cavaliere templare, posti a croce attorno allo stemma accentrato e presentato da cotanto coro storico. L'ingranaggio del racconto figurativo “odeporico” si accentra sullo stemma, evidenziato e presentato dall'intreccio a croce di figure storico-allegoriche medievali; i cavalieri del tau a cavallo, la dama dal tau con sul petto la croce taumata, a forma di punteruolo. La lettera greca evocava, in primo luogo, la caratteristica forma del bordone dei pellegrini, ma, al tempo stesso, si carica anche di altri contenuti simbolici, quali, ad esempio, il richiamo alla croce. L'investitura che rievoca il conferimento e il possesso del feudo, insieme alla torre, simbolo utilizzato in araldica, indicante nobiltà antica e cospicua di dominio feudale, forza e costanza. Nel dipinto la Torre che sta al centro di tutto non è un fregio qualsiasi ma la forza di un emblema che crea la mitologia del luogo.Dal punto di vista storico le Colonne che incorniciano la figurazione simboleggiano l’altezza, la forza, la portanza e la strutturalità, abbinate al dualismo del femminile e maschile, riferito altresì al concetto ieratico dei testi biblici. > > L'opera "Teupascio e la via Francigena" trattando di temi cavallereschi e religiosi tende alla ricerca della luce, dell’oro attribuendo così alla luminosità un valore mistico e spirituale che si declina in valore estetico L'alchimia del cromatismo medievale simbolico dei rituali associa il blu indaco, al rosso, all'oro, tinte di assoluto prestigio nella gerarchia dei colori, per ottenere un effetto iconografico quasi di miniatura rinascimentale, preservando la traccia del gusto più raffinato delle due epoche. Lo stemma del Comune di Altopascio si blasona: “d’azzurro, alla croce commissa (“Tau”) d’argento sovrastata da un lambello rosso”. La descrizione Araldica dello Stemma così riporta: “D'azzurro, al TAU d'argento, sormontato da un lambello di rosso”. Il TAU è il simbolo costituito da una croce mancante della traversa superiore. Anche il duecentesco campanile di Altopascio porta scolpito in pietra tale segno a ricordo dell'Ordine dei Cavalieri di Altopascio che lo recavano cucito sulle vesti nere. La parte superiore riporta un simbolo araldico assai comune in Toscana: il lambello o rastrello, anch'esso riferimento alle origini cavalleresche del paese”. Blasonatura del Gonfalone: “Drappo di colore bianco, ornato di ricami d'argento e caricato dello stemma comunale con l'iscrizione centrata in argento: Comune di Altopascio”. La lunga e gloriosa storia dei frati Ospitalieri del Tau di Altopascio ha conosciuto infatti il massimo splendore proprio nella prima metà del XIII secolo, quando nell’Italia medievale si stavano producendo i più importanti mutamenti: l’emergere delle lotte di fazione all’interno dei vari comuni ed il conflitto tra il Papato e l’Impero. Nel Medioevo molti pellegrini, dopo aver raggiunto Roma, proseguivano per la Terra Santa. Si andava così formando la Via Francigena del Sud, via gerosolomitana (verso Gerusalemme) oppure via Romea per chi la percorreva in senso opposto. Partiva dal basolato romano della pietra lavica di leucitite dall'antica via Appia, parte dell'antico selciato della via Francigena del Sud. Uscendo dal centro di Terracina si trova il fiume Canneto che segna il confine tra lo Stato Pontificio e il Regno delle Due Sicilie. L'opera di Anna Maria Guarnieri "Teleupascio e la via Francigena" è conservata dal 2008 nel Museo di Altopascio. Dott.ssa Melinda Miceli critico e storico d'arte

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San Marino, l’influencer Federico Rutali a DiMartedì su La7: “Finalmente qui ho potuto cenare al rist

San Marino, l’influencer Federico Rutali a DiMartedì su La7: “Finalmente qui ho potuto cenare al rist

La Repubblica di San Marino gradualmente sta ritornando alla normalità: nelle scorse ore il governo locale ha deciso di abolire il coprifuoco. Inoltre si è stabilito il ritorno sui banchi al 100% per gli studenti, la riapertura di cinema e teatri, la possibilità di cenare al ristorante senza vincoli di orari. Bisogna peró sottolineare l’andamento positivo della campagna vaccinale infatti lo Stato del Titano ha già somministrato la prima dose di vaccino a tutta la popolazione. Nella puntata del 27 aprile di DiMartedì su La7, Giovanni Floris ha deciso di affrontare il tema delle riaperture, portando come esempio proprio la ritrovata normalità di San Marino. Il servizio televisivo mostra un normale sabato sera in un ristorante sul Monte Titano, dove diverse persone decidono di concedersi una buona cena davanti ad un suggestivo tramonto senza limiti di orari. Tra queste c’era pure l’influencer Federico Rutali, conosciuto per le sue provocazioni e la nota querelle scatenatasi in seguito al suo Capodanno proprio a San Marino. Rutali, felice e rilassato, esclama: “Qua tanta serenità, un calice di vino, una buona compagnia. Viva San Marino”. Le polemiche non sono tardate ad arrivare da parte di tutti quegli italiani che si trovano costretti a rispettare le regole e vedono ancora limitata la propria libertà. Le parole dell’influencer sono passate come uno schiaffo morale, infatti sul web alcuni affermano: “Lui sereno si concede una cena godendosi il tramonto, noi qui costretti a stare in casa senza avere nemmeno i soldi per fare la spesa”. Cosa risponderà l’influencer Federico Rutali? Una cosa è certa: San Marino scatena sempre tante polemiche.

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I motivi per cui Ronaldo e' diventato un problema

Cristiano ronaldo e' stato un trasferimento calcistico, avvenuto nel 2018, che ha sconvolto tutti i tifosi soprattutto quelli bianconeri. Adesso che la juventus sta passando un momento di estrema difficolta le critiche non stanno mancando, e molti si stanno accanendo contro questo campione, qual'e' la realta'? La realta' e' che ronaldo e' stato una tattica di crescita azzeccata dal punto di vista pubblicitario e di brand, ma molto meno dal punto di vista calcistico, perche? L'idea Cristiano Ronaldo era un'occasione imperdibile ed e' stata colta giustamente, pero doveva essere supportata con un progetto tecnico all'altezza del Re, lo e' stato? Assolutamente no, la direzione di paratici e' stata approssimativa, opportunistica e imprevidente. Un progetto tecnico che vede alla base di se stesso scelte dettate dalle opportunita di parametri 0 con stipendi elevati, un centrocampo incoerente e non complementare, con cessioni dovute e relative minusvalenze, non puo che essere fallimentare. Dal punto di visto del campo Ronaldo, rinomato Bomber e accentratore di gioco ha portato ad uno stato di soggezione in tutti gli altri giocatori, portandoli a far scaricare molte volte il pallone allo stesso Cristiano anche quando la propria idea era differente. Ronaldo e' un giocatore eccelso e non puo essere un problema all'interno di una questione cosi complesso come e' quello dell'attuale Juventus; pero non e' tutto oro quel che luccica! Ora al 27/04/2021 la juventus ha bisogno di ottenere entro il 30 giugno, un totale di 100 milioni di plusvalenze come riporta Calcio e Finanza; e ascoltando quelli che sono gli scricchiolii che si captano dall'enturage del portoghese, non sarebbe una notizia scolvolgente quella della partenza del Re. Rimpianto o scommessa azzardata?

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"ARCIPELAGO" LA CURA: UN ROSATO AL SAPORE DI MARE.

"ARCIPELAGO" LA CURA: UN ROSATO AL SAPORE DI MARE.

ARCIPELAGO, IL ROSATO MAREMMANO DELLA CANTINA “LA CURA”. L’Arcipelago è il rosato prodotto dalla cantina La Cura, una cantina dal carattere tutto maremmano che nasce in un luogo dai contorni fortemente spirituali: Cura Nuova (GR), a pochi chilometri dal meraviglioso Golfo di Follonica, alle cui onde è dedicato questo vino. Prima di immergerci tra le acque rosee di questo “Arcipelago”, è necessario descrivere il terroir in cui crescono le uve della tenuta. Stiamo parlando delle colline metallifere grossetane, un’area che si caratterizza per i numerosi giacimenti minerari presenti nel sottosuolo, molti dei quali sfruttati sin dall’epoca medievale. È una parte d’Italia interessantissima non solo per la conformazione del suo terreno ma anche per la storia che custodisce; è proprio in queste colline dai tratti morbidi e accoglienti che sorsero i primi insediamenti etruschi, durati per secoli dal IX al V secolo A.C., pensate un po’ che a Massa Vecchia – come ci tramanda Ammiano Marcellino nelle sue Res Gestae – ebbe nascita il nipote del grande imperatore Costantino, Costanzo Gallo, che seguì le imprese dello zio al punto da venire incoronato Cesare d’Oriente. In questa terra dalla tempra selvatica e antica, esattamente a Cura Nuova n.12 (GR), potrete incontrare la cantina “La Cura” di Enrico Corsi, che costeggia una stradina di campagna e si affaccia all’immensità delle vigne i cui contorni sono protetti dal viale di cipressi più lungo d’Italia. Qui ogni giorno, con amore e pazienza, Enrico Corsi, assieme al suo babbo Andrea Corsi, vivono e si prendono cura delle campagne, 27 ettari. Quest’estate, se volete attraversare la Toscana e vivere un’esperienza genuina, la cantina “La Cura” è una meta consigliata. Lì conoscerete Enrico Corsi, una personalità di rara sensibilità che tratta il vino come fosse un figliolo, vi racconterà le trame dietro ogni etichetta impreziosendole con riferimenti storico culturali e soprattutto la degustazione dei suoi vini non vi deluderà. In primavera “Arcipelago” è il vino giusto, Enrico Corsi lo definisce “un vino da barca”. Nel calice si veste di un elegante rosa, dalle tonalità piacevolmente femminine, con qualche fugace riflesso dorato. Sul vetro non forma gocciole: solo un velo. Il profumo è intenso, arioso: è la freschezza della brezza di mare che scuote l’assaggio, quella tragica voglia di andare oltre tipica dei marinai, di chi non ha paura di sfidare l’ignoto. È una sintesi di gloria, di quelle giornate regalate in cui ci si dona al sole e al mare. Gli aromi sono antichi, sanno di macchia mediterranea, rosmarino ed erbe aromatiche, qualche improvviso frutto rosso e un finale che assume tratti minerali, salini. Ha un corpo reattivo e ritmato, che vibra ed irradia, elevato da una acidità equilibrata che ben si relaziona con la tendenza minerale dovuta al terroir. Questo rosato è una sintesi di grazia conviviale, un vino da aperitivo in compagnia eppure complice ideale anche per le riflessioni solitarie al tramonto. È questa la maremma toscana che sa far gioire e consolare. La cantina “La Cura” vi aspetta per visite e degustazioni, per contatti scrivere a info@cantinalacura.it . Per continuare a seguire giornalmente le novità basta mettere un like sulle pagine social: La Cura su Facebook e La_cura_di_Enrico_Corsi su instagram.

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L'uomo del sottosuolo. Di Giulio Andreetta

L'uomo del sottosuolo. Di Giulio Andreetta

”Io sono uno, mentre loro sono tutti” scrive il protagonista in uno dei passaggi centrali del testo Memorie dal sottosuolo. Ed in effetti gran parte di questo racconto assume, per Dostoevskij, il tono quasi di una confessione autobiografica, in particolar modo dei suoi difficili inizi di scrittore, purtroppo segnati in prevalenza dall’incomprensione del mondo pietroburghese dell’epoca. Ed è in effetti la stessa incomprensione di cui parla l’uomo del sottosuolo in questo romanzo, a mio avviso una delle vette di tutta l’opera dello scrittore russo, anche per il valore emblematico che assume per delineare in profondità la sua poetica e il suo pensiero filosofico (che viene esplicitato con chiarezza nella prima parte del libro). Ciò che conferisce un carattere tragico a Memorie dal sottosuolo non è tanto la situazione di degrado spirituale e morale che affligge il protagonista — come ad una lettura superficiale e ingenua si potrebbe evincere — ma l’intero contesto sociale che viene dipinto con grande maestria. La situazione di emarginazione e di degrado materiale in cui vive il protagonista non è che il riflesso infatti di un contesto sociale nel quale dominano incontrastati conformismo, ipocrisia, e convenzioni di stampo borghese del tutto arbitrarie e stantìe. Tutto ciò si mette in rilievo soprattutto nell’episodio del ‘ritrovo tra amici’ all’Hotel de Paris. In questa occasione tutta l’esteriorità priva di sostanza, e l’arroganza ignorante, che anima i discorsi degli ex-compagni di scuola dell’uomo del sottosuolo è messa a nudo in tutta la sua pochezza. In tale atto di accusa, portato avanti magistralmente dal protagonista — che però si rivela in questo caso affine allo stesso Dostoevskij, soprattutto considerando le sorprendenti assonanze con l’autore (singolari coincidenze biografiche, ad esempio, nel racconto, da parte del protagonista, dei ricordi scolastici, della passione per la lettura, persino per quel che riguarda l’esperienza lavorativa) — vi è l’atto d’accusa che Dostoevskij stesso manifesta, evidentemente in modo dissimulato e implicito, nei confronti della società del suo tempo. E tutto ciò ancora una volta ha a che fare con le conseguenze nefaste che un’etica del conformismo — non basata sulla ragione o sull’intelletto, ma sulla mera imitazione di atteggiamenti comuni, dati per scontati e mai messi realmente in discussione col ragionamento — può manifestare sulla libertà individuale. Memorie dal sottosuolo potrebbe essere forse letto come un devastante atto di accusa nei confronti di un’intera società, e al contempo un canto sublime di aspirazione a una libertà che non può trovare accoglimento nel grigiore di una realtà sempre uguale a se stessa, e in un provincialismo che evidentemente non era del tutto assente nemmeno in una delle grandi metropoli europee dell’Ottocento. Ma tutto ciò potrebbe in ogni caso portarci ad individuare alcune conseguenze etiche — in senso generale, e dunque non moralistico — sulla difficoltà, per l’individuo, di raggiungere una manifestazione sincera della propria unicità. L’uomo del sottosuolo vive realmente in un incubo, o, ancor meglio, vive nel sottosuolo allo stesso modo di un ratto. E tuttavia il sottosuolo non è l’espressione solo di una negatività, per Dostoevskij, come ad una prima ingenua lettura potrebbe sembrare. Il sottosuolo rappresenta in effetti, secondo una lettura psicoanalitica, il mondo dell’inconscio, e del non-detto, che però emerge attraverso l’espressione artistica: non si dimentichi che il romanzo è narrato in prima persona dallo stesso protagonista. Siamo vicini, sotto questo profilo — ed in questo Dostoevskij è genialmente anticipatore di Freud — alla teoria psicoanalitica della sublimazione come principio e genesi dell’opera d’arte. E però, se l’arte rappresenta in effetti una valvola di sfogo, per l’uomo del sottosuolo, il racconto che ne è generato appare realmente fuori misura, scomodo, disturbante, sia per il lettore dell’epoca, sia per il lettore di oggi. Appare realmente opportuno — oggi come ieri (se non altro per la imperante morale borghese) — stendere un velo pietoso su questa parte oscura, inconscia, istintiva e inconsapevole dell’uomo. Alla luce di questo atto di ribellione nei confronti di un mondo che l’uomo del sottosuolo non comprende fino in fondo, e che nel suo intimo disprezza, deve essere letta questa voluptas dolendi (voluttuosa sofferenza) che sembra provare il protagonista. E alla luce di questo inconscio atto di ribellione — e dunque destinato al fallimento, proprio perché portato avanti inconsapevolmente — sembra esserci però anche l’inizio, del tutto ipotetico e non narrato, di una sorta di ‘redenzione’. L’uomo del sottosuolo patisce sì tutta una serie di sventure dettate dai suoi atteggiamenti irrazionali, ma allo stesso tempo, e qui le interpretazioni si fanno più complesse e aperte a diverse chiavi di lettura, manifesta anche un coraggio che lo rende un autentico personaggio tragico e contraddittorio, con luci e ombre. Dirà infatti in uno dei momenti più alti e significativi dell’intero romanzo: <>, in un dialogo drammatico con una prostituta. E allora chi veramente vuol mettere sotto accusa Dostoevskij? L’uomo del sottosuolo per la sua cupa esistenza, segnata dall’incomunicabilità e dalla solitudine, o un’intera società che sembra produrre tale abbruttimento e tale condizione di marginalità (ed esserne ovviamente responsabile)? Non si tratta, a mio avviso, di delineare in questo caso una eventuale interpretazione marxista del lavoro — come potrebbe in modo del tutto legittimo essere proposto -, ma probabilmente si tratta di una riflessione di Dostoevskij sui fondamenti etici, uno scavare ancora una volta in profondità, nel sottosuolo, nelle ancestrali e libere espressioni etiche dell’uomo.

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Gadget in silicone

Gadget in silicone

In questo articolo parliamo dei vantaggi della produzione di gadgets personalizzati da offrire ai propri clienti, fornitori e/o collaboratori, specialmente in questo periodo di distanziamento sociale. Per ulteriori info e chiarimenti in merito: www.promobrace.it info@promobrace.it Scrivici se vuoi su whatsapp: +39 327 168 4040. Lettura: circa 4min. Buona lettura In effetti, in un momento di distanziamento sociale in cui è necessario reinventare modi per mettersi in gioco e relazionarsi con i clienti, il marketing promozionale appare come una delle migliori strategie per promuovere il proprio marchio nella mente dei consumatori. Perlopiù se l'utilizzo di gadgets pubblicitari erano già stati un veicolo di pubblicità per la tua azienda in passato, in questa fase diventano ancora più importanti per aggiungere valore a un determinato prodotto o servizio, umanizzare l'azienda, conquistare la simpatia dei consumatori e, soprattutto, fidelizzare i tuoi clienti! Continua a leggere per saperne di più sui vantaggi dei gadgets pubblicitari nella strategia promozionale della tua azienda. 1) VISIBILITÀ Uno dei grandi vantaggi dei gadgets promozionali è aumentare la visibilità della tua azienda man a mano che il consumatore si porta a casa qualcosa (un bracciale, un portachiavi, una spilla, una calamita, un laccetto da collo..) che lo manterrà in qualche modo in contatto con il tuo marchio, ricordandolo di volta in volta. 2) PERSONALIZZAZIONE Naturalmente, affinché il tuo brand abbia visibilità attraverso omaggi promozionali, è necessario investire in articoli utili e personalizzarli con il tuo logo, nome e contatti della tua azienda (sito web, pagine social e anche uno slogan o una frase di forte impatto). Porta Gel Personalizzato ACTIONAID Inoltre, puoi personalizzare questi oggetti con i colori della tua azienda e ordinare l'articolo nelle tonalità che i clienti associano - o assoceranno - al tuo marchio. Questo tipo di informazioni che puoi stampare o incidere sugli oggetti promozionali che offrirai, rende le persone più propense a interagire con il tuo marchio, cioè a diventare clienti della tua azienda e successivamente clienti fedeli. Sebbene la vendita diretta non sia l'obiettivo del marketing promozionale, è una conseguenza! Talvolta molto più efficaci di difficili e complicate strategie di vendita! Ricorda: "LESS IS MORE!" Mascherina Arcobaleno Vendita al dettaglio 3) TANGIBILITÀ I gadgets promozionali sono tangibili, consentono il contatto fisico tra brand e cliente più a lungo. A seconda del prodotto scelto, puoi pubblicizzare il tuo marchio per qualche giorno (tatuaggio temporaneo personalizzato), per qualche mese (penna in carta con semi) o per anni (bracciali in silicone, laccetti da collo, portachiavi, etc..). Bracciali in silicone Palestra 4) FIDUCIA Un altro dei grandi vantaggi dei gadgets promozionali, è il fatto che generano fiducia, poiché con le informazioni della tua azienda stampate, la sensazione che passa alle persone a cui hai offerto l'oggetto, è che la tua attività sia consolidata, seria e professionale. Mascherina Lavabile Sampdoria 5) SODDISFAZIONE Anche se contiene un messaggio pubblicitario, un regalo appropriato al tuo pubblico di destinazione e allo scopo dell'azione di marketing promozionale, genera sempre soddisfazione nelle persone che lo ricevono, soprattutto se è utile, interessante e/o bello. Parliamo della soddisfazione di ricevere un regalo, ma anche della soddisfazione che provano questi consumatori quando si rendono conto di essere importanti e di essere apprezzati dalla vostra azienda. Questa è la migliore ricompensa che puoi ottenere subito e la più grande promessa che, ad un certo punto, accrescerai il tuo parco clienti! Portachiavi PVC Sampdoria 6) UTILITÀ L'utilità dei regali pubblicitari è essenziale per ottenere buoni risultati con le tue azioni di marketing promozionale. E questo perché oggetti utili (come penne a sfera, portachiavi, porta gel, mascherine, etc.) riescono a rimanere nelle mani dei consumatori più a lungo, invece di essere dimenticati o gettati nella spazzatura. Pertanto, quando queste persone hanno bisogno del tuo prodotto o servizio, ricorderanno la tua azienda. Portachiavi HELLAS VERONA 7) UTILIZZO Oltre ad essere utile, il regalo può essere vantaggioso per il suo utilizzo. Ad esempio, un portachiavi è sempre utile, ma è utilizzato per lo più quando devi usare la chiave, mentre una porta gel con il logo della tua azienda è adatto per un uso regolare fuori casa, il che significa che il tuo marchio può essere esposto a molte più persone e darti un ritorno sull'investimento ancora maggiore. Bracciali silicone 8) RICONOSCIMENTO Se la tua azienda investe nel marketing promozionale e offre regali promozionali utili, puoi rafforzare la tua immagine, rafforzare i tuoi valori aziendali ed essere riconosciuto e ricordato dal pubblico. 9) CONCORRENZA Infine, i regali promozionali aiutano a distinguere la tua attività dalla concorrenza, perché un semplice regalo pubblicitario può portare i consumatori a preferire il tuo marchio a un altro che non ha mai offerto nulla! Così semplice. SUGGERIMENTI PER REGALI PROMOZIONALI - I PIÙ RICHIESTI! E ora che sei entusiasta dell'idea di fare marketing promozionale ordinando un TUO GADGET pubblicitario da offrire ai tuoi clienti, fornitori, dipendenti, etc., accetta i nostri suggerimenti. Visita il nostro sito, contattaci per i tuoi preventivi! Offriamo il layout virtuale gratuito e senza impegno per la produzione dei tuoi gadgets promozionali. Brunno Coutinho Ferro Promobrace Italy SAS

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SISTEMI DOMOTICI PER HOTEL E B&B AVANZATI E MODERNI

SISTEMI DOMOTICI PER HOTEL E B&B AVANZATI E MODERNI

Sistemi Domotici per Hotel e B&B Avanzati e Moderni Le strutture ricettive, come Hotel e B&B, si sono ormai orientate verso sistemi domotici più avanzati e moderni, in grado di offrire funzioni pressoché illimitate: dall’accoglienza degli ospiti fino all’abbattimento dei costi di gestione, a volte fino ad oltre il 30% . La strada intrapresa dal settore dell’ospitalità è quella che porta ad ottenere una struttura ricettiva sempre più efficiente, confortevole, smart e dunque in linea con la recente evoluzione tecnologica e le esigenze sempre più numerose degli ospiti. Tutti questi vantaggi sono oggi possibili grazie allo smart building per hotel e b&b, che va a costituire la nuova Domotica Alberghiera. Automatizzare check-in/check-out e controllare da remoto la propria struttura agendo, ad esempio, sull’energia elettrica ed il clima è oggi una realtà ottenibile attraverso la building automation e l’integrazione con il PMS di Get-Access for Hospitality. Il risultato di questa innovazione saranno così sistemi di supervisione per strutture ricettive: hotel e B&B davvero avanzati. Get-Access for Hospitality: Sistema Personalizzabile Get-Access for Hospitality è un sistema personalizzabile che si interfaccia con i componenti domotici di Duemmegi, azienda che da quasi trent’anni è attiva nel settore della building automation e che, con lo 0,1% di prodotti riparati in garanzia negli ultimi 6 anni, è sinonimo di affidabilità e sicurezza. Get-Access for Hospitality è la soluzione centralizzata di domotica per hotel e b&b per la supervisione ed il controllo in tempo reale degli impianti e dell’intera struttura alberghiera. Gestione da remoto di accessi, camere e aree comuni. Attraverso la domotica alberghiera di Get-Access for Hospitality è possibile ottenere una reception per gestire da remoto, in modo facile ed efficiente, accessi, camere e aree comuni. La gestione remota di una reception è una necessità nata dalla crescente esigenza di indipendenza da parte degli ospiti. Si vuole infatti fornire loro la massima flessibilità ed autonomia durante il soggiorno, semplificando in questo modo anche il lavoro del personale della struttura, pur mantenendo un elevato grado di sicurezza di tutti gli ambienti. Il PMS quindi può essere visto come una reception virtuale dove è possibile attuare una gestione delle camere automatica o in caso di necessità, anche un controllo manuale sulla domotica presente in esse, ad esempio sull’energia, sulle porte e se richiesto, anche sulle temperature. La gestione delle aree comuni di una struttura ricettiva, invece, si declina nel controllo e nella gestione degli accessi, quali porte di ingresso allo stabile e, se previsto, agli ingressi dei vari piani che la compongono. Riduci il rischio di overbooking chiudendo automaticamente le vendite quando una stanza viene prenotata Con Get-Access for Hospitality è facile gestire in modo efficiente le prenotazioni di Hotel, Alberghi e B&B, perché il suo PMS integra sistemi di Booking Engine e Channel Manager che ne sincronizzano automaticamente il flusso, riducendo drasticamente spiacevoli e imbarazzanti overbooking. Get-Access for Hospitality è il sistema con software gestionale dall’interfaccia intuitiva che ti aiuta a gestire in modo efficiente la tua struttura ricettiva riducendo gli sprechi, massimizzando i profitti e aumentando la soddisfazione dei tuoi ospiti. E’ inoltre possibile richiedere servizi di marketing opzionali per permettere alla propria struttura ricettiva di essere più visibile nelle ricerche online dei potenziali ospiti, aumentando le chances di essere selezionati rispetto ai competitor.

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Saggistica, ancora sul podio "Il Sistema" di Palamara e Sallusti sui problemi della Giustiz

Saggistica, ancora sul podio "Il Sistema" di Palamara e Sallusti sui problemi della Giustiz

Dopo dodici settimane rimane ancora in classifica il libro che sta facendo tanto discutere gli italiani, alimenta dibattiti sui giornali ed in tv. E' evidente sia cambiata, in profondità, la percezione e l’interesse che i lettori hanno del tema giustizia. Anche per questo "Il Sistema" di Palamara e Sallusti, edito Rizzoli, a tre mesi dalla sua uscita, è ancora sul podio, al terzo posto per la saggistica.

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Kaima presenta il suo nuovo singolo “Giura che” prodotto da Pi Greco

Kaima presenta il suo nuovo singolo “Giura che” prodotto da Pi Greco

Da venerdì 9 aprile sarà disponibile in tutti i negozi digitali Giura Che (In distribuzione Artist First), il nuovo singolo di Kaima. Dopo meno di due mesi dalla pubblicazione dell’ultimo brano intitolato “Parleranno di noi ft. Aiden”, il rapper è pronto per tornare sulla scena e questa volta ha intenzione di farlo in grande. Il brano si contraddistingue per i suoni freschi, travolgenti e accattivanti, in cui liriche e melodie creano un connubio perfetto. La ricerca di una certezza, la speranza di un amore eterno, il disperato grido di chi vorrebbe fermare il tempo, anche solo per un attimo, per vivere ogni aspetto dell’amore; forza vitale in cui stelle e luna diventano lo sfondo di un sentimento eterno. Ma anche arte, Modigliani, dal quale l’artista riprende il concetto di sensualità verso la donna amata e dove certezza e paura si mescolano, lasciando all’ascoltatore la facoltà di scegliere a quale delle due dare credito. Il giuramento dell’artista di non esitare dinnanzi alle difficoltà ineludibili che turberanno la vita sentimentale della coppia rappresenta il massimo compimento dell’amore umano. L’inconfondibile tocco del produttore Pi Greco, si rivela ancora una volta essenziale nel conferire un valore aggiunto al singolo. Biografia: Gabriel Covino, in arte Kaima, inizia a scrivere le sue prime canzoni all’età di 16 anni, pubblica il suo primo singolo il 27 dicembre 2018 ” Non sei più mia”. A distanza di 7 mesi pubblica il suo secondo singolo ” Se non mi trovi ” con il quale segna un punto di svolta nella sua carriera artistica; il brano diventa in breve tempo virale su Youtube e data la grande richiesta da parte dei fan, l’artista decide di pubblicare il 13 Febbraio 2020 l’Unplugged version di “Se non mi trovi” su tutti i digital store, da subito anche quest’ultima riscuote un discreto successo, col tempo il brano diventa virale questa volta sulla piattaforma Spotify e a Ottobre 2020 entra in classifica “Viral 50 Italia” ottenendo anche bel seguito sulla piattaforma Tik Tok, il brano Unplugged supera il 1.400.000 streams mentre la versione Youtube totalizza un milione di views. A Settembre 2020 partecipa alla trasmissione X-Factor nella squadra di Mika con L’Inedito “Estranei”. Un artista che si contraddistingue per la sua voce e per la sua tecnica nel rappare, apprezzato principalmente per i suoi testi semplici ma diretti vanta collaborazioni come Aiden, Lortex, Janax, Senk e Pi Greco.

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VACCINAZIONI “QUASI OBBLIGATORIE”

VACCINAZIONI “QUASI OBBLIGATORIE”

Il caso Astrazeneca tra trattamenti sanitari obbligatori e libertà di scelta del cittadino Il 15 marzo 2021, in via del tutto precauzionale e a seguito di alcuni rari casi di eventi tromboembolici, che si sono verificati in alcuni Paesi Europei, AIFA e le agenzie regolatorie di altri Paesi dell’UE hanno raccomandato la sospensione temporanea dell’utilizzo del vaccino anti COVID-19 AstraZeneca chiedendo all’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) di valutare la casistica raccolta. Il 18 marzo l'EMA, dopo aver analizzato approfonditamente tutti i dati con il supporto di esperti di malattie tromboemboliche, ha confermato che il vaccino COVID-19 AstraZeneca, al pari degli altri autorizzati da EMA, è un vaccino sicuro ed efficace e non è associato ad aumento del rischio complessivo di malattia tromboembolica nella popolazione generale. Si conferma pertanto che i benefici del vaccino nel combattere il COVID-19, malattia che essa stessa provoca problemi di coagulazione che possono risultare fatali, continuano a essere di molto superiori al rischio di eventuali effetti collaterali. Tuttavia secondo il Piano vaccini anti Covid-19 italiano, per i soggetti identificati come estremamente vulnerabili, in ragione di condizioni di immunodeficienza, a trattamenti farmacologici o per patologia concomitante, che aumenti considerevolmente il rischio di sviluppare forme fatali di COVID-19, si conferma l’indicazione a un uso preferenziale dei vaccini a RNA messaggero, ossia Moderna e Pfitzer. Massimo Galli, infettivologo dell’Ospedale Sacco di Milano, ha commentato negativamente il blocco di un lotto del vaccino anti Covid di AstraZeneca: “temo proprio che sia una clamorosa bufala e che questa cosa farà molto danno senza che ce ne sia molto motivo purtroppo. Con i vaccini in generale c'è un fenomeno che possiamo chiamare rumore di fondo: le persone continuano ad avere la loro vita, i loro problemi, e poter correre i loro rischi che siano o meno vaccinati". I vaccini attualmente disponibili, ha rimarcato, "possono essere ragionevolmente definiti sicuri, compreso l'AstraZeneca". In merito all'aumento dei contagi delle ultime settimane Galli non ha dubbi: si tratta della terza ondata, e deve essere attribuita principalmente alla presenza delle nuove varianti, in primis quella inglese, capace di infettare anche molto di più bambini e adolescenti, che erano più risparmiati dalle altre varianti; senza poi considerare che l'infezione presa dai bambini viene passata agli adulti, e soprattutto agli anziani. Nonostante le rassicurazioni dei più illustri esponenti della comunità scientifico-medica italiana, i primi “morti da vaccinazione obbligatoria anti-covid 19” non si sono fatti attendere. Od almeno così pare. È infatti di recente morta nel reparto di Rianimazione del Policlinico di Palermo Cinzia Pennino, docente di 45 anni dell'Istituto Don Bosco Ranchibile. Undici giorni prima del ricovero in Rianimazione si era sottoposta alla vaccinazione con il vaccino di AstraZeneca. Del decesso è stata informata la procura di Palermo, che ha ipotizzato il reato di omicidio colposo dopo la morte dell'insegnante. Il procedimento non è ancora una inchiesta vera e propria, ma i magistrati stanno tentando di capire se ci siano ipotesi di reato. La paziente è giunta al Policlinico Paolo Giaccone di Palermo il 24 marzo in condizioni molto critiche con trombosi profonda estesa e una storia anamnestica nella quale è presente anche una somministrazione vaccinale. Attualmente però il nesso causale con la vaccinazione non è pienamente dimostrato. E non ce l’ha fatta neanche la docente messinese colpita da trombosi, per cui è al vaglio la correlazione col vaccino Astrazeneca, somministratole 13 giorni prima il ricovero in ospedale. Si tratta di Augusta Turiaco, 55 anni, morta dopo una settimana di coma farmacologico. Il suo caso è all’attenzione dell’Aifa e della Procura di Messina, che ha già avviato un fascicolo. In questa fase critica per la salute pubblica italiana e mondiale, la casa produttrice del vaccino Astrazeneca ha pensato bene di cambiarne il nome in “Vaxzevria”, quasi a voler nascondere le prime morti da vaccino, e tentare di assumere un vantaggio competitivo sul mercato del farmaco mondiale. Il relativo cambio di denominazione è stato peraltro all'approvato dall'Ema il 25 marzo 2021 a seguito di una richiesta da parte del gruppo farmaceutico anglo-svedese. Il vaccino rimane invariato, ma le informazioni sul prodotto, l'etichettatura e la confezione potrebbero presentare un aspetto diverso. Sul sito dell'Ema è stato anche pubblicato il nuovo bugiardino aggiornato. Tra gli effetti collaterali, vengono aggiunti i rarissimi casi di eventi avversi tromboembolici: "È stata osservata molto raramente una combinazione di trombosi e trombocitopenia, in alcuni casi accompagnata da sanguinamento, in seguito alla vaccinazione con Vaxzevria. Ciò include casi severi che si presentano come trombosi venosa, inclusi siti insoliti come trombosi del seno venoso cerebrale, trombosi della vena mesenterica e trombosi arteriosa, concomitante con trombocitopenia". "La maggior parte di questi casi”, prosegue il bugiardino, “si è verificata entro i primi sette-quattordici giorni successivi alla vaccinazione e si è verificata in donne di età inferiore a 55 anni. Tuttavia ciò potrebbe riflettere l'aumento dell'uso del vaccino in questa popolazione. Alcuni casi hanno avuto esito fatale". L’Ema tuttavia ha costantemente affermato che non vi sono le prove di legami tra il vaccino e le morti di trombosi. E però, al contempo, ha anche ammesso di non poterli categoricamente escludere. Alla luce di questi dolorosi fatti di cronaca, si impone nuovamente un dibattito sulla possibilità che lo Stato italiano decida di “obbligare”, se non tutti, almeno parte dei cittadini, in ragione dell’attività professionale svolta o di precarie condizioni di salute. A molti giuristi in questi tempi viene rivolta la seguente domanda: lo Stato può rendere obbligatoria la vaccinazione per il Covid-19? La risposta più corretta è “dipende”. Dipende dagli esiti della sperimentazione scientifica, dipende da chi sia il destinatario dell’obbligo, dipende anche da che cosa si intenda per obbligo. La nostra Costituzione consente al legislatore di prevedere un obbligo vaccinale, se ciò è ragionevole allo stato attuale delle condizioni epidemiologiche e delle acquisizioni, sempre in evoluzione, della ricerca medica. L’art. 32, infatti, tutela la salute non solo come diritto fondamentale del singolo ma altresì come interesse della collettività e permette di imporre un trattamento sanitario se diretto «non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri» (così la Corte costituzionale, nella importante sentenza n. 5 del 2018). Nel caso del coronavirus il contesto è quello di una pandemia che ha fatto decine di migliaia di morti. In una simile situazione, del tutto eccezionale, possiamo dare per assodati un certo numero di presupposti: -anzitutto che la comunità scientifica nel suo complesso garantisca, con il tasso di sicurezza seriamente assicurabile (cioè mai la certezza assoluta), che un vaccino, adeguatamente testato, possa giocare una parte importante nel superamento dell’emergenza. -In secondo luogo, che vi sia una campagna di informazione capillare e adeguata a convincere della ragionevolezza della scelta di vaccinarsi chiunque non sia accecato da bizzarre superstizioni, e che spieghi i (remoti) rischi per chi si vaccina e i (certi) vantaggi per chiunque, soprattutto per le persone più deboli. -Inoltre, che sia prevista una indennità in favore di chi subisca danni dalla vaccinazione, predisponendosi un piano che garantisca a tutti la possibilità di vaccinarsi. A queste condizioni, potrebbe essere disposto, ma solo dal Parlamento nazionale e con legge, una sorta di “obbligo” rispetto a un trattamento sanitario in grado di contribuire a debellare la pandemia. Pare dunque concepibile ed ammissibile un sistema di imposizioni per alcune categorie di soggetti, e di oneri e incentivi per tutti gli altri, che inducano i cittadini a vaccinarsi. Ipotesi di questo tipo non sembrano del tutto prive di razionalità e di fondamento giuridico, e dunque potrebbero essere vagliate da un legislatore che, come ha dichiarato in merito il costituzionalista Michele Ainis, “decida di decidere”. La profilassi potrebbe essere requisito indispensabile per l’esercizio della professione medica o infermieristica, e per chiunque lavori nelle residenze per anziani, per l’inevitabile contatto dei sanitari con persone affette da altre patologie o in là con gli anni. Così come non si vedono difficoltà a prevedere un obbligo di vaccinazione per il corpo docente e non docente delle scuole, per i rappresentanti delle forze dell'ordine e per tutti i soggetti che, per lavoro, hanno un contatto frequente e diretto con un numero elevato di persone, soprattutto se fanno parte della pubblica amministrazione. Chi non esercita queste professioni non dovrebbe essere soggetto ad alcuna imposizione. Anche rispetto all’esercizio di diritti fondamentali come l’istruzione e la religione, non suonerebbe impossibile alle nostre orecchie consentire l’ingresso in aula o nei luoghi di culto solo a chi si sottopone al vaccino. E ciò proprio per consentire a chi è più fragile, e non può essere vaccinato, di esercitare proprio quei diritti fondamentali, alla luce del principio della solidarietà sociale sancito a chiare lettere dall’art.2 della nostra Costituzione. Del resto, con la legge n. 210/1992 è stato riconosciuto il diritto del paziente di vedersi corrispondere un indennizzo nel caso di danno permanente da vaccinazione. La ratio della norma è stata evidenziata in maniera chiara dalla Corte Costituzionale: “se il rilievo costituzionale della salute come interesse della collettività (art. 32 della Costituzione) giustifica l’imposizione per legge di trattamenti sanitari obbligatori, esso non postula il sacrifico della salute individuale a quella collettiva. Cosicché, ove tali trattamenti obbligatori comportino il rischio di conseguenze negative sulla salute di chi a essi è stato sottoposto, il dovere di solidarietà previsto dall’art. 2 della Costituzione impone alla collettività, e per essa allo Stato, di predisporre in suo favore i mezzi di una protezione specifica consistente in una “equa indennità”, fermo restando, ove ne realizzino i presupposti, il diritto al risarcimento del danno” (Cort. Cost. n. 27/1998). Inizialmente, l’indennizzo era riconosciuto solo nell’ambito delle vaccinazioni obbligatorie, mentre a seguito della pronuncia Corte Costituzionale n. 107/2012 è stato esteso anche ai vaccini non obbligatori ma “consigliati” dalle autorità sanitarie (ad esempio in esito ad una campagna di sensibilizzazione da parte delle massime autorità mediche italiane). In un contesto di irrinunciabile solidarietà, la misura indennitaria appare per se stessa destinata non tanto, come quella risarcitoria, a riparare un danno ingiusto, quanto piuttosto a compensare il sacrificio individuale ritenuto corrispondente a un vantaggio collettivo. Titolare del diritto ad essere indennizzato non è solo il paziente a cui è stato inoculato il vaccino, ma anche coloro che abbiano riportato danni a causa del contatto con una persona vaccinata. Questo indennizzo è costituito da un assegno reversibile per quindici anni, cumulabile con ogni altro emolumento a qualsiasi titolo percepito e rivalutato annualmente. Nel caso poi in cui dal vaccino sia derivata la morte, l’avente diritto può optare tra l’assegno reversibile o una somma una tantum di € 77.468,53. Quindi le misure normative di tutela del cittadino, a fronte di una ragionevole compressione della sua fondamentale libertà di curarsi o di non curarsi, di vaccinarsi o di non vaccinarsi, evidentemente non mancano. Addirittura con la legge n. 299/2005 è stato introdotto un ulteriore indennizzo in favore delle persone danneggiate da complicanze di tipo irreversibile verificatesi a seguito di vaccinazioni obbligatorie. L’entità di tale indennizzo è notevolmente superiore rispetto a quello previsto dalla Legge n. 210/92, al quale si somma, ed è corrisposto per la metà al soggetto danneggiato e per l’altra metà ai congiunti che prestano o abbiano prestato al danneggiato assistenza in maniera prevalente e continuativa. Il diritto all’indennizzo si prescrive in tre anni, e deve essere richiesto con apposita domanda indirizzata all’A.S.L. di appartenenza. Resta comunque fermo che è possibile ottenere il risarcimento solo nel caso in cui il danno patito poteva essere previsto e, quindi, doveva essere evitato. Quindi il danno è risarcibile solo nel caso in cui sussista il dolo o la colpa di chi ha preparato o somministrato il vaccino: fuori da questi casi, il danno sarà semplicemente indennizzabile. Nel caso in cui l’effetto indesiderato da vaccinazione obbligatoria sia causato da una intrinseca pericolosità del vaccino , la responsabilità ricadrà senz’altro nei confronti del Ministero della Salute, per aver messo a disposizione dei pazienti un medicinale dannoso per la salute. Con riferimento alla natura della responsabilità, è stato chiarito dalla giurisprudenza della Suprema Corte che la responsabilità civile del Ministero della salute per i danni conseguenti alla vaccinazione, “non è inquadrabile nell'ipotesi di cui all'art. 2050 c.c., non potendosi ritenere di per sé come attività pericolosa, e va ricompresa nella previsione generale dell'art. 2043 c.c.” (Cass n. 9406/2011). In quest’ambito, pertanto, il danneggiato dovrà farsi carico della prova sul nesso causale tra vaccino e danno. Se invece l’effetto indesiderato si è verificato per un’interazione dannosa tra farmaco ed organismo dovuta ad una inidoneità fisica dello specifico paziente, che magari è un soggetto particolarmente debilitato, con malattie congenite o allergie conosciute o conoscibili ai componenti del vaccino, la responsabilità ricadrà sul personale sanitario che ha somministrato il vaccino, ossia di norma il medico di base, e sull’ASL di appartenenza, per non aver valutato correttamente lo stato di salute del soggetto da vaccinare. In una simile ipotesi, “l'attore, paziente danneggiato, deve limitarsi a provare il contratto, od il contatto sociale qualificato instauratosi di fatto con ikl competente personale medico, e l'aggravamento della patologia o l'insorgenza di un'affezione, dovendo semplicemente allegare l'inadempimento del sanitario, astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato” (…) Competerà al sanitario dimostrare o che tale inadempimento non vi è stato ovvero che, pur esistendo, esso non è stato eziologicamente rilevante” (Cass. S.U. n. 577/08). Alla luce di tali premesse, pare ragionevole a chi scrive imporre un obbligo vaccinale a tutte le fasce di età della popolazione nazionale, seguendo l’ordine indicato dal piano vaccinale nazionale, prevedendo eventualmente la possibilità di sospensioni e demansionamenti soltanto a carico degli operatori sanitari, in virtù dell’imprescindibile ruolo dagli stessi ricoperto nella salvaguardia della salute pubblica, in quanto anche essi possibile fonte di contagio per i pazienti. Tuttavia, a fronte di tale imposizione, sarebbe altrettanto ragionevole ed equilibrata una previsione normativa nazionale che consentisse al cittadino, secondo coscienza, di poter scegliere liberamente il farmaco da inoculare per cautelarsi contro il covid-19, tenendo conto dell’evoluzione tecnico scientifica attuale e delle percentuali di copertura dal rischio di contrarre il virus in forma più o meno gravemente sintomatica (si ricordi che il vaccino prodotto da Pfizer, secondo recenti indagini, offre una copertura vaccinale dal rischio di contrarre tale virus pari al 90%, varianti comprese). Se è dunque vero che dobbiamo essere solidali, e quindi accettare i rischi connessi ad un trattamento sanitario “imposto nei fatti”, in quanto attualmente trattamento poco meno che formalmente obbligatorio, è pur vero che la solidarietà sociale garantita dalla Costituzione si colloca non solo sul piano orizzontale dei rapporti tra cittadini, ma anche sul piano verticale dei rapporti tra i cittadini e le istituzioni statali. Insomma, posta la necessità, ed auspicabilmente un obbligo legislativo di vaccinazione, diventa lapalissiano il compito dello Stato di mettere a disposizione del cittadino tutti i possibili vaccini presenti sul mercato, e consentire a ciascuno di noi, nel contesto di una campagna vaccinale regolamentata ed informata, di optare per l’una o l’altra delle possibili soluzioni terapeutiche.

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In cina è doppietta Ferrari! Gabbioni precede il team mate Verdi e Raffaele Ciavarella.

In cina è doppietta Ferrari! Gabbioni precede il team mate Verdi e Raffaele Ciavarella.

Ecco i risultati del gran premio virtuale della Cina: PILOTA TEMPO DI GARA LUCA GABBIONI 0:52:303 FABIO VERDI +0:884 RAFFAELE CIAVARELLA +2:233 NICCOLO TRINELLI +9:196 GAETANO MONTE +9:878 CRISTIANO GELMO +25:233 DAVIDE BARBAGALLO +25:485 LORENZO TERSIGNI +25:983 NICOLA FERRISI +29:847 ANTONIO INSIGNA +31:122 PIETRO ESTRO +34:677 FEDERICO INCARDONA +37:201 SALVATORE MONCADA +43:277 VALERIO TRIGONO +49:193

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Collezione capelli primavera estate 2021 I.LLUMIA

Collezione capelli primavera estate 2021 I.LLUMIA

Collezione capelli primavera estate 2021 Sint.etico, la Collezione I.llumia P/E 2021 firmata Matrix e Cristian Chiffi in cui il vero protagonista diventa il colore e rilancia il nuovo trend sulle balayage, sui capelli luminosi e le sfumature del colore dei capelli. Abbiamo intervistato Cristian Chiffi nel backstage della collezione ci siamo fatti raccontare cosa è I-llumia e cosa ci propone Matrix in questa primavera estate 2021. - Ciao Cristian! raccontaci di I.llumia. - Ciao A tutti, oggi ci immergeremo nella Nuova Matrix e nella Collezione PE 2021 di I.LLUMIA, ne comprenderemo le origini e quanto questa è connessa con il DNA della Marca. Iniziamo a comprendere le linee guida che in questo momento determinano le evoluzioni del mercato e le tendenze moda Comprenderemo i look creati approfondendo Forme e colori viste sulle passerelle e nel life style, quindi i principali trend della stagione e da li ci addentreremo nel vivo della collezione. Matrix è un partner attento e come tale comprende che per essere dei vincenti bisogna evolversi e dare gli strumenti per leggere e interpretare le nostre clienti Forti di un nuovo slancio mettiamo in primo piano Unicità per rispettare le singole identità Inclusività, rispettiamo le diversità e impariamo a gestirle Semplicità, nelle soluzioni che permettono la soddisfazione del cliente e un risultato gratificante per noi professionisti E come ovviamente nel nostro DNA COLORE COLORE COLORE Collezione illumia primavera estate 2021 Abbiamo imparato che è il contesto che determina e legittima ogni scelta estetica, e l’evoluzione è intrinseca e inevitabile Sta a noi coglierne i segnali ed elaborarli Esattamente come ha fatto Il nostro Partner di lavoro Matrix. In questa evoluzione la ricerca di una radicale visione che risolva l’aporia tra etica ed estetica continua ad essere una costante del periodo in cui viviamo. ed ecco che comprendiamo tutti i messaggi della marca che ci rappresenta e che abbiamo scelto. Se da una parte Il recupero delle tradizioni, del sapere formato con l’esperienza con l’artigianalità storica mantiene ancora stretto il legame con il nostro vissuto, dall’altro la proiezione verso un futuro migliore basato su una nuova “tecnologia della sensazione”, sembrano creare un rapporto sinergico e necessario. Nella moda La ricerca textile su nuovi materiali di sintesi a basso impatto ambientale e ad alto riciclo si nutre di un percorso tecnologico di nuova generazione che imita la natura e le sue dinamiche biologiche. Entriamo nel vivo della Stagione e della nostra collezione che abbiamo Chiamato Sint.Etico che è una parola composta da 3 concetti. Sintesi che vuol dire semplice , minimalista, essenziale. Etico, che in Matrix è espresso nel concetto di inclusivo, di tutti, per tutti proprio come in un grande abbraccio Sintetico, che è la ricerca tecnologica che porta all’elaborazione di nuove materie prime più performanti e nello stesso tempo rispettose dell’individuo e dell’ambiante. La prospettiva che la moda ci offre è ormai chiara e ben definita. Il futuro è nelle mani della ricerca di forme semplici, immediate, comode, capaci di rispettare ed esaltare la bellezza delle nostre clienti. La consapevolezza è un ritorno all’essenziale , al ritorno a quella artigianalità della realizzazione partecipata con la cliente per dare vita ad un progetto colore unico che ne esalti la forma, la texture, la natura. Con la collezione Sint.etico abbiamo voluto dare forza a questo concetto di minimalismo creando una collezione in cui il protagonista diventa il colore sapientemente valorizzato dal posizionamento della luce. Una collezione in cui le nostre tessiture, e quindi il posizionamento della luce, valorizzano e danno forza al colore scelto insieme alle nostre clienti. C’è un evoluzione in questo. C’è un evoluzione che ci dice che le sfumature iniziano a diventare l’accessorio del colore e non più il dettaglio su cui focalizzare l’attenzione. Fin troppe volte fino ad ora ci siamo concertati nel posizionare giochi di schiariture sui capelli lasciando che il colore secondario diventasse un supporto alle sfumature. In questa collezione , invece, abbiamo reso il colore il vero protagonista di questa primavera estate. Un colore che, sulle tonalità del biondo, crea giochi di colore che passano dal perla al platino freddo e che insieme evidenziano e mettono in risalto un capello estremamente curato, sano, simbolo vero dell’innovazione tecnologica volta sempre più ad ottenere risultati che permettono ai capelli di restare sani e naturali pur osando con schiariture e decolorazioni. Nei toni più scuri troviamo la presenza imponente dei marroni, che sempre più diventano i colori preferiti dalle nostre clienti e che, a differenza del passato, si esprimono attraverso riflessi pieni e carichi di pigmenti. Il riflesso si deve vedere, si deve far sentire. Ed’ è grazie al Socolorsync e alle nuove collezioni dei marroni, che questo diventa per il parrucchiere semplice da ottenere e facile da proporre come quello che in I.LLUMIA definiamo I.COLOR, (colorare in modo intelligente) Collezione illumia primavera estate 2021 Tutto questo ci fa vivere perfettamente quelli che sono i nuovi Mantra di MATRIX, i concetti sui quali basiamo la nostra quotidianità. Dall’education, al marketing, alla ricerca al lancio di prodotti, tutto si focalizza sui 4 pilastri di matrix che guidano i parrucchieri di tutto il mondo. Think, believe, dream e dare. Pensa (Think) al tuo valore e ai principi sui quali vuoi determinare la tua crescita Credi (believe) in te stesso, nelle tue capacita e nel tuo potenziale Sogna (dream) di realizzare ciò che hai sempre sognato Osa (dare) per permettere ai tuoi sogni, i tuoi progetti di realizzarsi. Sono questi i pilastri che ci accompagnano in tutto ciò che facciamo. Ho amato una frase che ho sentito dire in uno degli incontri internazionali che ho fatto ultimamente. Questa frase recita: “Dobbiamo permettere a tutti i parrucchieri del mondo di essere i protagonisti della loro arte. e dobbiamo farlo attraverso un education semplice e concreta" Il vero minimalismo, probabilmente è questo… https://artistlab.it Thanks to: Cristian Chiffi Simone Di Fazio Laura Piras Monia Silvestri Sara Trisciuzzi (EM L'Oreal - Matrix) Vittorio Masciarelli - Bookin Agency (MI)

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Gruppobea SpA cavalca l’innovazione: i giovani rivoluzionano il pensiero

Gruppobea SpA cavalca l’innovazione: i giovani rivoluzionano il pensiero

Galdus Academy intervista i responsabili di Gruppobea, una grande azienda milanese specializzata in design che ha saputo coinvolgere giovani studenti integrandoli tra le maglie della propria organizzazione. Claudio Gatti, direttore generale, e Jonas W. Bendaou, psicologo e responsabile sviluppo. Cominciamo subito con lei Jonas. Si occupa di formazione e segue per conto dell'azienda l'area sviluppo. Ritiene sia possibile provare ad innovare durante una crisi economica così acuta? Sì, è possibile. Ma per farlo è importante fissare due concetti chiave. Il primo è che durante un momento critico bisogna essere disposti al cambiamento. Il secondo è che il cambiamento comporta sempre uno sforzo notevole. In entrambi i casi saremo chiamati a mutare il nostro modo di pensare. Ed è in questo scenario che, a proposito di formazione, la nostra organizzazione ha scoperto quanto la presenza di studenti in stage all'interno della struttura ha aiutato a far meglio di quanto si potesse sperare. Perché questa relazione tra gli stage e il cambiamento? Semplicemente perché i giovani sono trainanti. Rappresentano, in ogni loro azione, la spinta nei confronti di quel che verrà. Aiutarli a crescere professionalmente, seguirli, dedicar loro tempo, superare le resistenze che emergono quando si ha a che fare con l'insegnamento, ci dà modo di conoscere più profondamente noi stessi, le nostre paure, i nostri limiti. Essere al loro fianco ci ha dotati di uno spirito di osservazione totalmente nuovo. Ci ha abituati a essere più attenti. Ma ci ha anche costretti a parlare in modo diverso, ascoltare in modo inusuale. Pensare in modalità più rapida. D'altronde, entrare nella visione del loro universo ha alterato immancabilmente l'annoso ordine consuetudinario del gruppo. Ecco perché, più siamo stati in grado di dare una mano agli studenti, formandoli ed integrandoli, più è mutata la rete delle nostre abitudini. Più siamo stati disposti a sacrificare il nostro tempo, più abbiamo scardinato vecchi comportamenti per cui c'era assuefazione. E siamo diventati giorno dopo giorno più plastici, esattamente così come accade in una rete neurale ipersollecitata. La verità è che quando è arrivata la crisi, stava già incredibilmente trasformandosi il nostro modo di osservare le cose. In poche parole, con la scuola in azienda, abbiamo costruito inconsciamente l'assetto per prepararci all'innovazione. Sig. Gatti, Come direttore generale del gruppo può spiegarci in che modo si è adeguata la vostra azienda a questo periodo? In questo ciclo difficilissimo abbiamo dovuto essere critici con noi stessi per cominciare a cogliere le diverse aree di miglioramento. Nella prima fase, quando le attività in Italia hanno cominciato a non poter ospitare più nessuno, Gruppobea e SoaCasa hanno guardato al world wide web con meno approssimazione, utilizzando tecnologie che alimentassero la comunicazione a distanza con i clienti. Ovviamente, avendo due show room di 5000 mq dedicati a prodotti di finitura, la difficoltà stava nel conciliare lo spazio fisico, quello non più praticabile a causa del covid, con quello digitale. Si è dunque lavorato sulla valorizzazione dei prodotti esposti avvalendoci di piattaforme come Skype, zoom, WhatsApp, per condividere con il mondo fuori, il nostro mondo. Da qui è nato "smart show room" un progetto studiato per il periodo di chiusura, basato sul servizio di appuntamento in remoto che contemplava una consulenza attraverso video chiamata, e che offriva al cliente la possibilità di poter visionare i prodotti esposti nei nostri stores. Una vera e propria diretta in cui il progettista veniva seguito per tutto il tempo della consulenza da un regista video. Questa nuova attività ha introdotto risposte più rapide ed ha spostato il focus, spronandoci a dare maggiore valore alle richieste di chi non poteva allontanarsi dalla propria casa. Poi, alla riapertura, ho optato per la ratifica di questo standard qualitativo. Quindi, preventivi più rapidi. Gestione degli appuntamenti più mirata. Attenzione ed ascolto attivo per cogliere ogni singola opportunità. Ad oggi, posso dire che non ci lasciamo sfuggire alcuna occasione ed i numeri, a quasi un anno dall'inizio della pandemia, sono confortanti: nonostante la perdita economica dei mesi di marzo e aprile a causa della chiusura forzata, l'azienda è riuscita nei mesi successivi ad eguagliare gli anni precedenti. Inoltre, a partire dall' anno scorso, siamo riusciti ad inserire 7 nuove figure professionali, 5 delle quali provenienti proprio dagli stage. Jonas, pensa sia necessaria anche una buona dose di fortuna per affrontare tutto questo, o uno psicologo ritiene sempre che la fortuna non esista? Non so davvero risponderle. Questo virus ha colpito in lungo e largo penalizzando alcune categorie più di altre e, questo, è un duro colpo alla capacità e allo spirito dei singoli imprenditori italiani che cercano di fare il possibile anche senza l'aiuto di una politica spesso inesistente. Se avessimo avuto un ristorante probabilmente avrei usato parole diverse. Ma se mi chiede quanto la fortuna intervenga quando nel tuo cielo c'è una crisi, non posso che insistere sull'assunto iniziale. La diversa prospettiva, se si ha voglia di mettersi in gioco, ti obbliga a mutare il pensiero. E se il pensiero muta, non cambiano mai improvvisamente le condizioni, cambiano solo gli occhi con cui le osservi. Chiudo con una frase che un mio docente universitario ripeteva spesso: Allontanati dall'elefante se vuoi vedere l'elefante. Bene. Parliamo di quel che vi circonda. Sig. Gatti, ci spieghi se è cambiato (e in caso affermativo in che modo) il rapporto con i clienti, i dipendenti e i fornitori. Direi di sì. Durante la crisi più profonda, e quindi nei periodi di chiusura, abbiamo deciso, nonostante il calo di fatturato, di pagare tutte le scadenze dei nostri fornitori e rispettare gli impegni presi. Stesso dicasi per i nostri dipendenti. Questo ci ha garantito, a costo di un grande sacrificio, credibilità. Il rapporto oggi con i nostri fornitori primari, quindi anche le grandi industrie italiane che fanno parte di quella Confindustria ceramica che ci ha premiato come miglior store italiano, è adesso più forte di prima. I clienti a noi più affini, operatori del settore e architetti, hanno gradito invece la volontà di star loro vicini, con il sostegno nell'ambito del profilo finanziario, il supporto operativo nelle dinamiche lavorative, la creazione di condizioni di business tarate sui singoli bisogni. Soprattutto, hanno apprezzato la predisposizione all'ascolto empatico durante uno dei momenti più complessi degli ultimi cinquant'anni. Ha funzionato ed adesso la filiera è più salda di prima. Si sono dunque presentate opportunità che siete riusciti a cogliere? La vera opportunità, lo ripeto, è proprio relativa al cambio culturale. Modificare le nostre attitudini, le abitudini. Allargare gli orizzonti. In questo scenario ho fortemente voluto investire negli spazi espositivi ed inserire nell'organico un promoter per gli architetti ed un kaccount per nuove canalizzazioni su cantieri. Oggi, 10 mesi dopo, abbiamo circa 230 nuovi operatori del settore che sono entrati a far parte del nostro portafoglio clienti. Il covid in alcuni settori ha accelerato alcuni processi di automatizzazione o ha introdotto alcune novità, è successo anche nelle due aziende? Le novità sono relative agli impianti informatici. Abbiamo consolidato la sezione del crm cominciando a distribuire le informazioni riservate a pochi responsabili, a tutti i livelli della azienda. Si è poi proseguito a lavorare su internet e sui social, assegnando ad un professionista esterno la gestione di quest'area che aveva bisogno di freschezza e continuità. Nell'ambito logistico, invece, abbiamo cominciato a sviluppare una serie di processi utili alla eliminazione della carta, rafforzando la dimensione tecnologica. Se i magazzinieri, due anni fa, avevano bisogno di stampare fascicoli per controllare quanto il cliente ritirava, adesso navigano velocemente grazie ai tablet e l'uso del bar code. Inoltre, con la direzione marketing, nel mese di dicembre abbiamo cominciato ad organizzare il progetto di firma digitale che contiamo di chiudere entro l'anno. Ovviamente, l'innovazione ci ha spinto a cavalcare anche le novità relative all'introduzione di leggi a supporto dell'economia come l'eco bonus, agevolazioni per ristrutturazioni e sviluppo del green, trasformandoci in uno sportello dedicato a chiunque abbia bisogno di una guida nel complesso mondo della fiscalità. E, questo, è un plus. Ci dica, capita mai che un direttore generale voglia che gli studenti di uno stage partecipino al processo di innovazione? Assolutamente sì. E le dirò di più. Non solo partecipano. Lo realizzano. Uno dei progetti in atto ha come focus un tema importante: Il verde. Siamo partiti con una piccola idea che prevede il coinvolgimento degli alunni del corso green galdus per la realizzazione di un arredo verde all'interno del cortile aziendale. Il lavoro messo in campo, che ha previsto un investimento economico da parte della struttura, mette in condizione gli studenti di vivere un vero e proprio laboratorio all'esterno con i propri docenti, per l'acquisizione di tecniche di piantumazione e cura della pianta. E non è tutto. Il progetto potrà essere esteso anche alle altre aziende della zona, perché integrato nella idea più grande di valorizzazione del nuovo distretto TOCO, area che comprende Toffetti e Corvetto, e per cui sono stati coinvolti gli allievi della classe di informatica Galdus per un progetto iniziale a livello comunicativo. Insomma, nel periodo peggiore per per la didattica, realizziamo laboratori all'esterno, portiamo la scuola nei grandi spazi della azienda per far vivere ai ragazzi la dimensione di un obiettivo, tesi fondamentale per cominciare a conoscere il mondo del lavoro. A maggio 2022, grazie al corso Galdus green, 40 gelsomini copriranno interamente le pareti esterne della struttura, e spero davvero possano diventare il simbolo di questo cambiamento. Jonas, lei tratta da sempre materiale umano. Come immagina il futuro? Che bella domanda. A dire il vero, non siamo più abituati da tempo a fare programmi a lungo termine. La pandemia, lo scenario politico, le difficoltà imprenditoriali, la frammentazione europea, le tensioni sociali, la mancanza di lavoro, la solitudine, non consentono a nessuno di poter guardare lontano. Quel che possiamo invece fare è vivere, ed impegnarci adesso. Cercare di essere più attenti al mondo che ci circonda, sensibili ai temi ambientali che rappresentano il futuro delle prossime generazioni. Soprattutto, mi piacerebbe che il nostro domani contenesse la capacità di essere più premurosi nei confronti del prossimo. Un tema complesso e bellissimo. Sì. Ha ragione. Devo dirle che mi ha sempre affascinato il pensiero di un tal Kazuo Yano, visionario scienziato giapponese e ricercatore di Hitachi che, negli studi di una vita, ha spiegato al mondo quanto sia forte la relazione tra quel che facciamo per gli altri e la nostra felicità. Le sue ricerche nell'ambito della intelligenza artificiale sul lavoro, hanno evidenziato che la felicità ci permette di concentrarci sulla nostra operatività. Soprattutto, hanno certificato che le persone felici rendono felice chi interagisce con loro, portando ad aumenti delle prestazioni lavorative del proprio gruppo fino al 27%. Quindi aiutare gli altri, a pensarci bene, fa già parte dei nostri istinti. Spesso, però, lo dimentichiamo. O, ancor meglio, lo nascondiamo. Per quanto ci riguarda, nel nostro micro mondo abbiamo finalmente compreso quanto sia positivo incoraggiare la crescita e la creatività di giovani studenti che arrivano in azienda spaesati, a disagio, impauriti, a volte con storie familiari tristi alle spalle. Perché la preoccupazione per loro, il tempo investito, l'empatia, la formazione, favoriranno immancabilmente innovazione, resilienza, sviluppo, speranza e, come diceva Totò, piccole dosi di felicità

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Teatro in quarantena...disagio e opportunità del digitale

Teatro in quarantena...disagio e opportunità del digitale

Di Toni Andreetta. Il digitale, contrariamente a quanto pensano molti teatranti, potrebbe rivelarsi uno strumento strepitoso per aumentare e sedurre nuovo pubblico lontano dalla sala di rappresentazione anche dopo l’emergenza. Bisogna però comprendere che nel caso di un impiego digitale gli artisti dovranno sperimentare nuovi modelli espressivi e non limitarsi a filmare gli spettacoli senza una adeguata ricerca editoriale. In altri termini non accontentarsi di riprendere lo spettacolo con una telecamera, mandandolo in streaming in diretta o in differita su youtube o facebook. Si tratta di rivoluzionare tutto il paradigma tecnico di strutturazione dello spettacolo, dalla messa in scena alla fase di ripresa e regia in un’ottica totalmente diversa dallo spettacolo dal vivo tradizionale. Ad oggi il mondo dello spettacolo ha per lo più impiegato il digitale come ripresa dello spettacolo dal vivo teatrale tradizionale. Ovviamente bisogna altresì ammettere che il teatro è una forma espressiva che difficilmente può essere disgiunta dal rito collettivo in presenza, dalla potenza del luogo, dall’interazione sociale degli spettatori prima dello spettacolo, durante l’intervallo e all’uscita dopo il rito degli applausi. Però si deve fare attenzione al fatto che la maggior parte dei giovani oggi considerano le forme tradizionali di teatro fortemente noiose e obsolete. A tal proposito in effetti a ben vedere sanno di vecchio un sacco di cose riguardanti il teatro... solo per dirne una, il modello di “teatro all'italiana”, quello per intendersi con palchetti e platea a forma di ferro di cavallo, pur avendo conquistato tutto il mondo, penso sia oggi inadeguato per la prosa.. Infatti per acustica e struttura fu realizzato compiutamente nel XVII secolo per la lirica, la danza, la musica. Un luogo per le famiglie maggiorenti della comunità che avevano in proprietà un loro palchetto. In realtà si racconta che gli spettatori spesso, poco interessati a quanto avveniva sul palcoscenico, fossero molto più attratti dalla possibilità di uno scambio di intimità nello splendido isolamento del palchetto e soprattutto si recassero a teatro per guardarsi da un palchetto all’altro, confermando così la loro condizione socio-economica al fine di negoziare rapporti sociali profittevoli. Tanto è vero che il “teatro all’italiana “ fu definito anche "teatro dello sguardo". Per questi motivi, e per mia esperienza personale, credo che la potenza evocativa del teatro e il suo carattere sacro e rituale si realizzino maggiormente in piccoli spazi fuori del teatro ufficiale. Ora visto che nella storia le trasformazioni della struttura e del consumo teatrale sono parecchie, basti pensare ai passaggi dal teatro classico alle sacre rappresentazioni, dal teatro rinascimentale a quello barocco, sino alla riforma di Wagner e così via, ritengo che valga la pena di raccogliere, senza pregiudizi conservativi e dogmatici, la sfida digitale, sfruttando una opportunità nuova che potrebbe permettere di rivolgersi a un pubblico nuovo con risultati inaspettati.

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Cose da fare a Gallipoli

Cose da fare a Gallipoli

Tra le mete turistiche più ambite in assoluto a partire dallo scorso anno, la Puglia è davvero stata riscoperta come il connubio perfetto di natura, spiagge bellissime con mare cristallino, e promontori fatti di autenticità non ancora esageratamente sfruttata e contaminata dagli investitori del turismo. Tra le moltissime mete disponibili ce n'è una in particolare che ogni anno attira turisti da tutta Italia ma anche dal resto del Mondo, si chiama Gallipoli. Piccola perla del salento che non bisogna assolutamente lasciarsi scappare, anche se per pochi giorni. È vero che ad agosto soprattutto si riempie forse troppo di turisti, ma si consiglia comunque di fermarsi almeno per un weekend. Due o tre giorni potrebbero essere infatti sufficienti a vedere e a godere di tutto quello che questo posto incantevole ha da offrire. Ecco allora una breve lista delle cose da fare e vedere a Gallipoli Il mercato del pesce Gallipoli è sul mare, ed è un centro importante. Come tale ha un porto attivo localmente nella pesca. I fortunati che si trovano nei dintorni potranno comprare il pesce direttamente da lì. Avrete del pesce squisito e appena pescato, ma potrete allo stesso tempo sperimentare una parte della Gallipoli vera, la Gallipoli dei pescatori e degli artigiani, la Gallipoli che ama il proprio mare e i suoi frutti, e li mette a disposizione di chi voglia gustarli. La spiaggia della Purità La troverete sicuramente un po' affollata soprattutto in alta stagione, date anche le sue dimensioni relativamente ridotte. Ma chi ha detto che bisogna uscire dal centro abitato per fare un bagno e prendere il sole? Questa spiaggia si trova infatti proprio a ridosso delle vie principali, affacciandosi sul mare perfetto della costiera Pugliese. Se abbiamo il coraggio di affrontare l'affollamento allora dedichiamo un giorno a questa esperienza a metà tra storia, relax e godibilità. Il centro Storico Il bello del posto è sicuramente il paesaggio naturale, il gatto che si trovi esattamente sulla costa, e su una costa che da su un mare turchese come il cielo. Ma anche il centro storico non è da meno per bellezza. Dopo una giornata di mare, alla sera, quando è sceso il sole e anche le temperature e si può godere della fresca brezza costiera, sarà sicuramente interessante e appagante visitare il vecchio borgo, fatto di richiami artistici e architettonici che rimandano al Seicento. Perché non andare oltre magari scegliendo proprio il centro storico come luogo in cui passare la notte? Se questa sarà la vostra scelta sappiate che il luogo è pieno di affittacamere e b&b, come https://www.gallipolivecchia.com/. Vecchie, rustiche e autentiche abitazioni, riadattate a hotel per far assaporare ai turisti un po' di quello che era la vita nei tempi che furono. Ve ne innamorerete. I bastioni Tornando al centro storico, come vecchia cittadella Gallipoli è dotata di bastioni, che chiaramente attualmente hanno perso la loro funzione originaria per essere riadattati a luoghi vivibili. Ed è proprio dall'alto di questi bastioni che è possibili, e assolutamente da non perdere, ammirare il tramonto sul mare, magari sorseggiando un calice di uno dei buonissimi vini pugliesi. Panorama, gusto, e relax. Il tris che se non conduce alla felicità, ci si avvicina molto. Fuori dal centro: una passeggiata sul litorale GAllipoli vale anche per la sua posizione strategica: il litorale tutto intorno infatti non è ostico, roccioso e frastagliato, ma dolce e liscio, godibile, perfetto per essere esplorato da chi abbiamo voglia di una passeggiata. Il nostro consiglio? Non lasciatevi scappare questa occasione di conoscere più a fondo i promontori pugliesi, fatti di un fascino antico e suggestivo. I suoi spazi aperti, i suoi colori accesi, i suoi profumi intensi sapranno ricaricarvi come poche altre cose al mondo.

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Opera incompiuta

Racconto incompiuto ritrovato per caso. Adorava il suo modo di essere, il suo essere testarda, polemica, il suo andare contro corrente, il suo essere libera, il suo sapersi bastare, senza dover dipendere da nessuno, almeno all'apparenza. Se il mondo andava a destra, lei preferiva la sinistra, se gli altri sceglievano il rosso, lei preferiva il blu e sapeva motivare la sua scelta in modo accurato e chiaro, senza lasciare alcun spazio al ragionevole dubbio. Adorava la sua voglia di vincere, sempre, in tutto, il suo saperti tener testa, ma anche lasciar andare al momento giusto. E il suo sorriso. Era un sorriso furbo, di quelli che quando li vedi pensi: "sta architettando qualcosa", ma che allo stesso tempo sapeva essere dolce e caldo. Adorava e temeva la sua paura di esporsi, il suo non saper dire "ti voglio bene" o "ti amo" e la forza di dirlo ogni giorno con i gesti e le labbra che si dischiudono in un sorriso e gli occhi languidi quando quelle parole venivano dette a lei. Amava quei suoi occhi grandi, scuri: ci poteva nuotare dentro. Aveva paura quando la vedeva piangere: diventava piccola e fragile, la sua forza svaniva all'improvviso e temeva che toccandola sarebbe andata in frantumi come un cristallo incrinato: lei non era mai riuscita a dirgli che nei suoi abbracci, in quei momenti, tutti i suoi pezzi si saldavano assieme. Adorava tutto di lei. Era entrata nella sua vita come una tempesta improvvisa, una bella tempesta improvvisa, di quelle che servono per rigenerarti, di quelle che arrivano quando ormai ti sei abituato alla siccità e non vedi altro e che ti sconvolgono e fanno capire quanto importante sia l'acqua. E ora, mentre riguardava il tempo della loro telefonata, mentre sorrideva ripensando a quello che si erano detti e alla sua voce, mentre la immaginava tra le sue braccia, maledicendo la distanza tra loro, desiderava che quella tempesta non finisse mai.

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L'uomo è cambiato, e con lui il suo modulo.

L'uomo è cambiato, e con lui il suo modulo.

Osservare significa indagare cose che a primo acchitto non notiamo. Guardare, esaminare, considerare con attenzione, anche con l’aiuto di strumenti adatti, al fine di conoscere meglio, di rendersi conto di qualche cosa, di rilevare i particolari, o per formulare giudizi e considerazioni di varia natura. Osservare, contiene un corrispettivo temporale intrinseco. L' osservazione non è cosa rapida, significa passare ore, giorni a notare quella determinata cosa. Osservare, è un po' come perseverare, ovvero:" persistere, mantenersi fermo e costante nei propositi, nelle azioni, nello svolgimento di un’attività". Mica le stelle le scopre chi sta poco attento, o chi passa davanti ad un telescopio così per caso. Le stelle si osservano non a caso all'osservatorio, cioè una località o costruzione attrezzata per l'osservazione a distanza o per determinate osservazioni, ricerche, indagini di natura scientifica, proprio perché è una cosa che richiede tempo ed attenzione. Poi vabbè, come sempre, abbiamo tutti un cugino che passando davanti al telescopio scopre un nuovo sistema solare, così, per caso, perchè mentre stava fatto di lean (per i meno giovani, il termine lean, in alternativa anche sciroppo, purple drank o sizzurp, è usato per indicare una droga ricreativa composta da una miscela omogenea a base di sciroppo per la tosse, contenente codeina, prometazina o entrambe e una bibita gassata, generalmente Sprite, Mountain Dew o Fanta al gusto d'uva) ha guardato nel telescopio solo perché pensava fosse na canna lunga n'metro, e per puro caso ha visto delle cose. Io non sono quel cugino. Sono quello che osserva, che prima o poi lo prenderà a quel posto dal suddetto cugino che scoprirà un nuovo sistema solare. Questo disegno è la sintesi del mio osservare. Le Corbusier mi scuserà se ho avuto il barbaro coraggio di modificare il suo Modulor. Ma parliamoci chiaro, dal 1948 al 2021 sono passati 73 anni, questo tizio con sta mano alzata che sembra E.T. telefono casa ha un pò rotto i co****ni. Ormai è impossibile pensare ad un uomo senza il suo cellulare, o come si dice adesso, il suo SMARTPHONE. Per non parlare del ragazzino tutto accessoriato che prima di uscire di casa deve configurare lo smartphone con il suo orologio (scusate smartwatch), che a sua volta deve configurare con le cuffie, che deve configurare con il suo monopattino elettrico che suo padre al mercato comprò. L'uomo è cambiato, e con lui il suo modulo. Che poi sto modulo varia in base all'annata...cioè il modulo dell'uomo viene definito anno per anno dalla Silicon Valley, nello specifico da Cupertino, no Copertino in provincia di Lecce, ma Cupertino in California. E questi tizi ogni anno allungano o restringono 'sto smartphone. Quindi gli vorrei di' a Le Corbusier: "Corbù ma ha capito che culo a non dover pensare a tutte ste cose?" Mi si sta scaricando lo smartphone dove sto scrivendo questa nota, ritornerò per 20 min il modulor descritto dal maestro. Ps. Ma solo perché non sono quel ragazzino di prima, altrimenti avrei avuto la power bank e col c***o che mollavo lo smartphone.

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Interviste bolognesi

Interviste bolognesi

Due brevi interviste con Marcello Fois, premiato autore di libri fortunati come Memorie del vuoto e Nel tempo di mezzo, e Mimmo Parisi, scrittore con all'attivo un pugno di pubblicazioni originali. Nonostante la pandemia Marcello Fois cerca di essere positivo. "Ho un piccolo giardino interno nella mia casa di via Pietralata – racconta lo scrittore –. Con due figli e un cane quello spazio è diventato essenziale". "Ho Licia Gianquinto a fianco, Silvia Avallone di fronte, Alex Boschetti poco lontano. Siamo una piccola comunità di scrittori come nel quartiere parigino del Marais". Come mai questa scelta? "Avevo fatto il primo anno di Medicina a Sassari ma non ero contento. Scoprii che a Bologna si apriva la prima facoltà di italianistica e non ci pensai due volte. Sono stato uno dei primi allievi di Ezio Raimondi in via Zamboni 32 e mi sono laureato con lui. Poi ho conosciuto mia moglie Paola, ho cominciato a lavorare all’Archiginnasio, ho fatto il professore precario e ho iniziato a scrivere. Nel ‘92 ho vinto il premio Calvino e lì è iniziato tutto". Anche il romanziere Mimmo Parisi ha un trascorso di universitario giunto da fuori. Più precisamente e diversamente da Fois, frequenta l’Accademia di Belle Arti dove si laurea in Pittura con il prof Contini. Mimmo, conoscevi già Marcello Fois? Certo. Tuttavia non sapevo che anche lui abitasse a Bologna. Sono quei casi strani della vita. Perché strani? Insomma, lui ha una casa in Pietralata e io ci ho vissuto per anni in quella strada. Poi ha parlato di piccola comunità di scrittori: mi sarebbe piaciuto essere parte integrante del gruppo. Forse sarebbe stato utile avvicinarli. Giusto. Tuttavia – visto che mi interesso di narrativa in maniera importante solo da alcuni anni – penso che la mia passione per la musica abbia un po’ diretto la mia vita. Lasciando fuori per forza di cose, altri miei target culturali. Raccontaci in sintesi la tua carriera di musicista. Be’, riassumendo in maniera estrema, io ho fatto parte di diverse formazioni, fino a quella definitiva – con un nome scippato a monsieur Ravel: ‘I Bolero’ –. Dopo la fuoriuscita dalla band ho vissuto una nuova stagione che mi ha visto cambiare pelle in cantautore e, finalmente, anche scrittore. Ultimo libro pubblicato? Ha un titolo che rimanda alla contemporaneità. Alla disavventura che tutti stiamo vivendo, Nemmeno il tempo di un abbraccio (PlanetEditore, pag. 142).

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Dai territori di Roma e Latina: Apetta Delivery il nuovo servizio di consegna a domicilio

Dai territori di Roma e Latina: Apetta Delivery il nuovo servizio di consegna a domicilio

Apetta Delivery nasce dalla collaborazione di professionisti che mettono passione e conoscenza della realtà enogastronomica locale nell’area nord della provincia di Latina e nell’area sud-ovest della provincia di Roma, per garantire un servizio di qualità e per supportare le migliori aziende commerciali italiane. Partiti con un servizio locale, Apetta punta al delivery su tutto il territorio nazionale. Un progetto made in Italy, la cui mission è “Fare per gli altri ciò che ci piacerebbe fosse fatto per noi” e nella contingenza di un momento socialmente difficile si è posta dalla parte delle persone, come un punto di riferimento per tutti coloro che non potevano uscire di casa o che semplicemente per motivi di sicurezza hanno preferito farsi consegnare a domicilio la spesa, il pranzo o la cena. Partendo da un’idea semplice il team Apetta insieme a Buzz Communications - che ha contribuito alla realizzazione del progetto occupandosi della comunicazione web e della brand identity, hanno messo in campo un progetto coraggioso costruendo un nuovo servizio di delivery a domicilio. Infatti Apetta è un servizio dedicato a tutti coloro che per diversi motivi hanno la necessità di farsi consegnare a casa il pranzo, la cena o la spesa quotidiana. Nel servizio sono inclusi anche altri prodotti, come ad esempio farmaci o parafarmaci e generi alimentari di ogni tipo (pesce fresco, le migliori carni, frutta e verdura a km 0). Per usufruire del servizio basta scaricare l’App di Apetta e aprire un account. La clientela registrata attraverso lo smartphone può fare comodamente gli acquisti da casa e tenere traccia degli ordini, salvando i prodotti scelti in modo da creare una solita lista della spesa, da poter riutilizzare. La novità di Apetta è che garantisce una relazione con il cliente, infatti oltre a beneficiare di bonus e sconti, è possibile contattare un servizio clienti dedicato per esigenze particolari al numero WhatsApp 392 2570839 o inviando una mail a assistenza@apetta.it. Al momento Apetta Delivery consegna a domicilio ogni giorno dalle 09.00 alle 23.00 sulle zone indicate dall’app coprendo integralmente il comune del locale da cui scegli di acquistare. Sono disponibili i principali metodi di pagamento, anche quello in contanti. Per l’orario di consegna il sistema della app propone agli utilizzatori il primo orario disponibile rispetto alla distanza, che ovviamente può essere modificato. Spesso la consegna è possibile anche nelle le aree limitrofe, basta verificare la copertura inserendo l’indirizzo. Il costo varia a secondo delle distanze coperte dai fattorini/riders. Scegliere un servizio di delivery che a sua volta sceglie il meglio dei servizi enogastronomici locali è una comodità ma anche una possibilità per contribuire a sostenere l’economia territoriale. Apetta Delivery è pronta ad aprire collaborazioni e partnership con imprenditori che vogliono cavalcare il trend di crescita del delivery e/o con esercizi e driver che vogliano operare sul territorio di Nazionale con Apetta. Apetta delivery – scarica l’app da: https://apps.apple.com/it/app/apetta-delivery/id1537171227 https://play.google.com/store/apps/details?id=com.shopping.eating

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VOLO CANCELLATO IN TEMPI DI COVID IL GIUDICE DI PACE DI BARI CONDANNA IL VETTORE A RISARCIRE I DANNI

VOLO CANCELLATO IN TEMPI DI COVID IL GIUDICE DI PACE DI BARI CONDANNA IL VETTORE A RISARCIRE I DANNI

Il Giudice di Pace di Bari con una recentissima pronuncia di febbraio 2021, destinata a fare scuola , ha condannato il vettore aereo Easyjet Airlines Company LTD al pagamento in favore di una passeggera italiana la compensazione pecuniaria di € 250,00 ed il risarcimento del maggior danno , patrimoniale e morale subito in conseguenza della cancellazione de volo MILANO - BARI del 09.03.2020 , ovvero nei primi giorni di diffusione della pandemia. Nella specie, la sig.ra D. P. giunta in aeroporto a Milano la mattina del 09.03.2020 proveniente da altro volo estero, al fine di imbarcarsi in serata sul volo che la sera avrebbe dovuto riportarla a Bari, si vedeva comunicare direttamente in loco senza aver ricevuto alcun preavviso, che in realtà il viaggio non sarebbe stato effettuato. Inoltre il personale aeroportuale ivi presente non forniva alcuna assistenza , non rimborsando il biglietto , nè offrendo la riprotezione, costringendo la passeggera a riprogrammare in fretta e furia il rientro a casa a sue spese. Ed infatti la viaggiatrice era costretta a noleggiare un auto , a rientrare a casa in macchina con un estenuante viaggio di oltre 10 ore e a rifocillandosi alla buona . Il vettore nei giorni seguenti respingeva le richieste risarcitorie presentate dall'istante personalmente, limitandosi a rimbosare il solo biglietto cancellato, costringendo la sig.ra D. P. a rivolgersi ad adire le vie legali e poi a ricorrere l'autorità giudiziaria . Ebbene il Giudice di Pace adito con la sentenza pubblicata di recente ha accolto la domanda risarcitoria proposta dall'avv. D'Agostino, che rappresentava la passeggera in giudizio. la compagnia aerea Easyjet convenuta in giudizio negava ogni responsabilità nell'evento, asserendo l'esistenza di una circostanza eccezionale non imputabile al vettore , quale la impossibilità di effettuare il volo a causa della emergenza epidemiologica da Covid-19. In realtà osservava il giudicante che alla data del 09/03/2020, non sussisteva ancora alcun divieto di spostamento sul territorio nazionale, tantomeno sussisteva ancora alcun divieto di volare per i vettori aerei. L'Italia infatti era stata dichiarata "zona rossa" solo a partire dal 10 marzo ,ed il Governo in effetti solo con il D.P.C.M. n. 6 del 9 marzo 2020 estendeva la "zona rossa" a tutto il paese dal 1O marzo al 3 aprile 2020. Dunque nel caso di specie l'emergenza epidemiologica da Covid-19, relativamente al volo EasyJet Milano-Bari del 09/03/2020, oggetto del giudizio, non poteva considerarsi una circostanza eccezionale per la compagnia aerea che aveva l'obbligo di rimborsare il passeggero. Secondo Il Giudicante infatti tale cancellazione rientrava infatti in quella scelta arbitraria adottata da molti vettori che alla data del 09/03/2020 si sono preoccupati di cancellare i voli aerei per i casi di "no show" e perché c'era stata una significativa diminuzione della vendita di biglietti, per cui non conveniva far partire un volo aereo con pochi passeggeri. Tale decisione dovuta a ragioni commerciali ed economiche del vettore, non lo esimeva dall'obbligo di pagare la compensazione pecuniaria . Sussistevano quindi tutti gli elementi per ritenere la responsabilità della convenuta EasyJet Airlines Company Itd ed andava pertanto riconosciuta all'attrice, la compensazione pecuniaria di € 250,00 . Inoltre nella stessa sentenza il Giudice riconosceva alla stessa istante anche il risarcimento del maggior danno di natura patrimoniale subito pari ad € 185,95, comprensivo dell 'esborso resosi necessario per raggiungere Bari con mezzi di trasporto alternativi per la data del volo cancellato, e dell'importo di € 20,00 equitativamente determinato per la consumazione dei pasti. Lo stesso Regolamento C.E. n. 261/04 all'art. 12 comma I , infatti, lasciava impregiudicati i diritti del passeggero ad un risarcimento supplementare nelle ipotesi di negato imbarco, cancellazione del volo o ritardi. Conformemente ad un recente e consolidato orientamento giurisprudenziale della Corte di Giustizia UE , lo stesso giudicante nel ha riconosciuto anche il diritto al risarcimento del danno di natura non patrimoniale, equitativamente determinato in €. 100,00, per il pregiudizio sofferto a causa della mancata assistenza fornita. Per le argomentazioni esposte la domanda è stata accolta con la conseguente condanna della convenuta EasyJet Airlines Company Itd, al pagamento della complessiva somma di €. 535,95 in favore dell'attrice oltre alle spese di lite. Un'importante successo per l'avv. Alessandro D'Agostino di Napoli che da un anno sta difendendo in tutta Italia i diritti di tanti passeggeri lasciati a terra dei vettori per via del Covid 19.

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“SVEGLIAMI QUANDO SARA' FINITA” di SAVERIO GRANDI

“SVEGLIAMI QUANDO SARA' FINITA” di SAVERIO GRANDI

“Svegliami quando sarà finita” è il secondo dei cinque singoli che anticipa l'uscita del nuovo album (prevista prima dell'estate) di Saverio Grandi. Questo artista è uno dei songwriters più prolifici e di successo del nostro paese, ha pubblicato oltre 300 brani e collaborato con artisti del calibro di Vasco Rossi (compresa la recente “una canzone d'amore buttata via”), Laura Pausini, Nek, Raf, Stadio, Marco Mengoni e tanti altri, vendendo 21 milioni di copie e totalizzando oltre 650 milioni di views su YouTube. Dopo “mi piace”, Saverio pubblica il 19 febbraio “svegliami quando sarà finita”, un pezzo stilisticamente diverso dal singolo precedente ma sempre estremamente valido. Stiamo parlando di una canzone molto sentita, un inno al “non mollare mai” nonostante il brutto periodo. Un brano molto sentito, coraggioso, che dimostra un'incredibile onestà e libertà intellettuale. Saverio Grandi, in questa canzone, descrive perfettamente il “sentiment”, il percepito della maggior parte dell'umanità perchè, in fin dei conti, tutti vogliamo che finisca questo bruttissimo periodo storico e non sempre abbiamo la forza di affrontarlo. Insomma, un inno alla resilienza, una parola che ormai abbiamo imparato benissimo. Nonostante il messaggio molto intimo e malinconico, il pezzo si rivela molto orecchiabile e ben arrangiato (anche se vista la qualità dei lavori di Saverio, c'erano pochi dubbi), la voce calda e “amica” accompagnano l'ascoltatore che si lascia abbracciare da una struttura musicale che rende perfettamente l'idea e il feeling della canzone. Un altro singolo, un altro passo, un altro tassello che va a comporre quello che sarà sicuramente un album molto interessante.

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Simone Iodice il designer e fondatore di Severe Gusts Italy un brand che spacca!!!

Simone Iodice il designer e fondatore di Severe Gusts Italy un brand che spacca!!!

Classe 78 nato a Ischia, e’ attualmente uno dei designer e Visual Merchandiser più in vista d’Italia. Alle scuole medie il suo insegnante di disegno gli disse: IODICE TU NON DISEGNI ... TU ZAPPI!!! Eccolo qui’ quello Iodice, disegnatore della sua carriera non solo nell’ambito della moda ma, anche in quello artistico. Immagine di alcune aziende che si sono affidate a lui per comunicare prodotti che spaccano. Ex Ufficiale della Marina mercantile italiana, lui si definisce ex impiegato per una compagnia di trasporti marittimi. Fondatore del modello Kelly Severe Gusts Italy, nel 2012 il successo lo porta tra i vip e tra personaggi famosi della tv. Non contento aveva un ulteriore sogno, quello di recitare con il grandissimo Lello Arena. Riuscito anche in questo , lo potete guardare in foto allegate. Una storia di successo che va’ avanti con milioni di difficoltà. Il COVID non fermerà i nostri sogni, rimaniamo eterni sognatori di un mondo migliore che ci accompagna, queste le uniche parole di Simone.

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Stabilità politica fa rima con futuro. Il Premier eletto dai cittadini

Stabilità politica fa rima con futuro. Il Premier eletto dai cittadini

Il nascituro Governo Draghi, il terzo in questa legislatura, evidenzia, più che il fallimento della politica, su cui pure si potrebbe disquisire, l’incapacità alla resilienza del nostro sistema. Resilienza, in informatica, è la capacità di un sistema di adattarsi a nuove condizioni in modo da garantire l’erogazione dei servizi. La Costituzione italiana, in vigore dal 1° gennaio 1948, è la legge fondamentale dello Stato e regola, tra le altre cose, la forma di Governo. L’Italia è una Repubblica parlamentare che, quindi, vede nel Parlamento l’espressione della rappresentanza popolare essendo eletto quest’ultimo direttamente dai cittadini. Il Presidente del Consiglio dei Ministri, invece, è espressione di una maggioranza parlamentare e non popolare. La legittimità del Governo è, dunque, dovuta alla fiducia che le due Camere del Parlamento accordano all’esecutivo. Tanto basterebbe ricordare per non alimentare il pensiero di un certo corpo elettorale che, strumentalmente fomentato, ripudia Primi Ministri non eletti dal popolo. In realtà, dal 48 ad oggi, i cittadini non hanno mai eletto nessun Presidente del Consiglio dei Ministri, ma hanno esercitato la propria sovranità eleggendo, quali propri rappresentati, i componenti del Parlamento. Il sistema parlamentare ha palesato nel corso del tempo i propri limiti, basti pensare che in Italia dal 1989 al 2019 si sono susseguiti 16 Governi. Tutto ciò si ripercuote sulla possibilità di programmare a lungo termine poiché il destino della legislatura non è direttamente collegato a quello del Presidente del Consiglio dei Ministri ma a quello del Parlamento che ha facoltà sia di sfiduciare l’esecutivo sia di esprimere una nuova maggioranza. Posto che la democrazia rappresentativa è non solo una conquista di civiltà ma di responsabilità, non si può non considerare che in 73 anni la società sia mutata e che il divenire sia condizione necessaria per l’essere umano. Pandemia, vaccinazione, disoccupazione devono essere i temi principali dell’agenda politica del nuovo Governo ma, al netto della situazione di emergenza in corso, il tema di una Riforma costituzionale che possa prevedere l’elezione diretta del Presidente del Consiglio dei Ministri non può continuare a essere ignorato perché stabilità politica fa rima con stabilità economica e prospettive di crescita. L’elezione diretta del Primo Ministro non è garanzia di buon governo ma è una precondizione per porre in essere politiche a lungo termine non più rinunciabile. Sarà un caso se la Germania ha una situazione economica e finanziaria più felice della nostra?

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Qual è il tuo destino finanziario?

Almeno una volta nella vita, ti sei chiesto qual è il tuo destino finanziario, come calcolarlo, e se il destino è già stato scritto. Ebbene, ogni individuo, quando nasce, riceve un giorno, un mese, un anno, e un’ora. Spesso, diamo poca importanza all’ora, al giorno, al mese e all’anno di nascita. Quindi, parliamo di ben 4 punti chiave, però, devi sapere che il punto più importante è il tuo giorno di nascita. Dobbiamo tenere in considerazione i numeri da 1 a 31 (il numero massimo di giorni in un mese). In questo modo, puoi scoprire facilmente quali sono i fattori che determinano la tua situazione economica. Vediamo insieme qual è il tuo destino finanziario, com’è possibile calcolarlo, ma soprattutto cosa significa il numero che scopri, appena hai effettuato il calcolo https://ionyverse.it/2021/02/06/qual-e-il-tuo-destino-finanziario-ecco-come-calcolarlo/

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Emily Dickinson, la scrittrice ribelle.

Emily Dickinson, la scrittrice ribelle.

Emily Dickinson, la poetessa ribelle. “Un’outsider, insofferente alle regole” afferma la scrittrice Alena Smith a proposito di Emily Dickinson, poeta capace di vedere oltre la realtà, perché ella dimora nel mondo infinito dell’immaginazione. Comincerei a introdurre Emily Dickinson con questa poesia: To make a prairie it takes a clover and one bee, One clover, and a bee, And revery. The revery alone will do, If bees are few. Per fare un prato ci vuole del trifoglio E un’ape, un trifoglio e un’ape E sogni ad occhi aperti E se saran poche le api Basteranno i sogni. Le parole entrano nell’anima e liberano strati di verità che fino a un< momento prima non sapevamo neppure di avere intuito Versi, il cui linguaggio, semplice e immediato esalta il potere creativo dell’immaginazione, dono divino del poeta. IN SUPERFICIE Emily Dickinson nasce nel 1830, muore nel 1885, la prima di tre fratelli, lei, Lavinia e Austin; vive ad Amherst, una cittadina nel Massachusetts. Frequenta la Amherst Academy, dove trascorre felice i quattro anni di scuola media, insieme alla sorella Lavinia. Passa il resto della sua esistenza nella dimora del padre, la Homestead, entro i confini del suo giardino, e poi della sua stanza, punto di osservazione privilegiato sulla Vita, sul Mistero, su se stessa soprattutto, filtro vivente della quotidianità e degli accadimenti della vita. Edward Dickinson, suo padre, è avvocato e noto personaggio pubblico, spesso via per affari; la madre, Emily Norcross, ne soffre la mancanza e per il peso della solitudine si chiude lentamente in se stessa. Emily soffre molto per il distacco e la lontananza affettiva dei genitori, scrive: “Io non ho una madre”, eppure è molto affezionata, soprattutto al padre, e si prenderà amorevolmente, e con sacrificio, cura di loro fino alla fine. Su tutto posa il suo sguardo Edward Dickinson, che ha già pianificato la vita dei figli. Le due sorelle avrebbero avuto una sorte diversa rispetto al fratello, su cui egli punta tutte le speranze: Austin si sarebbe laureato in legge. Una volta terminata la Amherst Academy, Emily doveva frequentare il Mount Holyoke Female Seminary, una delle istituzioni cristiane per l’educazione superiore femminile fondate nel XIX secolo negli Stati Uniti. In realtà vi rimane pochissimo tempo, dieci mesi, insofferente alla rigida impostazione morale ed educazione religiosa. Il padre decide di ritirarla, ritiene Emily troppo sensibile, la sua fragile costituzione è turbata dalle numerose letture, è meglio che le coltivi tra le mura domestiche, con una giusta guida. Emily riesce tuttavia a frequentare un corso di letteratura e, a suo modo, si rivale sul padre. Vi incontrerà il primo dei suoi grandi tre “Master”, maestri: Leonard Humphrey, che la avvia alle importanti letture che avrebbero segnato il suo percorso poetico e umano. Purtroppo Leonard muore giovane, ed Emily ne soffre acutamente. Scrive nel 1862: “Sono andata a scuola – ma nel modo in cui intende lei – non ho avuto un’istruzione. Da bambina avevo un amico che mi ha insegnato l’Immortalità – ma essendosi arrischiato ad andarle troppo vicino, lui stesso – non ne ha fatto ritorno. Subito dopo è morto il mio Maestro […]”. Emily adolescente può godere della compagnia di uomini adulti, colti, i suoi tre, insostituibili Maestri. Con essi può discutere di letteratura, filosofia, nutrire la sua naturale curiosità intellettuale. Tra gli altri la Dickinson conosce Ralph Waldo Emerson, poeta e filosofo americano, William Wordsworth, poeta romantico inglese, Lord George Gordon Byron, poeta romantico inglese, noto per il suo atteggiamento sprezzante, inventore dell’eroe Byroniano, Charlotte Brontë, una delle sorelle Brontë, le altre erano Emily e Anne, autrice del romanzo Jane Eyre, Charles Dickens, scrittore inglese vittoriano, autore tra gli altri di Oliver Twist e David Copperfield, e altri classici; Shakespeare naturalmente, ma legge avidamente di tutto, compresa la letteratura a lei contemporanea e le riviste. Tutto qui. Sulla superficie della sua esistenza non avviene nient’altro. È altrove che si deve cercare, più in profondità, oltre le apparenze. ALLA RICERCA Le suggestioni letterarie si univano a un carattere particolare, passionale in tutti i versanti della vita, allo stesso tempo eccezionalmente sensibile, quasi vivesse subendo sulla propria anima ogni contraccolpo proveniente da eventi esterni o interiori. Prova trasporto e abbandono per gli amori della sua vita, donne e uomini, in quanto i sentimenti li viveva, senza giudicarli. Gli slanci sentimentali si manifestano in un tono “quieto”, discreto, in quanto lei affida la sua irrequietezza spirituale alla silenziosa riservatezza della sua poesia. È attraverso essa che Emily impara a conoscere e confrontarsi con le sue pulsioni, i suoi pensieri, i sogni, i desideri e le paure della vita interiore, dalla quale sgorgano, a volte felicemente, altre con dolore e strazio, significati e sensi, ma anche domande angosciate, o meraviglie che la inebriano. Su tutto l’attrae, e la spaventa, il Mistero della vita. Si interroga, e si interroga, senza trovare risposte, né riuscire a costruirle con l’aiuto della fede o del mito. Nei riguardi della fede, Emily ha dubbi, vacillamenti. Per lei i boschi e i prati sono la Chiesa che ama frequentare, non quella dove si reca tutte le domeniche la sua famiglia. Smette così di andarci, in un ambiente e in un’epoca quando questo era considerato un atto empio, che precludeva la partecipazione alla schiera degli eletti. RIBELLE Inizia a scrivere a circa vent’anni, e da subito la sua poesia manifesta tratti originali: non ha messaggi da comunicare, teorie da sostenere, la sua è poesia senza compromessi, il linguaggio si fa forma pura di conoscenza. Una strada impegnativa. Intimamente ribelle, rifiuta le regole e le imposizioni, siano esse compositive, o della rigida società vittoriana in cui viveva. Nel 1850 in agosto ci fu una grande festa per l’adesione di settanta membri alla Chiesa Congregazionista, cui aderivano i Dickinson. In quel clima di forte revival religioso, Emily scrive: “Sono ferma qui, sola, ribelle”. IL SUO “VIZIO” Austin e Lavinia sapevano appena delle sue poesie, del suo “vizio” privato, come dice Barbara Lanati nel suo libro Vita di Emily Dickinson. L’alfabeto dell’estasi. Emily per Amherst non è che una donna normale, nota per il suo ammirato giardino; lei ce ne ha lasciato memoria nel suo Herbarium: vi coltiva nasturzi, campanule, primule, gerani, peonie, iris. Scrisse 1775 poesie, più numerose lettere a diversi interlocutori. Dalle sue parole si possono rilevare le tracce, esili, della sua esistenza. Non scrisse diari, non scrissero su di lei, e quando, dopo morta, venne alla luce la sua opera, le tracce biografiche o erano inesistenti, in quanto Emily volle tenere il suo privato per sé, oppure erano state distrutte, “censurate”, in quanto troppo intime e anti-convenzionali. In compenso, leggendola, la sua anima si schiude al lettore, timidamente, e rivela abissi di consapevolezza. Ci pensava a diventare famosa? In modo del tutto naturale, in una poesia, ipotizza come sarebbe se avesse successo; Emily desidera essere pubblicata, vuole che i suoi versi vengano ascoltati. Success is counted sweetest By those who ne’er succeed. To comprehend a nectar Requires sorest need. Not one of all the purple Host Who took the Flag today Can tell the definition So clear of Victory As he defeated – dying – On whose forbidden ear The distant strains of triumph Burst agonized and clear! Pare il successo dolcissimo A chi non l’ha conosciuto. Solo chi ne sa doloroso il bisogno Conosce il sapore di un nettare. Non uno della Folla purpurea Che oggi ha conquistato la bandiera Saprà con tanta chiarezza Dire ciò che vittoria è Come chi – nell’agonia Dell’esclusione – battuto – sente risuonare Dilacerato e preciso Lo stridore lontano del trionfo. Dunque, a chi non lo ha conosciuto, il successo pare assai dolce, solo chi ne ha provato un forte bisogno conosce il sapore di quel nettare. Quando costui, o costei ne sarà escluso, o esclusa, sentirà comunque sempre, come da lontano, la musica trionfale del vincente che le lacererà l’anima, sfiancata dal quel suono che addolora. A poco a poco, però, la poetessa perde interesse per il mondo editoriale, non le importa più pubblicare; quel che conta è far risuonare la sua voce più segreta, che parla libera con una grammatica esclusiva che illumina, a lei soprattutto, la strada che sta percorrendo. Scrivere per Emily è trovare se stessa. Ne nasce una personalità originale: nel secolo diciannovesimo osò, decisamente controcorrente, fare la scrittrice; allo stesso modo non si conformò mai, sempre il suo pensiero fu libero e autonomo, per molti versi una combattente ante litteram per i diritti delle donne. I suoi versi non concedono nulla alle mode effimere, ma si esprimono in un linguaggio unico, preciso, tagliente, dove la scelta delle parole è sempre assai accurata, e dove nessun dettaglio – dalla punteggiatura alla sintassi – è lasciato al caso, ma piegato alla necessità del parola lirica. Facendo poesia dialoga con se stessa. Le sue sono poesie non facili: non c’è un pensiero logico che le lega, un qualche costrutto o sistema; affollate di immagini che spesso sono convenzioni private dell’artista -come la Circonferenza –, oppure lanciate in uno spazio vuoto di contesto, in riferimento a elementi della sua quotidianità, quasi impossibili da chiarire. In lei tutto è metafora, mai consuete, non è possibile ricorrere a una tradizione per interpretarle e comprenderle. Emily era di riferimento solo a se stessa, e sempre più verso sé stessa si dirige la sua attenzione con lo scorrere degli anni. Per penetrare il senso della sua poesia è necessario purificarsi dagli strati di pregiudizi e consuetudini linguistiche, sociali, personali e culturali, rinunciare agli abituali modi di pensiero, aprirsi al possibile e immergersi con l’essere in ciò che ella dice. A un tratto un’immagine prende forma e illustra il significato. Spesso è destabilizzante, è necessario andare a ritroso, alle origini del pensiero, procedere per associazioni, affidarsi all’intuito per comprenderlo; al contempo, si è sopraffatti da sentimenti forti, da riconoscimenti e somiglianze che paiono echeggiare nell’infinitezza del subconscio collettivo e archetipico. Emily esprime indirettamente quel mistero che lei vede e sente, ma che il linguaggio umano non è in grado di esprimere. Non ha altro modo, lo affronta avvicinandosi il più possibile alla verità, e, come Icaro, si brucia le ali dell’ispirazione, cedendo alla visione mistica. Procedendo negli anni, le sue composizioni diventano sempre più ellittiche, scarne, rimane poco da poter dire attorno all’ineffabile. Pure la punteggiatura è al servizio di questa lingua dell’indicibile, come il trattino che si sostituisce a un significato che non è possibile dire, o pone una pausa, chiede silenzio, per mettere parole e immagini in ordine, collocarle e capirne meglio il senso. Il significato della poetica Dickinsoniana prende corpo componimento dopo componimento, come se essi fossero le voci di un diario interiore, il suo contraddittorio, la verità ultima che cerca e trova in fondo a se stessa. I TEMI I temi del suo percorso lirico sono la Natura, il mistero della Vita e della Morte (lei lo chiama “Circonferenza”, il cerchio concluso dell’esistenza), la Morte e l’aldilà che immagina in tante situazioni differenti; l’amore. Il suo stile è l’espressione della sua fertile interiorità e ne segue fedelmente ogni modulazione, in modo che esterno e interno, macro e micro cosmo diventano una cosa sola. La Morte l’affascina in modo quasi morboso, se la figura in modi e attitudini differenti: un fantasma che adula per svelarsi poi nella sua orridità e catturare… cosa? L’anima? L’essere? Il corpo? Oppure è un gentiluomo che cortesemente l’accompagna all’Eternità. The only Ghost I ever saw Was dressed in Mechlin – so – He had no sandal on his foot – And stepped like flakes of snow – His Gait – was soundless, like a Bird – But rapid – like the Roe – His fashions, quaint, Mosaic – Or haply, Mistletoe – His conversation – seldom – His laughter, like the Breeze That dies away in Dimples Among the pensive Trees – Our interview – was transient – Of me, himself was shy – And God forbid I look behind – Since that appalling Day! L’unico Fantasma che ho mai visto Era abbigliato in Mechlin – proprio così – Non aveva sandali ai piedi – E camminava come fiocchi di neve – Il suo Passo – era silenzioso, come un Uccello – Ma rapido – come il Capriolo – I modi, antiquati, a Mosaico – O magari, Vischio – La conversazione – scarsa – Il riso, come la Brezza Che si spegne in Crespe Fra gli Alberi pensosi- Il nostro colloquio – fu effimero – Di me, era timoroso – E Dio non voglia che mi guardi indietro – Da quel Giorno spaventoso! Oppure: Because I could not stop for Death – He kindly stopped for me – The Carriage held but just Ourselves – And Immortality. We slowly drove – He knew no haste And I had put away My labor and my leisure too, For His Civility – We passed the School, where Children strove At Recess – in the Ring – We passed the Fields of Gazing Grain – We passed the Setting Sun – Or rather – He passed Us – The Dews drew quivering and Chill – For only Gossamer, my Gown – My Tippet – only Tulle – We paused before a House that seemed A Swelling of the Ground – The Roof was scarcely visible – The Cornice – in the Ground – Since then – ‘tis Centuries – and yet Feels shorter than the Day I first surmised the Horses’ Heads Were toward Eternity -– Poiché per la morte non potevo fermarmi, gentilmente a morte si fermò per me. Per noi soli in carrozza c’era spazio – E per l’immortalità – Lentamente – non aveva fretta, io, per la sua cortesia, avevo messo da parte l’ozio e anche il lavoro. Passammo oltre la scuola, dove i bambini nell’intervallo, in cortile, lottavano- Oltre i campi dai quali il grano ci fissava – Oltre il tramonto del sole – Noi lo passammo, o meglio, lui ci passò E la rugiada si fece fredda e tremante – Che di garza avevo la veste, e il mantello nient’altro che tulle– Ci fermammo di fronte a una casa – Come un rigonfiamento di terra – Il tetto appena visibile – Il cornicione – nella terra – Da allora – sono – secoli – pure se mi sembrano Più brevi del giorno in cui, per la prima volta Mi venne il sospetto, che le teste dei cavalli Fossero volte all’eternità – La Morte è un gentiluomo (Emily si inventa una Morte maschile!), tra loro i rapporti sono di estrema civiltà. Lui la porta in carrozza, e lei sente un po’ di freddo, poiché indossa un abitino di tulle. Quel viaggio le pare di qualche giorno, finché le viene il dubbio che i destrieri su quella carrozza magica la portino verso l’eternità. In questa poesia la Morte è amica, un incontro. Lampi di comprensione sublime, estatica si accompagnano a domande metafisiche, prive o sovrabbondanti di risposte: cos’è la Morte? La vita non è altro che un cammino verso la morte? E la morte è forse il centro dell’esistenza? A volte la Morte è incontro, come in “Because I could not stop for Death -”, altre straziante abbandono, perdita, assenza senza fine. Emily non si perde solamente nel suo mondo poetico, è anche molto attenta a quel che accade attorno a lei, intuisce i pensieri, capisce i comportamenti, vede al di là della mera apparenza, giungendo al motivo essenziale che guida la vita di ognuno, per questo osserva in disparte, e non giudica mai, neppure le amanti del fratello, la petulanza delle nobildonne di Amherst. INCONTRI, AMORI, ABBANDONI Chi furono le persone con cui Emily si relazionò? La famiglia, ovviamente, in particolare il padre, che la vorrà accanto a sé e di cui lei era la preferita, Lavinia, Austin e i suoi figli. Al di fuori della cerchia familiare ci furono persone cui Emily si legò visceralmente, nella mente, nello spirito, nella vicinanza fisica. Tra queste Susan Gilbert, conosciuta alla Amherst Academy, che diventerà poi la moglie di Austin. Di lei Emily si innamora, perdutamente. Descrive momenti di intimità, confessioni, racconta di lunghe passeggiate. Tra loro molte poesie, molte lettere, spedite o portate a mano dalla Homestead a Evergreen, la dimora confinante che Edward aveva fatto costruire per Austin e Susan. La passione esplode nei versi, il desiderio si infrange sulle rive dell’amata: Come slowly – Eden! Lips unused to Thee – Bashful – sip thy Jessamines – As the fainting Bee – Reaching late his flower, Round her chamber hums – Counts his nectars – Enters – and is lost in Balms . Vienimi incontro – Eden – lentamente! Labbra che ancora non ti conoscono Succhiano caute ai tuoi gelsomini – Come l’ape, quando ormai sul punto di venire meno – Raggiunge il fiore – tardi – E s’aggira ronzando attorno alla stanza – Ne passa in rassegna i nettari – entra – E infine nei profumi si perde. E ancora: Wild nights – Wild nights! Were I with thee Wild nights should be Our luxury! Done with the Compass – Done with the Chart! Futile – the winds – To a Heart in port – Rowing in Eden – Ah, the Sea!– Might I but moor – tonight – In thee! Notti selvagge – Notti selvagge! Fossi con te Notti selvagge sarebbero la nostra passione. Inutili – i venti – a un cuore ormai in porto – non serve la bussola – non serve la mappa – Remare nell’Eden –Il mare! Potessi almeno ormeggiare – Stanotte in te Immagini erotiche che esprimono lo slancio totale e sincero, quando, alla compostezza del giorno, si sostituisce l’ardore di due anime. Attraverso le parole, percorriamo l’intera parabola della loro relazione: dagli assalti frenetici del cuore, alla freddezza (e al dolore) dell’allontanamento, alla delusione nello scoprire che Susan non è la persona che Emily credeva. Sposato Austin, Susan ottiene ciò che vuole davvero: una grande casa, elegante, in cui ricevere ospiti illustri, che faranno di Amherst un vivace centro culturale. All’egocentrismo e alla brama di prima donna di Susan, Emily risponde con un improvviso silenzio. D’altra parte Susan non ha saputo, o voluto, rispondere con il suo stesso coinvolgimento. Emily riprenderà la corrispondenza con lei solo negli ultimi anni della sua vita, circa 30 anni dopo. Verso le tre figure che ebbero così intensa influenza sulla crescita intellettuale, e maturazione personale di Emily, i Master, Emily provava intensi slanci spirituali, nutriti da ammirazione e attrazione.Non è mai chiaro il confine tra ammirazione e amore per la Dickinson, perché Emily inscrive nel cerchio dei suoi sentimenti anche un affetto siffatto, platonico, di affinità intellettuali, di riconoscenza, e l’entusiasmo con cui vi si immerge non è diverso dai tormenti d’amore. Eppure un grande amore ci fu. Si chiamava Otis Philip Lord, un giudice. In questa poesia Emily usa parole da innamorata: Go slow, my soul, to feed thyself Upon his rare Approach – Go rapid, lest Competing Death Prevail upon the Coach – Go timid, should his final eye – Determine thee amiss – Go boldly – for thou paid’st his price Redemption – for a Kiss – Fai piano anima mia nutriti poco per volta Del suo raro avvicinarsi – Fa in fretta affinché invidiosa la morte Non ne superi la carrozza- Fai attenzione, che il suo sguardo finale Non ti giudichi inopportuna – Fatti avanti – Perché il prezzo richiesto, tu l’hai pagato La Redenzione – per un bacio Descrive l’incontro di due cuori il cui premio finale è un bacio, come nel famoso incontro tra Romeo e Giulietta, nel primo atto, scena quinta. In una lettera nel 1884 gli scrive: “È strano che tu mi manchi tanto di notte dal momento che non sono mai stata con te – ma l’amore puntualmente ti domanda, appena ho chiuso gli occhi – così mi sveglio calda dal desiderio che il sonno ha quasi appagato […].” Si incontrano nel 1859, Otis è collega e amico di Edward, ma la loro relazione sboccia dopo la morte della moglie di lui, Elizabeth, nel 1877 e durerà fino al 1884, anno in cui Otis si spegne. Ebbero una vivida relazione epistolare, dalla quale traspare la loro affinità, soprattutto intellettuale. Dickinson scrisse: “Mentre gli altri vanno in Chiesa, io vado alla mia. Forse che non sei tu la mia Chiesa, forse che noi non abbiamo un inno che conosciamo solo noi?” Lei lo chiamava “il mio amato Salem” (Salem era la città di Otis), e si scrivevano ogni domenica, giorno che Emily aspettava con impazienza, tanto da dire che “martedì è un giorno molto deprimente”. Lui le chiese di sposarla, ma lei declinò. Samuel Bowles, probabilmente uno dei Master (Emily non ne svela mai i nomi), era giornalista e redattore capo dello “Springfield Daily Republican” e molto vicino alla famiglia Dickinson; dal 1858 iniziano uno scambio epistolare. Per lui Emily proverà grande attrazione, intellettuale e personale, lui era molto colto, brillante, sensibile. È Bowles che stampa quattro delle sue poesie tra il 1861 e il 1866, tra cui I taste a liquor: I taste a liquor never brewed – From Tankards scooped in Pearl – Not all the Frankfort Berries Yield such an Alcohol! Inebriate of air – am I – And Debauchee of Dew – Reeling – thro’ endless summer days – From inns of Molten Blue – When “Landlords” turn the drunken Bee Out of the Foxglove’s door – When Butterflies – renounce their “drams” – I shall but drink the more! Till Seraphs swing their snowy Hats – And Saints – to windows run – To see the little Tippler From Manzanilla come! Da boccali scavati in perla – Assaporo un liquore mai distillato. Neppure le bacche di Francoforte Un alcool simile hanno mai dato! Ebbra d’aria – Corrotta di rugiada – Da locande di blu fuso – Vacillo –lungo interminabili giorni d’estate. E quando gli “osti” dalla digitale Cacceranno l’ape ubriaca – Quando la farfalla rinuncerà ai suoi “sorsi” Io, berrò ancora di più! Fino a quando i serafini dondoleranno I loro bianchi cappelli e accorreranno Alla finestra – i santi – per vedere La piccola bevitrice giunta da Manzanilla! Emily si abbandona all’euforia dei giorni d’estate, coi sensi ne gode la bellezza, si ubriaca dei loro liquori, dei profumi, s’immerge nella sensualità della natura senza curarsi dei limiti tra sé e quel mondo inebriante. Un’ubriacatura del genere è flusso vitale, perfino gli angeli, e i cherubini vorranno vedere la sua insaziabile gioia, lei, la “piccola bevitrice” così esperta, proveniente dall’origine stessa della bevanda alcolica, Manzanillo, a Cuba, produttrice di rum. Bowles farà conoscere a Emily Thomas Wentworth Higginson, autore, critico, attivista. Era collaboratore della rivista “Atlantic Monthly”, dove pubblicò un articolo “Lettera a un giovane principiante”, per dare consigli sulla scrittura. Dickinson la legge, e decide di rispondergli, nel 1862, accludendo quattro sue poesie. Higginson rimane colpito da quella ragazza, ma le dice che le sue poesie non sono ancora mature, e che necessitano di correzioni. In realtà, Higginson non capisce, quei componimenti per lui erano qualcosa di rozzo. Non si renderà mai conto di chi ha incontrato, nonostante Emily all’inizio si relazioni a lui come “l’allieva” e gli chieda: “Siete troppo occupato per dirmi se la mia poesia è viva?” Higginson non pubblicherà mai Emily, nonostante ne abbia il potere, le preferisce scrittrici più popolari e di successo, meno imbarazzanti. In vita pochissime poesie di Emily videro la luce: erano troppo rivoluzionarie, originali, provocatorie; nell’America vittoriana dal tempo, percorsa da una profonda rinascita religiosa, non c’era pubblico per quei versi. È PIÙ DIFFICILE VIVERE All’opposto dell’amore c’è la morte, che Emily interroga, immagina, cerca di capire e per questo ne è attratta, morbosamente, come l’ape che sugge il nettare del fiore. Emily incontra molte morti che la feriscono: dalla giovane di quindici anni nel 1844, a quella di Bowles, di suo padre, nel 1874, di sua madre, nel 1882, Otis. Tanto di sé ha investito su quelle persone; quando ella ama, lo fa con tutto il suo essere, dona loro la sua parola, non potendo donare il corpo, e vorrebbe che quel tramite non si spezzasse mai. Al padre, che così tanto chiedeva da lei, che la voleva esclusivamente per sé, Emily era legata profondamente, in quel legame ella aveva trovato la libertà di esistere secondo la sua natura. L’assenza senza fine di Edward Dickinson la priva di riferimenti, e lei vacilla non più perché ubriaca di vita, ma perché ha perso la sua interezza, e così si ammala. Si sente abbandonata, più sola che mai. Nel 1860 era morta anche la zia Lavinia, che Emily aveva amato come e più di sua madre. La poetessa si sgomenta, l’Oscurità della Morte è impenetrabile, incute terrore, perché la priva per sempre di tutti coloro che ama. Proprio nell’assenza impara a tollerare il dolore, ma anche a vivere la gioia dell’attesa e del ritorno; confrontandosi con se stessa, diventa consapevole della difficoltà di vivere. Afferma l’incipit di una sua poesia: “ʻTis not that Dying hurts us so – ʻTis Living – hurts us more”, è più terrorizzante vivere che morire. RECLUSA Per comprendere il dolore, in senso etimologico per includerlo, contenerlo, e così riassettare attorno ad esso tutte le esperienze, decide di vivere appartata, reclusa, di non uscire più dalla sua stanza, di ricevere le persone da dietro la porta. Dal 1861 veste esclusivamente di bianco, come una sacerdotessa, pura, vergine, non toccata dall’Oscurità e dal Male. Lì, in isolamento, scrivendo e riflettendo, fa pace con la sofferenza. Nel 1861 in una poesia immagina una persona morta (lei stessa?) che assiste al suo funerale, in versi di una potenza semantica e creativa straordinaria: I felt a Funeral, in my Brain, And Mourners to and fro Kept treading – treading – till it seemed That Sense was breaking through – And when they all were seated, A Service, like a Drum – Kept beating – beating – till I thought My Mind was going numb – And then I heard them lift a Box And creak across my Soul With those same Boots of Lead, again, Then Space – began to toll, As all the Heavens were a Bell, And Being, but an Ear, And I, and Silence, some strange Race Wrecked, solitary, here – And then a Plank in Reason, broke, And I dropped down, and down – And hit a World, at every plunge, And Finished knowing – then – Sentii un funerale, nel cervello E I passi pesanti di chi mi piangeva Avanti e indietro, lenti, finché – mi parve – il senso prendesse ad affiorare – E quando tutti furono seduti, il Rito come il suono di un tamburo – un ansito continuo finché mi parve che la mente mi si intorpidisse – E poi udì sollevare la cassa, e scricchiolarmi nell’anima con gli stessi stivali di piombo, di nuovo, e poi lo spazio cominciò a suonare a morto, come se i cieli fossero una campana e l’essere, un orecchio, e io e il silenzio, una razza strana, naufraga, solitaria, qui. E poi un asse nel cervello si spezzò, e caddi giù, e giù – colpendo un mondo a ogni tuffo e finii di capire / finii col capire, allora Cos’è dunque la Morte? Cosa c’è dopo di essa? Il nulla, il vuoto, l’eterna assenza. Il senso è percepibile, in uno stato di estasi, ma resta ineffabile. Come una mistica Emily, uscendo da sé, vede che l’abisso che separa il corpo e l’anima, la morte e la Vita, la Circonferenza misteriosa, si risolve nella morte. Negli ultimi anni di vita si ammala gravemente, muore il 15 maggio 1886. Pochi giorni prima aveva scritto un biglietto per le cugine Norcross, le figlie di zia Lavinia: “Called back” richiamata. Anche Emily aveva avuto la sua chiamata, infatti, nell’anno stesso in cui morì suo padre. E ora sente di “tornare” in quel luogo, incomprensibile ai sensi umani, che ora vede. In un condizione cioè dove non c’è più differenza tra corpo e anima, tra Vita e morte, tra pensiero e azione, dove la parola riesce a vivere in pienezza di significato e abita il mondo intero. Dove non c’è solitudine, ma solo Eternità, ritorno, consolazione. In conclusione, avendola ascoltata, e cercato di comprendere, vedo Emily Dickinson danzare nell’immaginazione, libera, leggera, ebbra della gioia della vita, davanti a un pubblico immenso, di vivi e di morti, ormai uguali, di cui lei non si cura. Si preoccupa solo, ma per poco, di non saper danzare sulle punte: I cannot dance on my toes, Non so danzare sulle punte, recita il capoverso di una straordinaria poesia. Non importa, nel sogno è possibile anche questo. Nota bibliografica, che può servire anche da spunto per ulteriori letture. • Le poesie originali sono state prese da: Emily Dickinson. The Complete poems, a cura di G. Ierolli, https://www.emilydickinson.it/poesie.html; • la traduzione in italiano delle stesse si trova in: Barbara Lanati, Emily Dickinson, Silenzi, Fetrinelli Barbara Lanati, Sillabe di seta, Feltrinelli • Per biografia e critica mi sono servita di: Barbara Lanati, Vita di Emily Dickinson. L’alfabeto dell’estasi, Feltrinelli, Harold Bloom, Emily Dickinson, Chelsea House Pub Marisa Bulgheroni, Nei sobborghi di un segreto, Mondadori

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L'alchimia della Scrittura. Trasforma il tuo romanzo in una storia di successo

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CORSO DI EDITING PER SCRITTORI IMPARA A CORREGGERE IL TUO ROMANZO La casa editrice Opposto, divisione Servizi integrati per l’Editoria, presenta Il corso di editing rivolto agli scrittori non professionisti che vogliano migliorare il proprio romanzo in fase di rilettura. Ciò che proponiamo è un metodo rapido ed efficace per riconoscere i punti deboli del proprio testo, apportando le opportune modifiche per rafforzare l’idea portante del romanzo stesso, nonché i personaggi, le ambientazioni, l’uso dei tanti elementi in grado di trasformare una storia nella sua versione migliore. Valuteremo insieme i passaggi base, verificando che siano stati tutti rispettati o se non sia il caso, invece, di rafforzarli . La parte dedicata alla teoria verrà seguita dalle esercitazioni pratiche in aula. L’intero corso è composto dai 4 seguenti moduli della durata di 10 ore ciascuno. La frequenza di ciascun modulo è di una volta alla settimana, per la durata di 2 ore. MODULO 1 IL TESTO IL GENERE E LO STILE L’AMBIENTAZIONE STORIA E NARRAZIONE, FABULA E INTRECCIO LA VOCE NARRANTE I PERSONAGGI ESERCITAZIONI MODULO 2 LA TECNICA L’ONESTÀ DELLO SCRITTORE, STILE CORRETTO/ STILE CHIARO LA TRAMA, INIZIO-SVILUPPO-FINALE IL NARRATORE LA PROMESSA IMPLICITA IL RITMO LA STRUTTURA LO SCHEMA DELLE SCENE ESERCITAZIONI MODULO 3 I PUNTI DI FORZA COME SCRIVERE UNA STORIA DI SUCCESSO IL CODICE SEGRETO DEL RACCONTO INCIPIT VINCENTE I DIALOGHI (DISCORSO DIRETTO, INDIRETTO) LINGUA PARLATA/LINGUA SCRITTA L’USO DEI TEMPI, IL FINALE, IL TITOLO ESERCITAZIONI MODULO 4 REVISIONI EDITING REFUSI EDITING GRAFICO SPAZI, RIENTRI, ORFANE, VEDOVE NORME EDITORIALI INVIARE MANOSCRITTO A UNA CASA EDITRICE SINOSSI SCHEDA DI LETTURA RECENSIONE ESERCITAZIONI Per info scrivi a: editingopposto@gmail.com

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Come la direzione presa cambierà il destino dell'umanità e la nostra vita quotidiana entro il 20

"Dalla mia torre di avvistamento lancio, in tutti i modi, segnali d'allarme e qualche anti-virus. Se non avessi qualche speranza lascerei perdere" (Gianluca Magi).

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Due influencer contro l'omofobia - ( VIDEO )

Due influencer contro l'omofobia - ( VIDEO )

Due influencer girano un video per sensibilizzare le persone.Da Scampia, luogo dove si sentono, molto spesso, notizie negative, questa volta arriva un messaggio positivo! Parliamo di Christian Musella, fotomodello, blogger e conosciuto per essere il primo influencer Italiano e Antonio Caso, Influencer, blogger e fotomodello di Napoli, precisamente anch'egli di Scampia. I due influencer hanno creato un video per far capire alle persone che ognuno deve rispettare gli orientamenti sessuali altrui ma anche e, soprattutto, che si deve agire se qualcuno fa del male e commette violenza ai danni della coppia omosessuale, lesbica, transgender ecc. Purtroppo vicende con oggetto omofobia sono molto frequenti in Italia, così come in tutto il mondo, e per tale motivo, occorre sensibilizzare quante più persone possibili. Bisognerebbe capire il male che si può fare con un insulto o - peggio ancora - con una violenza fisica. Fatti che, purtroppo, non sempre vengono denunciati dalle vittime che, forse, per ingiustificata vergogna, preferiscono tacere. Per tale motivo i due influencer hanno deciso di girare un video di grande impatto pubblicato il giorno di Natale su Instagram e su Youtube.

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Il sessismo nel 2020.

Il sessismo nel 2020.

Il sessismo nel 2020 esiste ancora? Chi sono le maggiori vittime? Chiaramente noi donne, soprattutto nel mondo del lavoro. Una donna non si può permettere il lusso di sbagliare senza poi sentirsi dire frasi del genere: “non siete capaci”; “questo lavoro non è per donne”; “spostati che ci penso io”. Ancora peggio è quando a 21 anni ti inizi a muovere nel mondo del lavoro. A 22 anni credi ancora in qualcosa, credi che esista il giusto e lo sbagliato, soprattutto perché ti rapporti con persone più grandi di te con una maggiore esperienza di vita. Chi meglio di loro riesce ad affrontare un inghippo? A 21 anni ti ritrovi con un contratto a tempo determinato, in cui c’è la metti tutta per conquistarti i successivi rinnovi, e chissà..magari riesci a conquistarti l’ambito “contratto a tempo indeterminato”. E allora che si fa? Inizi a fare tutto ciò che ti viene chiesto, orari improponibili, ore in più di lavoro chieste all’ultimo secondo, provi ad imparare procedure che neanche i colleghi centenari non sapevano. Ti fai in quattro senza un minimo riconoscimento..questo perché sei tu, e sei una donna, e quando sei donna ti vengono a contestare solo ciò che fai di sbagliato. Arrivi quasi allo sfinimento cominciando a pensare che quel lavoro non faccia al caso tuo, pensi che sia meglio licenziarti. Quando cominci a pensare queste cose, arriva lui. Lui che cerca di capirti, di farti ragionare, lui che inizia a dirti quello che volevi sentirti quando facevi un buon lavoro. E allora credi di esserti innamorata di lui, e lui si innamora di te. A questo punto vi starete chiedendo dove sia il problema. Il problema c’è sempre. Lui è il tuo capo settore, ed è fidanzato. Quindi provi a reprimere questo sentimento, ma non riesci, è più forte di te. Inizia il lavaggio del cervello con le famose frasi che dicono gli uomini quando sono impegnati: “non va bene da mesi, anni” “domani ci parlo” “ti prometto che la lascerò” “voglio stare con te” “non sono mai stato così innamorato”. A 21 anni, nonostante sai che è sbagliato questo rapporto, nonostante sei la prima persona che è stata male quando il tuo ragazzo storico ti ha sempre tradita..e come si dice “non fare ad altri ciò che non vorresti fosse fatto a te stessa”, tu cedi. Cedi perché credi sempre nella parte buona delle persone e aspetti che quel famoso giorno arrivi. Quel famoso giorno però non è mai arrivato, è arrivata solo la lettera di licenziamento per me che avevo una “storia” sul posto di lavoro. A lui cos’è successo? Assolutamente nulla, è stato trasferito di negozio senza retrocedere di ruolo, senza nessun tipo di provvedimento, sapendo che non era la prima volta che aveva questo tipo di atteggiamento sul luogo di lavoro. Anzi vi dirò, per un pò è stato anche ricompensato diventando direttore, ma senza successo, dato che è durato quanto il sapore di una Big Bubble. Quindi..alla domanda: “Il sessismo esiste ancora?” Vi dico chiaramente che esiste.

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nel silenzio

nel silenzio

...quando avrai ripulito la tua anima da rabbia e dolore forse solo allora mi vederai davvero e solo allora capirai quanto sia importante per te... ma ora non posso fare altro che restare muta nel silenzio tra le trame del tempo ad aspettare.... patrjzja

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Una carezza notturna

Guardo il mondo che si muove. Lo guardo con occhio statico. Non lamento mai poca mobilità emotiva, ne reale coinvolgimento nell'attività vitale del sistema. Non rimpiango un si detto. Mai. Perché dietro esso, un Universo concentrato. Non insisto sul mio vivere, perché ogni entità da a questa parola una personalissima spiegazione. Soddisfo il mio ego con la prepotenza di chi non vuole accodarsi a nessuno. Soddisfo il mio ego con l'orgoglio di chi non vuole paragonarsi a nessuno. Soddisfo il mio ego con l'arroganza di chi vuole rivoluzionare l'ego dell' essere umano. Ma non mi abituo a una conquista. Non mi adagio ad una vittoria. Non gioisco a oltranza di un momento di soddisfazione. Ciò che sarò sarò. Perché l'imprevedibile corso degli eventi lo ha voluto. Perché l'infinita mia anima, lo ha già definito.

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Una coppia dopo 67 anni insieme festeggiano il loro anniversario ancora innamorati..

Lasciare andare quella vecchia me riflessa agli occhi degli altri.. Un rapporto deve continuamente rigenerarsi dopo un po'di tempo si rischia di essere troppo legati a ciò che piace all'altro e schiavi di un continuo ripetersi di eventi..si rischia di cercare nuove relazioni o amanti per uscire dagli schemi.. Vi è mai capitato di essere diversa a seconda di chi avete davanti? Ecco proprio quello.. uscire dagli schemi... L'essere umano ha bisogno di uscire dagli schemi.. pianificazioni paure scelte portano a dover prendere continuamente una decisione... Ma se in una coppia dove si rimane schiavi degli stessi poiché nessuno dei due vuole deludere l'altro e la paura di volare è una decisione e come tale rimane all'interno della coppia per chiunque volesse liberarsene deve uscire dagli schemi. Importante riflessione che porta noi tutti nella stessa direzione il cambiamento.. Abbiamo diritto e bisogno di cambiare non possiamo essere vincolati per sempre da una relazione.. la libertà di pensiero e di poter modificare i nostri modi di dire di pensare e di agire ogni volta che lo desideriamo.. Quante volte ho sentito dire da chi era al mio fianco oggi mi piace fumare poi non mi piace più e poi mi piace ancora questo significa che noi cambiamo continuamente..e così per tutte le cose.. In un nuovo contesto si ha la possibilità di ripetersi oppure riprogrammarsi..o quello che amo dire io rinnovarsi.. La libertà ti da spazio movimento e nessuna staticità nel chiudersi dentro in un rapporto e vedere sempre lo stesso film ripetersi all'infinito..

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TRUMP vs BIDEN: il flop della democrazia USA.

Trump durante il suo mandato, numeri alla mano, ha risollevato l’economia interna del suo Paese, favorendo l’occupazione e aumentando gli stipendi. Ha garantito contributi statali durante il Lock Down. Non ha inviato truppe militari, anzi, in Germania ha fatto proprio il contrario, inimicandosi la Merkel. Non ha bombardato nessuno, a differenza di chi lo ha preceduto. Non ha innalzato muri, come i giornali fanno credere, ha terminato quelli già costruiti dalle precedenti amministrazioni. Assistiamo e assisteremo alla più grande catastrofe della società globalizzata. Un incubo che sta diventando realtà.

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Malevolenza

Cara luna, tanto distante e tanto lucente, quanto tempo che non parliamo, sono convinto che oramai sono l'unico che riesce a farlo; sei meravigliosa in tutte le tue forme, che tu sia crescente, piena o calante: per me tu resti affascinante. Vorrei poter stare con te dal giorno alla notte, sò che per te potrei salpare i mari più profondi e varcare le grotte più tetre e inesplorate; sò per certo che se me lo chiedessi ti regalerei il mio stesso cuore ancora pulsante. La mia attrazione verso di te è senza eguali, ma tu sei distaccata da me, un mio semplice sguardo provoca una smorfia sulla tua faccia, un mio sorriso ti fa disprezzare il mio volto e un ingenuo abbraccio ripugnare il mio corpo. Ti amo, si, ma ti detesto allo stesso tempo: mi fai sentire una piccola e futile creatura senza uno scopo. Ma io sono uno stolto, un semplice cagnolino che scatta a ogni tuo comando, ma che da parte tua riceve solo malevolenza.

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Abbigliamento RHEA 100% made in Italy.

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Secondo me è vero!

Secondo me è vero!

Le unghie sono produzioni cornee dell'epidermide, poste sulla faccia dorsale delle ultime falangi delle dita di mani e piedi. Sono prerogative dei primati, oltre all'uomo, quindi, sono presenti soltanto nelle scimmie e nei lemuri. UnghieLe unghie contribuiscono in misura sostanziale alla precisione manipolativa della mano. Grazie alla presenza di queste lamine riusciamo a manipolare oggetti molto piccoli, come uno spillo. Le unghie, inoltre, conferiscono alla punta delle dita una maggiore sensibilità, grazie alla ricca innervazione del letto ungueale. Infine, tali strutture fungono da vere e proprie placche protettive dell'estremità digitale.

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