Oggi incontriamo Silvia Todaro, cantante emergente che si è aggiudicata la decima edizione del format canoro Factor Music Live. Con un percorso costruito passo dopo passo e una passione coltivata nel tempo, Silvia si sta facendo conoscere per la sua autenticità e per il modo personale con cui vive la musica. Qual è la tua "storia d'origine"? Raccontaci un pochino di te… “Tutto è nato da quando ero una bambina e che mi è sempre piaciuto cantare. Mia madre mi ascoltava e mi diceva come ero brava. Ovviamente ero una bambina, non prendevo la cosa sul serio. Dopo, all'età di 12-13 anni, ho iniziato a suonare con la tastiera di casa e la cosa mi appassionava ancora di più. Dopodiché, mia madre mi ha iscritta al conservatorio. Ho studiato il pianoforte per cinque anni, mi sono diplomata e mentre prendevo lezioni di piano, mi piaceva accompagnarmi con la voce. Ho capito che ero abbastanza brava e di conseguenza ho provato anche a scrivere, però diciamo che non era nella mia indole, e allora facevo cover su cover e mi registravo. Poi ho passato un periodo brutto della mia vita a livello sentimentale, mi sono separata e da lì ho iniziato per svago a partecipare ai karaoke. Vedevo sempre che comunque in gara vincevo, vincevo, vincevo, finché diciamo non ho ritrovato la passione, lo spirito di quello che mi apparteneva da sempre praticamente e che anche con la maternità ho accantonato l'avevo riposta nel cassetto del mio profondo. In seguito ho vinto un concorso locale ho conosciuto Salvo ho partecipato al Factor Music Live 2026, ho vinto anche quello, quindi ho ripreso la tastiera in mano, vorrei poter rivarcare quella soglia che mi è sempre appartenuta praticamente e ho sempre accantonato, diciamo, perché vuoi l'età, vuoi il lavoro ecc…” Come descriveresti la tua arte a chi non l'ha mai vista? Prova a usare solo pochi aggettivi. “Diciamo che me la cavo abbastanza bene e, soprattutto, so riconoscere i miei errori. La mia arte la vivo come uno sfogo, come qualcosa che nasce da dentro e che faccio fatica a definire a parole. Se dovessi riassumerla, direi che per me la musica è vita: è liberazione, è un modo per esprimere ciò che non riuscirei a dire altrimenti. Mi piace che le persone ascoltino quello che ho da raccontare, non semplicemente due righe messe lì per riempire un testo. Io voglio interpretare davvero ciò che canto. Infatti tutte le cover che scelgo, esempio un brano di Whitney Houston o di Giorgia, sono profondamente sentite: non le faccio perché l’artista è famoso o perché “funzionano”, ma perché sento che quel brano mi appartiene, che parla di me. E quando canto, il mio desiderio è proprio questo: che chi mi ascolta possa percepire quel pezzo di vita che sto condividendo.” Chi o cosa sono i tuoi "eroi" artistici? Ci sono maestri del passato o artisti contemporanei che hanno influenzato il tuo segno? “Giorgia e Whitney Houston le ho citate perché, oltre alla loro incredibile estensione vocale, hanno testi e interpretazioni che per me sono davvero straordinarie. Molti dei loro brani, in un modo o nell’altro, parlano di me: del mio vissuto, di ciò che ho attraversato. È come se li avessi dentro, al di là della loro bravura e della notorietà. Ovviamente potrei citare anche Elisa, Laura Pausini o Mariah Carey, ma se devo scegliere, torno sempre a loro. Non solo per la tecnica, ma per ciò che dicono, per quello che riescono a esprimere. Sono artiste che sento vicine, che risuonano con la mia storia e con il modo in cui vivo la musica.” Cosa speri che provi il pubblico ascoltando i tuoi lavori? C'è un messaggio sociale, emotivo o personale che vuoi trasmettere? “A me piace soprattutto quando le persone mi danno un giudizio sincero. Sai, l’amico che ti dice “come sei brava” non mi interessa più di tanto: quando canto sono molto autocritica e so riconoscere da sola quando qualcosa non va. Per questo apprezzo chi mi fa notare davvero gli errori, perché mi aiuta a crescere. Allo stesso tempo, però, quando vedo l’emozione negli occhi di chi mi ascolta, quando arriva un applauso spontaneo anche da uno sconosciuto, allora capisco che sto facendo bene. In quei momenti le mie critiche passano in secondo piano, perché sento che quello che canto arriva davvero. E so distinguere perfettamente un applauso di cortesia da uno autentico, quello che nasce da ciò che hai trasmesso. È quello che cerco, ed è quello che mi conferma che sto facendo un buon lavoro. Il messaggio che vorrei lanciare è rivolto a tutti i ragazzi/e a chiunque, come me, abbia tenuto un sogno chiuso nel cassetto per troppo tempo. Può sembrare una frase fatta, ma è davvero così: non bisogna mollare. Quando hai una passione che ti nasce dentro, anche se la metti da parte per anni, prima o poi torna a farsi sentire. Riemerge quella voglia di salire su un palco, di esprimerti, di far sentire qualcosa di vero. Spero anche che la musica possa tornare a essere ciò che era: un’arte viva, sentita, costruita su emozioni reali. Oggi spesso sembra tutto più veloce, più superficiale, più legato alle visualizzazioni che al contenuto. Io invece credo nella musica che racconta, che tocca, che rimane. E questo è ciò che vorrei dire: fate quello che amate davvero. Seguite ciò che vi appartiene, senza paura. Perché quando qualcosa è autentico, prima o poi arriva.” Quanto c'è di "te" nelle tue opere? Le tue creazioni sono specchi della tua vita o mondi totalmente separati? “Tutto, tutto quello che comporta la mia vita come dicevo prima, quando canto una canzone, per me ha sempre un senso preciso. È un po’ come quando qualcuno decide di tatuarsi qualcosa di importante sulla pelle: lo fai perché rappresenta una parte di te, qualcosa che conta davvero. Allo stesso modo, quando ascolto un brano, deve arrivarmi dentro. Se mi colpisce, allora lo studio, lo imparo e lo interpreto. Ma lo faccio perché lo sento mio, come se in qualche modo l’avessi scritto io. È questo il punto: ogni canzone che scelgo deve appartenere alla mia storia, alla mia vita, a ciò che voglio raccontare.” Il talento incontra l’esperienza: cosa significa per un artista alle prime armi essere valutato da Salvo De Vita, produttore e fotogiornalista attivo in diversi progetti internazionali? “Sicuramente è una bellissima sensazione. Vincere un karaoke locale fa piacere, certo, ma lì spesso ti confronti con persone che cantano per divertimento, un po’ autodidatte, un po’ fuori dagli schemi. È un gioco, ed è giusto che sia così. Ma quando partecipi a un contest come il Factor, quando davanti a te ci sono giudici veri, persone competenti che ti ascoltano e decidono di darti un’opportunità… lì cambia tutto. È qualcosa che ti sorprende ogni volta, che ti fa pensare: “Ok, allora forse ci so davvero fare”. E per me, che sono molto autocritica e non mi sono mai detta “dai Silvia, sei brava, ce la fai”, è una conferma enorme. È come se qualcuno dall’esterno vedesse quello che io faccio fatica a riconoscere da sola. Io ho sempre qualcosa da ridire su me stessa, sono molto severa e autocritica. Per questo, quando persone come Salvo De Vita o Giuliana Gallerani, e in generale tutti i giudici presenti, mi hanno guardata, ascoltata e poi dato una valutazione così importante, sono rimasta senza parole. È stato uno di quei momenti in cui dentro di te scatta qualcosa: ho pensato davvero “wow… ce l’ho fatta, wow… che bello”. Per una come me, che non si è mai detta “sei brava, ce la puoi fare”, sentirlo riconoscere da professionisti è stato un colpo al cuore, in senso positivo. Una conferma che forse quello che faccio ha davvero valore.” Il premio è anche il risultato di una collaborazione con figure come Salvatore Scozzari e Salvo De Vita. In che modo il supporto di una struttura stampa solida influisce sul modo in cui presenti la tua musica al pubblico? “Assolutamente sì. Ho meno paura, ho più autostima. Ho molta più padronanza del palco, sono molto più preparata. Certo, l'emozione c'è sempre perché quella non smette mai, però mi sento più sicura di me stessa.” Per concludere, non sono una persona di tante parole e non amo presentarmi in modo particolare. Sono una persona pacata, riservata, e credo che tutto ciò che ho raccontato finora parli già molto di me e di quello che sono. Posso solo dire grazie per questa opportunità: è stata un’esperienza che non dimenticherò mai, davvero. Spero di poter andare avanti, di crescere ancora e di avere altre occasioni per far sentire alla gente ciò che ho davvero da dire attraverso la mia voce e la mia musica. Articolo: Dott.ssa Mietto Elisa Dirigente del servizio: Dott. Salvo De Vita Supervisore e Resp. Pubblicazione: Ufficio Stampa e Produzioni MP Distribuzione: Urban Dream di Mietto Elisa