Mentre parliamo, Nicola Giosuè sorseggia un calice di vino bianco siciliano, con quella naturalezza elegante di chi sa godersi le cose buone senza mai esagerare. Si rilassa, si lascia andare ai ricordi. Ma ci tiene subito a precisare, quasi come un monito paterno: «Io non mi sono mai ubriacato. I ragazzi devono bere con moderazione, e soprattutto non devono mai mettersi alla guida dopo aver bevuto». È un dettaglio che dice molto di lui: un uomo che ama la vita, ma che non perde mai il senso della responsabilità. Ci sono vite che scorrono tranquille e vite che, a un certo punto, vengono scosse da un cambiamento improvviso. È in quel momento che si vede la stoffa delle persone. Nicola lo ha scoperto nel 2014, quando non è stato lui a scegliere di lasciare il suo lavoro da manager, ma è stato il lavoro a lasciare lui. Un licenziamento che avrebbe potuto spezzare, e invece ha acceso. Da quella frattura è nata una rinascita artistica, una seconda vita che oggi racconta con sincerità e orgoglio. La sua carriera prende forma quando decide di interpretare Renato Zero. Non un semplice tributo, ma una metamorfosi. Voce, corpo, mimica, gestualità: tutto diventa Zero, senza mai perdere Nicola. Per dieci anni gira l’Italia, dai locali più intimi ai teatri più importanti, passando per piazze gremite e palchi che sembrano respirare con lui. È un percorso che lo affina, lo tempra, lo rende riconoscibile. E infatti lo nota anche Alberto Sironi, il grande regista del Commissario Montalbano, che gli dice parole che ancora oggi gli fanno tremare la voce: «Se interpreti così Renato Zero, sei un attore a 360 gradi». Un complimento che vale una carriera, soprattutto perché Sironi, poco dopo, non ci sarà più. Nel frattempo Nicola costruisce la sua gavetta televisiva, passo dopo passo, ruolo dopo ruolo. Appare ne Il segreto dell’acqua con Riccardo Scamarcio, in Squadra Antimafia 6, in Romanzo Siciliano con Bentivoglio e Pandolfi, e ne Il giudice Meschino, dove interpreta il maresciallo capo della Catturandi. Sono apparizioni brevi, ma intense, che gli permettono di imparare, osservare, crescere. Sono note anche le sue partecipazioni annuali a Forum, un impegno che si rinnova di anno in anno e che lo vede oggi collaborare con la trasmissione come Agenzia di casting per la ricerca e selezione dei partecipanti. Una presenza costante, riconosciuta e apprezzata. Poi arriva la RAI, e con essa nuove soddisfazioni. In “Il commissario Montalbano interpreta l’onorevole Luigi Palladino. Nella serie “Il commissario Maltese” è un mafioso accanto a Kim Rossi Stuart. In “Ci vediamo in tribunale” interpreta il prof. Alberto nella seconda stagione de “Il Cacciatore” diventa Santo Sottile, prestanome del boss Giovanni Brusca. Un’interpretazione così convincente quest’ultima che, un anno dopo, in un ristorante di San Giuseppe Iato, gli offrono il conto perché lo riconoscono come “uno di loro”. Un episodio che fa sorridere, ma che dimostra quanto un ruolo possa entrare nella pelle della gente. Eppure, nonostante il talento e le opportunità, Nicola convive con un limite che pesa come un macigno: la claustrofobia. Non prende l’aereo, non entra negli ascensori, soffre di attacchi di panico negli spazi chiusi. Questo gli è costato un ruolo internazionale accanto ad Al Pacino, con un mese di riprese tra America, Bulgaria e Francia. Un’occasione che avrebbe potuto cambiare tutto, ma che ha dovuto rifiutare. Non per mancanza di coraggio, ma per rispetto verso se stesso. Ora sta valutando corsi per superare questo ostacolo, perché sa che il mondo è grande e lui ha ancora molto da dare. Tra gli eventi recenti che lo hanno visto protagonista ricordiamo quello del 6 gennaio. Un giorno che Nicola non dimenticherà facilmente. All’Oasi dei Ricordi di Pedara, alle pendici dell’Etna, ha portato la sua voce, la sua presenza, il suo calore umano a un pubblico speciale: anziani ultra novantenni che vivono nella struttura. Tutto è nato da un video, da una signora che piangeva perché non aveva i soldi per comprarsi le caramelle. Quel pianto ha toccato Nicola nel profondo. Così ha deciso di fare qualcosa. È partito da Palermo a sue spese, ha portato con sé le calze dell’Epifania piene di dolci, ha pranzato con loro, ha cantato per loro, ha parlato con loro. Sicily Move gli ha fornito un’auto e un autista per i 700 km di viaggio, ma tutto il resto – lo spettacolo, i dolci, il tempo, il cuore – è stato suo. È stata beneficenza vera, senza telecamere, senza clamore, senza ritorni. Solo emozione, solo umanità. E chi era presente racconta che gli occhi degli anziani brillavano come quelli dei bambini. E ora arriva il 13 gennaio, una data che per Nicola rappresenta un altro tipo di emozione, diversa ma altrettanto intensa. Si esibirà per il cinquantesimo compleanno del fratello Giuseppe, in una festa che riunirà oltre 200 ospiti provenienti da ogni angolo del pianeta: dalle Canarie alla Germania, dal Nord Italia alla Sicilia, fino a rappresentanze internazionali legate al mondo diplomatico. La moglie di Giuseppe è figlia di un ambasciatore, e tra gli invitati ci saranno figure di rilievo, personalità influenti, professionisti di alto profilo, membri di famiglie importanti. Sarà una festa dedicata anche alla madre, Rosaria Conciauro, che vivrà questo momento come una celebrazione familiare, ma anche come un’occasione di orgoglio profondo. Per Nicola, esibirsi davanti a un pubblico così selezionato significa molto più che cantare. Significa rappresentare la propria famiglia, la propria storia, la propria terra. Significa portare la sua arte oltre i confini abituali, confrontarsi con un’audience internazionale abituata all’eccellenza. Per questo ha scelto un repertorio soft, elegante, jazz, pensato per un’atmosfera raffinata e cosmopolita. Un repertorio che attraversa epoche e sensibilità, capace di parlare a un pubblico eterogeneo con la delicatezza di chi conosce il valore dell’eleganza: Barry White, con la sua profondità calda e avvolgente Califano in versione jazz, intimo e sorprendente Battisti in chiave jazz, morbido, raffinato, reinterpretato con rispetto Paoli in versione jazz, poetico e senza tempo Mina, icona assoluta, resa con devozione e misura Bongusto, con quel tocco di romanticismo che non tramonta mai A coronare la serata, prima del taglio della torta, ci sarà un intermezzo musicale non annunciato, un gesto affettuoso che porterà sul palco un’ondata di evergreen e buonumore. Un gran successo garantito ed una piacevole sorpresa anche per gli ospiti. Negli ultimi anni, Nicola Giosuè ha osservato con crescente amarezza il cambiamento radicale del mondo artistico e dello spettacolo. Professionista serio, abituato al rigore, alla disciplina e al rispetto del mestiere, si è trovato circondato da un panorama sempre più distorto, dove l’apparenza ha sostituito la sostanza e dove la popolarità digitale sembra contare più della competenza reale. Da uomo che ha costruito la propria carriera con sacrificio, studio e dedizione, Nicola assiste oggi a un fenomeno che lo ferisce profondamente: l’ascesa incontrollata di figure improvvisate, prive di formazione e di professionalità, che grazie ai social si autoproclamano artisti, attori, modelli, registi, produttori. Un’ondata di superficialità che, agli occhi di chi conosce davvero questo mestiere, rappresenta una minaccia non solo alla qualità del settore, ma anche alla dignità stessa dell’arte. È da questa frustrazione, da questa indignazione lucida e dolorosa, che nasce il suo sfogo. Uno sfogo necessario, sincero, senza filtri. Uno sfogo che non vuole compiacere nessuno, ma solo affermare una verità che molti professionisti condividono e pochi hanno il coraggio di dire ad alta voce. “Voglio chiudere con una riflessione che mi brucia dentro, una riflessione che nasce dall’osservazione quotidiana di ciò che ormai orbita attorno a questo mondo. E lo dico senza mezzi termini: sono indignato. Profondamente indignato. Oggi, sui social, assistiamo a uno spettacolo deprimente: un esercito di incompetenti che si autoproclama attore, attrice, modello, modella, produttore, regista, sceneggiatore, cantante, musicista… Tutti artisti. Tutti geni. Tutti fenomeni. E tutto questo solo perché hanno un profilo social. E questo, permettetemi, mi fa male. Mi fa male davvero. Perché vedo gente senza esperienza, senza contenuti, senza professionalità, senza presenza scenica, gente che non ha nulla da dire e nulla da dare… Eppure seguita da migliaia, milioni di follower. Follower virtuali, certo, ma sufficienti a trasformare il nulla in “personaggio”. E questo è devastante. Perché mentre il nulla cosmico viene idolatrato, noi professionisti seri veniamo messi da parte. E per professionista serio intendo chi ha il coraggio di dire NO quando non è nelle condizioni di dare il massimo. Io parlo per me, ma parlo anche per tanti colleghi veri, che oggi stanno soffrendo per colpa di questa invasione di esseri inutili. Il settore è stato inflazionato, contaminato, svilito da una massa che non ha né arte né parte. E la massa, purtroppo, prevale. Io, personalmente, su cento inviti ne accetto uno. Perché ormai ovunque ci sono associazioni, fondazioni, concorsi, “premiazioni” che non hanno alcuna credibilità. E i veri professionisti? Assenti. Ma loro sì: tutti attori, tutti attrici, tutti modelli, tutti artisti improvvisati. Tempo fa ho visto un’intervista a un “modello/attore”. Appena ha aperto bocca… imbarazzante. Un attore NON può non saper parlare. E qui lo voglio sottolineare con forza: io sono un attore siciliano, e la mia sicilianità si sente, certo, ma non perché abbia una dizione grezza. È riconoscibile, non rozza. Quello che ho sentito io, invece, non era un attore siciliano: era GREZZO, grezzo come un pecoraio improvvisato. E questo lo devi sottolineare bene. E poi… tutti fanno film. Tutti sono registi. Basta una telecamerina da 400 euro e via: “stiamo girando un film”. Ecco, a queste PORCHERIE – e lo ripeto, PORCHERIE – io non aderisco e non aderirò mai. Quando mi chiedono: “Perché non sei presente alle iniziative locali, agli eventi in Sicilia, a Palermo, a Catania?” La risposta è semplice: Nicola Giosuè NON sarà mai presente in iniziative prive di credibilità. Perché ormai tutti si improvvisano, e Nicola Giosuè non ci sta. Non mi interessa apparire in film che poi vengono visti solo da amici e parenti. Film senza testa né coda, prodotti da chi? Diretti da chi? Regista, produttore, sceneggiatore… sempre la stessa persona. Porcherie. E a queste porcherie, sui social e fuori, Nicola Giosuè non ci sarà mai. Nicola Giosuè NON È PER TUTTI. E non è presunzione: è PROFESSIONALITÀ. Preferisco fare poco, ma farlo bene. Mi disgusta vedere gente che si autoproclama attore, artista, modello, cantautore, regista… Ma guardiamo il curriculum di questa gente: mai stati in un canale nazionale, mai in Rai, mai in Mediaset. Eppure localmente si definiscono attori, registi, produttori. Fanno cinque, sei film l’anno. Poi vai a cercarli negli archivi Rai o Mediaset… non esistono. Eppure vengono proclamati artisti. E questo mi dà un fastidio enorme. Così enorme che preferisco ritirarmi in buon ordine, stare distante da questa società, da questo mondo distorto. A volte penso perfino di ritirarmi a vita privata. Perché per un professionista serio non è gratificante vedere questa marmaglia di gente che non è buona a nulla.” Non si tratta solo dei personaggi inutili, del nulla cosmico che si autoproclama artista, attore, regista o produttore. C’è molto di più. C’è un sistema di compromessi, di dinamiche squallide, di cerchie chiuse dove si ritrovano sempre gli stessi: festicciole, cene, movida, scambi di favori e di attenzioni. Un mondo dove, troppo spesso, il talento conta meno della disponibilità a piegarsi. Nicola Giosué non ha mai fatto parte di questi giri. Non li ha mai cercati. E soprattutto, non ha mai accettato compromessi. La sua indignazione nasce anche da ciò che ha vissuto sulla propria pelle. Agli inizi della sua carriera, tra il 2014 e il 2016, gli capitò un provino su parte — un vero provino professionale, a porte chiuse, come si fa con gli attori veri. Lo superò brillantemente. Il ruolo era suo: un personaggio ricorrente, presente in tutta la serie. Ma subito dopo arrivò la proposta indecente. Un invito “a festeggiare”, una richiesta mascherata da gentilezza, ma che lasciava intendere chiaramente quale fosse il prezzo da pagare. Nicola capì immediatamente dove si voleva arrivare. Inventò una scusa, parlò del compleanno di suo figlio, rimandò tutto al giorno dopo proponendo lui stesso un pranzo per festeggiare il contratto. Il giorno dopo non si videro mai. Il contratto non arrivò. La parte svanì. E da quel momento, una cosa divenne chiara e definitiva: “NICOLA GIOSUÉ HA UNA DIGNITÀ. E LA SUA DIGNITÀ NON È IN VENDITA” Non c’entra nulla l’orientamento, non c’entra nulla la vita privata. Nel suo privato Nicola è libero di amare chi vuole, di vivere ciò che vuole, senza dover rendere conto a nessuno. Ma una cosa è certa: non esiste che la sua intimità diventi merce di scambio per un ruolo. Non esiste. Non esisterà mai. Questa posizione, così netta, così scomoda, gli è costata opportunità. Lavora meno di tanti altri, sì. Ma non perché valga meno. Anzi: perché non si piega, perché non si svende, perché non accetta scorciatoie. Le proposte arrivano, certo. Ma spesso dietro c’è un sottinteso, un’allusione, un invito che non ha nulla di professionale. E Nicola, ogni volta, dice no. Perché non deve compiacere nessuno. Perché non deve mendicare un ruolo. Perché non deve prestarsi a nulla che non sia ARTE, LAVORO, PROFESSIONALITÀ. Le poche cose che ha fatto, le ha fatte con orgoglio, con pulizia, con dignità. E continuerà così, anche se significa fare un doppio lavoro, anche se significa restare fuori da certi giri. Perché una verità lo rappresenta più di ogni altra: “NICOLA GIOSUÉ NON SCENDE A COMPROMESSI. MAI. CON NESSUNO.” E questa, per lui, è la più grande vittoria. La storia di Nicola Giosuè è quella di un uomo che ha trasformato una caduta in un volo. Che ha costruito la propria carriera con dedizione, sacrificio, talento e una grande dose di umanità. Un artista che non dimentica le sue origini, che rifiuta ruoli importanti se non se la sente, che fa beneficenza senza telecamere, che si emoziona ricordando chi ha creduto in lui. Un uomo che continua a salire sul palco con la stessa umiltà del primo giorno, ma con una consapevolezza nuova: quella di avere una storia che merita di essere raccontata. Articolo: Dott.ssa Mietto Elisa Dirigente del servizio: Ufficio Stampa & Produzioni MP di Salvo De Vita Resp. e Tutela Immagine: Dott. Salvo De Vita Distribuzione Nazionale Digitale: Urban Dream di Mietto Elisa