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CRITICA ALL'OMOLOGAZIONE NEL SISTEMA CAPITALISTA, COME VIVERE UN ESISTENZA AUTENTICA

CRITICA ALL'OMOLOGAZIONE NEL SISTEMA CAPITALISTA, COME VIVERE UN ESISTENZA AUTENTICA

Pensiamo ad un allevamento, migliaia di pecore tutte uguali, stesso cibo, stesso verso, stessa lana, stesso latte, una macchina biologica perfetta al servizio del pastore; ora guardiamoci intorno, la società in cui viviamo sta facendo la stessa cosa con gli esseri umani, ognuno di noi è unico e irripetibile per natura eppure il sistema capitalista ci ha omologati, ci ha resi tutti uguali nei desideri, nei pensieri, nei comportamenti; ha creato l'uomo standard. Il modello ideale di quest'uomo è la persona che passa la vita tra casa, lavoro e consumo, è obbediente all'autorità, sottomesso, dedica dieci o dodici ore al giorno al lavoro salariato e il tempo che avanza lo spende comprando cose inutili; è una vita a circuito chiuso: produci, consumi, produci, consumi; quello che descrivo non è una teoria del complotto, è già sotto i nostri occhi. Ma come si fabbrica un essere umano così? Il sistema ha tre strumenti potenti che modellano le nostre menti fin da bambini. Il primo strumento che il sistema utilizza per omologarci è la scuola e qui dobbiamo fare una premessa importante, non sto dicendo che tutti gli insegnanti sono cattivi, ci sono insegnanti che cercano di fare il bene dei loro studenti, che li incoraggiano a pensare con la propria testa, che li aiutano a scoprire le loro passioni ma questi purtroppo sono casi isolati, sono eccezioni che confermano la regola che la scuola, così com'è strutturata, è una fabbrica di futuri lavoratori; questa fabbrica si è evoluta nel tempo, non produce più operai come una volta, quelli che passavano quarant'anni nella stessa fabbrica a fare lo stesso gesto, il capitalismo di oggi ha bisogno di un prodotto diverso: il lavoratore flessibile, precario, sottomesso, disposto a tutto pur di non perdere il posto. Per capire come la scuola riesca a produrre questo tipo di essere umano dobbiamo guardare a ciò che insegna, non nei programmi ufficiali ma nel modo di relazionarsi con gli altri, la scuola insegna che l'obbedienza all'autorità è la virtù più importante, il bambino deve stare seduto quando glie lo dicono, deve alzarsi quando gli viene detto, deve parlare quando glie lo dicono, deve fare i compiti che gli vengono assegnati, deve imparare ciò che gli viene imposto, non importa se ciò che studia gli sarà utile quando inizierà a lavorare o se non gli servirà assolutamente a niente; chi non obbedisce, chi trasgredisce, viene punito, le punizioni nel tempo sono cambiate ma la loro essenza è sempre la stessa; quando i miei genitori erano piccoli usavano le bastonate sulle mani, quando io andavo alle scuole elementari c'erano gli spintoni e gli schiaffi, il dolore fisico era uno strumento di disciplina, oggi la violenza fisica è stata in gran parte sostituita con violenze più sottili, più psicologiche, oggi si usano le etichette, dicono che un bambino è iperattivo, che l’altro è dislessico sapendo bene che queste parole nuocciono al benessere della persona; oltre a questo si usa la pressione del gruppo, se non sei bravo come gli altri, se non sei ubbidiente vieni isolato, preso in giro, escluso; l’etichetta psicologica e la pressione sociale sono i nuovi strumenti di disciplina ma la finalità è sempre la stessa: mettere in ginocchio i bambini davanti all'insegnante. La maestra, nel contesto scolastico, rappresenta l'autorità, è la prima figura di potere che il bambino incontra fuori dalla famiglia; se impara che deve chinare la testa davanti all'insegnante, se impara che il maestro ha sempre ragione anche quando sembra che abbia torto, se impara che disobbedire è sbagliato e comporta delle conseguenze allora, una volta cresciuto, farà la stessa cosa con l'imprenditore, con il capo ufficio, con il dirigente, con il poliziotto, si metterà in ginocchio automaticamente senza pensarci perché è stato addestrato a farlo fin dall'infanzia; il gesto di chinare la testa diventa un riflesso condizionato, come il cane di Pavlov che saliva quando sentiva il campanello. La scuola non insegna solo l'obbedienza, insegna anche un'altra lezione altrettanto importante per il sistema: la flessibilità; oggi dicono ai ragazzi che dovranno essere flessibili, adattarsi a qualsiasi lavoro, che dovranno essere pronti a cambiarne anche dieci nella vita; sembra un consiglio saggio ma in realtà è un comando, è la voce del sistema che dice: "Preparatevi ad essere sfruttati in qualsiasi modo, in qualsiasi momento, in qualsiasi posto perché se non lo farete voi ci sarà qualcun altro che lo farà al posto vostro.” La scuola, per rendere questo messaggio ancora più efficace, insegna anche che la colpa è sempre di chi subisce; dicono ai ragazzi che i sottopagati non hanno soldi per colpa loro, gli dicono che i disoccupati non hanno lavoro per colpa loro, perché non hanno studiato o non si sono dati da fare e così i ragazzi crescono pensando che se non ce la fanno è solo colpa loro, che devono essere grati per qualsiasi lavoro, anche il più umiliante, anche il più sfruttato. Nessuno a scuola racconta la verità, nessuno racconta che l'imprenditore che dice al disoccupato che non ha lavoro poche ore dopo minaccia i dipendenti per farli restare a fare gli straordinari in nero per pochi euro; nessuno racconta che nelle piccole e medie imprese italiane, dove i sindacati non entrano, i diritti dei lavoratori valgono meno della carta dove sono scritti e lo sfruttamento è all'ordine del giorno, nessuno gli racconta che essere un precario flessibile non è una scelta ma una condanna, nessuno racconta che il mercato del lavoro è strutturato apposta in modo tale che ci siano più lavoratori che posti di lavoro così da tenere tutti con l'acqua alla gola e far accettare qualsiasi condizione. Il secondo strumento che il sistema utilizza per omologarci sono le religioni monoteiste istituzionalizzate e anche qui, come per la scuola, dobbiamo fare una premessa importante, non sto parlando di quel sentimento personale che molte persone provano verso il Divino, non sto parlando della spiritualità o dei testi sacri, voglio parlare delle religioni istituzionalizzate, quindi di quelle organizzazioni che hanno una gerarchia, un capo, delle regole rigide e immutabili, parlo di quelle strutture conosciute da tutti che hanno potere, danaro e influenza politica. Non è un caso che queste strutture siano finanziate dallo stato, i politici sanno bene che la religione, se ben usata, è uno strumento potentissimo di controllo sociale, è molto più efficace della polizia o dell'esercito perché agisce dall'interno, nelle coscienze, fa sì che le persone si controllino da sole senza bisogno che qualcuno le controlli dall'esterno. Il messaggio fondamentale che queste organizzazioni trasmettono, spesso interpretando a modo loro i testi sacri, è che esiste un Dio a cui dobbiamo sottometterci, un Dio onnipotente che ha creato il mondo e che ha stabilito delle regole precise su come dobbiamo vivere, regole su cosa mangiare, come vestirci, con chi stare, cosa fare, cosa non fare, persino su come pensare e i rappresentanti di questo Dio sulla Terra sono i sacerdoti monoteisti, gli imam e i rabbini; loro sono i suoi portavoce, i suoi interpreti, loro hanno la presunzione di sapere cosa Dio vuole e noi dobbiamo ascoltarli e obbedire perché se disobbediamo a loro disobbediamo a Dio stesso. Questo modo di pensare crea la psicologia del suddito, l’insegnamento è che c'è sempre qualcuno più in alto di noi, qualcuno a cui dobbiamo inchinarci, qualcuno che sa meglio di noi cosa è giusto e cosa è sbagliato, prima Dio, poi il sacerdote, poi il padre, poi il padrone, poi lo stato, una catena di comando che parte dal cielo e arriva fino al capo ufficio; ci hanno insegnato una cosa assurda, ci hanno detto che la persona vicina a Dio è quella che accetta questa catena, che si sottomette, che non fa domande, che obbedisce; tutto questo crea la psicologia perfetta per chi dovrà fare l'impiegato o l'operaio perché l'operaio che ha imparato a chinare il capo davanti al sacerdote chinerà il capo anche davanti all'imprenditore. E poi c'è l'insegnamento della sopportazione, i vari imam, rabbini e sacerdoti monoteisti insegnano che bisogna sopportare, che bisogna accettare la propria sofferenza, insegnano che chi è prepotente alla fine sarà punito da Dio quindi non dobbiamo ribellarci, non dobbiamo lottare, dobbiamo sopportare, pregare, e aspettare che sia Dio a fare giustizia; invece di dirci di lottare per un'esistenza migliore qui e ora, in questa vita, sulla questa terra, ci dicono che il dolore è la chiave per arrivare in paradiso; con questo insegnamento l'energia per il cambiamento sociale viene deviata verso una speranza lontana, invece di lottare per avere salari più giusti, condizioni di lavoro migliori e una vita più dignitosa le persone vengono incoraggiate a sopportare, a sperare che dopo la morte arrivi la ricompensa. Sopra ho detto che le religioni monoteiste istituzionalizzate sono strumenti di omologazione ma sarebbe sbagliato pensare che questo difetto appartenga solo a loro, nel secolo scorso il paganesimo è rinato come cammino di libertà ma, come pagano politeista, devo riconoscere che in passato ha avuto la sua fase oscura e di danni non ne ha fatti pochi; all'inizio era una spiritualità vissuta, non imposta, che nasceva dal basso, ma poi in alcune parti de mondo, quando i sacerdoti hanno acquisito potere politico, quando i templi sono diventati centri di ricchezza e di controllo, allora anche il paganesimo è diventato uno strumento di omologazione; la storia ci insegna che il danaro e il potere uccidono la spiritualità. Se scuola e religione formano individui remissivi, la pubblicità fabbrica consumatori passivi, ci illudono che la felicità e la realizzazione personale si ottengano acquistando merci, in questa società l'unicità è vista come un difetto ma attenzione, il sistema è furbo, non ci dice che dobbiamo essere uguali agli altri perché sarebbe troppo evidente, ci illudono che possiamo esprimere la nostra unicità attraverso ciò che compriamo anziché attraverso ciò che siamo; il sistema non ci dice "compra solo queste scarpe" perché sarebbe troppo palese, ci dice invece: "Scegli tra Adidas, Lotto, Nike, Puma o altre marche, scegli tu il colore e il modello ma compra."; La libertà che ci concedono è una libertà dentro il recinto mentre la libertà che non ci concedono è quella di non giocare al loro gioco quindi la libertà di dire: “Non mi serve” senza sentirci degli emarginati; se indossiamo vestiti sbiaditi o rifiutiamo le bibite e beviamo solo acqua del rubinetto o succhi di frutta succede che i colleghi e gli amici ci prendono in giro, il sistema ha costruito un meccanismo psicologico potentissimo: la vergogna sociale, la vergogna ci sussurra che se non compri quello che comprano tutti sei un fallito, sei fuori dal mondo, sei un poveraccio; a questo punto, pur sapendo che non abbiamo bisogno di quella maglietta la compriamo, pur sapendo che il nostro telefono funziona benissimo lo buttiamo per acquistare l’ultimo modello ma non perché desideriamo veramente quei prodotti, perché abbiamo paura di essere giudicati e di poter essere esclusi dal gruppo. Tutta questa omologazione è un lento suicidio dell'anima, ci spegne, ci priva della cosa più preziosa: la possibilità di scegliere chi vogliamo essere; il sistema sceglie per noi i sogni che dobbiamo inseguire, sono sogni di possesso, di apparenza, di status ma quando li raggiungiamo sentiamo un grande vuoto dentro di noi perché quegli obiettivi non erano veramente nostri, correre dietro alle aspirazioni di un altro è la ricetta perfetta per l'infelicità. Svegliarsi da questo sonno, rifiutare il ruolo di pecora del gregge e vivere una vita che sia davvero nostra è il primo passo per ritrovare se stessi ma un rifiuto totale e visibile ci farebbe sbattere contro un muro, il sistema non perdona chi esce dal recinto in piena luce, per questo, secondo me, il sentiero giusto è quello della tattica del guerriero spirituale; dovremmo indossare una maschera, fingere di far parte del gregge, illudere gli altri e il sistema stesso che ne facciamo parte e allo stesso tempo staccarci e magari invitare gli amici più fidati con le nostre stesse idee a seguire il nostro sentiero; riporto qui sotto sei strategie che secondo me sono le più importanti per uscire dal recinto. Secondo me per vivere una vita che sia davvero nostra il primo passo che dovremmo fare è porre a noi stessi una domanda, dovremmo chiederci se ciò che desideriamo lo vogliamo davvero o ce l'hanno venduto come tale; pensiamo per un momento a tutto ciò che desideriamo: il lavoro che sogniamo, la macchina che vorremmo, la casa che immaginiamo, il tipo di relazione che cerchiamo, i nostri hobby; dopo aver fatto questo chiediamoci se sono aspirazioni nostre o sono immagini che abbiamo visto così tante volte nei film, nelle pubblicità, nei discorsi dei genitori o degli amici e le abbiamo fatte nostre senza accorgercene. il sistema capitalista è furbo, non ci ordina di volere qualcosa ma, tramite la televisione e internet ci mette continuamente davanti agli occhi delle immagini di felicità legate a quelle cose, vediamo una persona sorridente su una macchina nuova, una famiglia felice in una casa enorme, un attore di successo dall’aspetto sereno con un certo tipo di vestiti, un uomo gioioso con una mazza di banconote tra le mani; vediamo queste immagini decine di volte ogni giorno e ad un certo punto il nostro cervello collega automaticamente un determinato bene materiale oppure una certa idea di famiglia alla felicità ma è una felicità presa in prestito, non nostra; molte persone scelgono una professione solo perché fa guadagnare bene, nella loro testa il danaro è legato alla felicità, tanti uomini e donne vanno in palestra per apparire muscolosi agli occhi degli altri anche se odiano fare quegli esercizi e preferirebbero osservare il tramonto in riva al mare, lo fanno perché ci hanno insegnato che essere attraenti rende felici, questo è vero ma non sempre i muscoli rendono una persona attraente. Per uscire da questo meccanismo può essere utile fare un viaggio all'indietro, tornare a quando eravamo bambini, quando non cercavamo ne uno status ne l’approvazione della società, quando nessuno ci diceva cosa eravamo obbligati a volere e cosa eravamo obbligati ad essere per sentirci accettati; dovremmo, per un attimo tornare a ragionare con quella mentalità che è stata messa a tacere dalle voci dei genitori, degli insegnanti, della televisione e chiederci quali sono i nostri desideri autentici. Il secondo passo riguarda il rapporto con i beni materiali, ciò che scrivo può sembrare un paradosso ma serve a non cadere in un dannoso sentiero estremo; alcune persone, quando capiscono il gioco del sistema capitalista, iniziano ad andare in giro in bicicletta, si vestono con vestiti sbiaditi, rifiutano gli smartphone e qualsiasi oggetto moderno ma questa è una trappola perché ci isolerebbe dal mondo inoltre il sistema è contento quando qualcuno si estremizza perché lo può additare come diverso; la vera sfida è quella di ridefinire il rapporto con i beni materiali senza rinunciarvi, dovremmo imparare a considerarli per quello che sono, quindi solo degli strumenti e allo stesso tempo dovremmo indossare la maschera di chi li considera simboli per non attirare l'attenzione del sistema e per non essere emarginati. Secondo me dovremmo tenerci la nostra bella auto, il nostro smartphone, il nostro computer, le scarpe comode ma non cambiamoli ogni anno se svolgono ancora la loro funzione e sono passabili agli occhi della gente; dovremmo fingere di essere interessati all’ultimo modello di smartphone, al nuovo Rolex, fingiamo di vantarci della nostra macchina e delle nostre scarpe firmate, tutto questo serve a non isolarci, a non diventare i diversi che tutti additano; è importante che mentre recitiamo, nella nostra testa, abbiamo bene chiaro che quelle cose sono solo strumenti, non sono la felicità, a volte sono degli strumenti che possono creare la felicità ma non definiscono una persona; il trucco consiste nel separare l'apparenza dalla sostanza; giochiamo al gioco delle apparenze ma ci focalizziamo sui nostri desideri veri e ci impegniamo per realizzarli; così facendo appariremo al mondo come pecore del gregge ma in realtà stiamo seguendo il nostro sentiero. Il terzo passo è quello che mette più paura perché ci sono di mezzo i soldi e senza di essi non si vive, parliamo del lavoro; dovremmo cercare di dedicare al lavoro solo il tempo necessario ma tutti sanno quanto questo obbiettivo sia difficile da raggiungere, sappiamo tutti che nelle piccole aziende del settore tessile si lavora undici ore al giorno, sappiamo tutti che nelle aziende agricole e nelle imprese edili in estate si lavora fino alle sette e mezza di sera; nelle grandi fabbriche, dove ci sono i sindacati, questi soprusi non avvengono ma nelle migliaia di piccole e medie aziende, che in Italia sono circa il novantanove per cento del totale, dei sindacati non c'è neanche l'ombra e le ingiustizie sono all’ordine del giorno. Allora che fare? La soluzione più radicale sarebbe crearsi il lavoro da soli, immaginiamo di riunire gli amici più fidati, quelli con cui condividiamo le stesse idee, possiamo mettere insieme le nostre competenze, i nostri risparmi, le nostre energie e fondare una cooperativa senza capi dove le decisioni si prendono insieme, dove i legami sono orizzontali e non gerarchici, un azienda dove il tempo dedicato al lavoro non è disumano e vergognoso ma è giusto, equilibrato e dignitoso. Tutto questo sembra un sogno, un'utopia e in parte lo è perché richiede competenze che, molte volte, lavorando nelle aziende del sistema capitalista che funzionano più o meno come delle catene di montaggio, non le abbiamo acquisite, ci hanno abituati ad avvitare le solite dieci viti, a tagliare i soliti pezzi di legno; creare una cooperativa richiede coraggio e un progetto solido nelle teste, bisogna affrontare la burocrazia, competere con aziende che sfruttano i lavoratori e possono permettersi prezzi più bassi, è difficile e pieno di ostacoli ma non è impossibile. Il quarto passo è apparentemente il più piacevole ma in realtà è uno dei più insidiosi, parliamo del tempo libero; la società capitalista ci ruba dieci, undici, a volte tredici ore al giorno con il lavoro ma non si ferma qui, non gli basta rubarci il tempo della vita attiva, vuole sottrarci anche il tempo che dovrebbe essere nostro, quello in cui potremmo finalmente respirare; tutto questo viene fatto perché il sistema ha paura del silenzio, ha paura che passiamo ore immersi nella noia, nell’ozio, se rimaniamo soli con noi stessi iniziamo a pensare e un essere umano che pensa viene considerato pericoloso perché inizia a porsi domande sul senso della sua vita in questa società e a mettere in discussione il sistema stesso. Il sistema ha inventato un trucco geniale, invece di concederci del tempo che sia veramente libero ci riempie le poche ore che ci rimangono con distrazioni, stimoli, messaggi, immagini, pubblicità, ci fa credere che il tempo libero è fatto di serie televisive da guardare una dopo l'altra, di social network da scorrere senza sosta, di video e messaggi da pubblicare, di shopping, ci illude che divertirsi significa stare davanti a uno schermo o acquistare prodotti inutili ma è tutto falso, è un inganno perché questo non è tempo libero, è tempo in cui il sistema continua a dirci cosa dobbiamo desiderare, cosa dobbiamo comprare, cosa dobbiamo essere. Dovremmo usare i dispositivi elettronici quando effettivamente ci servono ad esempio per guardare un film interessante, per scrivere un post coinvolgente ma andrebbero utilizzarli con moderazione, non dovremmo tenerli accesi tutte le ore che non siamo impegnati con il lavoro; per alcuni minuti dovremmo immergerci nel silenzio e chiederci cosa ci fa sentire vivi, cosa vorremmo fare veramente nelle ore a nostra disposizione, allora ciò che ci piace davvero emergerà nella nostra testa, non importa cosa sia, l'importante è che sia autentico e che ci renda felici. Nel tempo libero dovremmo dedicare qualche minuto all’ozio, è un termine che il sistema ci ha insegnato a disprezzare, a considerare un vizio, una perdita di tempo e invece ha la sua importanza perché è nella noia, in quei momenti in cui non siamo impegnati in nulla che il cervello fa emergere i desideri sepolti e, a volte, ci fa capire qualcosa di importante su noi stessi. Nel tempo libero dovremmo poi dedicare qualche ora ai nostri legami affettivi veri perché la vita vera non è fatta solo di like e di follower, è fatta anche di tempo passato con le persone che amiamo. Il quinto passo è quello che richiede più intelligenza strategica, parliamo del rapporto con l'autorità, con coloro che si considerano superiori; la società capitalista per funzionare ha bisogno di persone ubbidienti e remissive, ha bisogno che qualcuno stia in alto e qualcuno in basso e che quelli in basso accettino questa disposizione come se fosse una legge naturale per questo il sistema ha creato una vera e propria piramide sociale invisibile e su ogni gradino di questa piramide ha piazzato una figura autoritaria: il genitore che sa tutto, l'insegnante che non si discute, il capitalista, il medico che ha l'ultima parola, il poliziotto; tutte queste figure, secondo la logica del sistema, sono superiori e noi dovremmo chinare il capo e non fare domande. Ma la verità scomoda che il sistema non vuole che noi sappiamo è che non esiste alcuna superiorità naturale; la scienza, in particolare la genetica e le neuroscienze, non hanno mai dimostrato l'esistenza di una persona superiore o di una gerarchia naturale tra gli esseri umani anzi, gli studi ci mostrano esattamente il contrario, le ricerche sottolineano che la maggior parte delle differenze che osserviamo tra le persone è dovuta a fattori ambientali, esperienze di vita e circostanze sociali e non supportano in alcun modo l'idea di una superiorità intrinseca, dire che una persona è superiore per via dei suoi geni è scientificamente insostenibile; non esistono esseri superiori, esistono solo persone che si sono ritrovate in una posizione di potere e alcuni di loro, col tempo, iniziano a credere di essere veramente superiori, iniziano a delirare, a pensare di essere speciali, a confondere il loro ruolo con la loro identità e a ritenersi autorizzati a calpestare gli altri ma è solo un delirio; il trucco del sistema è che ha costruito un'intera struttura psicologica per farci credere che esistono esseri superiori, ci hanno insegnato fin da bambini che dobbiamo rispettare chi sta sopra, che dobbiamo obbedire ciecamente, che non dobbiamo mettere in discussione l'autorità perché è superiore a noi. Se non vogliamo giocare al gioco accennato sopra, se trattiamo il capitalista come un nostro pari e ci rifiutiamo di chiamarlo ingegnere o dottore quando tutti gli altri operai lo fanno il sistema ci schiaccia; iniziano ad additarci come ribelli, diversi, pericolosi, i colleghi ci evitano, la nostra vita diventa un agonia e alla fine possiamo perdere il lavoro; a questo punto diamo la colpa all’imprenditore ma in realtà la colpa è sempre del sistema che permette a certe figure che stanno in alto nella piramide sociale di agire in un determinato modo. Allora cosa fare? Anche in questo caso può essere utile applicare la tattica del guerriero spirituale, occorre indossare una maschera, fingere, giocare al gioco del sistema senza crederci; chiamiamo ingegnere il proprietario dell’azienda, chiniamo la testa davanti al poliziotto e chiamiamolo sergente, chiamiamo professori gli insegnanti dei nostri figli, con educazione; facciamo tutto ciò che il sistema si aspetta da noi ma nella nostra testa dobbiamo avere ben chiaro che quelle persone non sono superiori, sono nostri pari; indossando la maschera stiamo semplicemente recitando una parte per navigare in un mondo che non ci appartiene e proteggere noi stessi. L’ultimo passo è difficile da affrontare, parliamo della famiglia, il sistema capitalista non si ferma al lavoro, al tempo libero, ai beni materiali o alle gerarchie sociali, vuole entrare anche nelle nostre case, nelle nostre sale da pranzo, nei nostri affetti più intimi. Molti genitori crescono i figli con l'idea che la loro vita debba seguire un copione prestabilito, questo copione varia leggermente a seconda della cultura ma nella sostanza è sempre lo stesso: trovare un lavoro stabile e ben retribuito che ci tiene impegnati tutti i giorni dalla mattina alla sera, comprare una casa grande con il mutuo, comprare un'auto di lusso che faccia bella figura, sposarsi in chiesa o in moschea e fare figli; i genitori esigono che seguiamo la strada che loro hanno immaginato per noi, molte volte non lo fanno per cattiveria ma perché è così che hanno vissuto loro e non riescono ad immaginare che si possa seguire uno stile di vita diverso da quello imposto dalla società capitalista. Quando un figlio inizia a prendere strade diverse da quelle immaginate dai genitori, ad esempio quando ha una relazione fuori dagli schemi oppure decide di non sposarsi o di non mettere al mondo bambini, allora scatta il conflitto; i genitori si sentono traditi, si sentono come se il loro progetto stesse fallendo e iniziano a fare domande, a fare pressioni, a fare sentire in colpa i figli. "Ma non pensi al tuo futuro?" “Perché a trent’anni non ti sei ancora sposato?” “Quando mi presenti un nipotino?” "Che figura faremo con i parenti?" "Sei sicuro di ciò che fai?" Queste sono le domande più frequenti; in quei momenti abbiamo la tentazione di arrabbiarci di alzare la voce, di chiuderci a riccio, alcuni hanno la tentazione di cedere, di rinunciare ai loro sogni ma nessuna di queste strade è giusta; la rabbia crea ferite difficili da rimarginare mentre la resa ci fa vivere una vita che non è la nostra, una vita passata a cercare di accontentare gli altri è una vita sprecata. La via giusta è quella della calma, quando i genitori ci chiedono perché non seguiamo la loro strada dovremmo rispondere con calma, diciamo loro semplicemente: "Io sto bene così, questa scelta mi rende sereno."; La nostra serenità è la prova più evidente che la nostra scelta è giusta; è possibile che i nostri genitori non ci capiranno mai, alcuni sono talmente intrappolati nelle loro convinzioni che non riescono a vedere oltre ma non dobbiamo disperare, non dobbiamo sentirci in colpa perché la nostra vita è nostra, non siamo un oggetto di possesso dei genitori, i figli non sono un prolungamento dei sogni dei genitori, non sono un trofeo da mostrare agli amici e non sono un investimento per la vecchiaia; i figli sono persone, esseri umani che hanno il diritto di scegliere la propria strada anche se diversa da quella immaginata da chi li ha generati.

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Nigra: “Sei tu”

Nigra: “Sei tu”

Il nuovo singolo del trio elettro‑folk affronta la normalizzazione della violenza e le contraddizioni della società contemporanea Dopo il riconoscimento ottenuto con “A piedi nudi” — inserito tra i migliori dischi indipendenti italiani del 2025 — e dopo un tour che ha attraversato numerose città italiane fino al Concertone del Primo Maggio 2026 di Reggio Calabria, i Nigra tornano con “Sei tu”, il nuovo singolo disponibile dal 26 giugno su tutte le piattaforme digitali. “Sei Tu” è un brano elettro-folk che fonde radici mediterranee, scrittura d’autore ed elementi elettronici contemporanei. Attraverso una narrazione diretta e immagini fortemente evocative, il brano affronta uno dei temi più urgenti del nostro tempo: la progressiva normalizzazione della violenza e la crisi dei modelli culturali e sociali che accompagnano le nuove generazioni. Il ritornello non è una condanna generazionale, ma una provocazione rivolta all’intera società. Una riflessione sul paradosso di un mondo che si definisce evoluto e connesso, ma che fatica a trasmettere valori come rispetto, empatia e convivenza civile. Il testo alterna memoria e presente: da un lato il ricordo di una generazione cresciuta tra scoperta, viaggi, errori e libertà; dall’altro l’inquietudine di un presente dominato da etichette, appartenenze e nuove forme di isolamento sociale. Musicalmente, “Sei tu” rappresenta una naturale evoluzione del percorso dei Nigra: l’impianto elettro-folk unisce strumenti tradizionali, chitarre elettriche, programmazioni elettroniche e atmosfere cinematiche, costruendo un equilibrio originale tra energia, melodia e ricerca sonora. Il brano nasce dalla scrittura di Luciano Amodeo, autore del testo e co‑compositore insieme a Pasquale Caracciolo e Felice Christian Gangeri. La produzione artistica è affidata a Daniele Grasso, che contribuisce anche alle parti elettroniche e ai synth. La formazione vede Amodeo alla voce, Caracciolo alla chitarra e Gangeri alla batteria, con la partecipazione di Elisa Milazzo e Flavia Lauriola ai cori. Nigra è un trio musicale (Luciano Amodeo, Pasquale Caracciolo, Christian Felice Gangeri) che unisce sonorità elettro‑acustiche e rock in un linguaggio musicale “oltre confine”, capace di fondere radici mediterranee, folk, scrittura d’autore ed elementi elettronici contemporanei. La band è stata finalista nazionale a "Sanremo Rock”, "Arezzo Wave" e alla festa della musica di Zocca 2024 (contest nazionale indetto da Vasco Rossi in collaborazione con il comune modenese). Vincitrice, inoltre, di molti altri contest nazionali, che hanno consentito alla band di distinguersi in diverse regioni italiane. I precedenti tour hanno accompagnato il progetto lungo tutto lo stivale con oltre 150 concerti dal vivo, valicando altresì i confini nazionali sino ad arrivare anche in Spagna e Sud America. All’attivo della band due album, entrambi prodotti dal maestro Daniele Grasso presso lo studio The Cave. Il primo disco è stato pubblicato da Top Records di Milano, mentre il secondo, “A piedi nudi”, sarà pubblicato nella primavera del 2025 con l’etichetta DCAVE Records di Catania. Dopo l’EP “La Madrugada” e l’album “La stanza di seta”, la band pubblica “A piedi nudi”, lavoro che unisce energia rock, introspezione, impegno civile e ricerca sonora. L’album viene inserito nella Top 100 dei migliori dischi indipendenti italiani del 2025, confermando la crescita artistica del trio e attirando l’attenzione della critica specializzata. Dal disco vengono estratti i singoli “Terra rossa”, “Sudamerica” e “Chi sono”. Il tour successivo attraversa numerose città italiane e culmina nella partecipazione al Concertone del Primo Maggio 2026 di Reggio Calabria, all’Arena dello Stretto, all’interno della line‑up di Studio54 Network insieme a artisti di rilievo nazionale come Le Vibrazioni, Enrico Nigiotti, Rosa Chemical, Marco Carta, Random, Alex Wyse e i New Trolls. Un riconoscimento significativo del percorso costruito dalla band negli ultimi anni. Il 26 giugno 2026 segna l’inizio di un nuovo capitolo con l’uscita del singolo “Sei tu”, accompagnato da un videoclip girato a Milano che utilizza la città come metafora della contemporaneità. Contestualmente, i Nigra proseguono la loro attività live con nuove date nel circuito Studio54 Network, tra cui gli appuntamenti del 2 agosto a Villa San Giovanni e dell’8 agosto a Gioia Tauro, parte di un tour in costante aggiornamento. Oggi i NIGRA rappresentano una delle realtà più originali e autentiche della nuova musica indipendente italiana. La loro proposta unisce energia e profondità, memoria e modernità, radici mediterranee e visione internazionale, mantenendo sempre al centro le persone, le storie e le contraddizioni del nostro tempo. Etichetta: DCAVE RECORDS CONTATTI E SOCIAL facebook.com/share/1B9zyRfytW/?mibextid=wwXIfr instagram.com/nigra_official?igsh=cmpyYXluNDMzdjFk&utm_source=qr

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BELLEZZA ETERNA

Tutti siamo ammaliati dalla bellezza fascinosa ma sappiamo che si dilegua con il tempo. Tutti combattono per raggiungere una bellezza eterna inalterata nel tempo e ricorrono a vari mezzi. Nel romanzo di oscar Wilde il ritratto di Dorian Gray il protagonista, ossessionato dal mito della eterna giovinezza e bellezza, fa un patto, l’anima in cambio di essere sempre giovane e l’incantesimo si compie davanti al suo ritratto realizzato dal suo amico pittore ammaliato dal suo aspetto che lo ritrae nel fiore degli anni. Con gli anni Dorian mantiene il suo aspetto di eterno giovane mentre la tela invecchia al suo posto, si corrompe e sembra assorbire i suoi peccati. In altre parole la sua vita dissoluta dedita solo ai piaceri lascia tracce profonde nel ritratto. Il volto assume smorfie e ghigni quasi satanici in base ai misfatti commessi. Il quadro viene nascosto in soffitta perché mostra non solo la decadenza fisica ma soprattutto quella morale. Le azioni turpi lasciano tracce sulla pelle. Questo romanzo al suo apparire suscitò molte polemiche e critiche ma ha un suo fondamento di verità. Il male corrompe e distrugge pure la bellezza assoluta, per restare giovani non basta curarsi bisogna essere anche corretti e onesti, puri e innocenti. Non è un caso che la Madonna appaia sempre come una giovinetta di sedici anni con la pelle di pesca e gli occhi brillanti come fosse eternamente giovane. Anche dei santi che sono apparsi in visione si sono mostrati giovani. La giovinezza è transitoria solo per le anime corrotte. Le anime illuminate dalla esperienza della grazia sono candide, giovani, appagate. Anche i defunti spesso vengono in sogno più giovani di quando sono deceduti. Il peccato invecchia, imbruttisce, rende cupi. Le persone serene hanno un colorito perfetto, un sorriso dolce. I volti dei cattivi sono sempre tristi, tesi avvolti come sono nella materialità sadica della esistenza.

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Miss Curvyssima 2026: Ioana Caterina Niculae vincitrice della fascia Miss Zurich Bank

Miss Curvyssima 2026: Ioana Caterina Niculae vincitrice della fascia Miss Zurich Bank

Miss Curvyssima 2026: la storia di Ioana Caterina Niculae e la forza gentile di un concorso che cambia le donne Casa La Corte, a Forlì, ha inaugurato il tour 2026 di Miss Curvyssima con una serata vibrante, fatta di emozioni sincere e passi sicuri sul palco. Tra le protagoniste, Ioana Caterina Niculae che ha conquistato la fascia di Miss Zurich Bank, simbolo di eleganza e determinazione. Ioana ha 39 anni, vive a Ravenna e partecipa a Miss Curvyssima da tre anni. È madre ed è una donna che ogni giorno concilia lavoro, famiglia e un percorso personale di crescita. Sul palco porta una bellezza che nasce dalla vita vissuta: autentica, spontanea, costruita passo dopo passo attraverso la scelta di non nascondersi più. In questi tre anni ha conquistato numerose fasce, premi di sponsor diversi e anche un primo posto. Ogni riconoscimento è stato un tassello di un cammino che l’ha resa più sicura, più consapevole, più fiera di sé. La fascia di Miss Zurich Bank non è stata per Ioana un semplice premio. È stata una conferma: sei abbastanza, sei bella, sei forte. Un simbolo che apre porte, certo, ma soprattutto che apre dentro. Molte concorrenti lo raccontano: vincere una fascia significa sentirsi finalmente viste, rispettate, celebrate. Per Ioana è stato così. Una piccola rivoluzione personale. Ioana racconta che il palco è un vortice di emozioni, mentre il dietro le quinte è un mondo a parte, quasi incantato. È lì che nascono nuove amicizie, che ci si scambia consigli sinceri, che si ride e si condivide qualche lacrima. È lì che le donne si riconoscono, si sostengono, e capiscono che non sono avversarie, ma compagne di viaggio. Miss Curvyssima è un percorso che cambia la postura, ma soprattutto cambia l’anima. Aiuta a ritrovare fiducia, a non ascoltare i giudizi esterni, scoprire la propria femminilità, creare legami forti. Per Ioana è importantissimo lanciare un messaggio semplice e potente: “Guardati con occhi buoni. Fidati di te. Non credere a ciò che dice la gente. Prova.” Un invito che vale per chi sogna di partecipare a un concorso, ma anche per chi sta cercando un modo per ricominciare. La tappa di Forlì non è stata solo l’inizio del tour 2026: è stata la prova che Miss Curvyssima continua a essere un luogo dove le donne si riscoprono, si sostengono e si trasformano. E la fascia di Ioana Caterina Niculae, è il simbolo di tutto questo: una celebrazione della bellezza che nasce quando una donna decide di credere in sé stessa. Articolo: Dott.ssa Mietto Elisa Dirigente del servizio: Dott. Salvo De Vita Supervisore e Resp. Pubblicazione: Ufficio Stampa e Produzioni MP Distribuzione: Urban Dream di Mietto Elisa

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Cinema: successo di pubblico a Palermo per la presentazione del docufilm "Made in Sicily"

Cinema: successo di pubblico a Palermo per la presentazione del docufilm "Made in Sicily"

PALERMO – Grande partecipazione e un notevole successo di pubblico hanno caratterizzato, giovedì 25 giugno al cinema Aurora di Palermo, la presentazione di "Made in Sicily", il docufilm corale nato per celebrare il prestigioso riconoscimento della cucina italiana come Patrimonio dell'Umanità UNESCO. Il progetto, scritto, diretto e prodotto da Fabrizio Dia per l'associazione Digital H.M. (hostessmodelle), ha catturato l’attenzione degli spettatori, configurandosi come un omaggio appassionato alle radici e all’eccellenza gastronomica siciliana. La visione autoriale di Dia, che firma anche la sceneggiatura, ha dato vita a un’opera corale che ha visto la partecipazione di un nutrito staff tecnico, fondamentale per la riuscita della pellicola. La serata è stata l’occasione per ringraziare i professionisti che hanno lavorato al film, tra cui il direttore della fotografia e fotografo di scena Sergio Fiorito, gli aiuti regia Camillo Spoto, Marco Ernani e Andrea Conti, il fonico e microfonista Giuseppe Ciriminna, e i location manager Carlo Muraglia e Marzia Castana. Hanno inoltre collaborato Giovanni Nicolosi (dronista), Kiara Ferretta (consulente costumista e sound design), Maria Elena Ristuccia (consulente per la sicurezza alimentare) e Marzia Castana (make up artist). A impreziosire il lavoro, una colonna sonora originale che include i brani inediti "Marranzano al Vento" e "Buongiorno Sofia", con il sound design curato da Fabrizio Dia e Kiara Ferretta. I riconoscimenti Durante la cerimonia, sono state consegnate targhe al merito per sottolineare l’impegno profuso nel progetto. Il riconoscimento come "Migliore attrice" è andato a Sophia Pagliaro. Premiata anche Maria Elena Ristuccia per la sua preziosa consulenza tecnica. Un ringraziamento speciale è stato rivolto alle aziende I.D.I.M.E.D. e Cantine Rallo, il cui sostegno è stato fondamentale per la realizzazione dell'iniziativa. Il Cast L'opera si avvale di un vasto cast corale, che annovera: Vito La Grassa, Rita Bucchieri, Emmanuele Crisafi, Maria Giovanna Frangiamone, Elisabetta Inzerillo, Vita Scibilia, Marzia Castana, Manuela Vesco, Aurora Orlando, Alessandra Carollo, Gabriel Torino, Giulia Messina, Davide Messina, Miriam Gioeli, Serena Bommarito, Sabrina Ottobre, Vittoria Martinelli, Aurelia Tripi, Valentina Vara, Chiara Seminara, Simone Aiello, Giorgia Davì, Matteo Provenzano, Gianni Tagliavia, Giulia Perdichizzi, Alice Rubino, Andrea Campisi, Giorgia Di Carlo, Anastasia Caruso, Lorenzo Pulizzi, Maria Amelia Migliore, Roberta Chiodo, Alessandra Chiodo, Greta Giacalone, Sabrina Giacalone, Gabriele Giacalone, Jenny Passantino, Teresa Guddo e Morena Prestigiacomo. Nella foto i protagonisti del docufilm, da sinistra Rita Bucchieri, Vito La Grassa, Sophia Pagliaro.

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Un disco da ballare e da attraversare: MaxNeri pubblica “UNIVERSAL”

Un disco da ballare e da attraversare: MaxNeri pubblica “UNIVERSAL”

La club culture italiana degli anni Novanta incontra la nuova geografia elettronica globale con cinque voci femminili e un viaggio sonoro in 15 tracce che intreccia lingue, ritmi e immaginari diversi. Il DJ e producer italiano MaxNeri, con un percorso radicato nella cultura club dei primi anni Novanta e una formazione classica al sassofono, torna con un disco che affronta la struttura dell’album come atlante sonoro, “UNIVERSAL”. Il progetto non segue un unico genere, muovendosi tra afro house, melodic techno, synthwave e sonorità mediterranee, per tenere insieme lingue diverse — italiano, inglese, francese, portoghese, spagnolo, dialetto salentino e richiami partenopei —come parte integrante dell’architettura dei brani. La produzione, che lavora su una contrapposizione costante, vede da una parte l’elettronica, i synth analogici e i groove da club; dall’altra, l’uso di strumenti reali — sitar, oboe, sax, flauto, clarinetto, fisarmonica e fiati bandistici —, infondendo al disco un respiro acustico e una fisicità che richiamano la stagione aurea dell’elettronica europea, quando la cura per il suono analogico era il presupposto necessario di ogni incursione sintetica. Ogni traccia del disco è una rotta, una finestra aperta su un luogo specifico. Il Brasile caldo e fisico di “Pulso Dourado”, l’alba di “Before the Sunrise”, il mare come simbolo di libertà in “Non torno più”, la notte francese di “Dans la Nuit”, il mito mediterraneo di “Cor’e’Mar”, la piazza salentina e ribelle di “Mo’ sona la festa”, la scossa elettronica di “Far from Here”, fino alla chiusura ipnotica e d'ampio raggio di “To the Desert”. Le voci sono uno degli assi portanti di “UNIVERSAL”. Neuma, Nasha, Margot, Leonor ed Élen Virel non intervengono come semplici featuring, ma come presenze distinte e ben definite, ciascuna legata a una lingua, a una cultura, a una diversa idea di movimento. Neuma firma il versante notturno, elettronico e introspettivo in inglese; Nasha apre al calore mediterraneo tra spagnolo e mantra; Margot porta la lingua italiana, la ribellione e una presenza più terrena, istintiva, legata al corpo, al mare e alla piazza; Leonor delinea la dimensione lusofona e tribale; Élen Virel definisce il capitolo francese, urban e notturno. Questa pluralità di voci, suoni, atmosfere e colori diventa il tratto identitario di un album che non si presenta come una collezione di singoli slegati, ma come una sequenza di tappe di un unico viaggio. Con “UNIVERSAL”, MaxNeri prova a rispondere a una domanda che attraversa molta della musica elettronica contemporanea: come si può produrre un suono internazionale senza perdere provenienza, storia, radici, tradizioni? La risposta arriva con un progetto che guarda fuori dall’Italia, ma porta con sé una sensibilità tipicamente nostrana: la cura melodica, l’attenzione per la voce, il senso del contesto, del paesaggio, il gusto per la narrazione, il rapporto con la cultura dance e progressive. “UNIVERSAL” parte dal calore del corpo e arriva al deserto, passando per il mare, la città, la notte, la festa, i ricordi, il confine personale e il desiderio di un altrove possibile. Una sintesi tra la fisicità del dancefloor e la necessità di un racconto. A seguire, tracklist e track by track del disco: “UNIVERSAL” – Tracklist: 1. “Pulso Dourado” (feat. Leonor) 2. “Before the Sunrise” (feat. Neuma) 3. “Non torno più” (feat.Margot) 4. “Zama Leyo” (feat. Nasha) 5. “Dans la Nuit” (feat. Élen Virel) 6. “Eh vai, eh vai” (feat. Margot) 7. “Back to You” (feat. Neuma) 8. “Cor’e’Mar” (feat. Nasha) 9. “Don’t Touch My Silence (Elettro Vision)” (feat. Neuma) 10. “Roda Devagar” (feat. Leonor) 11. “Move Your Body” (feat. Neuma) 12. “Mo’ sona la festa” (feat. Margot) 13. “Don’t Stop Now” (feat. Nasha) 14. “Far from Here” (feat. Neuma) 15. “To the Desert” (feat. Neuma) “UNIVERSAL” – Track by Track: Ad aprire il disco è “Pulso Dourado”, interpretata da Leonor: un brano attraversato da vibrazioni afro-tech, richiami brasiliani e melodic techno, in cui il portoghese diventa percussione, respiro, pulsazione. Il titolo — “battito dorato” — definisce subito il clima dell’album: sole, corpo, pelle, ritmo, movimento. Con “Before the Sunrise”, affidata alla voce di Neuma, il viaggio cambia prospettiva. Il pezzo si concentra sul tempo che precede l’alba, su quegli istanti in cui le cose non sono ancora concluse e non sono più interamente salve. Qui la trama synthwave ed electropop è sostenuta da una linea melodica che inserisce l’oboe come segno distintivo. Il primo capitolo italiano arriva con “Non torno più”, interpretata da Margot. Il titolo diventa la frase di chi decide di interrompere un ritorno, lasciare ciò che ferisce, cambiare rotta. “Zama Leyo”, con Nasha, sposta invece il baricentro verso una dimensione più organica, sensuale e fluida. Spagnolo, mantra vocali, flauto, clarinetto, afro house e deep house regalano al brano un ritmo che avvolge, accompagna, trascina. Con “Dans la Nuit”, cantata da Élen Virel, l’album entra in una notte francese dal respiro europeo. Italo-disco anni ’80, electropop contemporaneo, sax soprano, piano, pad analogici e drum machine filtrate definiscono una traccia in cui il francese crea intimità, mentre la frase inglese “Feel the fire” apre il pezzo a un’identità più ampia. La parte più solare e diretta del disco arriva con “Eh vai, eh vai”, ancora con Margot: un mantra pop-dance mediterraneo, immediato, da riva e notte estiva. Qui MaxNeri lavora sulla semplicità: poche parole, una ripetizione che si fissa nei pensieri, una voce che guida il movimento. “Back to You”, con Neuma, riporta “UNIVERSAL” in una zona più interiore. È una traccia sull’attrazione che continua a richiamare, sul ritorno mentale verso una persona, un ricordo, una figura con cui non si ha chiuso davvero. La scrittura si muove tra scintille, silenzi, eco, correnti e fuoco sotto la pelle, mentre la produzione mantiene un’andatura melodica costante. “Cor’e’Mar”, interpretata da Nasha, racconta il mito mediterraneo di Partenope. Tra spagnolo, richiami alla Città del Sole e immagini marine, la traccia assume la forma di una favola elettronica: una figura che danza nel mare, si trasforma, vive nella notte e continua a esistere nella musica. Una delle tracce che spostano l’album fuori dalla sola dimensione club, dando al progetto una densità narrativa più marcata, è “Don’t Touch My Silence (Elettro Vision)”, con Neuma. Il brano introduce il tema del confine: «Don’t come closer, don’t pretend» apre una dichiarazione netta di distanza, autodifesa e autonomia. Il silenzio diventa pelle, limite, spazio da non violare. Con “Roda Devagar”, affidata a Leonor, il viaggio torna nel corpo attraverso una danza lenta, circolare e ipnotica. Portoghese, fisarmonica sincopata, flauto pan, percussioni afro house, basso e synth stabs creano un pezzo sensuale ma controllato, pensato per entrare nel ritmo poco alla volta. “Move Your Body”, nella nuova versione inserita in “UNIVERSAL”, assume invece il ruolo di capitolo retro-futuristico da dancefloor: disco anni ’70, nu-disco, synthwave, melodic techno, EDM e afro-tech si incontrano in una traccia in cui basso disco, chitarre funky, archi, clavinet, handclap, tambourine, sax e synth analogici riportano il movimento al centro del progetto. “Mo’ sona la festa”, interpretata da Margot, è uno dei brani più originali dell’album: banda salentina, ska, folk-pop, synthwave scuro ed elettronica contemporanea si fondono in una scena da piazza notturna. Tromba, flicorno, clarinetto, trombone, tuba, tamburo rullante, grancassa da processione, tamburello e fisarmonica dialogano con bassi elettronici e pad analogici. Il testo, in italiano, dialetto salentino e spagnolo, rifiuta manipolazione, possesso e falso desiderio: «Nu sugnu tua, no soy tuya» diventa una frase-cardine di autonomia, mentre la festa non suona per chi ha ferito, ma per chi torna a riprendersi il proprio spazio. Nella parte finale, “Don’t Stop Now”, con Nasha, riapre il disco alla spinta collettiva: groove afro-melodico, percussioni, chant vocali, synth emozionali e una tromba riverberata che sembra arrivare da lontano. È il brano della ripartenza, del movimento che non si interrompe. “Far from Here”, con Neuma, recupera un’attitudine dance più minimale e memorabile, con un ritornello immediato e una scrittura fondata sull’idea di fuga: «Take me far, far from here. Far away, no fear». Il fischio home made di MaxNeri e il piano dream pluck diventano due firme sonore riconoscibili, piccoli segnali che rimandano alla memoria della dance vecchia scuola senza rinunciare a una produzione attuale. A chiudere l’album è “To the Desert”, ancora con Neuma: una traccia notturna, ipnotica, creata tra afrotech, melodic techno, synthwave, EDM, percussioni afro e richiami mediorientali. Il sitar, la scala Hijaz, i vocal chops femminili, gli archi ritmici e il basso EDM portano il disco verso un orizzonte finale che non ha il sapore della conclusione, ma quello di una nuova apertura. La traiettoria di MaxNeri aiuta a capire la portata del progetto. La sua formazione parte dalla teoria musicale e dal sassofono classico e jazz, studiati fin dall’infanzia, e si intreccia presto con l’elettronica, le tastiere, i sequencer, i suoni sintetici e le strutture dance. A metà degli anni Novanta vive da vicino la cultura club italiana, lavorando come DJ freelance tra Piemonte e Lombardia e avvicinandosi all’ambiente produttivo legato a diverse etichette dream-progressive. Da quella stagione eredita una concezione precisa della musica elettronica: non solo BPM, ma melodia; non solo pista, ma intensità emotiva; non solo produzione, ma riconoscibilità sonora. Negli anni il suo linguaggio attraversa dance, electropop, synthpop, synthwave, dream progressive, melodic techno, afro house, nu-disco, EDM e contaminazioni world, mantenendo una direzione costante: unire tradizione e futuro, club e racconto, strumenti reali e suoni sintetici. Ben oltre la logica della traccia funzionale — playlist, club edit, contenuto breve, produzione destinata a consumarsi nello spazio di un algoritmo — “UNIVERSAL” sceglie la forma dell’album con una traiettoria ampia, corale, in cui la dimensione fisica del ballo resta legata alla possibilità del racconto. Una cartografia sonora che parte dal dancefloor e si apre al mondo; un progetto che fonde club culture italiana, notte europea, calore afro-brasiliano, festa popolare, deserto, silenzio, corpo, tradizione e futuro. Un disco elettronico, ma non impersonale. Un disco da ballare, ma anche da seguire come una mappa, capace di tenere insieme ritmo, identità e racconto senza lasciare che la produzione si consumi come semplice sottofondo.

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Simone Riva, il “Turista Spazzino”, presenta la nuova canzone “De Romedi”

Simone Riva, il “Turista Spazzino”, presenta la nuova canzone “De Romedi”

Simone Riva, conosciuto come il “Turista Spazzino”, torna a unire musica e impegno sociale con il nuovo brano “De Romedi”, una canzone dedicata alle donne di ieri e di oggi, con particolare attenzione alle lavoratrici che affrontano quotidianamente ritmi intensi tra lavoro e famiglia. Il brano nasce da un episodio personale e simbolico: la figura di Elena De Romedi, citata come ispirazione e “esca narrativa” del pezzo, rappresenta tutte le donne che lavorano senza sosta e che, anche dopo turni pesanti, ad esempio in fabbrica, continuano a occuparsi della casa e dei propri cari. «La canzone è dedicata a tutte le donne che “sgobbano” dalla mattina alla sera - spiega Riva -. E nonostante i turni massacranti, non hanno ancora finito il loro lavoro quando tornano a casa. Non a caso in un passaggio riporto: “Fatto sta che le donne che lavorano dalla mattina alla sera sono come invincibili supereroi”. O forse meglio supereroine». Con questo nuovo progetto musicale, Simone Riva conferma la sua doppia identità pubblica: da un lato attivista ambientale noto per le sue iniziative di pulizia volontaria sul territorio, dall’altro autore e interprete di brani che affrontano temi sociali e di sensibilizzazione. “De Romedi” è un brano dedicato al carico quotidiano e spesso invisibile delle donne. Il testo mette al centro la fatica, la continuità e la resilienza femminile, raccontando una realtà fatta di impegno costante e responsabilità che non si fermano mai. Con la nuova canzone, che utilizza un linguaggio diretto e simbolico, prendendo spunto da figure reali e quotidiane per trasformarle in un messaggio universale, si conferma la collaborazione con Nicola Ursino, arrangiatore e polistrumentista. Un professionista delle note che ha composto la partitura musicale sulla melodia e sul testo di Simone Riva. Alla realizzazione del brano hanno anche collaborato la collega Elena De Romedi e l’amico di vecchia data Giorgio Rusconi con alcuni cori. Sia Simone Riva che Elena De Romedi lavorano in Carvel Srl di Cassina de’ Pecchi - specializzata nella lavorazione, studio e progettazione di armadi e articoli speciali per lo stoccaggio di materiali infiammabili, oli e idrocarburi pericolosi - dove hanno avuto modo di stringere amicizia. Lorenzo Perego, Amministratore Delegato, ha dichiarato: «Un bel gesto d’affetto nei confronti della collega e verso l’intera azienda. Elena De Romedi è una donna che si dà da fare ed è bello che venga trattata come la “sorella maggiore”. Questa iniziativa fa bene al morale e all’ambiente della nostra piccola realtà, a conduzione familiare. E fa bene a tutte le donne, a cui vengono giustamente attribuiti grandi meriti». Il brano è ascoltabile su tutte le principali piattaforme di musica in streaming. Il video musicale è visibile su Youtube a questo link:

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Dalle dune di Piscinas a Capocotta: viaggio nell’Italia del turismo libertino

Dalle dune di Piscinas a Capocotta: viaggio nell’Italia del turismo libertino

Secondo il social network Wyylde, sempre più coppie italiane scelgono spiagge per soli adulti. Il fenomeno coinvolge soprattutto persone tra i 30 e i 50 anni alla ricerca di esperienze condivise, privacy e nuove forme di socialità. Le relazioni aperte e il turismo libertino non sono più un fenomeno di nicchia. Secondo Wyylde, piattaforma europea dedicata all’esplorazione della sessualità libera e consensuale, cresce anche in Italia il numero di coppie che scelgono vacanze orientate a libertà relazionale, esperienze non convenzionali, ambienti adult only e socialità open minded. Secondo un’indagine condotta da Wyylde nella sua community italiana, che conta oggi oltre 20mila iscritti, alcune delle spiagge più frequentate dai social network per swinger si trovano proprio in Italia. Nella maggior parte dei casi si tratta di spiagge pubbliche ad accesso libero, senza tessere o ingressi dedicati, ma con aree storicamente frequentate dalla community libertina. I frequentatori si riconoscono attraverso community online, passaparola e app dedicate; gli incontri avvengono spesso nelle zone più appartate, soprattutto al tramonto. In alcuni casi esistono anche beach club privati, resort adults only ed eventi organizzati all’interno del circuito lifestyle e libertino, di cui Wyylde è oggi uno dei principali punti di riferimento in Europa. Dai dati e dall’osservatorio Wyylde emerge inoltre che il fenomeno riguarda sempre più coppie tra i 30 e i 50 anni, professionisti e viaggiatori alto-spendenti interessati al turismo esperienziale e ai circuiti swinger e libertini. Sebbene in Italia non esistano spiagge ufficialmente dedicate allo scambismo, alcune aree balneari sono diventate nel tempo punti di ritrovo storicamente associati a incontri tra adulti consenzienti, cultura swinger, dogging, turismo libertino. A tal proposito Wyylde ha stilato una mappa delle 10 spiagge più note e frequentate dalla sua community, anche per l’estate 2026. Capocotta (RM) — il simbolo storico della trasgressione romana Le dune e le aree più isolate di questa spiaggia sono diventate nel tempo luoghi simbolo della trasgressione romana. Bassona / Lido di Dante (RA) — la più citata nelle cronache recenti È probabilmente la spiaggia italiana oggi più associata al fenomeno swinger. La pineta retrostante viene spesso citata come luogo di incontri tra adulti. Focene (RM) — il litorale “after dark” vicino Roma La sua notorietà deriva soprattutto dal passaparola e dalle community online dedicate agli incontri outdoor. Marina di Camerota (SA) — Spiaggia del Troncone Pur essendo conosciuta principalmente come spiaggia naturista, negli anni è stata citata nelle community swinger italiane come meta discreta e appartata. La conformazione della spiaggia e delle aree circostanti ha favorito questa reputazione. Pizzo Greco (KR) — Calabria Località spesso citata nelle community libertine del Sud Italia per privacy, isolamento e turismo adulto alternativo. La notorietà è soprattutto underground e legata ai circuiti online. Nido dell’Aquila (LI) — Toscana Nel tempo è diventata una delle spiagge toscane più conosciute nei forum dedicati a naturismo, incontri e coppie open minded. Molto apprezzata per l’atmosfera discreta e rilassata. Baia di Sistiana (TS) — Trieste Grazie alla forte influenza mitteleuropea e alla cultura FKK dell’area, è stata associata negli anni a turismo libertario, incontri tra adulti e frequentazione internazionale. Acquarilli (LI) — Isola d’Elba Spiaggia di Acquarilli. Piccola baia isolata, spesso citata nei forum lifestyle per privacy, discrezione E frequentazione adulta. Piscinas (CI) — Sardegna Le enormi dune e l’isolamento naturale hanno reso la spiaggia popolare tra coppie, turismo libertario e viaggiatori alla ricerca di privacy assoluta. Arenauta (LT) — la “spiaggia dei 300 gradini” Storicamente frequentata da un pubblico adulto e da coppie in cerca di discrezione, isolamento e ambiente non convenzionale. La conformazione appartata ha contribuito alla sua fama alternativa. Il decalogo delle spiagge per swingers L’accesso a queste spiagge è libero e non esistono regolamenti dedicati allo “swinging”. Tuttavia, nelle community internazionali e nei circuiti libertini vigono regole comportamentali condivise da Wyylde, fondamentali per la convivenza tra tutti i frequentatori. La prima regola riguarda il consenso, sempre imprescindibile: ogni interazione tra adulti deve essere esplicitamente consensuale e rispettare la volontà di tutte le persone coinvolte. Allo stesso modo, è considerato fondamentale il principio del divieto di fotografare o filmare senza consenso, poiché la tutela della privacy rappresenta uno dei valori centrali della cultura libertina. A questo si aggiunge la necessità di mantenere la massima discrezione. Molti frequentatori scelgono infatti questi luoghi proprio per la possibilità di vivere la propria esperienza in un contesto riservato e anonimo. Il rispetto dei segnali, dei limiti e delle eventuali manifestazioni di disinteresse è una condizione essenziale per una frequentazione serena. È importante ricordare anche che non esiste alcuna aspettativa automatica: il fatto che una spiaggia sia nota all’interno di determinati circuiti non implica che tutti i presenti condividano le stesse intenzioni o siano disponibili a interagire. Ugualmente, occorre prestare attenzione alla legalità, poiché comportamenti espliciti in luoghi pubblici possono essere soggetti a sanzioni secondo la normativa vigente. Tra i principi più condivisi rientra inoltre il rispetto dell’ambiente: pulizia, attenzione agli spazi comuni e comportamento civile contribuiscono alla conservazione e alla vivibilità di questi luoghi. Nelle dinamiche swinger, inoltre, vale la regola secondo cui la coppia è sempre un’unità decisionale, e qualsiasi scelta o interazione deve basarsi su un consenso condiviso. Un altro aspetto caratteristico è che molte interazioni nascono online, attraverso community e piattaforme dedicate che consentono alle persone di conoscersi e organizzare eventuali incontri prima di ritrovarsi in spiaggia. A fare da cornice a tutte queste regole resta infine il principio più importante: la privacy è la regola principe. La discrezione e il rispetto della riservatezza altrui rappresentano infatti il fondamento su cui si regge l’intero ecosistema delle community open minded.

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Relazioni diplomatiche tra Ungheria e Italia

Relazioni diplomatiche tra Ungheria e Italia

È stato un momento di grande valore culturale e diplomatico, che ha rafforzato i legami tra Italia e Ungheria quanto è emerso nel corso del convegno che si è svolto presso la prestigiosa sede dell’Università Nazionale del Servizio Pubblico “Ludovika” di Budapest. Il seminario, organizzato dall’Associazione “Dante Alighieri” della capitale magiara, in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia di Budapest, l’Istituto Italiano di Cultura di Budapest e l’Università Nazionale del Servizio Pubblico “Ludovika”. La giornata si è aperta con i saluti ufficiali di Pier Paolo Pigozzi, Vice Rettore dell’Università Nazionale per il Servizio Pubblico “Ludovika”, dell’Ambasciatore d’Italia in Ungheria S.E. Giuseppe Scognamiglio, di Edit Császi, Presidente dell’Associazione “Dante Alighieri” di Budapest e di Roberto Massucco, Presidente di Confindustria Ungheria. La moderazione dei lavori è stata affidata alla Prof.ssa Anna Molnár, Capodipartimento di Relazioni Internazionali dell’Università Nazionale per il Servizio Pubblico “Ludovika” e segretario dell’Associazione “Dante Alighieri” di Budapest.Tredici relatori provenienti da istituzioni accademiche e culturali italiane e ungheresi si sono alternati nel corso delle due sessioni tenutosi nell’importante location culturale, affrontando temi che spaziano dalla diplomazia rinascimentale alla cooperazione culturale contemporanea, tra i quali Gianni Aiello, Presidente del Circolo Culturale “L’Agorà” e del Centro studi italo-ungherese “Árpád”, che ha trattato il tema “Echi rivoluzionari nei carteggi archivistici 1956-2026”. L’intervenuto, nel corso del suo intervento, supportato da slide documentali, ha analizzato svariati documenti del periodo storico in argomento, illustrando all’uditorio della capitale magiara i risultati delle predette ricerche archivistiche che peraltro sono in continuo aggiornamento. Nel corso della conferenza sono emerse diverse cifre a riguardo la tradizione e l’evoluzione dei rapporti secolari tra i due Paesi seguendo un approccio multidisciplinare che ha toccato temi come la storia, la diplomazia, l’economia e la cultura. LINK VIDEO

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L'Abruzzo nella IAI (Iniziativa Adriatico Ionica) – L'Oleificio Andreassi di Poggiofiorito

I giornalisti e i comunicatori di Borghi d'Europa hanno inserito l'Oleificio Andreassi nel progetto L'Europa delle scienze e della cultura (Patrocinio IAI-Iniziativa adriatico ionica, Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale nella regione adriatico ionica). L'incontro con il comm. Matteo Andreassi all'Oasi La Brussa in Caorle (Ve), in occasione di VinoCalciando, ha ribadito una scelta che Borghi d'Europa aveva maturato fin dal 2015. Poggiofiorito è un comune italiano di 798 abitanti della provincia di Chieti in Abruzzo. Fa parte dell'Unione dei comuni della Marrucina. I giornalisti e i comunicatori di Borghi d'Europa lo hanno conosciuto grazie alle degustazioni dell'olio e del vino dell 'Oleificio Andreassi e lo hanno così inserito nella rete dei Borghi del Gusto. Matteo Andreassi,Mastro Oleario, sarà presente alla edizione del 25 maggio di VinoCalciando a Caorle, presso la Trattoria Agli Alberoni, della serata di degustazione e prodotti enogastronomici. L'evento nasce ad Udine da una idea di tre amici Dante Mauro e Claudio, di voler giocare una partita a calcio (cuochi contro camerieri) e degustare ottimi vini e prodotti a fine match. VinoCalciando oggi conserva il nome (nato dopo una serata eroica a Fagagna), ma sopratutto lo spirito. La serata di degustazione viene rinnovata di anno in anno e parte del ricavato è sempre devoluto in beneficenza. L'incontro di Caorle servirà anche a raccontare l'inserimento dell'Oleificio Andreassi nella rete di iniziative giornalistiche che accompagnano dal 1° giugno il turno di Presidenza italiana alla IAI (Iniziativa adriatico ionica, Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale nella regione adriatico ionica). Nel giugno del 2025 Borghi d'Europa aveva inserito l'Azienda di Poggiofiorito all'interno delle manifestazioni che avevano ricordato il 25° della nascita della IAI, a giugno 2026 inizierà il Percorso informativo che coprirà dieci Paesi Europei e diverse regioni italiane sulle qualità dell'olio abruzzese. Accanto alla produzione di ottimo olio, il comm. Matteo Andreassi ha unito la produzione di vino. E' nata così Fattoria Andreassi, grazie all'acquisizione di cinque ettari, salvati da una sicura perdita d'identità. 'Volti di un territorio' recita la linea dei vini MUSA : due IGT,Pecorino Terre di Chietie Passerina Terre di Chieti e due DOC (rossi), il Montepulciano d'Abruzzo e il Cavaliere, Montepulciano d'Abruzzo Riserva. " Il Pecorino Terra di Chieti – osserva Alessio Dalla Barba, giornalista e sommlier AIS di Milano-, ha un colore giallo paglierino con riflessi verdognoli. Risulta al naso intenso, con note di frutta a polpa bianca/gialla (pesca e albicocca) e più tropicali come mango e kiwi, sentori minerali. Denota una grande freschezza, che si trova al palato, sapido e piacevole ma possiede un buon potenziale evolutivo : perfetto con molluschi e crostacei o con un cous cous con pesce e verdure in ottica estiva" Postato 1 hour ago

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