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Lomas e Nadia Dolce: “Albicocca arsenica”

Lomas e Nadia Dolce: “Albicocca arsenica”

L’artista milanese e la cantautrice italo-canadese insieme per un singolo estivo latin - pop dal respiro internazionale “Albicocca arsenica” è il nuovo singolo di Lomas e Nadia Dolce, collaborazione che ci regala un brano dal sound pop‑latin con influenze reggaeton. Una traccia estiva costruita su un ritmo immediato e su un hook pensato per restare, che unisce le loro identità vocali in una dinamica fresca e attuale. La canzone gioca su un contrasto narrativo preciso: una relazione che appare dolce in superficie ma che nasconde una componente tossica, raccontata con leggerezza e immagini evocative. L’incontro delle due voci e la collaborazione al testo di Cristiano Malgioglio fanno di “Albicocca arsenica” una canzone pop dal carattere ironico e sensuale, candidata a diventare un tormentone dell’estate 2026.

?si=-jgNGyKXFVrky05H BIO – Lomas Lomas, nome d’arte di Lorenzo Summa, è un artista pop italiano con un percorso già riconoscibile tra discografia, televisione e live. Negli anni ha costruito una carriera versatile, unendo scrittura immediata, vocalità personale e una presenza scenica che lo ha portato anche in televisione. Tra i suoi traguardi figurano due semifinali a Sanremo Giovani (2015 e 2017) e collaborazioni legate a Cristiano Malgioglio. Una sua release è stata scelta come sigla ufficiale Mediaset per il canale Cine34, ottenendo ampia visibilità. Nel 2024 pubblica il suo primo album “Una sottile linea di demarcazione”, progetto che segna una fase importante della sua evoluzione. Nello stesso anno partecipa al programma Rai “Tali e Quali", interpretando Justin Timberlake. Negli ultimi mesi Lomas ha avviato un rinnovamento artistico orientato verso sonorità pop, R&B e urban, con un’identità più definita e vicina al linguaggio digitale. Il 22 maggio 2026 pubblica Albicocca Arsenica con Nadia Dolce, accompagnato da videoclip ufficiale. BIO – Nadia Dolce Nadia Dolce è una cantautrice italo‑canadese originaria di Montreal, artista poliedrica che scrive e interpreta in italiano, inglese, francese e spagnolo. Il suo stile fonde dance‑pop, EDM e reggaeton in una dimensione internazionale. Tra i suoi riconoscimenti spicca la vittoria al Cantagiro 2017 e la collaborazione con il DJ internazionale MC Mario. Attualmente lavora con il deejay e produttore internazionale DJ Jump e presenta la nuova hit estiva “Albicocca arsenica” insieme a Lomas. Etichetta: Summit Productions CONTATTI E SOCIA instagram.com/inartelomas/ facebook.com/lomasofficial/?locale=it_IT open.spotify.com/intl-it/artist/6DzLtg9HNcgQEVDB5K6QCk tiktok.com/@inartelomas?_t=ZN-8vFzB2nCg7C&_r=1

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HAIKU

L’Haiku è un componimento poetico giapponese molto breve ed evocativo nato probabilmente nel diciassettesimo secolo, usato da molti poeti nazionali come Isso. Lo schema è fisso, sono diciassette sillabe divise in tre versi, il primo di cinque, il secondo di sette, il terzo di cinque. In Giappone lo schema è rigido, in occidente sono ammessi versi più liberi, dato che sono stati fatti degli adattamenti . Si tratta di una illuminazione rapida e improvvisa nata dall’istinto, dall’intuito, dalla osservazione della natura e del quotidiano. Il riferimento alla stagione è sempre apprezzato. Di solito sono riflessioni sulla natura, sugli eventi, sull’universo, sulle esperienze, sulle emozioni mai espresse, sugli animali, sul quotidiano. Possono essere anche di tipo psicologico tanto gli haiku sono studiati nelle cliniche psichiatriche per capire i vari soggetti malati. In essi si può dire il non detto. Il ritmo è musicale, armonioso, le parole sono istantanee. Si catturano emozioni seguendo specifiche regole di stile. Di solito queste poesie non hanno titolo e rima. I temi sono molti e si possono scegliere. Si possono trattare accadimenti umani. La parola significa strofa di esordio, creata dal poeta giapponese Shiki morto nel 1902. Lo Haiku si è pero sviluppato a partire dal seicento divenendo genere letterario. E’ derivato dalla poesia classica tradizionale. Le sillabe sono chiamate more e possono essere fatte a più mani. Queta forma d’arte è divenuta popolare perché semplice, priva di retorica, ricca di suggestioni, metafore, e allegorie, ricca di sintesi. Spesso era inserita nei diari di viaggio e riproduceva tracce di scene con riferimenti a piante specifiche e animali, astri, silenzio, inverno, pioggia. Nell’ottocento si sono fatte molte antologie. In Francia si sono sviluppate nel novecento. Esistono molti cataloghi e scuole di pensiero. Alcuni presentano anche pause particolar nella metrica. Sono state fatte varie sperimentazioni con il verso libero specie in occidente e varie innovazioni. Si tratta di spunti, spesso ispirati al ciclo delle stagioni, che vengono rielaborati. Si possono riportate esperienze personali e intuizioni. La primavera è la stagione prediletta che ispira maggiormente. Alcuni autori creativi si sono ispirati all’amore, alla luna, al vissuto. Di solito il lutto e la sofferenza sono rielaborati. La natura viene messa in connessione con lo stato d’animo. I temi sono anche la tristezza, la solitudine, il tempo, lo stupore, la compassione, la fragilità, la nostalgia, l’universo, il rimorso. Gli haiku sono spesso citati nelle canzoni. Si sono diffusi in Messico, Italia, Francia.

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Voci d’Oro, voci dell’anima: la rinascita di Francesca

Voci d’Oro, voci dell’anima: la rinascita di Francesca

Ci sono artisti che arrivano alla musica seguendo una linea retta, e altri che ci arrivano attraversando strade, città, insicurezze e rinascite. Francesca Carrozzino appartiene alla seconda categoria: la sua voce è il risultato di un viaggio lungo, vissuto tra Napoli, la Calabria e Londra, tra palchi scolastici, talent, lezioni di canto e momenti in cui la musica sembrava allontanarsi per poi tornare più forte di prima. Dalle prime imitazioni da bambina alle influenze di Anastacia, Shakira, Giorgia ed Eminem, fino alla scoperta del soul e dell’hip hop come casa naturale della sua sensibilità, Francesca ha costruito un’identità artistica che nasce dal cuore prima ancora che dalla tecnica. Oggi canta nei locali, studia con costanza, porta avanti un percorso che l’ha condotta a diversi riconoscimenti, tra cui i premi ottenuti al Festival "Voci d’Oro". E soprattutto ha trovato la sua direzione: usare la voce per unire, per far riflettere, per toccare chi ascolta. In questa intervista, Francesca racconta la sua storia con sincerità e intensità, ripercorrendo le tappe che l’hanno formata e la visione che la guida. Francesca ti va di raccontarci come è nato e come si è evoluto il tuo percorso artistico? Allora, cercherò di essere breve. Io ho scoperto la mia passione per la musica quando ero piccina, avevo nove anni, e fondamentalmente il tutto è cominciato ascoltando due artiste, principalmente, che sono state Anastacia e Shakira. Ricordo bene il giorno in cui avevo nove anni e nella mia stanzetta urlavi dicendo a mamma “Mamma, mamma, io so cosa voglio essere da grande, vorrei stare su un palco come Shakira!” però le canzoni su cui ero più focalizzata erano quelle di Anastacia. Nel corso poi della mia crescita mia madre mi ha portato sin da bambina a una lezione di canto da una persona che conosceva lei. Questa persona disse a mia madre che secondo lei io avevo delle capacità e un grande potenziale, però non so bene a ricordare perché poi mia madre non mi fece fare queste lezioni di canto, sarà stato per la mia insicurezza, per le mie molte potenzialità, però poi questa cosa è stata messa da parte. Nel corso della mia crescita poi anche a scuola mi dilettavo molto a cantare, ero abbastanza fatta per il palcoscenico, nel senso che a tutti gli spettacoli di scuola io ero molto propensa ad essere la protagonista, sia cantando che anche ballando, perché poi crescendo ho fatto anche scuola di danza, però l'arte canora in maniera più assidua si è concentrata nella mia vita dopo che ho vissuto a Londra tra il 2016 e il 2019. Ho deciso di tornare a Napoli perché volevo stare più vicino alla mia famiglia e quando sono tornata ho deciso di prendere lezioni di canto con un maestro. Prima di allora, però, premetto che oltre a quello che già ho detto, ho avuto anche lezioni di canto a Londra, ho cantato tra amici, a spettacoli in Calabria perché io sono metà napoletana e metà calabrese, dove ho vinto alcuni premi da bambina a uno show di karaoke, a una festa di piazza, e ad altri spettacoli. Poi nel 2019 quando sono tornata da Londra ho deciso di intraprendere proprio un percorso con un maestro e, grazie a questo maestro, ho iniziato a capire bene come funzionasse la respirazione, ho iniziato proprio a capire che avevo bisogno di lezioni, grazie a lui ho partecipato a un primo spettacolo dove ho vinto un premio, poi c'è stata anche una fase dove ero molto insicura e ho preferito mettere la musica da parte, ma poi mi è sempre venuta a bussare alla porta perché è un potenziale che non solo nasce nella voce, secondo il mio punto di vista, ma anche nel cuore e quindi la musica ha bussato e ha continuato a bussare sempre alla mia porta fino a che ho cambiato persino insegnante di canto. Attualmente sono quattro anni che studio con Clara Arcucci e lei è proprio la mia guida perché è più simile al mio stile, ha capito il mio stile canoro e grazie a lei insomma sono riuscita anche a capire quale è il mio stile, quale fosse la mia strada. Io ho sempre cantato musica pop, ripeto la mia musa da bambina è stata principalmente Anastacia, però poi crescendo anche grazie ai gusti musicali di mia sorella, mio padre, soprattutto mia sorella che, quando ero piccola, su Emule scaricava la musica e sentivamo di tutto, Eminem, Giorgia, quindi musica rap, musica pop, però la mia strada, la mia linea è sempre stata quella dell'anima perché io sono una persona molto molto sensibile e mi ritengo empatica, però con il carattere che ho mi sono ritrovata di più diciamo in un filone musicale soul e hip hop maggiormente. Attualmente canto nei locali, adesso da sola con le basi musicali però l'ho fatto con musicisti, musica dal vivo e poi ho partecipato a vari talent dove ho vinto dei premi, l'ultimo è stato al Festival "Voci d'Oro" dove appunto ho vinto questo premio stampa internazionale e il premio televisione e prima di questo ho fatto anche altri talent come Angeli Music, anche lì ho vinto il premio giornalistico coincidenza e prima ancora invece il Diamond Lab dove ho portato un mio inedito che mi ha portato alle finali, però poi non ho vinto ma la soddisfazione di portare un mio inedito in inglese mi ha portato comunque alle finali e fu una bella soddisfazione. Come descriveresti la tua musica e la tua personalità artistica? Sono una persona veramente sensibile però questa sensibilità non la vorrei evidenziare come una debolezza ma come un punto di forza perché ci tengo veramente tanto a trasmettere alle persone che mi possono ascoltare un messaggio importante. La mia musica è forte, la mia musica è importante, a me non piace cantare quello che mi viene chiesto, a me piace cantare quello che io sento e quando canto veramente ci metto l'anima, io sudo, mi batte forte il cuore. Come stile ripeto si indirizza molto sull'anima quindi il soul, l'hip hop, anche un po' il pop. Cosa ti ha spinto a partecipare al Festival Voci D’oro? La mia insegnante me ne ha parlato perché lei lo conosceva essendo che è nel mondo della musica da una vita e me lo ha consigliato perché appunto lei sapeva che questo festival essendo un festival che va avanti da 29 anni lei ha dato valore a questo festival e mi ha spinta a partecipare anche un po' per consolidare quello che ho rafforzato negli ultimi anni. Perché veramente è stato un percorso difficile per me e soprattutto per ammettere a me stessa quale fosse la mia strada che appunto più l'hip hop e il soul. Cosa ti ha lasciato l’esperienza di Voci d’Oro e cosa ti ha fatto scoprire di te come cantante? Devo dire che mi ha fatto capire che valgo perché non sempre è stato facile nella mia vita credere in questa cosa e che veramente la voce può fare tanto in questa vita per se stessi e per gli altri. E sì mi ha fatto capire che io ho un valore e quanto io sia in grado di poter avvicinare le persone e farle scavare nei loro cuori perché non è sempre facile. Vuoi ricordarci la canzone con cui ti sei esibita al Festival Voci D’oro, perché hai scelto proprio questo brano cosa rappresenta per te? Ho portato “Where is the love” dei Black Eyed Peas è un brano hip hop, ho deciso di portarlo, ci stavo lavorando da un anno, sembrerebbe assurdo ma anche se è una cover l'ho voluto proprio interiorizzare perché in questo periodo storico in cui c'è una guerra un po' ovunque io sono molto arrabbiata. Sono arrabbiata, sono triste e sono anche sconcertata perché per me in realtà potrebbe essere veramente facile portare la pace nel mondo se le persone veramente si guardassero dentro. Il motivo per cui ho voluto cantare questo brano è perché io volevo chiedere alle persone dove è l'amore, quando l'amore fondamentalmente sappiamo bene è in ognuno di noi, in quanto ognuno di noi ha un cuore che sicuramente è pieno di rabbia, sofferenza, arroganza, animalità, però il cuore batte, il cuore batte per l'amore, insomma è per questo che ho voluto cantare questa canzone. Hai qualche aneddoto particolare legato a questa esperienza che vorresti ricordare? Assolutamente sì. Ci sono due cose che mi porto davvero nel cuore. La prima è la leggerezza che ho sentito dietro le quinte: ero tranquilla, serena, e questo mi ha permesso di sostenere anche gli altri ragazzi. Alcuni erano più giovani di me, spaventati, insicuri, e mi sono ritrovata spontaneamente a incoraggiarli. Mi sono sentita forte, tanto da incoraggiare loro, con leggerezza e simpatia. Un altro momento molto bello e memorabile di questo festival è stato proprio l'unità che si è creata dietro le quinte tra noi ragazzi che ci siamo messi a cantare canzoni insieme e abbiamo fatto amicizia. Dopo Voci d’Oro, quali sono i tuoi prossimi passi e cosa possiamo aspettarci da te? Con questa voce che ho, sicuramente non smetterò mai di imparare perché non si smette mai di imparare e di migliorare la tecnica, però con le mie corde vocali, la mia voce e il mio cuore io mi auguro di poter arrivare a più persone possibili affinché le persone possano unirsi e veramente mirare alla pace. Ma non lo dico giusto per dire, la pace va fatta prima nel proprio piccolo circolo che è la famiglia, poi pian piano si allarga in cerchi più grandi, però con la mia voce io mi auguro di poter arrivare alle persone perché ci vuole coraggio per guardarsi dentro, ma avere quel coraggio veramente poi può far fare una svolta a chiunque. Veramente a chiunque, mi auguro che io possa continuare a fare questo nella vita arrivare a più persone possibili di quanto tutto questo sia importante. Un cammino costruito con coraggio, cuore e consapevolezza: Francesca continua a cercare la sua verità nella musica, trasformando ogni palco in un invito a guardarsi dentro e a scegliere, ogni giorno, l’amore e la pace. Articolo: Dott.ssa Mietto Elisa Dirigente del servizio: Dott. Salvo De Vita Supervisore e Resp. Pubblicazione: Ufficio Stampa e Produzioni MP Distribuzione: Urban Dream di Mietto Elisa

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FREYA E LA MAGIA (CANZONE PER SABBA E LUNE PIENE)

FREYA E LA MAGIA (CANZONE PER SABBA E LUNE PIENE)

FREYA E LA MAGIA Sfiorando l'Alba nuova Sono qui seduto Tra le nuvole d'argento Ad ascoltare il cielo; Qui in cima alle montagne Balla il vento come un ballo E i petali nel vento Ruotando su se stessi Volan via sui verdi prati. Oh Freya Ti vedo in controluce Vestita di silenzio E avvolta di magia, Con la chioma d'oro,  Lo sguardo che risplende E i tuoi gatti blu. Oh Freya La tua essenza è nei cieli e nella Terra, Nel sussurro della Luna, Nella forma e nel colore, In tutto l'Universo In continuo divenire; Grazie a te l’intera vita è emersa, La tua forza eterna mai si è spenta E non avrà mai fine Finché il mondo esisterà, È la trasformazione, È l'energia sovrana, È l’energia sovrana.  Nello stregato cielo E per le vie del mondo Dagli orizzonti sempre nuovi  Nulla si distrugge, Tutto si trasforma in ogni istante, Ogni giorno è un foglio bianco, Ogni giorno è un foglio bianco. Oh Freya Volteggi su nel cielo In faccia all'avvenire, Dai luce ad ogni cosa E rialzi chi è caduto; Col tuo abbraccio eterno L’Universo vive il canto tuo Che permea la realtà, Che permea la realtà. Oh Freya Sei nel cuore di chi ancora crede di sogni,  Sulla via dei desideri Con gli Dei dentro se stessi, Giorno dopo giorno Ogni passo è una conquista,  Lasciamo spazio ai sogni, Lasciamo spazio ai sogni Che danzano con te E fioriranno i sogni Che nessuno ha visto mai E che nessuno ha mai sentito, Ci tingono la vita, Ci tingono la vita, Una vita piena, Questa è la magia, Non vi sembra vero? Non vi sembra vero? Oh Freya. Chiudo gli occhi e ti sento accanto a me, Ho voglia di volare, Di volare assieme a te E danzare tra le stelle.

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Monopolele, il festival di ukulele premiato come migliore al mondo: dal 28 maggio al 1° giugno

Monopolele, il festival di ukulele premiato come migliore al mondo: dal 28 maggio al 1° giugno

Dal 28 maggio al 1° giugno 2026, Monopoli torna ad accogliere un festival che in quattro edizioni ha già ottenuto un riconoscimento internazionale, richiamato pubblico da oltre venti Paesi e generato ricadute economiche dirette superiori ai 100 mila euro per edizione. Nato nel 2022 da un’idea di Mauro Minenna e Salvo McGraffio, il Monopolele – Mediterranean Ukulele Fest ha ricevuto nel 2025 agli Ukies — il riconoscimento più autorevole della comunità globale dell’ukulele — il premio della giuria come Best Festival mondiale. Un risultato che conferma la traiettoria sempre più solida di un appuntamento — sostenuto da Regione Puglia, Grandi Eventi 2026 e dal Comune di Monopoli — ormai capace di produrre attenzione mediatica, movimento turistico, permanenza sul territorio e una rete culturale che da Monopoli si estende ben oltre i confini italiani. I numeri aiutano a comprendere la portata del fenomeno meglio di qualsiasi definizione. Nelle ultime due edizioni, circa due terzi del pubblico è arrivato dall’estero, con presenze rilevate da Germania, Francia, Irlanda, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito, Stati Uniti, Australia e altri Paesi; la permanenza media dei visitatori stranieri supera le cinque notti, l’85% dichiara l’intenzione di tornare l’anno successivo, mentre il ritorno economico diretto generato dal festival nel 2024 e nel 2025 ha superato i 100 mila euro per edizione, distribuendosi tra strutture ricettive, ristorazione, service e fornitori del territorio. In una fase in cui la destagionalizzazione viene spesso richiamata solo in termini generici, Monopolele porta con sé un caso concreto, già leggibile nelle presenze e nelle ricadute locali. Il profilo del festival, però, oltre alla capacità di attirare turismo culturale internazionale in Puglia in un momento strategico per l’avvio della stagione estiva, si definisce soprattutto nel modo in cui ha saputo trasformare un immaginario considerato laterale, quasi marginale, in una piattaforma culturale definita, coerente e pubblicamente accessibile. Per cinque giorni la città vecchia di Monopoli, il porto antico, le chiese, i chiostri e gli spazi aperti diventano luoghi di concerti, workshop, performance spontanee e jam session notturne, in una formula che mantiene gratuito l’accesso agli eventi principali e che, proprio per questo, allarga il pubblico invece di selezionarlo per soglia economica. La scelta della gratuità, mai messa in discussione fin dalla prima edizione, appartiene alla struttura stessa del festival ed è uno dei tratti più riconoscibili di una manifestazione pensata per fare della partecipazione un elemento costitutivo. Sul piano artistico, il cartellone 2026 riunirà nomi di primo piano della scena internazionale. Daniel Ho (Hawaii), sei volte vincitore del Grammy Award, porterà a Monopoli una delle voci più autorevoli della tradizione hawaiana contemporanea; Gaute Søderholm (Norwegian Uke) è il primo musicista ad aver conseguito una laurea in musica folk norvegese con l’ukulele come strumento principale; la francese Jane For Tea unisce chanson e pop acustico con misura e personalità; il duo olandese Sage & Zaza crea un elegante dialogo tra jazz vintage e suggestioni hawaiane; il britannico Arlo Anwin lavora sul suono attraverso loop station e field recordings; il trio slovacco Paper Moon Trio, tutto al femminile, riporta in vita le armonie vocali degli anni Venti e Trenta con arrangiamenti originali. A questi si affiancano Four String Boy, la londinese Ukulele Ska Collective e la pluripremiata Erica Mou nel gran finale di Piazza XX Settembre. Una presenza di rilievo particolare attraversa la serie di concerti Sound Embraces in programma nel pomeriggio dal sabato al lunedì: quella del contrabbassista e compositore Paolo Damiani, figura centrale del jazz europeo, già direttore artistico dell’Orchestra Nazionale Francese di Jazz e tra i fondatori dell’Italian Instabile Orchestra, con collaborazioni che toccano Pat Metheny, Enrico Rava, Paolo Fresu e Cecil Taylor. Al Monopolele, Damiani porterà il suo contrabbasso in dialogo diretto con i virtuosi dell’ukulele in concerti che si annunciano come uno degli incontri più imprevedibili del festival. La distanza tra i due strumenti, e tra gli immaginari che portano con sé, è proprio il punto da cui questi incontri prendono forma. Il programma 2026 aggiunge a questa impostazione un elemento di rilievo ulteriore. Venerdì 29 maggio, al Sagrato della Cattedrale, circa cento giovani musicisti provenienti dagli istituti di Monopoli, Bari e Sulmona si esibiranno insieme all’orchestra giovanile cubana Son de Sol, che tornerà poi nel gran finale di Piazza XX Settembre accanto a Erica Mou e agli altri artisti della serata conclusiva. È uno dei passaggi più significativi dell’edizione 2026: un incontro che mette in relazione formazione, scambio culturale e dimensione pubblica della musica, in un tempo storico in cui i rapporti tra territori e comunità chiedono spesso di essere raccontati con meno astrazione e maggiore aderenza ai fatti. Lunedì pomeriggio, nella Chiesa di Sant’Angelo, il festival ospita “Specchi”, progetto di danza e ukulele con ragazzi e adulti con disabilità accompagnati da Daniel Ho. Il suo rilievo si coglie anche nel contesto che lo accoglie: un festival che presta gli strumenti nei workshop per principianti assoluti, che rende gli spazi pubblici luoghi di partecipazione e che mette professionisti e amatori nelle condizioni di condividere gli stessi momenti sonori. “Specchi” rende percepibile questa impostazione in forma immediata, con un forte impatto umano destinato a farsi ricordare ben oltre la cornice della cinque giorni. Alle serate principali si affianca una novità: quattro jam session notturne consecutive all’aperto, dal giovedì alla domenica, condotte da ensemble internazionali invitati: la Ukulele Big Band di Ankara, Ukulele Tuesday di Dublino e un gruppo proveniente da Galway. Una formula che gli organizzatori definiscono “una rarità assoluta nel panorama mondiale di settore”, che rafforza il carattere immersivo di un festival capace di vivere fino a notte inoltrata e di fare della città un organismo musicale continuo. Un elemento che distingue Monopolele da qualsiasi altro festival di settore sono le street performance: sei sessioni distribuite nelle tre giornate centrali del festival, in tre luoghi iconici del centro storico — Largo Garibaldi, Piazza Garibaldi, Largo Castello — in cui chi sale sul palco trova uno spazio amplificato e un pubblico che, di giorno in giorno, si allarga. Non un open mic tradizionale, ma una semina musicale continua che trasforma la città intera in palcoscenico e azzera la distanza tra chi suona e chi ascolta. Nei festival di ukulele, questo format esiste spesso in forma ridotta e marginale, ma a Monopoli diventa struttura portante del programma, con sei slot da novanta minuti che nei giorni del festival animano angoli della città che normalmente non ospitano musica amplificata. Anche la dimensione digitale contribuisce a confermare la portata raggiunta dalla rassegna. Attorno al festival si è consolidata in quattro anni una community internazionale attiva e fortemente organica, alimentata non soltanto dai canali ufficiali ma anche dalla partecipazione diretta degli artisti ospiti e delle community tematiche globali. La pagina Facebook supera i 12 mila follower, e i reels pubblicati negli ultimi mesi hanno totalizzato quasi un milione di visualizzazioni complessive, con il contenuto più visto oltre le 643 mila views. Per questo il Monopolele 2026 acquista una rilevanza che supera il perimetro del festival: perché da Monopoli prende forma un caso italiano in cui musica, apertura, reputazione internazionale e impatto sul territorio convergono in modo ormai troppo chiaro per essere ricondotto al solo calendario degli eventi.

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Coppie aperte, Wyylde: “Nord e Sud Italia vivono la gelosia in modo diverso”

Coppie aperte, Wyylde: “Nord e Sud Italia vivono la gelosia in modo diverso”

Secondo Wyylde Nord e Sud Italia vivono la gelosia in modo diverso: nelle grandi città si negozia, al Sud resta più legata a possesso e tradizione. La gelosia non sparisce nelle relazioni aperte. Cambia linguaggio, dinamiche e significato. È questo il quadro che emerge dall’analisi diffusa da Wyylde, il social network dedicato alla libertà relazionale e sessuale, che fotografa come anche nelle coppie non monogame consensuali continuino a esistere insicurezze, confronto emotivo e bisogno di rassicurazione. Secondo i dati raccolti dalla piattaforma, il 68% degli utenti dichiara infatti di aver provato gelosia anche all’interno di relazioni aperte. Una gelosia che però non ruota più soltanto attorno al tradimento o all’esclusività sessuale, ma si sposta su aspetti più sottili: il confronto con altri partner, la paura della sostituzione emotiva, la gestione del tempo e dell’attenzione nella coppia. Tra gli elementi più sensibili emerge anche il tema della trasparenza: oltre il 55% degli utenti afferma che conoscere troppi dettagli sulle esperienze esterne del partner può aumentare il disagio invece di ridurlo, evidenziando quanto sia delicato l’equilibrio tra sincerità e protezione emotiva. Uomini e donne vivono la gelosia in modo diverso Le differenze emergono anche sul piano emotivo e culturale. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Personality and Individual Differences nel 2020, basato su oltre 5.000 partecipanti, uomini e donne tendono a vivere la gelosia in modo diverso anche nelle relazioni non monogame consensuali. Le donne riportano mediamente livelli più elevati di gelosia emotiva e relazionale, legata soprattutto alla paura di perdere connessione affettiva con il partner. Gli uomini mostrano invece una maggiore sensibilità alla competizione sessuale e all’idea di esclusività erotica. Lo studio evidenzia però che nelle coppie aperte queste differenze tendono a ridursi grazie a comunicazione, negoziazione e definizione condivisa delle regole. Anche una meta-analisi pubblicata su Evolution and Human Behavior conferma questo schema: gli uomini reagiscono più intensamente all’infedeltà sessuale, mentre le donne risultano più vulnerabili alla perdita emotiva e relazionale. Italia divisa: Nord più aperto, Sud più legato al modello tradizionale In Italia, la gestione della gelosia continua a essere fortemente influenzata dal contesto culturale e territoriale. Gli studi sociologici sulla famiglia italiana — tra cui il lavoro del sociologo Giuseppe Micheli pubblicato sull’European Journal of Population — descrivono il Sud Italia come l’area in cui resiste maggiormente il modello della “famiglia forte”: relazioni più vincolanti, maggiore pressione sociale sulla coppia e una concezione dell’amore ancora molto legata all’esclusività e all’appartenenza reciproca. Le principali evidenze mostrano che nel Sud: • la gelosia viene più facilmente interpretata come prova d’amore o protezione; • il controllo sociale e familiare sulla coppia resta più elevato; • la libertà relazionale femminile continua a essere più stigmatizzata; • i modelli maschili tradizionali mantengono una forte componente identitaria. Al contrario, nelle grandi città del Nord — soprattutto Milano — si osservano modelli relazionali più individualizzati, minore pressione comunitaria e una crescente apertura verso coppie aperte, poliamore e sessualità non esclusiva. Secondo studi sulle reti sociali urbane italiane pubblicati su arXiv e secondo quanto emerge dalle community italiane dedicate alla non monogamia consensuale, nei contesti metropolitani aumenta infatti la separazione tra amore, sessualità e possesso emotivo, mentre nel Sud permane una cultura della coppia più tradizionale, spesso associata a gelosia, controllo e possessività. La gelosia non dipende dal tipo di relazione Le ricerche più recenti confermano però un elemento centrale: la gelosia non è necessariamente più intensa nelle relazioni non monogame rispetto a quelle monogame. Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Sexes dai ricercatori dell’Università di Oviedo, che ha confrontato relazioni monogame e non monogame consensuali, non ha rilevato differenze significative nei livelli di gelosia tra i due gruppi. Le persone coinvolte in relazioni aperte riportano invece maggiore capacità di negoziazione, maggiore consenso relazionale e una gestione più esplicita dei conflitti. Anche una meta-analisi internazionale che ha aggregato 35 studi e oltre 24.000 partecipanti conferma lo stesso quadro: la soddisfazione relazionale non dipende dalla forma della relazione, ma dalla qualità della comunicazione, dalla chiarezza degli accordi e dalla connessione emotiva. La nuova generazione separa amore, desiderio e possesso Secondo Wyylde, le trasformazioni più evidenti riguardano soprattutto giovani adulti, professionisti urbani e utenti delle piattaforme dedicate all’open-minded dating, sempre più orientati a distinguere amore, desiderio e possesso. In questo contesto la gelosia viene riletta non come un fallimento della coppia, ma come un segnale utile da comprendere e gestire attraverso il dialogo. “Non abbiamo smesso di essere gelosi, abbiamo imparato a dircelo”: è una delle riflessioni che ricorre più spesso tra le testimonianze raccolte dalla community. Relazioni aperte: la fiducia nasce dagli accordi Secondo la piattaforma, le esperienze più stabili mostrano che la fiducia non nasce dall’assenza di altri legami, ma dalla coerenza tra accordi e comportamenti. Nelle relazioni aperte, spiegano gli utenti, diventano centrali: • la definizione di confini chiari e rinegoziabili; • la gestione del tempo di coppia; • la scelta condivisa di cosa raccontare e cosa mantenere privato; • la presenza di rituali e momenti dedicati alla relazione principale. Il punto, quindi, non sarebbe scegliere tra monogamia o non monogamia, ma costruire modalità relazionali sostenibili, esplicite e coerenti con i bisogni della coppia. Per Wyylde, il tema della gelosia resta centrale anche nelle relazioni aperte, ma viene affrontato sempre più come un elemento da comprendere e negoziare, piuttosto che come un limite invalicabile della coppia. wyylde.com/it-it

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Relazioni diplomatiche tra Ungheria e Italia

Relazioni diplomatiche tra Ungheria e Italia

È stato un momento di grande valore culturale e diplomatico, che ha rafforzato i legami tra Italia e Ungheria quanto è emerso nel corso del convegno che si è svolto presso la prestigiosa sede dell’Università Nazionale del Servizio Pubblico “Ludovika” di Budapest. Il seminario, organizzato dall’Associazione “Dante Alighieri” della capitale magiara, in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia di Budapest, l’Istituto Italiano di Cultura di Budapest e l’Università Nazionale del Servizio Pubblico “Ludovika”. La giornata si è aperta con i saluti ufficiali di Pier Paolo Pigozzi, Vice Rettore dell’Università Nazionale per il Servizio Pubblico “Ludovika”, dell’Ambasciatore d’Italia in Ungheria S.E. Giuseppe Scognamiglio, di Edit Császi, Presidente dell’Associazione “Dante Alighieri” di Budapest e di Roberto Massucco, Presidente di Confindustria Ungheria. La moderazione dei lavori è stata affidata alla Prof.ssa Anna Molnár, Capodipartimento di Relazioni Internazionali dell’Università Nazionale per il Servizio Pubblico “Ludovika” e segretario dell’Associazione “Dante Alighieri” di Budapest.Tredici relatori provenienti da istituzioni accademiche e culturali italiane e ungheresi si sono alternati nel corso delle due sessioni tenutosi nell’importante location culturale, affrontando temi che spaziano dalla diplomazia rinascimentale alla cooperazione culturale contemporanea, tra i quali Gianni Aiello, Presidente del Circolo Culturale “L’Agorà” e del Centro studi italo-ungherese “Árpád”, che ha trattato il tema “Echi rivoluzionari nei carteggi archivistici 1956-2026”. L’intervenuto, nel corso del suo intervento, supportato da slide documentali, ha analizzato svariati documenti del periodo storico in argomento, illustrando all’uditorio della capitale magiara i risultati delle predette ricerche archivistiche che peraltro sono in continuo aggiornamento. Nel corso della conferenza sono emerse diverse cifre a riguardo la tradizione e l’evoluzione dei rapporti secolari tra i due Paesi seguendo un approccio multidisciplinare che ha toccato temi come la storia, la diplomazia, l’economia e la cultura. LINK VIDEO

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L'Abruzzo nella IAI (Iniziativa Adriatico Ionica) – L'Oleificio Andreassi di Poggiofiorito

I giornalisti e i comunicatori di Borghi d'Europa hanno inserito l'Oleificio Andreassi nel progetto L'Europa delle scienze e della cultura (Patrocinio IAI-Iniziativa adriatico ionica, Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale nella regione adriatico ionica). L'incontro con il comm. Matteo Andreassi all'Oasi La Brussa in Caorle (Ve), in occasione di VinoCalciando, ha ribadito una scelta che Borghi d'Europa aveva maturato fin dal 2015. Poggiofiorito è un comune italiano di 798 abitanti della provincia di Chieti in Abruzzo. Fa parte dell'Unione dei comuni della Marrucina. I giornalisti e i comunicatori di Borghi d'Europa lo hanno conosciuto grazie alle degustazioni dell'olio e del vino dell 'Oleificio Andreassi e lo hanno così inserito nella rete dei Borghi del Gusto. Matteo Andreassi,Mastro Oleario, sarà presente alla edizione del 25 maggio di VinoCalciando a Caorle, presso la Trattoria Agli Alberoni, della serata di degustazione e prodotti enogastronomici. L'evento nasce ad Udine da una idea di tre amici Dante Mauro e Claudio, di voler giocare una partita a calcio (cuochi contro camerieri) e degustare ottimi vini e prodotti a fine match. VinoCalciando oggi conserva il nome (nato dopo una serata eroica a Fagagna), ma sopratutto lo spirito. La serata di degustazione viene rinnovata di anno in anno e parte del ricavato è sempre devoluto in beneficenza. L'incontro di Caorle servirà anche a raccontare l'inserimento dell'Oleificio Andreassi nella rete di iniziative giornalistiche che accompagnano dal 1° giugno il turno di Presidenza italiana alla IAI (Iniziativa adriatico ionica, Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale nella regione adriatico ionica). Nel giugno del 2025 Borghi d'Europa aveva inserito l'Azienda di Poggiofiorito all'interno delle manifestazioni che avevano ricordato il 25° della nascita della IAI, a giugno 2026 inizierà il Percorso informativo che coprirà dieci Paesi Europei e diverse regioni italiane sulle qualità dell'olio abruzzese. Accanto alla produzione di ottimo olio, il comm. Matteo Andreassi ha unito la produzione di vino. E' nata così Fattoria Andreassi, grazie all'acquisizione di cinque ettari, salvati da una sicura perdita d'identità. 'Volti di un territorio' recita la linea dei vini MUSA : due IGT,Pecorino Terre di Chietie Passerina Terre di Chieti e due DOC (rossi), il Montepulciano d'Abruzzo e il Cavaliere, Montepulciano d'Abruzzo Riserva. " Il Pecorino Terra di Chieti – osserva Alessio Dalla Barba, giornalista e sommlier AIS di Milano-, ha un colore giallo paglierino con riflessi verdognoli. Risulta al naso intenso, con note di frutta a polpa bianca/gialla (pesca e albicocca) e più tropicali come mango e kiwi, sentori minerali. Denota una grande freschezza, che si trova al palato, sapido e piacevole ma possiede un buon potenziale evolutivo : perfetto con molluschi e crostacei o con un cous cous con pesce e verdure in ottica estiva" Postato 1 hour ago

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Primo Ciak per il corto Made in Sicily

Primo Ciak per il corto Made in Sicily

Il progetto celebra la cucina italiana patrimonio culturale immateriale dell'umanità UNESCO Si è svolta a Palermo, nel Palazzo dei Crociferi, gentilmente concesso dall'assessorato al centro storico, la prima scena del cortometraggio "Made in Sicily". Il corto vuole celebrare la Sicilia regione della gastronomia 2025 e la cucina italiana ufficialmente proclamata patrimonio culturale immateriale dell'umanità UNESCO. "Made in Sicily" è anche un progetto per sensibilizzare le nuove generazioni sul problema della corretta alimentazione e sui pericoli che possono derivare da conservanti, coloranti, emulsionanti, additivi chimici, acrilammide, PFAS, e cibi ultra processati. La soluzione è naturalmente tornare alle origini e mangiare i piatti tradizionali siciliani e italiani . La regia è di Fabrizio Dia, che si avvale per la realizzazione del progetto di un solido staff tecnico. Direttore della fotografia Sergio Fiorito, sceneggiatura Gabriele Dia, Stylist Kiara Ferretta, aiuto regia Camillo Spoto, assistente alla regia Marco Ermani, trucco cinematografico Marzia Castana, location manager Carlo Muraglia, ciacchista Andrea Conti, dronista Giovanni Nicolosi, consulente per la qualità e sicurezza alimentare Maria Elena Ristuccia e Giuseppe Ciriminna alla presa diretta. Il corto è un progetto corale che coinvolge 50 attori, fra i quali quattro protagonisti, Vito La Grassa noto al pubblico per "Squadra Antimafia" e "Uomini e donne", Sophia Pagliaro vincitrice del titolo nazionale Miss Venere 2025, e gli attori emergenti Rita Bucchieri e Carlo Muraglia. La produzione è dell'associazione Digital H.M. e a maggio 2026 è prevista la presentazione al cinema.

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Diradamento e caduta dei capelli: le nuove soluzioni cosmetiche innovative

Diradamento e caduta dei capelli: le nuove soluzioni cosmetiche innovative

Il diradamento e la caduta dei capelli sono condizioni molto diffuse negli uomini, ma anche tra le donne. Stress, fattori ormonali, predisposizione genetica e squilibri del cuoio capelluto possono influire sulla vitalità dei follicoli e sulla qualità del fusto. Negli ultimi anni la ricerca in ambito tricologico ha compiuto passi avanti significativi, portando allo sviluppo di trattamenti rigenerativi e formule cosmetiche innovative che lavorano in modo mirato sull’ambiente del cuoio capelluto. Quando si parla di ricrescita, è fondamentale distinguere tra: trattamenti medici rigenerativi eseguiti in clinica soluzioni cosmetiche avanzate a base di cellule staminali vegetali e attivi biotecnologici Entrambi gli approcci mirano a sostenere i follicoli ancora attivi, ma con modalità, tempi e costi differenti. Capelli e medicina rigenerativa: come funzionano i trattamenti clinici In ambito medico, i protocolli di medicina rigenerativa utilizzano cellule autologhe (provenienti dallo stesso paziente) o concentrati ricchi di fattori di crescita per stimolare i follicoli indeboliti. Il trattamento è ambulatoriale: Si effettua un prelievo (sangue o tessuto adiposo). Il materiale viene processato. Si procede con microiniezioni nel cuoio capelluto. L’obiettivo è migliorare la qualità dei capelli nelle zone diradate e favorire condizioni più favorevoli alla crescita. I risultati non sono immediati: i primi segnali possono comparire dopo alcune settimane, mentre i miglioramenti più evidenti si osservano generalmente tra i 3 e i 6 mesi, con protocolli che prevedono richiami periodici. Questi trattamenti sono indicati soprattutto nei casi di: -alopecia androgenetica iniziale -diradamento diffuso -mantenimento post-trapianto -caduta legata a stress o squilibri temporanei Il costo varia in base alla tecnica e alla struttura, con un prezzo per seduta che può andare indicativamente da 600 a oltre 2.000 euro. L’alternativa cosmetica: cellule staminali vegetali e attivi tricogeni Accanto all’approccio clinico, la cosmetica avanzata ha sviluppato soluzioni a base di cellule staminali vegetali e complessi biotecnologici. È importante chiarire che le cellule staminali per capelli di origine vegetale utilizzate nei trattamenti cosmetici non sono cellule vive, ma estratti attivi capaci di imitare i segnali di rinnovamento cellulare e sostenere il cuoio capelluto nel tempo. Le formulazioni più evolute puntano a: -rafforzare i capelli esistenti -aumentare lo spessore del fusto -rallentare la caduta -migliorare l’equilibrio del cuoio capelluto L’azione è progressiva e legata alla costanza d’uso. I benefici si osservano soprattutto in termini di: -maggiore forza e resistenza -capelli più corposi -riduzione della caduta stagionale -miglioramento della qualità generale del cuoio capelluto Risultati e aspettative: cosa è realistico aspettarsi Quando si parla di ricrescita, è fondamentale avere aspettative corrette. -I trattamenti clinici possono offrire risultati più evidenti nel medio periodo, soprattutto quando i follicoli sono ancora attivi. -Le soluzioni cosmetiche lavorano in modo graduale e costante, migliorando nel tempo qualità, forza e densità percepita. In entrambi i casi, la condizione iniziale del cuoio capelluto e la tempestività dell’intervento sono fattori determinanti. I benefici sono generalmente più evidenti nelle fasi iniziali o moderate del diradamento, quando i follicoli non sono completamente atrofizzati. Le Novità tutte italiane introdotte da Hilaria Cosmetics Tra le realtà italiane che hanno investito nella ricerca cosmetica rigenerativa si distingue Hilaria Cosmetics, brand specializzato in trattamenti anticaduta formulati con cellule staminali vegetali, estratti bioplacentari, attivi epigenetici e complessi tricogeni. L’obiettivo delle formulazioni è creare un ambiente ottimale per i follicoli ancora attivi, sostenendo: -microcircolo del cuoio capelluto -equilibrio cutaneo -ispessimento del capello -vitalità e densità nel tempo La linea comprende: -Lozione anticaduta a base di cellule staminali vegetali -Shampoo Detox per la ricrescita -Balsamo anticaduta -Integratore alla mela Annurca Tutte le formule sono 100% naturali e pensate per un utilizzo quotidiano, integrabile facilmente nella propria routine. A chi sono indicati questi trattamenti? Sia uomini che donne possono beneficiare di un approccio mirato alla salute del cuoio capelluto. -Negli uomini, i trattamenti sono spesso scelti per contrastare l’alopecia androgenetica e mantenere i risultati dopo un trapianto. -Nelle donne, sono particolarmente indicati nei casi di diradamento diffuso, squilibri ormonali o caduta legata a periodi di stress. La scelta tra trattamento clinico e soluzione cosmetica dipende da: -stadio del diradamento -budget disponibile -preferenza per un approccio invasivo o topico -obiettivi personali Supportare la ricrescita in modo consapevole Oggi la ricerca offre strumenti concreti per intervenire sul diradamento in modo sempre più mirato. La combinazione tra innovazione scientifica e cosmetica biotecnologica permette di costruire percorsi personalizzati, intervenendo tempestivamente nella routine quotidiana con un risparmio di lungo termine sui trattamenti clinici. Intervenire precocemente, sostenere i follicoli ancora attivi e mantenere costanza nel trattamento, sono le chiavi per accompagnare il naturale ciclo di crescita del capello e favorire un aspetto più pieno, forte e vitale nel tempo.

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