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INGANNI

Oggi i matrimoni sono diventati un rebus, la maggior parte sfociano in liti e divorzi. Le storie d’amore vengono buttate alle ortiche. Avere una relazione stabile è un lusso, avere un matrimonio duraturo è come vincere alla lotteria nazionale, e non è solo questione di impegno e pazienza, coraggio e determinazione. Le nozze sono trappole e spesso non sono neppure accompagnate dalla fecondità. Si preferisce avere animali, fare viaggi piuttosto che avere pargoli. In termini patici il concetto stesso di matrimonio classico è in crisi, è un corpo malato incurabile. Le relazioni sono intrecci di bugie e tradimenti e non ci si ferma mai a riflettere sulle conseguenze. Ci sono pure uomini che si sposano alla maniera tradizionale, in chiesa, con tanto di fiori e testimoni. Indossano la fede nunziale ma alla fine si scopre che la indossano solo quel giorno. Poi se la tolgono con varie scuse, magari per ragioni di lavoro. Alcuni se la mettono dentro a una catenina appesa al collo ma il fatto è che nella catenina ci sono altri ciondoli e monili e non è distinguibile. In altre parole non si vede se sono sposati. Come vedono una donna alla apparenza attraente si buttano a pesce, si divertono a corteggiarla tanto sanno che la donna può pensare che sono liberi come l’aria in assenza di fede d’oro al dito che indica lo stato di coniugato. Molti poi si invischiano in relazioni squallide e nocive. Alcuni deragliano e si innamorano maldestramente della persona con cui si volevano fare solo una avventura. Molti si divertono a molestare molte donne pensando di farla franca e si fanno il nome di dongiovanni. Trovano divertente occultare il loro stato. Con aria spavalda rubano il cuore di molte donne ignare. Alcuni fanno palestra per essere sempre in forma e dimenticano la fede a casa adducendo come scusa che è di impedimento agli esercizi fisici più duri e complessi. Molti corteggiano le amiche della moglie persino in sua presenza, si fanno audaci e meschini. La moglie si sente fallita, scartata. Donne furbe riescono a sostituirsi alle mogli. I matrimoni si guastano pesantemente. I figli vedono il padre all’opera e si disgustano. Le figlie si ingelosiscono dei padri farfalloni. Le donne sono soggiogate da uomini orribilmente superficiali e molto dissoluti, rozzi e incoerenti. Molti uomini si comportano come ragazzini immaturi. I figli soffrono in silenzio e cercano la salvezza fuori del nucleo familiare, fra gli amici. I padri che fanno i cascamorti non sono molto apprezzati e forniscono un esempio distorto e spesso cadono nelle trame di donne frivole come oche starnazzanti.

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Fabio Armiliato: “Se fossi Morgana”

Fabio Armiliato: “Se fossi Morgana”

Il nuovo singolo dell’artista genovese, una fiaba sonora tra lirica, magia e femminilità “Se fossi Morgana” è il nuovo singolo di Fabio Armiliato, scritto e composto da Massimo Zennaro. Il brano si muove come un racconto sospeso, costruito su un linguaggio musicale che richiama atmosfere antiche e una sensibilità contemporanea. La voce del tenore attraversa zone diverse, passando da un’intimità raccolta a un’intensità più ampia, fino a dare corpo alla frase che guida l’intero immaginario: “Sarò Morgana, una strega, una fata”. La scrittura di Zennaro crea un ambiente sonoro che non appartiene a un solo genere. La dimensione lirica convive con elementi che evocano un mondo narrativo vicino alla fiaba e al teatro musicale. L’arrangiamento segue questa impostazione, con scelte timbriche che aprono spazi e immagini senza mai appesantire la linea vocale. Il brano è stato concepito ed eseguito con l’accordatura naturale a 432 Hz, scelta che contribuisce a un ascolto più morbido e a una percezione più distesa delle armonie. Fabio Armiliato si esibirà per La Grande Sfida – InConTrArti 2026, il super evento di musica e solidarietà che si terrà il 15 maggio all’Arena di Verona. Il tenore di fama internazionale ricorderà il soprano Daniela Dessì a dieci anni dalla scomparsa, in un emozionante “duetto virtuale” che promette di togliere il fiato. Il palco vedrà esibirsi tra gli altri anche Francesco Renga, l’Orchestra Ritmico Sinfonica Italiana diretta dal Maestro Diego Basso e il cast del musical “Notre Dame de Paris”. Fabio Armiliato è una delle voci più riconosciute della lirica internazionale. Nato a Genova e diplomato al Conservatorio “Niccolò Paganini”, si forma con maestri come Ettore Campogalliani, Franco Corelli e Magda Olivero. Debutta giovanissimo nel Simon Boccanegra e da allora canta nei teatri più importanti del mondo: Metropolitan Opera House, Teatro alla Scala, Opéra de Paris, Arena di Verona, Covent Garden, Wiener Staatsoper, Teatro Real, NHK di Tokyo. Le sue interpretazioni in ruoli come Mario Cavaradossi (Tosca) e Andrea Chénier sono considerate punti di riferimento. Negli ultimi anni ha raccolto nuovi successi in Otello, Pagliacci, Adriana Lecouvreur, Norma e Carmen, fino ai recenti trionfi in Cile e Perù. Parallelamente alla carriera operistica, Armiliato si è distinto anche nel cinema: Woody Allen lo sceglie come protagonista in “To Rome with Love”, e nel 2021 interpreta il docufilm Enigma in Tempo Rubato. Ha collaborato con artisti di fama mondiale, partecipato a tre edizioni del Concerto di Natale in Vaticano e portato nel mondo il progetto RecitaL CanTANGO, dedicato alle radici italiane del Tango Canción. È stato insignito di numerosi riconoscimenti, tra cui il titolo di “Ambasciatore di Genova nel Mondo” e quello di “Corrispondente Diplomatico di Malta” per meriti artistici e umanitari. Nel 2024 ha pubblicato l’autobiografia “Una vita in canto (L’Alchimia della Voce)”, presentata al Salone Internazionale del Libro di Torino. Nel 2026 pubblica con l’etichetta G Records due singoli che approdano in radio: “Sarà il lampo” (con Giovanna Nocetti) e “Se fossi Morgana”, entrambi scritti da Massimo Zennaro. Il tenore si esibirà per La Grande Sfida – InConTrArti 2026, il super evento di musica e solidarietà che si terrà il 15 maggio all’Arena di Verona. Etichetta: G Records CONTATTI E SOCIAL fabioarmiliato.com
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Conversazione sul periodo napoleonico

Conversazione sul periodo napoleonico

Giunge alla ventitreesima edizione, la giornata di studi sul periodo napoleonico, denominata “5 maggio”. La manifestazione, storicamente e da sempre organizzata dal Circolo Culturale “L’Agorà” e dal Centro Studi “Gioacchino e Napoleone”, ha il merito di analizzare ed accendere i riflettori su vari aspetti del periodo storico in argomento. Il nuovo incontro, predisposto dalle due co-associazioni reggine, registra le presenze della ricercatrice toscana Elena Pierotti e Gianni Aiello (Presidente delle due co-associazioni reggine). La manifestazione, storicamente e da sempre organizzata dal Circolo Culturale “L’Agorà” e dal Centro Studi “Gioacchino e Napoleone”, ha il merito di analizzare ed accendere i riflettori su vari aspetti del periodo storico in argomento. Il “Decennio francese”, come definito dallo storico calabrese Umberto Caldora, ha visto succedersi sul trono del Regno di Napoli prima del fratello maggiore dell'Imperatore Napoleone Bonaparte, Giuseppe (1806-1808), e successivamente, al passaggio di quest'ultimo dal trono partenopeo a quello di Madrid (6 luglio 1808 – 11 dicembre 1813), Gioacchino Murat (1 agosto 1808 – 3 maggio 1815).Il Mezzogiorno in tale periodo storico venne interessato da diverse trasformazioni sociali, culturali, economiche. Queste alcune delle cifre che saranno oggetto di analisi,nel corso della ventitreesima edizione, della giornata di studi sul periodo napoleonico, denominata “5 maggio”, organizzata dal Circolo Culturale “L’Agorà” e dal Centro Studi “Gioacchino e Napoleone”. La conversazione, organizzata dalle due co-associazioni culturali reggine, sarà disponibile, sulle varie piattaforme Social Network presenti nella rete, a far data da martedì cinque maggio.

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La leggenda di Clara diventa cinema: a Ottobre 2026 le riprese a Villa Malvasia

La leggenda di Clara diventa cinema: a Ottobre 2026 le riprese a Villa Malvasia

COMUNICATO STAMPA Prot. SD_Mp058/2026mPDs20/23 M_p Il successo del Produttore e FotoReporter Internazionale Dott. Salvo De Vita assume dimensioni senza precedenti. Dopo il clamore della minifiction Tu Sombra alla Mostra del Cinema di Venezia 2025, i dati ufficiali certificano un impatto mediatico globale: superate le 335.000 persone raggiunte in tutto il mondo. Con il supporto di oltre 200 testate giornalistiche internazionali tra America, Gran Bretagna ed Europa, De Vita lancia ora la sua nuova sfida: "La Villa di Famiglia". Un progetto psicologico e soprannaturale interamente Made in Italy, che punta dritto al palcoscenico del Festival de Cannes 2027 Oltre al prestigioso circuito festivaliero, l'opera vanta una strategia di distribuzione imponente sui principali canali cinematografici globali: Vimeo Cinema e Stream Tape Cinema CinemaBreve Dailymotion Tv e YouTube Studio La comunicazione sarà gestita capillarmente attraverso rassegne stampa ufficializzate e una strategia social d'avanguardia supportata da Metà Business, garantendo una visibilità totale sui network internazionali. Il Set a Bologna: Il Mistero di Villa Clara Le riprese inizieranno a Ottobre 2026 presso la storica Villa Malvasia, nota come Villa Clara, a Bologna. La dimora seicentesca, celebre per la leggenda della bambina murata viva, offrirà la cornice ideale per una trama densa di suspense e fascino fantasmatico, portando ancora una volta il genio italiano all'estero. Casting Aperti: Come partecipare La produzione ha ufficialmente aperto le selezioni per le seguenti figure: 1 Attrice Protagonista: età tra i 25 e i 45 anni. 3 Figure Femminili (Comparse): età tra i 25 e i 55 anni. Gli interessati possono inviare la propria candidatura ufficiale all'indirizzo email: ufficiostampadevita@gmail.com Requisiti richiesti: Almeno 5 foto ufficiali e ben visibili. Curriculum artistico professionale aggiornato. La Produzione si riserva di visionare e valutare attentamente tutto il materiale ricevuto per garantire l'alto profilo artistico del progetto. Comunicato Stampa: Dott. Salvo De Vita - Camilla Cipollari Supervisore e Dirigente del servizio : Dott. Salvo De Vita Distribuzione Digitale: Urban Dream di Mietto Elisa

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L’AGRICOLTURA IN UN FUTURO MONDO IDEALE

L’AGRICOLTURA IN UN FUTURO MONDO IDEALE

Prima di raccontarvi come potrebbe essere l’agricoltura in un mondo ideale dobbiamo fermarci un istante a osservare quello che succede oggi perché non si può costruire un futuro giusto se si chiudono gli occhi su ciò che non va nel nostro presente. Siamo abituati a pensare che lo sfruttamento sia una cosa lontana, che accade nelle fabbriche del Bangladesh o nelle miniere del Congo invece è anche qui, nelle pianure e nelle colline italiane, è dove il cibo che arriva sulle nostre tavole viene raccolto da mani che non vediamo mai, parlo degli operai agricoli, per lo più immigrati o italiani poveri; sono persone costrette a lavorare in nero dodici o quattordici ore al giorno per pochi euro e a dormire in baracche di lamiera senza acqua né luce; questa vergogna ha un nome: si chiama caporalato, i caporali sono uomini che si mettono in mezzo tra le aziende agricole e i disperati vivendo di questa intermediazione mafiosa, sono loro che reclutano, trasportano le persone ammassate su furgoni scassati, pagano e trattengono una parte di quei pochi soldi; il caporalato non è un fenomeno marginale, in alcune regioni d'Italia oltre il trenta per cento del lavoro agricolo è completamente in nero. C’è poi un altro gigante cattivo invisibile ed è il monopolio; nell'attuale sistema capitalista cinque aziende controllano oltre il sessanta per cento del mercato globale dei semi e oltre il settanta per cento dei pesticidi e fertilizzanti chimici, queste aziende hanno investito miliardi in ricerca e ingegneria genetica creando semi che producono più di una varietà tradizionale e così gli agricoltori sono costretti a comprare le semenze da questi colossi; tutto questo sembra progresso ma non lo è, le piante che nascono non resistono alle malattie e ai parassiti, sono semi creati apposta per generare un buon raccolto solo con l'uso di specifici pesticidi, insetticidi e fertilizzanti prodotti dalle stesse cinque aziende che vendono i semi, è un pacchetto obbligato che inquina i fiumi oltre ad erodere ed impoverire il terreno; grazie a queste aziende tra qualche decennio vaste aree del pianeta non potranno più essere coltivate. Bisogna inoltre tenere in considerazione che le semenze vendute da queste aziende danneggiano anche chi le compra, sono semi brevettati per cui l'agricoltore può usarli per un ciclo ma non può seminare i semi generati dalla pianta che ne nasce perché sono ancora di proprietà dell'azienda; oggi per fare l'agricoltore bisogna investire un bel po' di soldi ogni anno per acquistare semi brevettati, pesticidi, insetticidi e concimi chimici per questo motivo nei paesi poveri molti contadini sono finiti nelle mani degli usurai e hanno perso tutto ciò che avevano perché non sono riusciti a pagare il debito, in India il novantatré per cento dei suicidi degli agricoltori è dovuto a questo fenomeno. A tutto questo si aggiunge un altro aspetto assurdo, nelle centrali di smistamento frutta e verdura passano in macchine che misurano, pesano e fotografano e i prodotti troppo piccoli, troppo grandi, storti o leggermente macchiati vengono buttati via perché non sono esteticamente belli, tutto questo è assurdo. Ora proviamo ad immaginare un mondo diverso, un mondo ideale, molti lo chiamerebbero utopico, ma utopico non è; in questo mondo secondo me le città dovrebbero essere un'evoluzione degli attuali eco villaggi anarchici; per quanto riguarda l'agricoltura i principi su cui dovremmo basarci dovrebbero essere quattro: il recupero delle semenze antiche, limitare il più possibile la fatica umana, rispettare la natura ed ottenere la maggior resa possibile in poco spazio. Prima di pensare a nuove forme di coltivazione dobbiamo fare un passo indietro e recuperare ciò che abbiamo dimenticato: i semi dei nostri nonni; per generazioni i contadini di ogni zona hanno selezionato varietà capaci di crescere senza pesticidi, senza concimi chimici e con l'acqua che aveva quel territorio ad esempio nel sud Italia avevano creato pomodori che davano frutto senza bisogno di essere irrigati; invece di comprare ogni anno semi brevettati da multinazionali ogni zona del pianeta dovrebbe tornare a seminare le proprie varietà antiche, solo così possiamo costruire un'agricoltura davvero indipendente e sostenibile. Una valida alternativa per produrre cibo in un futuro ideale potrebbero essere le food forest che sono una valida risposta alla monocultura attuale; immaginiamo di camminare in un bosco che nessuno ha mai piantato, vediamo querce maestose, sotto di loro crescono i noccioli, più in giù troviamo i rovi carichi di more e ai nostri piedi i funghi che nessuno ha seminato; nessuno cura questo bosco, eppure tutto prospera senza concimi, senza diserbanti, senza l'affanno umano, questo è un ecosistema; la foresta commestibile è qualcosa di simile, è un ecosistema progettato ma non dominato, per creare una foresta commestibile occorre scegliere con cura quali piante introdurre ma poi bisogna lasciare che facciano il loro lavoro; se osserviamo una food forest vediamo una stratificazione di piante, proprio come in un bosco naturale, in alto crescono alberi maestosi come noci, castagni, meli e grandi ciliegi, sotto di loro troviamo noccioli, fichi, peschi e peri, ancora più giù possiamo vedere mirtilli, lamponi e more, poi erbe aromatiche, asparagi e fragole e nel sottosuolo possono essere seminate delle piccole patate; nelle food forest ci sono anche le piante rampicanti, si possono vedere i kiwi che salgono sui meli, l'uva che si attorciglia ai noccioli e i fagiolini che trovano sostegno dove possono; nelle food forest tutto è mescolato, tutto è interconnesso, la manutenzione è quasi inesistente e lo stesso vale per l'irrigazione, i fertilizzanti sono le foglie che cadono e i rami che marciscono. Ora qualcuno obietterà: E il grano? E il mais? E i pomodori, Le zucchine? Non tutti possono crescere all'ombra di un castagno ma la loro produzione non dovrebbe avvenire nemmeno con i metodi e le scale dell'agricoltura industriale attuale, si potrebbe invece applicare il concetto di policoltura che può essere organizzata nel tempo o nello spazio. Riguardo la policultura nel tempo si parte dal presupposto che un grande appezzamento di terreno non dovrebbe mai essere sfruttato allo stesso modo per due anni di fila; il primo anno si semina un cereale, il secondo patate o carote che rompono il terreno con le loro radici, il terzo anno lo si lascia a pascolo per animali che concimano mentre il quarto anno si semina un miscuglio di almeno dieci specie diverse di piante da sovescio, sono erbe che affondano le loro radici profonde nel sottosuolo e portano in superficie minerali e azoto; quando sono abbastanza alte vanno tagliate e interrate con un trattore, così la terra si concima da sola senza l’uso di fertilizzanti chimici. La policultura nello spazio è ancora più bella da vedere; su un appezzamento di terreno si seminano nello stesso momento diverse varietà di verdure una accanto all'altra ad esempio immaginiamo un campo dove in ogni due metri quadrati crescono insieme mais, fagioli rampicanti e zucche; il mais fa da tutore per i fagioli che fissano l'azoto nel terreno mentre le foglie larghe e basse delle zucche ombreggiano il suolo, riducono l'evaporazione e soffocano le erbe infestanti. Poi c'è la cerealicoltura estensiva rigenerativa, praticamente si mescolano in un'unica seminatrice miscugli di cereali insieme a leguminose come il trifoglio che fissano l'azoto e impediscono la crescita delle erbe infestanti. Un'altra tecnica ereditata dalla saggezza contadina è il tumulo, è un concentrato di efficienza in poco spazio; alla base si mettono ramaglie e legna morta, sopra gli scarti organici, poi con una piccola ruspa si copre tutto con uno strato di terreno creando una collina in miniatura e infine si semina; il legno marcisce lentamente, trattiene l'acqua come una spugna e rilascia nutrienti per anni, in pochi metri quadrati si può avere un raccolto straordinario. Ci sono poi i pollai mobili, sono ampi recinti leggeri e modulari con una piccola zona notte per le galline, questi pollai vengono spostati periodicamente nelle diverse zone di un campo incolto, le galline mangiano gli insetti nocivi e i semi delle erbe infestanti e concimano con i loro escrementi, appena si sposta il recinto si può seminare; con questo sistema si possono ottenere ottimi raccolti grazie alla concimazione naturale. C'è anche l'idea che unisce pascolo, frutteto e ortaggi; si divide un frutteto in sei parcelle con recinzioni, si fanno entrare le capre per alcuni giorni in una parcella, gli animali mangiano l'erba, brucano le piante infestanti e concimano poi si spostano nella parcella successiva mentre nella parcella appena pascolata, tra gli alberi da frutto, si possono piantare ortaggi a crescita rapida che prosperano anche in zone ombreggiate; dopo il raccolto delle verdure si lascia crescere l'erba e il ciclo ricomincia. Non tutti i terreni sono fertili, in alcune zone aride inadatte all'agricoltura possiamo usare l'acquaponica che unisce l'allevamento di pesci alla coltivazione in acqua; per utilizzare questo metodo occorre uno stagno con i pesci, l'acqua del laghetto viene pompata in un letto di argilla dove crescono le piante, le piante assorbono i nutrienti e puliscono l'acqua che poi ritorna limpida allo stagno. Infine la lezione più rivoluzionaria di tutte viene dal giapponese Fukuoka, lui ha avuto il coraggio di infrangere l'antico proverbio italiano che dice: “l'orto vuole l'uomo morto”; quante generazioni di contadini hanno creduto che per mangiare bisogna ammazzarsi di fatica, arare, zappare, concimare, diserbare, annaffiare, una guerra senza fine contro la natura; Fukuoka ha capito che questa guerra la perdiamo sempre così ha proposto la sua agricoltura del non fare, non ci dice cosa fare ma cosa smettere di fare; ecco come funziona: prendiamo un terreno incolto coperto di erbacce non troppo alte, se sono alte vanno falciate con una falciatrice senza strappare le radici; in autunno si stende uno strato di paglia di circa venti centimetri su tutto l'appezzamento in modo che in primavera le erbe infestanti saranno soffocate, ora si mescolano i semi di trifoglio con la sabbia e si spargono sopra la paglia, la pioggia li trascinerà giù a contatto con la terra; per seminare le verdure, ad esempio le zucchine, si preparano delle palline di argilla e terra fertile grandi come biglie, dentro bisogna metterci i semi delle verdure e un po' di semi di trifoglio, si fanno seccare le palline all'ombra poi si mettono sotto la paglia a contatto col terreno, quando pioverà i semi di trifoglio germoglieranno per primi, attraverseranno la paglia e formeranno un tappeto verde, i semi delle verdure germoglieranno dopo ma essendo piante più alte cresceranno senza problemi attraverso il trifoglio; in estate avremo un prato di trifoglio che copre tutto impedendo la crescita delle erbe infestanti e i filari di zucchine che spuntano come torri; in autunno bisogna lasciare le piante secche dove sono e aggiungere dieci centimetri di paglia fresca; l'anno dopo il trifoglio sarà ancora lì, occorre ora preparare nuove palline con semi diversi, ad esempio angurie, senza l’aggiunta del trifoglio, si fanno seccare le palline, si mettono sotto la paglia a contatto col terreno e si aggiunge un altro strato di paglia se necessario in modo che lo spessore non sia inferiore a otto centimetri; col passare degli anni si può evitare di aggiungere paglia e seminare direttamente sotto il trifoglio; il metodo Fukuoka non ha una ricetta unica, ogni luogo, ogni clima, ogni comunità lo adatta alle proprie esigenze. In una città ideale del futuro anche i lavori nei campi dovrebbero cambiare, servono macchinari confortevoli che limitano la fatica umana ma che non ci separano dalla terra; servono trattori di ultima generazione, silenziosi ed elettrici, progettati per essere riparati in loco con pezzi standard e manuali aperti e poi non dovrebbero mancare i robot per la raccolta automatica, ce ne sono di due tipi: i robot selettivi e le grandi macchine per la raccolta di massa; nel primo caso avremo macchinari precisi che usano l'intelligenza artificiale, le telecamere ad alta definizione e i bracci con pinze morbide, questi marchingegni riconoscono il grado di maturazione di fragole, mele, pomodori, uva, kiwi, e li colgono uno a uno senza danneggiarli, sono lenti ma ideali per frutti delicati; riguardo le grandi macchine per la raccolta meccanica di massa possiamo dire che sono più brutali ma efficienti, ideali per colture estensive come piselli, girasoli, olive, mandorle, nocciole, prugne, spinaci, finocchi e insalata; alcune scuotono gli alberi separando i frutti dai rami, altre tagliano le piante e separano il raccolto dal resto. Nell'agricoltura capitalistica ogni azienda compra i propri macchinari, sono costosissimi e restano inutilizzati per trecentosessanta giorni all'anno, un trattore che costa cinquantamila euro viene usato per una settimana e poi resta fermo in un capannone, tutto questo è uno spreco insensato; in futuro dovremmo fare l'opposto, i trattori e i macchinari per la raccolta automatica dovrebbero essere condivisi tra tutte le città di una zona, si dovrebbe stabilire un calendario di utilizzo nei periodi di raccolta e, se necessario, organizzare turni notturni perché i pomodori maturi non aspettano le comodità degli esseri umani. Le mie idee riguardo l'agricoltura del futuro sotto certi aspetti si avvicinano a quelle degli anarchici, come loro credo nella condivisione dei macchinari, nel rifiuto del profitto e nel rispetto della natura ma da loro mi allontano su un punto: molti anarchici, non tutti, diffidano della tecnologia mentre io credo che robot, trattori elettrici ed acquaponica siano strumenti preziosi se condivisi, usati con intelligenza e senza sfruttamento. 

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“Twisted Youth Freeway” degli Psychos nasce dove la famiglia smette di proteggere

“Twisted Youth Freeway” degli Psychos nasce dove la famiglia smette di proteggere

«You can stay here and live by my rules or get outta here and try to stay alive» («Puoi restare qui e vivere secondo le mie regole, oppure andartene da qui e cercare di restare vivo»). Non è l’incipit di un thriller psicologico né l’inizio di un film horror, ma l’ultimatum che eviscera l’infanzia e consegna un diciottenne all’asfalto di una libertà pagata a carissimo prezzo. Con “Twisted Youth Freeway”(distr. Corallo Records per Lotus Music Production), gli Psychos di Andy Romi caricano il loro progressive rock di una funzione biologica: la sopravvivenza. Mentre il dibattito pubblico sulla violenza domestica continua a infrangersi contro l’omertà delle mura private, il gruppo senese sceglie la strada della narrazione cruda, frontale, dove l'uscita di casa non rappresenta un gesto di ribellione adolescenziale, bensì l'unica strategia per non soccombere. Secondo l’ISTAT, una quota significativa delle vittime di violenza domestica subisce i primi episodi in età infantile. È una zona d’ombra poco raccontata, in cui l’abuso non esplode all’improvviso, ma si stratifica nel tempo, normalizzato all’interno del nucleo familiare. Per molti ragazzi e ragazze, il compimento della maggiore età, anziché coincidere con l’ingresso nell’autonomia, corrisponde all’unico margine legale e materiale per allontanarsi. Allontanarsi da un teatro di guerra privato, da un carnefice che non ha il volto dell'estraneo, ma quello raggelante di chi dovrebbe garantire protezione. Il perimetro domestico che si fa cella, la figura genitoriale che abdica al proprio ruolo per farsi despota. Ci si sposta perché casa è diventata un campo minato di micro-aggressioni, ricatti emotivi e silenzi punitivi, dove ogni parola è un azzardo e ogni azione è sottoposta al vaglio di un codice di condotta arbitrario e violento. Andarsene, significa dunque sabotare una narrazione tossica che vorrebbe il figlio come proprietà privata, scegliendo l'instabilità della strada e la precarietà dell’incertezza pur di non vedere la propria identità definitivamente polverizzata da chi, tra quelle mura, esercita un dominio psicologico prima ancora che fisico. In questa discrepanza tra il sé e il sangue, si innesta la trama stessa del brano. “Twisted Youth Freeway” segna il passaggio forzato dall’infanzia a una giovinezza vissuta in fuga, perché restare è diventato più pericoloso che andare via. Senza protezioni, senza rete, spesso senza una destinazione, la strada diventa l’unica alternativa praticabile a una dimora che ha smesso di essere un luogo sicuro. Il testo si snoda su un’architettura hard rock muscolare, figlia di quella scuola anni Settanta che sapeva dare al disagio in un suono ben preciso, tra chitarre e sezione ritmica che accompagnano il racconto senza edulcorarlo, mantenendo un andamento costante, quasi ostinato. La partenza notturna, le stazioni ferroviarie alle prime luci dell'alba, il dolore fisico che anestetizza i sensi. Poi, le panchine dei parchi trasformate in trincee e la sensazione costante di essere inseguiti. Sono frammenti che rimandano a una quotidianità poco visibile ma ampiamente documentata: quella dei giovani che, una volta usciti da contesti familiari violenti, attraversano fasi di homeless temporaneo, spostandosi senza una destinazione stabile. “Twisted Youth Freeway” dà ritmo, voce e forma narrativa a questa realtà, in cui la libertà coincide con la distanza da ciò che si è lasciato alle spalle. Il refrain — «I won a ticket to ride on the Twisted Youth Freeway» («Ho vinto un biglietto per correre sulla Twisted Youth Freeway - l'autostrada della gioventù deviata») — anziché introdurre una conquista, registra l’ingresso in una condizione irreversibile. Quel “biglietto” non apre a un altrove desiderabile, ma sancisce l’avvio di una latitanza forzata e necessaria. È il resoconto di una giovinezza braccata, in cui l’idea di futuro viene spazzata proprio da chi dovrebbe tutelarlo. E in questo orizzonte mutilato, il diritto di esistere si materializza sottraendosi alle proprie radici, fuggendo da un aguzzino che promette di non fermarsi mai («If you choose to get out of that door, I’ll be chasing you and never stop ‘till I’ll kill you» - «Se scegli di uscire da quella porta ti darò la caccia e non mi fermerò mai finché non ti avrò ucciso»), mentre l’urgenza non è scegliere chi diventare, ma evitare di essere raggiunti. Sotto la superficie sonora, la mano di Andy Romi, produttore e anima del progetto, che ha curato ogni dettaglio presso lo Psychotic Studio. La sua esperienza, maturata in decenni di dedizione alla macchina del suono, si traduce in una produzione nitida e stratificata, capace di sorreggere un testo che parla di abusi, dipendenze e identità senza mai scivolare nel pietismo. La precisione tecnica, certificata dai più alti standard industriali, diventa qui lo strumento per dare dignità a un racconto di margine e redenzione. «Volevo descrivere quel momento esatto in cui capisci che restare significa morire, non solo metaforicamente - dichiara Andy Romi -. La Twisted Youth Freeway è quel non-luogo dove finisce chi ha dovuto scegliere la strada per difendere il proprio diritto di esistere. È un percorso fatto di ombre, ma è l'unico che porta lontano dalla schiavitù della paura.» Gli Psychos intersecano la musica con la realtà sociale più urgente, quella che solitamente resta soffocata tra il perbenismo di facciata e l’indifferenza delle istituzioni. Qui il progressive diventa l’unico linguaggio capace di sostenere l’urto di una verità indigeribile, quella di una casa che da nido si fa macello. Oggi, nell’era di narrazioni mitigate, smorzate e lineari, la band senese ha il coraggio di dare un suono a quella zona grigia in cui la famiglia smette di essere protezione per diventare minaccia, rendendo ogni nota e ogni riff la relazione di una latitanza obbligata. “Twisted Youth Freeway”, accompagnato dal videoclip ufficiale girato a Roma sotto la direzione di Gina Merulla, con gli attori del gruppo teatrale Teatro Hamlet, è la testimonianza di chi ha preferito l'incertezza del domani alla certezza di un presente violento; un lavoro che riconsegna al rock la sua funzione primaria, quella di essere il grido di chi, pur di restare vivo, ha accettato di sparire dai radar.

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L'Abruzzo nella IAI (Iniziativa Adriatico Ionica) – L'Oleificio Andreassi di Poggiofiorito

I giornalisti e i comunicatori di Borghi d'Europa hanno inserito l'Oleificio Andreassi nel progetto L'Europa delle scienze e della cultura (Patrocinio IAI-Iniziativa adriatico ionica, Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale nella regione adriatico ionica). L'incontro con il comm. Matteo Andreassi all'Oasi La Brussa in Caorle (Ve), in occasione di VinoCalciando, ha ribadito una scelta che Borghi d'Europa aveva maturato fin dal 2015. Poggiofiorito è un comune italiano di 798 abitanti della provincia di Chieti in Abruzzo. Fa parte dell'Unione dei comuni della Marrucina. I giornalisti e i comunicatori di Borghi d'Europa lo hanno conosciuto grazie alle degustazioni dell'olio e del vino dell 'Oleificio Andreassi e lo hanno così inserito nella rete dei Borghi del Gusto. Matteo Andreassi,Mastro Oleario, sarà presente alla edizione del 25 maggio di VinoCalciando a Caorle, presso la Trattoria Agli Alberoni, della serata di degustazione e prodotti enogastronomici. L'evento nasce ad Udine da una idea di tre amici Dante Mauro e Claudio, di voler giocare una partita a calcio (cuochi contro camerieri) e degustare ottimi vini e prodotti a fine match. VinoCalciando oggi conserva il nome (nato dopo una serata eroica a Fagagna), ma sopratutto lo spirito. La serata di degustazione viene rinnovata di anno in anno e parte del ricavato è sempre devoluto in beneficenza. L'incontro di Caorle servirà anche a raccontare l'inserimento dell'Oleificio Andreassi nella rete di iniziative giornalistiche che accompagnano dal 1° giugno il turno di Presidenza italiana alla IAI (Iniziativa adriatico ionica, Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale nella regione adriatico ionica). Nel giugno del 2025 Borghi d'Europa aveva inserito l'Azienda di Poggiofiorito all'interno delle manifestazioni che avevano ricordato il 25° della nascita della IAI, a giugno 2026 inizierà il Percorso informativo che coprirà dieci Paesi Europei e diverse regioni italiane sulle qualità dell'olio abruzzese. Accanto alla produzione di ottimo olio, il comm. Matteo Andreassi ha unito la produzione di vino. E' nata così Fattoria Andreassi, grazie all'acquisizione di cinque ettari, salvati da una sicura perdita d'identità. 'Volti di un territorio' recita la linea dei vini MUSA : due IGT,Pecorino Terre di Chietie Passerina Terre di Chieti e due DOC (rossi), il Montepulciano d'Abruzzo e il Cavaliere, Montepulciano d'Abruzzo Riserva. " Il Pecorino Terra di Chieti – osserva Alessio Dalla Barba, giornalista e sommlier AIS di Milano-, ha un colore giallo paglierino con riflessi verdognoli. Risulta al naso intenso, con note di frutta a polpa bianca/gialla (pesca e albicocca) e più tropicali come mango e kiwi, sentori minerali. Denota una grande freschezza, che si trova al palato, sapido e piacevole ma possiede un buon potenziale evolutivo : perfetto con molluschi e crostacei o con un cous cous con pesce e verdure in ottica estiva" Postato 1 hour ago

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Primo Ciak per il corto Made in Sicily

Primo Ciak per il corto Made in Sicily

Il progetto celebra la cucina italiana patrimonio culturale immateriale dell'umanità UNESCO Si è svolta a Palermo, nel Palazzo dei Crociferi, gentilmente concesso dall'assessorato al centro storico, la prima scena del cortometraggio "Made in Sicily". Il corto vuole celebrare la Sicilia regione della gastronomia 2025 e la cucina italiana ufficialmente proclamata patrimonio culturale immateriale dell'umanità UNESCO. "Made in Sicily" è anche un progetto per sensibilizzare le nuove generazioni sul problema della corretta alimentazione e sui pericoli che possono derivare da conservanti, coloranti, emulsionanti, additivi chimici, acrilammide, PFAS, e cibi ultra processati. La soluzione è naturalmente tornare alle origini e mangiare i piatti tradizionali siciliani e italiani . La regia è di Fabrizio Dia, che si avvale per la realizzazione del progetto di un solido staff tecnico. Direttore della fotografia Sergio Fiorito, sceneggiatura Gabriele Dia, Stylist Kiara Ferretta, aiuto regia Camillo Spoto, assistente alla regia Marco Ermani, trucco cinematografico Marzia Castana, location manager Carlo Muraglia, ciacchista Andrea Conti, dronista Giovanni Nicolosi, consulente per la qualità e sicurezza alimentare Maria Elena Ristuccia e Giuseppe Ciriminna alla presa diretta. Il corto è un progetto corale che coinvolge 50 attori, fra i quali quattro protagonisti, Vito La Grassa noto al pubblico per "Squadra Antimafia" e "Uomini e donne", Sophia Pagliaro vincitrice del titolo nazionale Miss Venere 2025, e gli attori emergenti Rita Bucchieri e Carlo Muraglia. La produzione è dell'associazione Digital H.M. e a maggio 2026 è prevista la presentazione al cinema.

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Il mese della donna su Wyylde: community gratuita, networking e cultura per celebrare la libertà femm

Il mese della donna su Wyylde: community gratuita, networking e cultura per celebrare la libertà femm

Per l’occasione Wyylde ha selezionato cinque libri da leggere. Tra i titoli più caldi: “Il piacere è tutto mio” e “Giocando con il fuoco” Libertà, rispetto, consenso e autodeterminazione sono i valori che guidano ogni giorno Wyylde, la community europea più autorevole dedicata alla libertà sessuale. In occasione del mese di marzo, tradizionalmente dedicato alla celebrazione della donna, la piattaforma lancia un’iniziativa gratuita e immersiva rivolta a tutte le donne offrendo l’accesso alla community fino a fine mese, consentendo così la fruizione di contenuti dedicati, in un ambiente libero dai tabù, fondato su rispetto e consenso. Basterà iscriversi e inserire nella sezione abbonamento il codice "PROMOWYYLDE26" o accedere direttamente al link wyylde.com/it-it?promo=promowyylde26 Experience di community per un mese di marzo interattivo In un tempo in cui la condivisione è sempre più digitale, ma il bisogno di connessione autentica resta centrale, le experience di community diventano spazi vivi di dialogo, scoperta e confronto. Per questo motivo Wyylde apre gratuitamente, per tutto il mese di marzo, le sue porte a tutte le donne che desiderano condividere desideri ed esperienze in un luogo aperto e di confronto. Attraverso questa attività il mese dedicato alla donna assume così una dimensione partecipativa e contemporanea basata sul consenso, la comunicazione erotica e la cura di sé, con chat tematiche e spazi di condivisione dedicati a storie di autonomia e relazioni non convenzionali, contenuti speciali e momenti di networking tra donne che scelgono la libertà di esprimersi senza stereotipi. La piattaforma si conferma uno spazio dove il piacere è vissuto come esperienza consapevole e condivisa, in un clima di sicurezza, rispetto e inclusione. “Il mese di marzo è l’occasione per celebrare la libertà di esprimere sé stesse e i propri desideri”, dichiara Wyylde. “La sessualità è parte integrante della libertà femminile e merita spazi sicuri, consapevoli e inclusivi. Cultura e community possono essere strumenti potenti di emancipazione.” Con questa iniziativa, Wyylde invita tutte le donne a vivere il mese dedicato alla donna nel 2026 come un momento autentico di empowerment, scoperta e connessione, dove libertà e piacere diventano espressioni concrete di autodeterminazione. Cultura e consapevolezza: 5 libri per celebrare libertà e piacere femminile Per Wyylde, la libertà passa anche attraverso la cultura. La letteratura è uno strumento potente per comprendere il proprio corpo, le proprie emozioni e il diritto di vivere relazioni autentiche. Per questo motivo, nel mese di marzo, la community propone cinque letture che raccontano desiderio, indipendenza e autodeterminazione, invitando a riflettere e a sentirsi protagoniste della propria vita. Half His Age – Jennette McCurdy Un romanzo recente e provocatorio che esplora la consapevolezza femminile, il desiderio e il potere di scegliere, invitando a interrogarsi sulle dinamiche emotive e relazionali. Il piacere è tutto mio – Laurie Penny Un saggio che affronta la sessualità femminile in chiave moderna e libera dai tabù, incoraggiando a vivere il piacere come espressione di libertà e consapevolezza. Come essere donne – Caitlin Moran Ironico e brillante, riflette sul diritto di scegliere il proprio percorso e di esprimere desideri e identità senza compromessi. Giocando con il fuoco – Anaïs Nin Racconti e diari che esplorano il desiderio e la libertà sessuale femminile, ideali per avvicinarsi a una letteratura erotica consapevole e raffinata. Una stanza tutta per sé – Virginia Woolf Un classico intramontabile sull’indipendenza economica, intellettuale e creativa delle donne, manifesto di libertà personale e autodeterminazione. Queste opere compongono un percorso culturale che va oltre l’intrattenimento: diventano strumenti di empowerment, capaci di stimolare dialogo, consapevolezza e crescita, e ricordano che la libertà più vera, come sottolinea Wyylde, è quella che si esplora senza paura, si desidera senza filtri e si vive in piena consapevolezza.

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Diradamento e caduta dei capelli: le nuove soluzioni cosmetiche innovative

Diradamento e caduta dei capelli: le nuove soluzioni cosmetiche innovative

Il diradamento e la caduta dei capelli sono condizioni molto diffuse negli uomini, ma anche tra le donne. Stress, fattori ormonali, predisposizione genetica e squilibri del cuoio capelluto possono influire sulla vitalità dei follicoli e sulla qualità del fusto. Negli ultimi anni la ricerca in ambito tricologico ha compiuto passi avanti significativi, portando allo sviluppo di trattamenti rigenerativi e formule cosmetiche innovative che lavorano in modo mirato sull’ambiente del cuoio capelluto. Quando si parla di ricrescita, è fondamentale distinguere tra: trattamenti medici rigenerativi eseguiti in clinica soluzioni cosmetiche avanzate a base di cellule staminali vegetali e attivi biotecnologici Entrambi gli approcci mirano a sostenere i follicoli ancora attivi, ma con modalità, tempi e costi differenti. Capelli e medicina rigenerativa: come funzionano i trattamenti clinici In ambito medico, i protocolli di medicina rigenerativa utilizzano cellule autologhe (provenienti dallo stesso paziente) o concentrati ricchi di fattori di crescita per stimolare i follicoli indeboliti. Il trattamento è ambulatoriale: Si effettua un prelievo (sangue o tessuto adiposo). Il materiale viene processato. Si procede con microiniezioni nel cuoio capelluto. L’obiettivo è migliorare la qualità dei capelli nelle zone diradate e favorire condizioni più favorevoli alla crescita. I risultati non sono immediati: i primi segnali possono comparire dopo alcune settimane, mentre i miglioramenti più evidenti si osservano generalmente tra i 3 e i 6 mesi, con protocolli che prevedono richiami periodici. Questi trattamenti sono indicati soprattutto nei casi di: -alopecia androgenetica iniziale -diradamento diffuso -mantenimento post-trapianto -caduta legata a stress o squilibri temporanei Il costo varia in base alla tecnica e alla struttura, con un prezzo per seduta che può andare indicativamente da 600 a oltre 2.000 euro. L’alternativa cosmetica: cellule staminali vegetali e attivi tricogeni Accanto all’approccio clinico, la cosmetica avanzata ha sviluppato soluzioni a base di cellule staminali vegetali e complessi biotecnologici. È importante chiarire che le cellule staminali per capelli di origine vegetale utilizzate nei trattamenti cosmetici non sono cellule vive, ma estratti attivi capaci di imitare i segnali di rinnovamento cellulare e sostenere il cuoio capelluto nel tempo. Le formulazioni più evolute puntano a: -rafforzare i capelli esistenti -aumentare lo spessore del fusto -rallentare la caduta -migliorare l’equilibrio del cuoio capelluto L’azione è progressiva e legata alla costanza d’uso. I benefici si osservano soprattutto in termini di: -maggiore forza e resistenza -capelli più corposi -riduzione della caduta stagionale -miglioramento della qualità generale del cuoio capelluto Risultati e aspettative: cosa è realistico aspettarsi Quando si parla di ricrescita, è fondamentale avere aspettative corrette. -I trattamenti clinici possono offrire risultati più evidenti nel medio periodo, soprattutto quando i follicoli sono ancora attivi. -Le soluzioni cosmetiche lavorano in modo graduale e costante, migliorando nel tempo qualità, forza e densità percepita. In entrambi i casi, la condizione iniziale del cuoio capelluto e la tempestività dell’intervento sono fattori determinanti. I benefici sono generalmente più evidenti nelle fasi iniziali o moderate del diradamento, quando i follicoli non sono completamente atrofizzati. Le Novità tutte italiane introdotte da Hilaria Cosmetics Tra le realtà italiane che hanno investito nella ricerca cosmetica rigenerativa si distingue Hilaria Cosmetics, brand specializzato in trattamenti anticaduta formulati con cellule staminali vegetali, estratti bioplacentari, attivi epigenetici e complessi tricogeni. L’obiettivo delle formulazioni è creare un ambiente ottimale per i follicoli ancora attivi, sostenendo: -microcircolo del cuoio capelluto -equilibrio cutaneo -ispessimento del capello -vitalità e densità nel tempo La linea comprende: -Lozione anticaduta a base di cellule staminali vegetali -Shampoo Detox per la ricrescita -Balsamo anticaduta -Integratore alla mela Annurca Tutte le formule sono 100% naturali e pensate per un utilizzo quotidiano, integrabile facilmente nella propria routine. A chi sono indicati questi trattamenti? Sia uomini che donne possono beneficiare di un approccio mirato alla salute del cuoio capelluto. -Negli uomini, i trattamenti sono spesso scelti per contrastare l’alopecia androgenetica e mantenere i risultati dopo un trapianto. -Nelle donne, sono particolarmente indicati nei casi di diradamento diffuso, squilibri ormonali o caduta legata a periodi di stress. La scelta tra trattamento clinico e soluzione cosmetica dipende da: -stadio del diradamento -budget disponibile -preferenza per un approccio invasivo o topico -obiettivi personali Supportare la ricrescita in modo consapevole Oggi la ricerca offre strumenti concreti per intervenire sul diradamento in modo sempre più mirato. La combinazione tra innovazione scientifica e cosmetica biotecnologica permette di costruire percorsi personalizzati, intervenendo tempestivamente nella routine quotidiana con un risparmio di lungo termine sui trattamenti clinici. Intervenire precocemente, sostenere i follicoli ancora attivi e mantenere costanza nel trattamento, sono le chiavi per accompagnare il naturale ciclo di crescita del capello e favorire un aspetto più pieno, forte e vitale nel tempo.

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