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La docente-artista Clair porta il tema dell’ansia nel linguaggio della canzone

La docente-artista Clair porta il tema dell’ansia nel linguaggio della canzone

Esistono voci che non si limitano a interpretare una partitura, ma che possiedono la capacità fisica di spostare l'aria, di occupare lo spazio e di ridefinire i confini della percezione. Clair, al secolo Barbara Rizzo, appartiene a quella rara categoria di interpreti capaci di unire una rigorosa formazione accademica a una spiccata sensibilità. Con il nuovo singolo "Stop Anxiety" (Loud Vision), l'artista siciliana dà corpo e voce a un malessere camaleontico, in grado di travestirsi da compagna fedele per poi soffocare ogni anelito di libertà. In un contesto globale in cui i disturbi d'ansia hanno registrato, secondo le principali rilevazioni internazionali, un'impennata stimata intorno al 25%, smettendo di essere un tabù per diventare una condizione diffusa e pervasiva, la proposta di Clair si muove su un binario di analisi e di concreta aderenza all'esperienza. Il progetto nasce da un'intuizione armonica, che l'artista definisce quasi metafisica: un giro di accordi discendenti che ha innescato in lei la visione di un dinamismo inverso, un fenomeno che ha messo in pausa e ribaltato le consuete coordinate del sentire comune. Da quella scintilla è nata una traccia in cui Skyner e Gianluca Trainito hanno definito un suono contemporaneo, dove la voce di Clair ha trovato spazio per espandersi, in equilibrio tra rigore accademico e rilascio controllato. «Il brano è stato come un amore a prima vista – dichiara – ascoltandolo sono stata catturata da un giro di accordi discendenti che ricreavano nella mia mente la spinta contraria di un fenomeno soprannaturale. Tutto ciò mi ha suggerito il tema, prettamente introspettivo: la lotta contro qualcosa che non esiste ma può divenire talmente reale, concreto e totalizzante da imprigionarci.» In questa congiuntura di sovraccarico sensoriale, "Stop Anxiety" lavora sul corpo prima ancora che sulla narrazione. Il testo descrive l'oppressione fisica di chi cerca aria in spazi che si chiudono — «it closes the spaces around me» («chiude gli spazi intorno a me») — e individua proprio lì il punto di non ritorno. La collisione non è rassegnazione, ma ribellione. Clair, con una vocalità tanto cristallina quanto dirompente, capace di farsi carico del peso di chi ha attraversato le ombre, attua un processo quasi alchemico, una sorta di trasmutazione cromatica della sofferenza. Dando una tinta definita al dolore, lo rende finalmente decifrabile e, quindi, superabile. Così, anziché invocare la fine della pena, esige il ritorno al colore, alla luce, a quella vibrazione corporea che il gelo dell'ansia aveva progressivamente anestetizzato, e infine neutralizzato. «L'ansia – prosegue Clair – è una componente che viene spesso delineata come una presenza costante. Toglie il respiro, opprime, disturba e a volte si trasforma in una cara amica, che però ti "uccide". È un conflitto con sé stessi, una ribellione con cui si rivendica la serenità e si dice: lasciami andare, voglio tornare a vivere!» Il videoclip ufficiale che accompagna il brano, diretto da Federico Reina, traspone questa battaglia interna in un'estetica gotica elegantissima, carica di simbolismi d'altri tempi. Il video guida lo spettatore tra ombre dense e suggestioni d'epoca, dove maschere nere e ombrelli da passeggio diventano feticci di una protezione apparente, schermi dietro cui l'anima tenta di celarsi per non essere consumata. Una danza di presenze silenziose, un teatro dell'assurdo dove lutto e rinascita si sfiorano, rendendo visivamente quel senso di isolamento claustrofobico che precede la liberazione finale. Dietro l'alias di Clair c'è Barbara Rizzo, una professionista che declina il rigore accademico del Conservatorio in una pratica pedagogica concreta. Docente di Educazione Musicale e specializzata sul sostegno, l'artista ha reso la sua produzione discografica uno strumento didattico: brani come "So Perfectly" (2025), dedicato al tema della violenza di genere, e "Never Give Up" (2025), centrato sull'auto-determinazione, sono entrati nelle sue aule come materiali di analisi e confronto. La sua musica non abita soltanto le piattaforme digitali, ma diventa occasione di riflessione critica, accompagnando gli studenti verso una consapevolezza emotiva che il sistema scolastico fatica ancora a codificare e formalizzare. Con "Stop Anxiety", questo percorso prosegue, smarcandosi dai cliché del pop commerciale per assumere una funzione sociale misurata e, oggi più che mai, necessaria. L'esperienza nella direzione di cori di voci bianche e la lunga attività concertistica tra classica e opera le consentono di maneggiare la materia sonora con piena consapevolezza. La musica, per Clair, non si esaurisce nell'intrattenimento: ogni traccia è calibrata per intervenire su quegli stati interiori che alterano il benessere individuale. La parabola di Clair rappresenta un unicum nel panorama attuale: il suo background non è un semplice dato biografico, ma la spina dorsale di un progetto che non ammette approssimazioni. La sua voce possiede una grana che sa essere seta e roccia, riuscendo ad oscillare con naturalezza dal sussurro dell'introspezione a una potenza piena e misurata; una potenza che mantiene sempre controllo e misura, articolata per variazioni di intensità e registri senza mai perdere centratura. "Stop Anxiety" segna il posizionamento di un'interprete capace di dialogare con i codici del pop internazionale senza smarrire la complessità della propria radice culturale. «Ogni notte diverrà luce, e ogni ombra diverrà colore, e vivrò con il sole in fronte», conclude l'artista, lasciando un'immagine che resta aperta, una direzione ostinata verso quella chiarezza che solo chi ha attraversato il buio sa riconoscere come l'unica destinazione possibile. Un'epifania cromatica che non cancella il passato, ma lo trasforma nel presupposto ineludibile per tornare a vivere pienamente il presente, con il sole finalmente a picco sulla fronte.

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Conversazione sull’ascia votiva di San Sosti

Conversazione sull’ascia votiva di San Sosti

Il prossimo 25 febbraio sulle varie piattaforme Social Network presenti nella rete, sarà disponibile la conversione sul tema “L’ascia votiva di San Sosti”, organizzata dal Circolo Culturale “L’Agorà” di Reggio Calabria. Il nuovo incontro, predisposto dall’associazione reggina, registra la presenza del Presidente del sodalizio organizzatore Gianni Aiello. Il British Museum di Londra è uno dei più grandi e importanti musei della storia del mondo. È stato fondato nel 1753 da Sir Hans Sloane, un medico e scienziato che ha collezionato un patrimonio letterario e artistico nel suo nucleo originario: la biblioteca di Montague House a Londra, in seguito acquistata dallo Stato Britannico per ventimila sterline e aperta al pubblico il 15 gennaio 1759. Il museo ospita circa 8 milioni di reperti che quotidianamente vengono contemplati da tantissimi visitatori nella location londinese di Great Russell Street. A partire dal diciannovesimo secolo, il polo museale cominciò ad incrementare i propri spazi espositivi con collezioni greche e romane, provenienti da diversi territori del continente europeo, frutto sia di operazioni militari che di spedizioni archeologiche. Nella location museale londinese sono ospitati preziosi manufatti provenienti dalla Calabria. Dopo le vicende esposte, a cura di Gianni Aiello, nelle precedenti conversazioni, inerenti al trattato di alleanza tra Reggio ed Atene, riportato su di un’apposita stele che venne scoperta sull’Acropoli di Atene, ed il tesoro di Sant’Eufemia, l’intervenuto questa volta accende i riflettori su un’altra importante testimonianza del passato calabrese, conosciuta come ascia di San Sosti, o ascia votiva di Kyniskos. Il manufatto votivo, risalente al quarto secolo a. C., è una scure bronzea, costituita da un'estremità ascia e dall'altra martello. Venne rinvenuto nel 1846 nei pressi dell’area del Comune di San Sosti, Calabria, provincia di Cosenza. Queste alcune delle cifre che saranno oggetto di analisi da parte del gradito ospite del sodalizio culturale organizzatore. La conversazione, sarà disponibile, sulle varie piattaforme Social Network presenti nella rete, a far data da mercoledì 25 febbraio.

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Caronte Showcase @Sanremo 2026

Caronte Showcase @Sanremo 2026

Live e interviste per gli artisti emergenti durante la settimana del Festival Sanremo — Durante la 76a edizione del Festival di Sanremo 2026 (24–28 febbraio), Caronte Music Group presenta il “Caronte Showcase @Sanremo”, un format che unisce esibizioni dal vivo e momenti di racconto artistico, con l’obiettivo di offrire visibilità agli artisti emergenti nel contesto della settimana sanremese. Il progetto, realizzato in collaborazione con ADN Italia S.p.A., prevede performance con brani originali accompagnate da una breve presentazione artistica, all’interno de Il Salotto delle Celebrità. A partecipare allo showcase saranno gli artisti di Caronte Music Group e IMI Music: Camilla, Lulys, Undermyegomusk, Leudys, Cridam, Freddi, Axel Tellerr, Nicolaj e Sammy. Il format si integra con un presidio radiotelevisivo: ogni artista prenderà parte a un’intervista trasmessa in diretta dal Palafiori di Sanremo, all’interno della prestigiosa location Casa Sanremo – Piazza Marconi, attiva dal 22 al 28 febbraio 2026. Radio Jukebox racconterà il Festival con dirette quotidiane 10.00–15.00 e 16.00–19.00, tra interviste, commenti e approfondimenti, con attenzione anche alle attività “fuori Teatro Ariston”. La diffusione è prevista su radio, tv e digitale: l’emittente indica una rete con 359.000 ascoltatori nel giorno medio, 27.000 sessioni di streaming giornaliere e una copertura radiofonica in 48 province italiane; la distribuzione è amplificata anche su Radio Jukebox TV e sulla piattaforma ADN Play (canale 254 del digitale terrestre), oltre a ulteriori province in digitale terrestre. «Lo showcase nasce per creare un’occasione professionale in cui performance e racconto convivono, facilitando l’incontro tra artisti e media», spiegano gli organizzatori. «L’integrazione con le dirette radiotelevisive consente di ampliare la distribuzione dei contenuti e di dare continuità alla narrazione», aggiungono. Caronte Music Group Srl 
P.zza Gae Aulenti 1, Torre B, Milano 20154
info@carontemusicgroup.com carontemusicgroup.com

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PUNCH

Il punch o ponce è una bevanda aromatica tradizionale il cui nome deriva o dal persiano o dal sanscrito nel senso di cinque infatti sono cinque gli ingredienti che la compongono ossia rum o distillato o brandy, zucchero, succo di limone e scorza, acqua per lo più bollente e spezie. Un tempo la usavano i marinai che la conservavano in botti di legno pregiato. L’origine della bevanda è indiano, poi i colonizzatori inglesi l’hanno esportata fino a farne l’antenata dei moderni apertivi e coktail. In india era usato per cerimonie, feste e ricorrenze religiose e sociali, per convivi. Era usata sempre calda, ma poi nel settecento si diffuse la moda di berla fredda con ghiaccio, usanza diffusasi poi nei secoli successivi specie in estate. Si usa anche con arancio e mandarino, con sciroppo di glucosio o altro. Nei paesi di montagna si usa pure la noce moscata. Il succo di limone deve essere sempre presente. Si può usare una scorza di arancia e limone. Una variante moderna è l’aggiunta di frutta fresca e vino bianco. In Spagna è usata come digestivo. Nelle zone alpine si usano varie erbe aromatiche locali e vari distillati. Ai nostri giorni purtroppo si sta diffondendo la moda di mettere aromi chimici al posto di altri ingredienti aromatici. Nelle sale di divertimento e intrattenimento si inventano bevande che ricordano solo alla lontana l’antico punch. Si creano miscugli fasulli insapori. Si compiono errori in modo maldestro. Nella nostra società ci sono giovani che non conoscono nemmeno questa bevanda, un errore imperdonabile.

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Nicola Giosuè, il professionista che sfida il sistema

Nicola Giosuè, il professionista che sfida il sistema

Ci sono artisti che nascono dal privilegio. E poi ci sono artisti che nascono dalla vita. Lui appartiene alla seconda categoria. Un uomo che ha conosciuto cadute verticali, solitudini brucianti, porte sbattute in faccia. Un professionista vero, che ha costruito la sua carriera con sacrifici e disciplina, e che ha saputo reinventarsi quando il mondo gli ha voltato le spalle. Oggi è un performer che porta sul palco verità, coraggio e dignità. Un artista che non interpreta un ruolo: lo incarna. Ma c’è un punto che lo distingue da tutti: la sua integrità. In un’epoca in cui chiunque si improvvisa attore, modello, regista o cantante solo perché possiede un profilo social, lui alza la voce. Una voce scomoda, necessaria, che denuncia senza paura la deriva di un settore invaso da improvvisati, da figure senza competenza né professionalità, da “fenomeni” costruiti sul nulla. «Io non ci sto», dice. Lui appartiene alla categoria dei professionisti veri. Quelli che sanno dire NO. Quelli che non accettano ruoli senza credibilità. Quelli che non partecipano a “premiazioni” improvvisate, a film senza struttura, a produzioni che confondono l’arte con l’improvvisazione amatoriale. La sua sicilianità non è un limite: è identità. La sua voce non è grezza: è riconoscibile. La sua presenza scenica non è costruita: è innata. Il suo percorso artistico nasce dove pochi avrebbero il coraggio di entrare: nelle carceri. Lì ha portato musica, teatro, umanità. Lì ha trasformato la sua storia in missione. Lì ha capito che l’arte non è vanità, ma servizio. Oggi è un artista che emoziona perché è vero. Un uomo che ispira perché ha vissuto. Una voce che colpisce perché nasce dal cuore e dalla coerenza. Non cerca il successo facile. Non rincorre i riflettori. Non scende a compromessi. Sceglie. Seleziona. Pretende qualità. E mentre il mondo applaude il vuoto, lui continua a difendere l’essenza dell’arte: la verità, la professionalità, il rispetto del pubblico. Questo non è intrattenimento. È un manifesto. È un atto di resistenza artistica. È Nicola Giosuè. Un uomo che ha trasformato la caduta in rinascita. La solitudine in forza. La vita in spettacolo. Articolo: Dott.ssa Mietto Elisa Dirigente del servizio: Dott. Salvo De Vita Supervisore e Resp. Pubblicazione: Ufficio Stampa e Produzioni MP Distribuzione: Urban Dream di Mietto Elisa

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Un Olimpo ancora vivo, più concettuale che leggendario

Un Olimpo ancora vivo, più concettuale che leggendario

L’Eredità dell’Olimpo: Viaggio nella Mitologia Greca di Tommaso Ardiani è un saggio che prende le distanze dalla mitologia intesa come semplice raccolta di racconti affascinanti. Qui i miti greci non vengono “narrati”, ma letti come strutture di pensiero, strumenti con cui il mondo antico ha cercato di rendere comprensibili il potere, il tempo, il conflitto, il limite e il destino umano. Il valore principale del libro sta nel suo impianto interpretativo. Ardiani accompagna il lettore in un percorso coerente che collega cosmogonia, divinità ed eroi a questioni universali: il Caos come origine ambigua, il conflitto tra gli dèi come modello del cambiamento politico e sociale, Crono come immagine di un tempo che genera e distrugge, l’eroe come figura sospesa tra grandezza e responsabilità. Il mito emerge così non come superstizione, ma come linguaggio simbolico capace di dire ciò che il pensiero razionale fatica a esprimere. La scrittura è chiara ma densa, più vicina alla saggistica culturale e filosofica che alla divulgazione tradizionale. Questo rende la lettura stimolante e attuale, ma anche meno immediata per chi si aspetta un approccio narrativo o introduttivo. Non è un libro da “scorrere”, bensì da leggere con attenzione, seguendo il filo concettuale che unisce i capitoli. L’assenza di immagini e la scelta di concentrarsi esclusivamente sul testo rafforzano l’idea di un’opera riflessiva, pensata per chi vuole andare oltre la superficie del mito e interrogarsi sul perché certi archetipi continuino a tornare nel linguaggio e nella storia. In definitiva, L’Eredità dell’Olimpo è una lettura solida e intelligente, consigliata a chi desidera comprendere la mitologia greca come forma di conoscenza ancora attiva, non come reliquia del passato. Un libro che non promette risposte facili, ma offre strumenti per pensare meglio.

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Transizione energetica e sostenibilità sociale a confronto nell’evento RSE

Transizione energetica e sostenibilità sociale a confronto nell’evento RSE

Il 6 febbraio 2026 a Milano si terrà il convegno “Le strategie energetiche di decarbonizzazione e la sostenibilità per gli utenti finali”, dedicato all’analisi degli impatti economici e sociali derivanti dall’implementazione delle raccomandazioni del rapporto “Energy4All” del Club di Roma È partito ufficialmente il conto alla rovescia per il convegno “Le strategie energetiche di decarbonizzazione e la sostenibilità per gli utenti finali”, l’evento organizzato da RSE (Ricerca sul Sistema Energetico) che si terrà il prossimo 6 febbraio a Milano, presso l’Aula Morandi del centro congressi FAST. L’incontro nasce dalla necessità di tradurre le grandi sfide macroeconomiche in soluzioni concrete per la quotidianità. Al centro del dibattito ci saranno le evidenze del report Earth4All del Club di Roma, analizzate attraverso la lente del contesto europeo e nazionale per comprendere come la transizione energetica impatti direttamente sul consumatore finale. Il cuore della discussione riguarderà il superamento del semplice calcolo delle emissioni basato sulla produzione. La nuova strategia di decarbonizzazione proposta punta su una prospettiva basata sulla domanda finale, riconoscendo il ruolo attivo di cittadini e imprese. L’obiettivo è garantire che il cambiamento sia socialmente ed economicamente sostenibile, rispondendo alle crescenti preoccupazioni sugli effetti economici delle nuove politiche green. Un ponte tra ricerca internazionale e policy locali Il convegno fungerà da raccordo tra le raccomandazioni globali e l'elaborazione di politiche locali condivise. Esperti del Club di Roma, ricercatori RSE, accademici e decisori politici di Regione Lombardia e del network C40 Cities si confronteranno su temi critici quali: ● Il costo sociale della decarbonizzazione; ● L'impatto economico sui consumatori; ● I fabbisogni di ricerca per mettere territori e imprese al centro del cambiamento. Verso una transizione equa Un confronto aperto tra esperti, politici e stakeholder sulle strategie europee e sui fabbisogni di ricerca necessari per mettere cittadini, imprese e territori al centro del cambiamento, affrontando nodi critici come il costo sociale della decarbonizzazione e l’impatto economico sui consumatori finali. Attraverso il dialogo tra esperti del Club di Roma, ricercatori di RSE, rappresentanti accademici e decisori politici di Regione Lombardia e del network C40 Cities, la conferenza mira a definire politiche pubbliche capaci di coniugare la tutela del clima con la sostenibilità economica. L’obiettivo è costruire un ponte operativo tra la ricerca d’avanguardia e le necessità quotidiane dei territori, garantendo che la transizione energetica diventi un’opportunità di benessere condiviso e fornisca un’importante occasione di approfondimento e dibattito per contribuire alla definizione di politiche energetiche coerenti con gli obiettivi di sostenibilità ambientale, sicurezza energetica e giustizia sociale. Per partecipare è richiesta l’iscrizione al seguente link Il programma completo è consultabile qui Link: rinnovabili.it/energia/le-strategie-energetiche-di-decarbonizzazione-e-la-sostenibilita-per-gli-utenti-finali/

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CAMBIAMENTO DELLA SPIRITUALITÀ IN EUROPA, PERCHÉ LA RELIGIONE DEI NATIVI AMERICANI NON È DEGENERATA

CAMBIAMENTO DELLA SPIRITUALITÀ IN EUROPA, PERCHÉ LA RELIGIONE DEI NATIVI AMERICANI NON È DEGENERATA

La perdita dell'equità e la degenerazione della spiritualità sono due facce della stessa medaglia, due fiumi inquinati che scorrono dalla stessa sorgente: la piramide del dominio; per troppo tempo ci hanno narrato la religione come un balsamo per l'anima quando invece per gran parte della storia umana recente essa è stata uno strumento creato per plasmare burattini obbedienti e funzionali al sistema, ma non è sempre stato così. Se volgiamo lo sguardo indietro verso il Paleolitico e il Neolitico scopriamo un rapporto con il sacro così autentico da sembrare un sogno; in quelle comunità l'uguaglianza non era un'utopia, era la realtà, non esistevano élite, le risorse erano un bene comune e la condivisione era il respiro stesso della collettività; in un simile contesto di orizzontalità la religione non poteva essere uno strumento di omologazione perché mancavano i padroni in terra per forgiare quelli in cielo. Le Divinità di quel tempo non erano spettatori giudicanti e distanti, non erano tiranni celesti pronti a sferrare castighi, erano presenze vicine, energie vitali dotate di coscienza che pulsavano in ogni cosa, nel fuoco, nel vento, negli animali, nel raccolto e nell’essere umano stesso; gli Dei erano compagni di viaggio, non carcerieri e i rituali non erano obblighi dettati dalla paura ma espressioni spontanee di gratitudine verso le Divinità; si danzava per il piacere di danzare, si narravano miti che intrecciavano i nostri passi a quelli degli animali e delle stelle, la spiritualità era una forza unificante, il collante di una comunità libera che rifletteva la sua armonia sociale nel suo rapporto armonioso con il Divino. Poi qualcosa si incrinò, se prendiamo il periodo greco romano già qui la spiritualità aveva subito una certa torsione; se da un lato non era c’era ancora il sistema dogmatico e colpevolizzante che sarebbe venuto dopo, le figure degli Dei furono stravolte, gli Dei non cambiarono nella loro essenza, erano sempre loro ma il loro volto fu sfregiato; le élite, assetate di controllo, compresero che la religione poteva diventare uno strumento al loro servizio, avevano bisogno di una spiritualità che giustificasse l'ingiustizia che avevano creato e così trasformarono gli Dei in versioni celesti di loro stessi: potenti, capricciosi e vendicativi; instillarono l'idea che il rapporto con il Divino fosse gerarchico e basato sull'obbedienza rituale, chi si sottraeva dalla partecipazione ai riti non era un libero pensatore, era un traditore; la religione, un tempo fonte di ispirazione e di sviluppo personale e collettivo era già diventata una catena invisibile anche se non ancora del tutto serrata. Ma la fiamma della vera spiritualità non si spense, nel periodo greco romano molti rifiutarono la visione distorta della religione tradizionale; filosofi come Epicuro, Lucrezio e Plinio sbeffeggiavano l'idea di Dei interventisti e punitivi proponendo una spiritualità basata sulla serenità interiore e sulla liberazione dalle paure; accanto a loro prosperarono i sentieri di alcuni culti misterici come quelli di Dioniso che non erano ritrovi per ubriaconi come molti pensano ma luoghi dove veniva offerta agli iniziati un'esperienza trasformativa di se stessi, un percorso di crescita interiore che sfuggiva al controllo dei potenti, erano voci di resistenza, baluardi contro l'appiattimento spirituale. Poi arrivò il colpo di grazia: l’avvento del cristianesimo come culto di stato; con il monoteismo la spiritualità fu definitivamente monopolizzata e messa in catene, il pluralismo vitale del paganesimo fu schiacciato sotto il tallone di un unico Dio onnipotente e legislatore; non più forze immanenti ma un sovrano trascendente, le sue leggi si sovrapposero a quelle umane santificando l'ordine costituito; la paura dell'inferno e la lusinga del paradiso divennero i perfetti strumenti di controllo sociale, non è un caso che le virtù imposte da questo nuovo sistema fossero l'obbedienza, l'umiltà, la rassegnazione, la sottomissione e la sofferenza; il loro scopo era palese: forgiare schiavi devoti, perfetti ingranaggi per una macchina sociale piramidale; la spiritualità autentica, quella che libera, era apparentemente morta e al suo posto sorgeva un apparato di oppressione psicologica e sociale. Eppure questa degenerazione non è un destino ineluttabile, se guardiamo le società dei Nativi Americani prima del genocidio europeo vediamo comunità egalitarie dove il potere era orizzontale e basato sul consenso; qui la Divinità conosciuta come Grande Spirito o Grande Mistero non è mai diventata un mostro giudicante, ci chiediamo perché questa trasformazione non è mai avvenuta? Sicuramente perché non esisteva un monarca assoluto in terra che avesse bisogno del suo corrispettivo in cielo, in una società senza classi dominanti non c'è nessuno che abbia l'interesse o il potere di sfregiare il volto del Divino, la spiritualità rimane una presenza immanente, un legame di armonia con tutto il vivente. La conclusione è che la degenerazione della religione non è una questione teologica, è una questione di potere; dove regnano l'uguaglianza e l'armonia la spiritualità conserva la sua purezza originaria mentre dove si erge la piramide del dominio essa viene distorta, imbruttita e messa al servizio degli oppressori. Sfregiare il volto degli Dei per rendere schiavi gli esseri umani e seminare afflizione è il peggiore dei sacrilegi mentre strappare via queste catene dentro di noi e nella società e far si che le energie Divine tornino a fluire liberamente anche nell’essere umano è il miglior modo per venerare gli Dei, è il ritorno al fuoco sacro della religione originale, è la riconquista di una spiritualità che non chiede obbedienza ma offre #libertà.

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Instant Classic: il ruggito del domani che abita già qui

Instant Classic: il ruggito del domani che abita già qui

C’è un momento preciso, quasi impercettibile, in cui una macchina smette di essere un semplice insieme di lamiere, bulloni e calcoli ingegneristici per trasformarsi in un oggetto del desiderio. Non serve aspettare trent’anni, non serve il bollo ridotto o la targa sbiadita dal tempo. Esistono creature meccaniche che nascono già con la schiena dritta, con lo sguardo rivolto a un futuro che sembrano aver già masticato e digerito. Le chiamiamo Instant Classic, un ossimoro che profuma di gomma bruciata e intuito. Entrare nel garage virtuale di Leggende su strada leggendesustrada.altervista.org/category/instant-classic-leccellenza-del-futuro-da-collezione significa fare un viaggio tra quelle eccellenze che oggi si comprano in concessionaria, ma che domani saranno battute all'asta tra sospiri e rilanci folli. È una questione di anima, direbbe qualcuno. O forse di coerenza. Perché una Instant Classic non cerca di compiacere tutti; cerca di colpire allo stomaco chi sa ancora distinguere un cambio che asseconda il polso da un software che decide per te. Sono auto che hanno il coraggio di essere scomode, magari rumorose, certamente fuori dal coro. Rappresentano l’ultimo baluardo di una resistenza meccanica in un mondo che corre verso il silenzio elettrico. Eppure, proprio in questa loro ostinazione risiede il valore collezionistico. C’è dentro il genio di chi ha osato una linea azzardata, la sapienza di chi ha tarato un assetto per farci sentire la strada fin dentro le vertebre, la visione di chi sa che l’esclusività non è solo un prezzo di listino, ma una promessa di eternità. Su My101 vogliamo celebrare questo paradosso temporale. Perché guardare a queste auto significa allenare l’occhio al bello che non scade. Sono investimenti per il cuore, prima che per il portafogli. Raccontano storie di ingegneri che hanno lavorato di notte e di designer che hanno sognato forme proibite. Se volete scoprire quali sono i pezzi pregiati che scriveranno la storia del prossimo decennio, non vi resta che approfondire questa selezione di eccellenza. Il futuro, dopotutto, è una strada che stiamo già percorrendo.

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Voglio aperta la vagina

Voglio aperta la vagina

Mostro con orgoglio e vanto la mia vagina rosa liscia e aperta pronta per farsi penetrare da più piselli possibili

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