La stanza è illuminata da due candele sul comodino, una rossa e l’altra bianca, il fumo dell'incenso disegna spirali nell’aria, alcune somigliano ad un drago, altre al Dio, altre ancora alla Dea; mi chiamo Roberto Fumagalli ma il mio nome magico è Kael, sono uno sciamano che vive in un monolocale di pochi metri quadrati alla periferia di Milano e per questa sera ho in programma un bel viaggio, non al mare ma in un altra dimensione. Mi sdraio sul mio materasso gonfiabile, chiudo gli occhi, osservo i miei pensieri, poco per volta riesco a creare il vuoto nella mia testa, respiro sempre più lentamente, sento che il pavimento si allontana e il mio corpo di luce staccarsi da quello fisico; guardo le mie mani, poi le mie gambe, il mio corpo sottile sembra una fiammella azzurra con un aura gialla attorno, osservo il mio corpo fisico laggiù sul letto; ad un tratto nell’aria della stanza appare una crepa, come se qualcuno avesse bucato il tessuto del mondo, la crepa si allarga, diventa un portale, i suoi bordi brillano di un viola che non esiste nei colori che conosciamo, lo attraverso. Dall’altra parte del portale vedo il mio tempio astrale, è simile ad un trullo, come al solito ad aspettarmi davanti all’ingresso c’è lui, la mia guida spirituale, è l’Unicorno ma non quello delle favole, lui è fatto di luce che cambia in continuazione, rosso, verde, giallo, blu, i colori gli scivolano addosso come acqua, la sua criniera è un arcobaleno che non sta fermo. “Sei arrivato” dice “Guarda.” Al centro del tempio c’è un grande specchio nero che mi mostra un edificio grigio, basso, con poche piccole finestre, al suo interno ci sono centinaia di persone, uomini, donne e bambini con catene ai polsi e alle caviglie eppure nessuno cerca di scappare, nessuno si lamenta, sembrano tranquilli. “Vado a liberarli” dico. L’Unicorno non mi ferma, aggiunge solo: “Vengo con te.” Attraverso lo specchio e raggiungo lo stanzone; i muri sono ricoperti di muffa, l'aria è pesante, fa freddo, un freddo che ti entra nelle ossa, in mezzo ad un mucchio di scatoloni si sente il rumore dei topi che si muovono; trasferisco parte dell’energia del mio copro di luce verso il centro del palmo della mia mano destra, man mano che tocco le catene si rompono come se fossero state tagliate da una trancia. “Andate, siete liberi”, affermo. Per alcuni secondi il silenzio regna nella stanza poi una donna con gli occhi stanchi e spenti mi guarda come se avessi bestemmiato. “Perché ci hai tolto le catene?” mi chiede. Un uomo si avvicina arrabbiato. “Adesso come facciamo? Chi ci dà da mangiare?” Una bambina si nasconde dietro la gonna della madre e sussurra: “L'uomo d'oro si arrabbierà”. “L'uomo d'oro?” chiedo. “È buono” dice un anziano della stanza. “Lui ci protegge, ci dà tutto, lavoriamo dalla mattina alla sera ma lui ci dà un giaciglio e una ciotola di minestra, è sempre stato così, mio padre lavorava qui e anche il padre di mio padre, l'uomo d'oro ha un corpo d'oro e diamanti, è superiore e noi siamo contenti così.” Io dico: “Ma vi rendete conto che questo uomo d’oro vi costringe a vivere in schiavitù”. “Tu sei un bugiardo, noi non siamo schiavi, siamo persone libere” urla un uomo alto e robusto. Esco un attimo dall'edificio per respirare un po' di aria fresca ma sento solo un amaro odore di bruciato, un vento gelido che pare un rasoio sfiora il mio viso, il paesaggio è tutto sbiadito, il cielo non è cielo, è una cicatrice viola e rossa, il Sole è un cerchio spento, gli alberi sono neri e senza foglie, un fiume color porpora sembra scorrere a fatica, il silenzio avvolge quel luogo poi all’improvviso sento un un corvo che gracchia, poi un altro e un altro ancora; guardando le mie mani penso: e se avessi sbagliato? E se loro hanno il diritto di non essere liberi? La libertà se la imponi non è più libertà; l'Unicorno mi guarda come se avesse letto nella mia testa, si avvicina a me e sussurra: “Ti sei chiesto se quelle persone vogliono essere schiave, non è così Kael, immagina un pesce nato in una vaschetta, non sa che esiste l’oceano, se lo getti in mare all'inizio si agita e si arrabbia ma non perché ama la vaschetta, perché non ha mai visto l'oceano; quelle persone sono nate lì, i loro padri e i loro avi erano lì, hanno sempre sentito dire che l'uomo d'oro è buono, loro non conoscono alternative, mostra loro un mondo diverso e la maggior parte sceglierà quello.” Ad un tratto percepisco una presenza nell’aria, un'energia negativa enorme, il mio cuore diviene improvvisamente freddo, sento i brividi su tutta la pelle e le mie mani iniziano a tremare, con i miei occhi di luce la vedo, è una Fenice, ma non quella gialla e rossa della rinascita, questa è grigia, le sue ali sono ragnatele di fumo scuro e dal suo petto escono tanti tentacoli sottili che entrano nelle teste degli schiavi che ho appena visto e in quelle di altri schiavi rinchiusi negli edifici circostanti; l’Unicorno mi guarda. “Non possiamo batterla, è troppo potente.” Poi si avvicina a me e continua: “Hai tolto le catene ai polsi e alle caviglie di quelle persone ma non quelle alla testa, perché non rientriamo nello stanzone e tentiamo di liberare la loro mente con le parole, proviamoci.” Io affermo perplesso: “E con quella specie di grossa sanguisuga cosa facciamo?” L’Unicorno borbotta: “Non ne ho idea.” Io e l'Unicorno rientriamo nell'edificio, lui parla per primo con voce calma: “Non siamo qui per imporvi niente, solo per parlare”, la mia guida propone un discorso semplice ma significativo: “Voi allevate polli per l'uomo d'oro giusto? Quei polli non sanno di essere in un pollaio, pensano che il mondo sia quello, se li portate nel frutteto all'inizio avrebbero paura ma poi vivrebbero meglio; voi siete quei polli." Una donna alza la testa: "E come dovremmo vivere? L'uomo d'oro è superiore, se disobbediamo ci punisce." Sentendo queste parole mi faccio avanti, non grido ma la mia voce è ferma: "L'uomo d'oro non è superiore, vi hanno insegnato una bugia, l'oro non rende nessuno più saggio e i diamanti non rendono nessuno più buono, il suo potere non sta nell'oro ma nella paura che lui vi ha messo in testa, toglietegli quella paura e lui cade." L’Unicorno riprende a parlare, ora la sua aura brilla di arancione mentre mille colori radianti attraversano il suo corpo. "Provate a immaginare una società giusta dove ognuno ha ciò che gli serve, ne di più ne di meno e dà ciò che può, questo concetto si chiama equità." Un anziano urla: "Equità? Bella parola, alla mia età l'uomo d'oro mi costringe a lavorare come un ventenne!" Con l’entusiasmo nel cuore cerco di far capire a queste persone il significato della parola libertà. "Poco fa qualcuno mi ha detto che siete liberi, liberi con le catene ai polsi?" Alcune voci mi interrompono. “Certo che siamo liberi!” Guardo negli occhi le persone presenti e riprendo il discorso. "Libertà è alzarti la mattina e decidere tu cosa fare non perché qualcuno te lo comanda, non perché hai paura ma perché lo vuoi tu, libertà è dire di no, è anche dire di sì ma un sì che viene da dentro, non un sì che ti hanno messo in bocca, libertà è sbagliare senza essere punito, è riposare quando sei stanco." Per alcuni istanti il silenzio avvolge lo stanzone poi qualcuno dice: "Ma allora posso fare tutto ciò che voglio?” A questa domanda rispondo senza arrabbiarmi: "No, la tua libertà finisce dove inizia quella di un altro, puoi fare tutto purché non renda un altro meno libero di te, questo è il limite." Io e l’Unicorno continuiamo a parlare poi ci accorgiamo che qualcosa è cambiato, lo vedo nei loro occhi, quell'uomo che prima mi urlava contro ora ha lo sguardo diverso, come se stesse guardando qualcosa che non aveva mai visto prima, la donna dagli occhi spenti stringe i pugni, un ragazzo si morde il labbro; non è rabbia, è l'energia che il Dio Prometeo dona a tutti, anche ai più stanchi, anche ai più spaventati, è la forza che ci spinge ad opporci agli oppressori, ai prepotenti e vivere una vita vera, la sento crescere dentro di loro come un fuoco che divampa; dal centro di quella volontà collettiva vedo formarsi una figura, ai miei occhi appare come Prometeo con in pugno una spada di roccia e fuoco ma so che non è Lui, so che gli Dei non scendono dal cielo per aiutarci, sono gli schiavi che hanno generato quella figura con la loro decisione di seguire il sentiero della liberà, la forma energetica si scaglia contro la Fenice grigia, nel cielo viola appaiono dei lampi accompagnati da tuoni che si fanno man mano più frequenti, il mio corpo inizia a tremare, mi metto le dita nelle orecchie per non sentire quel rumore assordante ma la paura mi avvolge come una mano fredda; la Fenice combatte, lancia i suoi tentacoli, cerca di avvolgere l’avversario, di soffocarlo, uno gli sfiora la testa, un altro gli si attorciglia al polso che impugna la spada, la coda appuntita della bestia fende l'aria come un pugnale ma ogni tentacolo che tocca quella figura brucia, si sbriciola, questo perché la rassegnazione non può toccare chi ha deciso di essere libero; alla fine l'energia di Prometeo alza la spada e la pianta nel cuore della Fenice grigia, la bestia si sgonfia come una vela senza vento, come una menzogna a cui nessuno crede più, i suoi tentacoli cadono a terra e si trasformano in polvere; resto a guardare il punto dove un attimo prima c'era lei, il silenzio è totale, ora che quella sanguisuga non c’è più mi sento come se qualcuno mi avesse tolto un grosso peso dalle spalle. Pochi istanti dopo si sente un rumore metallico, appare una figura simile ad un sarcofago egizio che fluttua per aria, è tutto d'oro massiccio tempestato di diamanti. “Oh l’uomo d’oro, ora ci punirà”, sussurrano alcuni affacciandosi alla porta dello stanzone; le gambe di uomini, donne e bambini iniziano a tremare ma ciò che appare come Prometeo tira fuori un sacchetto di cuoio, lo apre e ne estrae una polvere iridescente. “Me l’ha regalata la maga Circe e serve per smascherare gli impostori”, dice. Poi sparge la polvere sul sarcofago, subito la polvere si trasforma in un fumo dei colori dell’arcobaleno e il sarcofago si apre in due, dentro non c'è un Dio, non c’è un essere superiore, c'è un omino piccolo, scarno, calvo, ora sono le sue gambe a tremare, ha la paura negli occhi; l’uomo d’oro è un uomo, solo un uomo che ha indossato una maschera bellissima tanto a lungo da credersi superiore lui per primo, gli schiavi lo guardano, qualcuno ride, qualcuno piange, una donna dice: “Era solo un uomo, abbiamo passato la vita ad obbedire a questo.” La notizia viaggia veloce, edificio dopo edificio i sarcofagi si aprono e dentro non ci trovano niente di eccezionale, solo uomini; ora il sentiero della libertà è aperto. Il cielo diviene di un azzurro cristallino, il Sole si accende, dagli alberi spuntano foglie verdi, i fiumi diventano limpidi e nei prati spuntano fiorellini rossi, gialli e blu; nel cielo appare una nuova fenice, è gialla e arancione, svolazza in alto e dal suo becco si diffonde un suono melodioso, è la rinascita; adesso qualcuno è spaventato. “Come facciamo da soli?” chiede un ragazzo. “Chi ci dice cosa fare?” La risposta gliela danno gli altri, si riuniscono, spartiscono i patrimoni degli uomini d'oro e si organizzano in piccole comunità senza capi, ognuno fa quello che sa fare, chi sa coltivare coltiva, chi sa costruire costruisce, chi sa lavorare il legno crea mobili, non è un mondo perfetto ma ora c’è la libertà. Io e l'Unicorno passeggiamo su un prato, entriamo in un vecchio rudere dalla forma frattale, alcune incisioni sulle pareti e dei vecchi libri attirano la nostra attenzione, sono scritti in una lingua che io non so leggere ma la mia guida si, dicono che un tempo lì la libertà e l'equità regnavano, che l'equità era la forza ma poi lentamente qualcuno ha cominciato a tenere di più per sé e con il passare delle ere il divario è diventato voragine e la voragine divora; quei testi dicono anche che la libertà non muore tutta in una volta, muore una parola alla volta, ogni volta che diciamo che un uomo è superiore, che ha il diritto di imporre la sua legge, che ha il diritto di ricoprirsi d’oro e di diamanti; l’Unicorno ed io mostriamo gli antichi libri agli abitanti, li leggono in silenzio poi ci guardano e ci fanno una promessa, ci promettono che nei prossimi mesi innalzeranno numerosi totem di pietra, la pietra più dura che c’è in quella dimensione, su quei totem verranno incise delle frasi dedicate ai posteri perché quella storia non si ripeta più. Prima di andarmene chiedo alla mia guida: “Ma la Fenice grigia chi l'ha creata, da dove è venuta secondo te?” L'Unicorno cammina accanto a me. “È stata creata e nutrita da loro stessi, ogni volta che dicevano che è sempre stato così, ogni volta che chiamavano buono chi li sfruttava lei si gonfiava; può sembrare assurdo ma gli oppressori, i prepotenti, non esistono senza il consenso della maggior parte degli oppressi anche quando il consenso è paura o abitudine". Faccio per parlare ma lui continua: “E la nuova fenice ti stai chiedendo? È nata dai pensieri degli abitanti di questa dimensione nel momento esatto in cui hanno smesso di accontentarsi del piatto di minestra e di uno squallido giaciglio in cambio di quattordici ore di lavoro e hanno deciso di volere una vita vera.” Ora devo tornare nel mio mondo, saluto gli abitanti di questa dimensione, l’Unicorno fa uscire un fascio di energia dal suo corno, si apre un portale, lo attraverso e mi ritrovo nel mio tempio astrale poi, non so come, mi risveglio nel mio letto; le lunghe candele sul comodino, quelle dedicate al Dio e alla Dea, sono ormai spente, non so quanto tempo è passato ma ho la sensazione che questo viaggio mi ha cambiato; inizio a pensare che anche in alcune nazioni della mia dimensione ci sono gli uomini d'oro, sono uomini che sfruttano gli operai facendoli lavorare quattordici ore al giorno, nei magazzini di Amazon i dipendenti non possono andare in bagno senza chiedere il permesso, il caporalato nelle aziende agricole e nelle imprese edili è la norma e l'alternanza scuola lavoro è sfruttamento, in alcuni stati succede questo ed altro; queste persone sono incatenate con catene invisibili fatte di paura e rassegnazione ma sono sempre catene, sono catene che ti dicono: "O fai tre ore di straordinari in nero per quattro dollari o finisci sotto un ponte."; forse in quel viaggio ho visto ciò che succede in alcune nazioni del mio mondo senza maschere. Mi alzo dal letto, fuori è ancora buio, penso che se la prossima estate andrò in vacanza in Bangladesh o da qualche altra parte passerò davanti ad una fabbrica e dirò a qualcuno che esce: "Scusa, hai mai sentito parlare di equità e di libertà?" Passano i giorni e mi arrangio vivendo alla giornata con qualche lavoretto saltuario poi arriva la chiamata per presentarmi ad un colloquio di lavoro, cercano un camionista, anche se sono laureato mi andrebbe bene lo stesso. Sono qui nell’ufficio dell’azienda, entra il proprietario, legge il mio curriculum e mi fa le solite domande, sembra che tutto sta andando bene poi alla fine mi dice: “Per questa mansione abbiamo bisogno di una persona un pochino flessibile, qualcuno che si adatta, diciamo che abbiamo bisogno di un camionista disposto a lavorare otto ore al giorno più quattro in nero pagato a tre euro all’ora.” Alzo il mio sedere dalla sedia e dico: "Lei è uno sfruttatore." Esco fuori, c’è un bel Sole caldo, non so se ho fatto bene ma per la prima volta ho rinunciato ad uno pseudo lavoro senza paura.