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IL CAPITALISMO CREA PROGRESSO?

IL CAPITALISMO CREA PROGRESSO?

C’è una storia che ci raccontano dalla mattina alla sera, ce la ripetono a scuola, alla televisione, sui giornali, al lavoro, al bar, è talmente martellante che la maggior parte delle persone l’ha scambiata per una verità assoluta, ovvia come il Sole che sorge ad est o gli alberi che crescono verso il cielo; la storia è questa: il capitalismo è il motore del progresso umano, l’unico possibile; secondo me questa è una colossale bufala. Se chiediamo ai sostenitori del capitalismo a cosa serve un'azienda ci risponderanno che serve a soddisfare i bisogni delle persone, a creare benessere, a dare lavoro, a far progredire la società ma la verità è che serve a fare profitti; ora non voglio dire che le aziende non soddisfino i bisogni della gente ma questo non è il loro obbiettivo; il punto cruciale è che i bisogni della gente e i profitti delle aziende spesso non vanno nella stessa direzione e quando le strade divergono a rimetterci è sempre la gente comune. Per fare alcuni esempi riguardo quanto appena scritto esistono malattie come la malaria e la febbre gialla che uccidono milioni di persone, colpiscono soprattutto i poveri in Africa, Asia, e Sudamerica, gente che campa con pochi euro al giorno e non ha soldi per comprare farmaci, il risultato è che la ricerca privata per trovare cure a queste malattie non investe quasi niente mentre miliardi di euro piovono come grandine per creare creme antirughe, medicinali contro la caduta dei capelli e integratori per chi ha già la pancia piena, tutto questo perché chi si preoccupa delle rughe e dei capelli ha soldi da spendere mentre i malati di malaria sono un cattivo affare, non conviene investire danaro per loro, non conviene nemmeno pensarci, il mercato li ha già condannati a morte; il sistema capitalista è costruito per ignorare chi non ha soldi. Il punto è che nella società capitalista non si produce in base a ciò che serve ma in base a ciò che rende e dato che ciò che rende spesso non corrisponde a ciò che serve milioni di persone muoiono o vivono nel degrado mentre i privilegiati che non trovano niente di meglio da fare si spalmano le cremine sulla fronte; questo non è progresso, è uno spreco di vite umane, di risorse e di intelligenza, è tempo sprecato per ideare e produrre farmaci che curano malattie inesistenti mentre si ignorano quelle che lacerano il mondo. Qualcuno mi parlerà delle fondazioni benefiche, dei filantropi che investono nelle malattie dimenticate, esistono ma sono gocce nell'oceano; i filantropi sono cerotti su una ferita infetta, non curano la malattia e la malattia vera è il profitto come unico faro. E non parliamo poi delle invenzioni scomode, nel corso del novecento sono state inventate tecnologie straordinarie tipo motori che percorrono centinaia di chilometri con poco carburante, materiali leggeri come piume ma resistentissimi, batterie e lampadine capaci di durare decenni; sono tutte invenzioni che non sono mai entrate nella nostra vita perché qualcuno ha deciso che non dovevamo averle; è un meccanismo che si ripete, un inventore o più spesso un team di ricercatori in un'università mette a punto una tecnologia rivoluzionaria poi una multinazionale compra il brevetto con l’assurdo obbiettivo di metterlo in un cassetto; questa non è teoria del complotto, è cronaca e in economia ha un nome preciso, si chiama acquisto di brevetti per insabbiamento. Per fare alcuni esempi di invenzioni insabbiate negli anni ottanta due inventori: Stan e Iris Ovshinsky, crearono una batteria al nichel metallo idruro che avrebbe potuto rivoluzionare le auto elettriche, il brevetto passò di mano in mano e incredibilmente finì nelle mani dei magnati del petrolio, il risultato è che lo sviluppo delle auto elettriche è stato ritardato di decenni; oggi c'è addirittura una causa legale in corso da parte dello stato del Michigan contro alcune grandi compagnie petrolifere accusate di aver ostacolato le rinnovabili comprando brevetti per non usarli; qualche anno fa l'università di Harvard ha messo a punto delle batterie al litio capaci di essere ricaricate diecimila volte e durare quindici anni, tenendo conto che le batterie dei nostri telefoni iniziano a dare problemi dopo mille ricariche possiamo dire che è stata un invenzione straordinaria tanto che la notizia fece il giro del mondo, i giornalisti che se ne occuparono si chiesero come mai non abbiamo ancora quella tecnologia sui nostri smartphone, certo, quelle batterie costano di più, circa quattro volte quelle attuali, ma durano dieci volte di più e allora perché non le usiamo? La risposta è che le aziende che producono batterie non hanno alcuna fretta di mettere sul mercato un prodotto che dura così tanto, se lo facessero la gente comprerebbe meno batterie e i loro profitti crollerebbero e non solo, le multinazionali dei cellulari, dei tablet e dei computer non vogliono che i loro apparecchi durano a lungo, a loro conviene che ci compriamo uno smartphone nuovo ogni due o tre anni; quando una batteria si rompe molte persone pensano al costo di quella nuova, al tempo perso per trovarne una uguale, poi, per non sentirsi escluse perché hanno un cellulare o un p.c. vecchio, decidono di comprarne uno nuovo; è la stessa storia delle lampadine, all'inizio del novecento duravano molto più a lungo mentre oggi durano in media mille ore questo perché nel 1924 le grandi multinazionali del settore elettrico si riunirono in un cartello chiamato Phoebus il cui obiettivo principale era standardizzare la durata delle lampadine a mille ore, chi produceva lampadine che duravano di più veniva multato, chi non pagava l’ammenda veniva escluso dal cartello e visto che il cartello controllava la produzione mondiale ciò significava la chiusura dell'azienda; di questa storia ne hanno parlato anche i quotidiani italiani. Veniamo a qualcosa che tutti abbiamo sperimentato: compriamo un elettrodomestico nuovo e dopo due anni, puntuale come una sveglia, smette di funzionare, casualmente poco dopo la fine della garanzia, sembra tutto studiato a tavolino e lo è, si chiama obsolescenza programmata; le cose vengono progettate e assemblate apposta per durare poco e se si possono riparare il costo è quasi uguale a quello dell'oggetto nuovo; tutto è programmato per morire, questo vale sia per i prodotti che costano pochi euro che per le auto, i computer, i mobili, i motorini e persino per le infrastrutture; pensiamoci, gli acquedotti degli antichi romani sono ancora in piedi mentre alcuni edifici e alcuni ponti moderni li vediamo crollare sotto i nostri occhi. Tutto questo accade perché nella logica del profitto durare a lungo viene percepito come un difetto non una qualità, se le cose durassero di più la gente ne comprerebbe meno e le tasche dei capitalisti si sgonfierebbero; questo modo di produrre consuma il nostro tempo e la nostra vita, per produrre e comprare tutta questa robaccia che si rompe in continuazione le persone devono lavorare e il tempo che trascorrono in fabbrica o in ufficio è tempo che non passano a coltivare i propri desideri autentici o con la famiglia, a vivere, è tutto tempo sprecato; pensiamoci, lavorare per comprare prodotti che si rompono subito per poi dover lavorare ancora per ricomprarli non è vita, questo non è progresso. E poi ci raccontano che la competizione è il motore dell'innovazione, che le aziende che lottano tra loro ci danno prodotti sempre migliori, anche questa è una bufala, nella realtà se due aziende dello stesso settore combattono appena una scopre qualcosa di nuovo lo brevetta e, se possibile, lo usa per distruggere l'altra; segreti industriali, guerre di brevetti, cause legali milionarie, tutto serve a rallentare i concorrenti, non a far progredire l'umanità. C'è un proverbio che conosciamo tutti: l'unione fa la forza; se le menti più brillanti del pianeta collaborassero senza segreti, senza brevetti, senza la logica del profitto, molti problemi avrebbero già una soluzione, tante malattie sarebbero già sconfitte, la fame e la sofferenza sarebbero un lontano ricordo invece si lavora in competizione, si nascondono le scoperte ma in questo modo si impedisce agli altri di apportare miglioramenti, agendo così si frena il progresso, non lo si accelera. Pensiamo al mondo del software, esistono programmi sviluppati in modo aperto dove centinaia di persone in tutto il mondo collaborano gratuitamente, il risultato è che spesso questi programmi funzionano meglio di quelli a pagamento; immaginiamo se questo spirito di collaborazione si applicasse a tutti i settori, alla medicina, all'energia, ai trasporti, sicuramente molti di noi riuscirebbero a superare felicemente i cento anni e in buona salute. Il potenziale umano nella società capitalista rimane inespresso, quello che potremmo creare lo vediamo solo nei libri di fantascienza, per realizzarlo davvero dobbiamo ribaltare il punto di partenza, bisogna produrre ciò che soddisfa i bisogni reali delle persone in ogni parte del mondo, dobbiamo costruire oggetti che durano il più possibile e che si possano riparare facilmente e dobbiamo dedicare al lavoro solo il tempo necessario liberando ore e anni per la vita vera. La mia opinione su questo argomento si avvicina a quella degli anarchici; tutto ciò che vediamo accade perché, nella società attuale, a decidere cosa produrre e come produrre sono i capitalisti, sono loro che decidono se investire nella cura della malaria o in una nuova crema antirughe, sono loro che decidono se mettere una batteria rivoluzionaria sul mercato o in un cassetto, sono loro che decidono se le nostre lampadine durano mille o diecimila ore e lo fanno basandosi su un unico criterio: il loro profitto; penso che fino a quando a decidere saranno gli imprenditori il progresso sarà frenato. Un altro mondo è possibile, anzi, è necessario se l’umanità vuole iniziare a vivere una vita degna di essere chiamata tale ma per costruirlo dobbiamo prima smettere di credere alle storie che ci raccontano.

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COME PRIMA

Maria Venturi oltre che giornalista professionista di successo è stata pure scrittrice di romanzi famosi come storia spezzata ed altri ancora che le sono valsi premi importanti letterari e alla carriera. E’ morta a Brescia nel 2024. Nel romanzo Come prima la protagonista è una ragazza proveniente da una famiglia disagiata, oggetto di atti di bullismo per la mole del suo corpo di adolescente nella scuola e a atti di violenza domestica . Riesce a trovare lavoro in una agenzia come escort. Il potere di seduzione diventa una droga per lei, si mostra seducente, irraggiungibile. Passa ore nei saloni di bellezza, il recupero della bellezza la rende fiera, onnipotente, e lei lo vede come un riscatto sociale. Vuole umiliare, avere gli uomini ai suoi piedi. La insistenza degli uomini nel corteggiarla la lusinga. Partecipa per lavoro a eventi e feste mondane in cui esercita il suo fascino. Il suo è una specie di delirio narcisistico che la rende sempre più sicura e spavalda. Conosce persone importanti. Seduce gli uomini quasi per sfida e li colpisce nel loro punto debole, sono uomini di potere che hanno famiglia e che si concedono distrazioni di nascosto. Molti la trattano in modo distaccato e freddo. Poi nei suoi giri incontra un medico di ottima famiglia che si innamora di lei al primo sguardo e in poco tempo decide di sposarla contro il parere della famiglia di origine che tronca ogni rapporto con lui e lo estromette dalla clinica privata gestita dal padre. Lui è costretto a lavorare come medico in una palestra. Poi dopo la nascita del primo figlio la coppia ha una figlia menomata dalla nascita che muore in un incidente stradale. Teresa la protagonista la vede come una punizione e si autoaccusa. Per salvarsi si crea anche una amica immaginaria. Il matrimonio va a rotoli anche se il marito l’ha sempre amata proprio per le sue fragilità manifestate. Lui torna a vivere dalla nonna e comincia a frequentare, per smania di ricominciare e di vivere la normalità, una dottoressa che cerca di mostrarsi superiore alla moglie. Lui del resto non sopportava di avere una figlia anormale, nata male per lo sbaglio di un amico ginecologo. Intanto le pratiche del divorzio sono avviate e la nuova compagna aspetta un figlio. Teresa si mostra risoluta non vuole compassione, quella che si addice agli sconfitti. Lui però viene annientato dai ricordi di un amore puro e la nuova convivente le appare una estranea. La moglie si materializza in ogni istante della sua vita, il dolore per la perdita della figlia lo ha riunito alla moglie e sente di amarla ancora. La nuova compagna avverte e percepisce il suo disagio, i suoi pensieri e da sola prende la decisione di abortire per lasciare il compagno libero. Lui si riavvicina alla ex moglie perché capisce che non sa vivere senza di lei e il figlio rimasto. In lui nasce un vero rimpianto per la famiglia perduta e cerca di rimediare. Si concentra sull’amore per il figlio e pensa che la nascita di un fratellastro avrebbe potuto destabilizzarlo. Teresa decide di riprendere gli studi e di laurearsi e trovare un lavoro. Poi avviene la riconciliazione fra loro, un processo lento di riavvicinamento fatto di torpore, silenzi e sensi di colpa. Lui cerca di non ripetere gli stessi errori del passato e di evitare le liti e i dissapori. Vuole riprendere la vita normale accanto a sua moglie, in seno alla sua famiglia. la famiglia si ricompone e tutti cercano di evitare di parlare del passato. il romanzo fa riflettere su un punto, spesso dopo una separazione, il coniuge, soprattutto gli uomini sono smaniosi di ricominciare una nuova relazione, ma in certi casi meglio non essere precipitosi, per evitare di ferire e creare situazioni spiacevoli. Certe storie sono difficili da concludere e una volta concluse restano dentro, nell’anima.

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Diradamento e caduta dei capelli: le nuove soluzioni cosmetiche innovative

Diradamento e caduta dei capelli: le nuove soluzioni cosmetiche innovative

Il diradamento e la caduta dei capelli sono condizioni molto diffuse negli uomini, ma anche tra le donne. Stress, fattori ormonali, predisposizione genetica e squilibri del cuoio capelluto possono influire sulla vitalità dei follicoli e sulla qualità del fusto. Negli ultimi anni la ricerca in ambito tricologico ha compiuto passi avanti significativi, portando allo sviluppo di trattamenti rigenerativi e formule cosmetiche innovative che lavorano in modo mirato sull’ambiente del cuoio capelluto. Quando si parla di ricrescita, è fondamentale distinguere tra: trattamenti medici rigenerativi eseguiti in clinica soluzioni cosmetiche avanzate a base di cellule staminali vegetali e attivi biotecnologici Entrambi gli approcci mirano a sostenere i follicoli ancora attivi, ma con modalità, tempi e costi differenti. Capelli e medicina rigenerativa: come funzionano i trattamenti clinici In ambito medico, i protocolli di medicina rigenerativa utilizzano cellule autologhe (provenienti dallo stesso paziente) o concentrati ricchi di fattori di crescita per stimolare i follicoli indeboliti. Il trattamento è ambulatoriale: Si effettua un prelievo (sangue o tessuto adiposo). Il materiale viene processato. Si procede con microiniezioni nel cuoio capelluto. L’obiettivo è migliorare la qualità dei capelli nelle zone diradate e favorire condizioni più favorevoli alla crescita. I risultati non sono immediati: i primi segnali possono comparire dopo alcune settimane, mentre i miglioramenti più evidenti si osservano generalmente tra i 3 e i 6 mesi, con protocolli che prevedono richiami periodici. Questi trattamenti sono indicati soprattutto nei casi di: -alopecia androgenetica iniziale -diradamento diffuso -mantenimento post-trapianto -caduta legata a stress o squilibri temporanei Il costo varia in base alla tecnica e alla struttura, con un prezzo per seduta che può andare indicativamente da 600 a oltre 2.000 euro. L’alternativa cosmetica: cellule staminali vegetali e attivi tricogeni Accanto all’approccio clinico, la cosmetica avanzata ha sviluppato soluzioni a base di cellule staminali vegetali e complessi biotecnologici. È importante chiarire che le cellule staminali per capelli di origine vegetale utilizzate nei trattamenti cosmetici non sono cellule vive, ma estratti attivi capaci di imitare i segnali di rinnovamento cellulare e sostenere il cuoio capelluto nel tempo. Le formulazioni più evolute puntano a: -rafforzare i capelli esistenti -aumentare lo spessore del fusto -rallentare la caduta -migliorare l’equilibrio del cuoio capelluto L’azione è progressiva e legata alla costanza d’uso. I benefici si osservano soprattutto in termini di: -maggiore forza e resistenza -capelli più corposi -riduzione della caduta stagionale -miglioramento della qualità generale del cuoio capelluto Risultati e aspettative: cosa è realistico aspettarsi Quando si parla di ricrescita, è fondamentale avere aspettative corrette. -I trattamenti clinici possono offrire risultati più evidenti nel medio periodo, soprattutto quando i follicoli sono ancora attivi. -Le soluzioni cosmetiche lavorano in modo graduale e costante, migliorando nel tempo qualità, forza e densità percepita. In entrambi i casi, la condizione iniziale del cuoio capelluto e la tempestività dell’intervento sono fattori determinanti. I benefici sono generalmente più evidenti nelle fasi iniziali o moderate del diradamento, quando i follicoli non sono completamente atrofizzati. Le Novità tutte italiane introdotte da Hilaria Cosmetics Tra le realtà italiane che hanno investito nella ricerca cosmetica rigenerativa si distingue Hilaria Cosmetics, brand specializzato in trattamenti anticaduta formulati con cellule staminali vegetali, estratti bioplacentari, attivi epigenetici e complessi tricogeni. L’obiettivo delle formulazioni è creare un ambiente ottimale per i follicoli ancora attivi, sostenendo: -microcircolo del cuoio capelluto -equilibrio cutaneo -ispessimento del capello -vitalità e densità nel tempo La linea comprende: -Lozione anticaduta a base di cellule staminali vegetali -Shampoo Detox per la ricrescita -Balsamo anticaduta -Integratore alla mela Annurca Tutte le formule sono 100% naturali e pensate per un utilizzo quotidiano, integrabile facilmente nella propria routine. A chi sono indicati questi trattamenti? Sia uomini che donne possono beneficiare di un approccio mirato alla salute del cuoio capelluto. -Negli uomini, i trattamenti sono spesso scelti per contrastare l’alopecia androgenetica e mantenere i risultati dopo un trapianto. -Nelle donne, sono particolarmente indicati nei casi di diradamento diffuso, squilibri ormonali o caduta legata a periodi di stress. La scelta tra trattamento clinico e soluzione cosmetica dipende da: -stadio del diradamento -budget disponibile -preferenza per un approccio invasivo o topico -obiettivi personali Supportare la ricrescita in modo consapevole Oggi la ricerca offre strumenti concreti per intervenire sul diradamento in modo sempre più mirato. La combinazione tra innovazione scientifica e cosmetica biotecnologica permette di costruire percorsi personalizzati, intervenendo tempestivamente nella routine quotidiana con un risparmio di lungo termine sui trattamenti clinici. Intervenire precocemente, sostenere i follicoli ancora attivi e mantenere costanza nel trattamento, sono le chiavi per accompagnare il naturale ciclo di crescita del capello e favorire un aspetto più pieno, forte e vitale nel tempo.

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Gam Gam risuona a Sanremo

Gam Gam risuona a Sanremo

Nella cover di Dargen D’Amico con Pupo e Fabrizio Bosso riaffiora la storica hit dei DJ Mauro Pilato e Max Monti, simbolo di pace e memoria, tornata protagonista sul palco dell’Ariston. Nell’ esibizione di Dargen D’Amico eseguita insieme a Pupo e Fabrizio Bosso, tra l’incipit de “Il Disertore”, le parole del rapper, la magistrale esecuzione alla tromba di Fabrizio Bosso e le parole della hit di Pupo, si è nettamente riconosciuto il tappeto sonoro di Gam Gam, il brano scritto negli anni 80 da Elie Botbol su testo della Bibbia e lanciato sul mercato mondiale in versione elettronica dai Dj  Mauro Pilato e Max Monti nel 1994. Rimasto per anni ai primi posti delle classifiche internazionali, ancora oggi è tra i brani più trasmessi e programmati grazie anche alla versione che Pilato e Monti hanno realizzato recentemente con Deborah De Luca, DJ italiana di fama internazionale; oggi il brano conta più di 15 milioni di stream su Spotify. Grazie alla grande popolarità che i due DJ hanno dato al brano, lo stesso ha raggiunto come inno sportivo gli stadi di tutto il mondo, oltre all’inserimento nella colonna sonora del film, “Jona che visse nella balena” curata da Ennio Morricone negli anni 90. Per il suo testo biblico, il brano è oggi un simbolo di pace ed è diventato l’inno del giorno della Memoria. IG: @max_monti @mauro­_pilato

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Dieci anni di voce: Factor Music Live illumina Ferrara

Dieci anni di voce: Factor Music Live illumina Ferrara

Factor Music Live: 10 Anni di Eccellenza. A Ferrara l’Edizione Speciale con il Pluripremiato Salvo De Vita Il concorso canoro Factor Music Live, marchio registrato di caratura nazionale, si appresta a celebrare un traguardo storico: 10 anni di successi e scouting artistico. Per questa edizione del decennale, l’evento si trasforma in un palcoscenico d’eccezione che coniuga musica, cinema e cultura, ospitato nella cornice del Teatro Centro Sociale "Quadrifoglio" di Ferrara. La Direzione Strategica di un Leader del Settore A guidare la produzione è il Dott. Salvo De Vita, figura di spicco nel panorama imprenditoriale artistico europeo. Il suo prestigio è suggellato da risultati di rilievo mondiale: De Vita vanta infatti due nomination al Festival Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (edizioni 2023 e 2025) per i film "Bound" e "Tu Sombra". A questi successi si aggiungono due prestigiosi premi di riconoscimento culturale, uno a livello Internazionale e uno Nazionale Italiano, che lo hanno consacrato come Miglior Produttore. La sua firma è garanzia di qualità e visione, portando il Factor Music Live a un livello superiore rispetto ai comuni concorsi canori. Una Giuria di Professionisti Sotto la supervisione dell' Autore Salvatore Scozzari (in arte Salvo Kar), i talenti in gara saranno valutati da una commissione di altissimo profilo: Nia Limby: Attrice di cinema sociale e profonda esperta di arte teatrale. Giuliana Gallerani: Raffinata interprete e voce orchestrale. Vito La Grassa: Attore e fotomodello, volto noto delle reti Mediaset (Uomini e Donne). Pasquale Vestuti: Caratterista di talento, già protagonista a Italia's Got Talent. Il Calendario dell’Evento Le tre giornate di grande spettacolo si terranno a marzo 2026, con inizio alle ore 14:00: Domenica 8 Marzo Domenica 22 Marzo Domenica 29 Marzo L’eccellenza tecnica sarà garantita da uno staff audio e regia di alto livello, fondamentale per valorizzare ogni singola sfumatura vocale dei partecipanti. Premi e Visibilità Nazionale Oltre ai riconoscimenti per il podio e al Premio della Critica, il concorso offre opportunità concrete di carriera. I vincitori riceveranno i Premi Stampa di livello Nazionale, messi a disposizione dall'Impresa Ufficio Stampa & Produzioni MP del Dott. Salvo De Vita (con sede a Casalecchio di Reno, BO). Un trampolino di lancio unico nel suo genere per chiunque aspiri a entrare nel mondo dello spettacolo professionale. Articolo: Dott . Serino Antonio – Dott. Salvo De Vita Supervisore e dirigente del servizio: Ufficio Stampa & Produzioni MP dei Salvo De Vita Distribuzione: Dott.ssa Mietto Elisa

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“No Hook” nasce contro l’idea di canzone funzionale

“No Hook” nasce contro l’idea di canzone funzionale

Sottrarre, comprimere, rifiutare. Da questa triade nasce “No Hook”, il nuovo singolo di Elegio per Starlight Records con distribuzione The Orchard: un brano che rifiuta deliberatamente l’elemento più richiesto dal mercato contemporaneo, il gancio. In una scena musicale dominata da ritornelli immediati e strutture pensate per trattenere l’ascolto, l’artista olbiese — che con il precedente progetto “Overthinking” ha tracciato una linea di demarcazione importando le sonorità della Baton Rouge — sceglie ora di radicalizzare il proprio linguaggio con una traccia che abdica a ogni funzione d'uso, disattendendo la geometria del pop e i codici del gradimento istantaneo: nessun ritornello, nessun punto di appiglio, nessuna concessione alla memorizzabilità come valore in sé. “No Hook” non accompagna l’ascoltatore, non lo guida e non lo compiace. Avanza come un flusso continuo, privo di momenti di decompressione, articolato su una sovrapposizione di immagini che non prevedono una risoluzione ordinata, né un punto di approdo. In tal senso, l’assenza dell’hook esplicita la scelta consapevole di sottrarre ciò che ormai viene dato per scontato, riaffermando un controllo autoriale sulla forma. «“No Hook” – spiega Elegio - nasce dal bisogno di togliere, non di aggiungere. Volevo un pezzo che non avesse un punto in cui fermarsi o sentirsi al sicuro: senza ritornello, senza appigli, senza una direzione rassicurante. È un flusso che rimane inquieto, teso, dall’inizio alla fine, come certi pensieri che non si risolvono e non chiedono di essere spiegati.» Co-prodotto con Kidd Reo, il brano fonde trap e suggestioni Louisiane, mantenendo quella grammatica sonora già introdotta nei precedenti lavori: minimale, spigolosa, non conciliativa. Il sound non viene rifinito per scivolare via nell’ascolto distratto addomesticato a una fruizione passiva, ma tenuto grezzo, coerente con un testo crudo e diretto, che si colloca agli antipodi delle narrazioni edificanti. L’assenza di un centro di gravità melodico permette a Elegio di spingere sull'acceleratore tecnico, alternando la metrica sporca della Baton Rouge a incursioni in extrabeat che frantumano ulteriormente il ritmo, rendendo la traccia un corpo a corpo serrato tra voce e produzione. Anche sul piano simbolico, “No Hook” si allontana da ogni forma di redenzione. L’immaginario del successo non è raccontato come ascesa lineare, ma come attrito costante: Panda e Cadillac convivono senza trasformarsi in parabola, l’ambizione non diventa riscatto, il rollercoaster di emozioni, pensieri e sentimenti non trova una tregua e la collisione tra logica e istinto non cerca una sintesi. Non c’è nessuna catarsi, nessuna morale finale. Nessun traguardo da celebrare. Solo un presente che si stratifica, ossessivo e circolare. La scelta linguistica, priva di filtri, non è pensata per scioccare, ma per impedire l’identificazione facile. Il linguaggio non è un fine, ma uno strumento di disturbo, un’interferenza volta a sabotare la fruizione passiva per spingere l'ascoltatore a un confronto frontale con il testo. Con “No Hook”, Elegio prosegue un percorso che rifiuta la normalizzazione formale e simbolica tipica dagli standard contemporanei, scegliendo di pubblicare un singolo che non chiede di piacere, ma di essere attraversato. Un’operazione che sposta l’attenzione dalla ricerca del gancio perfetto al disincanto del racconto.

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Conversazione sull’ascia votiva di San Sosti

Conversazione sull’ascia votiva di San Sosti

Il prossimo 25 febbraio sulle varie piattaforme Social Network presenti nella rete, sarà disponibile la conversione sul tema “L’ascia votiva di San Sosti”, organizzata dal Circolo Culturale “L’Agorà” di Reggio Calabria. Il nuovo incontro, predisposto dall’associazione reggina, registra la presenza del Presidente del sodalizio organizzatore Gianni Aiello. Il British Museum di Londra è uno dei più grandi e importanti musei della storia del mondo. È stato fondato nel 1753 da Sir Hans Sloane, un medico e scienziato che ha collezionato un patrimonio letterario e artistico nel suo nucleo originario: la biblioteca di Montague House a Londra, in seguito acquistata dallo Stato Britannico per ventimila sterline e aperta al pubblico il 15 gennaio 1759. Il museo ospita circa 8 milioni di reperti che quotidianamente vengono contemplati da tantissimi visitatori nella location londinese di Great Russell Street. A partire dal diciannovesimo secolo, il polo museale cominciò ad incrementare i propri spazi espositivi con collezioni greche e romane, provenienti da diversi territori del continente europeo, frutto sia di operazioni militari che di spedizioni archeologiche. Nella location museale londinese sono ospitati preziosi manufatti provenienti dalla Calabria. Dopo le vicende esposte, a cura di Gianni Aiello, nelle precedenti conversazioni, inerenti al trattato di alleanza tra Reggio ed Atene, riportato su di un’apposita stele che venne scoperta sull’Acropoli di Atene, ed il tesoro di Sant’Eufemia, l’intervenuto questa volta accende i riflettori su un’altra importante testimonianza del passato calabrese, conosciuta come ascia di San Sosti, o ascia votiva di Kyniskos. Il manufatto votivo, risalente al quarto secolo a. C., è una scure bronzea, costituita da un'estremità ascia e dall'altra martello. Venne rinvenuto nel 1846 nei pressi dell’area del Comune di San Sosti, Calabria, provincia di Cosenza. Queste alcune delle cifre che saranno oggetto di analisi da parte del gradito ospite del sodalizio culturale organizzatore. La conversazione, sarà disponibile, sulle varie piattaforme Social Network presenti nella rete, a far data da mercoledì 25 febbraio.

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Un Olimpo ancora vivo, più concettuale che leggendario

Un Olimpo ancora vivo, più concettuale che leggendario

L’Eredità dell’Olimpo: Viaggio nella Mitologia Greca di Tommaso Ardiani è un saggio che prende le distanze dalla mitologia intesa come semplice raccolta di racconti affascinanti. Qui i miti greci non vengono “narrati”, ma letti come strutture di pensiero, strumenti con cui il mondo antico ha cercato di rendere comprensibili il potere, il tempo, il conflitto, il limite e il destino umano. Il valore principale del libro sta nel suo impianto interpretativo. Ardiani accompagna il lettore in un percorso coerente che collega cosmogonia, divinità ed eroi a questioni universali: il Caos come origine ambigua, il conflitto tra gli dèi come modello del cambiamento politico e sociale, Crono come immagine di un tempo che genera e distrugge, l’eroe come figura sospesa tra grandezza e responsabilità. Il mito emerge così non come superstizione, ma come linguaggio simbolico capace di dire ciò che il pensiero razionale fatica a esprimere. La scrittura è chiara ma densa, più vicina alla saggistica culturale e filosofica che alla divulgazione tradizionale. Questo rende la lettura stimolante e attuale, ma anche meno immediata per chi si aspetta un approccio narrativo o introduttivo. Non è un libro da “scorrere”, bensì da leggere con attenzione, seguendo il filo concettuale che unisce i capitoli. L’assenza di immagini e la scelta di concentrarsi esclusivamente sul testo rafforzano l’idea di un’opera riflessiva, pensata per chi vuole andare oltre la superficie del mito e interrogarsi sul perché certi archetipi continuino a tornare nel linguaggio e nella storia. In definitiva, L’Eredità dell’Olimpo è una lettura solida e intelligente, consigliata a chi desidera comprendere la mitologia greca come forma di conoscenza ancora attiva, non come reliquia del passato. Un libro che non promette risposte facili, ma offre strumenti per pensare meglio.

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Transizione energetica e sostenibilità sociale a confronto nell’evento RSE

Transizione energetica e sostenibilità sociale a confronto nell’evento RSE

Il 6 febbraio 2026 a Milano si terrà il convegno “Le strategie energetiche di decarbonizzazione e la sostenibilità per gli utenti finali”, dedicato all’analisi degli impatti economici e sociali derivanti dall’implementazione delle raccomandazioni del rapporto “Energy4All” del Club di Roma È partito ufficialmente il conto alla rovescia per il convegno “Le strategie energetiche di decarbonizzazione e la sostenibilità per gli utenti finali”, l’evento organizzato da RSE (Ricerca sul Sistema Energetico) che si terrà il prossimo 6 febbraio a Milano, presso l’Aula Morandi del centro congressi FAST. L’incontro nasce dalla necessità di tradurre le grandi sfide macroeconomiche in soluzioni concrete per la quotidianità. Al centro del dibattito ci saranno le evidenze del report Earth4All del Club di Roma, analizzate attraverso la lente del contesto europeo e nazionale per comprendere come la transizione energetica impatti direttamente sul consumatore finale. Il cuore della discussione riguarderà il superamento del semplice calcolo delle emissioni basato sulla produzione. La nuova strategia di decarbonizzazione proposta punta su una prospettiva basata sulla domanda finale, riconoscendo il ruolo attivo di cittadini e imprese. L’obiettivo è garantire che il cambiamento sia socialmente ed economicamente sostenibile, rispondendo alle crescenti preoccupazioni sugli effetti economici delle nuove politiche green. Un ponte tra ricerca internazionale e policy locali Il convegno fungerà da raccordo tra le raccomandazioni globali e l'elaborazione di politiche locali condivise. Esperti del Club di Roma, ricercatori RSE, accademici e decisori politici di Regione Lombardia e del network C40 Cities si confronteranno su temi critici quali: ● Il costo sociale della decarbonizzazione; ● L'impatto economico sui consumatori; ● I fabbisogni di ricerca per mettere territori e imprese al centro del cambiamento. Verso una transizione equa Un confronto aperto tra esperti, politici e stakeholder sulle strategie europee e sui fabbisogni di ricerca necessari per mettere cittadini, imprese e territori al centro del cambiamento, affrontando nodi critici come il costo sociale della decarbonizzazione e l’impatto economico sui consumatori finali. Attraverso il dialogo tra esperti del Club di Roma, ricercatori di RSE, rappresentanti accademici e decisori politici di Regione Lombardia e del network C40 Cities, la conferenza mira a definire politiche pubbliche capaci di coniugare la tutela del clima con la sostenibilità economica. L’obiettivo è costruire un ponte operativo tra la ricerca d’avanguardia e le necessità quotidiane dei territori, garantendo che la transizione energetica diventi un’opportunità di benessere condiviso e fornisca un’importante occasione di approfondimento e dibattito per contribuire alla definizione di politiche energetiche coerenti con gli obiettivi di sostenibilità ambientale, sicurezza energetica e giustizia sociale. Per partecipare è richiesta l’iscrizione al seguente link Il programma completo è consultabile qui Link: rinnovabili.it/energia/le-strategie-energetiche-di-decarbonizzazione-e-la-sostenibilita-per-gli-utenti-finali/

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Instant Classic: il ruggito del domani che abita già qui

Instant Classic: il ruggito del domani che abita già qui

C’è un momento preciso, quasi impercettibile, in cui una macchina smette di essere un semplice insieme di lamiere, bulloni e calcoli ingegneristici per trasformarsi in un oggetto del desiderio. Non serve aspettare trent’anni, non serve il bollo ridotto o la targa sbiadita dal tempo. Esistono creature meccaniche che nascono già con la schiena dritta, con lo sguardo rivolto a un futuro che sembrano aver già masticato e digerito. Le chiamiamo Instant Classic, un ossimoro che profuma di gomma bruciata e intuito. Entrare nel garage virtuale di Leggende su strada leggendesustrada.altervista.org/category/instant-classic-leccellenza-del-futuro-da-collezione significa fare un viaggio tra quelle eccellenze che oggi si comprano in concessionaria, ma che domani saranno battute all'asta tra sospiri e rilanci folli. È una questione di anima, direbbe qualcuno. O forse di coerenza. Perché una Instant Classic non cerca di compiacere tutti; cerca di colpire allo stomaco chi sa ancora distinguere un cambio che asseconda il polso da un software che decide per te. Sono auto che hanno il coraggio di essere scomode, magari rumorose, certamente fuori dal coro. Rappresentano l’ultimo baluardo di una resistenza meccanica in un mondo che corre verso il silenzio elettrico. Eppure, proprio in questa loro ostinazione risiede il valore collezionistico. C’è dentro il genio di chi ha osato una linea azzardata, la sapienza di chi ha tarato un assetto per farci sentire la strada fin dentro le vertebre, la visione di chi sa che l’esclusività non è solo un prezzo di listino, ma una promessa di eternità. Su My101 vogliamo celebrare questo paradosso temporale. Perché guardare a queste auto significa allenare l’occhio al bello che non scade. Sono investimenti per il cuore, prima che per il portafogli. Raccontano storie di ingegneri che hanno lavorato di notte e di designer che hanno sognato forme proibite. Se volete scoprire quali sono i pezzi pregiati che scriveranno la storia del prossimo decennio, non vi resta che approfondire questa selezione di eccellenza. Il futuro, dopotutto, è una strada che stiamo già percorrendo.

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